Mammiferi Volitanti.

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VITA DEGLI ANIMALI - MAMMIFERI - VOLITANTI

INTRODUZIONE

Prima ancora che nei bei giorni di estate il sole sia del tutto sparito, uno degli ordini più notevoli della classe dei mammiferi comincia la sua vita particolare.

Da tutte le fessure, da tutte le caverne, da tutti i pori sbuca e si prepara all'opera notturna una scura e malinconica schiera, che vive timidamente ritirata durante il giorno, come se non osasse mostrarsi alla luce del sole.

E più si fa denso il crepuscolo e più grande è il numero di questi esseri tenebrosi, poiché col giungere della notte tutti diventano allegri, seguendo il loro istinto.

Siamo ad un tipo di animali che stanno fra i mammiferi e gli uccelli, sono un anello di congiunzione tra l'una e l'altra classe, e a questa posizione intermedia corrispondono la struttura del corpo e il loro modo di vivere.

Tuttavia sono mammiferi voraci e l'accostamento agli uccelli lo si può fare solo per quanto riguarda le manifestazioni esterne.

Indichiamo questi animali col nome di Pipistrelli.

Più ci avviciniamo alla zona tropicale, e più aumenta il numero dei Volitanti, e col numero la varietà e la ricchezza delle forme.

Il sud è la vera patria dei Volitanti o Chirotteri, come pure si chiamano.

In Italia, in Grecia, in Spagna osserviamo già una sorprendente abbondanza di pipistrelli:

all'avvicinarsi della notte, sbucano non più a centinaia, ma a migliaia, dai loro ripostigli, ed ingombrano di sé l'aria.

Da ogni casa, da ogni muro, da ogni screpolatura di roccia, svolazzano fuori, come se un poderoso esercito volesse sfilare.

E' veramente sorprendente il numero dei Volitanti che si vedono nei paesi caldi, ed è sommamente dilettevole lo starsene ad osservarli una sera davanti alle porte di una città importante dell'Oriente o dell'India.

Lo stormo di pipistrelli che la sera si desta oscura colà letteralmente l'aria.

Dappertutto vi è movimento e vita;

fra gli alberi dei giardini, le siepi e i boschi si ode frullare la colonna mobile che svolazza a un'altezza più o meno grande, tra le vie della città, i cortili e le stanze.

A centinaia vengono e spariscono;

e si è continuamente circondati da una schiera ondeggiante: nessuno può riuscire a contarne il numero.

I volitanti o chirotteri si distinguono soprattutto per la forma straordinaria del loro corpo.

Hanno comunemente un corpo depresso, collo breve, capo grosso e allungato con ampia apertura di bocca.

Nel complesso della corporatura si accordano, in sostanza, con le scimmie, ed hanno come queste due mammelle pettorali.

Ma in tutto il resto si distinguono in modo molto netto da quegli animali;

le loro mani anteriori trasformate in strumenti di volo sono gigantescamente ingrandite, mentre il corpo è ridotto alla grandezza più moderata.

L'animale sembra di grossa mole, quando in realtà è uno dei più piccoli mammiferi.

La struttura interna del corpo offre particolari caratteri:

l'impalcatura ossea è leggera e forte;

le stesse ossa non contengono mai spazi pieni d'aria come negli uccelli;

il capo ha una piccola cavità cranica, e piccole ossa della faccia ben distinte;

tutte le parti sono saldate senza visibili suture:

la conformazione dell'osso intermascellare è molto sorprendente, poiché i due rami ne sono divisi o incastrati nel palato.

Le vertebre sono larghe e brevi, le costole lunghe, larghe e fortemente arcuate; le ossa del bacino anguste e distese; mentre le clavicole e le scapole sono grosse e robuste. Ma quel che è più singolare è la struttura delle mani; il braccio e avambraccio, come pure le dita, sono molto allungate, soprattutto le tre dita esterne che sono più lunghe dell'avambraccio. Per questo motivo le dita, atte ad espandere la membrana volitante che le tramezza sono del tutto inette ad ogni altro servizio. Il pollice soltanto, che non si collega alla membrana, somiglia ancora ai diti degli altri mammiferi; è, come di solito, con due falangi, breve, e munito d'una forte unghia compressa che all'animale rimpiazza tutta la mano nell'arrampicarsi e tenersi aggrappato. I femori sono molto più corti e deboli degli omeri, come le ossa delle gambe sono di molto inferiori a quelle dell'avambraccio. Le gambe sono piuttosto ben conformate; il piede si divide in cinque dita, che portano unghie compresse; tuttavia il piede ha anche la sua irregolarità, giacché dal calcagno parte un osso che si trova solo nei pipistrelli, lo sprone, il quale serve a stendere la pelle fra la coda e le gambe. Anche la struttura dello scheletro indica i volitanti come anello di congiunzione fra gli uccelli e i rettili volanti fissili. I muscoli sono pure molto strani: quelli del petto sono estremamente fioriti e, a quelli che esistono negli altri mammiferi, se ne aggiunge uno del tutto nuovo, il quale da una parte mette capo al cranio e dall'altra alla mano, servendo così ad aiutare a stendere la pelle. La dentatura rassomiglia a quella dei carnivori, e specialmente a quella degli insettivori. Contiene in serie non interrotte tutte le sorta di denti; ma la forma e il numero sono soggetti a grandi modificazioni. Forti muscoli masticatori, la lingua affatto libera, borse guanciali interne in alcuni, uno stomaco grinzoso a forma d'otre, ed un largo intestino senza cieco, distinguono ancora essenzialmente l'animale.

Per noi la cosa più notevole è lo sviluppo delle membrane. Queste non solo danno la forma a tutto il corpo, ma anche alla faccia, ed è per questa ragione che le facce dei pipistrelli sono così mostruose. Il muso molto aperto contribuisce a dare alla faccia un'espressione affatto particolare; ma è l'espansione membranosa delle orecchie e del naso che dà alla faccia, almeno a parere dei più, un'impronta particolare e la sua bruttezza. «Nessun gruppo di animali» dice il Blasius, «ha mai mostrato un tale sviluppo di membrane cutanee. Ciò dipende dalla conformazione delle orecchie e del naso, come della membrana che serve a volare. Le orecchie hanno in tutte le specie una straordinaria grandezza; la loro lunghezza in alcune specie oltrepassa quella del corpo, e le due orecchie si espandono in larghezza e in alcuni casi si riuniscono in un solo padiglione. In alcune specie i contorni delle narici e della parte superiore del naso si sviluppano in certe espansioni, onde ne risultano facce che non hanno le uguali». Quanto all'attitudine al volo e alla impronta di questa attitudine diremo che esse dipendono strettamente dalla forma della membrana volitante. Una maggiore differenza a questo riguardo si può appena notare negli uccelli. Le specie che hanno ali lunghe e snelle hanno il volo rapido ed agile delle rondini; quelle dalle ali brevi e larghe ricordano lo svolazzare impacciato dei gallinacei. «Le specie che appartengono ai generi Vespertilio e Rhinolophus», aggiunge il Blasius «sono quelle che mostrano meno attitudine al volo. Hanno relativamente alle altre le ali più larghe e brevi, e descrivono un angolo ottuso. Il volo è svolazzante, lento e incerto. Abitualmente volano basso e in linea retta nelle vie e i viali senza rapide curve e moti laterali, alcune appena a pochi centimetri dal suo lo o dalla superficie dell'acqua». Non è difficile distinguere la specie dall'altezza del volo, dalla natura delle sue mosse e dalla mole dell'animale. In generale, però, il volo di tutti i chirotteri non è durevole: esso è solo temporaneo. Continua solo col movimento del braccio: l'uccello può librarsi, il pipistrello può solo svolazzare. Questo moto è agevolato dalla struttura del suo corpo. I robusti muscoli del petto e della parte anteriore del corpo, l'addome leggero e retratto, le braccia e le mani che hanno tre volte la lunghezza del corpo, e la membrana tesa fra le braccia, le mani, le dita, permettono quel moto, mentre il librarsi nell'aria sarebbe impossibile, perché nessuna delle ossa del pipistrello è pneumatica; le cavità del corpo dell'animale non contengono le vesciche aeree del corpo dell'uccello, e soprattutto il volitante non ha né timoniere né remiganti. Il suo volo è un continuo percuotere l'aria, non mai un rapido scivolare o solcarla a mo' di freccia, senza muovere le ali. Prima di svolazzare, i chirotteri sollevano la testa dal petto, alzano le braccia, allargano le dita, spingono la coda retratta nel riposo e gli speroni, si lasciano andare e cominciano a battere senza posa l'aria alternando i movimenti delle due braccia. La coda serve da timone, ma questo timone è di gran lunga meno perfetto di quello degli uccelli. Dal suolo i Chirotteri non si possono sollevare tanto facilmente; per questo cercano di aiutarsi stendendo prima le braccia e la membrana, drizzano il capo sui piedi, saltellano una o parecchie volte, e infine s'innalzano svolazzando: se ci riescono, allora il volo procede abbastanza rapidamente, altrimenti rifanno i movimenti di prima. Nel camminare i volitanti non sono altrettanto bravi quanto lo sono nello svolazzare: non possono collocarsi sulle sole gambe posteriori, perché il corpo li spingerebbe avanti; tuttavia sono abbastanza forti per sostenere saldamente il corpo non solo per un giorno, ma durante il letargo invernale, spesso per quattro interi mesi.

Tutti i volitanti dormono di giorno e vanno vagando di notte: la maggior parte appare sul far della sera e si ritira molto tempo prima dell'alba nei suoi nascondigli. Alcune specie, tuttavia, appaiono e svolazzano allegramente, malgrado lo splendore del sole, sin dalle 3 alle 5 del pomeriggio. I luoghi nei quali sono meno disturbati, sono sempre il loro soggiorno prediletto. Nell'America meridionale, e talvolta anche fra noi, dormono sotto la corteccia degli alberi. Nel complesso non sono difficili nella scelta del loro alloggio, si contentano che sia asciutto, caldo e riparato, specie dalla parte di sopra. Quanto alla loro indole sono socievoli ma in certe date condizioni. Molte diverse specie si odiano e si divorano l'una con l'altra, se vien loro fatto. I fillostomi, ad esempio, aggrediscono gli orecchioni per succhiarne il sangue. I volitanti si cibano di frutti, d'insetti, e all'occasione anche di vertebrati, e del sangue che succhiano ad animali più grossi. I volitanti d'Europa, veri pipistrelli, mangiano soltanto insetti, come farfalle notturne, coleotteri, mosche e zanzare. Il loro appetito è prodigioso: i più grossi mangiano una dozzina di maggiolini, i più piccoli una sessantina di mosche senza che per questo siano molto sazi. Quando capitano loro grossi insetti, se li stringono al petto e li mangiano a poco a poco. La digestione di tutti i volitanti è attivissima: per questo si raccolgono nei loro nascondigli grossi mucchi di escrementi, che danno un odore così acuto da infettare letteralmente un intero edificio. Caratteristico è il modo con il quale gli animali si scaricano il ventre: ogni pipistrello, spinto dal bisogno di evacuare, si colloca in posizione orizzontale: lascia libera una delle gambe posteriori, e con questa spinge contro il soffitto per ottenere un moto ondulatorio. Quando è in oscillazione, aggrappa con l'unghione del pollice del braccio teso il tetto, o un pipistrello appeso presso di esso, e vi si tiene strettamente attaccato: è questa la posizione ideale per fare il fatto suo. Il calore è indispensabile ai pipistrelli; e difatti non si trovano nelle zone fredde della terra. Ma siccome anche nelle zone calde non mancano le stagioni fredde, tutti i pipistrelli, che non emigrano, cadono in un letargo più o meno profondo. Ogni specie cerca un ricovero per quanto sia possibile protetto contro le intemperie: caverne, volte di cantine, tetti riparati, travicelli vicini ai fumaioli. Qui si trovano a frotte, spesso a centinaia, appesi alle gambe posteriori, strettamente avvinghiati, spesso mescolati con altre specie, ma, s'intende, solo con quelle con le quali sono in relazioni amichevoli. La temperatura del loro sangue scende con quella dell'aria esterna sovente sino a quattro gradi centigradi, e persino ad un grado Reaumur, mentre il calore del sangue ordinariamente e di 24,3/4 gradi Réaumur: allora si irrigidiscono. Ma se il freddo diviene così grande che il sangue troppo raffreddato non possa più resistere, allora si svegliano e cominciano a muoversi. Poche settimane dopo essersi svegliati, in primavera, si fa sentire l'amore. Vivono allora appaiati e si accoppiano: i maschi, con un mormorio forte e stridulo, tengono dietro alle femmine, le perseguitano, le corteggiano, si precipitano nell'aria con esse, con ogni sorta di sollazzi. Dopo la fecondazione i due sessi si dividono: passano dalle 5 alle 6 settimane e nascono i piccini. La femmina partoriente si sospende, contro la sua abitudine, coi forti unghioni dei due pollici; inarca la coda con la sua membrana verso il ventre, formando così un sacco o un bacino, nel quale cade il neonato. Immediatamente dopo la nascita la madre taglia con i denti il cordone ombelicale, e il piccino, dopo essere stato leccato per benino, si aggrappa al petto della madre e poppa. Tutti i volitanti portano con sé i piccoli nel volare, e per lungo tempo, lasciandoli solo quando sono completamente capaci di svolazzare e di procurarsi il cibo per conto proprio.

Quanto ai sensi, questi sono eccellenti nei chirotteri, benché inegualmente sviluppati nelle varie specie. Verosimilmente il senso del gusto è il meno sviluppato, sebbene non si possa dire del tutto ottuso quando si consideri la conformazione della lingua, la mollezza delle labbra e la ricchezza nervosa d'ambedue. Il senso della vista è sostenuto essenzialmente dall'olfatto, dall'udito e dal tatto. Parecchie volte si è fatta la prova di accecare i pipistrelli, ponendo sui loro occhi un pezzo di straccio scuro: malgrado ciò si è constatato che svolazzano per la camera così destramente come se vedessero, e sanno molto bene scansare tutti gli ostacoli, per esempio, molte funicelle, tese in varie direzioni della camera. Il senso del tatto risiede in gran parte nella membrana volitante; anche l'olfatto e l'udito sono molto più perfezionati. Il naso è assai complicato in tutti i vari pipistrelli: oltre alle narici, questi animali posseggono grandi appendici, espanse in forma di foglie, che servono egregiamente ad accrescere l'olfatto. Anche l'orecchio è costruito sullo stesso stampo; consiste in un grosso muscolo auricolare, che spesso giunge all'angolo della bocca, ed è munito di particolari lobi e intagliature, mentre può essere mosso con grane facilità. Esiste inoltre una specie di valvola a coperchio dell'orecchio, grande, mobile, variamente foggiata che serve a chiudere l'orecchio ai rumori o suoni più forti di quelli che il pipistrello possa sopportare, risparmiando un tormento all'animale; mentre la medesima appendice è utile se si tratta di raccogliere un lieve rumore, e trattenere il più debole suono. Contrariamente alle apparenze le facoltà intellettuali dei chirotteri sono notevoli. Tutti i volitanti si distinguono per un certo grado di memoria, e talvolta di riflessione intelligente. Il solo fatto che dopo il volo tornano sempre al medesimo posto, e scelgono per il letargo un luogo acconcio, prova che non sono così stupidi come sembrano. Conoscono bene i loro nemici, e sono così scaltri nell'imitarli come nell'insidiare gli animali più piccoli cui danno la caccia. Molti dotti e molti amici della natura hanno osservato che il pipistrello, se trattato con dolcezza, può addomesticarsi e affezionarsi al suo padrone. L'utilità che la maggior parte delle specie di questo numeroso ordine arreca all'uomo oltrepassa di gran lunga i danni che può cagionargli. Appunto durante la notte svolazzano molti degli insetti più nocivi che si mostrano all'occhio del loro nemico. Chiunque pensi a questo deve vedere quanto torto abbia colui che per pura antipatia e senza scopo, come spesso accade, uccide l'innocuo animale appena lo scopre. Particolarmente alle nostre donne questi animaletti tornano terribilmente antipatici, mettendosi a urlare istericamente appena ne vedono qualcuno svolazzare sulla testa; ma assicuriamo che sono innocui del tutto e che è un vero peccato ucciderli. Senza saperlo uccidiamo un pipistrello per lasciare vita libera a migliaia di insetti che veramente ci portano danno. E adesso presentiamo quelli che sono più noti e interessanti.

Modello tridimensionale di pipistrello

MACROCHIROTTERI

La prima famiglia comprende i pipistrelli frugivori detti Rossette o Pteropi (in tedesco: Die Ilunghunte; in inglese: The Gabetius; in francese: Les Roussettes). Tutte le specie di questa famiglia abitano esclusivamente le località più calde dell'antico Continente e soprattutto l'Africa occidentale e l'Asia meridionale. Sino dai tempi più remoti, per via della loro mole vennero considerati come veri mostri, come l'atroce personificazione dell'essere immaginario che piomba sull'uomo addormentato per succhiargli il sangue. La scienza ha corretto questi pregiudizi volgari, e ha dimostrato che le Rossette sono animaletti innocui e affettuosi. Questi preferiscono le fitte foreste, e di giorno coprono in innumerevoli quantità gli alberi, prediligono le fessure, i buchi, le caverne. Timide di giorno, fuggono facilmente appena avvertono alcunché di sospetto. Un rapace le getta in grande agitazione e uno scoppio di tuono o uno sparo le rende disperate: in questo caso precipitano a terra e qui si vede una schiera nero-bigia in preda al più pazzo spavento, correre, arrampicarsi sopra tutti i corpi elevati, persino agli uomini e ai cavalli, finché siano giunte al vertice senza lasciarsi sviare; allora allargano le ali, battono l'aria e volano a cercarsi un altro rifugio. Il loro volo è rapido e vivace di notte, ma non alto, di giorno lo spavento le spinge spesso ad un'altezza di qualche centinaio di metri. Possono prendere il volo da una posizione elevata ma mai dal suolo. Tuttavia quando sono a terra sono molto snelle e corrono come i topi, arrampicandosi con preferenza ai tronchi degli alberi. Gridano molto, e si posano tranquille sopra un albero, sibilano e gridano talvolta quasi come fanno le oche. Le femmine partoriscono ogni anno uno o due piccini, che si tengono stretti al petto portandoli con sé quando volano, come fanno altri pipistrelli. Allo stato di schiavitù si addomesticano presto e si avvezzano facilmente a coloro che ad esse accudiscono, dimostrando loro un certo affetto; prendono il cibo dalle mani e non tentano né di mordere né di graffiare; naturalmente la faccenda cambia se vengono ferite o vengono prese all'improvviso: in questo caso si difendono e mordono fortemente. In prigionia si nutrono con riso cotto, pane e canne da zucchero; bevono con grande piacere l'acqua zuccherata con riso. Di giorno stanno quiete, ma di sera si svegliano e fanno un gran chiasso nella gabbia. L'utilità arrecata da questi volitanti supera di molto il danno: servono di cibo all'uomo, e si assicura che la loro carne, malgrado il suo spiacevole odore di muschio, è saporita, è simile a quella del coniglio o della pernice. Gli europei incolti ed ignoranti e principalmente la parte femminile del nostro popolo vedono nei pipistrelli appena si affacciano, il terribile vampiro, e tremano dinanzi al mostro; gli indiani invece vedono in esso esseri santi. Si racconta che Hugel, trovandosi a Narpur e andando per la sua via, vedendosi un animale volargli sopra, sparò con il suo fucile ferendo un pipistrello dalla mole di una martora. In un baleno la popolazione gli si avventò contro, mandando alti gridi e furiose imprecazioni, e presentandogli l'animale che strillava e smaniava. Il malcapitato tentò di difendersi appoggiando la schiena al muro e brandendo il fucile; ma certamente non sarebbe scappato al linciaggio, se ad un certo momento non avesse dichiarato che aveva preso l'animale per un gufo.

ROSSETTA (Pteropus edulis)

Si tratta della specie più grossa dei pipistrelli frugivori.

La sua lunghezza è di 40 centimetri, mentre l'apertura delle ali oltrepassa largamente i 50 centimetri.

Il corpo è allungato, il pelame ruvido, negli individui adulti folto sul dorso, più scarso sui fianchi.

Il muso è canino, le lunghe orecchie nude sono aguzze.

La membrana volitante è, come si desume dalla sua larghezza, straordinariamente sviluppata.

La coda manca del tutto alla Rossetta.

Il colore del pelo è nero - bruno - scuro sul dorso e, sul ventre, nero-rugginoso o nero puro, mentre al collo e alla testa è rosso - giallognolo - rugginoso. La Rossetta è comunissima nelle isole dell'India, principalmente a Giava, Sumatra, Bonta e Timor, vive come tutti i suoi affini nelle grandi foreste, dove si appende ai rami nel modo sopra descritto. Al calar della sera precipita in sterminate schiere nei frutteti, provocando spaventose devastazioni, giacché centinaia di individui sogliono piombare sul medesimo albero. L'unico modo per proteggere il raccolto è quello di stendere fitte reti sulla pianta, poiché nemmeno i rumori riescono a spaventare i volitanti. Abitualmente tutta la schiera che viene dal bosco vola in linea retta, ed è facile prenderla di mira e impadronirsene, quando vola, perché le ali perdono subito l'equilibrio se anche una sola falange del dito venga rotta da un pallino. Quando sono affamate mandano un grido acuto e strillante che ricorda quello dell'oca. Tuttavia se si riesce a tenerle lontane dai frutteti o catturarle, si mostrano animali piacevoli e innocui. Allo stato di schiavitù si addomesticano prontamente e si mantengono senza difficoltà: quanto sono schizzinose in libertà, dove si cibano soltanto di frutta scelta, altrettanto sono di facile contentatura in schiavitù; mangiano tutti i frutti che sono loro presentati e gustano con piacere la carne. Se ben curata la Rossetta si affeziona molto al suo guardiano, smentendo tutte le dicerie che corrono sul suo conto presso il volgo. E' sì, brutta a vedersi, ma non per questo possiamo perdonare quegli uomini ignoranti che combattono ostinatamente contro la scienza della natura; è tanto più deplorevole, poi, che ancora ai giorni nostri, malgrado tutte le opere e istituzioni scientifiche che possediamo, molti si lascino sedurre e invischiare da così madornali bugie.

ROSSETTA EGIZIANA (Pteropus aegyphiacus)

E' un animale molto inferiore al suo affine asiatico. Meno grosso della metà, somiglia perfettamente alla Rossetta Asiatica nell'indole e nel modo di vivere, ed è comunissimo particolarmente nel delta del Nilo. Le Rossette Egiziane adulte raggiungono di rado più di 15 centimetri di lunghezza del corpo e 90 centimetri di apertura di ali. Si distinguono per la coda brevissima; il pelame corto, morbido è bruno - grigio - chiaro superiormente, mentre è più chiaro di sotto e giallo-pallido sui fianchi e sulle braccia; la membrana volitante è bruno - bigia. Della loro indole e del loro modo di vivere, sia allo stato libero che in quello di schiavitù, essendo simili in tutto a quelli della Rossetta asiatica, non ne parliamo.

GIMNORINI

Si tratta della seconda famiglia dei Volitanti o Chirotteri. I tedeschi li chiamano Sasilici. Difatti hanno il naso liscio e senza espansione membranosa, mentre nell'interno dell'orecchio si innalza un'espansione fogliacea. L'osso intermascellare risulta diviso da una profonda intaccatura in due rami, che sono sempre saldati con i mascellari superiori. In alcuni generi le orecchie sono riunite sul vertice, in altri sono divise; negli uni le narici si aprono sopra l'apice del muso, negli altri anteriormente sotto. Questa famiglia si diffonde per tutta la terra, fatta eccezione delle sole zone fredde: il numero delle sue specie è straordinariamente grande e la maggior parte dei pipistrelli dei nostri paesi le appartiene. La loro dimora è molto varia, ma tuttavia preferiscono i luoghi oscuri e solitari. Alcune specie si trovano nei boschi o nei vecchi tronchi tra il legno e la corteccia; altri nelle caverne e nei crepacci delle rocce, ed altre nei sotterranei di antichi edifici abbandonati e solitari. Abitano ugualmente in località montuose e rocciose come in pianura, e sovente presso i laghi o i boschi e persino sulle spiagge del mare. La maggior parte dei Gimnorini si raduna in grandi società, specialmente per il letargo invernale. Molte specie vivono con altre nel più perfetto accordo. Come tutti i pipistrelli si ritirano al principio dell'autunno nei loro domicili invernali e ne escono solo a primavera inoltrata. Alcuni svolazzano via prima del crepuscolo, i più solo a notte alta e nelle prime ore della notte; hanno il volo abbastanza agile e descritto da singolari giri che rendono quasi impossibile ai rapaci il ghermirli mentre volano. Durante il riposo il loro atteggiamento è inconsueto, il loro incedere sul suolo è molto penoso ma in compenso si arrampicano con destrezza e rapidità. Si cibano di insetti, cioè farfalle notturne di ogni specie, mosche e moscerini notturni, coleotteri notturni e simili, insomma di animali a noi tutti dannosissimi. La loro voracità è grandissima; per questo se lasciati in pace possono diminuire di molto i danni che gli insetti nocivi procurano all'uomo. La loro voce è un forte squittire, che in alcune specie si muta in un grido acuto; hanno i sensi della vista e dell'olfatto poco sviluppati, mentre l'udito e il tatto sono molto sviluppati, come si può dedurre dalle loro gigantesche orecchie. Le specie di questa famiglia si lasciano facilmente addomesticare, sono spesso molto fidenti e perciò piacevoli. Le femmine partoriscono uno o due piccini, che si attaccano alle poppe materne e sono portati dalla madre quando vola.

ORECCHIONE COMUNE (Plecotus auritus)

Quest'animale, che in tedesco viene chiamato Die gemeine Ohrenfledermaus, in inglese The long - cared Bat, e in francese L'Oreillard vulgaire, si distingue, come i suoi pochi affini, per le orecchie relativamente più grosse o più lunghe di tutte le altre specie, tanto da non poter essere scambiato con nessuno di essi.

E' uno dei più grossi pipistrelli europei:

la lunghezza del suo corpo è di 7 centimetri, l'apertura delle ali è di 23 centimetri, la lunghezza delle orecchie 3 centimetri; ha 36 denti.

La cosa più notevole in questo animale è l'orecchio:

la superficie ne è solcata in lunghezza da 22 a 24 pieghe trasversali; la radice e la punta sono lisce e pieghettate.

Nell'interno del padiglione dell'orecchio, sul margine dell'orifizio, comunica una chiocciola membranosa, che scorre diagonalmente verso l'estremità interna, dove sta come un lobo in forma di lingua. Le membrane volitanti sono larghe e, come le orecchie, di colore bruno - bigio - chiaro. Il pelame è bigio - bruno alquanto più chiaro al disotto; la faccia è coperta di peli bianchi sino all'orlo posteriore delle narici, mentre lunghi peli bianchi scendono a mo' di barba dall'orlo alle labbra. L'Orecchione comune si trova in tutta l'Europa ad eccezione di quelle regioni dal clima freddo, ma si trova anche nell'Africa settentrionale, nell'Asia occidentale e nell'India orientale. Dovunque sta volentieri poco lontano dall'uomo, e nelle località montuose, per esempio, non oltrepassa la zona degli alberi. Vola abbastanza alto, o meglio svolazza poco rapidamente, benché sia capace di una certa varietà di movimenti. Quando dorme suole ripiegare le orecchie sotto al braccio; di giorno e nell'inverno dorme nella casa o nei cavi degli alberi. Si fa vedere tardi la sera e anche di primavera. Abitualmente partorisce due figli verso la fine di giugno, o i primi di luglio. L'Orecchione sopporta la prigionia meglio delle altre specie e può resistervi mesi ed anni: è soltanto necessario che sia ben accudito. La pelle di tutti i pipistrelli è molto tormentata da parassiti, e si gratta spesso la testa con le unghie. Nei giorni freddi se ne sta immobile, ma appena l'aria si riscalda, lo si vede correre allegramente nella sua gabbia. La sua voracità è grande anche nella schiavitù: divora da 60 a 70 mosche per pasto e digerisce altrettanto rapidamente. Diventa inquieto se una mosca gli ronza attorno: in questo caso appunta e gira le orecchie; sosta dinanzi alla mosca e si precipita su di essa con le ali allargate per catturarla, se la porta poi sotto le ali e l'addenta con il muso voltato in giù, quindi si lecca il petto con la lingua.

BARBASTELLA (Barbastella barbastellus)

Quest'animale appartiene al secondo genere della famiglia dei Gimnorini; in tedesco è chiamato Die gemeine Mopsfledermaus, in inglese: The Barbastelle, in francese: La Barbastelle comune. La Barbastella ha vita tenace e durevole ed è meno sensibile alle azioni atmosferiche. Viene fuori presto, tanto alla primavera come al finire del giorno, svolazzando volentieri presso le case degli uomini e cercando il cibo fra i vecchi edifici, nelle cantine e così via. Il suo colore è bruno - nero - cupo sulla parte superiore; l'inferiore è bruno - bigio - chiaro, mentre i peli sono neri alla radice, grigio-fulvi alla punta. Si trova in Francia, in Inghilterra, in Italia, in Svezia, in Crimea, in Russia ed in Ungheria; sui monti va fino alle più alte vette, ma in nessun luogo è molto frequente. La Barbastella vince le specie precedenti quanto a capacità di volare e in tenacia di vita: non teme né pioggia, né tempeste. Anch'essa si lascia addomesticare sino ad un certo punto, giungendo perfino a prendere il cibo dalle mani di chi la cura e standoci dentro volentieri, leccandole con riconoscenza.

NOTTOLA (Vesperugo noctula)

Questo animale appartiene, come indica il nome, ad un altro genere. La sua lunghezza è di 11 centimetri e l'apertura delle ali è di 36 centimetri. Il pelame è bruno-rossiccio sulle parti superiori ed inferiori ed ogni pelo è di un solo colore; le orecchie e la membrana volitante sono bruno-cupe. Dalla Germania settentrionale e dall'Inghilterra si spande per tutta l'Europa, si trova nell'Africa settentrionale e meridionale, nell'Asia centrale: insomma quasi dappertutto nell'Antico Continente. Di tutti i pipistrelli nostrani è il più forte, vola più alto e la sera appare per primo. Spesso accade di vederlo alcune ore prima del tramonto, e talvolta in lotta con uccelli rapaci. Le sue rapide svolte gli permettono di sfuggire a quasi tutti gli attacchi: non avviene mai, ad esempio, che lo possa ghermire il Falco Lodolais (Falco Subbuteo) il quale peraltro ghermisce la rondine. Il soggiorno principale della Nottola sono i boschi, e si avvicina ai luoghi abitati solo se questi sono circondati da giardini. Nelle località montuose non oltrepassa la zona degli alberi, ed è più veloce delle altre specie. Il suo letargo invernale è lungo e profondo e non può essere facilmente interrotto. Di solito partorisce due piccini.

FILLOSTOMI

Nella terza famiglia dell'ordine dei volitanti troviamo i pipistrelli che hanno una così deplorevole reputazione da essere chiamati vampiri. La scienza li chiama Fillostomi a causa della grossa appendice membranosa fogliacea che portano sul naso. Per inciso riferiamo che i tedeschi li chiamano Die Blattnasen; gli inglesi: The Iavelin Bats. Oltre che per l'appendice questi pipistrelli si distinguono ancora per una profonda intaccatura che divide il margine inferiore dal margine esterno delle loro orecchie, le quali non hanno nessun coperchio sporgente. L'osso intermascellare è saldato alla superficie del palato; ma non in tutti i punti dei mascellari superiori. I Fillostomi sono numerosi in tutte le parti della terra, prediligendo le regioni calde e temperate: difatti sono molto sensibili al freddo e all'umidità. Molti si trovano nascosti in mezzo alle foreste negli alberi cavi, sugli antichi fusti e tra le larghe foglie delle palme; molti si nascondono di giorno nei ruderi di fabbricati diroccati, nei burroni, nelle spelonche, negli oscuri sepolcri, oppure fra le travi dei tetti. Certe specie della famiglia vivono solitarie, altre, specialmente gli abitanti delle caverne, in determinate schiere. All'avvicinarsi del crepuscolo si destano dal sonno e svolazzano per tutta la notte. Il volo è basso e rapido in alcuni, alto e lento in altri, mentre sul suolo corrono tutti rapidamente. Il loro cibo consiste d'insetti, farfalle crepuscolari e notturne, coleotteri, mosche e zanzare; alcuni mangiano anche la frutta.

PICCOLO FERRO DI CAVALLO (Rhinolophus hippocrepis)

L'appendice nasale che copre tutta la faccia dalla punta del muso sino alla fronte è quanto di più notevole ha questo animale, come era nella specie precedente la forma delle orecchie. Quest'appendice si divide in tre parti: il ferro di cavallo, il pettine e la lancetta. Il primo comincia sulla punta del muso, avvolge le narici scavate in una piega profonda all'indietro e viene a finire lateralmente agli occhi. Il pettine si alza nel mezzo del ferro di cavallo, dietro le narici, mentre la lancetta membranosa che sta in posizione trasversale sulla fronte, si alza tra gli occhi sotto l'estremità posteriore del ferro di cavallo. L'orecchio è molto semplice: non ha il coperchio membranoso sviluppato come in altri pipistrelli. La coda è cortissima: ciò fa sì che la membrana termini ad angolo ottuso. Il Piccolo Ferro di Cavallo si trova quasi ovunque nell'Europa centrale, mentre nel sud è frequentissimo. E' il più socievole di tutti i suoi congeneri; a volte si trova a centinaia nelle caverne, nelle tombe abbandonate, nelle rovine e sotto i tetti degli edifici disabitati. In primavera di quando in quando viene fuori ma vola solo al sopraggiungere dell'oscurità. Il numero dei suoi nati è ordinariamente di due. Il Ferro di Cavallo è un egregio succhiatore di sangue, motivo per cui viene chiamato con disprezzo vampiro; ma se messo assieme agli Orecchioni chi ne fa le spese è proprio lui, dal che si può dedurre che poi non è tanto vampiro per quanto si creda.

GRANDE FERRO DI CAVALLO (Rhinolophus ferrum equinum)

Più frequente ancora del Piccolo Ferro di Cavallo è il Grande Ferro di Cavallo, o Ferro di Cavallo propriamente detto (ted. Die grösse Hefersennase; ingl. The great shoe Bat; fran. Le Grand - fer - à - cheval), il cui corpo è lungo cinque centimetri e quattro millimetri, la coda due centimetri e otto millimetri, mentre l'apertura delle ali oltrepassa di poco i 30 centimetri. La superficie del naso è molto grande, così pure l'orecchio. Il pelame è fitto e lungo; il colore, nei maschi, è cinerino nella parte superiore e di sotto bigio - chiaro; nelle femmine è bruno-rossiccio chiaro di sopra e di sotto d'un bigio - rossigno. La membrana volitante è notevolmente larga. Il Ferro di Cavallo s'incontra nella maggior parte dell'Europa centrale e meridionale, ma è conosciuto anche in Asia e più particolarmente nel Libano. D'estate va sulle montagne fino a 2000 metri d'altezza e vive volentieri in società, talvolta associandosi con pipistrelli di altre specie. Sceglie i soliti luoghi per il sonno e per la dimora invernale: in primavera compare presto, rarissime volte d'inverno.

VAMPIRO (Phyllostoma spectrum)

Appartiene al secondo genere della famiglia dei Fillostomi e si trova diffusissimo nell'America meridionale e nella parte centrale della settentrionale. E' il più grosso di tutti i succhia sangue e per questo la scienza gli ha lasciato il nome di Vampiro: ha testa grossa e lunga coda; muso molto sporgente, grandi orecchie, lunghe e ovali, gracili, con lobi stretti, ed una piccola e stretta lamina nasale a foggia di lancetta sopra una larga base. Il labbro superiore è liscio, l'inferiore ha sul davanti due larghe papille nude. Il pelo fino e sericeo è di sopra bruno-castano, sotto bruno - bigio - giallognolo; la pelle che si stende sino alla radice delle dita è bruna. La lunghezza del capo è di 14 centimetri, l'apertura delle ali di 40. La Guiana è la patria principale del Vampiro, dove si trova nelle solitarie foreste vergini. Di giorno si nasconde sotto il fitto fogliame delle palme e di notte dà la caccia agli insetti che formano la base del suo nutrimento. Se il cibo scarseggia il Vampiro aggredisce animali più grossi, uccelli o mammiferi, cerca un luogo dove possa facilmente forare la loro pelle e ne succhia il sangue con molta avidità. Può capitare, anche, che morda le galline addomesticate sulla testa, o sui bargigli, onde succhiarne il sangue; e le galline ne muoiono, specie per il fatto che le ferite s'infiammano. Mordono pure rapidamente i cavalli, gli asini, i muli e le vacche sui fianchi, le spalle o il collo, purché vi si possano tener saldi. Quando loro capita non risparmiano gli uomini, specie se questi vengono sorpresi durante il sonno all'aperto nelle notti afose. Come abbiamo detto, le ferite che provocano, quasi sempre s'infiammano, e se non si ricorre alle cure, v'è il caso che se ne muoia: per questo, e per la prima volta, non ci sentiamo di volercene con quelli che se ne guardano e particolarmente con le nostre donne che strillano spaventate di fronte a qualsiasi specie di pipistrelli.

MEGADERMA LIRA (Megaderma lyra)

Questo pipistrello è anche chiamato «naso a lira», per via della strana protuberanza del suo naso, che ricorda da lontano una lira. L'animale che appartiene al terzo genere della famiglia dei Fillostomi, è anche un buon succhiatore di sangue, e pertanto non va considerato diversamente dal Vampiro propriamente detto.

RINOPOMA EGIZIANO (Rhinopoma microphyllum)

E' l'ultimo dei pipistrelli ed appartiene al terzo genere della famiglia dei Fillostomi. E' un animaletto di 5 centimetri di lunghezza per il corpo, con la coda quasi altrettanto: l'apertura delle ali è di 18 centimetri. Quello che ha di più notevole questo pipistrello è la coda lunghissima, rispetto al corpo, e sottile; la quale è composta di 11 vertebre e sporge oltre la membrana che unisce le cosce. Vive in numero straordinario in Egitto e lo si trova in sterminate schiere nelle ampie caverne dei coccodrilli di Monfalut, antica sepoltura dei sacri rettili. Sul suolo di quei luoghi «sacri» si ammucchiano all'altezza di due centimetri i loro escrementi, il cui puzzo appesta tutta la caverna. Al crepuscolo questo pipistrello appare sul Nilo in gran numero; svolazza sulla superficie dell'acqua e abbocca gli insetti di cui è ghiottissimo. Dopo queste forse troppo lunghe descrizioni dell'ordine e dei generi più notevoli, dobbiamo rinunziare ad una particolareggiata descrizione delle altre specie. La loro vita è perfettamente conforme in tutto a quella delle specie fin qui menzionate; volersi attardare sulle particolari forme così come sui vari ornamenti di ogni altro tipo, significherebbe stancare ben presto la pazienza dei lettori.

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