Animali Mammiferi Pinnipedi

 

 
    

trapaninfo.it Enciclopedia

All together, we can do a better world. World goes where we like and wish He goes. It's up to all of us.

Animali Mammiferi Pinnipedi

  

Animali - Indice

Animali Mammiferi Pinnipedi

FOCHE FOCA DEL CASPIO (Phoca hispida) FOCA CRESTATA (Cystophora cristata)

FOCHE FOCA ELEFANTINA (Mirounga leonina) TRICHECHI TRICHECO (Odobaenus rosmarus)

 

... trapaninfo.it

VITA DEGLI ANIMALI - MAMMIFERI PINNIPEDI

-^

FOCHE

FOCA ORSINA (Arctocephalus)

FOCA LEONINA AUSTRALE (Otaria jubata)

FOCA LEOPARDINA (Leptonychotes weddelli)

FOCA BARBUTA (Erignathus barbatus)

FOCA DELLA GROENLANDIA (Pagophilus groenlandicus)

FOCA GRIGIA (Halichoerus gryphus)

FOCA COMUNE O VITELLO MARINO (Phoca vitalina)

-^

INTRODUZIONE

In netto contrasto con i pipistrelli e con le talpe sono le Foche, i Sirenidi e le Balene, i più massicci fra i mammiferi, per i quali l'acqua rappresenta l'unica dimora.

Quelli si distinguevano per la grossezza e la speciale robustezza delle loro estremità; in questi le estremità si riducono a monconi che non sporgono completamente fuori dal corpo, ma sono in parte avvolti nella pelle che serve da involucro generale. Nel primo ordine soltanto si vedono ancora quattro estremità natatorie, con dita piuttosto accennate al di fuori che non divise; i due ultimi ordini, invece, hanno pinne le cui dita sono perfettamente ricoperte dalla pelle del corpo ed immobili. Quanto più questi strumenti di locomozione s'avvicinano alle pinne, tanto più grosso e massiccio è il corpo. L'acqua agevola meravigliosamente il moto dei pesi più gravi, e quindi bastano anche membra brevi, o monconi a foggia di remi, per trasportare da un luogo all'altro una foca o una balena. Del resto, un denso strato di adipe sotto la pelle contribuisce parimenti a diminuire il peso del corpo e a tenerlo a galla mentre la pelle vischiosa, nuda, oppure coperta di brevi peli, duri e lisci, è in perfetto accordo con l'ambiente in cui l'animale vive. Tutto si arrotola e si allunga nel corpo: ogni angolosità scompare; soltanto fra i più elevati si osserva ancora un rudimento di orecchie od un moncone di coda, mentre negli altri scompaiono i padiglioni delle orecchie, e la coda si presenta in luogo dei piedi posteriori, spandendosi in una pinna a foggia di remo. Tra tutti i mammiferi marini, una grande concordanza sorprende chiunque ne faccia un esame comparativo. Anche qui la natura lascia scorgere la sua legge suprema: le modificazioni più varie nella forma fondamentale. Tuttavia, i mammiferi marini si possono distribuire in tre ordini, che sono quelli cui abbiamo accennato sopra. Il valore di questi gruppi viene diversamente apprezzato; ma non ci renderemo colpevoli di errore se in ognuno di essi riconosceremo un ordine della classe.

-^

FOCHE

Le Foche costituiscono la più numerosa famiglia del primo ordine dei mammiferi marini, i pinnipedi, poiché si diffondono nella maggior parte dei mari del globo, essendo rappresentate all'estremo nord come all'estremo sud; si trovano persino nei grandi mari interni dell'Asia, nei quali penetrarono in parte attraverso i fiumi che vi affluivano e in parte vi rimasero quando fu interrotto l'afflusso dei fiumi medesimi. Nel nord se ne trova il maggior numero, nel sud le specie più strane. Alcuni generi vivono presso i due poli, ma poche specie sono da considerare come cosmopolite. Infatti, tutte abitano il mare e per brevi tratti di là risalgono i fiumi, oppure raggiungono la terra, in cerca di maggiori serbatoi d'acqua. Il più grande numero preferisce la vicinanza delle coste, ma ve ne sono che preferiscono il mare aperto. A terra rimangono soltanto in speciali circostanze, principalmente durante il tempo della riproduzione e quando sono giovanissime. La loro vera dimora, però, rimane l'acqua: a terra sono animali veramente impacciati; nell'acqua si muovono con la maggiore agevolezza. A stento si arrampicano dalla spiaggia sugli scogli, oppure sui massi galleggianti di ghiaccio, stendendovisi sopra comodamente per godersi il sole. In caso di pericolo, balzano nel seno profondo ed ospitale del mare, dove nuotano e s'affondano con grandissima maestria. Nell'acqua compiono ogni movimento, ogni svolta, ogni spostamento, con la maggiore leggerezza e sicurezza; a terra, invece, hanno tutti un solo modo di procedere, che ha molta analogia con quello usato da alcune specie di bruchi. Le loro zampe non servono per camminare: la Foca, che a terra vuol cambiare di luogo, si appoggia saldamente sul petto, inarca il corpo e, come fanno i gatti, si punta sulla parte posteriore e un poco sull'inguine, allungando rapidamente il corpo e gettando avanti la parte anteriore. Così l'animale si muove abbastanza rapidamente col movimento alternato del vicendevole foggiarsi ad arco della parte anteriore e posteriore del corpo. Per questo le zampe non prestano alcun servizio e vengono usate soltanto quando l'animale si arrampica. Sul suolo piano talvolta le puntella, ma il soccorso che gli prestano è più apparente che reale. Talvolta la Foca colloca i due remi lungo il corpo, e balza avanti con tanta velocità come se se ne servisse; insomma, quei piedi non sono destinati a camminare. Di essi si serve, invece, e molto abilmente, come le scimmie e i gatti, per lisciarsi, per pulirsi, per grattarsi, per stringere qualche cosa a sé, come ad esempio per tenere i figli.

-^

Tutte le Foche sono socievoli in sommo grado: non se ne vedono mai isolate. Quanto più solitaria è la regione, tanto più numerosi sono i branchi e le famiglie; quanto meno hanno avuto a che fare con l'uomo, tanto più si mostrano fiduciose, diremmo amorevoli, queste creature così timide nelle regioni abitate. L'uomo è veramente il nemico più tremendo, più sanguinario, dell'inerme creatura; tutti gli altri carnivori che potrebbero esserle pericolosi si mostrano nei suoi confronti molto più umani del re della Terra, e da ciò deriva il fatto che la si può osservare meglio solo nei luoghi lontani dal principale e più spietato nemico della creazione.

Tutte le Foche non per tutto l'anno abitano la medesima regione: alcune intraprendono lunghe migrazioni, durante le quali sono in moto giorno e notte, ma talvolta, prima di proseguire il viaggio, riposano per giorni e per settimane sopra isole favorevolmente situate.

La vita di questi animali è decisamente notturna. Passano la maggior parte della giornata a terra, dormendo e soleggiandosi. Qui sono, sotto ogni aspetto, l'opposto di quello che sono nell'acqua: a terra non si osserva nessun indizio dell'agilità e della mobilità che mostrano nel loro proprio elemento, apparendoci piuttosto come la vera immagine della pigrizia. Ogni disturbo al loro comodo atteggiamento dispiace moltissimo a questi animali: alcune specie sono appena capaci di muoversi per prendere la fuga. Con la maggiore voluttà di questo mondo si voltolano e si stirano sul giaciglio, presentando agli amici raggi del sole ora il dorso, ora i fianchi, ora il ventre; chiudono gli occhi, sbadigliano, ed in complesso somigliano piuttosto a masse inermi di carne che non a creature vive: solo il movimento regolare delle narici, che si aprono e si chiudono, svela in esse la vita. Se si trovano completamente bene in salute, sovente dimenticano per giorni e per settimane intere di mangiare e di bere, e molte cadono in un semiletargo invernale. Poi la fame le spinge nell'acqua, dove in breve volger di Lempo il loro dimagrato corpo torna ad essere tondo, liscio e ben rivestito d'adipe. Le Foche, quanto più vecchie sono, tanto maggiormente sono pigre; le giovani sono vivaci, allegre, sollazzevoli, mentre le vecchie sono sommamente brontolone e tutte prese dalla infingardaggine. Se si vedono minacciate, come s'è detto, vanno giù nell'acqua con molta velocità; se il pericolo piomba loro addosso inaspettato, le invade l'angoscia in tal maniera che sospirano e tremano, facendo ogni possibile sforzo per sfuggire alla morte. Del resto, ve ne sono che manifestano un vero coraggio se si tratta di difendere femmine e figli. Nelle più solitarie terre polari esistono certe specie, come le foche orsine e le foche elefantine, tanto poco paurose dei visitatori stranieri che se li lasciano tranquillamente girare attorno, senza tentare di fuggire. Anche per queste, naturalmente, la faccenda si pone diversamente se hanno già imparato a conoscere l'uomo, questo tiranno del mondo animale.

-^

Fra i loro sensi primeggia l'udito, malgrado le modeste dimensioni delle orecchie, mentre la vista e l'olfatto sono poco sviluppati. La voce consiste in suoni rauchi che ricordano ora l'abbaiare di un cane, ora il muggire di un vitello.

La società delle Foche è una famiglia. Il maschio è sempre legato con parecchie femmine, e molti di questi sultani marini posseggono harem ricchi di trenta o quaranta femmine. La gelosia è tremenda contro gli altri competitori: ogni maschio lotterebbe fino alla morte per le sue femmine, se ciò gli fosse possibile. La grassa pelle e lo strato adiposo sono per ogni guerriero il migliore scudo contro i morsi e le lacerazioni che si regalano nel calore dell'azione.

Circa dieci mesi dopo l'accoppiamento la femmina partorisce uno o due figli; sono questi gentili e vivaci creature, che, a causa del loro folto pelame, non sono atti a nuotare e perciò restano a terra presso la madre sin dopo il cambiamento del primo pelo.
Vecchi e giovani si amano con eguale tenerezza, mentre la madre difende a rischio della vita la sua prole contro ogni pericolo. Il padre, rallegrato dalle liete carole, dimostra con brontolii di soddisfazione il piacere che risente, seguendo almeno con gli occhi il piccolo saltatore che non può seguire di fatto, occupato com'è a provvedere alle necessità della vita. Dopo due mesi le giovani foche sono tanto sviluppate da poter essere divezzate. Crescono rapidamente, e già nel corso del l'anno i giovani sono giunti alla metà della mole della madre. Da 2 a 6 anni sono pienamente sviluppate; dai 25 ai 40 anni sono già vecchie e cadenti.

Dopo l'uomo, il più accanito nemico della Foca è l'orso polare, sebbene sia veramente pericoloso solo alle specie più piccole. L'uomo si dimostra ad ogni modo più crudele, più spietato di quel carnivoro. La caccia alla Foca è una volgare e spietata strage, nella quale si uniscono rozzezza ed assenza di sentimento. Per questo si evita di chiamarla caccia, poiché si tratta di un vero e proprio macello e non di un passatempo. Una sete di sangue sconfinata ed appassionata s'impadronisce in breve dei marinai che vanno alla caccia della Foca, e spinge vecchi e giovani, piccoli e grandi, a uccidere tutto. Così avviene che questi animali, già grandemente scemati, vanno a grandi passi incontro alla loro estinzione. Dei branchi che due secoli fa coprivano le solitarie isole si trovano appena pochi individui, ed i bastimenti debbono inoltrarsi sempre più se vogliono fare buona caccia. L'olio ed il grasso, le zanne e la pelle sono oggetti ricercati, e spiegano fino ad un certo punto il furore di distruzione dell'egoista sovrano del mondo.

Tutte le foche si lasciano addomesticare, e molte diventano quasi animali domestici. Vanno e vengono, pescano in mare e tornano volontariamente all'abitazione del loro custode, imparano a conoscerlo, e lo seguono come un cane. Alcune possono essere ammaestrate alla pesca ed altre, infine, persino a compiere giochi a comando per divertire nei circhi equestri i loro peggiori nemici.

Colonia di foche

Primo piano di foca

-^

FOCA ORSINA (Arctocephalus)

La sua lontana somiglianza con i corrispondenti animali abitatori della terra la fece chiamare Foca Orsina, ed appartiene alle specie di foche che hanno le orecchie. Oltre che per queste, si distingue per il lungo collo e per le estremità che sporgono ben distintamente dal corpo.
Il nome di questa foca non è male scelto, perché tutta la parte anteriore del corpo ricorda l'orso. Ad eccezione delle estremità, tutto il corpo è coperto di fitti peli lunghi, ruvidi, ritti, poco lucenti, fra i quali si trova una lanugine fina, sericea, intricata. Le parti corrispondenti agli omeri ed ai femori sono rivestite di peli brevi ed irti; invece sono del tutto nude le parti che conseguono a queste, e le piante dei piedi. Negli individui giovani il pelo è aderente e lucentissimo. Il colore varia a seconda dell'età e del sesso: i maschi adulti appaiono di un nericcio cupo, o d'un bigio-ferro, alquanto più chiaro sulla testa e sulla schiena, perché i peli terminano colà in punte di un bigio argentino. La parte inferiore è gialliccia o bigio-ruggine. Una larga fascia nera passa trasversalmente sul petto. I piedi sono di un bruno-cupo, i mustacchi nerobrunicci, la lanugine è tra il rossiccio ed il castano. Le femmine vecchie sono sopra di un bigio-chiaro, sotto di un bianco-rossiccio. Gli individui giovani sono dapprima quasi neri, ma dopo alcune settimane diventano bigi.

L'area di diffusione delle foche orsine è vastissima: si trovano tanto nell'estremo nord, quanto nell'estremo sud. Qui, come là, la Foca Orsina non rimane sempre, del resto, nelle medesime regioni. Specialmente quelle che abitano al sud intraprendono regolarmente lunghe migrazioni. All'avvicinarsi della stagione fredda si ritirano presso la zona più temperata, mentre col tornar del caldo si avvicinano di nuovo al Polo. I vecchi e grossi maschi sogliono apparire nello Shetland meridionale e nelle isole vicine verso la metà di novembre: essi salgono a terra e vi si sdraiano in lunghe file; in dicembre giungono le femmine, ed allora hanno inizio in loro onore le più dure lotte. Alcuni mesi più tardi compaiono infine i giovani d'un anno o due e i vecchi cadenti. Per tutto quel tempo la società principale si aggira per il paese, cambia di posto, e verso la fine d'aprile torna in mare e si avvia al sud. Alla metà di giugno la regione è del tutto abbandonata.

Malgrado le reiterate occasioni che i navigatori hanno di osservare le foche orsine, le osservazioni fatte da Steller non sono state ancora superate, e per questo crediamo di fare una cosa gradita ai lettori riportando quanto ci ha lasciato scritto l'insigne naturalista.

-^

«Le foche orsine si catturano sulle isole, ma non sulla terraferma, perché ci vanno di rado. Nella primavera si prende la femmina col suo figlio. Dopo se ne vanno verso il nord, e dall'inizio di giugno sino alla fine di agosto non se ne vede più una: tornano poi dimagrate e spossate verso il sud coi loro figli.

Il figlio unico, o i due figli, sono coperti di una lana nera fine e lucente. Le madri si sdraiano con lui in fila sulla spiaggia, e passano la maggior parte del tempo dormendo; mentre i piccoli si trastullano insieme come cagnolini. Il padre sta ad osservare compiaciuto e sereno. Se si addentano seriamente, esso s'avvicina brontolando, separa i combattenti, lecca e bacia il vincitore, lo spinge a terra con la bocca, e si rallegra tutto se incontra qualche seria resistenza. In fondo gode che i suoi piccoli comincino a farsi rispettare, e per questo non stima quegli altri che se ne stanno pigri con la madre pensando solo a dormire.

Un maschio ha otto o dieci femmine tutte per sé e le vigila gelosamente. Sebbene a migliaia siano sdraiate sulla spiaggia, le si vedono in ogni tempo divise in gruppi, ognuno dei quali rappresenta una famiglia. Il maschio rimane con le mogli, i figli e le figlie, coi giovanotti che ancora sono scapoli, di modo che la famiglia può ascendere sino a 100-120 individui. Così assieme nuotano per il mare. I maschi vecchissimi si separano e vengono soli sulle isole: per lo più sono molto grossi, e rimangono a terra per un intero mese, senza mangiare; dormono di continuo, e sono molto brontoloni e crudeli. Con furore aggrediscono ciò che passa loro davanti, e sono così feroci e indomabili che preferiscono morire piuttosto che abbandonare il loro posto. Se vedono uomini, vanno loro incontro, sostano, ed ognuno prende posizione disponendosi a combattere. In un viaggio, non potendole attorniare, dovemmo venire alle prese e scagliare loro pietre. Si mordevano come avrebbero fatto i cani, riempivano l'aria dei loro muggiti, e si dimostravano via via sempre più furiose. Allora cercammo di colpirle agli occhi molto sporgenti e di rompere loro i denti coi sassi. Una, ferita ed accecata in tal modo, non si allontanò dal suo posto: capimmo che non potevano ritirarsi perché venivano mal menate dai denti delle altre. Talvolta, su lunghi tratti di spiaggia, si può assistere ad una quantità di duelli: durante questo tempo si può passare liberamente accanto ad esse, perché non ti degnano neppure d'uno sguardo, impegnate come sono a darsele di santa ragione. Le foche che si trovano in mare guardano per qualche tempo la battaglia, poi, anch'esse prese dal furore escono e prendono parte ai combattimenti.

-^

Sovente, con i miei compagni ne assaltavo qualcuna, l'accecavo, e gettavo sassi ad altre quattro o cinque che prendevano ad incalzarmi. Allora correvo da quella accecata, e questa, che non sapeva se le sue compagne fuggissero, cominciava a mordere e ad essere morsa, mentre contemplavo la mischia da un posto elevato. Se la foca fuggiva nell'acqua, ne veniva tratta fuori e morsicata finché morisse; e sovente negli ultimi spasimi veniva divorata dalla volpe polare. Talvolta, due di queste foche combattevano l'una contro l'altra per un'ora; poi si sdraiavano, si leccavano, riprendevano fiato, si rialzavano, si atteggiavano a guisa di guerrieri, abbassavano il capo e si colpivano con le zanne come cinghiali, da sotto in su. Finché i due combattenti hanno ancora forza si colpiscono con i piedi anteriori; dopo, il più forte afferra l'altro con le mandibole e lo getta a terra. Appena le foche spettatrici si accorgono di quella fase della lotta, si affrettano a porgere aiuto alla sconfitta. Dopo la battaglia se ne vanno nell'acqua per risciacquarsi.

Le mischie hanno solitamente tre moventi: le più sanguinose avvengono in onore delle femmine, le altre per la scelta del giaciglio o per rimettere la pace. Le femmine portano i figli in bocca, ma li piantano lì in caso d'aggressioni, sono prese allora dai maschi e gettate sulle rocce, dove rimangono semi-morte. Quando tornano in sé, strisciano umilmente come vermi ai piedi dei maschi li baciano e versano lacrime in tale quantità che queste sgocciolano senza interruzione sul loro petto, bagnandolo interamente. Allora il maschio va qua e là con continuo muggito, gira ferocemente gli occhi e getta la testa dall'una all'altra parte, come sogliono fare gli orsi. Se il maschio vede che gli si portano via i figli, piange come la femmina. Quelli che sono poi gravemente feriti ed offesi piangono ugualmente, specie se non riescono a vendicarsi. Questi animali hanno tre specie di gridi. Quando si trastullano a terra, muggiscono come vacche cui sia stato tolto il vitello; quando combattono grugniscono e brontolano come orsi; in seguito, ottenuta la vittoria, emettono ripetutamente un grido stridulo come quello dei grilli. A seconda che oda l'uno o l'altro di tali suoni, il cacciatore esperto sa in anticipo qual'è, per così dire, lo stato d'animo delle foche orsine. Le stesse, infine, quando escono dall'acqua, scuotono il corpo, stropicciano il loro petto con le pinne e ravviano. peli: è come se volessero prepararsi alla vera vita di società, specie per le femmine, di ben presentarsi ai signori maschi. Una volta presa terra, difatti, il maschio posa le sue labbra sopra quelle della femmina, appunto come se la volesse baciare. Se il sole splende, le foche si sdraiano ai suoi raggi, alzano in su le zampe posteriori e dondolano la coda come cani che fan festa. Ora si adagiano sul dorso, ora sul ventre, ora sul fianco, ora stanno aggomitolate. I mesi durante i quali le foche sembra non prendano sul serio il problema dello stomaco ma solo quello, per così dire, dello spirito, sono quelli di giugno, luglio ed agosto, quando rimangono immobili come massi al medesimo posto, guardandosi, dormendo, sbadigliando, e stendendosi e muggendo senza mangiar nulla. E' il tempo in cui diventano tanto magre che la loro pelle penzola all'intorno, floscia come un sacco. I giovani, nel mese di luglio, si trastullano allegramente e quindi si accoppiano. In questo caso non si comportano come gli altri animali, ma come esseri umani, tutt'al più con una sola differenza, e cioè che l'uomo, almeno, non fa in presenza di altri certe cose, mentre le foche, comportandosi come l'uomo nella sostanza una volta iniziato l'accoppiamento, non c'è verso di farle desistere dal portarlo a compimento, costi quel che costi. Io stesso, una volta, ho dato uno scappellotto ad un giovane maschio, ma esso molto indispettito e brontolando, proseguì per un buon quarto d'ora la sua occupazione.

-^

Abitualmente i vecchi non fuggono se qualcuno s'avvicina ad essi, ma subito si atteggiano alla lotta. Tuttavia, ho anche veduto l'intero branco prendere la fuga. Se si fischia, le prime a fuggire sono le femmine; e se ad un tratto vengono sorprese con forti grida, precipitano in massa nell'acqua: allora prendono a nuotare qua e là lungo la spiaggia, osservando con meraviglia gli insoliti visitatori e seccatori che hanno osato importunarle con quegli strani versi da spavaldi.

Le foche orsine sono molto temute dalle lontre marine e dalle foche comuni, che per questo si tengono alla larga da esse al contrario, le foche leonine, di cui parleremo appresso, abitano in grandi schiere con esse, prendono i posti migliori, e le foche orsine non impegnano volentieri in loro presenza una lotta, nel corso della quale potrebbe toccar loro la peggio con siffatti giudici del campo.

Nei loro movimenti, le foche orsine sono più agili delle altre foche: tanto per fare un esempio, diremo che in un'ora soltanto sono capaci di coprire a nuoto una distanza di 15 chilometri; mentre a terra non si possono raggiungere se non nel caso che il terreno sia in salita. Una volta mi hanno incalzato per più di sei ore, e alla fine fui costretto a salire con grande pericolo della vita sopra un'erta collina. Altre volte diedero la caccia a me e ai miei accompagnatori con tanto impeto che dovemmo cedere il posto, senza troppi complimenti. Del resto, la loro vita è così tenace che due o tre uomini possono appena ucciderle con duecento colpi di mazza sul capo e, naturalmente, bisogna smettere due o tre volte, di dare colpi, per poter riprendere fiato e lena. Basti dire che l'animale rimane ancora in piedi e si difende anche con tutti i denti rotti nelle mascelle, con il cranio spaccato e con le cervella quasi completamente sprizzate fuori. Una volta, ad una foca orsina schiacciai la scatola cranica e le feci schizzar via gli occhi; ciononostante, essa rimase ritta e viva, immobile come una statua e ciò per oltre due settimane. Nel Kamtschatka le foche orsine vanno più raramente a terra, e perciò vengono colpite nell'acqua con la fiocina. Allora guizzano come una freccia, e una volta adagiate nel battello, il timoniere deve stare bene attento se non vuole che lo scafo si capovolga. Poi l'animale, ormai dissanguato, muore. Soltanto allora lo si trae vicino si trafigge con lance e si porta a terra. Tuttavia, si prendono soltanto giovani maschi e femmine gravide, perché dai maschi adulti è sempre meglio star lontani. Ogni anno, del resto, molte foche orsine muoiono prematuramente in conseguenza delle loro ferite, specie sulle isole, dove talvolta si trovano, in alcuni luoghi della spiaggia, ossami da far credere che vi sia stato un vero e proprio campo di battaglia».

Ora, naturalmente, le cose sono mutate dai tempi del buon Steller. I nemici delle foche si sono terribilmente moltiplicati, ed anche quelli delle foche orsine; non solo, ma al posto della fiocina vi sono i fucili dal tiro sicuro e i battelli veloci e stabili, sicché questi utili animali, soprattutto per via della loro pregiata pelle, vanno sempre più verso la completa distruzione.

-^

FOCA LEONINA AUSTRALE (Otaria jubata)

Le foche leonine, od otarie, vengono considerate, da alcuni naturalisti, come rappresentanti di un genere particolare, mentre altri, per il fatto che hanno il rudimento di un padiglione d'orecchio, le aggregano alle foche orsine. Se ne conoscono parecchie specie, di maggiore o minore mole, e tuttavia si distinguono dalle foche orsine per via dei piedi anteriori relativamente molto grandi e per il pelame breve, che si allunga in una criniera arruffata solo sul collo dei maschi. Questa foca merita il nome di Foca Leonina per la stessa ragione per la quale le altre meritano il loro. Il suo colore è poco più scuro di quello conosciuto fulvo-leonino; mentre la faccia, come quella di tutte le foche, ha una lontana rassomiglianza con quella di un felino.

La vera Foca Leonina si trova nella punta meridionale dell'America, nel sud dell'Olanda e della Nuova Zelanda. La sua affine nordica abita, invece, il tranquillo Oceano del Nord, dallo stretto di Behring sino al Giappone ed alla California. Nel loro modo di vivere, queste foche hanno molte analogie con le foche orsine, ma sono più grosse del doppio e differenti per il pelame. Dopo la criniera che tanto le adorna, hanno di notevole gli occhi per la loro singolare espressione prodotta da una speciale combinazione di colori. L'occhio stesso è bianco, l'iride è di un verde splendido come lo smeraldo, e nell'angolo interno la congiuntiva si presenta d'un rosso di cinabro. Anche per la vita e per i costumi di questa foca crediamo fare cosa gradita ai lettori lasciare la parola a Steller.

«Sebbene questo animale di forma leonina sembri brutto, cattivo e collerico, possegga una forza molto superiore di quella della foca orsina, sia pertanto difficile da soggiogare e combatta disperatamente in caso di necessità, senza parlare della sua forma leonina, che spaventa l'occhio e l'animo, nonostante tutte queste sue qualità, esso teme molto l'uomo, e, quando lo scorge, si dà ad una precipitosa fuga dalla terra verso le onde marine. Se viene spaventato con un bastone o con grida, ne è talmente commosso che cessa con profondi sospiri di correre, perché la sconfinata angoscia ed il tremendo tremito non gli permettono di muovere oltre un solo membro. Tuttavia, se viene messo alle strette e non può fuggire, esso si precipita senza pensarci due volte sull'avversario, agitando furiosamente la testa, brontolando e ruggendo in tal modo da mettere in fuga l'uomo più coraggioso. Io stesso provai una volta, e fu un vero miracolo se non mi costò la vita. Per questo gli abitanti del Kamtschatka non lo incalzano mai in mare, perché, quando è preso dal furore, l'animale è capace di capovolgere il battello e di uccidere nel modo più crudele i marinai. Anche sulla terra si ha paura di aggredirlo apertamente, e perciò, con molta prudenza, si cerca di coglierlo all'impensata. Quando dorme, uno che abbia fiducia nelle sue forze e nella velocità delle sue gambe, si avvicina silenziosamente all'animale controvento con un ferro rovente, e glielo pianta in uno dei piedi anteriori. I cacciatori che l'accompagnano tengono saldamente la cinghia fatta dalla pelle di uno di questi animali e l'attorcigliano intorno ad un sasso o ad un palo. Se l'animale ferito vuol fuggire, lo si trafigge con frecce e con simili arnesi, ed infine lo si abbatte a colpi di mazza. Se lo trovano in un luogo solitario lo feriscono con frecce avvelenate. Allora viene fuori dall'acqua, il che accresce il suo dolore, e viene ucciso sul terreno o perisce da sé nel giro di 24 ore. Chi riesce ad uccidere una foca leonina viene calorosamente festeggiato e tenuto in gran conto dagli altri, e molti che vanno a quella pericolosa caccia non lo fanno per averne la saporita carne, ma unicamente per avidità di fama.

-^

Coi loro miseri battelli di scorza d'albero, o di pelle, si avventurano sovente a quattro o cinque miglia di distanza, visitando isole e caricandovi due o tre animali di quelli che trovano; la debole imbarcazione quasi scompare nell'acqua, ma quegli uomini si vergognerebbero di abbandonare la selvaggina per paura della morte. La carne e il grasso sono saporitissimi, specialmente nei giovani; la gelatina dei piedi è una vera leccornia; ma poi, come abbiamo detto, si tratta anche e soprattutto di dimostrare agli amici che non si è avuta paura di un animale così pericoloso!

Tre o quattro femmine seguono un maschio, il quale, peraltro, tratta le sue consorti molto più dolcemente di quanto non faccia il maschio delle foche orsine. Le femmine partoriscono nei mesi di luglio, agosto e settembre. Ma tanto i maschi quanto le femmine hanno poca cura dei figli, e ho spesso osservato che le madri talvolta li soffocano mentre dormono. Del resto, non dimostravano molta sensibilità quando, sotto i loro occhi, io uccidevo la loro prole e ne gettavo ad esse gli intestini. I piccoli della Foca Leonina non sono svelti ed allegri come quelli delle foche orsine: quasi sempre dormono e, se si trastullano, lo fanno piuttosto con piglio sonnacchioso. Verso sera le madri scendono con essi nell'acqua, e nuotano pacatamente lungo il litorale. Se sono stanchi, i giovani si adagiano sul dorso materno e sperano di riposarsi; ma la madre, con una brusca svolta, getta nell'acqua il poltrone per abituarlo al nuoto. Io stesso ho gettato in mare di quelli appena nati, e certamente non posso dire che riuscissero a nuotare: disordinatamente agitavano le pinne, cercando di raggiungere la terra.

Benché questi animali temano moltissimo l'uomo, ho tuttavia osservato che vi si abituano se si passa frequentemente e tranquillamente vicino ad essi, specialmente quando i loro figli non possono ancora nuotare agevolmente. Una volta mi sono trattenuto sei giorni in mezzo ad un branco, naturalmente nascosto in una capanna sopra un punto elevato, ed ho potuto così studiare esattamente il loro modo di vivere. Essi si adagiavano qua e là intorno a me, guardando il fuoco e badavano a tutto quello che io facevo, s'intende, con una certa aria di meraviglia. Non fuggivano quando, scendendo in mezzo ad essi con cautela, pigliavo i piccoli e li uccidevo per farne la dissezione. A volte si battevano seriamente per la conquista del posto, le femmine comportandosi come le foche orsine. Uno, cui era stata tolta la femmina, ebbe l'ardire di combattere per tre giorni con gli altri maschi, e siccome questi erano coalizzati contro di esso, il poverino finì col buscarsi oltre cento ferite in tutto il corpo. Le signore consorti, però, come del resto le foche orsine, non prendevano parte alla battaglia, non solo, ma come le loro cugine si allontanavano in tutta fretta dal luogo degli scontri per andarsi a trastullare fra di loro al largo, forse burlandosi di quei poveri maschi che per esse se le davano di santa ragione.

Le foche leonine ruggiscono come i leoni, mentre i loro piccoli belano come le pecore. Talvolta, quando ero in mezzo o vicino ad esse, mi sembrava di essere il pastore d'un gregge, stranamente misto di leoni e di pecore. Trascorrono l'inverno e l'estate sopra quelle isole; ciononostante, nella primavera ne giungono ancora delle altre, che si uniscono alla società, chi per amore e chi per forza.

Le foche leonine si cibano di pesci e di foche comuni, ma non disdegnano la carne della lontra marina. In giugno od in luglio, quando allevano i figli, non mangiano quasi nulla, e per questo sono magrissime e dormono di continuo. Durante questa dieta invecchiano molto, e difatti, alla fine di essa risultano spaventosamente invecchiate».

-^

FOCA LEOPARDINA (Leptonychotes weddelli)

Tra le foche già descritte e le foche propriamente dette o foche comuni, si trovano le foche leopardine, che sono considerate come un genere particolare, principalmente per la loro dentatura e la forma delle zampe anteriori. Queste foche abitano i mari australi. Del modo di vivere di questi animali, almeno nel senso come noi l'intendiamo, non si sa ancora molto, e per ciò ci limitiamo a presentarle semplicemente.

Le foche leopardine hanno un corpo lungo da metri 2,40 a metri 2,70, di color fulvo, bigio-nericcio sulla parte anteriore del dorso, con una linea che scorre in mezzo ad essa; si distinguono dalle loro affini per il lungo collo e le ampie fauci.

I piedi anteriori vanno scemando di lunghezza dal pollice al dito mignolo. I piedi posteriori non hanno le unghie, e vagamente rassomigliano ad una coda di pesce. Mancano le orecchie esterne.

FOCA BARBUTA (Erignathus barbatus)

E' la prima, e si può dire la tipica rappresentante, delle foche propriamente dette. Tuttavia, si distingue dalle sue prossime affini per la considerevole sua mole, per le numerose setole che le servono da barba, per la lunghezza prevalente del clito mediano del suo piede anteriore e per il lieve tondeggiare della membrana delle pinne posteriori. Questa foca può giungere sino a tre metri di lunghezza. Il suo pelame, come nella maggior parte delle altre foche, è superiormente di color bigio-chiaro marmoreggiato di giallo, senza però che le macchie spicchino molto. Il ventre ed i fianchi sono di un bianco sudicio, mentre dalla testa scorre sul dorso una striscia nericcia. Nei giovani il colore fondamentale è azzurrognolo di sopra, bianco di sotto; nel loro abito lanoso hanno una larga fascia bianca dalle spalle sino ai lombi.

Le foche barbute si distinguono facilmente dalle altre affini per la mole e per i lunghi mustacchi, disposti in fila, duri e rigidissimi sul labbro superiore. Abitano i mari settentrionali tra l'Europa, l'Asia e l'America; e principalmente il Mare Glaciale e l'Oceano Polare; evitano prudentemente la terra e per lo più si tengono sopra massi di ghiaccio natanti. Quanto al loro modo di vivere e all'indole, le foche barbute non si differenziano dalle foche orsine, naturalmente con la sola eccezione che esse quello che fanno lo fanno quasi esclusivamente stando in acqua o sui massi di ghiaccio.

-^

FOCA DELLA GROENLANDIA (Pagophilus groenlandicus)

Questa foca è stata separata dalle altre foche, come genere distinto, per il capo più lungo e più stretto, per la fronte piana, il muso più breve, il corpo più allungato e per la struttura delle zampe anteriori alquanto diverse. Difatti, mentre nelle sue affini il primo dito dei piedi anteriori è il più lungo, nella Foca della Groenlandia il secondo dito oltrepassa tutti gli altri. Inoltre, quest'animale è sprovvisto di lanugine e non presenta nude le piante dei piedi. I mustacchi sono ondeggianti. Quanto al colore, esso varia assai a seconda dell'età e del sesso: il neonato è vestito d'un pelame fino, lucido, bianco-niveo, i cui peli cadono dopo le prime settimane di vita; nel corso del primo anno il colore è uniformemente bigio-pallido, alquanto più scuro sopra che non sotto. Nel secondo anno la parte superiore del corpo comincia a presentare macchie, le quali vanno spiccando maggiormente nel terzo e nel quarto anno. La testa è nera, mentre il resto del corpo è bianco, o d'un bianco gialliccio, sul quale risaltano vivamente macchie di un nero-cupo, grandi, larghe, allungate, curve a foggia di mezzaluna, che si stendono sopra i fianchi dell'animale, dal garrese sino alla coda, e talvolta si uniscono l'una all'altra. In altri individui la coda e la fronte soltanto sono nere; alcune invece sono tutte nere.

La Foca della Groenlandia, oltre ai mari del paese omonimo, da cui prende il nome, abita tutto il Mare Glaciale del Nord ed i vicini stretti e seni; ma si trova pure nel Kamtschatka, nel Labrador e nell'Islanda. Anche questa foca, come la precedente, evita quanto più può la terraferma e preferisce trascorrere il suo tempo nel mare aperto, quando deve cibarsi, e sui massi natanti di ghiaccio, quando deve trastullarsi e riposarsi.

FOCA GRIGIA (Halichoerus gryphus)

Sulle spiagge settentrionali dell'Europa specie della Germania, vivono le foche coniformi e le foche vitelline o vitelli marini, o foche comuni. I due gruppi, o sottogeneri, come ora si vuole, si distinguono per il sistema dentale. La Foca Grigia è la rappresentante della prima divisione, ed indossa l'abito ordinario delle foche: sopra un fondo bianco-argentino o cinerino-pallido, di color d'acciaio o bigio-nero, spiccano macchie irregolari nere o nericce, che nel maschio sono più fitte che non nella femmina, facendolo apparire quindi alquanto più scuro.

I piccoli nascono con pelame morbido, gialliccio, il quale però cade molto presto. I mustacchi di questa foca sono bianchi, la membrana natatoria dei piedi è quasi nuda. La lunghezza del suo corpo va da metri 1,20 a metri 2,40.

Quanto all'indole ed al modo di vivere, questa foca non si discosta dalle sue affini che, ai massi di ghiaccio come le due precedenti, preferiscono passare molte ore della giornata sulla terraferma. Qui essa si accoppia; qui partorisce ed alleva per i primi tempi la sua prole, e qui, come le altre, ha da combattere contro le insidie dell'uomo, oltre che assistere, spesso con malcelata indifferenza, alle battaglie che si scatenano fra i maschi per la conquista della consorte.

Naturalmente, per questa foca, più ancora che per quella che vive sui massi di ghiaccio natanti nei mari del Nord, la vita è resa molto difficile, per la continua e accanita caccia cui è sottoposta, e si può dire che, attualmente, trovare una foca grigia nella sua patria abituale è quasi una eccezione.

-^

FOCA COMUNE O VITELLO MARINO (Phoca vitalina)

Nei medesimi mari dove abita la foca grigia, vive la Foca Comune o Vitello Marino, che rappresenta la specie più nota di tutte, lunga da metri 1,20 a 1,50, punteggiata di nericcio, di bianco, di brunobigio, di bigio-giallo, ordinariamente senza macchie sul dorso; bianchiccia inferiormente, con un cerchio pallido intorno all'occhio, con baffi bianchi, brevi, ondeggiati di bruno.

La Foca Comune presenta molte varietà di colore, ma certamente non più di quelle delle altre specie che si ha meno la possibilità di osservare.

-^

-^

-^

-^

Web Trapanese di Trapanesi Attività Commerciali Artigianali Servizi Eventi

Richiesta inserimento in trapaninfo.it !

To whom it may concern. Ask for inserting a banner of Your business logo or portal !

-^

Meteo Sicilia

-^

 

-^

 

-^

Attualità Cultura Sport Territorio Eventi Economia Tradizioni Trapanesi

Rai Educational

Rai Scuola Italia

Rai Lemmi

Italia - Turismo

Italy - Italia

Rai Storia Italia

Cnt Rm Ingv Centro Nazionale Terremoti

Earth Quake Live - Terremoti

Ministero della Salute Italiano

Rai Scienze

Rai Cultura

Focus

YouTube

Documenti Slide

Documenti Yumpu

Ministero degli esteri italiano

La Farnesina - Viaggiare sicuri

U.S. Department of State

U. K. Govern

Protezione civile Governo Italia

Ministero dell'Ambiente della tutela del Territorio e del Mare

La Regione Sicilia

Euro Info Sicilia

Assessorato dello Sport

Assessorato della Famiglia

Il Carrefour Europeo Sicilia

Adnkronos

Ansa - Regioni

Commissione Europea

Informa Sicilia

Contributi Comunità Europea

La Comunità Europea

Informazioni Comunità Europea

Gazzetta Leggi in Europa

Fondo Sociale Europeo

Live Sicilia

La Sicilia

Il Giornale di Sicilia

La Gazzetta del Sud

La Repubblica

Quotidiano di Sicilia

Segnali dalle città invisibili

Messina News

La voce del Mondo rurale

Prospettive online

Palermo mania

Quotidiano Si24

Messina Ora Notizie

Messina Oggi

Messina Notizie

Il Cittadino di Messina It is better to have enough ideas for some of them to be wrong, than to be always right by having no ideas at all. Edward de Bono

Grandangolo Agrigento

Agrigento Notizie

Info Agrigento

Sicilia 24h

Agrigento Web

Agrigento Oggi

Catania Oggi

Sud Press

Catania Today

Il Fatto Nisseno

Giornale Nisseno

Blog Sicilia

Seguo News

Enna Notizie

Vivi Enna

Ragusa News

Ragusa 24

Quotidiano di Ragusa

Ragusa Oggi

Siracusa News

Siracusa Oggi

Siracusa Times

Trapani Ok

Trapani Oggi

Italia in Digitale Terrestre

T-vio Notizie in Tempo Reale

Trapani Tp24

Rumpiteste Wordpress Blog

Tse Tele Scout Europa Tv

Antenna Sicilia

Telecolor

Tele Video Agrigento

Tele Acras

Agrigento Tv

Sicilia Tv Favara

Tele Radio Sciacca

Enna Tv

Rei Tv Acireale

Rtp Tv Messina

Onda Tv Messina

Tele Iblea

Tele Iblea

Video Mediterraneo

Sicilia Uno

Alpa Uno

Telesud3 TP

Action 101 Radio

Radio Mia

Dabliu Radio

Radio In 102

Radio Margherita

Prima Radio Net

Rgs Gds

Reporter Neomedia Radio

Radio Time

Radio Alcamo Centrale

Radio Amica

Gruppo Radio Amore

Radio Amore Net

Radio Amore Italia

Antenna Uno Radio

Radio Antenna Iblea

CL 1 Radio

Radio Video City

Radio Gruppo Fantastica Cuore

Etna Radio

Radio Dimensione Musica

Doc Radio

Radio Empire

Radio Rebs Online

Radio Rete 94

Radio Flash Fm

Radio Fm Classic

Radio Fm Italia

Radio Gela Express

Radio Gemini

Radio In Agrigento

Radio Luce Net

Radio Messina International

Radio Messina Sud

Radio Milazzo

Radio Etna Espresso

Radio Palermo Centrale

Radio Panorama

Radio Planet Music Net

Radio Rcv

Radio Acicastello Online

Radio Sicilia Express

Radio Smile

Radio Splash

Radio Street

Radio Studio 105

Radio Studio 7

Radio Studio 90 Italia

Radio Studio Centrale

La Sicilia Web

Tele Monte Kronio

Radio Torre Macauda

Radio Touring

Radio Rtm

Radio Universal Fm

Radio Vela

Radio Zammu

Meteo Sat Europe-It

-^

-^

in trapaninfo.it disclaim Richiesta inserimento eMail@webmaster -^up^

Trapaninfo.it statistics
Web Trapanese eXTReMe Tracker
Web Trapanese free counters

gbm w3c

Ai sensi dell'art. 5 della legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla protezione del diritto d'autore, i testi degli atti ufficiali dello Stato e delle amministrazioni pubbliche, italiane o straniere, non sono coperti da diritti d'autore. Il copyright, ove indicato, si riferisce all'elaborazione e alla forma di presentazione dei testi stessi. L'inserimento di dati personali, commerciali, collegamenti (link) a domini o pagine web personali, nel contesto delle Yellow Pages Trapaninfo.it (TpsGuide), deve essere liberamente richiesto dai rispettivi proprietari. In questa pagina, oltre ai link autorizzati, vengono inseriti solo gli indirizzi dei siti, recensiti dal WebMaster, dei quali i proprietari non hanno richiesto l'inserimento in trapaninfo.it. Il WebMaster, in osservanza delle leggi inerenti i diritti d'autore e le norme che regolano la proprietà industriale ed intellettuale, non effettua collegamenti in surface deep o frame link ai siti recensiti, senza la dovuta autorizzazione. Il webmaster, proprietario e gestore dello spazio web nel quale viene mostrata questa URL, non è responsabile dei siti collegati in questa pagina. Le immagini, le foto e i logos mostrati appartengono ai legittimi proprietari. La legge sulla privacy, la legge sui diritti d'autore, le regole del Galateo della Rete (Netiquette), le norme a protezione della proprietà industriale ed intellettuale, limitano il contenuto delle Yellow Pages Trapaninfo.it Portale Provider Web Brochure e Silloge del web inerente Trapani e la sua provincia, ai soli dati di utenti che ne hanno liberamente richiesto l'inserimento. Chiunque, vanti diritti o rileva che le anzidette regole siano state violate, può contattare il WebMaster. Note legali trapaninfo.it contiene collegamenti a siti controllati da soggetti diversi i siti ai quali ci si può collegare non sono sotto il controllo di trapaninfo.it che non è responsabile dei loro contenuti. trapaninfo.it

-^

Copyright (c) 2002-19 trapaninfo.it TP Comuni