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DIMITROV, GEORGI
(Radomir 1882 - Mosca 1949). Politico bulgaro. Operaio tipografo, aderì nel 1902 al Partito socialdemocratico bulgaro, di cui diventò presto uno dei massimi esponenti organizzando e dirigendo numerose agitazioni sociali, in particolare lo sciopero dei minatori del 1911. Fu eletto deputato all'Assemblea nazionale nel 1913 e imprigionato durante la Prima guerra mondiale per la sua opposizione al conflitto. Nel dopoguerra aderì al movimento comunista e dopo il colpo di stato del 1923 in Bulgaria, fu condannato a morte in contumacia e perciò costretto all'esilio. Capo della sezione per l'Europa centrale della terza Internazionale (Comintern), con sede a Berlino, all'avvento del nazismo venne arrestato e processato nel 1933 come mandante dell'incendio del Reichstag; espulso dalla Germania in seguito a una campagna di solidarietà internazionale che lo salvò dalla condanna, rifugiatosi in Urss, divenne cittadino sovietico e dal 1935 al 1943 ricoprì l'incarico di segretario generale del Comitato esecutivo dell'Internazionale. In tale veste elaborò la strategia dell'alleanza delle forze antifasciste che portò alla stagione dei fronti popolari. Dal 1944 rientrò in Bulgaria dove diresse la resistenza antinazista. Con le elezioni del 1946 e la proclamazione della Repubblica popolare di Bulgaria, divenne capo del governo bulgaro.
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