Mammiferi Tubulidentati.

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VITA DEGLI ANIMALI - MAMMIFERI - TUBULIDENTATI

INTRODUZIONE

Si tratta del più piccolo ordine dei Mammiferi il quale comprende un'unica famiglia, quella degli Oritteropodidi, e, secondo l'opinione più accreditata, un'unica specie, l'oritteropo o maiale di terra (Orycteropus afer), endemico del Continente Nero e considerato fino a tempi abbastanza recenti imparentato più o meno strettamente con i Formichieri, sdentati di cui peraltro condivide le abitudini. Sulle origini del gruppo non si sa molto anche se si riscontra, specialmente nelle forme primitive (quali, ad esempio, Tubuton, dell'Eocene nordamericano) un'indubbia somiglianza con i più antichi Condilartri, sicché appare del tutto probabile una derivazione filetica dai Protoungulati. I Tubulidentati sono così chiamati per via della singolarissima dentatura, di forma e struttura del tutto peculiare. I denti infatti, presenti negli adulti in numero di quattro o cinque per arcata, tutti uguali tra loro e di forma prismatica, sono privi di radice e continuano a crescere per tutta la vita; inoltre non sono costituiti da polpa dentaria bensì da una grande quantità di piccoli tubuli pieni di midollo e cementati tra di loro. Il rivestimento esterno è anch'esso formato da cemento anziché da smalto. Dentatura di latte e dentatura permanente appaiono inoltre gradualmente. Così negl'individui più giovani troviamo otto denti per parte nella mascella superiore e sei per parte nella mandibola. Altre caratteristiche di questi mammiferi consistono nella forma del muso, che è assai allungato e che termina in una sorta di grugno, il che ha valso loro il soprannome di «maiali di terra». Non certo suini sono invece le grandi orecchie appuntite, il collo sottile e la lunga e spessa coda, simile piuttosto a quella dei canguri.

Il pelame è più o meno lungo a seconda della razza geografica, o piuttosto dall'usura cui va soggetto a causa delle abitudini fossorie di questi animali. I Tubulidentati possiedono una lunga lingua vermiforme e protrattile, ricoperta di un umore viscoso e perciò adattissima a catturare formiche, termiti ed altri insetti, che questi bizzarri mammiferi ingeriscono in quantità incredibili dal momento che il fabbisogno giornaliero di cibo si aggira intorno ai due chilogrammi. Per impossessarsi delle piccolissime prede gli oritteropi devono perciò prodursi il più delle volte in un'opera di scavo, il che riescono a fare con grande facilità dal momento che le loro zampe (le anteriori provviste di quattro dita, le posteriori di cinque) sono armate di robustissimi unghioni capaci di demolire agevolmente anche i più resistenti termitai. All'occasione inoltre tali artigli (per la verità abbastanza simili a zoccoli modificati consentono agli oritteropi di scavarsi una tana occasionale in men che non si dica, consentendo loro di sottrarsi ad un pericolo improvviso con lo scomparire letteralmente sotto terra grazie alla loro frenetica opera di scavo; si pensi che questi animali si avvinghiano tanto tenacemente al suolo che un solo uomo non ha forze sufficienti per smuoverli, neppure afferrandoli per la coda. Di capacità intellettuali decisamente modeste, i Tubulidentati sono dotati per contro di sensi acutissimi, che servono loro tanto per sfuggire alle insidie dei molti nemici naturali, di cui avvertono la presenza fin da grande distanza, quanto per procacciarsi il cibo. L'ambiente d'elezione di questi curiosi animali è costituito dalle plaghe semidesertiche, dalle boscaglie rade e dalle steppe, dove vivono quasi sempre solitari tranne che, naturalmente, all'epoca degli amori. Per il resto ben poco si sa di preciso sulle loro modalità riproduttive. S'ignora, ad esempio, se i maschi, analogamente a quanto avviene presso molti gruppi di mammiferi, ingaggino tra di loro dei combattimenti per il possesso delle femmine. Dopo una gestazione che, secondo recenti osservazioni, si aggirerebbe sui sette mesi, la femmina partorisce un unico piccolo, completamente nudo, il cui svezzamento è assai lungo e che viene difeso dalla madre con incredibile coraggio.

ORITTEROPO DEL CAPO (Orycteropus afer canensis)

L'Oritteropo del Capo rappresenta una delle tre specie che formano la famiglia dei formichieri, tutte molto simili fra loro. Questo animale ha un corpo che misura metri 1,20 e la coda 60 centimetri; l'altezza al garrese è di 45 centimetri e il peso è di 25 chilogrammi. La sua pelle è molto grossa; i peli sono pochi, lisci, aderenti, rigidi e setolosi, più corti nella parte superiore del corpo; in quella inferiore, invece, sono più lunghi e raccolti in ciuffetti. Il colore è uniforme: bruno-gialliccio sul dorso e sui fianchi e con sfumature rossicce; giallo-rossiccio chiaro sulla parte inferiore e sulla testa; bruno alla radice della coda. I neonati sono di color carnicino. Questi animali erano noti fin dai tempi lontani ai coloni olandesi che avevano dato loro il nome di «porcellini della terra» (Adwarkens) a causa della loro carne il cui sapore è assai simile a quella del cinghiale. L'Africa meridionale è la patria dell'Oritteropo del Capo. Le sue abitudini di vita ricordano da vicino quelle degli armadilli. Come questi, esso vive nelle pianure, nei deserti e nelle steppe ove abbondano termiti e formiche. E' un animale solitario e se a volte capita di vederne parecchi insieme, ognuno poi vive per suo conto, gironzolando di notte e dormendo di giorno nelle grandi gallerie che ognuno scava da sé.

ORITTEROPO D'ETIOPIA (Orycteropus afer aethiopicus)

Possiamo considerare questo animale come il fratello settentrionale dell'Oritteropo del Capo. Si trova fra i boschi e nelle ampie distese coperte di erba folta e alta, fra i pochi cespugli delle steppe del Cordofan. I nomadi lo chiamano «Abu Delahf». Le descrizioni raccolte sui caratteri somatici e quelle di vita di questo animale corrispondono perfettamente a quelle sull'Oritteropo del Capo. L'Oritteropo d'Etiopia vive in coppie e trascorre il giorno dormendo raggomitolato entro profonde buche che scava da sé. Al crepuscolo esce per procurarsi il cibo. Cammina rapidamente, interrompendo con salti il suo incedere. Per saltare, tocca il suolo con tutta la pianta del piede, abbassa il capo, inarca il dorso, trascinando la coda sul suolo; la punta del muso si avvicina alla terra ed i lunghi mustacchi spazzano il terreno; sosta ogni tanto per origliare.

I suoi organi di senso più sviluppati sono l'udito e l'olfatto; le narici, mosse da una contrazione della pelle del naso, si volgono qua e là per sentire se la preda è vicina e, così, procede fino ad aver trovato traccia di formiche. Appena scopre una traccia, la segue fino al formicaio, dove inizia un velocissimo lavoro di scavo, adoperando le forti unghie dei piedi anteriori; giunto a un cumulo di formiche o di termiti, le fiuta attentamente, poi riprende a scavare e si sprofonda nella terra fino a raggiungere il nido principale o almeno il principale corridoio. In quei passaggi, che hanno generalmente un diametro di 26 millimetri, esso insinua la sua lunga lingua vischiosa, la lascia coprire ben bene di formiche, poi la ritira nella bocca e ripete questa operazione finché sia completamente sazio. Spesso, riesce a succhiare con le labbra centinaia di formiche per volta. Gira così di formicaio in formicaio, distruggendo decine di cumuli e divorando migliaia di insetti. Al sorgere del sole, se ne torna a casa; ma gli è del tutto indifferente tornare nella sua tana o, se è troppo lontana, scavarsene una nuova. Se la tana gli sembra poco profonda, la scava maggiormente, soprattutto in caso di pericolo. Non è possibile a nessun altro animale né a nessun essere umano stargli dietro durante questi lavori di scavo, per ché esso lancia con tale forza la terra dietro di sé da seppellire in poco tempo tutto ciò che gli sta alle spalle. L'Oritteropo d'Etiopia è un animale cauto e timoroso e, di notte, basta il minimo fruscio a spaventarlo. Il suo udito sviluppatissimo lo aiuta a schivare i pericoli e a cacciarsi prontamente nella sua tana al minimo rumore. Contro alcuni nemici, tuttavia, si difende in campo aperto, servendosi della sua grande forza. Se viene preso mentre sta con la metà del corpo già nella tana, difficilmente si riesce a tirarlo fuori, perché impiega tutta la sua forza nell'aggrapparsi con le zampe alle pareti della tana, conficca le sue forti unghie nel suolo, inarca la schiena e la preme con tanta forza contro l'apertura del suo cavo da rendere impossibile strapparlo di là. Per catturarlo, gli indigeni si avvicinano silenziosamente alla sua tana e ficcano con forza una lancia nell'interno della buca. Se l'animale viene colpito, perde immediatamente la forza di scavare e con degli altri colpi ben assestati può essere facilmente ucciso. Quando riescono a tirarlo fuori dalla tana ancora vivo, lo finiscono a colpi di bastone sul capo. Nel Congo la caccia all'Oritteropo viene effettuata con i cani. Mancano notizie sull'accoppiamento e la riproduzione di questo animale. Si sa però che il tempo degli amori è fra maggio e giugno e che la femmina partorisce un unico figlio, che nasce nudo ed è a lungo allattato dalla madre. Non siamo ancora in grado di fornire notizie sulla sua vita in schiavitù, perché mancano esperienze in materia. La carne dell'Oritteropo è considerata molto buona, infatti ha il sapore di quella del maiale; la sua forte pelle viene conciata e utilizzata in commercio per vari usi.

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