|
|
|
|
Cashback
Trapaninfo didattica
Speed Test
Accadde oggi
Dizionari Enciclopedia
Dizionario di storia moderna e contemporanea


I malavoglia:
Introduzione
Capitolo I
Capitolo II
Capitolo III
Capitolo IV
Capitolo V
Capitolo VI
Capitolo VII
Capitolo VIII
Capitolo IX
Capitolo X
Capitolo XI
Capitolo XII
Capitolo XIII
Capitolo XIV
Capitolo XV
Grandi Classici Cultura
I Grandi Classici Cultura Didattica Educazione

I MALAVOGLIA di Giovanni Verga - CAPITOLO IV
Il peggio era che i lupini li avevano presi a credenza, e lo zio Crocifisso non
si contentava di «buone parole e mele fradicie», per questo lo chiamavano
Campana di legno, perché non ci sentiva da quell'orecchio, quando lo volevano
pagare con delle chiacchiere, e diceva che «alla credenza ci si pensa». Egli era
un buon diavolaccio, e viveva imprestando agli amici, non faceva altro mestiere,
che per questo stava in piazza tutto il giorno, colle mani nelle tasche, o
addossato al muro della chiesa, con quel giubbone tutto lacero che non gli
avreste dato un baiocco; ma aveva denari sin che ne volevano, e se qualcheduno
andava a chiedergli dodici tarì glieli prestava subito, col pegno, perché «chi
fa credenza senza pegno, perde l'amico, la roba e l'ingegno» a patto di averli
restituiti la domenica, d'argento e colle colonne, che ci era un carlino dippiù,
come era giusto, perché «coll'interesse non c'è amicizia». Comprava anche la
pesca tutta in una volta, con ribasso, quando il povero diavolo che l'aveva
fatta aveva bisogno subito di denari, ma dovevano pesargliela colle sue
bilancie, le quali erano false come Giuda, dicevano quelli che non erano mai
contenti, ed hanno un braccio lungo e l'altro corto, come San Francesco; e
anticipava anche la spesa per la ciurma, se volevano, e prendeva soltanto il
denaro anticipato, e un rotolo di pane a testa, e mezzo quartuccio di vino, e
non voleva altro, ché era cristiano e di quel che faceva in questo mondo avrebbe
dovuto dar conto a Dio. Insomma era la provvidenza per quelli che erano in
angustie, e aveva anche inventato cento modi di render servigio al prossimo, e
senza essere uomo di mare aveva barche, e attrezzi, e ogni cosa, per quelli che
non ne avevano, e li prestava, contentandosi di prendere un terzo della pesca,
più la parte della barca, che contava come un uomo della ciurma, e quella degli
attrezzi, se volevano prestati anche gli attrezzi, e finiva che la barca si
mangiava tutto il guadagno, tanto che la chiamavano la barca del diavolo - e
quando gli dicevano perché non ci andasse lui a rischiare la pelle come tutti
gli altri, che si pappava il meglio della pesca senza pericolo, rispondeva: -
Bravo! e se in mare mi capita una disgrazia, Dio liberi, che ci lascio le ossa,
chi me li fa gli affari miei? - Egli badava agli affari suoi, ed avrebbe
prestato anche la camicia; ma poi voleva esser pagato, senza tanti cristi; ed
era inutile stargli a contare ragioni, perché era sordo, e per di più era scarso
di cervello, e non sapeva dir altro che «Quel ch'è di patto non è d'inganno»,
oppure «Al giorno che promise si conosce il buon pagatore».
Ora i suoi nemici gli ridevano sotto il naso, a motivo di quei lupini che se
l'era mangiati il diavolo; e gli toccava anche recitare il deprofundis per
l'anima di Bastianazzo, quando si facevano le esequie, insieme con gli altri
confratelli della Buona Morte, colla testa nel sacco.
I vetri della chiesetta scintillavano, e il mare era liscio e lucente, talché
non pareva più quello che gli aveva rubato il marito alla Longa; perciò i
confratelli avevano fretta di spicciarsi, e di andarsene ognuno pei propri
affari, ora che il tempo s'era rimesso al buono.
Stavolta i Malavoglia erano là, seduti sulle calcagna davanti al cataletto, e
lavavano il pavimento dal gran piangere, come se il morto fosse davvero fra
quelle quattro tavole, coi suoi lupini al collo che lo zio Crocifisso gli aveva
dati a credenza perché aveva sempre conosciuto padron 'Ntoni per galantuomo; ma
se volevano truffargli la sua roba, col pretesto che Bastianazzo s'era annegato,
la truffavano a Cristo, com'è vero Dio! ché quello era un credito sacrosanto
come l'ostia consacrata, e quelle cinquecento lire ei l'appendeva ai piedi di
Gesù crocifisso; ma, santo diavolone!, padron 'Ntoni sarebbe andato in galera!
La legge c'era anche a Trezza!
Intanto don Giammaria buttava in fretta quattro colpi di aspersorio sul
cataletto, e mastro Cirino cominciava ad andare attorno per spegnere i lumi
colla canna. I confratelli si affrettavano a scavalcare i banchi colle braccia
in aria, per cavarsi il cappuccio, e lo zio Crocifisso andò a dare una presa di
tabacco a padron 'Ntoni, per dargli animo, che infine quando uno è galantuomo
lascia buon nome e si guadagna il paradiso, - questo aveva detto a coloro che
gli domandavano dei suoi lupini: - Coi Malavoglia sto tranquillo, perché son
galantuomini e non vorranno lasciar compare Bastianazzo a casa del diavolo;
padron 'Ntoni poteva vedere coi suoi propri occhi se si erano fatte le cose
senza risparmio, in onore del morto; e tanto costava la messa, tanto i ceri, e
tanto il mortorio - ei faceva il conto sulle grosse dita ficcate nei guanti di
cotone, e i ragazzi guardavano a bocca aperta tutte quelle cose che costavano
caro, ed erano lì pel babbo: il cataletto, i ceri, i fiori di carta; e la
bambina, vedendo la luminaria, e udendo suonar l'organo, si mise a galloriare.


-^
La casa del nespolo era piena di gente; e il proverbio dice: «triste quella
casa dove ci è la visita pel marito!». Ognuno che passava, al vedere sull'uscio
quei piccoli Malavoglia col viso sudicio e le mani nelle tasche, scrollava il
capo e diceva:
- Povera comare Maruzza! ora cominciano i guai per la sua casa!
Gli amici portavano qualche cosa, com'è l'uso, pasta, ova, vino e ogni ben di
Dio, che ci sarebbe voluto il cuor contento per mangiarsi tutto, e perfino
compar Alfio Mosca era venuto con una gallina per mano. - Prendete queste qua,
gnà Mena, diceva, che avrei voluto trovarmici io al posto di vostro padre, vi
giuro. Almeno non avrei fatto danno a nessuno, e nessuno avrebbe pianto.
La Mena, appoggiata alla porta della cucina, colla faccia nel grembiule, si
sentiva il cuore che gli sbatteva e gli voleva scappare dal petto, come quelle
povere bestie che teneva in mano. La dote di Sant'Agata se n'era andata colla
Provvidenza, e quelli che erano a visita nella casa del nespolo pensavano che lo
zio Crocifisso ci avrebbe messo le unghie addosso.
Alcuni se ne stavano appollaiati sulle scranne, e ripartivano senza aver
aperto bocca, da veri baccalà che erano; ma chi sapeva dir quattro parole,
cercava di tenere uno scampolo di conversazione per scacciare la malinconia, e
distrarre un po' quei poveri Malavoglia i quali piangevano da due giorni come
fontane. Compare Cipolla raccontava che sulle acciughe c'era un aumento di due
tarì per barile, questo poteva interessargli a padron 'Ntoni, se ci aveva ancora
delle acciughe da vendere; lui a buon conto se n'era riserbati un centinaio di
barili; e parlavano pure di compare Bastianazzo, buon'anima, che nessuno se lo
sarebbe aspettato, un uomo nel fiore dell'età, e che crepava di salute,
poveretto!
C'era pure il sindaco, mastro Croce Callà, «Baco da seta» detto anche Giufà,
col segretario don Silvestro, e se ne stava col naso in aria, talché la gente
diceva che stava a fiutare il vento per sapere da che parte voltarsi, e guardava
ora questo ed ora quello che parlavano, come se cercasse la foglia davvero, e
volesse mangiarsi le parole, e quando vedeva ridere il segretario, rideva anche
lui.
Don Silvestro per far ridere un po' tirò il discorso sulla tassa di
successione di compar Bastianazzo, e ci ficcò così una barzelletta che aveva
raccolta dal suo avvocato, e gli era piaciuta tanto, quando gliel'avevano
spiegata bene, che non mancava di farla cascare nel discorso ogniqualvolta si
trovava a visita da morto.
- Almeno avete il piacere di essere parenti di Vittorio Emanuele, giacché
dovete dar la sua parte anche a lui!
E tutti si tenevano la pancia dalle risate, ché il proverbio dice: «Né visita
di morto senza riso, né sposalizio senza pianto».
La moglie dello speziale torceva il muso a quegli schiamazzi, e stava coi
guanti sulla pancia, e la faccia lunga, come si usa in città per quelle
circostanze, che solo a guardarla la gente ammutoliva, quasi ci fosse il morto
li davanti, e per questo la chiamavano la Signora.
Don Silvestro faceva il gallo colle donne, e si muoveva ogni momento col
pretesto di offrire le scranne ai nuovi arrivati, per far scricchiolare le sue
scarpe verniciate. - Li dovrebbero abbruciare, tutti quelli delle tasse!
brontolava comare Zupidda, gialla come se avesse mangiato dei limoni, e glielo
diceva in faccia a don Silvestro, quasi ei fosse quel lo delle tasse. - Ella lo
sapeva benissimo quello che volevano certi mangiacarte che non avevano calze
sotto gli stivali inverniciati e cercavano di ficcarsi in casa della gente per
papparsi la dote e la figliuola: «Bella, non voglio te, voglio i tuoi soldi».
Per questo aveva lasciata a casa sua figlia Barbara. - Quelle facce lì non mi
piacciono.
- A chi lo dite! esclamò padron Cipolla; a me mi scorticano vivo come San
Bartolomeo.
- Benedetto Dio! esclamò mastro Turi Zuppiddu, minacciando col pugno che pareva
la malabestia del suo mestiere. Va a finire brutta, va a finire, con questi
italiani!
- Voi state zitto! gli diede sulla voce comare Venera, ché non sapete nulla.
- Io dico quel che hai detto tu, che ci levano la camicia di dosso, ci
levano! borbottò compare Turi, mogio mogio.
Allora Piedipapera, per tagliar corto, disse piano a padron Cipolla: -
Dovreste pigliarvela voi, comare Barbara, per consolarvi; così la mamma e la
figliuola non si darebbero più l'anima al diavolo.
- E' una vera porcheria! esclamava donna Rosolina, la sorella del curato,
rossa come un tacchino, e facendosi vento col fazzoletto; e se la prendeva con
Garibaldi che metteva le tasse, e al giorno d'oggi non si poteva più vivere, e
nessuno si maritava più. - O a donna Rosolina cosa gliene importa oramai?
sussurrava Piedipapera. Donna Rosolina intanto raccontava a don Silvestro le
grosse faccende che ci aveva per le mani: dieci canne di ordito sul telaio, i
legumi da seccare per l'inverno, la conserva dei pomidoro da fare, che lei ci
aveva un segreto tutto suo per avere la conserva dei pomidoro fresca tutto
l'inverno. - Una casa senza donna non poteva andare; ma la donna bisognava che
avesse il giudizio nelle mani, come s'intendeva lei; e non fosse di quelle
fraschette che pensano a lisciarsi e nient'altro, «coi capelli lunghi e il
cervello corto», ché allora un povero marito se ne va sott'acqua come compare
Bastianazzo, buon'anima. - Beato lui! sospirava la Santuzza, è morto in un
giorno segnalato, la vigilia dei Dolori di Maria Vergine, e prega lassù per noi
peccatori, fra gli angeli e i santi del paradiso. «A chi vuol bene, Dio manda
pene.» Egli era un bravo uomo, di quelli che badano ai fatti loro, e non a dir
male di questo e di quello, e peccare contro il prossimo, come tanti ce ne sono.


-^
Maruzza allora, seduta ai piedi del letto, pallida e disfatta come un cencio
messo al bucato, che pareva la Madonna Addolorata, si metteva a piangere più
forte, col viso nel guanciale, e padron 'Ntoni, piegato in due, più vecchio di
cent'anni, la guardava, e la guardava, scrollando il capo, e non sapeva che
dire, per quella grossa spina di Bastianazzo che ci aveva in cuore, come se lo
rosicasse un pescecane.
- La Santuzza ci ha il miele in bocca! osservava comare Grazia Piedipapera.
- Per fare l'ostessa, rispose la Zuppidda, e' s'ha ad essere così. «Chi non
sa l'arte chiuda bottega, e chi non sa nuotare che si anneghi».
La Zuppidda ne aveva le tasche piene di quel fare melato della Santuzza, che
persino la Signora si voltava a discorrere con lei, colla bocca stretta, senza
badare agli altri, con quei guanti che pareva avesse paura di sporcarsi le mani,
e stava col naso arricciato, come se tutte le altre puzzassero peggio delle
sardelle, mentre chi puzzava davvero era la Santuzza, di vino e di tante altre
porcherie, con tutto l'abitino color pulce che aveva indosso, e la medaglia di
Figlia di Maria sul petto prepotente, che non voleva starci. Già se la
intendevano fra di loro perché l'arte è parentela, e facevano denari allo stesso
modo, gabbando il prossimo, e vendendo l'acqua sporca a peso d'oro, e se ne
infischiavano delle tasse, coloro!
- Metteranno pure la tassa sul sale! aggiunse compare Mangiacarrubbe. L'ha
detto lo speziale che è stampato nel giornale. Allora di acciughe salate non se
ne faranno più, e le barche potremo bruciarle nel focolare.
Mastro Turi il calafato stava per levare il pugno e incominciare: - Benedetto
Dio!; ma guardò sua moglie e si tacque mangiandosi fra i denti quel che voleva
dire.
- Colla malannata che si prepara, aggiunse padron Cipolla, che non pioveva da
Santa Chiara, e se non fosse stato per l'ultimo temporale in cui si è persa la
Provvidenza che è stato una vera grazia di Dio, la fame quest'inverno si sarebbe
tagliata col coltello!
Ognuno raccontava i suoi guai, anche per conforto dei Malavoglia, che non
erano poi i soli ad averne. «Il mondo è pieno di guai, chi ne ha pochi e chi ne
ha assai», e quelli che stavano fuori nel cortile guardavano il cielo, perché
un'altra pioggerella ci sarebbe voluta come il pane. Padron Cipolla lo sapeva
lui perché non pioveva più come prima. - Non piove più perché hanno messo quel
maledetto filo del telegrafo, che si tira tutta la pioggia, e se la porta via -
Compare Mangiacarrubbe allora, e Tino Piedipapera, rimasero a bocca aperta,
perché giusto sulla strada di Trezza c'erano i pali del telegrafo; ma siccome
don Silvestro cominciava a ridere, e a fare ah! ah! ah! come una gallina, padron
Cipolla si alzò dal muricciuolo, infuriato, e se la prese con gli ignoranti, che
avevano le orecchie lunghe come gli asini. - Che non lo sapevano che il
telegrafo portava le notizie da un luogo all'altro; questo succedeva perché
dentro il filo ci era un certo succo come nel tralcio della vite, e allo stesso
modo si tirava la pioggia dalle nuvole, e se la portava lontano, dove ce n'era
più di bisogno; potevano andare a domandarlo allo speziale che l'aveva detta; e
per questo ci avevano messa la legge che chi rompe il filo del telegrafo va in
prigione. Allora anche don Silvestro non seppe più che dire, e si mise la lingua
in tasca.
- Santi del Paradiso! Si avrebbero a tagliarli tutti quei pali del telegrafo,
e buttarli nel fuoco! incominciò compare Zuppiddu, ma nessuno gli dava retta, e
guardavano nell'orto, per mutar discorso.
- Un bel pezzo di terra! diceva compare Mangiacarrubbe; quando è ben
coltivato dà la minestra per tutto l'anno.
La casa dei Malavoglia era sempre stata una delle prime a Trezza; ma adesso
colla morte di Bastianazzo, e 'Ntoni soldato, e Mena da maritare, e tutti quei
mangiapane pei piedi, era una casa che faceva acqua da tutte le parti.
Infine cosa poteva valere la casa? Ognuno allungava il collo sul muro
dell'orto, e ci dava un'occhiata, per stimarla così a colpo. Don Silvestro
sapeva meglio di ogni altro come andassero le cose, perché le carte le aveva
lui, alla segreteria di Aci Castello.
- Volete scommettere dodici tarì che non è tutt'oro quello che luccica? andava
dicendo; e mostrava ad ognuno il pezzo da cinque lire nuovo.
Ei sapeva che sulla casa c'era un censo di cinque tarì all'anno. Allora si
misero a fare il conto sulle dita di quel che avrebbe potuto vendersi la casa,
coll'orto, e tutto.
- Né la casa né la barca si possono vendere perché ci è su la dote di
Maruzza, diceva qualchedun altro, e la gente si scaldava tanto che potevano
udire dalla camera dove stavano a piangere il morto. - Sicuro! lasciò andare
alfine don Silvestro come una bomba; c'è l'ipoteca dotale.
Padron Cipolla, il quale aveva scambiato qualche parola con padron 'Ntoni per
maritare Mena con suo figlio Brasi, scrollava il capo e non diceva altro.
- Allora, aggiunse compare Turi, il vero disgraziato è Io zio Crocifisso che
ci perde il credito dei suoi lupini.
Tutti si voltarono verso Campana di legno il quale era venuto anche lui, per
politica, e stava zitto, in un cantuccio, a veder quello che dicevano, colla
bocca aperta e il naso in aria, che sembrava stesse contando quante tegole e
quanti travicelli c'erano sul tetto, e volesse stimare la casa. I più curiosi
allungavano il collo dall'uscio, e si ammiccavano l'un l'altro per mostrarselo a
vicenda. - E' pare l'usciere che fa il pignoramento! sghignazzavano.
Le comari, che sapevano delle chiacchiere fra padron 'Ntoni e compare
Cipolla, dicevano che adesso bisognava farle passare la doglia, a comare
Maruzza, e conchiudere quel matrimonio della Mena. Ma la Longa in quel momento
ci aveva altro pel capo, poveretta.
Padron Cipolla voltò le spalle freddo freddo, senza dir nulla; e dopo che
tutti se ne furono andati, i Malavoglia rimasero soli nel cortile. - Ora, disse
padron 'Ntoni, siamo rovinati, ed è meglio per Bastianazzo che non ne sa nulla.
A quelle parole, prima Maruzza, e poi tutti gli altri tornarono a piangere di
nuovo, e i ragazzi, vedendo piangere i grandi, si misero a piangere anche loro,
sebbene il babbo fosse morto da tre giorni. Il vecchio andava di qua e di là,
senza sapere che facesse; Maruzza invece non si muoveva dai piedi del letto,
quasi non avesse più nulla da fare. Quando diceva qualche parola, ripeteva
sempre, cogli occhi fissi, e pareva che non ci avesse altro in testa: - Ora non
ho più niente da fare!
- No! rispose padron 'Ntoni, no! ché bisogna pagare il debito allo zio
Crocifisso, e non si deve dire di noi che «il galantuomo come impoverisce
diventa birbante».
E il pensiero dei lupini gli ficcava più dentro nel cuore la spina di
Bastianazzo. Il nespolo lasciava cadere le foglie vizze, e il vento le spingeva
di qua e di là pel cortile.
- Egli è andato perché ce l'ho mandato io, ripeteva padron 'Ntoni, come il
vento porta quelle foglie di qua e di là, e se gli avessi detto di buttarsi dal
fariglione con una pietra al collo, l'avrebbe fatto senza dir nulla. Almeno è
morto che la casa e il nespolo sino all'ultima foglia erano ancora suoi; ed io
che son vecchio sono qua. «Uomo povero ha i giorni lunghi».
Maruzza non diceva nulla, ma nella testa ci aveva un pensiero fisso, che la
martellava, e le rosicava il cuore, di sapere cos'era successo in quella notte,
che l'aveva sempre dinanzi agli occhi, e se li chiudeva le sembrava di vedere
ancora la Provvidenza, là verso il Capo dei Mulini, dove il mare era liscio e
turchino, e seminato di barche, che sembravano tanti gabbiani al sole, e si
potevano contare ad una ad una, quella dello zio Crocifisso, l'altra di compare
Barabba; la Concetta dello zio Cola, e la paranza di padron Fortunato, che
stringevano il cuore e si udiva mastro Turi Zuppiddu il quale cantava a
squarciagola, con quei suoi polmoni di bue, mentre picchiava colla malabestia, e
l'odore del catrame che veniva dal greto, e la tela che batteva la cugina Anna
sulle pietre del lavatoio, e si udiva pure Mena a piangere cheta cheta in
cucina.
- Poveretta! mormorava il nonno, anche a te è crollata la casa sul capo, e
compare Fortunato se ne è andato freddo freddo, senza dir nulla.
E andava toccando ad uno ad uno gli arnesi che erano in mucchio in un
cantuccio, colle mani tremanti, come fanno i vecchi; e vedendo Luca lì davanti,
che gli avevano messo il giubbone del babbo, e gli arrivava alle calcagna, gli
diceva: - Questo ti terrà caldo, quando verrai a lavorare; perché adesso bisogna
aiutarci tutti per pagare il debito dei lupini.
Maruzza si tappava le orecchie colle mani per non sentire la Locca che si era
appollaiata sul ballatoio, dietro l'uscio, e strillava dalla mattina, con quella
voce fessa di pazza, e pretendeva che le restituissero loro il suo figliuolo, e
non voleva sentir ragione.
- Fa così perché ha fame, disse infine la cugina Anna; adesso lo zio
Crocifisso ce l'ha con tutti loro per quell'affare dei lupini, e non vuol darle
più nulla. Ora vo a portarle qualche cosa, e allora se ne andrà.
La cugina Anna, poveretta, aveva lasciato la sua tela e le sue ragazze per
venire a dare una mano a comare Maruzza, la quale era come se fosse malata, e se
l'avessero lasciata sola non avrebbe pensato più ad accendere il fuoco, e a
mettere la pentola, che sarebbero tutti morti di fame. «I vicini devono fare
come le tegole del tetto, a darsi l'acqua l'un l'altro». Intanto quei ragazzi
avevano le labbra pallide dalla fame. La Nunziata aiutava anche lei, e Alessi,
col viso sudicio dal gran piangere che aveva fatto vedendo piangere la mamma,
teneva a bada i piccini, perché non le stessero sempre fra i piedi, come una
nidiata di pulcini, ché la Nunziata voleva averle libere le mani, lei.
- Tu sai il fatto tuo! le diceva la cugina Anna; e la tua dote ce l'hai nelle
mani, quando sarai grande.

Guadagnare navigando.
Guadagnare navigando! Acquisti prodotti e servizi.
Guadagnare acquistando online.

-^

 
Meteo 48 ore Meteo Sat24
Terremoti in tempo reale La salute
Il Ministero Il Governo Italia
Meteo Nubi
Meteo Pioggia

Enciclopedia termini lemmi con iniziale
a
b
c
d
e
f
g
h
i
j
k
l
m
n
o
p
q
r
s
t
u
v
w
x
y
z
Storia Antica dizionario lemmi
a
b
c
d
e
f
g
h
i
j
k
l
m
n
o
p
q
r
s
t
u
v
w
x
y
z
Dizionario di Storia Moderna e Contemporanea
a b
c
d e
f g
h i j k
l m
n o
p
q r
s
t u v w
y z
Lemmi Storia Antica
Lemmi Storia Moderna e Contemporanea
Dizionario Egizio
Dizionario di storia antica e medievale
Prima
Seconda
Terza Parte
Storia Antica e Medievale
Storia Moderna e Contemporanea
Storia Antica
Storia Moderna
Dizionario di matematica iniziale:
a
b
c
d
e
f
g
i
k
l
m
n
o
p
q
r
s
t
u
v
z
Dizionario faunistico
df1
df2
df3
df4
df5
df6
df7
df8
df9
Dizionario di botanica
a
b
c
d
e
f
g
h
i
l
m
n
o
p
q
r
s
t
u
v
z

|
|
|
|