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DECIMA
Importo costituito da un decimo del raccolto da versare all'istituzione ecclesiastica, secondo una consuetudine diffusa nell'Europa cristiana a partire dall'alto Medioevo. Si basava sulla consuetudine ebraica dettata dall'Antico Testamento di dare ai sacerdoti addetti al culto la decima parte dei frutti. Nel cristianesimo delle origini ebbe carattere spontaneo, ma dal VI secolo cominciò, dapprima nella legislazione ecclesiastica, un'evoluzione verso l'obbligatorietà. I primi concili a parlarne furono quelli di Tours (567) e Mâcon (583). Con i Carolingi (IX secolo) comparve per la prima volta nella legislazione civile l'obbligo di pagare la decima, forse in relazione alla prassi di compensare i fedeli della monarchia con beni ecclesiastici; essa fu da allora forse la principale entrata della Chiesa. Riguardava i prodotti della terra, dell'allevamento e della pesca e, in certi casi, i beni lasciati in eredità. Dapprima fu ripartita tra Chiesa parrocchiale, poveri e clero, ma si passò in seguito a una divisione in quattro parti, una delle quali destinata al vescovo. Nei secoli centrali del Medioevo le decime furono spesso alienate o date in feudo o in livello a laici, che a lungo le tramandarono ai loro discendenti nonostante i ripetuti divieti ecclesiastici. Duramente contestate dalla Riforma, ne fu confermata l'obbligatorietà, pena la scomunica, dal concilio di Trento. Tra il XVIII e il XIX secolo furono quasi dovunque soppresse. In Italia furono abolite nel 1887.
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