Mammiferi Cetacei.

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Animali

I Mammiferi Gli Artiodattili I Carnivori I Cetacei I Folidoti Gli Insettivori Gli Iracoidei I Lemuri I Marsupiali I Perissodattili I Pinnipedi I Proboscidati I Rosicanti Le Scimmie Gli Sdentati I Sirenidi I Tubulidentati I Volitanti

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Animali Invertebrati Insetti

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Mammiferi Cetacei

Introduzione

Narvali NarvaloARVALO (monodon monocoros) Delfini Beluga (Delphinapterus leucas)

Globicefalo Nero (Globicephalus melas) Orca (Orcinus orca) Focena Comune (Phocaena phocaena) Delfino Soffiatore (Tursiops truncatus) Delfino (Delphinus delphis) Dogling (Hyperodon rostratus) Inia o Bote dei Brasiliani (Inia geoffroyensis) Platanista del Gange (Platanista gangetica)

Capodogli Capodoglio (Phiseter catodon) Balene Balenottera (Balaenoptera musculus azzurra) Balenottera Rostrata (Balaenoptera rostrata) Balenottera Longimana (Megaptera nodosa) Balena Franca (Balaena mysticetus) Balena Australe (Eubalaena australis)

VITA DEGLI ANIMALI - MAMMIFERI - CETACEI

INTRODUZIONE

Siamo così arrivati alla fine della nostra classe. I Cetacei sono, fra i mammiferi, quello che sono i pesci nei vertebrati: esseri che appartengono esclusivamente all'acqua e pertanto risultano conformati in modo corrispondente all'elemento in cui vivono e si moltiplicano. Le foche, almeno un terzo della loro vita la trascorrono a terra: vi nascono e vi si recano quando vogliono dormire e quando vogliono godere in santa pace i benefici raggi del sole. Nei Sirenidi esiste almeno ancora la possibilità di una vita terragnola, come abbiamo già visto, mentre i Cetacei sono animali destinati ad abitare esclusivamente le immense distese dell'Oceano, solo ed unico ambiente in cui questi giganti possono muoversi a loro agio, unico e solo ambiente che possa provveder loro una sufficiente quantità di cibo.

Il sangue caldo, la respirazione per mezzo dei polmoni, il fatto che partoriscono figli vivi e che li allattano, nonché un pieno sviluppo del cervello e dei nervi, tutti questi caratteri essenziali dei mammiferi sono i soli che i Cetacei abbiano in comune con gli altri ordini della classe. Sotto ogni altro aspetto si scostano dai mammiferi superiori, più ancora che non i Sirenidi, in cui abbiamo già potuto riconoscere forme intermedie tra i mammiferi ed i pesci.

Ogni uomo ancora poco istruito, ogni popolo ancora nell'infanzia, li ha ascritti fra i pesci, come prova il loro nome, e soltanto una investigazione attenta della loro natura ha potuto restituire ad essi il posto cui hanno diritto. Ciononostante, l'uomo ignorante in scienze naturali non manca di sorridere, quando ode il naturalista annoverare fra i mammiferi questi mostri marini, giacché in essi, ancora oggi, altro non vede che pesci. Per fortuna, la cultura ha fatto enormi passi innanzi fra tutti i popoli della terra, e con essa anche le nozioni della storia naturale non costituiscono più un sacrario riservato soltanto a pochi iniziati. Per questo tralasciamo di accennare qui alle numerose storielle sorte quando i Cetacei erano generalmente considerati niente altro che pesci, e passiamo piuttosto a presentarli come si conviene.

Il corpo del Cetaceo è massiccio ed impacciato, senza membra esterne. La testa, difformemente grossa e quasi sempre irregolarmente conformata, passa senza restringimento a confondersi col corpo, e questo, restringendosi all'indietro, va a terminare in una larga pinna caudale, disposta orizzontalmente. Le membra posteriori che, ad eccezione dei Sirenidi, caratterizzano tutti gli altri mammiferi, mancano del tutto; le anteriori si presentano come vere pinne, ed occorre cercarle con lo scalpello se, si vuole riconoscerle per braccia, e soltanto allora si ritrovano le particolarità della struttura della mano. Una pinna adiposa, che in alcuni si presenta lungo il dorso, serve ancora a far somigliare questi animali ai pesci. Del resto, i Cetacei si distinguono ancora esternamente per la bocca largamente aperta, sprovvista di labbra, la quale presenta sia un numero sterminato di denti, sia lamine cornee o fanoni, produzione per noi assolutamente nuova; per l'assenza di palpebra interna, e per la posizione dei capezzoli all'indietro presso le parti sessuali.

Anche nella loro struttura interna i giganti del mare presentano molte irregolarità. Le ossa del loro scheletro sono composte di celle spugnose e flosce, internamente compenetrate di grasso liquido. Questo grasso si trova, del resto, tanto internamente che non può esserne mai tolto, mentre le ossa, anche dopo molto tempo da che sono state sbiancate, conservano sempre un aspetto oleoso e gialliccio. Al contrario, il midollo manca in tutte le ossa. Nel poderoso cranio, che soltanto in pochi animali si presenta in proporzione col corpo, le ossa risultano stranamente composte, assolutamente indipendenti o collegate le une alle altre da parti molli; alcune poi si presentano atrofizzate, altre invece stranamente ingrossate, il che fa ritenere che ogni regolarità sembra loro negata.

Più di ogni altra parte della colonna vertebrale, sorprendente in questi animali è il collo. Il numero ordinario delle vertebre esiste, in verità, ma queste somigliano a sottili anelli piatti, e saldati, in conseguenza della loro poca mobilità, così strettamente che si può ritrovare il numero di sette unicamente nei tubi dai quali escono a paia i nervi del collo. Questo saldarsi è per lo più nelle vertebre anteriori; tuttavia capita eccezionalmente che sei di esse od anche tutte siano fuse insieme. Oltre le vertebre cervicali, i Cetacei hanno da undici a diciannove vertebre dorsali, da dieci a ventiquattro lombari, più di tutti gli altri mammiferi, e trentadue o trentaquattro vertebre caudali. Al contrario, è assai ristretto il numero delle costole vere: i Cetacei propriamente detti ne hanno una sola, e sembra che nessuna specie dell'ordine ne abbia più di sei. Le false costole sono sempre in numero maggiore delle vere.

Le membra anteriori sono distinte per la brevità, per la conformazione piana di tutte le ossa e per lo stragrande numero delle falangi delle dita. Mentre negli altri mammiferi esistono alle dita tre articolazioni, alcuni Cetacei ne hanno sei, nove e dodici. La dentatura varia moltissimo. Ordinariamente, le due mascelle presentano un gran numero di denti uniformemente foggiati, superando in ciò tutti gli altri mammiferi. I muscoli sono semplici, in perfetto accordo con la mole dell'animale, e di una forza poco comune. La massa nervosa è minima: in una Balena che pesava 5.500 chilogrammi e che misurava in lunghezza cinque metri e 70, il cervello non pesava due chilogrammi, non più di quello dell'uomo, di cui tutto il corpo raramente pesa più di 100 chilogrammi.

Gli organi dei sensi si presentano ad un grado infimo di sviluppo. Gli occhi sono piccoli, mentre le orecchie sono, per così dire, appena accennate. Il naso ha perduto la sua vera funzione ed è diventato esclusivamente il condotto dell'aria: in nessuna specie si è trovato il nervo olfattivo.

Del gusto non possiamo parlare; del tatto sappiamo che è abbastanza ben sviluppato. Come può ben comprendersi, l'apparato della respirazione risulta foggiato in perfetto accordo con l'ambiente in cui l'animale abita. La laringe non è fatta per produrre una voce più o meno sonora, ma unicamente per lasciar passare una grande quantità d'aria in una sola volta. La trachea è capacissima, il polmone ha una considerevole circonferenza e tutte le ramificazioni bronchiali si presentano in perfetto accordo tra loro, in modo che una sola può ben bastare a riempire tutto il polmone. Inoltre, vi sono altre particolarità, che agevolano di molto ed accrescono sensibilmente l'intensità della respirazione. Volendo essere precisi, diremo, ad esempio, che le arterie del cuore e dei polmoni hanno ampie cavità, nelle quali, oltre a raccogliersi il sangue purificato, si raduna quello che abbisogna di purificazione. Nell'apparato digestivo di questi animali mancano le ghiandole salivali. La loro lingua è sterminatamente grossa; lo stomaco si presenta per lo più diviso, il fegato è piccolo, naturalmente, in proporzione agli altri organi, mentre l'intestino varia moltissimo. Il corpo è rivestito da una pelle liscia, scarsamente ornata, in pochi luoghi, di rare setole; la pelle è morbida, oleosa, vellutata al tatto, di poco spessore. Sotto di essa si presenta un fitto strato adiposo, che, come in altri mammiferi marini di cui abbiamo già parlato, agevola di molto i movimenti degli animali nell'acqua.

Non crediamo sia necessario insistere su quanto la conformazione di questi animali sia appropriata alla vita acquatica che conducono. Il liscio della pelle agevola la locomozione dell'enorme massa, lo strato adiposo ne scema il peso e compensa bene la mancanza di peli, dando, per così dire, il necessario contrasto alla pressione, poco sensibile del resto, cui è soggetto il Cetaceo, se scende giù nel fondo del mare. Le arterie dilatate, che col legano il cuore ai polmoni, racchiudono una grande quantità di sangue purificato, che può venir adoperato se l'animale, per una causa non dipendente dalla sua volontà, viene impedito, per un tempo più lungo del solito, di venire a raccogliere l'aria indispensabile alla purificazione del sangue. Come si vede, si tratta di una buona ed eccellente riserva, che a volte può permettere all'animale di sfuggire anche ai suoi accaniti persecutori.

Non abbiamo altro da aggiungere sull'appropriata conformazione delle altre parti del corpo, le cui funzioni riescono evidenti ad ogni mente riflessiva. I Cetacei sono diventati perfetti abitanti del mare: evitano quanto più possono la vicinanza delle coste, e la terra è loro molto dannosa. Soltanto le specie di una famiglia, che impareremo a conoscere più in là, s'inoltrano, talvolta, abbastanza nell'acqua dolce; tuttavia, non oltrepassano mai volentieri il limite d'azione della marea.

Tutti gli altri non abbandonano mai e per nessun motivo l'acqua salsa del mare aperto. Sulla terra non può muoversi un Cetaceo, e quelli che, per disavventura, vi fossero spinti dalla burrasca, sia pure sulla spiaggia, possono considerarsi condannati alla totale perdizione e quindi alla morte.

Alcune specie sembrano vincolate alle regioni più fredde del mare, e soltanto poche sono cosmopolite. In certe stagioni cambiano dimora e Si recano in alto mare, vagando qua e là in determinate regioni. Nonostante la loro enorme mole, e per effetto della conformazione del loro corpo, cui abbiamo accennato sopra, sono tutti animali mobili in sommo grado. Nuotano con estrema agilità e, quel che più fa meraviglia, senza sforzo visibile. Di solito se ne stanno presso la superficie e scendono negli abissi, o quanto meno nel profondo, soltanto se vengono feriti: il loro dominio è lo strato superiore del l'acqua, perché debbono sporgere la testa ed una parte del corpo, se vogliono prendere aria.

Il loro modo di respirare è molto singolare: il Cetaceo che viene su comincia, per prima cosa, ad espellere con un rumoroso sbuffo l'acqua insinuatasi nelle narici imperfettamente chiuse, e ciò fa con tanta energia che l'acqua sale a quattro o sei metri d'altezza sulle onde, dividendosi in finissime gocce. Quella colonna d'acqua non può essere meglio paragonata che ad una colonna di vapore, che si sprigiona da uno stretto e lungo tubo, e pure lo sbuffo ricorda molto da vicino il rumore prodotto dal vapore in tali circostanze, che a volte vediamo fuoriuscire da una grossa locomotiva, alimentata ancora a carbon fossile. Nessun Cetaceo manda in aria una colonna liquida simile ad uno zampillo di acqua, sebbene la maggior parte dei disegnatori rappresenti ciò in tal modo, e molti scrittori di storia naturale ancora oggi siano persuasi che la faccenda si svolga nel modo da loro indicato. Appena fatta questa emissione, con un rumore altrettanto forte, l'animale aspira l'aria che gli è necessaria, una rapida aspirazione, e talvolta respira tre, quattro ed anche cinque volte al minuto; ma caccia la colonna d'acqua soltanto la prima volta nel venire a galla. Le narici sono così favorevolmente situate che l'animale, venendo a galla, le presenta prima del resto del corpo all'aria aperta, pronte per scaricarsi dell'acqua che vi si è insinuata, nel modo che abbiamo visto, e riuscendo così a respirare tanto facilmente, come è dato ad ogni altro animale. V'è chi, in tempi recenti, ha paragonato le narici del Cetaceo a due potenti aspirapolvere, tanto è vero che, ove si trovassero pagliuzze nelle loro vicinanze, queste verrebbero assorbite senz'altro rapidamente; il paragone non ci dispiace: solo che nei mari dove vivono i Cetacei è difficile trovare pagliuzze, o altri simili corpi, per eventualmente fare le prove che confermino detto paragone.

Si può ammettere che un Cetaceo, che nuoti tranquillamente e non sia disturbato, respiri almeno due volte al minuto, ma si è anche osservato che può rimanere molto più a lungo sott'acqua. Il celebre baleniere Scoresby assicura che balene ferite possono stare sino a venti minuti sott'acqua, e si capisce che l'animale ne approfitta per scendere molto in basso nel fondo marino. In tali casi entrano in funzione di soccorso le cavità delle arterie: il sangue ossigenato, serbato nelle cavità arteriose, infatti, sovviene per qualche tempo al bisogno d'aria; tuttavia, alla fine, la condizione di mammifero si fa sentire, ed il Cetaceo deve risalire alla superficie per sfuggire all'inevitabile soffocamento. L'impossibilità di respirare lo uccide sicuramente come ogni altro mammifero, di terra o di mare che sia, ed anche in un tempo brevissimo, stando a quello che è stato osservato ripetutamente. Una balena, che s'inoltrò nelle gomene con cui era stata legata una sua compagna già morta, fu soffocata in poco più di dieci minuti. E' più difficile comprendere come un animale, che respira soltanto aria atmosferica, possa morire in brevissimo tempo se viene tratto all'asciutto, dove pure l'aria non gli manca affatto, ma ne ha quanta ne vuole. La sola fame non uccide così presto un animale tanto enorme; mentre si è osservato che un Cetaceo a terra muore immediatamente. I Cetacei propriamente detti si cibano prevalentemente di animali, giacché mangiano alimenti vegetali solo ed unicamente quando non trovano pesci; quindi si dànno, per così dire, all'erba, soltanto in casi eccezionali e comunque non molto volentieri. Molti naturalisti affermano, al contrario, che i Cetacei mangiano volentieri tanto altri animali quanto i vegetali; ma occorrono osservazioni molto più esatte prima di concludere che una Balenottera, ad esempio, mangi volentieri le alghe, che talvolta si trovano in notevoli quantità nel suo stomaco, e non piuttosto che l'animale si sia dato alle alghe solo ed unicamente perché, temporaneamente, non ha trovato di meglio, cioè altri animali marini. Così dicasi del Delfino, che, a volte, mangia le frutta che cadono nelle acque dei fiumi; ma, a parte il fatto che in questo caso si tratta di frutta, troviamo che il Delfino, così come quasi tutti gli altri grossi Cetacei, preferisce sempre e comunque nutrirsi di altri animali marini più o meno grossi.

A questo proposito diciamo anzi che è provato che le specie più grosse dei Cetacei si nutrono con preferenza degli animali marini più piccoli, mentre i più piccoli si dirigono ai più grossi, perché sono i più audaci predoni. Con questi animali, pertanto, non è tutto vero il detto che per forza il pesce più grosso deve mangiare il pesce più piccolo. Ciò accade probabilmente, perché non si tratta di pesci, ma, come abbiamo sopra detto, di mammiferi belli e buoni.

Il Narvalo e il Delfino sono animali carnivori nel senso più stretto della parola, ed alcuni di essi sono talmente voraci e audaci da non risparmiare neppure i più deboli dei loro congeneri: al contrario, le balene si accontentano di piccolissime prede, di pesciolini, di crostacei, di molluschi nudi, di meduse e simili. Possiamo facilmente immaginare quale sterminata quantità di nutrimento è necessaria per far campare questi giganti dell'Oceano, e ciò immaginando, dobbiamo sapere che una Balena in un sol giorno, deve mangiare milioni, ed anche miliardi di quelle creaturine, e chissà quanti battelli da pesca, che per giunta sono velocissimi e i cui proprietari sostengono enormi spese per la navigazione, si riterrebbero fortunatissimi se potessero nello stesso periodo di tempo accumulare nelle loro stive soltanto la metà, od anche un terzo, oppure semplicemente un quinto della quantità di piccoli animali, che ingoia l'enorme Balena. Passando al loro modo di vivere, troviamo che tutti i Cetacei sono animali socievoli. Nelle regioni dove vengono raramente disturbati dall'uomo, si possono vedere in numerosi branchi. Inoltre, tutti manifestano un grande affetto reciproco, e soprattutto i coniugi si amano sinceramente. Benché se ne siano dette tante circa il tempo del loro accoppiamento, non si può escludere che esso avvenga in ogni stagione, dipendendo questo fatto dalla diversità della zona in cui abitano e dall'indole stessa delle singole specie. L'accoppiamento, però, avviene più frequentemente verso la fine dell'estate. Allora i branchi si dividono, nella maggior parte dei casi, in coppie che rimangono a lungo insieme.

Prima dell'accoppiamento il maschio dimostra alla promessa sposa la sua eccitazione con violenti colpi delle poderose pinne, mentre le acque silenziose rintronano di tuonante strepito. Sovente si butta sul dorso, si dispone verticalmente, poggiandosi sul capo, e fa muovere le onde ad enorme distanza; balza persino fuori dell'acqua, s'affonda poi perpendicolarmente, ricompare ed esegue altri esercizi in onore e gloria della sua amata. Questa dapprima fa la vezzosa, e con malcelato piacere si allontana dallo spasimante; questo la rincorre, la raggiunge e compie gli stessi esercizi di prima; la bella si sposta ancora, ma più lentamente; infine giudica giunto il momento di concedersi e sosta; un ultimo spettacolo del maschio e poi l'accoppiamento, durante il quale neppure un piroscafo che passi rumoroso nelle immediate vicinanze serve a distogliere i due innamorati dal loro congiungimento. La gestazione, per tutti i Cetacei, varia dai nove ai dieci mesi; tuttavia, a questo proposito vi sono tuttora informazioni discordanti. Nei piccoli Cetacei, ad ogni modo, si ha la durata minore, nei più grandi quella più lunga. Da febbraio ad aprile si vedono i neonati presso le femmine; sono già animali di mole imponente, ma ancora a lungo hanno bisogno delle amorevoli cure della madre.

Questo vale soprattutto per le balene, che, da quanto si sa, non sono in grado di provvedere esse stesse alla loro alimentazione prima della fine del primo anno di vita, e, pertanto, sino a quel tempo hanno bisogno del latte della genitrice. Per compiere questo materno e nobile ufficio, la madre se ne va tranquillamente nuotando, mentre il figlio si attacca saldamente all'enorme capezzolo e si lascia trascinare nell'acqua quasi come un peso morto.

Le specie più grosse della famiglia sono atte alla riproduzione soltanto al ventesimo anno della loro vita, mentre sul tempo in cui questa possa prolungarsi mancano tuttora conclusioni definitive. Generalmente si ammette che l'età inoltrata si manifesta con l'estendersi del colore bigio sul corpo e sul capo, con l'inargentarsi del colore bianchiccio, lo scemare del grasso, la durezza del lardo e con la durezza delle parti tendinee; tuttavia, non si è in grado di terminare almeno dal punto di vista rigorosamente scientifico, il tempo nel quale questi mutamenti cominciano.

Anche i Cetacei hanno i loro grandi nemici, e soprattutto nei primordi della loro vita. I pescicani e gli orcini fanno un'accanita e spietata caccia ai giovani cetacei, ed aggrediscono persino i vecchi, cibandosi per giorni interi, e con somma delizia, del gigantesco cadavere. Naturalmente, anche qui, e vi era da scommetterlo, più pericoloso d'ogni mostro marino, per i Cetacei, è l'uomo. E' lui che, perseguitandoli da più di mille anni, ne ha pressoché distrutte alcune specie.

Nel pericolo, i Cetacei si difendono vicendevolmente con grandissimo coraggio, soprattutto le madri per i loro figli. Più di quante parole potessimo noi usare, bisognerebbe lasciar la parola ai cacciatori specializzati, a quei lupi di mare che esercitano la caccia ai Cetacei come una professione, i quali, sebbene col loro linguaggio vivamente pittoresco, o proprio per questo, farebbero la delizia dei nostri lettori. In qualche modo noi cercheremo, comunque, di fornire a questi le maggiori informazioni possibili, e cominciamo col dire che i più piccoli dei Cetacei fanno uso dei loro formidabili denti, mentre i più grossi tentano di respingere gli attacchi con movimenti sfrenati.

In proporzione della loro mole, questi tozzi animali sono avversari poco pericolosi di quel medesimo nemico che arreca loro i danni maggiori. L'uomo si dà poco pensiero del dimenarsi e dell'infuriare del gigante aggredito, ben sapendo egli trovare i mezzi per rendere vani i maggiori sforzi dell'animale.

In epoche andate l'uomo si contentava probabilmente di quei Cetacei che lo stesso mare gli regalava, vale a dire di quelli che la tempesta gettava sulla spiaggia; ma più tardi pensò di misurarsi col gigante del mare e tuttora lo fa con vera passione, sebbene l'interesse al profitto non manchi mai. L'onore di essere stati i primi ad allestire navi per la pesca delle balene si attribuisce ai baschi, i quali nel quattordicesimo e nel quindicesimo secolo decisero di andare ad affrontare i giganti marini nell'Oceano anziché attenderli sulla spiaggia. Dapprima, in verità, quegli arditi cacciatori si contentarono di ricercare le balene nel golfo che prende il nome dal loro paese; ma già nel 1372, poco dopo la scoperta della bussola, essi si diressero nel nord, scoprendovi la vera stazione delle balene. I baschi furono talmente coraggiosi e temerari, con quelle loro pur deboli navi, da inoltrarsi, malgrado i pericoli d'un mare completamente sconosciuto e di un clima particolarmente rigido, sino alla foce del fiume S. Lorenzo e sulle coste del Labrador. I frutti di quelle cacce non furono molto notevoli, ma già la grande novità di essere riusciti a sconfiggere e catturare gli enormi animali nel loro proprio elemento e nella loro propria patria costituì per gli ardimentosi marinai baschi un motivo di grandissima soddisfazione. Alcuni scrittori del tempo narrano che i baschi catturarono in soli sei mesi di navigazione ben quindici balene, numero che apparirebbe basso se messo in relazione agli attuali mezzi di navigazione e di caccia ai Cetacei, ma che per quell'epoca rappresentava un'autentica, bella avventura.

Verso il 1450 anche gli armatori di Bordeaux allestirono navi adatte e cercarono il prezioso bottino nelle parti orientali dell'Oceano Glaciale Artico. In seguito le sanguinose guerre civili paralizzarono il commercio e la navigazione dei coraggiosi baschi, mentre l'irruzione degli spagnoli nel loro paese, avvenuta nel 1633, pose fine per sempre alla loro caccia alla balena. Tuttavia, il loro successo aveva svegliato la cupidigia di altri popoli marinari, e così, già nel sedicesimo secolo comparvero nei mari della Groenlandia i navigatori inglesi e olandesi. A questo proposito si dice che furono i baschi ad insegnare alle due popolazioni l'arte della caccia alla balena, e la cosa, se vera, non ci sorprenderebbe affatto.

Nel 1598 la città di Hull allestì i primi vascelli atti allo scopo; e nel 1611, ad Amsterdam, si formò una società, con parecchie navi, che spedì poi nei mari dello Spitzberg e nella Nuova Zembla. Le cacce in quei mari ebbero subito dei buoni risultati, perché molti cetacei passarono dal loro impero alle strette stive dei natanti, e questo servì ad eccitare ulteriormente la cupidigia e la fantasia di molti pescatori. Sessant'anni dopo, infatti, anche gli olandesi, che fino ad allora non si erano spinti oltre le limitate iniziative, dettero ampio sviluppo alla loro caccia. Tuttavia, il periodo più prospero venne solamente più tardi. Dal 1676 al 1722 gli olandesi spedirono in quei mari 58.886 vascelli e catturarono 32.907 balene, che a quell'epoca rappresentavano un valore di ben 375 milioni di lire, come dire moltissimi miliardi dei giorni nostri. Sul finire dell'Ottocento la caccia alla balena era costantemente proficua, ed ormai aveva dato luogo ad una vera e propria industria, con i suoi capitali, con il suo personale e con i suoi profitti e perdite. Nel 1841 entrarono sulla scena gli americani, i quali allestirono 600 vascelli con 13.500 uomini, che battevano soprattutto i mari del sud.

Con l'enorme sviluppo della navigazione, principalmente da un secolo a questa parte, non reca meraviglia che in questo momento, e già da alcuni decenni, vengano sistematicamente esplorati tutti i mari polari, i quali, del resto, non presentano come un tempo ostacoli insuperabili ai più o meno temerari navigatori. I battelli lasciano i posti di origine in marzo o settembre, a seconda che vogliano percorrere all'inizio dell'estate i mari polari del nord o del sud. Qua, gli uni stanno fuori sino a settembre, alcuni anche sino ad ottobre; là, gli altri si ll-attengono sino a marzo od aprile, e quindi tornano in patria col loro prezioso bottino, ansiosamente attesi dagli imprenditori e dai familiari, gli uni e gli altri pronti a far festa ai coraggiosi uomini. La caccia, in sé stessa, non è molto pericolosa, anzi si può dire che non lo sia affatto; ma così non può dirsi del viaggio, che a volte è periglioso e portatore di immani sciagure. Ogni anno vi sono gravi perdite nelle lotte dei balenieri, e chiunque può leggerne le drammatiche avventure sulle pubblicazioni specializzate. Nel 1819, di sessantatré navi, che erano partite alla pesca della Balena, per dieci non vi fu ritorno; nel 1821, su settantadue, undici andarono perdute; nel 1830, di ottanta, ventuno non rividero i porti di partenza. E così a mano a mano fino ai nostri giorni in cui, se pure il numero delle navi baleniere perdute non raggiunge cifre così spaventose, date le migliori attrezzature di bordo e la stabilità delle stesse navi, tuttavia, ogni anno alcune mancano definitivamente all'appello del ritorno, o quanto meno sono state costrette a ripararsi, magari per lungo tempo, in qualche zona dell'Oceano, in attesa che la tempesta si calmi. Le coste orientali della Baia di Baffin sono senza dubbio le più pericolose per i balenieri, e ciò a causa dei tentativi per penetrare fra i grandi banchi di ghiaccio, che occupano pressoché tutta quella parte di mare.

«Se in quegli stretti e pericolosi passaggi», scriveva Hartwig, «il vascello è spinto dai ghiacci natanti contro le masse solide, la sua perdita è inevitabile, ad eccezione del caso rarissimo che venga sollevato sulle acque dalla pressione, e nuovamente posto a galla dallo sciogliersi del ghiaccio. Per fortuna, in quei naufragi si hanno da lamentare poche perdite di vite umane, perché il mare è quasi sempre tranquillo e l'equipaggio ha abbastanza tempo per cercare la salvezza su qual che altro vascello. La caccia alla Balena non è soltanto pericolosissima e faticosissima, ma anche una molto incerta fonte di guadagno, come prova il proverbio di Ostenda: "pescheria = lotteria".

Sovente, in breve tempo si riesce a riempire il vascello di olio e di fanoni, per cui, naturalmente, l'armatore fa uno splendido affare e tutto l'equipaggio si guadagna un ricco premio; ma talvolta può accadere che si giunga alla fine della stagione e non si sia presa neppure una balena, di modo che gli uomini che hanno accettato di essere pagati con una parte del prodotto si sono inutilmente sottoposti a fatiche e a stenti, mentre lo stesso impresario s'impoverisce di una notevolissima somma».

Quanto dipenda dal capriccio della sorte l'esito della pesca, è provato dai seguenti dati, tanto per fermarci ai primi tempi in cui su larga scala venne intrapresa la caccia ai Cetacei. Nel 1718, i 108 vascelli della squadra olandese della Groenlandia catturarono 1.291 balene, il cui valore ascendeva a circa 13 milioni di lire dell'epoca, di modo che ad ogni vascello toccò in media la quota di 108.750 lire, al contrario, l'anno successivo 137 vascelli catturarono soltanto ventidue balene. In conseguenza di un così scoraggiante risultato, l'anno dopo furono allestite soltanto 117 navi, le quali però presero 631 balene e risarcirono in qualche modo gli armatori delle perdite sofferte.

Della caccia alla Balena parleremo particolareggiatamente quando presenteremo l'animale, alla fine di quest'ordine: per ora basti dire che anche attualmente, oltre che per il fatto che va scemando sempre più di numero, la caccia alla Balena presenta le solite incognite: si sa con quante baleniere si parte, ma non si sa con quante balene si torna; di certo si sa soltanto che in ogni caso essa è difficoltosa, faticosissima e, talvolta, anche molto pericolosa. Di ciò parleremo più innanzi, abbiamo detto, e pertanto passiamo a presentare le singole famiglie dei Cetacei, cominciando dai narvali.

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