PRESENTAZIONE
L'ottica è quella
branca della fisica che studia la luce (o più esattamente le radiazioni
luminose) e i fenomeni a cui essa dà luogo. Senza la luce non sarebbe
possibile la vita; infatti la fotosintesi clorofilliana si svolge in presenza di
luce e, attraverso le radiazioni luminose, parte del calore solare raggiunge la
terra riscaldandola.
Di tutti i nostri sensi, quello che ci mantiene in
maggior contatto con la vita esterna è la vista.
Ma se non ci fosse
il Sole a illuminare la Terra di giorno, né altre sorgenti luminose, per
noi non esisterebbe che il buio assoluto.
Noi vediamo gli oggetti
perché da essi partono radiazioni luminose che giungono al nostro occhio.
Quando, entrando in una stanza buia, giriamo l'interruttore, noi possiamo vedere
non soltanto la lampadina accesa ma tutto ciò che si trova nella stanza.
La lampadina è una sorgente di luce, o meglio un corpo luminoso, mentre
tutti gli altri oggetti, pur non emettendo luce, hanno la capacità di
diffondere in tutte le direzioni quella ricevuta dalla lampadina.
Questi
oggetti non sono corpi luminosi ma corpi illuminati.
Molti oggetti che
normalmente non emettono luce possono diventare sorgenti luminose in particolari
condizioni. Il filamento di una lampada non è un corpo luminoso ma
diventa tale solo quando è reso incandescente dalla corrente elettrica.
Un pezzo di ferro non trasmette luce, ma a contatto con il fuoco esso si
surriscalda e si arroventa diventando una sorgente luminosa. Caratteristici
esempi di corpi illuminati sono la Luna e i Pianeti, i quali non emettono luce
propria ma, illuminati dal Sole, diffondono questa luce in tutte le direzioni.
Ogni corpo può emettere luce se è portato ad una temperatura
sufficientemente elevata, e questa luce diventa sempre più intensa e
più chiara man mano che la temperatura del corpo aumenta. La
determinazione della temperatura si calcola tramite una valutazione del colore
della luce che essa irradia; per questo scopo si usa uno speciale apparecchio,
lo spettroscopio. Oltre ai corpi caldi esistono anche altri tipi di sorgenti
luminose. Un gas in particolari condizioni (ad esempio con il passaggio di una
scarica elettrica), emette luce, anche se la sua temperatura è molto
bassa; sorgenti di questo tipo sono la maggior parte delle insegne luminose
(tubi al neon).
L’occhio e la vista
L’occhio e la vista (english version)
La vista nei pesci
La vista nei pesci (english version)
La palpebra nell’uomo e negli animali
La vista negli animali e nell’uomo
CORPI TRASPARENTI E OPACHI
La luce può propagarsi attraverso certi
corpi senza subire particolari cambiamenti. Guardando attraverso il vetro di una
finestra, la luce giunge ai nostri occhi in quanto le lastre di vetro sono
trasparenti. Se però lo spessore di queste aumentasse, ai nostri occhi
giungerebbe meno luce, perché lo spessore del vetro renderebbe la lastra
meno trasparente.
Per questo motivo nelle profondità marine regna
il buio più assoluto: la luce solare non riesce a penetrare in
profondità nelle acque oceaniche a causa dello spessore dell'acqua che le
sovrasta.
Si chiamano invece opachi i corpi che non lasciano passare la
luce. Una tavoletta di legno non è trasparente alla luce, perché
in parte la assorbe e in parte la riflette; è facile osservare come tutte
le sostanze opache, poste davanti a una sorgente luminosa, producano ombra.
Tra queste due categorie ve ne è una intermedia, quella dei corpi
translucidi, i quali, pur lasciando passare la luce, non permettono di
distinguere gli oggetti.
Le distinzioni tra corpi opachi e corpi
trasparenti non sono assolute poiché l'opacità o meno di un corpo
dipende anche dal suo spessore.
LA LUCE
Anche la luce è una forma di energia
così come lo è il calore. La luce emessa dal Sole giunge alla
Terra dopo aver percorso, nello spazio, 150 milioni di chilometri.
Questo
dimostra che la luce può propagarsi nel vuoto, a differenza del suono che
si propaga soltanto nella materia (aria, acqua).
L'esperienza scientifica
dimostra che la luce in un mezzo omogeneo si propaga, in ogni direzione, in
linea retta. Infatti, se un piccolo fascio di luce attraversa un forellino di
una imposta, questo segna un cammino rettilineo e anche se questo spiraglio
fosse piccolissimo avremmo un raggio di luce visibile in quanto capace di
illuminare il pulviscolo atmosferico che è nell'aria.
Se
però immergiamo in un bicchiere d'acqua una matita, essa ci
apparirà spezzata nel punto in cui tocca la superficie liquida. Questo
fenomeno è chiamato rifrazione ed è determinato dal passaggio dei
raggi luminosi attraverso due mezzi trasparenti diversi (aria e acqua, aria e
vetro): in questo caso i raggi luminosi non si propagano più secondo la
stessa retta, ma vengono deviati.
Quindi questo raggio di luce che incide
su una superficie di materiale diverso (aria-acqua, aria-vetro), si divide in
due raggi: un raggio riflesso e un raggio rifratto; entrambi hanno direzione
diversa da quella del raggio iniziale ma, mentre il raggio riflesso si propaga
nel primo mezzo, il raggio rifratto si propaga nel secondo.
RIFLESSIONE DELLA LUCE
Se facciamo cadere un raggio luminoso su di uno
specchio (che è un corpo opaco), noteremo che esso rimbalza, o meglio
ancora, che viene riflesso. Il raggio di luce che arriva sullo specchio si
chiama raggio incidente (cioè raggio che cade) e quello che rimbalza
dallo specchio si definisce raggio riflesso.
Tramite la legge della
riflessione possiamo trovare la direzione del raggio riflesso, una volta vista
la direzione del raggio incidente, e il punto in cui esso incontra la superficie
di separazione dei due mezzi.
Per vedere il comportamento del raggio
incidente e del raggio riflesso basta eseguire un semplice esperimento.
Occorre una torcia elettrica sul cui vetro si è incollato un
cartoncino con un piccolo foro per ottenere un piccolo fascio di luce; occorre
inoltre uno specchio appoggiato su un tavolo ed un cartone perpendicolare allo
specchio. Il punto in cui il raggio incidente colpisce lo specchio è
chiamato punto d'incidenza.
La perpendicolare allo specchio passante per
quel punto forma l'angolo del raggio incidente che sarà uguale all'angolo
del raggio riflesso; la perpendicolare al piano d'incidenza, il raggio riflesso
e il raggio incidente giacciono sempre sullo stesso piano.
LE LUCI E I COLORI
Se un raggio di luce colpisce un prisma di
cristallo, esso non subirà una semplice riflessione, non
rimbalzerà cioè sulla trasparente superficie del prisma, ma
penetrerà in esso; all'uscita non ci sarà più un solo
raggio bensì un fascio di raggi, dotato di tutti i colori
dell'arcobaleno. I due colori estremi saranno il rosso e il violetto, anche se
essi non sono i veri limiti dello spettro solare; al di là del violetto
ci sono gli ultravioletti, mentre al di là del rosso ci sono gli
infrarossi che sono la componente termica della luce, poiché attraverso
di essi si irradia il calore del sole. L'arcobaleno che spesso vediamo dopo i
temporali è dovuto al fenomeno della dispersione: le goccioline di
pioggia che ancora restano sospese nell'aria scompongono i raggi del sole nei
sette colori dell'iride: rosso, arancio, giallo, verde, azzurro, indaco e
violetto. Da questo deriva che il colore bianco è il risultato della
mescolanza dei vari colori. Infatti se costruiamo un disco di Newton e lo
facciamo ruotare, i colori presi singolarmente scompariranno e si vedrà
un colore bianco uniforme.
La luce del sole quindi è composta da
tutti questi colori. Quando questa luce colpisce un corpo qualsiasi, in parte
viene assorbita e in parte riflessa se il corpo è opaco, oppure continua
nella sua direzione se il corpo è trasparente. Quindi le piante sono di
colore verde poiché assorbono tutti i colori tranne il verde; un altro
corpo ci appare giallo poiché assorbe tutti i colori tranne il giallo,
che viene diffuso; se un corpo assorbe tutti i colori e non ne diffonde nessuno
questo ci apparirà nero, mentre se non ne assorbe nessuno apparirà
bianco.
Lo spettro della luce
L'arcobaleno in un paesaggio campestre
La percezione del colore
LO SPETTROSCOPIO
È uno strumento che permette di produrre e di
osservare visivamente (sia raccogliendoli su uno schermo, sia formandoli con un
piccolo cannocchiale) gli spettri delle radiazioni luminose.
Ponendo una
lastra fotografica in luogo dello schermo si ha lo spettrografo.
Lo
spettro ottenuto nell'esperienza sulla dispersione della luce è lo
spettro solare. Si possono però ottenere spettri anche usando sorgenti
luminose diverse dal Sole; sono spettri differenti, le cui caratteristiche
dipendono dal tipo di luce emessa dalla sorgente.
Dopo la scoperta dello
spettro solare per opera di Newton (1666), si è sviluppato un
importantissimo campo di ricerca: la spettroscopia di cui abbiamo appena
parlato.
Nella seconda metà del secolo scorso essa è
diventata il mezzo più efficace per lo studio della struttura degli atomi
e delle molecole.
Dopo la scoperta di Newton, gli sforzi degli studiosi in
proposito furono diretti innanzitutto al perfezionamento del metodo di
osservazione; era necessario infatti un apparecchio che fosse capace di rivelare
la struttura degli spettri molto più in dettaglio. Questo apparecchio
è composto attualmente dall'elemento dispersivo, dal collimatore e dal
cannocchiale, e i tipi più comuni sono quello di Browning e quello a
deviazione costante.
Spettroscopio di risonanza magnetica nucleare
Spettrografo 1) schema 2) con telescopio Coudé
LA CELLULA FOTOELETTRICA
Molto semplicemente, per cellula fotoelettrica
intendiamo un apparecchio che trasforma in energia elettrica l'energia della
luce: questo avviene mediante un elettrodo fotosensibile, e cioè
sensibile alla luminosità.
La cellula fotoelettrica è
appunto un dispositivo fotosensibile; tali dispositivi vengono solitamente
divisi in 3 gruppi in base al loro funzionamento: fotoemissivi, fotoconduttori,
fotovoltaici.
Tra i primi si conta dunque anche la cellula fotoelettrica,
che risulta, tra l'altro, anche il dispositivo più semplice. Usata ormai
da diversi anni, è costituita da una ampolla di vetro sottovuoto in cui
vi sono due elettrodi, il catodo e l'anodo. Il primo è rivestito, o
addirittura formato, da un metallo, come ad esempio il cesio o il litio, che
hanno entrambi la caratteristica di essere fotosensibili ed è,
oltretutto, di dimensioni maggiori rispetto all'anodo, che può essere
semplicemente un filo teso.
Quando la cellula non è illuminata, il
diverso potenziale esistente tra i due elettrodi non permette alcun flusso di
corrente; al contrario, quando la cellula è illuminata, gli elettroni
prodotti dal catodo danno origine, spostandosi all'interno della ampolla
sottovuoto, ad una conduzione di corrente elettrica; se il fascio di luce viene
interrotto si altera la conduzione di corrente.
Una variante della cellula
fotoelettrica descritta è quella della cellula fotoelettrica a gas.
La struttura è pressoché simile, ma nell'ampolla è
immesso un gas inerte a bassa pressione. Quest'ultima è molto più
sensibile, poiché la tensione anodica più elevata porta gli
elettroni ad avere un'energia tale da poter ionizzare il gas; risulta da
ciò un maggior numero di portatori di carica, e si ha dunque corrente. Il
lato negativo della cellula fotoelettrica a gas è la lentezza delle
reazioni.
LA VIDEOCOMUNICAZIONE
Nel settembre del 1979 il Consiglio dei Ministri
francese ha preso la decisione di creare la prima ville cablée ovvero la
prima "città via cavo". Ma di cosa si tratta più
precisamente? L'esperimento Biarritz (così si chiama la cittadina prescelta per
la prova) è in sostanza l'applicazione pratica del più futuristico
progetto sulla comunicazione del Duemila. Nelle vie di Biarritz sono scomparsi i
vecchi fili delle linee telefoniche e sono stati sostituiti con cavi di fibre
ottiche: un mezzo di comunicazione dieci volte più capace dei
tradizionali fili coassiali. Gli abitanti di questa cittadina possono così
utilizzare una nuova rete di trasmissione basata su un fascio di luce che
attraversa un filo trasparente, molto simile a quelli di nylon usati per
pescare. Dopo aver steso nel sottosuolo di Biarritz oltre 10 mila chilometri di
fibre ottiche, in quasi tutte le case sono stati installati, in sostituzione dei
vecchi telefoni, dei visiophone, una sorta di videotelefoni. Ma in realtà
i visiophone hanno delle capacità molto superiori: oltre alle funzioni
del telefono, offrono la possibilità di trasmettere documenti e
fotografie via cavo e funzionano come dei veri e propri computer. I vantaggi e
le possibilità d'impiego sono così innumerevoli: le scuole organizzano
visite ai musei senza muoversi dalla classe, grazie alle telecamere estraibili
dei visiophone; i medici visitano pazienti e si scambiano radiografie e
documenti, grazie alle stampanti; gli alunni ammalati possono seguire la lezione
collegandosi con la classe. Nel 1985 un gruppo di medici giunti a Biarritz per
un congresso, ha potuto assistervi seduto sulle poltrone del Casino Bellevue. A
Biarritz si possono fare anche tutte le operazioni finanziarie che si vogliono
stando comodamente seduti a casa: il visiophone può offrire tutte le
informazioni sugli investimenti e, con altrettanta facilità, può
collegare il cliente con la propria banca.