Vita degli Animali Uccelli Steganopodi

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Vita degli Animali Uccelli Steganopodi














VITA DEGLI ANIMALI - UCCELLI - STEGANOPODI

INTRODUZIONE

Gli Steganopodi, penultimo ordine nella classe degli uccelli, hanno una lontana analogia con gli altri nuotatori, dai quali sono separati non solo per la differente struttura del piede, ma anche per l'impronta generale del loro aspetto somatico. Si può dire che alcuni assomigliano a certi longipenni, altri a certi lamellirostri: ma un'affinità vera e propria non esiste.
Gli uccelli di quest'ordine si possono anch'essi definire abitatori del mare, sebbene un'unica famiglia si comporti esattamente come gli uccelli oceanici, e non si allontani quindi mai dal mare se non costretta; anche gli altri, pur escorrendo sovente nell'interno dei continenti e fermandosi nei luoghi che ritengono adatti, sanno sempre destreggiarsi con grandissima abilità, quando si trovino a sorvolare le onde marine, e sono in grado di mantenervisi per mesi interi solo facendo capo alla terra per riposarsi di tanto in tanto. In quest'ultimo senso, gli Steganopodi mostrano una spiccata preferenza per i rami degli alberi, anche se poi certe specie non sdegnino di fermarsi per il riposo sugli scogli, sulle coste e sulle spiagge.
Nella parte settentrionale della loro area di diffusione il freddo dell'inverno li spinge a compiere regolari migrazioni; nel sud si limitano alle escursioni, e le effettuano seguendo il corso delle acque e soprattutto le coste del mare.
Quanto ai mezzi di locomozione, si potrebbe dire che gli Steganopodi riuniscano, in generale, le varie qualità dei lamellirostri e dei longipenni, suddivise, tuttavia, nelle diverse specie: così, alcuni si tuffano di slancio ed altri, nuotando, volano con maggiore o minore abilità, camminano, di solito, piuttosto male e sanno tenersi in equilibrio sui rami degli alberi. I sensi sono ben sviluppati, mentre le facoltà intellettuali devono considerarsi, tutto sommato, mediocri.
I vuoti, che essi aprono nel mondo dei pesci, sono vastissimi, e certo noi dovremmo per questo considerarli altamente nocivi se la loro voracità non finisse per trasformarsi in ricchezza per l'uomo, sotto forma di quelle immense riserve di escrementi che si possono trovare sugli scogli da essi abitati e che forniscono lavoro ad uomini e industrie. Essi sono, infatti, i produttori del guano, cioè di uno dei principali concimi che l'uomo usa in agricoltura; e questa è la loro unica utilità, a meno che si voglia considerare il piccolo numero di individui che si tengono prigionieri, gli scarsi bottini che, talvolta, si fanno tra le uova ed i piccini, o l'uso che di alcune specie viene fatto dai cinesi, che se ne servono per pescare.
Il nido degli Steganopodi si trova nei crepacci o sulle sporgenze delle rocce, sugli alberi, sulle creste dei monti e, più di rado, nelle paludi e nei pantani. Le coppie non si prodigano un granché nella costruzione, cercando per quanto possono di usufruire del lavoro già compiuto da altri e limitandosi ad apportare gli estremi ritocchi. Entrambi i genitori si dedicano con la massima cura alla cova ed all'allevamento dei piccoli.

PESCATORI

I Pescatori possono essere considerati i più perfetti tra gli steganopodi. Si caratterizzano per il torso snello, il collo corto, la testa voluminosa, il becco dritto, lungo e più o meno conico, il piede dai corti tarsi, le ali allungate ed acute, la coda conica lunga e composta di dodici o quattordici penne timoniere. Internamente, mostrano un cranio snello, la colonna vertebrale composta da diciassette vertebre cervicali, otto dorsali ed altrettante caudali; hanno lo sterno lungo e leggermente incavato verso la parte posteriore, e molte delle loro ossa sono pneumatiche.
Di abitudini oceaniche anch'essi, i Pescatori passano quasi tutta la loro giornata in volo dedicandosi alla ricerca del cibo, che sono soliti cogliere tuffandosi con grande maestria e di slancio: la sera hanno però bisogno di accostarsi alla terra per riposare, il che vuol dire che è difficile che si allontanino molto dalle coste. Per l'uomo, i Pescatori hanno una discreta importanza, poiché, mentre si recano a pescare in alto mare, e quindi producono dei danni abbastanza lievi con i vuoti che aprono nella fauna ittica, la loro abitudine a risiedere sulle isole li pone tra i più importanti produttori di guano. Anche le uova e le piume vengono variamente messe a profitto in molte parti del mondo.

FETONTE DALLA CODA BIANCA (Phaeton aethereus)

Il nome di Fetonte, il mitico figlio del Sole, fu attribuito da Linneo ad un uccello, che per il navigante è indizio sicuro del suo essere giunto nella zona torrida. Esso appartiene ad un genere, i cui caratteri principali sono dati dal corpo snello, dalla piccola mole, dal becco lungo quanto la testa, acuto, leggermente incurvato alla mascella superiore e dotato di un uncino appena distinguibile, dalle zampe deboli nelle quali il dito posteriore è strettamente unito a quello interno da una membrana, dalle ali lunghe e dalla coda composta da dodici o quattordici timoniere, di cui le due centrali si distinguono nettamente da tutte le altre per essere notevolmente più lunghe ed inoltre quasi completamente prive di vessillo.
Diffuso in tutti i mari tra i due Tropici, ed abbondante soprattutto nell'Atlantico, questo fetonte si vede di solito più frequentemente in prossimità delle coste, anche se a volte lo si possa incontrare a distanza di migliaia di miglia da esse a conferma della sua disponibilità a vivere senza pericolo o rischio, avendo come unico soccorso le acque marine. Questo tipo di distribuzione geografica e l'uso di muoversi in prossimità della terraferma non sono d'altra parte tipici di questa specie, ma si possono piuttosto considerare propri di tutto il genere di fetonti; i quali, del resto, sono molto vicini gli uni agli altri, anche nei modi di vita e nell'indole, sicché quanto verremo dicendo a proposito della specie dalla Coda Bianca si potrà trasferire senza variazioni rilevanti all'altra specie su cui ci fermeremo, ed a tutti i fetonti in genere.
Per riprodursi, il Fetonte dalla Coda Bianca e gli affini si fermano sulle isole e sulle coste, ed il tempo in cui ciò avviene varia naturalmente in relazione alla posizione dei luoghi prescelti. Di norma, se le coppie non hanno mai avuto a subire esperienze negative, si limitano a deporre il loro unico uovo sul suolo, sotto la sola protezione di qualche cespuglio, mentre nel caso che qualche persecuzione ci sia stata, vanno a nasconderlo nelle cavità e nei crepacci delle rocce. Le uova sono di colore generale bruno-cioccolata, con macchie e disegni di diversa ampiezza e di tonalità più scura. Della loro cova si occupano entrambi i sessi, con tale zelo che ad esempio l'avvicinarsi di un uomo non ha per effetto la fuga, ma l'attacco a colpi di becco, non di rado concluso con successo. I piccini, quando vengono al mondo, somigliano molto ad una palla di piume, rotondi come sono e rivestiti di un serico piumino bianco; soltanto più tardi vestono un abito giovanile striato, che con la prima muta si fa bianco, e, dopo aver raggiunto il terzo anno di età, il loro piumaggio assume la colorazione e la consistenza definitive.

FETONTE DALLA CODA ROSSA (Phaeton phoenicurus)

Anche il piumaggio del Fetonte dalla Coda Rossa è generalmente bianco sericeo e soffuso di rosa; vi si distinguono, inoltre, un largo nastro nero, che incomincia davanti all'occhio e si prolunga dietro di esso, la parte centrale delle remiganti dell'omero e le piume dei fianchi, di tonalità nero-cupa, e le due penne timoniere centrali che, bianche alla radice, di là in avanti si fanno rosso-vive ed hanno i fusti neri. L'occhio è bruno-nero, il becco scarlatto e con una striscia che lo segna di azzurro-pallido alla radice, i tarsi di color azzurro-sbiadito, i piedi e le palmature neri. In lunghezza, questa seconda specie è praticamente uguale all'altra: le sue timoniere più lunghe arrivano a poco meno di quaranta centimetri.

SULA BIANCA (Sula alba)

Le sule sono steganopodi più snelli e più voluminosi dei fetonti. Il loro becco è più lungo della testa, e sembra quasi formato da tre parti sovrapposte l'una all'altra; i loro piedi sono bassi ma robusti, le ali molto lunghe, e la coda, formata da dodici penne, è conica ed acuta. La faccia e la gola della Sula Bianca sono completamente nude.
La Sula Bianca, o Corvo di Mare Bianco, come, pure, viene a volte chiamata, è complessivamente rivestita d'un abito bianco, che solo in corrispondenza delle remiganti primarie si fa nero-bruno; sull'alto del capo e sulla parte posteriore del collo è soffusa di gialliccio, ed ha, inoltre, gli occhi gialli, il becco azzurrognolo, il piede verde, la pelle nuda della gola e della faccia nera. La sua lunghezza si aggira sui novantacinque centimetri, venticinque ne misura la coda e circa cinquanta ciascuna delle due ali; l'apertura alare arriva fino ad un metro e novanta centimetri.
Le qualità motorie della Sula Bianca si mostrano notevoli soprattutto nel volo, che pure non raggiunge l'eccellenza di certi longipenni; esso appare, tuttavia, variato e capace delle evoluzioni più diverse, dai prolungati ondeggiamenti che non richiedono il sussidio dei movimenti delle ali agli improvvisi battiti che ne aumentano la velocità e ne deviano la direzione, dalle impennate verso l'alto ai precipitosi balzi verso il basso, in tuffo, destinati a cogliere sotto il pelo dell'acqua una preda scorta da lontano. Sul terreno, invece, la Sula stenta a reggersi in piedi e ad avanzare. Anche lo stare ferma parrebbe allora le costi fatica; e nel nuoto essa non sembra eccellere granché, se si bada al fatto che raramente avanza servendosi dei piedi e preferisce di solito farsi trasportare dalle onde, come per riposare.
Sillabe roche, interrotte e gracchianti compongono il non gradevole complesso di suoni in cui s'articola la voce delle sule, che hanno poi, oltre ad un'intelligenza piuttosto limitata, un altro aspetto negativo del loro modo d'essere nella malignità del carattere, nell'indifferenza verso tutti gli altri uccelli, compresi quelli della loro stessa specie, e nella facilità con cui si servono contro di essi della potente arma del becco.
Chi abbia potuto vedere le sule nelle isole e isolotti che si scelgono per covare, può facilmente comprendere come esse possano dare origine a vere e proprie montagne di guano. Si tratta, infatti, di colonie nelle quali vivono non di rado addirittura centinaia e centinaia di migliaia d'individui, sicché l'isolotto ne appare letteralmente ricoperto e l'aria circostante brulica della loro presenza. In questa località gli stormi giungono nel corso dell'aprile, e ne ripartono in ottobre, a ciclo riproduttivo esaurito. I nidi sono vicinissimi gli uni agli altri, poggiano direttamente sul terreno e sono intessuti di vegetali marini e terrestri: è singolare il fatto che mentre i primi tra essi appaiono di rispettabili proporzioni, gli ultimi sono, invece, piccoli, com'è richiesto inevitabilmente dalla mancanza di spazio. Ogni nido contiene un unico uovo, il cui colore originario è il bianco, ma che nel corso della cova diventa progressivamente giallo-sporco: i piccini sgusciano verso la fine di maggio o nei primi di giugno, ed alla fine di luglio sono già cresciuti a metà, ma sempre coperti del corto piumino bianco-gialliccio. Un mese dopo la loro mole è divenuta rispettabile, ed essi, accuditi con grandissimo amore dai genitori e rimpinzati di cibo fino alla nausea, si trovano ad essere pingui e grassissimi.
Esemplare di sula dai piedi blu

FREGATE

Il più nobile degli steganopodi, la Fregata, si distingue da tutti gli affini, e deve perciò essere preso a rappresentante di una famiglia particolare.

FREGATA (Tachypetes aquilus)

La Fregata ha corpo snello, collo robusto, testa molto grande, becco più lungo della testa, schiacciato e largo alla base, piatto sul culmine, convesso verso l'estremità e piegato in basso a forma d'uncino, fornito inoltre d'una mascella inferiore altrettanto ricurva e d'uno squarcio che arriva fin sotto gli occhi; i suoi piedi hanno tarsi corti, robusti e piumati, e la membrana, collocata tra le singole dita appare profondamente intagliata; l'ala è lunga e puntuta e la coda, composta di dodici penne, è anch'essa abbondante, ed inoltre profondamente forcuta; e il piumaggio, strettamente aderente, risulta composto superiormente da piume abbastanza lunghe, sul mantello da piume tondeggianti e sul petto da piume sfilacciate, lasciando spazi nudi attorno agli occhi e alla gola. Nella struttura interna colpiscono soprattutto la leggerezza dello scheletro e la sua estesa pneumaticità, e merita particolare attenzione un sacco membranoso tracheale che si può riempire e vuotare d'aria a volontà dell'animale. La lunghezza della Fregata raggiunge e supera il metro, e l'apertura d'ali è di due metri e quindici centimetri; l'abito si colora generalmente di nero-bruniccio, ed appare cangiante tra il porporino e il verde metallico sulla testa, sulla nuca, il dorso, il petto ed i lati del corpo, soffuso di grigiastro sulle ali, bruniccio sulle remiganti omerali e sulle timoniere. L'occhio è nero-cupo o bruno-grigio, lo spazio nudo che lo circonda è azzurro-porporino, il becco azzurro-chiaro alla radice, bianco nel mezzo e corneo-scuro alla punta, il sacco tracheale rosso-arancio e il piede rosso-carminio superiormente e inferiormente arancione.
Le aree di residenza di questi uccelli coincidono in buona misura con quelle dei fetonti, poiché anch'essi si muovono sui mari compresi tra i due Tropici; a differenza degli affini, tuttavia, si allontanano molto di rado dalle coste, si inoltrano scarsamente nel mare aperto, e dopo aver cacciato abbondantemente nel corso della mattinata vanno assai presto a prendere posto sulla terraferma, disponendosi al riposo sui rami degli alberi.
Molti scrittori sono inclini a considerare le fregate come i più celeri volatori del mare, ed, in realtà, in quello che è il loro elemento preferito - esse sono quasi del tutto inabili a camminare, e non nuotano quasi mai - hanno una tale facilità di movimenti, riescono a raggiungere, lanciandosi verso il basso, velocità così elevate, e d'altra parte si tengono librate per così lungo tempo e senza sforzo alcuno che un parere di questo genere sembra difficilmente refutabile. Anche generalmente accettata è l'opinione che i loro sensi siano ben sviluppati, e tra di essi in modo particolare la vista, capace di cogliere la presenza di ogni piccolo pesce che nuoti al pelo dell'acqua anche da grande distanza; mentre le risorse intellettuali non sembrano essere gran che eminenti, anche se si riconosca la loro capacità di distinguere, almeno fino ad un certo punto, persone e circostanze sfavorevoli, e si sappia che sono uccelli molto capaci di far tesoro delle eventuali persecuzioni. Il cibo viene rintracciato per la maggior parte tra i pesci: non sono trascurati ad ogni modo i piccoli vertebrati, i nidiacei e le uova altrui.
In gruppi che possono comprendere cinquecento e più coppie, le fregate si stabiliscono per nidificare sulle isole, occupando tutte le località adatte e visitandole regolarmente per anni interi. I vecchi nidi vengono riparati, quelli nuovi costruiti con ramoscelli, erbe e canne sui rami e le cime degli alberi che guardano l'acqua, ed in essi si possono trovare da due a tre uova di color bianco-verdiccio alla cui cova si dedicano entrambi i genitori. I piccini vengono alla luce coperti di un piumino bianco-gialliccio, e sono piuttosto singolari a cagione dello scarsissimo sviluppo delle estremità inferiori; per uscire dal nido, impiegano parecchio tempo, poiché la crescita delle loro ali avviene molto lentamente.

CORMORANI

I Cormorani costituiscono la famiglia più ricca di specie nell'ordine degli steganopodi. Morfologicamente, i loro tratti distintivi sono dati dal corpo molto slanciato ma robusto, dal collo lungo, snello e sottile, dal becco di media misura, rettilineo e acuto, oppure piegato in un potente uncino, dal piede e tarsi e dita brevi, dalle ali lunghe ed a punta ottusa, dalla coda di media o grande lunghezza, che presenta la particolarità di essere saldata al corpo come da una mano sommaria ed inesperta.
Diffusi in ogni parte della Terra, e distribuiti tanto sul mare che intorno alle acque dolci, i Cormorani vivono per alcune specie anche all'estremo nord, ma per la maggior parte sono originari delle zone temperate e torride. Mentre alcuni vivono prevalentemente in prossimità del mare e nidificano e si stabiliscono sulle isole scogliose, altri si avvicinano alle coste solo se smarriti e si tengono sulle rive dei pantani, delle paludi e degli stagni, scorrendo ampiamente nell'interno dei continenti; le specie nordiche migrano regolarmente, mentre le altre limitano alle escursioni i loro spostamenti.
Quanto ai mezzi di locomozione, i Cormorani appaiono soprattutto abili nei movimenti nell'acqua: sono i più abili tuffatori del loro ordine, mentre sul terreno appaiono alquanto impacciati, volano celermente, ma con qualche sforzo, e si destreggiano con grande perizia sui rami degli alberi. Dotati di sensi ben sviluppati, sono abbastanza intelligenti ed accorti ma anche rissosi, maligni ed inquieti. Perennemente irrequieti, sono poi di una voracità che sembra priva di qualsiasi limite. Anche con il ventricolo pieno non rinunziano a lanciarsi su qualsiasi preda, e gli unici momenti di tregua in questa frenetica ricerca di cibo sembrano costituiti dalle ore dedicate al riposo o alla cura del proprio aspetto; è logico che essi siano mal sopportati nelle regioni delle quali l'uomo ha preso possesso, perché vi distruggono enormi quantità di pesce, ivi compreso quello di grandi proporzioni, che riescono ad ingurgitare grazie all'estensibilità della loro faringe; riescono di una certa utilità solo quando si limitano a pescare in alto mare, in quanto in questi casi la loro voracità si traduce nella produzione di notevoli quantità di guano.
Tutte le specie della famiglia nidificano in società che spesso possono arrivare a comprendere migliaia e migliaia di coppie. I nidi vengono collocati ora su isole rocciose, nei crepacci, nelle cavità e nelle sporgenze, ora sugli alberi, magari in numero di quaranta o cinquanta sulla stessa pianta; consistono in ammassi disordinati di rami, erbe e foglie, di solito così umidi che le tre o quattro uova di color bianco-verdiccio si trovano a posare direttamente sul fango. I due coniugi covano con tale assiduità che è praticamente impossibile allontanarli dal nido, e recano ai loro piccoli grandi quantità di cibo; appena sgusciati, i piccini sono quasi completamente nudi e crescono molto lentamente. Quando possono abbandonare il nido, vengono portati dai genitori nell'acqua e qui ammaestrati e protetti per un paio di giorni prima d'essere abbandonati a sé stessi.
Un cormorano

Cormorani in uno stagno della Sardegna

ANINGA o PLOTO o UCCELLO SERPENTE (Plotus anhinga)

L'Aninga misura in lunghezza circa ottantacinque centimetri, ha coda di venticinque centimetri ed apertura alare di oltre un metro e dieci centimetri. Il suo abito è di color nero-velluto sulla testa, sul collo e su tutte le parti inferiori, caratterizzate, inoltre, da iridescenze verdicce, mentre sulla parte alta del dorso porta delle piccole macchie chiare e sull'alto delle ali macchie di egual colore ma più grandi; le scapolari e le copritrici posteriori dell'ala recano delle striature longitudinali bianche, le remiganti e le timoniere ne portano di nericce, e queste ultime penne hanno le punte bruno-grigio-bianchicce. L'occhio è rosso-arancio, il becco bruno-grigio sulla mascella superiore e bruno-giallo-rossiccio sulla inferiore, la parte nuda della gola è rossiccio carnicina. Le femmine si distinguono per avere la testa, il retro del collo e il dorso di color bruno-grigio e le parti inferiori rossiccio-fulve con tendenza al nero-bruniccio in corrispondenza del ventre.
L'area di diffusione dell'Aninga si stende dagli stati meridionali degli U.S.A. fino al Cile ed al Paraguay; a partire da essa l'uccello compie, talvolta, delle escursioni verso settentrione, giungendo fino al centro dello Stato del Mississippi.

PLOTO DI LEVAILLANT (Plotus levaillanti)

Anche il Ploto di Levaillant è nero sulle parti inferiori; il suo collo è di color ruggine, una striscia che, partendo dall'occhio, discende sui lati del collo, è nera, ed un'altra che la sottende è bianca, mentre le piume del torso sono bruno-ruggine e le remiganti e le timoniere presentano delle strisce nere e le seconde hanno le punte più chiare. Gli occhi sono di un colore giallo-bronzo o giallo-rosso, le parti nude della faccia e del collo sono verde-gialle, il becco corneo ed il piede grigio-verdicci. Le differenze delle femmine rispetto a questa distribuzione di colori sono insignificanti; si può dire soltanto che esse appaiono generalmente meno vivaci; quanto poi alle misure, esse vanno dai settantotto centimetri circa della lunghezza ai poco meno che venticinque centimetri della coda, dai trentadue centimetri dell'ala al metro e cinque centimetri dell'apertura alare.
Il Ploto di Levaillant è originario dell'Africa, e si trova presso tutte le sue acque a partire dal centro-nord fino al Capo di Buona Speranza.
L'indole dei ploti è praticamente analoga a quella dei cormorani veri e propri, il che dà ulteriore ragione della loro assegnazione alla famiglia di cui quelli sono il tipo. Socievoli tra di loro, stringono rapporti labilissimi con le fregate, i pellicani e gli aironi con cui si trovino a convivere, di solito non badando ad essi che con pochissimo interesse. Dall'uomo e dagli altri animali pericolosi si tengono alla larga, con una dose di prudenza che si rafforza ogni volta in caso di persecuzione, e dànno quindi a vedere di essere in possesso di doti intellettuali piuttosto sviluppate. Non manca, d'altro canto, una certa dose di malignità nel loro carattere, che si manifesta in zuffe più o meno clamorose, combattute anche con i propri simili.
I ploti amano nidificare soprattutto sugli alberi, come abbiamo già accennato, ma in caso di necessità si adattano a farlo anche sulle isole scogliose, purché si tratti sempre di località prossime all'acqua. Il nido ha un diametro di circa sessanta centimetri, e si compone di un sottostrato di ramoscelli secchi, di rametti verdi mescolati alle foglie e di un rivestimento interno fatto con muschio, tenere radici e simili.
La covata comprende da tre a quattro uova di colore azzurro-chiaro, coperte da un rivestimento calcareo abbastanza consistente che le fa apparire tinteggiate di bianco sporco; i piccoli, nelle prime due settimane di vita, vestono un piumino bruniccio, nella terza incominciano a mettere le remiganti e le timoniere, e si coprono del normale piumaggio sul petto e sulle parti inferiori solo dopo che ali e coda hanno quasi raggiunto il loro completo sviluppo. Non lasciano il nido se non quando abbiano perfettamente imparato a volare, ed anche allora i genitori non smettono di sorvegliarli durante i loro voli.

MARANGONE o CORMORANO (Phalacrocorax carbo)

Il Marangone ha una lunghezza di circa novanta centimetri, coda di diciassette centimetri, ali di trentacinque centimetri ed apertura alare di quasi un metro e sessanta centimetri. Il suo piumaggio è verde-nero lucente sull'alto del capo, sul collo, il petto, l'addome e la parte inferiore del dorso, bruniccio sulla parte anteriore del dorso e sulle ali, che appaiono come disegnate a squame a cagione dei margini più scuri delle singole penne; le penne remiganti e timoniere sono nere, mentre una macchia bianca, che incomincia dietro l'occhio, circonda tutta la gola ed un'altra simile, ma di forma tondeggiante, si trova sui fianchi. Gli occhi sono color verde-mare, il becco gialliccio alla radice e nero per il resto, la pelle nuda della faccia e della gola gialla, il piede nero.
Nel periodo della riproduzione i marangoni, e specialmente i maschi, portano sulla testa delle piume filiformi bianche e nere, che salgono al di sopra delle altre, ma sono destinate a cadere presto.
A partire dal centro della Norvegia e andando verso mezzogiorno il Marangone si incontra in quasi tutta l'Europa e, durante l'inverno, in Africa, dove si trasferisce in numero sterminato; è, inoltre, comunissimo in Asia e in America, da cui emigra, rispettivamente, verso il sud dello stesso continente e verso le Indie Occidentali. Nelle zone che gli sono proprie l'uccello sceglie per risiedere, a seconda delle circostanze, le acque dolci o quelle del mare, ed è, in genere, più numeroso in prossimità di quest'ultime, specie laddove le coste siano scogliose e difficilmente accessibili; nell'interno della terraferma ama i grandi fiumi e, più in generale, i corsi d'acqua circondati da estese foreste, rifugiandosi nelle quali può sfuggire la vicinanza e le insidie dell'uomo. D'altra parte, questo rifiuto a risiedere in prossimità delle nostre abitazioni è tutt'altro che costante, poiché non solo i marangoni in molti casi vivono vicino ad esse, ma si affezionano a tal punto a queste sedi non troppo abituali che allontanarli riesce difficilissimo, e si è costretti, a volte, a ricorrere alla forza per ottenere qualche risultato.
Molto socievoli, i marangoni si trattengono, di solito, all'interno di brigate più o meno numerose, ed è molto difficile vederli isolati. Dedicano le ore del mattino alla pesca, nel pomeriggio si riposano e digeriscono, la sera tornano a pescare e poi si ritirano per dormire: ed a quest'ultimo fine scelgono gli alti alberi, quando abitano sulla terraferma, ed in mare le isole scogliose che permettono loro, oltre ad un approdo e ad una partenza molto agevoli, di dominare con la vista il mare circostante. Nei loro movimenti questi uccelli sono molto vicini ai ploti: camminano con difficoltà e fastidio, si destreggiano piuttosto agevolmente sui rami degli alberi, volano, tutto sommato, molto mediocremente; mentre sono d'una estrema abilità nel tuffarsi e nel nuotare, sia alla superficie che all'interno delle onde. Quando inseguono sott'acqua una preda, si allungano in modo tale e raggiungono velocità così alte da richiamare alla mente l'idea di una freccia. Come prova della loro buona intelligenza, e segnatamente della ricettività della loro indole, si può segnalare ancora, tuttavia, la facilità con cui si lasciano ammaestrare alla pesca, soprattutto in Cina. I proprietari dei marangoni destinati a questo ufficio - e che per la maggior parte sono nati in cattività - li recano sulle acque pescose a bordo di lunghe zattere di bambù, naturalmente dopo averli convenientemente addestrati. Il collo dell'uccello viene circondato da un filo o da un anello metallico che lo stringe, e che ha l'ufficio di impedirgli di inghiottire il pesce rintracciato. Mandato in acqua, il Marangone vi si sprofonda, talvolta di buon grado, tal'altra spinto dal padrone con la voce o magari con qualche mezzo più persuasivo, e dopo qualche tempo riaffiora, recando quasi sempre un pesce nel becco. Bisogna dire che il suo addestramento e la sua domesticità non arrivano mai al punto da fargli smettere l'abitudine di divorare le prede che raccoglie, spinto dalla consueta, insaziabile fame: non fosse per l'anello che gli stringe il collo, il pesce catturato verrebbe inghiottito in un baleno, ad onta di tutti. Quando abitino le acque dell'interno dei continenti, i marangoni sono dannosissimi ed insopportabili. La loro insaziabilità è tale che riescono a divorare una quantità di pesce pari a quella che basterebbe a saziare un uomo; e mentre in mare quest'unico tipo di alimentazione, raccolta sul fondo o sulla superficie, li accontenta, vicino alle acque dolci essi insidiano anche molte altre specie di piccoli vertebrati. Così, nel giardino zoologico di Vienna si constatò che i marangoni erano abilissimi nel cogliere al volo le rondini; con il corpo sprofondato nell'acqua, la testa piegata all'indietro e il becco spalancato a fior d'acqua, aspettavano che l'innocente uccellino arrivasse a tiro e poi, con un improvviso e velocissimo scatto del collo, lo inghiottivano. Non c'è da dubitare che in libertà questo tipo singolare, ma efficacissimo, di caccia sia largamente usato.
I marangoni, atti alla riproduzione, compaiono nelle sedi di nidificazione, alberi o cavità e sporgenze degli scogli, nel corso dell'aprile, e con grande sollecitudine procedono alla preparazione del nido, costruendolo autonomamente, oppure scacciando altri volatili come le cornacchie e gli aironi cinerini e servendosi di quelli predisposti da loro. Alla fine del mese depongono già le loro tre o quattro uova piccole e snelle, colorate di verde-azzurrognolo e munite di un rivestimento calcareo, e provvedono a covarle, alternandosi con grande assiduità.
In comune, si occupano pure dell'alimentazione dei piccoli, recando loro nella faringe e nel ventricolo una grandissima quantità di cibo che poi rigettano nel nido: così abbondantemente nutriti, i nuovi nati crescono ovviamente piuttosto in fretta, sebbene non possano contare molto sulla protezione dei genitori in caso di pericolo, poiché quelli non sanno difenderli in alcun modo, almeno dalle incursioni dell'uomo. Alla metà di giugno se ne volano via, ed i genitori passano rapidamente ad una seconda incubazione.

PELLICANI

I Pellicani sono i più grandi e singolari rappresentanti dell'ordine degli steganopodi. Il loro tratto più peculiare è costituito dal becco, che è conformato come un sacco provvisto del coperchio necessario per chiuderlo: il sacco è formato dalla mascella inferiore, ed il coperchio dalla superiore, un coperchio molto lungo, del tutto schiacciato e quasi uniformemente largo dalla base all'apice. Il culmine della mascella superiore per tutta la sua lunghezza ha l'aspetto di una cresta, che termina, alla punta, in un forte uncino, e nella faccia interna l'intera mascella presenta delle listarelle longitudinali sottili ed affilate, con ai margini un'altra listarella munita di due orli, affilati e separati da una incavatura; la mascella inferiore si compone delle due branche deboli, sottili, basse e pieghevoli, le quali fra di loro comprendono un sacco membranoso straordinariamente ampio ed estensibile. Gli altri caratteri dei Pellicani, nettamente meno vistosi, sono dati dal corpo voluminoso e di forma quasi cilindrica, dal collo lungo e piuttosto sottile, dalla testa piccola, dal piede basso, ma dotato di lunghe dita e quindi di estese membrane interdigitali, dalle ali grandi e larghe e dalla coda corta, larga e tondeggiante, composta di un numero di penne variabile da venti a ventiquattro. Il piumaggio lascia libera la regione gutturale ed uno spazio intorno agli occhi, nel mezzo del petto prende una consistenza sfilacciata ed all'occipite si allunga, di solito, in un ciuffo.
I Pellicani sono diffusi nella zona calda della Terra e nelle due zone temperate, che confinano con essa; si incontrano in quasi tutto il globo ed hanno un'area di diffusione molto estesa. Nei loro costumi le differenti specie non si accordano proprio sotto ogni aspetto, ma si rassomigliano tuttavia al punto che, per averne un'idea sufficiente, potrà bastare soffermarsi su un paio di specie principali. Di esse riferiremo i principali tratti individuanti, per poi riunire in un discorso complessivo tutto quanto riguarda le loro abitudini di vita.
Un pellicano

PELLICANO COMUNE (Pelecanus onocrotalus)

Come dice il suo nome, è la specie più comune e diffusa della famiglia. La sua grande mole arriva in lunghezza ad un metro e cinquantacinque centimetri; la coda è di soli quindici centimetri, ogni ala ne misura circa cinquanta, e l'apertura alare raggiunge i due metri e venti centimetri. Il piumaggio, che sulla testa si prolunga in un ciuffo di penne lunghe e tondeggianti, nell'età adulta è completamente bianco, meno le remiganti primarie, che sono brune e soffuse di un color roseo, e la parte anteriore del petto che è sfumata di giallo; nella gioventù appare viceversa bruno-grigio sul mantello e grigio-cinerino sulle parti inferiori. L'occhio è rosso-vivo, lo spazio nudo, che lo circonda, giallo, il becco grigiastro con punti gialli e rossi, il sacco gutturale venato di giallo-azzurrognolo, il piede carnicino-chiaro. Il maschio e la femmina si distinguono visibilmente per la mole, che nella seconda è nettamente inferiore.
Le zone di diffusione del Pellicano Comune vanno dal sud dell'Ungheria alla maggior parte dell'Africa ed al sud dell'Asia.

PELLICANO CRESPO (Pelecanus crispus)

Alquanto più grande del precedente, il Pellicano Crespo arriva in lunghezza ad un metro e sessantacinque centimetri, ed ha le ali e la coda rispettivamente di settantacinque e di venti centimetri. Il suo piumaggio è bianco, dolcemente soffuso di rossiccio-grigio; le ali sono nere, e le piume della testa e del retro del collo increspate ed allungate in forma di ciuffo. Ha gli occhi color bianco-argento, il becco superiormente gialliccio-grigio, il sacco gutturale rosso-sangue con venature azzurre, il piede nero. Gli individui giovani sono, generalmente, colorati di grigio. La patria di questo uccello è stabilita più ad oriente di quella dell'affine: essa parte dal Mar Nero, che ne è il luogo a noi più prossimo, e si estende poi a levante presso le maggiori acque del centro e del meridione dell'Asia; alcuni esemplari compaiono ogni anno nella Cina meridionale ed altri, rarissimi, nel nord dell'Africa. I pellicani riescono a camminare per tratti anche abbastanza estesi, benché si muovano sul terreno lentamente e dondolando; sono molto abili nello spostarsi tra i rami e le foglie degli alberi, ed è, infatti, a queste posizioni che ricorrono volentieri sia per riposarsi che per godersi il sole e ravviarsi le piume; volano, poi, in un modo abbastanza particolare, prendendo una breve rincorsa caratterizzata da frequenti e rumorosi battiti d'ala, piegando il collo ad S in modo che la nuca poggi all'indietro ed il sacco gutturale sul davanti del collo, battendo per alcune volte ancora le ali ed infine scivolando o alzandosi a spirale verso l'alto. Il moto nell'aria sembra non stancarli quasi per niente, com'è dimostrato dal fatto che, quando abbiano trovato una sede di terraferma che li soddisfi pienamente, non la abbandonano più, anche se la sua posizione li costringa a superare distanze notevoli per andare alla ricerca del cibo. Nell'acqua questi uccelli nuotano con grande leggerezza, mentre un'unica specie, vivente nel centro dell'America, è abile nel tuffarsi. I sensi dei pellicani sono sviluppati almeno quanto quelli degli affini, e le loro facoltà intellettuali appaiono anche superiori. Esse li inducono a comportarsi con grande prudenza in vicinanza dell'uomo che non conoscono, ed a tenere bene a mente le persecuzioni eventualmente patite; mentre d'altra parte li spingono alla più confidente domesticità verso coloro che non li molestano, per cui li si può vedere andare e venire dalle case dei pescatori di certi villaggi, che usano la semplice accortezza di strappare di tanto in tanto le loro remiganti. In prossimità dei mercati di pesce, poi, è uno spettacolo curioso e divertente osservare gli esemplari addomesticati, che si tengono accanto ai venditori, e con i loro movimenti sembrano quasi elemosinare qualche boccone; e, se non lo ricevono subito, si dànno a molestare questo e quello, finché non abbiano ottenuto quanto desiderano. Nei rapporti reciproci questi uccelli sembrano consigliati da una natura estremamente bonaria e pigra; vivono assieme e sbrigano in comune ogni faccenda; verso gli altri uccelli non hanno, invece, tendenza alla socievolezza, ma tuttavia è necessario che insorgano ragioni molto gravi, per esempio una fame insistente, perché arrivino ad attaccar briga con essi. Le loro giornate si svolgono con tranquillità e secondo schemi praticamente immutabili. I pellicani scelgono, per covare, i rami degli alberi oppure i margini delle paludi e dei laghi, sempre badando a rintracciare delle sedi che siano ben protette. I loro nidi sono delle sommarie accozzaglie di canne grossolane e sottili, piuttosto vicini, gli uni agli altri e sempre umidi, addirittura fradici e ricoperti, così come lo spazio da cui sono circondati, dal bianco sterco dei proprietari. Se a questa sgradevole presenza si aggiunge quella del cibo non utilizzato e che va lentamente decomponendosi, si comprende bene perché le zone, scelte da questi uccelli per nidificare, siano costantemente impregnate di un tanfo insopportabile e disgustoso. La covata si compone di un numero variabile di uova, da due a cinque - in prigionia è difficile che ne depongano più di due -; esse non sono molto grandi hanno forma allungata ed assottigliata alle due estremità e colore bianco-azzurrognolo, quasi sempre nascosto, però, da una grossa crosta addizionale calcarea. I piccini, appena sgusciati, hanno un aspetto molto semplice, e sono, per la verità, delle creature abbastanza sgradevoli: per essi i genitori, che li amano teneramente, dimenticano la timidezza abituale, sicché in questo periodo se ne possono uccidere un gran numero.

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