Mammiferi Lemuri.

La scuola consegue tanto meglio il proprio scopo quanto più pone l'individuo in condizione di fare a meno di essa.
(Ernesto Codignola)

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VITA DEGLI ANIMALI - MAMMIFERI - LEMURI

INTRODUZIONE

I Lemuri si debbono considerare come l'anello di congiunzione tra le vere scimmie e i volitanti. Alle prime li avvicina la forma delle quattro mani, ai secondi la membrana particolare, o patagio, che distingue una delle loro famiglie. Il loro corpo è molto esile, è come scheletrico: la testa per via del muso somiglia da lontano a quella della volpe, le estremità posteriori sono ordinariamente allungate ma hanno, a pari delle anteriori, mani di cui il pollice è generalmente opponibile alle altre dita. La coda varia di lunghezza ma non è mai prensile. Tutti questi animali hanno grossi occhi e molto adatti alla vita notturna che conducono; anche le orecchie sono grandi. Il pelo è folto, morbido e lanoso. La mascella ha denti infissi, che per disposizione, forma e numero si differenziano notevolmente. La lingua si distingue da quella degli altri mammiferi per via di una appendice particolare che si chiama sottolingua. Le orbite risultano profondamente incavate, non perfettamente limitate da una parete ossea, ma collegate con le fosse temporali. Molti naturalisti affermano che i Lemuri non esistevano nei tempi antichi e che essi appartengono solo all'epoca post-cristiana. Attualmente abitano l'Africa, o almeno le sue isole orientali e le grandi isole dell'Asia meridionale. Si potrebbero chiamare, come fece Oken, le scimmie notturne del Continente Antico. Di giorno dormono, ma al cadere della notte si svegliano vivaci. Sono veri animali arboricoli: i loro movimenti sono sempre sicuri, per lo più lenti ma leggeri, quasi impercettibili. Allo stato libero vivono di frutta, di piccoli vertebrati e d'insetti; prigionieri si abituano a tutti i cibi, esattamente come tutte le scimmie. Sono familiari e fidenti, più puliti e meno maligni, e possono essere tenuti in camera come i cani e i gatti. Certo è noioso vederli dormire tutto il giorno, ma in compenso non si può dire che rechino danno all'uomo, anche se questi non ne ricava alcuna utilità. Fitzinger divide l'ordine in tre famiglie che distingue a seconda di come hanno i piedi, corti, lunghi o un patagio, chiamandoli Brachitarsi, Macrotarsi e Dermotteri. Noi li vogliamo osservare separatamente sebbene ciò per le due prime famiglie non sia assolutamente necessario, giacché tutte le scimmie notturne si rassomigliano molto nel loro modo di vivere.

Primati: i lemuri

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BRACHITARSI

Questi animali si riconoscono per i seguenti principali caratteri: le estremità posteriori e anteriori hanno cinque dita con il pollice opponibile; l'indice della mano posteriore ha un'unghia compressa, tutte le altre dita hanno unghie piatte. La testa si allunga in muso volpino: le orecchie sono piccole ma gli occhi grossi, grossissimi in alcuni. La loro mole varia da quella di uno scoiattolo a quella di un gatto. Ad eccezione di una sola specie che abita l'India, questi animali sono originari delle isole del Madagascar. Vi rappresentano le scimmie e perciò hanno ricevuto il nome di proscimmie, cioè rappresentanti delle scimmie. I Brachitarsi vivono in bande più o meno numerose sugli alberi; durante il giorno si ritirano nella parte più folta del bosco o nei cavi degli alberi, si aggomitolano insieme e dormono. Caratteristici i loro atteggiamenti: seduti sulla parte posteriore si aggrappano saldamente con le mani, mettono giù la testa tra le braccia allungate e si avvolgono la schiena con la coda; oppure si avvinghiano a due a due, a mo' di palla e si avvolgono vicendevolmente con le code. Il loro sonno è leggerissimo si svegliano anche per il ronzio di una mosca o per il grattare delle zampe di un coleottero; drizzano gli orecchi, spalancano i grandi occhi, guardano attorno trasognati, ma solo per un momento. Di giorno sembrano morti, la loro vita comincia solo al crepuscolo, quando si destano allegri, lisciano e nettano il pelo, fanno udire la loro voce forte e spiacevole, e danno origine alle gite nel loro aereo dominio. Silenziosamente passano di ramo in ramo, mentre i loro occhi scintillano nell'oscurità, come pallottole di fuoco. Chi ne fa le spese sono gli innocenti uccelletti, che mentre dormono sereni, vengono ghermiti da questi animali. Tutte le specie di questa famiglia fornite di coda sono più vivaci ed agili di quelle senza coda, le quali in compenso sono più prudenti e caute. Le prime si arrampicano con molta snellezza e agilità, saltano da un ramo all'altro e superano distanze di 2 metri. Le altre si muovono lentamente ma con sicurezza: prima di lasciare un ramo si assicurano sempre che un altro presenti loro un certo appoggio. Tuttavia hanno bisogno di un clima caldo, perché il freddo le rende annoiate e malinconiche. Allo stato di schiavitù dimostrano il loro malumore se hanno freddo, ma se si sentono calde fanno le fusa, almeno la notte, come i felini. Le loro facoltà intellettuali sono ristrette: sono tutte timide e paurose anche se si difendono abbastanza bene all'atto della cattura. Una volta abituatesi all'uomo sono in certo qual modo docili, fidenti, tranquille e allegre, e solo raramente perdono la loro timidezza.

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INDRI (Indri indridi)

Questo animale forma un genere a sé stante, che si distingue dagli altri Lemuri per la forma dei denti, la testa grossa più triangolare che rotonda, il muso corto, le gambe posteriori lunghe, come pure le mani, e la coda brevissima.

L'Indri e il più grosso di tutti i Lemuri:

la lunghezza del suo corpo è di 60 centimetri.

Il corpo è snello, il pelo è bello, lanoso, morbido e folto la faccia è quasi senza peli.

La fronte, le tempie, la gola, il petto, i lombi, la coda, le parti inferiori delle cosce, i calcagni e i fianchi sono bianchi.

Nere le orecchie, la nuca, le spalle, le braccia e le mani;

bruna la parte inferiore del dorso e la parte superiore del corpo, e infine bruno-nere le attaccature della membrana posteriore.

Se preso da giovane può essere ammaestrato alla caccia, come i nostri cani.

Il suo grido ricorda quello di un bambino piangente.

Come i suoi affini è agile e snello, e salta da un albero all'altro con tale rapidità che l'occhio appena lo può seguire.

I Propiteci si distinguono dall'Indri per il muso aguzzo, le orecchie interamente nascoste nel lungo pelo lanoso e morbido, la coda lunga o lunghissima per la forma delle mani e dei denti.

Si conoscono particolarmente due specie che abitano il Madagascar.

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PROPITECO DIADEMA (Propithecus diadema)

E' il più rimarchevole dei propiteci:

una delle più grandi e belle specie di tutto l'ordine.

La lunghezza del suo corpo è di 50 centimetri, la coda ne conta 17.

Il corpo è sottile ed elegante;

le estremità posteriori sono lunghe due volte più delle anteriori, e la forma del corpo di quest'animale ci sembra l'opposto di quella delle Ilobate o scimmie dalle lunghe braccia.

Il pelo è lungo, ricciuto, fino e lucente come seta e dal colore ondeggiato;

la faccia e le mani sono quasi interamente nude, il pelo comincia immediatamente sopra gli occhi.

Una fascia bianco-giallognola attraversa la fronte e scorre in strisce più strette dalle orecchie sino al collo, e sono nere;

vi si mischia un po' di bianco sulle spalle e sui fianchi;

la parte inferiore è bianco-pura, la radice della coda giallo-rossa l'ultima parte bianca con sfumature gialle, le mani sono nere ma alle dita si trovano ciuffetti di lungo pelo giallo-rosso:

è veramente un bellissimo animale.

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PROPITECO LANIGERO (Avahi laniger)

E' un piccolo animale di circa 30 centimetri, con una coda di 50; ha un pelo ricciuto e morbido, di colore rossigno che si muta di sotto in bigio-sorcio; ha inoltre lunghissime estremità posteriori, con dita in parte saldate. Abita le grandi selve delle Coste orientali del Madagascar; dorme tranquillamente di giorno nel cavo degli alberi e compare verso sera in piccole comitive nel fogliame degli alberi di cui esplora molto diligentemente la corteccia in cerca di vermi. Il suo grido è dolente e piagnucoloso come quello di tutti gli animali notturni. Il nome di Maki proviene dalle grida di alcuni di questi animali che sembrano pronunziare le sillabe «make, make». La scienza ha loro dato più propriamente il nome di Lemuri forse a causa del loro vivere notturno. Questo animale somiglia piuttosto ad uno snello cagnolino che non ad una scimmia. Il suo corpo è sottile, la membrana di media lunghezza, la folta coda è di solito più lunga del corpo. Le orecchie ben pelose sono spesso nascoste nel pelo; gli occhi sono di media grandezza. Il cranio è allungato, il muso aguzzo come quello della volpe; solo l'espressione dei suoi occhi è molto diversa, quasi innocente. Le membrane posteriori sono molto più lunghe delle anteriori, le mani sono brevi, lungo l'indice delle mani anteriori. Il pelo è sempre morbido e fino e talvolta anche lanoso. il colore è molto vario. Tutti i maki sono abitanti delle isole del Madagascar. Se ne conoscono circa dieci specie, ma la distinzione è difficile e talvolta non regge agli esami. tutti i maki vivono in società nei boschi del Madagascar, dove dopo il tramonto s'incontrano in bande da 30 a 50 individui. Si arrampicano con snellezza, rapidità e senza rumore sui rami. Durante il giorno si nascondono quanto meglio possono, ma il calore del sole, che amano con molta passione, spesso li induce ad abbandonare le loro spelonche per siti aperti dove dormono saporitamente. Al crepuscolo si destano e gridano, e due di loro sanno fare chiasso per cento. Quanto a facoltà intellettuali, questi animali non superano i loro affini, tuttavia sono di piacevole indole, per lo più dolce e affettuosa; se stuzzicati però diventano indocili, selvatici e mordono volentieri. Amano le carezze, ma non dimostrano mai una particolare tenerezza verso il loro guardiano. Se lasciato libero, il Maki corre a destra e a manca, s'introduce nelle case dei vicini, vi ruba frutta, zucchero e simili, e apre come un vero briccone le porte e gli sportelli dei mobili. Se legato brontola continuamente, se lo si lascia solo si indispettisce ed esprime il suo disappunto con un gracelliare a mo' di rana. Teme straordinariamente il freddo e l'umidità e nell'inverno trova la sua pace vicino al fuoco. Quando è giovane mangia di tutto e beve anche vino, ma quando si fa adulto diviene alquanto schifiltoso sebbene più intelligente e quieto. I Maki nei giardini zoologici vivono in buona armonia con i loro congeneri, e se vengono separati si mettono a gridare spaventosamente.

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BARI (Lemur macaco)

Si tratta dell'animale più noto della famiglia dei Maki. Ha il corpo lungo 40 centimetri e la coda 45. Il pelo molto folto si allunga sulla testa e ai lati del collo, ed è screziato di larghe macchie bianche e nere; siccome il colore è vario, abbiamo che alcuni sono bianchi, altri neri, oppure metà e metà. Quanto a mole è uno dei più grossi dei Maki.

CATTA (Lemur catta)

Si distingue principalmente per la coda ad anello, bianca e nera; il colore dominante del suo pelo folto, morbido, fino e lanoso, è cinerino, e passa al rosso ruggine; la faccia, le orecchie e le parti inferiori sono bianco-nere, mentre sono nere la coda e una macchia a forma d'occhio sulla parte superiore del muso. Il suo corpo è lungo 30 centimetri, la coda 35.

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MONGOZ (Lemur mongoz)

Questo animale differisce poco per mole dal Bari. Superiormente è di colore cinerino-scuro, sotto bigio-bruno-chiaro, sul ventre quasi nero. Del resto anche il suo colore è soggetto a variare.

I Lori (Stenops) si distinguono principalmente per le loro qualità che sono opposte a quelle dei Maki. Sono i bradipi fra i quadrumani e appunto per questo vennero chiamati scimmie bradipi. Ci troviamo di fronte a piccoli, eleganti Lemuri dal corpo esile, dalla testa grossa e tondeggiante, membra sottili e snelle di cui le posteriori sono alquanto più lunghe delle anteriori. La coda manca del tutto, il muso è aguzzo ma breve, gli occhi vicinissimi sono molto grandi; le orecchie di media grossezza e ricoperte di pelo; l'indice della mano è abbreviato, mentre il quarto dito è lungo e provvisto di unghia compressa, lunga e acuta. La femmina ha due sole mammelle, ognuna delle quali ha due capezzoli. Le diramazioni a fascetti delle arterie, che vanno dalle cosce alle clavicole, sono molto particolari; si dividono in tanti rami quanti muscoli esistono nelle relative membra. Anche le corrispondenti arterie sono ramificate. I Lori abitano nell'India e nelle isole vicine, e vi rappresentano i loro cugini di Africa, sebbene solo per quanto riguarda l'apparenza.

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LORI GRACILE (Loris tardigradus)

E' un animaletto grosso appena come uno scoiattolo - solo 20 centimetri di lunghezza - con il corpo esile, il muso aguzzo, occhi grandi, membrane sottili, il pelo lungo e morbido come la seta, il cui colore, superiormente, è rossigno-grigio-fulvo-giallognolo o bruno, mentre inferiormente è grigiastro o giallo-pallido. Quanto alle sue abitudini di vita, di giorno dorme nelle cavità degli alberi e si mostra soltanto verso sera. I suoi movimenti sono silenziosi e, a volte, è capace di affrontare anche i pavoni di cui mangia le cervella, dopo averli strangolati con le robuste mani.

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LORI MAGGIORE (Nycticebus coucang)

E' la scimmia più conosciuta dei suoi congeneri. Abita i boschi del Continente indiano, dove dagli indigeni viene chiamata Tonger o dormiente, Tevang o strisciante; nell'Isola di Sumatra viene chiamata Bruh-samumdi. Il suo corpo è lungo 30 centimetri; la testa tonda il muso ottuso; le orecchie ovali sono nascoste nel pelo. La faccia e le mani sono coperte di pelo sottile; nel resto del corpo il pelo è fitto e morbido come felpato. La sua dimora preferita è nei boschi solitari, dove si trova in piccole famiglie che dormono nelle cavità degli alberi durante il giorno, e diventano allegre al crepuscolo quando partono in cerca di alimenti. E' difficile osservare quest'animale allo stato libero perché è timidissimo e riesce a nascondersi nel fogliame con sorprendente abilità. Allo stato di schiavitù diventa tranquillo, paziente e malinconico. Riposa tutto il giorno aggomitolato con il capo posto sulle mani giunte, mentre di notte diventa allegro; prima si frega gli occhi come un uomo ebbro di sonno, poi si guarda attorno e comincia a mostrare la sua grande gioia: da questo momento è capace di camminare destramente sopra le funi tese a bella posta. Si ciba volentieri di frutta e di latte, ma va ghiotto d'insetti e di teneri uccelletti. Se per ischerzo gli si presenta un uccelletto, il Lori maggiore si vede strisciare a cauti passi attraverso tutta la camera, come colui che cammina in punta di piedi per sorprendere qualcuno. Quando dista solo trenta centimetri dalla preda, sosta, si drizza, si accosta ancora, stende il braccio, poi, con la rapidità del lampo, si precipita sulla preda e la schiaccia all'istante. Se invece si riesce a sottrargliela si inquieta moltissimo e mostra chiaramente l'intenzione di voler mordere l'avversario per ripagarsi dei dispiaceri che gli ha causato. Agile ed attento nelle ore notturne, diventa calmo ed assente con l'avvicinarsi dell'alba. Gli occhi perdono la loro vivezza ed il loro splendore, ed il Lori si adagia tranquillo al suo sonno che, generalmente, dura per dieci o dodici ore fino all'approssimarsi della sera.

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MACROTARSI

Si tratta della seconda famiglia dell'ordine dei Lemuri, così indicati per via dei piedi lunghi. Tutti gli animali che appartengono a questa famiglia sembrano anelli di congiunzione tra le scimmie e i ghiri. Le mani sono mani da scimmie, le mascelle hanno serie di denti non interrotte, ma per la forma del corpo e per l'indole rassomigliano più ai ghiri che non ai Lemuri. Ad eccezione di alcune specie che impareremo a conoscere, i Macrotarsi abitano l'Africa e principalmente l'isola del Madagascar. Vivono in coppia o in società sugli alberi delle grandi foreste: dormono di giorno e vegliano di notte; mangiano insetti, uccelletti e uova, ma se possono averla, prediligono la frutta. A differenza dei precedenti sono snelli e mobili, si arrampicano con la speditezza degli scoiattoli e sanno spiccare grandi salti. Quanto all'indole i Macrotarsi somigliano ai Lemuri. Sono mansueti, pacifici, innocui, poco attivi; si lasciano facilmente addomesticare, ma sono sempre piuttosto indifferenti verso il loro guardiano, di cui non apprezzano le carezze più di quelle degli estranei. Il loro modo di riproduzione ricorda quello degli scoiattoli. Alcuni danno alla luce due piccoli nel cavo di un albero, altri si fanno un nido alla biforcazione di un ramo e lo rivestono internamente di tenera erbetta.

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GALAGONE COMUNE (Galago senegalensis)

Questo graziosissimo animale appartiene al primo genere della famiglia dei Macrotarsi: ha, come i suoi pochi congeneri, corpo depresso, membra di mediocre lunghezza e piuttosto robuste, una lunga coda folta, orecchie lunghe e nude ed un'unghia compressa all'indice delle mani posteriori. Ha la mole di uno scoiattolo, la lunghezza del corpo giunge a 18 centimetri, quella della coda a 23. Il pelame corto, folto e morbido è bigio-fulvo sulla parte superiore, sulla testa e sul dorso rossiccio, mentre nella parte interna delle membra e sul ventre è bianco-giallognolo. Quest'animale si trova in gran parte dell'Africa, e dagli indigeni è conosciuto con il nome di Tendj: essi credono che originariamente fosse una scimmia, ma che poi scese a quel livello inferiore a causa del suo amore per il sonno. La dimora preferita dal Galagone comune sono le selve di mimose, sui cui alberi albergano fra i rami vicini. Qui dormono durante il giorno, e da qui partono al calar della sera in cerca di cibo. Sono molto timorosi e al primo rumore fuggono arrampicandosi e saltando con la velocità degli scoiattoli. I Galagoni sono chiamati anche animali da gomma, e si assicura che mangiano molto volentieri la resina delle mimose; ma sia allo stato libero che in quello di schiavitù prediligono la frutta, gli insetti e i teneri uccelletti. Come quasi tutti i Lemuri le loro movenze sono sempre lente e caute, i passi perfettamente silenziosi. A prima vista denotano anche una certa intelligenza ma in complesso non eccellono sulle altre scimmie del Nuovo Mondo.

TOPO DEL MADAGASCAR (Microcebus minor)

Si tratta di una graziosa scimmietta che è conosciuta appunto più con il nome di Topo del Madagascar che con il suo nome scientifico di Otolicnus Minor. Ha la grossezza di un topo (14 centimetri di lunghezza del corpo e 15 della coda); il suo pelo è un bigio-chiaro; quindi solo una lontana somiglianza con uno di quei roditori di cui gli estranei alla scienza gli diedero il nome. Vive nel Madagascar: di giorno dorme accoccolato, di notte balza con grandi salti da un albero all'altro a guisa degli scoiattoli. Allo stato libero si nutre degli stessi cibi del Galagone comune, mentre allo stato di schiavitù lo si può mantenere solo con frutti polposi. Quest'animaletto inviato a Londra fu chiamato, da Murray, Maki-topo (Otolicnus Murinus).

TARSIO SPETTRO (Tarsius spectrum)

Si tratta di un animale appartenente al secondo genere della famiglia dei Macrotarsi. Vive di preferenza in Asia, dove sembra rappresentare i Galagoni. Nella lingua di Macassar [Indonesia] è chiamato Padje; a Sumatra lo si chiama Singapoa o lioncello. La leggenda locale dice che questa bestiola era una volta un leone per forza, mole e forma, e che soltanto recentemente diventò piccino. Probabilmente è per questa leggenda che gli indigeni ancora oggi temono l'innocua creatura, pronosticando immancabili disgrazie in quelle case nelle cui vicinanze si mostri. E' da credere però che questa leggenda abbia avuto origine dalla faccia caratteristica di questo animale, la quale a causa di una bocca sghignazzante assume un'espressione singolare, ma più ridicola che terribile. Quest'animale è lungo da 12 a 15 centimetri ed è fornito di una coda che ne ha 24. Il pelame, corto e morbido, è bigio-bruno-giallo; le orecchie di media grandezza sono nude come quelle dei Galagoni, e si possono accartocciare. Alle estremità delle dita si trovano grosse callosità che facilitano l'afferrare. La lunga coda, fornita di pelo solo alla estremità, e i lunghi tarsi, fanno considerare il Tarsio Spettro come un animale arboricolo. Vive nelle più fitte e profonde selve, dorme di giorno e veglia di notte saltella allegramente fra i rami e si ciba di gemme, di frutti selvatici e di insetti. Allo stato di schiavitù dimostra dolcezza e confidenza: tuttavia è pur sempre timoroso e stupido.

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AYE-AYE (Daubentonia madagascarensis)

Quest'animale è più vicino ai Lemuri che non ai Roditori. Il suo particolare carattere è la forma delle dita delle mani anteriori. L'Aye-Aye difatti ha ad ogni piede 5 dita lunghissime e un po' storte ai piedi anteriori, ciò che lo obbliga a camminare molto lentamente. Queste dita sono munite di unghie ricurve. Le due falangi esterne del dito medio sono lunghe, sottili e nude; le adopera per trar fuori dalle screpolature degli alberi i vermi di cui si ciba, e per introdurseli nell'esofago. L'Aye-Aye ha in ogni mandibola due denti incisivi che sono uno appresso all'altro e somigliano al becco di un pappagallo. Le orecchie grandi, larghe e piatte, che sono nere, lisce e lucenti, sono ricoperte sulla parte esterna da lunghi peli. Sugli occhi e sul naso, sulle guance e sul mento ha ciuffi di lungo pelo. La coda è piatta e folta. Benché sembri tutto nero ogni pelo è bianco dalla radice sino alla metà. Quest'animale sembra appartenere alle specie di quelli che si nascondono sotto terra. Di giorno non si vede. E' molto pigro e in conseguenza molto mansueto: in complesso sembra non avere nessuna somiglianza con nessun altro mammifero. Per alcuni aspetti ricorda il Galagone, tuttavia non possiamo catalogarlo nella stessa specie. Se un Galagone viene destato fugge; mentre l'Aye-Aye, seppure riusciamo a svegliarlo dopo molte scosse, ci appare di giorno perfettamente fuori di senno: meccanicamente si trascina di nuovo verso il suo oscuro cantuccio, meccanicamente si aggomitola e meccanicamente si ricopre il viso con la folta coda che avvolge come un cerchio attorno alla testa. In ogni sua movenza, in ogni faccenda mostra una pigrizia e una noia senza pari. Soltanto quando viene la piena notte esso si anima e sbuca fuori dell'oscurità, visibilmente preso tuttora dallo spavento che un raggio di luce lo venga ad illuminare. E si può dire che diventi svelto ed agile solo quando deve scansare la temuta luce, altrimenti si muove lento e pigro.

DERMOTTERI

La natura non fa salti e non avviene mai che la classe degli animali sia rigorosamente divisa: quasi sempre osserviamo che una forma serve di anello di congiunzione con un'altra. Tali sono appunto da considerarsi le specie dell'ultima famiglia dei Lemuri, i quali sono intermedi tra le scimmie e molti altri animali; ma nessun genere, nessuna specie mostra forme di transizione così riconoscibili, così distinte come quelle dei Dermotteri. Le specie che si conoscono formano solo un unico genere, ed anche una propria famiglia: non si annettono a nessun altro gruppo. I Dermotteri sono animali della grossezza di un gatto. Di sottile corporatura, le loro membra, di mediocre lunghezza, vengono collegate tra loro da una spessa membrana a mo' di pelle coperta di peli, che si trova d'ambo i lati del corpo. La coda corta è compressa nella membrana, il capo è relativamente piccolo, il muso molto allungato e la dentatura si scosta da quella delle scimmie e dei Lemuri poiché i denti non formano una serie non interrotta, e gli incisivi della mandibola inferiore sono frastagliati come la punta di un pettine, o, come si dice, pettinati. Gli occhi sono moderatamente grandi, le orecchie pelose e piccine. Ogni mammella ha due capezzoli. La cosa più caratteristica in questi animali è la loro membrana, non è uno strumento di volo, ma una specie di paracadute che rende il corpo capace di grandi salti e di più lente discese. Non somiglia affatto alla membrana dei pipistrelli, ma è una continuazione della pelle del corpo: comincia dal collo, si collega con le gambe anteriori, l'avvolge sino alle zampe posteriori e va a finire alla punta della coda. Tutte le membra stanno compresse in essa.

GALEOPITECO COMUNE O GALEOPITECO ROSEO (Cynocephalus volans)

Questo animale ha 60 centimetri di lunghezza, di cui 10 sono da contare per la coda, mentre misura 62 centimetri dal l'uno all'altro margine della pelle distesa. Il pelame è folto sul dorso, scarso sulle antibraccia, il corpo è nudo intorno alle spalle e sui fianchi. Il colore dominante dell'animale adulto è rosso-bruno. Tutti i Galeopiteci sono animali notturni. Di giorno si vedono come pipistrelli appesi con le gambe di dietro alla folta chioma di un albero, spesso in gran numero. Con l'avvicinarsi della notte si svegliano e mutano posizione, poiché con le quattro gambe si aggrappano ad un ramo e là, con il corpo all'ingiù, lisciano e puliscono il loro pelo, saltando infine sul ramo. I loro unghioni acuti li rendono atti ad arrampicarsi con celerità e sicurezza fra i rami. Sul suolo strisciano penosamente e con molta difficoltà vanno in cerca di cibo, spiccandone i frutti e cercando gli insetti silenziosamente e sempre rivolti all'insù; quando hanno raggiunto la cima di un albero si lanciano giù obliquamente verso un'altra cima. Tutti questi animali sono mansueti, e perfettamente innocui nella loro fertile patria. Non si difendono neppure se vengono afferrati e fra loro vivono in pace. Le femmine partoriscono due piccini che si attaccano al loro petto appena nati, e sono da esse portati attorno, molto amati, accarezzati, lisciati con molto piacere. Gli indigeni danno loro la caccia per averne la carne che trovano molto saporita, mentre gli europei la giudicano molto ripugnante.

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