Scienza e Tecnica Zoologia Gli Animali in via di Estinzione

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Scienza e Tecnica Zoologia Gli Animali in via di Estinzione














ZOOLOGIA - GLI ANIMALI IN VIA DI ESTINZIONE

ZOOLOGIA - GLI ANIMALI IN VIA DI ESTINZIONE

INTRODUZIONE

Secondo le più recenti stime, le specie animali oggi viventi sono circa un decimo di quelle che nel corso delle ere geologiche si sono succedute sulla terra. Nonostante siano incerte le circostanze che, in passato, hanno portato all'estinguersi di gruppi animali, nessun dubbio sussiste sul fatto che ci troviamo di fronte a una nuova estinzione di massa delle specie viventi causata dall'uomo e dalle sue attività. Infatti il rapidissimo incremento demografico dell'ultimo millennio e la conseguente estensione della presenza dell'uomo in ogni angolo della Terra (compresi luoghi fino a pochi decenni considerati inospitali e invivibili) hanno portato alla distruzione degli ultimi ecosistemi rimasti sul Pianeta.

L'ORANG-UTAN

L'orang-utan (famiglia dei Pongidi) è l'unica grande scimmia antropomorfa asiatica. Gli arti anteriori sono molto lunghi, le mani grandi con dita robuste dalle falangi ricurve si da favorire la presa sui rami; gli arti inferiori sono ridotti in lunghezza. La statura nei maschi si aggira sui 137 cm e nelle femmine è un poco inferiore; il peso, invece, tra maschi e femmine è notevolmente differente, poiché la media dei maschi e circa doppio di quella delle femmine: negli oranghi di Sumatra circa 70 kg mediamente nei maschi, 37 nelle femmine; per quelli del Borneo sono riportati valori massimi di 189 kg per i maschi e circa 80 per le femmine. Eccezionalmente si possono riscontrare valori di statura fino a 180 cm. Il pellame è lungo e nei maschi adulti ai lati del viso forma ricche basette e folti mustacchi e barbe; il colore è fulvo, più o meno scuro. La faccia è di colore grigiastro; viso e dischi facciali sono glabri o rivestiti di corti peli setolosi. Sempre nei maschi adulti si sviluppa un grosso sacco golare, connesso con la laringe e con funzioni accessorie nell'emissione dei suoni. Gli orang-utan vivono in famiglie di 2-4 individui. Sono animali silenziosi, tranquilli. Si spostano sugli alberi per brachiazione, cioè disponendo le dita della mano a gancio. A terra l'orang-utan cammina poggiando sulle nocche delle dita delle mani e sul bordo laterale dei piedi. Gli accoppiamenti possono aver luogo in qualsiasi epoca dell'anno; la gestazione dura 9 mesi, il neonato pesa in media poco meno di 1,5 kg. Adulto a 7-10 anni, durata di vita fino a 40 e più anni. Vivono nelle foreste arboricole, pluviali e tropicali dell'isola di Sumatra e del Borneo. Il numero totale di oranghi esistenti è stato calcolato molto approssimativamente: da 5.000 a 10.000 individui. La specie è in grave pericolo di estinzione a causa delle profonde alterazioni del uso habitat e per la caccia. La distruzione dell'habitat è dovuta in particolare alla eliminazione di vaste aree forestali a favore della agricoltura. L'orang-utan è protetto dalle leggi; ma tutto questo non è ancora sufficiente, poiché il contrabbando e le catture illegali continuano.

L'ARMADILLO GIGANTE

L'armadillo gigante (famiglia dei Dasipodidi) è la più grande e la più rara fra le 20 specie di armadilli. Può arrivare a m 1,50 di lunghezza, di cui 50 cm di coda, e a 50 kg di peso. La parte superiore del corpo è rivestita da una corazza di piastre cornee che si uniscono fra loro formando degli anelli simili a cingoli, aperti verso la parte ventrale. L'armadillo gigante ha l'armatura formata da placche rettangolari e lisce riservata di rado pelo. La sua colorazione può variare dal giallo-beige al bruno. Le orecchie sono larghe e arrotondate, il cranio è pesante e il muso più largo di quello degli altri armadilli. Le zampe posteriori sono molto grosse e munite di unghie smussate su tutte e cinque le dita. Le zampe anteriori sono particolarmente adatte a scavare, e quattro delle dita portano lunghi artigli incurvati. Il quinto dito è fornito di un artiglio usato per rompere ed aprire i termitai, dai quali l'armadillo estrae le termiti - suo principali nutrimento - servendosi della lunga lingua cilindrica e vischiosa. Gli artigli robustissimi permettono inoltre a questi animali un secondo sistema per sfuggire ai propri nemici, molto più sicuro di quello di avvolgersi a palla: scavano infatti con incredibile rapidità delle buche nel terreno, entro le quali essi scompaiono in pochi attimi. E' un animale notturno e raramente si avventura nelle zone frequentate dall'uomo; è quindi molto raro incontrarlo. Gli indigeni brasiliani lo uccidono non tanto per cibarsi delle sue carni quanto per i danni che esso arreca ai terreni coltivati. L'armadillo gigante ha una zona di distribuzione molto estesa, dalla Colombia e dal Venezuela a sud-est delle Ande fino alla parte amazzonica del Perù e all'Argentina settentrionale, includendo praticamente tutto il Brasile e le regioni immediatamente a est, nord e sud di questo grande paese. L'armadillo predilige il folto delle foreste dell'Amazzonia e del Mato Grosso, lontano dalle zone abitate dall'uomo, ove trascorre la giornata nascosto nelle tane scavate fra le radici dei grandi alberi, in terreni non soggetti a inondazioni. Il suo stato è vulnerabile: è molto diminuito o è stato sterminato in quasi tutto il suo territorio di diffusione. Oltre ad essere perseguitato dagli indigeni, è ora minacciato anche dai progetti di canalizzazione dei fiumi e di dighe per l'irrigazione. Le principali cause del suo declino sono l'agricoltura, la pastorizia e il disboscamento. La consistenza della sua popolazione selvatica non è nota. L'armadillo gigante si trova raramente in cattività e non vi sopravvive a lungo; di solito non più di 3-4 anni.

IL FORMICHIERE GIGANTE

Il formichiere gigante (famiglia Mirmecofagici) detto anche orso formichiere, presenta dimensioni simili a quelle di un grosso cane: la sua lunghezza totale infatti può superare i due metri di cui un'ottantina di centimetri spettano alla caratteristica coda: il peso di un maschio raggiunge i 35 kg. Ogni parte del corpo di questo animale è così strana da destare meraviglia: la testa lunghissima anteriormente, prosegue con un muso ugualmente allungato, cilindrico-conico, alle cui estremità si apre una bocca, di soli due centimetri di diametro; da questa fuoriesce per la raccolta del cibo una lingua, pure cilindrica, del diametro di un centimetro e della lunghezza di 50 cm, molto flessibile; la mascella e la mandibola non presentano denti e questa ultima è pochissimo articolata. Gli arti anteriori relativamente corti, tozzi e robusti, terminano con mani dalle dita armate di poderose unghie di cui la terza misura l'eccezionale lunghezza di ben 7 cm. A causa della forma della mano e della lunghezza delle unghie, il formichiere camminando a pugno chiuso poggia sul terreno il lato esterno della mano, protetto da una robusta callosità. Il mantello del formichiere è costituito da un pelo ruvidissimo e setoloso, corto sul capo, lungo sul collo e sulla vertebrale a formare una sorta di criniera; i fianchi, gli arti anteriori e la coda presentano un pelo così lungo da costituire delle vere frange. L'alimentazione di questa specie si basa su insetti, particolarmente formiche o termiti, raccolte dalla lingua vischiosa dopo la distruzione del formicaio o del termitaio con i potenti artigli. La caccia avviene di notte; durante il giorno, in una buca tra i cespugli, il formichiere dorme ricoperto dalla propria coda. Nella riproduzione le femmine partoriscono, in primavera, un figlio alla volta. Il formichiere gigante vive in America meridionale dalla Costarica al Gran Chaco e nell'Argentina settentrionale. Questa specie è presente sia nelle savane sia nelle foreste anche fitte. La consistenza di questa specie è sconosciuta ma è stato osservato che in tutti quegli ambienti dove arriva la "civiltà" il formichiere gigante scompare. Benché protetto da leggi speciali dovunque e presente in alcuni parchi nazionali, questo sdentato corre ugualmente il rischio dell'estinzione per l'avanzare continuo della civiltà e per la difficoltà di far rispettare le leggi.

IL LUPO

Il lupo (famiglia dei Canidi), sistematicamente suddiviso a seconda della distribuzione geografica da alcuni autori in più sottospecie, presenta una notevole somiglianza con il pastore tedesco (cosiddetto cane lupo) e dimensioni alquanto variabili da individuo. Un lupo comune maschio può raggiungere gli 85 cm in altezza e la lunghezza di m 1,70, di cui 45 cm spettano alla coda; il suo peso tocca anche gli 80 kg. L'agile corpo presenta torace ampio, fianchi rientranti e il profilo della schiena tende a scendere verso i posteriori; la coda è normalmente pendente in basso, con una leggera curvatura. La testa, massiccia, larga all'articolazione delle mascelle, termina anteriormente con un muso abbastanza appuntito dal profilo superiore in linea più o meno con la fronte. La dentatura a differenza di quella di molti altri Canidi, è eccezionalmente potente. Il mantello, molto variabile nel colore (dal grigio chiaro al nero), non è mai eccessivamente lungo; più folto nella stagione fredda, forma sul collo una criniera e sull'addome e sulle cosce è più ricco. Il lupo è un animale generalmente gregario, che vive di prede cacciate dal branco. Secondo alcuni studiosi l'organizzazione sociale del lupo ricorda quella umana; predano animali di media o grossa mole: capriolo, cervo, alce. Per compiere un inseguimento ed un attacco è necessario affiatamento, reciproca comprensione e divisione del lavoro fra i vari individui. Naturalmente la gerarchia è alla base di questa organizzazione, ma non è detto che il capo-branco, in genere maschio adulto, i cui compiti sono soprattutto quelli di mantenere l'ordine ed il rispetto dei vari gradi gerarchici, sia anche la guida del branco; questa carica, infatti, può essere espletata da un altro individuo, anche una femmina. Nell'accoppiamento, durante la stagione degli amori, dal febbraio all'aprile, a seconda della latitudine, la gerarchia è rispettata ed è molto difficile che un lupo maschio di rango inferiore possa accoppiarsi se sono presenti altri individui di rango superiore. Nei lupi la gestazione dura nove settimane, al termine delle quali la lupa partorisce da 3 a 10 cuccioli: prole tipicamente inetta, cioè cieca ed incapace di camminare, come nel cane domestico. Il parto avviene in una tana riparata, sicura ed accogliente, spesso già tana di volpe, di castoro od altro, adattata precedentemente dalla madre. L'allevamento, dopo le prime otto settimane di allattamento, viene effettuato, oltre che dalla madre, anche dal padre ed a volte pure da altri individui giovani, soprattutto femmine, del branco. Dopo circa un anno i giovani hanno raggiunto quasi le dimensioni dei genitori ed a tre anni la maturità sessuale. In libertà difficilmente un lupo raggiunge i dieci anni di vita; in cattività, come è nei cani domestici, questo limite può essere superato. Frequenti sono i casi di riproduzione di lupi in zoo o comunque in cattività. La distribuzione geografica del lupo con tutte le sue sottospecie interessa ancora gran parte dell'America settentrionale, parecchi paesi europei (risulta estinto in Inghilterra, Olanda, Belgio, Danimarca, Francia, germania, Svizzera, Austria ed Ungheria) e l'Asia, particolarmente nelle sue aree centro-settentrionali. A seconda dei paesi di diffusione il lupo può frequentare ambienti molto diversi, tanto più che esso può essere presente ad altitudini variabili dalla riva del mare fino a tremila metri; non sarà quindi impossibile incontrare questo cacciatore nelle tundre spoglie, nelle boscaglie, nelle foreste a latifoglie o conifere, nelle campagne aperte e povere di qualsiasi vegetazione o , come accade attualmente anche in Italia, non lontano da centri abitati, in piene aree coltivate. Scomparso, come già accennato, in parecchi paesi europei ed americani, ridotto nel numero ovunque, il lupo sembra ancora abbastante soprattutto in Alaska, in Canada, in parte della Russia ed in Asia. In Italia, secondo una inchiesta ancora in atto svolta da esperti, per conto dell'Associazione Italiana per il WWF, sembra che una popolazione di 80-120 individui di Canis lupus italicus vaghi sparsa dagli Appennini marchigiani a quelli calabresi. I motivi principali che hanno portato alla scomparsa del lupo in alcune zone delle suo originali aree di distribuzione sono da ricercare nella caccia, esercitata con tutti i mezzi: armi, tagliole, trappole, veleni - nonché la scomparsa della selvaggina, anche questa distrutta dall'uomo, alla quale esso poteva attingere quale fonte di alimentazione. Oggi in molti paesi, come in Italia, il lupo è rigidamente protetto; inoltre ampie superfici, elette a parchi nazionali, possono ospitare un certo numero di individui. Vari zoo ospitano esemplari di questa specie. Trapani Esemplari di lupo

L'ORSO DAGLI OCCHIALI

L'orso dagli occhiali (famiglia Ursidi), è attualmente l'unico rappresentante della sottofamiglia dei Tremarctini, un tempo, nell'era glaciale, ampiamente diffusa nelle Americhe. I maschi di questa specie, possono raggiungere il metro e 40 di lunghezza, ed una altezza al garrese di 80 cm, con un peso di 130 kg contro i 60-65 delle femmine. La maschera biancastra o giallastra differenzia questo orso dagli altri orsi neri. Essa parte dalla radice del naso, gira intorno agli occhi, interessando più o meno la fronte, riscende ai lati delle guance e si riunisce nuovamente sotto la gola, sul petto. I vegetali sono alla base dell'alimentazione dell'orso degli occhiali, con una predilezione particolare per la frutta. Per questo motivo le sue doti di arrampicatore sono particolarmente sviluppate. Tuttavia, l'orso dagli occhiali, come altri Ursidi, all'occasione non disdegna la carne, motivo per cui anche animali selvatici e, tra i domestici, bovini o lama, possono divenire sue prede. Nell'orso dagli occhiali la gestazione ha una durata di 8 mesi circa al termina dei quali le femmine partoriscono fino a 3 piccoli. Questa specie si adatta alle variazioni dell'altezza, del clima e delle piante che costituiscono il suo habitat. Anche se è un tipico abitatore della foresta, l'orso dagli occhiali, all'occorrenza, riesce a vivere in ambienti relativamente aridi, passando da boscaglie secche a foreste tropicali e piovose, ad aree aperte e prive di vegetazione arborea. L'orso dagli occhiali è distribuito, ormai ovunque poco numeroso, nelle regioni montane del Venezuela occidentale, nella Colombia, nell'Ecuador, nel Perù e nella Bolivia settentrionale. Un censimento che possa indicare con una certa approssimazione la reale consistenza della specie trattata, su tutte le sue aree di distribuzione, non è stato mai realizzato, motivo per cui il numero totale degli individui è del tutto sconosciuto. In tutti questi paesi nei quali è stata osservata una forte diminuzione nel numero dei rappresentanti di questa specie, le cause sono da ricercarsi nelle persecuzioni subite per molteplici motivi ad opera dell'uomo: la caccia sportiva, la necessità del reperimento di carne a scopo alimentare, il commercio delle pelli, molto pregiate in Perù, e del grasso. Per prevenire il rischio dell'estinzione, in alcuni paesi, come ad esempio in Perù e in Colombia, la caccia all'orso dagli occhiali è stata proibita. E' nota la presenza di questa specie nei Parchi nazionali di Manù e Cutervo in Perù, nella Riserva di Sierra de la Macarena, nei Parchi di Farallones de Cali e Paracè in Colombia e in Venezuela nel Parco della Sierra Nevada de Merida.

L'ORSO BIANCO

L'orso bianco (famiglia Ursidi) è tra i più grossi carnivori viventi. I maschi adulti possono raggiungere una lunghezza di 2,50 m e un peso di una tonnellata. L'orso bianco ha un corpo tozzo, capo largo con muso tronco, occhi piccoli e orecchie brevi. E' dotato di una pelliccia, praticamente impermeabile, che gli consente lunghe immersioni nelle gelide acque dell'Artide. All'epoca della riproduzione, cioè nell'autunno, le femmine gravide, abbandonata la banchisa, si ritirano su isolette collinari, dove scavano una tana a forma di galleria nella neve, con un rifugio caldo e protetto nella zona terminale, in cui si lasciano chiudere dentro dalla neve che cade. Qui partoriscono uno o due, raramente tre piccoli i quali alla nascita pesano 700-800 g. Dopo circa cinque mesi di clausura, tra marzo e aprile, le femmine di orso si portano all'aperto con i loro piccoli. Il periodo degli amori, coincidente per gli animali in libertà con il mese di aprile, è l'unico tempo in cui i maschi e femmine convivono. Nei restanti mesi dell'anno, mentre le femmine accudiscono la prole, i maschi vanno alla ricerca di cibo. Durante la prima estate di vita i cuccioli, per nulla autosufficienti, seguono la madre nelle sue brevi scorribande per la cattura delle prede, pur seguitando a nutrirsi prevalentemente di latte. Con l'approssimarsi di un nuovo inverno la madre si chiude in una tana assieme ai cuccioli fino alla primavera successiva, quando i figli avranno cambiato i denti. Nuovamente in libertà, grandi e forti sufficientemente per collaborare con la madre nelle battute di caccia, essi la seguono e rapidamente apprendono da essa, imitandone ogni mossa, le astuzie dell'agguato alle buche delle foche. L'abbandono della madre da parte dei giovani può avvenire durante questa estate, a volte nella successiva; da quel momento essi condurranno vita solitaria ed errabonda. Quantunque l'orso bianco sia un carnivoro, può adattarsi anche ad una alimentazione parzialmente vegetariana: licheni, bacche e radici. Caccia i grandi mammiferi quali renne o buoi muschiati ed è un provetto e paziente pescatore. Questa specie è limitata all'emisfero settentrionale e strettamente legata con i ghiacci dell'Artico. Vive nei ghiacciai eterni della banchisa polare nelle isole dell'artico e sulle spiagge nordiche dei continenti più settentrionali. Generalmente gli orsi bianchi sono più frequenti nella parte più meridionale dei ghiacci ma sono stati osservati fino a 88° di latitudine nord. I loro spostamenti sembra siano legati con gli spostamenti dei ghiacci stessi. Molto difficile è una stima sia pure approssimata della consistenza di questa specie. Anche se la sua area di distribuzione non è molto estesa - tutto il mar Glaciale Artico occupa una superficie inferiore a quella dell'Europa e l'orso bianco presente solamente in alcune parti - è molto difficile compiere osservazioni in un ambiente così ostile. Nel 1975 veniva indicata una consistenza di circa 20.000 esemplari. Negli ultimi anni si è avuto un incremento progressivo delle misure protezionistiche, il che ha contribuito a ridurre la pressione esercitata dalla caccia, a mantenere sotto un più rigido controllo le aree di riserva integrale, particolarmente i luoghi di rifugio dell'orso polare, e a salvaguardare inoltre ogni specie predatrice e qualsiasi altro componente l'ambiente idoneo alla sopravvivenza dell'orso polare stesso. In cattività, negli zoo, gli orsi bianchi sono alquanto frequenti ed in alcuni casi si sono anche riprodotti con buon successo nell'allevamento della prole.

IL PANDA GIGANTE

Nel mondo occidentale l'esistenza del panda gigante (famiglia Procionidi) fu ignorata fino al 1869. In quell'anno il gesuita naturalista francese padre Armand David lo descrisse per la prima volta dopo aver studiato due pelli di panda uccisi da cacciatori cinesi sulle montagne di Mup-ing. L'attrattiva del panda gigante è dovuta alla sua colorazione così singolare e al suo aspetto di grosso cucciolo. Un esemplare adulto raggiunge 1,80 m di lunghezza e 75 cm di altezza al garrese. E' ricoperto da un foltissimo mantello bianco e nero e può arrivare ad un peso di 135 kg. Il capo, largo e massiccio soprattutto per il considerevole sviluppo dei masticatori, è bianco con la regione degli occhi e le orecchie nere. Le zampe, il petto, parte dell'addome e l'estremità posteriore sono neri. Il panda gigante è un plantigrado, cioè cammina sulle piante dei piedi come gli orsi, ed è abilissimo ad arrampicarsi sugli alberi. Non va il letargo d'inverno e si è ben adattato alle bassissime temperature del suo habitat. I panda, animali solitari, hanno le loro tane in cavità sotto rocce sporgenti o in tronchi vuoti, ove si costruiscono un giaciglio di steli di bambù. Questi animali si nutrono principalmente di germogli fibrosi dei bambù, ma talvolta cacciano piccoli mammiferi, uccelli, pesci, per integrare la loro dieta. Le femmine danno normalmente alla luce un solo piccolo, raramente due, dopo una gestazione di circa 5 mesi. I cuccioli alla nascita pesano meno di 450 g ma crescono rapidamente raggiungendo i 30-35 kg alla fine del primo anno. Il panda può vivere fino a circa 15 anni. Il panda gigante vive nelle foreste di bambù, di conifere e di latifoglie ad altitudini fra i 2.500 e i 4.000 metri, in clima freddo e umido. D'estate sale alle quote più alte. Benché in epoca preistorica fosse diffuso in buona parte della Cina, meridionale, oggi è molto raro. E' severamente protetto dalle leggi cinesi fino dal 1939, e le ristrette zone in cui vive sono state proclamate riserve naturali. Dopo la proclamazione della Repubblica popolare Cinese nessun panda gigante è stato più venduto agli occidentali: i pochi che si trovano oggi fuori della Cina sono stati donati dal governo a visitatori importanti o come pegno di pace a nazioni amiche. Dal 1961 il panda gigante è stato adottato come simbolo dal WWF. Trapani Esemplare di panda gigante

LA TARTARUGA GIGANTE DELLE GALAPAGOS

La tartaruga delle Galapagos è uno dei più grandi testudinati terrestri. Può raggiungere una lunghezza, misurata al piastrone, di ben 110 cm e un peso di 150-200 kg. Il carapace di queste gigantesche testuggini, fortemente convesso, è rivestito di scudi cornei dalla tinta scura o addirittura nera. Questo, in varie sottospecie, è rialzato nella sua parte anteriore, il che permette una più completa estensione del lungo collo e conseguentemente l'afferramento di fronde poste più in altro. Si tratta di un evidente fenomeno di adattamento, collegato a differenze ambientali nell'habitat di queste sottospecie. Le tartarughe prediligono terreni aridi e spogli di pianura e, alternativamente, altopiani vulcanici con acque e vegetazioni abbondanti. La scarsezza d'acqua delle zone aride in cui vivono ha generato in loro comportamenti del tutto tipici: periodicamente compiono lunghi percorsi per raggiungere gli altopiani vulcanici, ove trovano, nei numerosi laghetti, l'opportunità di abbeverarsi. Questi viaggi vengono compiuti seguendo sempre la stessa via, cosicché sono stati tracciati dalle tartarughe sentieri perfettamente riconoscibili, addirittura levigati dal passaggio continuo per secoli e secoli. Un tale comportamento, chiaramente acquisito per adattamento all'ambiente, è divenuto istintivo, come dimostra il fatto che, anche in condizioni ambientali che non lo imporrebbero né richiederebbero, esso viene ugualmente osservato. La tartaruga gigante delle Galapagos è rappresentata da numerose sottospecie. La zona di diffusione di queste testuggini è compresa nelle isole dell'arcipelago delle Galapagos. Il declino che ha condotto la specie alle tragiche condizioni attuali è stato causato dalle stragi che gli equipaggi corsari e mercantili dei secoli scorsi hanno perpetrato nelle isole delle Tartarughe (come erano allora denominate le Galapagos, il cui nome significa appunto in spagnolo "tartarughe") per approvvigionarsi senza risparmio le carni. La colonizzazione e l'introduzione di animali domestici, particolarmente capre e maiali, hanno inferto il colpo in grazia. Dal 1934 la specie è protetta, le isole ove vivono delle tartarughe sono dichiarate riserva dal governo ecuadoriano.

L'AQUILA DI MARE A TESTA BIANCA

L'aquila di mare a testa bianca (famiglia Accipitridi) si distingue dalle aquile propriamente dette (genere Aquila) per le abitudini essenzialmente acquatiche. Ha il capo, la parte alta del collo e la coda ricoperti di piumaggio bianchissimo, che contrasta con il bruno del corpo, molto intenso, e che fa di questo uccello uno dei più bei rapaci diurni. La lunghezza del corpo va da 70 a 90 cm, e l'apertura alare è di 188-197 cm nei maschi e di oltre 210 cm nelle femmine. Il peso del maschio adulto è di circa 4 kg e quello della femmina di quasi 6 kg. Il suo becco è giallo e fortemente adunco, la cera e le zampe sono di color giallo chiaro. L'aquila di mare a testa bianca vive abitualmente lungo le coste marine o le rive dei laghi o dei fiumi. Si nutre di piccoli mammiferi come conigli e porcini, di uccelli acquatici, pesci, rettili, anfibi e persino tartarughe. Gli esemplari di questa specie che vivono nelle regioni settentrionali, nidificano fra primavera inoltrata e inizio dell'estate, mentre quelli che abitano più a sud fanno il nido a fine inverno o all'inizio della primavera. Il nido è costruito dal maschio e dalla femmina che restano insieme per tutta la vita, ed è di grandezza eccezionale. Vi vengono deposte 2 uova di colore biancastro e di dimensioni 7 x 5 cm, che vengono covate da ambedue i genitori per 35 giorni. In autunno i giovani si rendono indipendenti e lasciano i genitori; spesso si allontanano anche molto dal mare e dai corsi d'acqua, ma dopo diversi anni tornano alle zone di origine per costruirvi il primo nido e stabilirsi definitivamente. L'aquila di mare a testa bianca è diffusa in tutta l'America settentrionale, nelle isole Bermude e nella parte nord-orientale della Siberia. La sottospecie meridionale esiste in tutto il sud degli Stati Uniti, ma è più numerosa in Florida. L'aquila di mare di testa bianca è il primo uccello nel cui corpo sono state rinvenute tracce di antiparassitari chimici velenosi. Ciò ha causato una riduzione della fertilità delle coppie. Infatti il successo delle è ora ridotto al 44%. Un'altra causa del declino è lo sviluppo degli insediamenti umani nelle zone di nidificazione. La popolazione totale di aquile di mare a testa bianca è dello ordine di alcune decine di migliaia. Desta serie preoccupazioni la razza meridionale che attualmente non conta più di 1.000-1.100 aquile. La specie è protetta dalla legge in tutta l'area di diffusione, ma qualche esemplare viene ancora ucciso dagli agricoltori. Vi sono in cattività circa 130 aquile di mare a testa bianca in una settantina di zoo quasi tutti negli Stati Uniti, ove gli esemplari sono di proprietà del governo federale (1975).

LA TIGRE

La tigre (famiglia Felidi) ha forme piuttosto snelle ma robuste e tronco muscoloso. Gli arti sono forti, relativamente lunghi; il capo nei maschi adulti è piuttosto massiccio, ma non appare pesante come nei leoni. La lunghezza totale può raggiungere i 3 metri nei maschi, 2,70 cm nelle femmine; il peso medio si aggira sui 190 kg, quello massimo sui 272 kg. Scheletro e muscolatura sono pienamente adeguati ad una perfetta funzionalità, che si estrinseca soprattutto nel salto e nell'aggressione; le masse muscolari cervicali potenti, i muscoli masticatori di grande sviluppo, associati ad una dentatura nella quale i canini e i denti ferini hanno la preminenza, permettono alla tigre di lacerare e strappare anche la più dura pelle ed i più tenaci delle sue prede. Il manto, sul fulvo, ha varie gradazioni di colore nelle differenti sottospecie, con striature trasversali (anch'esse varianti nelle diverse sottospecie) sui fianchi e presenti, con altre direzioni, sul collo, gli arti ed il capo. Le parti ventrali sono di un bianco più o meno puro. Il pelo è corto e adagiato, più lungo ai lati del capo, soprattutto nei maschi ove forma delle basette. Prettamente carnivora, la tigre agisce per lo più da sola. Nell'aggressione, effettuata per lo più al balzo, sfrutta l'impatto del corpo, la forza delle zampe anteriore e la potenza delle mascelle, causando alla preda lussazioni della colonna vertebrale nel tratto cervicale tali da provocarne la immediata caduta ed immobilizzazione per lesione del midollo spinale. Prede preferite dalla tigre sono cervi, cinghiali e altri medi mammiferi. La femmina è atta alla riproduzione a quattro anni circa; ad ogni parto nascono da 2 a 4 cuccioli, dei quali solo metà, o anche meno, giungono all'eta adulta. Allo stato libero la tigre partorisce ogni 2-3 anni; la età media che può raggiungere è di circa 15 anni. Vive in India e in aree insulari dipendenti, nell'Indonesia a nell'Asia continentale orientale. Ambienti propri della tigre sono le boscaglie, le steppe, i canneti, le tundre, fino a 2.400 m sul livello del mare. La specie è pesantemente ridotta ad appena 5.000 soggetti viventi nell'intera area di diffusione. Il rapido declino della specie è causato dalla caccia. In quasi tutto il suo areale la tigre è protetta dalla legge. L'adattabilità all'ambiente artificiale è abbastanza buona, anzi la sopravvivenza in cattività è spesso notevolmente accresciuta. Anche la riproduzione è abbastanza frequente, ma la mortalità infantile è, come allo stato libero, piuttosto elevata. Trapani Esemplare di tigre

IL LEONE ASIATICO

Il leone asiatico o indiano (famiglia Felidi) è fra le sottospecie di leone ancora sopravviventi, quella maggiormente minacciata di estinzione. E` difficile trovare delle differenze di aspetto e di dimensioni fra i leoni dell'Asia e quelli dell'Africa. Il pelame del leone asiatico è fulvo; la criniera è di colore variabile, da fulvo a nerastro, ma è di solito chiara. I maschi sono lunghi circa m 1,70 oltre la coda di 90-100 cm. L'altezza alla spalla è di circa 90 cm. Il peso di 180-200 kg; le femmine sono più piccole. Dopo una gestazione di 3 mesi circa, nascono di solito da 2 a 4 piccoli (talvolta 5 o 6) del peso di 1.200-1.500 g, che hanno il mantello maculato e vengono allattati per 6-7 mesi. La criniera nei maschi comincia ad apparire verso i 18 mesi. I leoni vivono di solito una quindicina d'anni, ma negli zoo possono arrivare a 20 e anche 25. I leoni vivono di solito in gruppi formati da 2 0 3 maschi e da 5-10 femmine con il loro piccoli. Il leone maschio, da vero "re" della savana, non si procaccia personalmente che il 13% di quanto mangia. Le prede principali del leone asiatico sono antilopi, cervi e cinghiali. Fino a tempi abbastanza recenti, il leone asiatico era diffuso in buona parte dell'Asia Minore, in Mesopotamia, Arabia, Persia e India. Nel territorio d'Israele, ove era comune ai tempi biblici, era stato sterminato nel XIII secolo. Cento anni fa era ancora presente in Iraq, in Iran e in tutta la parte orientale dell'India. Fra la prima e la seconda guerra mondiale è scomparso dall'Iraq e dall'Iran. Oggi il leone asiatico è ridotto alla sola riserva della foresta di Gir e immediate vicinanze, nella India occidentale (a nord-ovest di Bombay). Contrariamente al leone africano, che è un animale essenzialmente di savana, il leone asiatico predilige la foresta cedua di alberi di teak. I leoni indiani, cacciati durante i secoli, si erano ridotti alla fine del secolo scorso a non più di 100 individui. La sottospecie fu dichiarata ufficialmente protetta della legge nel 1900; questa protezione permise ai leoni di aumentare di numero. Comunque la sottospecie asiatica del leone è tuttora considerata in grave pericolo di estinzione. La foresta di Gir è stata dichiarata santuario per i leoni nel 1965 ed è in programma la trasformazione in parco nazionale.

IL RINOCERONTE INDIANO

Il rinoceronte indiano (famiglia Rinocerontidi) si distingue dagli africani per la pelle priva di peli, escluse le orecchie e l'estremità della coda, e le pliche cutanee sulle spalle, ricoperte di placchette cornee. La pelle, spessa all'incirca come quella dell'elefante, è ancora più robusta. La lunghezza totale di un individuo adulto di questa specie può raggiungere i 4 m, di cui una sessantina di centimetri spettano alla coda. La sua altezza alla spalla può essere 1,70 m e il suo peso supera a volte le due tonnellate. Nonostante il corpo massiccio e tozzo, al galoppo raggiunge la velocità di 35-40 km orari. I piedi hanno solo tre dita, ricoperte di unghie molto larghe; le dita sono separate da cuscinetti di tessuto connettivo. Nella mandibola i due incisivi hanno funzione di armi e contrastano superiormente con piastre cornee. Si nutre di vegetali (germogli di arbusti, di cespugli e di canne). Il quantitativo giornaliero di cibi vari consumato da un rinoceronte indiano adulto, secondo alcune statistiche di zoo, si aggira intorno ai 20-25 kg; può bere fino a un centinaio di litri d'acqua. Non si può dire che il rinoceronte indiano abbia nemici naturali; nessun altro animale che vive nel suo stesso ambiente oserebbe mai attaccarlo, fatta eccezione per l'elefante, di fronte al quale normalmente batte in ritirata. Il periodo degli amori per i rinoceronti dell'Assam sembra cadere tra il febbraio e l'aprile e la gestazione ha una durata di circa sedici mesi. Il neonato pesa in media 65 kg ed è privo di corno. Questa specie era presente un tempo in una larga area dell'India settentrionale e del Nepal. Oggi il suo areale è strettamente limitato alla valle del Brahmaputra, in Assam, alla riserva di Jaldapara nel Bengala occidentale e alla valle dello Rapti nel Nepal. Gli ambienti prediletti dal rinoceronte indiano sono le pianure paludose ricche di alte erbe e di canne, cosparse di laghetti e stagni; oggi però particolarmente nel Nepal, molti rinoceronti vivono nelle foreste asciutte ed usano come loro zone di pascolo i circostanti campi coltivati. In India sono stati istituiti otto santuari e uno in Nepal soprattutto per il rinoceronte indiano. Severissime leggi puniscono i cacciatori di frodo. Trapani Un esemplare di rinoceronte

IL CERVO SARDO

La specie Cervus elaphus (famiglia Cervidi) comprende 23 sottospecie, sei delle quali sono in pericolo di estinzione. Fra queste, il cervo sardo è una delle sottospecie maggiormente minacciate, e con la foca monaca e il gabbiano corso rappresenta la fauna italiana inclusa nel Red Data Book dell'UICN. Il cervo sardo misura circa 1 m al garrese (il cervo continentale 1,20 m). Il cervo sardo infatti è considerato una delle più piccole razze di cervo nobile. Le sue corna raramente superano i 75 cm di lunghezza ed i 70 cm di larghezza. La colorazione del mantello è più scura di quella di qualsiasi altra piccola forma di cervo: il pelame è marrone d'estate e diventa quasi nerastro in inverno. I cervi sono animali gregari e ciascun gruppo rimane in un determinato territorio, dal quale di solito non si allontana. Per la maggior parte dell'anno i due sessi vivono in mandrie separate. Le schiere dei maschi si sciolgono in genere verso la metà di luglio, quando le corna hanno completato la crescita. Da questo momento cominciano le lotte fra i maschi, che sono dapprima semplici schermaglie, ma divengono via sempre più accanite e si trasformano in combattimenti furiosi all'epoca degli accoppiamenti, in agosto e settembre, quando le corna hanno perso la pelle che le ricopre, detta "velluto". Dopo le battaglie i maschi raccolgono l'"harem" e durante questo periodo emettono il loro rauco e possente richiamo: il bramito. Nella prima metà d'ottobre i maschi ricominciano a disinteressarsi delle femmine e a vivere isolati, in cerca di luoghi più ricchi di cibo ove riacquistare le forze perdute. In queste zone si riformano durante l'inverno le mandrie costituite da maschi. Le femmine, dopo una gestazione di 230-240 giorni, cioè in maggio-giugno, allontanano da sé il cerbiatto nato l'anno precedente e danno alla luce un solo piccolo maculato di bianco, raramente due. I cervi in genere pascolano e brucano al mattino e nel tardo pomeriggio: la loro alimentazione consiste in erba e in buona parte di fogliame d'alberi cedui. Il cervo nobile vive di norma da 15 a 18 anni. Anticamente il cervo sardo era diffuso sia in Sardegna sia in Corsica. Attualmente è con ogni probabilità quasi estinto in Corsica e sopravvive in Sardegna soltanto in due località: Settefratelli e Capoterra, vicino a Cagliari. Forse un terzo piccolo gruppo esiste a Costa Verde. Gli ambienti preferiti dal cervo sardo sono la macchia mediterranea, prati e boschi di conifere. Il cervo sardo è stato decimato dalla caccia incontrollata, soprattutto durante la seconda guerra mondiale. E' protetto in Corsica dalla legge francese, la cui applicazione è però difficile, e dalla legge regionale in Sardegna, dove purtroppo si verificano ancora casi isolati di bracconaggio. Il cervo sardo è considerato in grave pericolo di estinzione.

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