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Scienza e Tecnica - Indice

 

Zoologia I Dinosauri

ZOOLOGIA - I DINOSAURI

I DINOSAURI SUL NOSTRO TERRITORIO

Vivevano in una foresta tropicale sulle rive dell'antico mare Tetide dove poi emersero le Alpi. Riportati all'attualità da una recente scoperta in Trentino, nel 1991, i dinosauri sono tornati al centro dell'attenzione dei paleontologi italiani. Questa volta non si tratta di poche testimonianze come l'orma tridattile di celurosauro rinvenuta nel 1940 sui monti pisani, in Toscana, o la pista fossile di tetrapodi del Permiano superiore trovata nel 1980 sul monte Pelmetto nel Bellunese, ma di vere e proprie piste (in tutto una ventina per un centinaio di passi) ben marcate e facilmente scavabili. Mentre i precedenti affioramenti si possono attribuire ai proto-dinosauri, quest'ultimo rinvenimento è riferibile a rettili che presentano le caratteristiche più tipiche del dinosauro, come il gigantismo. Infatti, le orme sono state attribuite per la maggior parte a ornitischi e solo alcune ai carnosauri, vissuti in queste terre degradanti a gradoni verso la Tetide 210-200 milioni di anni fa, nel Giurassico Inferiore. Allora, nel Triassico (225 milioni di anni fa), tutte le terre erano un solo unico grande continente, la Pangea, in cui la fauna aveva una diffusione omogenea; scheletri di dinosauri della stessa specie sono stati trovati in Nord America, Sud Africa, Germania e Marocco.

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Nel Giurassico (190 milioni di anni) il processo di deriva dei continenti lasciò penetrare la Tetide fra le terre dove ora sorgono le Alpi. Quando, 35 milioni di anni fa, le Alpi cominciarono a sollevarsi, i dinosauri erano già estinti da 30 milioni di anni: fu allora che le lastre pianeggianti calcaree della laguna lambita dalla Tetide vennero riportate in superficie e vennero a trovarsi su un piano inclinato. Una frana distaccatasi dal monte Zugna mille anni fa riportò alla luce le piste dei dinosauri; l'ingegnere naturalista Luciano Chemini di Rovereto le avvistò per la prima volta alla fine degli anni '80 e le segnalò al Museo di Scienze Naturali di Trento. I lavori di ricerca furono in seguito estesi a un'ampia zona a cura del Museo di Trento e dal Museo di Rovereto. Sull'estinzione dei dinosauri ci sono varie teorie. Il Professor Giuseppe Leonardi, paleontologo, studioso dei dinosauri afferma: «Spesso vengono lanciate ipotesi fantastiche. La morte, si sa, è sempre qualcosa di catastrofico. Ma i grandi rettili si sono estinti in modo naturale perché era finito il loro tempo durante il quale, per milioni di anni, erano stati i padroni della Terra». Dello stesso parere è il professor Giovanni Pinna, direttore del Museo di Storia e Scienze Naturali di Milano: «Se si fosse trattato di catastrofe sarebbero scomparse anche le tartarughe acquatiche ed i coccodrilli. Sarebbero scomparsi in massa anche molti organismi, cosa che non avvenne. I grandi rettili vissero 150 milioni di anni e scomparvero in cinque milioni di anni, non improvvisamente. Fu quindi una scomparsa selettiva». I "nostri" dinosauri vissero su un cordone litoraneo bagnato da acque profonde circa cinque metri, ricco di vegetazione. L'acqua delle basse maree, ricca di inclusi calcarei e di mucillagini, ha calcificato così bene le orme impresse dai dinosauri nel fango molle che, oltre allo zoccolo di forma ellittica del diametro di una quarantina di centimetri e profondo 20, si possono vedere persino le onde di fango strabordato per il peso. Quando non si trovano scheletri le orme sono l'unico elemento per ricostruire la specie e le abitudini di vita dell'animale. Grazie all'icnologia, la scienza che studia le orme, si è giunti a una suddivisione dei dinosauri in due ordini diversi: ornitischi e saurischi. Gli ornitischi erano animali con il bacino simile a quello degli uccelli e il pube rivolto all'indietro. Erano bipedi, erbivori, misuravano dai 5 ai 7 metri e pesavano una o due tonnellate. Camminavano con il corpo quasi parallelo al suolo e la grossa coda sollevata dal terreno a fare da contrappeso al corpo. I saurischi, che si differenziano dai primi non solo perché carnivori, ma principalmente per il bacino di tipo sauriano, con il pube disposto in avanti, erano lunghi dai tre ai quattro metri e pesavano trecento-quattrocento chili. Predatori aggressivi con unghie appuntite per dilaniare la preda, all'inizio furono di stazza piccola, ma in seguito dal Cretaceo in avanti, diventarono bestioni enormi come il Tirannosauro e il Megalosauro, lunghi anche una ventina di metri.

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ORNITISCHI E SAURISCHI A CONFRONTO

GLI ORNITISCHI

Due degli esemplari più noti appartenenti a questo ordine sono il Parasaurolophus e il Triceratopo. Il Parasaurolophus, appartenente alla famiglia degli Adrosauridi, era un robusto erbivoro quadrupede, che visse durante il Cretaceo superiore. Lungo 9 metri, abitava nelle zone paludose e si cibava di piante acquatiche. Agile corridore (velocità massima circa 55 km/h), questo sauro era dotato di una vista e un odorato eccellenti, ma di pochissime difese efficaci, per questo motivo era una delle prede favorite dei tirannosauri. La caratteristica principale era una cresta allungata che partiva dal naso, attraversava tutto il cranio e sporgeva indietro come un lungo corno, le cui dimensioni dovevano variare a seconda dell'età e del sesso. Diverse sono le ipotesi sull'utilità di questa cresta cava. Alcuni paleontologi credono che venisse usata per emettere suoni, soprattutto nel periodo del corteggiamento. Infatti, il corno era collegato al naso e, soffiandoci dentro, doveva produrre un suono molto basso, come quello che emettono gli elefanti attraverso la proboscide. Altri invece pensano che potesse servire per farsi largo tra la vegetazione o addirittura che servisse come serbatoio per immagazzinare il calore e riscaldare quindi il corpo dell'animale, naturalmente a sangue freddo.

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TrapaniModello tridimensionale di Parasaurolophus

Il Triceratopo, della famiglia dei Ceratopsidi, era un dinosauro erbivoro che visse nel Cretaceo superiore. Fossili ben conservati sono stati ritrovati nell'America Settentrionale. Simile a un rinoceronte, il nome Triceratopo deriva dalla presenza di tre corna, due poste sul cranio, lunghe circa 1 metro, e uno sul muso fra le due narici. La testa lunga oltre 2 metri, era piuttosto grande in proporzione al resto del corpo, che misurava circa 8 metri. Il collare osseo situato sul dorso doveva avere una funzione difensiva, così come le corna che usava per combattere contro i temibili tirannosauri e contro gli altri maschi della sua specie per il diritto di accoppiamento. L'animale, alto più di tre metri, pesava cinque tonnellate e camminava su tutte e quattro le zampe. Il muso a forma di becco ricurvo come quello di un pappagallo, gli permetteva di cibarsi di germogli e foglie, che sminuzzava per mezzo di denti ben affilati.

Trapani Modello tridimensionale di Triceratopo

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I SAURISCHI

In questo ordine si annoverano il Compsognathus, il Deinonychus, il Gallimimus e l'imponente Tirannosauro. Il Compsognathus, dinosauro carnivoro, con caratteristiche da uccello, visse durante il Giurassico superiore. Questo animale, della famiglia dei Compsognatidi, aveva le dimensioni di un grosso pollo: lungo circa 1 metro, pesava poco più di 3 chilogrammi. Gli arti posteriori erano simili a quelli di un uccello mentre quelli anteriori, più corti, terminavano in zampe dotate di due dita ricurve e un terzo costituito da un solo osso, quindi non flessibile e per questo motivo poco utile. Il cranio era piccolo e appuntito e le fauci contenevano circa 68 denti acuminati, inoltre era dotato di una vista acuta. Buon cacciatore, il collo largo e flessibile, era provvisto di una potente muscolatura molto efficace per aggredire lucertole e insetti, di cui si cibava. Il Compsognathus camminava sulle zampe posteriori e, durante la corsa (poteva raggiungere dai 45 a 56 km/h in brevi distanze) o la caccia, utilizzava la coda sottile per bilanciarsi. Sono stati rinvenuti due esemplari di Compsognathus: il primo fu scoperto nel 1861 nella stessa formazione calcarea di Solnhofen, in Baviera, che conteneva anche un esemplare di Archaeopteryx; l'altro è stato ritrovato nel Sud della Francia nel 1978.

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TrapaniModello tridimensionale di Compsognathus

Dinosauro carnivoro vissuto nel Cretaceo inferiore, il Deinonychus, della famiglia dei Dromeosauridi, era un feroce predatore lungo circa 3 metri e alto 2, con un peso di 80 chilogrammi. Agile e veloce corridore, in fase d'attacco si scagliava contro la preda mantenendo il corpo orizzontale e la coda rigidamente tesa all'indietro per bilanciarsi. Il capo abbastanza grande, aveva delle fauci dotate di denti fitti e ben affilati. Il nome del dinosauro deriva dagli artigli caratteristici (deinos, "terribile" e onychos, "artiglio"). Gli arti inferiori dotati di tre dita terminavano infatti con delle unghie possenti e ricurve, e il secondo dito, tenuto rialzato dal suolo e piegato indietro durante la corsa, aveva un artiglio a forma di falce lungo 13 cm circa: un'arma micidiale. Scheletri fossili ben conservati sono stati ritrovati nei terreni argillosi del Montana.

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Trapani Modello tridimensionale di Deinonychus

Il Gallimimus appartiene alla famiglia degli Ornitomimidi. Simile a un pollo gigante, visse nel tardo Cretaceo nella zona della Mongolia: alcuni fossili sono stati rinvenuti nel Deserto dei Gobi intorno al 1970. Lungo circa quattro metri, aveva un collo allungato che manteneva eretto e un capo abbastanza piccolo terminante in un becco largo. Nonostante privo di denti, l'animale era onnivoro, si cibava infatti di piccoli insetti e fogliame. L'ossatura leggera, caratterizzata da arti inferiori snelli e lunghi, e arti superiori corti, gli permetteva di correre piuttosto velocemente, capacità utile sia in caso di difesa che di attacco. I Gallimimus aggredivano in grossi branchi, disponendosi a ventaglio: le prede dopo essere state stanate con i lunghi e resistenti artigli, venivano addentate con una veloce beccata. Altra arma letale erano i calci. Questo enorme struzzo primitivo, molto intelligente, era dotato anche di un udito straordinario e di un'ottima vista, sebbene gli occhi erano posti ai lati della testa e quindi privo di visione binoculare.

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TrapaniModello tridimensionale di Gallimimus

Il Tirannosauro, appartenente alla famiglia dei Tirannosauridi, è considerato uno dei più grandi dinosauri mai esistiti. Evolutosi da saurischi carnivori molto più piccoli come il Compsognathus, visse nel Cretaceo superiore. Era lungo circa 15 metri, alto 6 e con un peso di oltre 5 tonnellate. Sebbene la struttura generale fosse piuttosto leggera, il Tirannosauro non era un veloce corridore, per questo nonostante sia ritenuto un carnivoro, alcuni studiosi pensano che, a causa della sua mole imponente, non potesse cacciare e che quindi si cibasse quasi esclusivamente di animali morti. Altri invece credono che fosse il più temibile dei dinosauri. Probabilmente entrambe le ipotesi sono giuste. Intelligentissimo, con gli occhi in posizione frontale e quindi capace di una visione binoculare fondamentale per una caccia produttiva, e dotato di un ottimo olfatto, poteva percepire la presenza delle prede perfino a grande distanza. Le terribili fauci munite di doppie file di denti molti affilati, alcuni dei quali lunghi fino a 15-20 cm, gli permettevano di cibarsi degli enormi dinosauri erbivori. Gli arti superiori, piccoli in proporzione al resto del corpo, terminavano con due artigli acuminati; i potenti arti inferiori erano invece armati con tre artigli piegati in avanti e un quarto ricurvo all'indietro. Incerte sono le dimensioni della coda (nessuno dei reperti ritrovati ne chiarisce la lunghezza) che in ogni caso doveva essere piuttosto pesante per poter bilanciare il peso della testa. Fino agli anni '60 esistevano solo poche ossa a testimonianza di questo enorme dinosauro, poi nel 1988 fu trovato uno scheletro quasi intero nella zona del Montana e nel 1990 un altro nel Sud Dakota.

TrapaniModello tridimensionale di Tirannosauro

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NEL NIDO DEI DINOSAURI

In Mongolia sono state scoperte sette uova fossili intatte. Una anomalia del guscio causò l'estinzione? Una spedizione del Centro studi e ricerche Ligabue ha trovato nell'estremo Sud del deserto del Gobi, in Mongolia, oltre a numerosi resti di dinosauri, sette uova intatte e pezzi di altre dieci, raccolte in nidi quasi integri. Alcune uova fossili, grandi quanto quelle di uno struzzo, sono state inviate al Museo di Storia Naturale di Venezia, altre al Museo di Parigi. Benché eccezionale, la scoperta non è un fatto nuovo. Da tempo si sa che i dinosauri, con le loro centinaia di specie, si riproducevano, durante i 140 milioni di anni della loro esistenza, per mezzo di uova amniotiche protette dal guscio. I dinosauri vivevano probabilmente circa un secolo e avevano un periodo generativo di 25 anni. L'uovo amniotico (che rettili e uccelli ancora producono) creava nell'embrione del dinosauro una sorta di minuscolo stagno, dove il cibo era fornito dalle sostanze nutritive del tuorlo, mentre gli scambi respiratori, l'assunzione dell'ossigeno e l'espulsione dell'anidride carbonica avvenivano per mezzo dell'allantoide, una membrana che avvolge l'embrione e che ha funzione respiratoria ed escretoria. Il guscio, oltre a proteggere, forniva le sostanze minerali necessarie per la formazione delle ossa. Con la respirazione, l'embrione produce anidride carbonica che, reagendo col carbonato di calcio del guscio, forma bicarbonato di calcio solubile e, quindi, assorbibile. Attraverso il sangue che nutre la membrana allantoidea, il bicarbonato viene assorbito dall'embrione per la formazione dello scheletro.

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A mano a mano che cresce, l'embrione diviene più robusto e il guscio più sottile, fino a rompersi al momento della schiusa. Le uova trovate integre hanno un guscio robusto e ciò significa che l'embrione non era prossimo alla schiusa. Pur vivendo prevalentemente negli stagni, i dinosauri si trasferivano sulla terra emersa per deporre le uova. Il grande Allosaurus, un dinosauro dall'enorme mole che poteva pesare fino a 80 tonnellate, il gracile Compsognathus, il cornuto Triceratops, lo Stegosaurus dalla caratteristica serie di placche, tutti abbandonavano paludi e stagni, dove il cibo era più abbondante, per recarsi in terra a costruire il nido nel quale deponevano uova che potevano raggiungere dimensioni anche di 20 centimetri di diametro. Il numero di uova che ogni femmina deponeva era molto scarso, talvolta si trattava di un uovo solo, ma la sopravvivenza era garantita dalla composizione stessa del guscio, che non costituiva un cibo facile per gli animali predatori: ben sepolte sotto la sabbia, tenute al caldo, le possibilità di schiudersi con successo erano molto elevate. Le prime uova fossili sono state rinvenute nelle rocce del Permiano, ma non sappiamo quale specie le abbia generate. All'inizio del secolo, una spedizione del Museo di Storia Naturale di Parigi scoprì, sempre nel deserto del Gobi, alcuni nidi con uova fossilizzate disposte a cerchio e in gruppi di trenta: probabilmente la madre, durante la deposizione, muoveva l'ovopositore a cerchio.

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Sono uova lunghe circa 7 centimetri, appartenenti al Protoceratops, un dinosauro erbivoro che, in età adulta, raggiungeva i due metri: aveva un corpo tozzo e gambe corte, per cui faticava a camminare, e un becco forte e tagliente che, come una cesoia, gli consentiva di triturare vegetali duri come le foglie di palma. Altre uova, del volume di 5 litri e appartenenti a giganteschi dinosauri erbivori, sono state rinvenute nel Sud della Francia. Oltre che la forma, rotonda oppure ovale, anche la struttura del guscio risulta diversa. I Sauropodi hanno uova con minuscole granulazioni rotonde in superficie, mentre nei Protoceratops presentano una serie di solchi e di linee irregolari. Gli studi sul guscio e sulla disposizione delle uova hanno messo in evidenza un comportamento nidificatore simile a quello di alcune specie di coccodrillo. Nel Montana (Usa) sono stati trovati 11 piccoli Hadrosauri (dinosauri dal becco ad anitra) di circa un metro di lunghezza. Ciò ha avvalorato l'ipotesi che essi vivessero vicino al nido e quindi godessero di cure parentali. Lo studio dello spessore delle uova ha rivelato come in numerose di esse vi fosse uno spessore anomalo dovuto alla presenza di più strati. Secondo alcuni paleontologi, questi gusci malformati potrebbero essere in relazione con la misteriosa estinzione della specie.

Trapani Specie di dinosauri

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