Mesoraca.

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Paura per una frana a Mesoraca, evacuate 5 famiglie

Mesoraca, frana in via San Marco: evacuazioni e strada chiusa

Maltempo, a Mesoraca una frana compromette la stabilità di diverse abitazioni: evacuate 15 famiglie

Frana Mesoraca, evacuate 15 famiglie

Paura a Mesoraca: frana in via San Marco, scattano evacuazioni e controlli

Frana a Mesoraca, evacuate 15 famiglie. Intervento dei Vigili del fuoco di Crotone FOTO - Gazzetta del Sud

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Mesoraca.

Centro in provincia di Crotone, a 415 m s/m., sul versante ionico della Sila Piccola.

Agricoltura (cereali, ortaggi, legumi, noci, frutta, viti, olivi); pastorizia; industrie alimentari e del legno.

Il centro conserva interessanti chiese in stile barocco, fra le quali, in particolare, Santa Maria delle Grazie e la chiesa del Ritiro. 10.000 ab. CAP 88838.

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Crotone.

Città della Calabria orientale, capoluogo della provincia omonima, posta a 8 m s/m. sulla costa ionica, alla destra della foce dell'Esaro. 59.630 ab. CAP 88074. ● Econ. - L'agricoltura, praticata nell'entroterra, produce cereali, barbabietole da zucchero, agrumi, olive, uva, ortaggi e frutta. Importanti industrie metallurgiche, meccaniche, chimiche, alimentari, del legno e della ceramica. Attivo anche il commercio, che si avvale di un porto potenziato con moderne attrezzature, come pure della posizione felice della città sul mare e su una delle principali direttrici del traffico attraverso la Calabria. Rinomato centro balneare. St. - Di origini antichissime, venne fondata da coloni Achei e Corinzi nel 743 o nel 710 a.C. e rimase per molto tempo sotto l'influenza della vicina Sibari. Alleata di Sparta, si giovò del sua appoggio per estendere il proprio territorio. Il suo espansionismo, che aveva portato alla fondazione delle colonie di Caulonia e Scillezio, provocò lo scontro con Locri nel 548-545 a.C. e la successiva sconfitta. Nei decenni successivi C. si risollevò su tutti i fronti; Pitagora, ai cui insegnamenti si ispirò il governo oligarchico della città, vi tenne la sua scuola per un ventennio. Nel 510 a.C., dopo aver sconfitto Sibari, prese il suo posto quale città egemone della Magna Grecia: i suoi commerci fiorirono, la vita culturale prosperò, la sua scuola di medicina fu allora la più importante dell'Occidente greco (con personaggi del calibro di Democede e Alcmeone). Verso la metà del V sec. a.C. iniziò la progressiva decadenza; i pitagorici vennero cacciati dalla città, aumentarono le ostilità di Bruzi e Lucani, come pure della città di Turi, alla cui fondazione aveva partecipato la stessa C. La città cercò difesa in un patto di alleanza con Caulonia e con Sibari (ricostruita sul Traente); a tale lega aderirono in seguito varie città greche dell'Italia meridionale. Successivamente fu conquistata da Dionigi il Tiranno (durante gli scontri del 390-378) e da Pirro, in pieno periodo romano. Roma vi aveva stabilito le basi per una sua colonia fin dal 285 a.C. Fu patria, in questo periodo, di Orteo poeta, Milone atleta, Brontino filosofo, ecc. Durante l'Impero romano la città decadde gradualmente, benché il suo porto mantenesse i collegamenti con la Grecia. Nel Medioevo venne presa da Goti e Longobardi. Dopo il dominio bizantino, C. subì la conquista normanna, che ne rivalutò l'importanza strategica, non scalfita neppure dalle scorrerie saracene; divenuta centro di Contea, venne restaurata da Federico II di Svevia che potenziò particolarmente il porto, incentivandone lo sviluppo economico. In seguito divenne feudo dei Ruffo (1284-1444). Fu, quindi, incorporata nel Regno di Napoli di cui seguì le sorti. Decadde nuovamente nei secc. XVII e XVIII a causa delle lotte politiche, della malaria e dei saccheggi. Nel 1806 venne presa e saccheggiata da Inglesi e Francesi. Arte - La città rivela nella propria struttura le due fasi principali del suo sviluppo storico: ad Est, in posizione elevata, si raccoglie il nucleo urbano più antico, occupante la primitiva area dell'insediamento ellenico e racchiuso entro la cerchia delle mura medievali; ad Ovest si trovano i quartieri più moderni, costruiti a partire dal 1870 e caratterizzati da una disposizione assai regolare. Conserva un castello fortificato cinquecentesco, il duomo con l'immagine bizantina della Madonna di Capo Colonna e la chiesa barocca dell'Immacolata. ║ Provincia di C. (1.714 kmq; 197.000 ab.): è stata istituita nel 1992 e comprende quello che era il territorio nord-orientale della provincia di Catanzaro. Situata tra le pendici della Sila e lo Jonio, si estende nell'area dell'antico Marchesato di C. Presenta territorio pianeggiante nella parte compresa tra la bassa valle del Tacina e il basso corso del Neto; formazioni collinari a Nord e ad Ovest. Attività economiche principali: agricoltura e produzione vitivinicola (vini di Cirò); turismo sul litorale, con complessi edilizi e impianti balneari (Capo Rizzuto e La Castella). Altri centri importanti: Cirò Marina e Isola di Capo Rizzuto.

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Calabria.

Regione (15.080 kmq; 2.064.718 ab.) dell'Italia meridionale. Occupa il territorio compreso tra il Monte Pollino (fra il mar Tirreno e lo Jonio) e lo stretto di Messina (capo delle Armi) che la separa dalla Sicilia. Confina a Nord con la Basilicata, a Sud e a Est si affaccia sul Mar Tirreno e a Ovest sullo stretto di Messina. Capoluogo: Catanzaro. Amministrativamente è divisa in cinque province: Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia. Crotone e Vibo Valentia sono state nominate province nel 1990, in seguito alla legge dell'8 giugno 1990 n. 142 sull'ordinamento delle autonomie locali. • Geogr. - La regione è percorsa longitudinalmente dall'Appennino calabrese, con al centro l'altopiano della Sila (1.929 m) e a Sud il massiccio dell'Aspromonte (1.956 m), senza contare i rilievi della catena Costiera che corre lungo il Tirreno e la dorsale delle Serre (1.420 m). Unici tratti pianeggianti sono la piana di Sibari sul golfo di Taranto, a Nord, e le piane di Gioia e di Sant'Eufemia, a Sud, territori questi un tempo sabbiosi e aridi ma ora resi fertili dalla bonifica. Il maggior fiume della regione è il Crati (81 km) che scende dalla Sila e sfocia nel mar Jonio, ma ve ne sono altri come il Leto e il Lao che hanno, specie il secondo, una discreta portata d'acqua. Il clima è di tipo mediterraneo lungo le coste con inverni assai miti ed estati molto luminose. Tuttavia sulle alture, in inverno, cadono abbondanti nevicate e si ha quindi una temperatura alquanto rigida. • Econ. - La principale risorsa economica della C. è l'agricoltura: olive, frumento, agrumi (arance, cedri, chinotti), viti (zibibbo), fichi, barbabietole da zucchero sono le colture più estese. Inoltre, grazie alle opere di bonifica che hanno risanato il territorio e al sorgere di centrali elettriche che hanno regolato il corso rovinoso dei torrenti (fiumare), la regione può oggi far fruttare a pieno il proprio territorio con coltivazioni boschive di castagni, conifere e faggi. Altre tipiche produzioni calabresi sono la liquirizia, il bergamotto e il gelsomino; da questi ultimi due fiori si estraggono essenze largamente esportate per l'industria profumiera. Mentre lungo tutto l'ampio sviluppo delle coste viene esercitata la pesca dei tonni e del pesce spada, sulle radure erbose dei monti è sviluppato l'allevamento di ovini e caprini. Industrie abbastanza fiorenti sono quella chimica e quella metallurgica (Crotone), favorite dall'abbondanza dell'energia elettrica (centrale idroelettrica della Sila). Un grandioso elettrodotto passa, dal 1956, al disopra dello stretto di Messina e raggiunge la Sicilia. Abbastanza sviluppato è l'artigianato del legno, delle terrecotte e delle essenze. Scarse sono invece le risorse del sottosuolo: salgemma (Lungro) e zolfo (Catanzaro). Le comunicazioni sono assicurate da due linee ferroviarie, la Napoli-Reggio e la Reggio-Taranto e dall'autostrada che congiunge il capoluogo della Campania con quello della C. • St. - Nell'antichità la C. fu occupata verso il VI-V sec. a.C. dagli Enotri, dai Bruzi, sottomessi in seguito dai Lucani, e dai Greci che vi fondarono le colonie di Sibari, Crotone, Locri e Reggio chiamandone, forse per la prima volta, col nome d'Italia la parte più meridionale. Cadde poi in potere di Roma che la volle punire dell'aiuto dato ad Annibale durante la seconda guerra punica. Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente fu preda volta a volta dei Goti, dei Longobardi e dei Bizantini. Dopo un breve periodo di rinascita sotto i Normanni e gli Svevi, ripiombò nelle più misere condizioni con Aragonesi, Angioini, Spagnoli e Borboni. Nel 1860 fu liberata da Garibaldi che due anni dopo prese le mosse dalla C. verso la conquista di Roma. La storia della C. è tristemente caratterizzata da violenti fenomeni naturali come alluvioni e movimenti tellurici, di cui il più noto è stato il terremoto del 28 dicembre 1908 (40.000 morti nella sola Reggio). • Arte - Benché non si possa parlare di un'arte calabra primitiva vera e propria, vi sono in C. numerosi esempi di arte antica risalenti alla dominazione greca. Ad un periodo successivo risalgono invece resti di vasellame, terrecotte e bronzi di divinità a testimoniare un'arte italiota abbastanza fiorente. L'influsso bizantino, che durò fino al XV sec., lasciò numerose impronte artistiche, ad esempio nelle chiese di Santa Filomena a Santa Severina, di San Giovannello a Gerace e in alcune chiese della città di Rossano. La conquista normanna lasciò testimonianze artistiche soprattutto con cattedrali e castelli; da ricordare particolarmente il Duomo di Cosenza e quello di Santa Severina restaurato in epoca barocca. Numerosi sono anche gli edifici barocchi come il santuario di San Francesco di Paola a Paola, la collegiata della Maddalena a Morano e la chiesa di santa Caterina a Gerace.

Cartina della Calabria

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La rocca di Le Castella, in Calabria

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