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STRETTI, QUESTIONE DEGLI
(XVIII-XX secolo). Diatriba internazionale sulla libertà di navigazione negli stretti dei Dardanelli e del Bosforo (gli Stretti per antonomasia). Si aprì quando, per iniziativa di Pietro il Grande (1672-1725), la Russia decise di dotarsi di una potente flotta da guerra; da allora, scopo principale della politica estera russa e, in seguito, sovietica, fu di assicurarsi il controllo del mar Baltico, per accedere all'oceano Atlantico, e del mar Nero, per accedere al Mediterraneo attraverso gli Stretti. Di fatto, la loro appartenenza ai turchi inibiva fortemente la libertà di navigazione della flotta russa, scatenando frequenti conflitti. La questione, però, interessava anche Francia e Gran Bretagna, in quanto la prima aspirava al ruolo di grande potenza nel Mediterraneo e vedeva nella Russia una potenziale rivale, la seconda perché, grande potenza marittima e coloniale, desiderava mantenere il proprio primato e salvaguardare le rotte per l'India, area per la quale anche i russi nutrivano interesse. Di fronte all'opposizione anglo-franco-turca, le aspirazioni della Russia furono a lungo frustrate; con il trattato di Londra (1841) si impedì il passaggio a tutte le navi da guerra non turche; con i trattati di Sèvres (1920) e di Losanna (1923) si sancì il principio della libertà di navigazione del canale, posto sotto controllo internazionale; infine, con la convenzione di Montreux (1936) la Turchia riacquistò la piena sovranità sugli Stretti.
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