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DEPORTAZIONE
Trasferimento forzato in luogo lontano da quello della propria origine e abituale dimora di parti più o meno consistenti di popolazione civile. Praticata fin dall'antichità come strumento di dominio, la deportazione assunse in epoca contemporanea caratteristiche di massa diventando uno strumento di politica demografica o di discriminazione razziale. Fin dal primo dopoguerra alcuni stati europei tentarono di governare, a fini essenzialmente economici, le curve demografiche attraverso politiche discriminatorie nei confronti di minoranze etniche e religiose, emanando provvedimenti legislativi che limitavano il concetto di cittadinanza. Queste politiche demografiche costituirono il preludio delle deportazioni di consistenti settori di popolazione in campi di concentramento e poi del loro sterminio. La Germania nazista fu il paese che perseguì questo disegno nella maniera più radicale, arrivando a internare nei lager, a partire dal 1933, oltre otto milioni di persone, ebrei, omosessuali, zingari e oppositori politici di nazionalità tedesca o deportati dai paesi occupati dalle truppe tedesche durante la Seconda guerra mondiale. Inizialmente impiegati in lavori forzati, questi deportati furono nella quasi totalità sterminati (soluzione finale).
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