|
All together, we can do a better world. World goes where we like and wish He goes. It's up to all of us. I Grandi Classici - IndiceI Grandi Classici Cultura - IndiceLe Mille e Una Notte - IndiceLe Mille e Una Notte Storia Dell'Uomo Addormentato RidestatoLe Mille e Una Notte Storia Dell'Uomo Addormentato Ridestato 1Le Mille e Una Notte Storia Dell'Uomo Addormentato Ridestato 2Le Mille e Una Notte Storia Dell'Uomo Addormentato Ridestato 3
|
|
I Grandi Classici - Le Mille e Una Notte Storia Dell'Uomo Addormentato Ridestato Zobeida, senza voler udire quanto il califfo le andava dicendo: "Gran principe dei credenti", riprese, "perdonatemi se vi considero sospetto. Mi accorgo che ve la intendete con Masrùr per farmi dispetto e per mettere alla prova la mia pazienza. Ho capito che la relazione di Masrùr è stata concordata prima con voi, e vi prego di lasciarmi mandare qualche persona in mio nome a casa di Abu-Hassan per sapere se veramente io sia in errore". Il califfo acconsentì, e la principessa incaricò la sua nutrice di questa importante commissione. Era questa una donna di età avanzata, che era rimasta sempre presso Zobeida fin dalla sua infanzia, ed era presente, in compagnia delle altre sue donne. "Nutrice mia", le disse, "ascolta, va alla casa di Abu-Hassàn, o per dir meglio da Nùzat al-Auda, giacché Abu-Hassàn è morto; tu ben vedi quale sia la disputa tra me e il gran principe dei credenti e Masrùr; non c'è bisogno di dirti altro. Informati di tutto, e se mi porti una buona notizia, vi sarà per te un bel regalo. Va, e ritorna in fretta." La nutrice partì, con gran giubilo del califfo, che si divertiva molto vedendo Zobeida in quell'imbarazzo. Ma Masrùr, estremamente mortificato perché la principessa era così indignata contro di lui, andava cercando il mezzo per placarla e per fare sì che il califfo e Zobeida fossero egualmente contenti di lui. Per cui provò grande gioia quando vide che Zobeida aveva deciso di mandare la sua nutrice a casa di Abu-Hassàn, essendo persuaso che la relazione di lei sarebbe stata simile alla sua, e lo avrebbe così giustificato, rendendogli il favore della principessa. Abu-Hassàn, che era sempre di sentinella presso la gelosia, vide da lontano la nutrice. Avendo compreso che veniva da parte di Zobeida, chiamò sua moglie, e senza esitare neppure un momento su quanto dovevano fare, disse: "Ora viene la nutrice della principessa per informarsi della verità, e tocca a me fare il morto!". Poiché era già tutto pronto. Nùzat al-Auda avvolse Abu-Hassàn, distese sopra di lui la pezza di broccato che Zobeida gli aveva consegnata, e gli pose il turbante sulla faccia. La nutrice, per la premura di eseguire la commissione, era venuta molto sollecitamente. Entrando nella camera, vide Nùzat al-Auda seduta presso il capo di Abu-Hassàn, tutta scapigliata e in pianto che si percuoteva le guance ed il petto, prorompendo in alte grida. Si avvicinò alla finta vedova, dicendole con aria mesta: "Nùzat al-Auda, mia cara, io non vengo a disturbare il vostro dolore, o ad impedirvi di spargere lacrime per la perdita di un marito che teneramente vi amava". "Ah! mia buona madre", l'interruppe pietosamente la finta vedova, "vedete quale è la mia disgrazia, e da quale infausta sventura sono afflitta per la perdita del mio caro Abu-Hassàn, che Zobeida, mia e vostra padrona, e il gran principe dei credenti, mi avevano dato per marito." "Abu-Hassàn, mio caro sposo", esclamò poi, "che vi ho mai fatto per avermi tanto presto abbandonata? Non ho sempre seguito i vostri voleri piuttosto che i miei? Ohimè, che ne sarà della povera Nùzat al-Auda?" La nutrice era molto sorpresa trovando proprio il contrario di quanto il capo degli eunuchi aveva riferito al califfo. "Quel brutto ceffo di Masrùr", esclamò, "meriterebbe giustamente che il cielo lo perdesse per aver provocato un tale disaccordo fra la mia buona padrona e il gran principe dei credenti raccontando una bugia così grande come quella che ha detta loro! Bisogna, figlia mia", continuò volgendosi a Nùzat al-Auda, "che vi faccia conoscere l'iniquità e l'impostura di quel vile Masrùr. Egli ha sostenuto davanti alla nostra buona padrona, con una sfrontatezza indicibile, che voi eravate morta, e che Abu-Hassàn era vivo." "Ohimè! Mia buona madre", esclamò allora Nùzat al-Auda, "volesse il cielo ch'egli avesse detto il vero! Non mi troverei ora nell'afflizione in cui mi vedete, né piangerei un marito che mi era tanto caro!" Nel pronunciare queste ultime parole si struggeva in pianto, e mostrò nuova desolazione, rinnovando le sue lacrime e i suoi clamori. La nutrice, commossa dalle sue lacrime, si sedette vicino a lei, e unendo le sue lacrime a quelle di lei si avvicinò insensibilmente al capo di Abu-Hassàn, sollevò un poco il turbante, e gli scoprì la faccia, per riconoscerlo. "Ah! povero Abu-Hassàn", disse subito, ricoprendolo, "prego il cielo che vi conceda misericordia! Addio, figlia mia", aggiunse, "se potessi rimanervi accanto più a lungo, lo farei di buona voglia, ma non posso trattenermi oltre. Il mio dovere mi chiama altrove." Appena la nutrice di Zobeida, uscendo, ebbe chiusa la porta, Nùzat al-Auda, giudicando dalla premura che aveva dimostrata di ritornare dalla principessa, che non sarebbe ritornata, si asciugò le lacrime, liberò rapidamente Abu-Hassàn dal lenzuolo in cui era avvolto, ed entrambi andarono a riprendere il loro posto accanto alla gelosia, aspettando con tranquillità la conclusione di quell'inganno. La nutrice di Zobeida, nonostante la sua grande vecchiaia, aveva accelerato il passo per il piacere di portare alla principessa notizia a lei favorevole, e più ancora per la speranza di ricevere un gran premio. Entrata nel salottino della principessa quasi senza fiato, le riferì della sua commissione, narrandole con gran giubilo quanto aveva visto. Zobeida ascoltò la nutrice con grandissimo piacere, e lo mostrò, poiché, come quella ebbe terminato il suo discorso, disse alla nutrice con voce allegra, che manifestava la sua certezza di aver vinto: "Narra dunque la stessa cosa al gran principe dei credenti, il quale ci considera delle sciocche, e che inoltre vorrebbe farci passare per gente che non ha religione e timor di Dio. Dillo anche a questo iniquo schiavo moro, che è tanto temerario da volermi sostenere una cosa, che so meglio di lui che non è vera!". Masrùr, il quale aveva creduto che il messaggio della nutrice e la relazione che ne avrebbe fatto sarebbero tornati a suo favore, restò mortificato vedendosi deluso nella sua aspettativa. Peraltro si sentì vivamente offeso dallo sdegno che Zobeida nutriva contro di lui, per una cosa di cui si credeva più certo di chiunque altro. Perciò fu lieto di poter sfogare il suo malcontento con tutta libertà contro la nutrice, piuttosto che con la principessa, alla quale non ardiva rispondere, nel timore di mancarle di rispetto. "Vecchia sdentata", disse alla nutrice, lasciando da parte ogni riguardo, "tu sei una bugiarda! Non c'è niente di vero in quanto hai raccontato! Ho visto coi miei occhi Nùzat al-Auda stesa morta in mezzo alla camera." "Tu menti, e sei tu l'insigne bugiardo", ripigliò la nutrice con aria minacciosa, "tu che ardisci sostenere una tale falsità davanti a me, che esco in questo istante dalla casa di Abu-Hassàn, e l'ho visto disteso, morto, mentre ho lasciato sua moglie in perfetta salute." "Io non sono né bugiardo né impostore", riprese Masrùr, "ma tu sì, che cerchi di convincerci di una cosa falsa!" "Questa è una sfrontatezza!", replicò la nutrice. "Come osi dare una tale smentita alla presenza delle loro maestà, a me, che coi miei stessi occhi ho visto la verità di quanto ho avuto l'onore di riferire?" "Nutrice", riprese di nuovo Masrùr, "faresti meglio a non parlare, poiché rimbambisci." Zobeida non poté tollerare il modo ingiurioso con cui Masrùr, senza alcun riguardo, trattava in sua presenza la sua nutrice. Perciò, senza dar tempo a questa di rispondere all'atroce ingiuria: "Gran principe dei credenti", disse al califfo, "imploro la vostra giustizia contro questa insolenza, che riguarda voi non meno di me!". Non poté proseguire, tanto era soffocata dallo sdegno: il resto del discorso fu sostituito da copiose lacrime. Il califfo, il quale aveva udito tutto questo battibecco, rimase molto imbarazzato. Aveva un bel pensarci; non sapeva che dire tra tante contraddizioni. Dal canto loro, la principessa, Masrùr, la nutrice e le schiave che erano presenti, non sapevano che pensare di questo imbroglio. Il califfo finalmente prese a dire: "Signora, vedo bene che tutti siamo bugiardi, io per primo, tu, Masrùr, e anche la nutrice: almeno non sembra che l'uno sia più credibile dell'altro. Perciò alziamoci e andiamo noi stessi a vedere da quale parte sta la verità. Non vedo altro mezzo per chiarire i nostri dubbi, e placare gli animi". Nel profferire queste parole, il califfo si alzò, la principessa lo seguì, e Masrùr andò avanti per aprire la porta. "Gran principe dei credenti", egli disse al califfo, "provo gran giubilo che la maestà vostra abbia preso questa decisione e lo proverò ancora maggiore quando avrò fatto vedere alla nutrice, non già che rimbambisce, poiché questa espressione sfortunatamente non piace alla mia venerata padrona, ma che ha fatto una relazione che non corrisponde alla verità." La nutrice non poté trattenersi dal dire: "Taci, faccia orrenda, nessun altro c'è qui se non tu che sia rimbambito!". Zobeida, che era molto sdegnata contro Masrùr, non poté tollerare che egli di nuovo fosse venuto a contrasto con la sua nutrice, di cui prese le parti, dicendogli: "Scellerato schiavo, qualunque cosa tu possa dire, sostengo che la mia nutrice ha affermata la verità. In quanto a te, ti considero un bugiardo!". "Signora", replicò Masrùr, "se la nutrice è tanto sicura che Nùzat al-Auda è viva e che Abu-Hassàn è morto, scommetta qualche cosa con me, se ne ha il coraggio." La nutrice fu pronta alla risposta. "Certo che ne ho il coraggio", gli disse, "e ti piglio in parola; vediamo se hai l'ardire di ritirarti." Masrùr non si ritirò e fecero la scommessa in presenza del califfo e della principessa; una pezza di broccato d'oro e gran fiori d'argento per l'uno o per l'altra. L'appartamento dal quale il califfo e Zobeida uscirono, benché fosse molto lontano, stava di rimpetto a quello di Abu-Hassàn; egli li vide dunque avanzare preceduti da Masrùr e accompagnati dalla nutrice e dalla folla delle donne di Zobeida, e ne avvertì subito sua moglie, dicendole, che se non si sbagliava di grosso, stavano per essere onorati dalla loro vista. Nùzat al-Auda guardò pure lei dalla gelosia, e vide che era proprio così. Benché suo marito l'avesse avvertita che ciò poteva accadere, ne restò molto sorpresa. "Che faremo?", esclamò. "Siamo perduti!" "Niente paura", rispose Abu-Hassàn con molto sangue freddo, "vi siete già dimenticata di quanto abbiamo deciso in questo caso? Fingiamoci morti, voi ed io, come abbiamo deciso, e vedrete come tutto andrà bene. A giudicare dal passo con cui vengono, saremo pronti prima che essi giungano alla porta." Infatti Abu-Hassàn e sua moglie cercarono di avvolgersi il meglio possibile nei lenzuoli, ed in questo stato si misero nel mezzo della camera, l'uno vicino all'altra, coperti ciascuno dalla loro pezza di broccato e aspettarono in pace la bella compagnia che veniva a visitarli. Questi infine giunsero. Masrùr aprì la porta, e il califfo e Zobeida entrarono nella camera, seguiti da tutta la gente che avevano presa con sé. Restarono molto sorpresi, e si fermarono, immobili, al vedere il funebre spettacolo che si presentava ai loro sguardi. Zobeida finalmente ruppe il silenzio. "Ohimè!", disse al califfo, "sono morti tutti e due! Tanto avete fatto", continuò guardando il califfo e Masrùr, "con la vostra ostinazione per farmi credere che la mia cara schiava fosse morta, che ciò è avvenuto e senza dubbio sarà morta per il dolore di aver perso suo marito." "Dite piuttosto, signora", rispose il califfo, convinto del contrario, "che Nùzat al-Auda è morta prima, e che il povero Abu-Hassàn ha dovuto soccombere alla sua afflizione nell'aver visto morire sua moglie, vostra schiava. Per cui dovete riconoscer di aver perso la scommessa, e il vostro palazzo dei dipinti mi spetta di diritto." "E io", riprese Zobeida sdegnata di essere contraddetta dal califfo, "sostengo che voi avete perduto e che il vostro giardino di delizie mi appartiene. Abu-Hassàn è morto per primo, giacché la mia nutrice ha detto a voi, e a me, di aver veduto sua moglie viva, che piangeva il marito morto." Questo battibecco tra il califfo e Zobeida ne produsse un altro. Masrùr e la nutrice si trovavano nella stessa situazione; avevano scommesso, e ognuno pretendeva di aver vinto. La disputa evidentemente si riscaldava, ed il capo degli eunuchi e la nutrice stavano ormai per scambiarsi grosse ingiurie. Il califfo finalmente considerando quanto era accaduto, tacitamente riconosceva che Zobeida aveva altrettante ragioni quanto lui per sostenere che aveva vinto. Era davvero spiacente di non poter risolvere la questione e in questo dubbio si avvicinò ai due corpi inanimati e si sedette, meditando tra sé su quale espediente potesse fargli riportare la vittoria sopra Zobeida: "Sì", esclamò un momento dopo, "giuro per il profeta Maometto, che darò mille dinàr a quello che mi dirà chi dei due è morto prima!" Il califfo aveva appena pronunciato queste parole, che udì una voce uscire da sotto la pezza di broccato che copriva Abu-Hassàn: "Gran principe dei credenti", diceva, "io sono morto per primo! Datemi dunque mille dinàr!". E nello stesso tempo vide Abu-Hassàn uscire da sotto la pezza di broccato che lo copriva e prostrarsi ai suoi piedi. Sua moglie fece lo stesso, e andò a mettersi ai piedi di Zobeida, coprendosi per pudore con la pezza di broccato. A questa vista Zobeida proruppe in un grande grido, che accrebbe il timore di tutti i presenti. La principessa infine, ripresasi dal suo spavento, fu assai lieta di vedere la sua cara schiava risuscitata, proprio quando si desolava di saperla morta. "Ah! cattiva", esclamò, "tu mi hai fatto soffrire una gran pena per amor tuo, e in più modi. Io peraltro te lo perdono di cuore, giacché non sei morta!" Il califfo da parte sua non aveva preso la cosa tanto sul serio; non si spaventò, udendo la voce di Abu-Hassàn, e credette di scoppiare dalle risa vedendoli entrambi sciogliersi dal lenzuolo in cui erano avviluppati, e udendo Abu-Hassàn chiedere con serietà i mille dinàr, che aveva promesso a chi gli avrebbe detto chi fosse morto prima. "Tu, dunque, caro Abu-Hassàn", gli disse il califfo ridendo, "hai cospirato contro di me, volendo farmi morire dal ridere? E come ti è venuta l'idea di ingannare in tal maniera Zobeida e me, con un mezzo che non ci aspettavamo davvero?" "Gran principe dei credenti", rispose Abu-Hassàn, "ve lo dirò senza nasconder nulla. La maestà vostra sa benissimo che sono stato sempre incline alla crapula. La moglie ch'ella m'ha concesso, non ha posto nessun freno a questa mia passione, ma, al contrario, ho ritrovato in lei dei gusti favorevoli ad accrescerla. Con tale disposizione la maestà vostra facilmente capirà che quand'anche avessimo posseduto un tesoro vasto quanto il mare, o come quello di vostra maestà, ne avremmo in poco tempo visto la fine. Da quando viviamo insieme, non abbiamo risparmiato nulla per arricchire la mensa grazie alla generosità della maestà vostra. Questa mattina, dopo aver fatto i conti col nostro cuoco, abbiamo scoperto che dopo averlo pagato e aver pagato altri nostri debiti, non ci restava nulla del danaro che avevamo. Le considerazioni sopra il passato, e le risoluzioni di una vita più regolata nell'avvenire, sono venute in folla ad occupare il nostro spirito ed i nostri pensieri. Abbiamo fatto e disfatto mille progetti e infine la vergogna di vederci ridotti in uno stato così deplorevole, non avendo il coraggio di confessarlo alla maestà vostra, ci ha fatto immaginare questo mezzo per supplire alla nostra indigenza, divertendovi con questo piccolo inganno, che preghiamo la maestà vostra di perdonarci!" Il califfo e Zobeida, molto contenti della sincerità di Abu-Hassàn, non si sdegnarono per quanto era accaduto; anzi, perfino Zobeida, che aveva preso tutta la faccenda con molta serietà, non poté a meno di ridere, pensando a quanto Abu-Hassàn aveva immaginato per riuscire nel suo proposito. Il califfo, che non aveva quasi mai smesso di ridere, tanto questa astuzia gli pareva straordinaria: "Seguitemi", disse ad Abu-Hassàn ed a sua moglie, alzandosi, "voglio farvi consegnare i mille dinàr che vi ho promesso". "Gran principe dei credenti", disse Zobeida, contenta, "vi prego, di far consegnare i mille dinàr ad Abu-Hassàn; a sua moglie ci penserò io." Nello stesso tempo comandò alla sua tesoriera di consegnare altri mille dinàr a Nùzat al-Auda, per dimostrarle la sua gioia di saperla viva. Con questo mezzo Abu-Hassàn e Nùzat al-Auda, sua cara moglie, conservarono a lungo i favori del califfo Harùn ar-Rashìd e di Zobeida sua sposa, e ottennero dalla loro generosità di che provvedere abbondantemente a tutte le proprie necessità per tutta la vita.
Web Trapanese di Trapanesi sul Web All together, we can do a better world. World goes where we like and wish He goes. It's up to all of us. Web Trapanese di Trapanesi e ... per tutti quelli che vogliono esserci!Richiesta inserimento in trapaninfo.it!To whom it may concern. Ask for inserting a banner of Your business logo or portal!Attività Commerciali Artigianali Professionisti Servizi Amministrazioni
|
|
|
|
|
Ai sensi dell'art. 5 della legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla protezione del diritto d'autore, i testi degli atti ufficiali dello Stato e delle amministrazioni pubbliche, italiane o straniere, non sono coperti da diritti d'autore. Il copyright, ove indicato, si riferisce all'elaborazione e alla forma di presentazione dei testi stessi. L'inserimento di dati personali, commerciali, collegamenti (link) a domini o pagine web personali, nel contesto delle Yellow Pages Trapaninfo.it (TpsGuide), deve essere liberamente richiesto dai rispettivi proprietari. In questa pagina, oltre ai link autorizzati, vengono inseriti solo gli indirizzi dei siti, recensiti dal WebMaster, dei quali i proprietari non hanno richiesto l'inserimento in trapaninfo.it. Il WebMaster, in osservanza delle leggi inerenti i diritti d'autore e le norme che regolano la proprietà industriale ed intellettuale, non effettua collegamenti in surface deep o frame link ai siti recensiti, senza la dovuta autorizzazione. Il webmaster, proprietario e gestore dello spazio web nel quale viene mostrata questa URL, non è responsabile dei siti collegati in questa pagina. Le immagini, le foto e i logos mostrati appartengono ai legittimi proprietari. La legge sulla privacy, la legge sui diritti d'autore, le regole del Galateo della Rete (Netiquette), le norme a protezione della proprietà industriale ed intellettuale, limitano il contenuto delle Yellow Pages Trapaninfo.it Portale Provider Web Brochure e Silloge del web inerente Trapani e la sua provincia, ai soli dati di utenti che ne hanno liberamente richiesto l'inserimento. Chiunque, vanti diritti o rileva che le anzidette regole siano state violate, può contattare il WebMaster. Note legali trapaninfo.it contiene collegamenti a siti controllati da soggetti diversi i siti ai quali ci si può collegare non sono sotto il controllo di trapaninfo.it che non è responsabile dei loro contenuti. trapaninfo.it |