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EPIDEMIA
Moltiplicazione improvvisa e simultanea su più soggetti di una malattia infettiva per un periodo di tempo limitato. Un'epidemia su scala larghissima è definita pandemia; quando invece ha estensione minore ma caratteri costanti e ripetitivi si parla di endemia. Se fin dalle origini l'umanità è stata bersagliata da infezioni dovute ai più diversi agenti patogeni, soltanto in presenza di significativi insediamenti stabili si può parlare di epidemie. I fattori che condizionano l'attecchimento e lo sviluppo di un'infezione sono di tre ordini: condizioni dell'agente patogeno, dell'individuo, dell'ambiente. L'agente patogeno subisce modificazioni di virulenza sia nel passaggio da un organismo all'altro, sia nell'arco di tempo tra l'una e l'altra diffusione (è il caso per esempio della sifilide). L'età, il sesso e l'alimentazione dell'individuo influiscono potentemente sull'incidenza delle malattie infettive: per esempio l'altissima mortalità degli amerindi per malattie quali il morbillo e la scarlattina fu dovuta alla mancanza di difese organiche. Anche la gravidanza e il puerperio sono elementi di rischio nel corso di epidemie, così come gli stati carenziali, e in particolare le avitaminosi. Tra fattori ambientali ha importanza primaria il clima: solo climi tropicali mantengono in vita insetti vettori di infezioni quali la febbre gialla e la malattia del sonno. Nel caso delle endemie le condizioni climatiche possono essere determinanti: è il caso del colera. Epidemie a carattere stagionale (le influenze invernali, o le epidemie di tifo estivo) manifestano a volte esiti irregolari e imprevedibili, ma pur sempre connessi a fattori ambientali. L'ambiente sociale risulta poi determinante per l'interazione uomo-germe: l'abitazione (in particolare per la tubercolosi), il lavoro (anchilostomiasi, carbonchio) e la situazione igienica complessiva. In effetti la fondamentale sorgente di infezioni è la persona ammalata, portatrice di un'imponente carica microbica che si diffonde attraverso secreti ed escreti nell'ambiente esterno. La trasmissione diretta di infezioni a carattere epidemico ha un esempio classico nella blenorragia, nelle ulcere veneree, nella sifilide. Ben più frequente è la trasmissione per via inanimata (veicoli) o animata (vettori). L'aria (per la poliomielite, le brucellosi, la tubercolosi, l'influenza), l'acqua (per il colera, la dissenteria, il tifo), il suolo (per il tetano, ma anche per la contaminazione di vegetali) sono veicoli primari. Altri veicoli molto potenti sono gli alimenti, in particolare il latte e i latticini (tubercolosi, scarlattina, salmonellosi). Gli animali vengono colpiti, oltre che dalle infezioni, da infestazioni (teniasi, trichinosi). Inoltre germi patogeni vengono trasmessi dai frutti di mare e dai vegetali non sufficientemente lavati. Tra i vettori vi sono anche gli insetti, in forma sia attiva che passiva: la mosca domestica è un vettore passivo di germi eliminati dal malato. I parassiti che si moltiplicano nei vettori attivi rappresentano una delle fonti di infezioni con più drammatiche conseguenze: è il caso del plasmodio della malaria nella zanzara anofele e del bacillo della peste nella pulce del ratto.

R. Villa


W.H. McNeill, La peste nella storia. Epidemie, morbi e contagio dall'antichità all'età contemporanea, Einaudi, Torino 1981.
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