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Gabetti, Roberto.

Architetto italiano. All'inizio degli anni Cinquanta dà vita a Torino con Aimaro Isola ad un sodalizio nel segno del neoliberty: con il concorso vinto della Borsa Valori (1952), ma soprattutto con la Bottega d'Erasmo (1953-56), una residenza in mattoni e pietra di Luserna, G. mostra il desiderio di reagire sia alla coeva architettura dell'International Style, sia al positivismo razionalista. I progetti dell'edificio in Corso Montegrappa (1954-57), delle case Ina al quartiere "Le Vallette" (1958-60) e della palazzina Aymone Marsan (1964-66) concludono la stagione del neoliberty. La rinuncia ad ogni esuberanza della forma si trasforma nell'adesione ad un linguaggio antimonumentale, creatore di architetture tese ad armonizzarsi col paesaggio circostante: esemplare di questa nuova fase è il centro residenziale della Olivetti a Ivrea (1969-70). Fanno seguito gli Uffici giudiziari di Alba (1982-87), una piastra ipogea che si mostra come una semplice increspatura del terreno, il progetto per la ristrutturazione dell'area Bicocca a Milano (1985-88) e il Quinto Palazzo Snam di San Donato Milanese (1985-92). Nominato docente ordinario nel 1967 al Politecnico, G. ha scritto, insieme a Carlo Olmo, importanti saggi quali Architettura dell'Eclettismo (1973), Le Corbusier e l'Esprit Nouveau (1975), Alle radici dell'architettura contemporanea (1989) (Torino 1925-2000).