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DESTALINIZZAZIONE
Processo di rinnovamento e liberalizzazione attuato in Urss dal regime e dal Partito comunista. Iniziata subito dopo la morte di Stalin (1953), si prolungò, attraverso fasi alterne e contraddittorie, fino alla perestrojka. Lo stalinismo era stato percorso dal conflitto latente tra due sistemi di potere incompatibili: il potere assoluto e capriccioso dell'autocrate e quello delle nuove élite amministrative ed economiche sorte nel corso della modernizzazione, che aspiravano a consolidare le posizioni raggiunte limitando, di fatto, l'arbitrio del dittatore. Fu la nuova classe dirigente, cresciuta all'ombra del Terrore staliniano e capeggiata da N.S. Chruscëv, eletto segretario generale del partito, a iniziare lo smantellamento dell'apparato repressivo staliniano, privandolo dell'autonomia di cui godeva e riconducendolo sotto il controllo del partito. L. Berija, il potente capo della polizia politica, fu arrestato e ucciso (giugno 1953); furono liberati dal Gulag i primi prigionieri politici. Chruscëv denunciò i crimini di Stalin nel rapporto segreto al ventesimo congresso del Pcus (1956). Egli limitò tuttavia il problema dello stalinismo alla figura di Stalin, despota che aveva esautorato il partito, e indicò nel ristabilimento della direzione collegiale del Pcus la garanzia necessaria per impedire il ripetersi del passato. La destalinizzazione fu innanzitutto un processo di legalizzazione dei meccanismi istituzionali di funzionamento del potere costituitisi negli anni trenta (il rapporto stato-partito-società). La repressione della rivolta ungherese del 1956 mostrò i limiti di questo processo. La denuncia dei crimini di Stalin fu accompagnata da una liberalizzazione culturale, il cosiddetto disgelo. Il XXII congresso del Pcus (1961) impresse nuovo slancio alla destalinizzazione e la letteratura cominciò a ritrovare una sua funzione autonoma, restituendo alla memoria collettiva la tragedia dello stalinismo. Iniziò allora la destalinizzazione "dal basso", di cui si fecero portavoce le principali riviste culturali. Con la destituzione di Chruscëv e l'avvento al potere del gruppo conservatore brezneviano (1964), la destalinizzazione venne messa in sordina; si assistette anzi a una discreta riabilitazione del dittatore. La cultura venne soffocata di nuovo (processo agli scrittori Siniavskij e Daniel, 1966): ma non si trattò di un ritorno allo stalinismo. Le idee nate col disgelo continuarono a maturare al di fuori dei circuiti ufficiali, come testimonia l'esperienza stessa del dissenso, ed emerse in superficie ai primi cenni di un nuovo disgelo, quello di Gorbacëv. È di questo pluralismo ideologico che si nutrì la cultura politica sovietica della perestrojka.

M. Ferretti
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