Chieti.

 

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Chieti.

Città degli Abruzzi [Abruzzo], capoluogo della provincia omonima, presso i fiumi Alento e Pescara.

Notevoli resti romani: templi, teatro, cisterna, cattedrale con campanile gotico.

Fu capitale dei Marrucini col nome di Teate.

Distrutta dai Visigoti, restaurata da Teodorico, incendiata da Pipino, risorse sotto i principi longobardi.

Diede il nome all'ordine dei chierici regolari teatini, fondato da papa Paolo IV nel 1524. 56.861 ab. CAP 66100.

Provincia di C.: 2.588 kmq; 389.655 ab.

Regione degli Abruzzi Abruzzo Provincia e Comune di Chieti

Pescara.

Città dell'Abruzzo e capoluogo della provincia omonima. È situata sulla costa adriatica, ai due lati della foce del fiume Pescara, a 4 m s/m. 116.286 ab. CAP 65100.

Economia.

Prevalentemente fondata sul settore terziario (attività commerciali, servizi finanziari e assicurativi), che assorbe circa l'80% della popolazione attiva, la città è un importante centro amministrativo. L'industria, sviluppatasi a partire dagli anni Sessanta, è presente nel comparto meccanico, chimico, alimentare, tessile, dell'abbigliamento, del legno, dei materiali da costruzione, cartario. In costante sviluppo il settore del turismo balneare, che ha uno dei suoi centri in Marina di Pescara. La realizzazione dell'autostrada A25 ha potenziato i collegamenti con Roma e determinato una razionalizzazione dei trasporti viari prima piuttosto disordinati, a causa della mancanza di un piano regolatore dello sviluppo urbanistico. Il porto-canale che si trova alla foce del fiume non svolge funzioni commerciali, ma nei mesi estivi è capolinea di un servizio di traghetti per Spalato.

Storia.

Emporio marittimo dei Vestini e dei Peligni con il nome di Aternum, fu alleata di Cartagine e nel 214 a.C. sottomessa a Roma. Divenuta capolinea di varie strade che dall'Appennino portavano al mare e quindi punto d'imbarco per la Dalmazia, alla caduta dell'Impero romano fu soggetta a ripetute devastazioni, fino all'epoca longobarda. Risorta con il nuovo nome di Piscaria, in riferimento all'attività marinara, nella prima metà del XV sec. divenne oggetto di contesa fra Angioini e Aragonesi, seguendo quindi le sorti del Regno di Napoli. All'epoca dell'Unità d'Italia risale la costruzione della ferrovia costiera, seguita dalla linea trasversale per Roma che determinò un rapido sviluppo urbano. L'odierno agglomerato ebbe origine dalla fusione amministrativa dei centri di P. e Castellammare Adriatico, ai due lati della foce del fiume Pescara (1927). Gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, la città conobbe negli anni Cinquanta un forte sviluppo edilizio e demografico.

Arte

L'abitato, di aspetto moderno e privo di particolari richiami monumentali e artistici, si è esteso principalmente lungo la costa. Città natale di G. D'Annunzio, di cui conserva la casa, P. è sede di tre facoltà dell'università intitolata al poeta, la cui sede centrale è a Chieti. Fra gli edifici monumentali, un teatro all'aperto, e la cattedrale. P. ospita ogni anno un festival di musica jazz. ║ Provincia di P. (1.225 kmq; 295.481 ab.): si estende dalla costa adriatica verso l'interno, fino alle pendici sud-orientali del Gran Sasso e a quelle nord-occidentali della Maiella, con una serie di dossi collinari interrotti dalle vallate dei fiumi Pescara, Tavo, Fino Saline. Istituita nel 1927, a causa delle diverse condizioni ambientali e delle difficoltà di comunicazione, presenta un forte squilibrio in termini demografici ed economici, con una concentrazione della popolazione attorno al capoluogo. L'area è stata caratterizzata, a partire dagli anni Cinquanta, da un forte flusso migratorio verso Roma e l'estero. L'economia delle zone interne è prevalentemente agricola, con produzione di uva e vino, olio, cereali, ortaggi, tabacco, frutta. Molto praticati la pesca, l'allevamento di bovini e ovini. Il turismo balneare è sviluppato nelle stazioni di Montesilvano e nello stesso capoluogo. Città principali: Penne, Loreto Aprutino, Città Sant'Angelo, Popoli.

Marrucini.

Antica popolazione italica di stirpe sabellica stanziata nel territorio dell'Aterno con capitale a Teate (l'odierna Chieti).

I M., alleati ai Romani dalla fine della seconda guerra sannitica (IV sec. a.C.), restarono fedeli durante la guerra con Annibale.

Con gli altri Italici parteciparono alla ribellione scoppiata durante la guerra sociale e nel 43 a.C. si schierarono dalla parte di Antonio.

Visigoti.

Antica popolazione rappresentante il ramo occidentale dei Goti, a loro volta facenti parte del gruppo dei Germani orientali. È storicamente provato che già prima del III sec. i Goti erano attestati sulle rive del Mar Nero e nella Russia meridionale, lungo il fiume Dnestr, provenienti dalle sponde del Mar Baltico. In quell'epoca e in quelle regioni si operò la divisione tra Goti orientali (Ostrogoti, V.) e occidentali (V.). Durante il IV secolo si verificò da un lato l'evangelizzazione di questi popoli - che conobbero il Cristianesimo nella forma dottrinale ariana (V. ARIO) predicata dal vescovo Ulfila - dall'altro il progressivo abbandono delle loro sedi storiche sotto la spinta degli Unni. Nel 376, mentre era re Fritigerne, i V. attraversarono il Danubio e, con il consenso romano, si stanziarono in Tracia, con l'obbligo di difenderla dalla penetrazione da parte di altre popolazioni barbariche. Gli Ostrogoti, invece, si spostarono verso nord, occupando le terre presso i Carpazi e la Moldavia sotto il protettorato degli Unni. Già nel 377 i V. si ribellarono alle condizioni loro imposte dai Romani ed ebbero un primo scontro con le truppe imperiali a Marcianopoli. La minaccia che essi costituivano per la stessa Costantinopoli spinse Valente allo scontro in campo aperto presso Adrianopoli (378), dove fu sconfitto e ucciso. Il comando venne assunto dal generale Teodosio che sventò l'invasione e per questo fu insignito dall'imperatore Graziano del titolo imperiale per l'Oriente: i V. vennero da lui ammessi nei territori romani come foederati, ottenendo terre in Mesia e in Pannonia. Nonostante la lealtà dimostrata all'Impero (partecipando ad esempio alla lotta contro l'usurpatore Eugenio), dopo la morte di Teodosio (395) i V. ruppero il foedus e assalirono Tracia, Tessaglia e perfino la Grecia, saccheggiando Atene e il Peloponneso. Di qui, guidati dal loro re Alarico, i V. si spostarono nell'Illirico, regione sulla quale ricevettero dall'imperatore Arcadio i poteri militari. Nel 401, tuttavia, profittando dei movimenti di Alani e Vandali che impegnavano il generale dell'Impero d'Occidente Stilicone, Alarico condusse il suo popolo in Italia, dove tuttavia fu ben presto fermato, ancora nella piana padana, dallo stesso Stilicone (402). Alla morte di quest'ultimo, su cui riposava la residua efficacia delle armi romane, Alarico si ripresentò in Italia (abbandonando le sedi provvisorie del Norico) e nel 408 arrivò fino alle mura di Roma, ottenendo il pagamento di un cospiscuo riscatto per non devastarla. Tuttavia, l'impossibilità di venire ad un accordo con l'imperatore d'Occidente Onorio, rifugiatosi nell'imprendibile Ravenna, spinse Alarico al sacco di Roma (410), dove fu presa in ostaggio anche la sorella dell'imperatore, Galla Placidia. Intento del condottiero visigoto era traversare il Mediterraneo alla volta dell'Africa, ma tale progetto non poté essere realizzato a causa della mancanza di navi e per la chiusura dei porti africani saldamente controllati dalle forze imperiali. Alarico morì nel 411 in Calabria e il suo successore, Ataulfo, abbandonò il progetto, risalì la penisola e penetrò in Gallia, impossessandosi della regione di Narbona, Tolosa e Bordeaux (412). Nel tentativo di ristabilire buoni rapporti con l'Impero, Ataulfo sposò Galla Placidia, ma questo matrimonio non sortì gli effetti voluti. Solo alla sua morte (415) il nuovo re Wallia poté collaborare con i Romani, per conto dei quali respinse i Vandali dalla penisola iberica. Ne ottenne in cambio il riconoscimento degli insediamenti dei V. nella Gallia narbonese: fu questo il primo tra i cosiddetti Regni romano-barbarici (V. ROMANO-BARBARICI, REGNI), noto come regno di Tolosa. I successori di Wallia (Teodorico I e II, Ezio ed Eurico) portarono il Regno al suo apogeo, rispettando il foedus con i Romani, ma, via via che la loro potenza si affievoliva, estendendo l'egemonia dei V. verso la Spagna, sulla quale Eurico nel 468 istituì un vero e proprio protettorato. Alarico II (487-507) confermò la dominazione sulla Spagna ma dovette affrontare la pressione lungo il confine della Loira dei Franchi, dai quali fu sconfitto e ucciso. Il Regno fu conservato al suo erede e successore Amalarico solo grazie all'intervento dell'ostrogoto Teodorico; tuttavia le continue guerre contro i Franchi, portarono alla riduzione del dominio visigoto alle sole terre iberiche (Regno di Toledo). Con la morte di Amalarico (531), si estinse la dinastia dei Balti. Il Regno di Toledo perdurò fino alla conquista araba del 711: i re V. cercarono di farne il punto di aggregazione dell'unità politica e religiosa delle terre iberiche, nonché di favorire con continuità la vita artistica e intellettuale, unico esempio europeo di mecenatismo dopo la corte ravennate di Teodorico e prima della rinascita carolingia.

Gli stanziamenti dei Visigoti

Gli stanziamenti dei Visigoti

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Rete8 Dissesto idrogeologico, "Chieti come una piccola Niscemi"

Chieti Today Bicchielli: "La frana di Niscemi ha molte similitudini con quello che sta succedendo a Chieti"

Ansa Bicchielli, "la frana di Niscemi ha similitudini con quella di Chieti"

Il Centro Allarme frane a Chieti, la Commissione: «Qui una piccola Niscemi»

Repubblica "Ecco cosa è successo a Niscemi e cosa ha causato la frana"

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Virgilio Il sindaco Ferrara sulla fragilità idrogeologica: "Criticità più ampia oltre a Santa Maria: più di 7.000 cittadini vivono in aree a rischio"

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Tèramo.

Città dell'Abruzzo settentrionale e capoluogo della provincia omonima; è situata su un ampio ripiano a 265 m s/m., alla confluenza dei torrenti Tordino e Vezzola, in posizione equidistante tra il Mare Adriatico e il massiccio del Gran Sasso. 52.327 ab. CAP 64100. • Econ. - Abbastanza sviluppato è il settore primario, che alimenta il mercato agricolo (cereali, viti, olivi, ortaggi, frutta, tabacco) e del bestiame. Non trascurabili sono le attività industriali, che comprendono numerosi stabilimenti metalmeccanici, dolciari, alimentari, oleari, vinicoli e tessili; diffuse sono anche le industrie per la lavorazione della pelle e della lana e per la produzione di mattonelle smaltate, laterizi, materiali da costruzione e mobili. Nell'economia urbana i settori maggiormente sviluppati sono comunque quello terziario e quello commerciale, che impiegano oltre i due terzi della popolazione attiva. Nei pressi della città sorge l'osservatorio astronomico di Collurania. • St. - Antica capitale dei Pretuzi, T. divenne parte dei domini romani nel 268 a.C., in seguito alla conquista di M. Curio; inclusa nella regione picena per volere di Augusto, fu denominata Interamnia (Inter amnes: tra i fiumi). Trasformata in municipio dopo la guerra civile, divenne una colonia militare sotto Silla, per poi essere nuovamente inclusa nella Regio V (Picenum) con la riforma augustea. Malgrado la progressiva perdita di indipendenza, la città acquisì un importante ruolo economico e strategico, grazie alla costruzione delle strade consolari che la collegarono con Roma e il Mar Tirreno. Dopo il crollo dell'Impero romano T. subì saccheggi e devastazioni da parte dei Goti e dei Visigoti; fu quindi ricostruita dai Longobardi e inclusa con il resto dell'Abruzzo nel ducato di Spoleto. Nell'XI sec. passò sotto il dominio dei Normanni, entrando a far parte prima del ducato di Puglia e poi del Regno di Napoli. Elevata a sede vescovile fin dalla fine del IX sec., la città trovò nella Chiesa un punto di riferimento politico e un elemento di continuità storica e culturale. Nel 1156 fu quasi totalmente distrutta da un incendio; ricostruita dal vescovo Guido II, a partire dal 1207 poté dotarsi, dietro concessione del vescovo Sasso, di propri statuti. Annessa da Federico II al giustizierato di Sulmona, con la riorganizzazione amministrativa intrapresa da Carlo d'Angiò entrò a far parte dell'Abruzzo Ulteriore (1273), vivendo un periodo di notevole fioritura, testimoniato peraltro dall'edificazione di chiese, conventi e dimore nobiliari, e dall'intensificarsi delle sue relazioni commerciali con la Toscana, l'Umbria e Venezia. Tra i secc. XIV e XV T. visse un periodo di grande crisi, soprattutto a causa degli sconvolgimenti derivanti dalle lotte intestine tra le famiglie rivali dei Melatino, appoggiati dagli Acquaviva, e dei Della Valle. La situazione si aggravò ulteriormente dopo Giovanna I, quando scoppiarono le guerre tra Angioini e Durazzeschi per la successione al Regno di Napoli. Sotto Giovanna II la città visse alcuni anni di tranquillità (1421-24), quindi fu nuovamente funestata dai disordini, finché Francesco Sforza non la assoggettò al proprio dominio (1438-43). Ridotta sotto l'autorità della corona da Alfonso il Magnanimo, tornò per un breve periodo agli Acquaviva, per poi passare definitivamente al demanio regio. Riacquistò nuove funzioni e un ruolo di centralità solo a partire dal 1684, quando fu elevata a capoluogo della provincia di Abruzzo Ulteriore I e a sede della regia udienza. Occupata dagli Austriaci (1707-34) e dai Francesi (1798), insorse contro G. Murat nel 1814; sottomessa poco dopo dalle truppe del generale F. Pepe, seguì le sorti del Regno delle Due Sicilie fino all'unità d'Italia. Nel 1949 la sua diocesi venne unita a quella di Atri. • Arte - T. conserva numerosi monumenti medioevali. Tra i più importanti, vanno ricordati: la chiesetta romanica di San Getulio, ricostruita parzialmente nel XII sec., nella quale sono incorporati i resti della primitiva cattedrale bizantineggiante del VI sec.; le parti più antiche del palazzo vescovile (XIV sec.), oggi ristrutturato, e del municipio; le case delle famiglie Melatino e Catenacci; la chiesa di San Domenico (XIV sec.) e le chiese di San Francesco (XIII sec.) e Santa Caterina; l'attuale duomo, la cui costruzione, iniziata nel 1157 in forme romaniche, fu completata nel XIV sec. con l'edificazione del presbiterio in stile gotico (1317-32). All'interno del duomo sono inoltre conservati il prezioso paliotto argenteo di Nicola da Guardiagrele (1448) e il polittico di Jacobello del Fiore (inizio XV sec.). L'unico monumento risalente all'epoca rinascimentale è il chiostro dell'ex monastero di San Giovanni (XV sec.). Al periodo barocco appartengono le chiese di Sant'Agostino e Santo Spirito. Il Museo Civico include una pinacoteca e raccolte di materiale archeologico. Da menzionare, infine, è la biblioteca provinciale Melchiorre Delfico che, fondata da Murat nel 1816 e aperta al pubblico dal 1826, ha sede in una parte del palazzo Delfico; in essa si possono trovare preziose raccolte di manoscritti e di stampati di storia locale. ║ Provincia di T. (1.950 kmq; 289.746 ab.): situata nella parte nord-orientale dell'Abruzzo, confina con le Marche, con il Lazio e con le province di L'Aquila e Pescara. Il suo territorio, prevalentemente montuoso e collinare, è di forma quadrangolare e digrada dalla catena appenninica, dove si innalza nei Monti della Laga e nel Gran Sasso, fino alla costa adriatica, attraverso una vasta zona collinare preappenninica solcata dalle valli dei fiumi Vibrata, Salinello, Tordino, Vomano e Tronto. I terreni sono prevalentemente sedimentari, calcarei e poco profondi nell'area montana, argilloso-calcarei e poveri di materiale organico in quella collinare, e silicio-calcarei lungo il litorale adriatico. Sui rilievi il clima è di tipo subcontinentale, con inverni freddi nevosi; le zone costiere presentano invece un clima di tipo mediterraneo, con estati calde e secche e precipitazioni scarse. Le attività economiche si presentano alquanto diversificate. L'agricoltura è praticata soprattutto nella fascia costiera e nella zona collinare interna, dove si producono cereali, ortaggi, frutta, barbabietole da zucchero, viti e foraggi. Il patrimonio zootecnico comprende bovini, ovini, caprini, suini ed equini. Numerosi sono i centri pescherecci. L'attività industriale si articola principalmente nei settori alimentare, tessile, meccanico, dell'abbigliamento, della lavorazione del marmo, della pietra e dei laterizi. Viene prodotto inoltre il gas naturale, estratto in buone quantità dai giacimenti di Cellino Attanasio e Castelnuovo Vomano. Fiorente il turismo balneare (Alba Adriatica, Giulianova, Tortoreto Lido, Roseto degli Abruzzi, Pineto, Silvi Marina, Matinsicuro) e montano (Prati di Tivo, Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga). Ricordiamo, infine, il santuario di San Gabriele, nel comune di Isola del Gran Sasso d'Italia, meta tradizionale di molti devoti. Altri centri: Civitella del Tronto, Montorio al Vomano, Atri.

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