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DOLLARO
Unità monetaria statunitense (dal tedesco Thaler = tallero). Fu legalizzata con il Coinage Act del 2 aprile 1792, che introdusse il bimetallismo sulla base del rapporto 15 a 1 fra argento e oro e stabilì la compresenza di due unità di riferimento: il dollaro d'oro di 24,75 grani e il dollaro d'argento di 371,25 grani. L'attività della zecca statunitense cominciò a Filadelfia nel 1793, ma in quell'anno furono coniati soltanto centesimi e mezzi centesimi. Nel 1794 iniziò la coniazione di dollari e mezzi dollari; nel 1796 furono coniati i decimi e i quarti di dollari. Poiché tuttavia le nuove coniazioni non erano sufficienti alle esigenze del paese, nei primi decenni del XIX secolo restò ancora predominante il peso spagnolo, moneta d'argento pari all'antico scudo di cinque lire ed equivalente al dollaro. La quantità di oro nel dollaro fu ridotta da una legge del 1834 da 24,75 grani a 23,20 grani e poi fu riportata a 23,22 grani nel 1837; tale rimase fino al 1934 quando fu decisamente ridotta a 13,5. Nel 1873 e poi nel 1900 gli Stati Uniti abbandonarono il bimetallismo per il monometallismo aureo: fu sospesa la coniazione di dollari d'argento, in sostituzione dei quali fu autorizzata la coniazione di monete speciali, dette trade dollars, utilizzabili per gli scambi con l'estremo Oriente in concorrenza con i dollari messicani che vi avevano larga circolazione. Nel marzo 1849 era stata invece autorizzata la coniazione di dollari in oro con un peso di 25,8 grani con 23,22 grani di oro puro; in circolazione entrarono pezzi da 20, 10, 5 e 2,5 dollari chiamati rispettivamente doppia aquila, aquila, mezza aquila e quarto di aquila. La coniazione di dollari in oro fu poi definitivamente proibita con il Gold Reserve Act del 1934. La libera conversione dell'oro fu sospesa per tre volte nel corso del XIX secolo (1837, 1857 e 1862) e quindi nel 1934, quando il presidente F.D. Roosevelt svalutò la moneta, dopo un secolo di stabilità, da 20,67 dollari per oncia a 34 dollari per oncia. Nel nuovo sistema monetario internazionale del dopoguerra, stabilito nel 1944 con gli accordi di Bretton Woods, il dollaro fu riconosciuto come moneta chiave dell'economia mondiale e divenne di fatto valuta di riserva universalmente accettata. Proprio per questo la quantità di dollari in circolazione aumentò considerevolmente e, nell'agosto 1971, il presidente Nixon fu costretto a dichiarare ufficialmente la sospensione della convertibilità dei dollari in oro. Nel 1973 la moneta statunitense fu svalutata, da 35 a 42 dollari per oncia d'oro. Tuttavia, anche dopo il crollo del sistema di Bretton Woods e il passaggio dal regime di cambi fissi a quello di cambi flessibili, il dollaro continuò a rivestire un ruolo centrale nel sistema monetario internazionale.

M. Giordano


A. Nussbaum, Storia del dollaro, Sansoni, Firenze 1961.
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