La Fauna del Mediterraneo.

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ZOOLOGIA - LA FAUNA DEL MEDITERRANEO

FAUNA MARINA

Il Mediterraneo è il mare meno pescoso d'Europa in quanto le sue acque sono profonde anche vicino alle coste ed inoltre è attraversato da correnti marine ricche di plancton.

La pescosità è andata poi diminuendo a causa del grave inquinamento e dei sistemi di pesca indiscriminata, praticata spesso con reti a strascico che, «arando» il fondale, distruggono anche le uova e i pesci appena nati, compromettendo così la produzione delle varie specie ittiche.

In generale le zone più pescose di questo mare sono quelle adiacenti alle coste africane e a quelle mediorientali dove l'inquinamento è meno grave e i sistemi di pesca sono ancora «puliti».

Comunque, pur essendo molto meno pescoso dell'Atlantico, il Mediterraneo presenta una grande varietà di specie ittiche:

in esso troviamo «pesce azzurro» (acciughe e sardine), pregiato pesce di fondo come le orate e le spigole, crostacei come le aragoste, spugne marine e coralli rossi;

inoltre nelle acque salmastre delle lagune costiere prosperano le anguille e i cefali.

FAUNA TERRESTRE

Tra i grossi mammiferi più caratteristici dei paesi mediterranei, il muflone, presente allo stato selvaggio in Sardegna e Corsica e a Cipro, e l'ammotrago, un'altra pecora selvatica, diffusa nelle regioni più inaccessibili dell'Africa settentrionale.

Nelle zone aride dell'Africa settentrionale e dell'Asia mediterranea è frequente il topo delle piramidi, un roditore della famiglia dei Dipodidi.

Nel Sahara e nelle zone limitrofe sono assai diffuse alcune specie di serpenti velenosi, tra cui la vipera delle sabbie, che assieme ad alcune specie di scorpioni è tra gli organismi più pericolosi di queste zone.

Il gatto selvatico, un tempo diffuso in tutti i paesi mediterranei dell'Europa, Asia ed Africa, è ora fortemente in diminuzione.

Nell'ambito della specie si riconoscono diverse sottospecie, caratterizzate soprattutto dal diverso colore del mantello e dal diverso sviluppo longitudinale degli arti:

le forme che si incontrano in zone aperte, calde ed asciutte hanno zampe più lunghe e colori molto più chiari di quelle ad abitudini veramente silvestri.

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GLI AMBIENTI BIOLOGICI MARINI DELLA COSTA MEDITERRANEA

Come sulla costa terrestre l'ambiente biologico di un animale è limitato da una serie di fattori esterni quali la temperatura e l'umidità, la natura del terreno e la vegetazione, ecc., così in mare possiamo osservare diversi ambienti biologici nei quali, a seconda delle loro caratteristiche, vive una fauna spesso completamente diversa.

Sulle coste rocciose del Mediterraneo, nella cosiddetta «zona di spruzzo» raggiunta dale onde frangenti solo con mare mosso, la concentrazione salina diventa spesso tanto elevata che ai bordi delle pozze si formano cristalli di sale.

Queste fenditure rocciose, tuttavia, albergano una fauna marina.

Vi sono forme che per resistere al disseccamento si rinserrano nei gusci dei quali sono provviste, e altre che si muovono da un nascondiglio ad un altro:

soprattutto i gasteropodi, il balanide, l'isopodo, il granchio corridore.

Vicina alla prima, e più profonda, è la «zona di marea» che sulle ripide coste mediterranee è molto ristretta in quanto la marea non supera i 30-60 cm.

Tale zona, specialmente sulla costa francese è caratterizzata dai cosiddetti trottoirs i quali sono formati dall'alga incrostante Lithophyllum tortuosum.

Le loro durissime incrostazioni segnano il confine tra terra e mare appena al di sopra del livello di bassa marea.

Al di sotto di questi trottoirs si trova una zona di alghe del genere corallina o, nelle acque più tranquille, di alghe verdi; animali caratteristici di tale ambiente sono la patella e il rosso anemone di mare.

Segue quindi una serie di ambienti (biotopi) permanentemente sommersi, la cosiddetta «zona infralitorale» o «sublitorale».

I pesci delle coste rocciose, nonostante la loro capacità di movimento, si trovano di solito distribuiti nelle predette zone in modo abbastanza preciso.

Le forme giovani di molte specie preferiscono la zona superficiale dove trovano protezione dai più grossi pesci predatori.

Labridi e sparidi abitano gli ambienti molto luminosi, mentre i serranidi si trattengono preferibilmente nei luoghi scuri ed ombrosi.

In caso di pericolo sparidi e mugilidi fuggono dalla costa rocciosa verso il mare aperto, mentre labridi, corvine di scoglio e tutti i pesci di questo tipo di fondo, come blennidi e scorpene, cercano rifugio nel folto delle alghe e nelle fenditure delle rocce.

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I fondi a massi, che si trovano ad una profondità compresa tra 0,5 e 2 m, costituiscono una zona particolarmente interessante dal punto di vista faunistico.

Di solito, sotto le pietre, si formano cavità protettive ove si raccoglie un grande numero di organismi di ogni specie.

Granchi, paguri, gasteropodi, ofiuroidi e ricci marini vivono qui assieme a spongiari, attiniari, policheti sedentari e pesci di fondo che vi trovano un nascondiglio sicuro ed una alimentazione abbondante.

Nei luoghi sabbiosi tra i massi si insediano facilmente le posidonie che formano grandi praterie là dove finiscono gli scogli.

La spiaggia sabbiosa è caratteristica di baie, foci di fiumi e di coste pianeggianti dove il moto ondoso è così forte che le più minute particelle di argilla o di sostanza organica vengono dilavate e portate via.

In tale fondo sabbioso di mare aperto vivono alcune interessanti specie animali come gli scafopodi e l'anfiosso.

La spiaggia sabbiosa vicino alla costa è generalmente priva di animali, ma diverse forme scavatrici, soprattutto lamellibranchi, gasteropodi e policheti sedentari, si insediano là dove alla sabbia si aggiunge un poco di materia più fine (sabbia fangosa costituita in prevalenza da argilla e sostanze organiche).

Di conseguenza si trovano sul battente dell'onda, spesso in grande quantità, gusci calcarei di molluschi e scheletri di echinodermi senza che si noti nell'acqua la minima presenza di tali animali.

Sul fondo sabbioso troviamo, tra i pesci, specialmente pleuronettidi e razze, e alle foci dei fiumi, in particolare, il gambero di sabbia.

I fondi detritici che giacciono a qualche distanza dalla costa, ad una profondità di 30-80 m, sono formati da piccole pietre e gusci di lamellibranchi, ed il loro substrato è una sabbia molto fangosa.

Diversi animali sessili, soprattutto gli ascidiacei, colonizzano i fondi detritici, ma vi si trovano anche animali capaci di fissarsi nel fango come Veretillum o Pteroides.

Tra gli animali che vivono liberi sono qui più frequenti i paguri ed il granchio Dorippe lanata.

Sono inoltre abbondanti i pesci che cercano il cibo sul fondo;

per esempio il cappone lineato, il pesce lucerna e altri.

Di frequente sui gusci dei lamellibranchi si trova il grazioso madreporario.

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L'ambiente che inizia al di sotto di una profondità di circa 100 m, il «batilitorale», è accessibile all'uomo soltanto per mezzo di attrezzi speciali (reti a strascico di profondità, batiscafi, e tramite la immersione dell'apparecchiatura televisiva).

Ciononostante alcuni abitanti delle acque profonde che vengono pescati di continuo, come i gamberi rossi e il riccio di mare ad aculei lanceolati, vivono bene in acquario dove sono facilmente visibili.

Vi sono poi località dove, a causa delle correnti, l'acqua profonda sale alla superficie.

Con essa raggiungono le acque superficiali, particolarmente di notte, anche molti animali abissali come per esempio vicino a Messina il piccolo ascia d'argento.

Molti organismi pelagici d'alto mare (sardine, meduse) però, si avvicinano regolarmente o casualmente alle coste oppure vengono pescati al largo e portati sul mercato.

Lo zooplancton costituisce la più interessante fauna pelagica, e rappresenta inoltre la fonte alimentare per tutti i pesci pelagici e per una gran parte degli organismi costieri.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica della fauna, il Mediterraneo si divide nettamente in due regioni.

La regione faunistica occidentale si estende dallo stretto di Gibilterra all'Italia e comprende, per ragioni climatiche, l'alto Adriatico e la costa orientale della Sicilia.

La parte orientale, con la costa greca e quella dell'Asia minore, accoglie forme proprie delle acqua calde che non compaiono in quella occidentale, ed è priva di quelle che hanno la loro maggiore distribuzione nell'Atlantico del Nord.

La zona orientale del Mediterraneo è ancora relativamente poco studiata dal punto di vista faunistico.

La fauna del Mediterraneo, anche nella zona orientale, appartiene parzialmente a quella atlantica.

Circa il 60% degli animali marini delle acque norvegesi è presente anche nel Mediterraneo, e molte specie, come lo spinarolo, lo sgombro e la stella di mare glaciale sono distribuite sino alla zona polare.

Anche la fauna dell'Atlantico subtropicale, sebbene con un numero di specie molto esiguo, è rappresentata nel Mediterraneo.

Tropicali sono il Labride Thalassoma pavo, lo Scaride Scarus cretensis e molti gamberi.

Inoltre è presente un numero considerevole di specie endemiche, cioè limitate al Mediterraneo, come molti blennidi e circa il 26% di tutti gli echinodermi.

L'Oceano Indiano, al contrario, ha scarsamente influenzato la fauna del Mediterraneo.

Solamente negli ultmi anni taluni crostacei e pesci isolati sono immigrati attraverso il canale di Suez nelle zone della Grecia e dell'Asia minore.

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