FAUNA - AMERICA

CLIMA E VEGETAZIONE DEL NUOVO MONDO

Affini per le dimensioni e per la forma grossolanamente triangolare, le due Americhe lo sono anche per il rilievo. Si differenziano invece per le condizioni climatiche.

AMERICA SETTENTRIONALE
La gran massa del subcontinente è compresa nella zona temperata, però le regioni più settentrionali si spingono nella zona glaciale e l'estrema appendice meridionale del Messico si inoltra nella zona torrida. Si possono distinguere sei principali regioni climatiche:
a) zona artica a clima glaciale con inverni lunghi e rigidi;
b) zona subartica e atlantica a clima continentale con inverni freddi ed estati calde;
c) zona sud-orientale degli U.S.A. a clima temperato caldo;
d) zona costiera californiana a clima marittimo;
e) zona degli altipiani a clima continentale secco;
f) zona tropicale con clima caldo umido, sulle coste della Florida e del Messico.
Alla varietà del clima corrisponde la varietà della flora. Nel deserto ghiacciato vi sono tundre e praterie di muschi e licheni. Più a Sud immense foreste di conifere a cui succedono boschi di latifoglie, estese praterie e intense colture. Negli Altipiani si trovano steppe e deserti. L'estremo lembo meridionale anticipa le savane e le foreste.
AMERICA CENTRALE
Ha un clima tipicamente tropicale un po' mitigato dall'altitudine e dall'azione del mare. Nelle zone più umide trionfa la foresta tropicale che dà legni pregiati e coloranti. Tipica vegetazione sono le Agavi e i Cactus.

AMERICA MERIDIONALE
La conformazione del terreno è un fattore determinante ancor più della latitudine:
a) zona est delle Ande, nella fascia equatoriale della pianura amazzonica con clima caldo umido;
b) zone sub-equatoriali con precipitazioni abbondanti intervallate da una stagione secca;
c) zona sud-est delle Ande con clima temperato continentale;
d) zona sub-polare fredda e desertica;
e) zona andina con climi diversi secondo l'altitudine;
f) zona ovest delle Ande con clima caldo umido a nord dell'Equatore; una regione arida fra l'Equatore e il Tropico del Capricorno sino al deserto di Atacama; più a Sud clima temperato di tipo mediterraneo; clima gelido nella Terra del Fuoco.
L'America meridionale è la parte del mondo che vanta la flora più varia e ricca. Il bacino del Rio delle Amazzoni è coperto da una lussureggiante foresta ai cui margini si estendono foreste rade e savane. Si incontrano poi boschi e colture subtropicali, praterie della zona temperata e infine le steppe (Pampas) che diventano semidesertiche nella Patagonia. Nelle Ande settentrionali e centrali alla vegetazione tropicale del litorale succedono boschi e colture varie e poi i pascoli e le steppe degli Altipiani. Fra l'Equatore ed il Cile, la fascia costiera è arida per mancanza di piogge. Nel Cile meridionale si hanno boschi e colture di clima temperato.

PREFAZIONE

L'immenso Continente americano, diviso in due parti ben distinte che si estendono dai ghiacciai del Nord a quelli del Sud, è abitato da animali che gli sono propri e da specie che sono pure presenti altrove, anche in Europa.
Oggi il Nuovo Mondo è completamente separato dall'Antico. Una domanda sorge spontanea: «Gli animali che sono comuni ai due continenti, o almeno i loro antenati, per dove sono passati?». E' di fronte a tali problemi che la zoologia porta il suo aiuto alla geografia: un ponte naturale è certamente esistito, molti secoli or sono, fra l'Asia del Nord-Est e l'America del Nord-Ovest.
I Lupi sono giunti a noi attraverso quello, anche i Pellirosse, e prima, forse, gli antenati dei Lama, cugini lontani dei Cammelli...
Si sono formulate molte supposizioni sulla fauna americana. Si è detto, scritto e dichiarato che i Mastodonti furono contemporanei dell'uomo, nel Messico particolarmente. Si è detto, scritto e dichiarato che il Cavallo abitava il Nuovo Mondo, molto prima della sua introduzione recente e storica operata dagli «invasori» europei, ma che i Puma, o Giaguari, l'avevano eliminato completamente. Non si comprende, allora, come altri erbivori, più indifesi dei cavalli, siano vissuti sino ai nostri giorni, sebbene fossero talvolta preda delle belve.
Si è anche scherzato: Brillant-Savarin, che fu un grande specialista francese di Gastronomia, pretendeva che il Tacchino (il Gallo d'India lo era senza dubbio), restasse il più bel dono del Nuovo all'Antico Mondo.
A questo proposito (e ne riparleremo in futuro) Beniamino Franklin si rammaricava perché questo uccello magnifico, effettivamente originario dell'America, non era stato scelto come emblema degli Stati Uniti, al posto dell'Aquila dalla testa bianca.
Dopo che il Continente americano fu «civilizzato» dai Bianchi, alcuni animali esotici sono venuti ad aggiungersi alla fauna puramente autoctona.
Fu così che dei Cammelli, degli Asini, dei Cavalli e dei Porci hanno ritrovato una vita selvaggia, fuggendo dai branchi domestici, e si sono integrati con la vecchia fauna locale.
Anche degli uccelli e dei pesci hanno seguito la stessa via. La questione da chiarire è se sia o non sia possibile considerarli integrati. D'altronde, è doveroso sapere anche che il Nuovo Mondo, accanto ai suoi animali ben noti e a quelli che sono imparentati con le specie conosciute in Europa, ospita delle bestie inattese, quali i mammiferi con il marsupio ventrale, creduti una esclusività della sola Australia. La loro presenza in America resta difficilmente spiegabile; bisogna accontentarsi di notarla ed ammetterla, in attesa di dati più precisi.
L'insieme di tutte queste specie costituisce una fauna estremamente varia, molto più di quanto si potrebbe credere. Comprende, infatti, grandissimi quadrupedi mammiferi, felini dalle dimensioni rispettabilissime, il più grande carnivoro esistente: l'Orso bruno dell'isola di Kodiak, una folla di piccoli carnivori, generalmente abbastanza riconosciuti dal grande pubblico, il serpente più grande della terra e altri serpenti fra i più velenosi.
A tutti questi animali si devono aggiungere gli uccelli più piccoli e più riccamente colorati.
Si vogliono altri records? Il solo mammifero erbivoro completamente bianco per tutto l'anno è americano e l'unica antilope americana e probabilmente la più veloce del genere. Si può ancora osservare che l'America del Sud è senza dubbio il solo continente capace di riservare delle sorprese ai naturalisti esploratori. Intendiamo con ciò affermare che è il solo luogo dove le grandi scoperte possono essere ancora sperate, giacché è l'unico Continente in cui le carte topografiche riportano delle macchie bianche di vaste dimensioni.
Si sa che quelle macchie bianche indicano delle regioni sconosciute...

ORSO BIANCO (Thalassarctos Maritimus)

Tutti conoscono l'Orso polare, quella bestia magnifica ed interamente bianca, ad eccezione del naso nero, che abita la «Corona Circolare» situata intorno al Polo Nord ed appartenente in parti diverse all'Asia, all'Europa, come all'America.
Non fa parte dello stesso tronco originario dell'Orso Bruno, ma di un ramo particolare, per cui è caratterizzato da una piccola testa aguzza, da spalle adatte al nuoto e da un gusto invincibile per l'acqua.
I più grossi Orsi bianchi sono giganteschi, possono raggiungere il peso di 350 Kg., ma ciò non toglie loro la naturale agilità sul suolo, anche ghiacciato: sulla neve le larghe zampe non affondano, nel caos della banchisa è capace di raggiungere l'uomo più veloce. Nell'acqua nuota bene come una foca, quasi bene come un pesce ed ogni essere vivente gli sembra una preda possibile. Suo cibo preferito sono proprio le foche ed i pesci. Spia la prima nei pressi dei fori che essa pratica nel ghiaccio per poter respirare quando è sotto la banchisa, oppure la insegue nell'acqua o prende i pesci nel loro elemento naturale con assoluta precisione. Contrariamente ad una leggenda, presa fra le molte che si narrano, se l'Orso bianco aggredisce un uomo utilizza le sue mascelle e non già gli artigli delle sue zampe pesanti.
Si racconta che Nelson, allora guardiamarina e viaggiante nel Grande Nord, scampò per poco all'assalto di un grande Orso bianco che avrebbe forse cambiato la faccia del mondo se fosse riuscito nel suo intento. Un vecchio mercante di animali, il tedesco Hagenbeck, ad Hamburg, passeggiava in mezzo alla sua collezione di Orsi bianchi senza mai essere attaccato e, nel circo, riuscì ad ammaestrarli così bene che i domatori li temevano meno degli altri Orsi. Le opinioni, comunque, sono discordi. Infatti alcuni viaggiatori asseriscono che gli Orsi sono astuti, gelosi, feroci, e molto pericolosi. Dal seguente episodio, tratto da una relazione dell'esploratore Nansen e riferita dal Prof. Scortecci nella sua opera «Animali», il lettore può farsi un'idea esatta sull'indole dell'Orso Bianco.
Correva l'anno 1893 quando la nave «Iram», su cui erano imbarcati gli esploratori, rimase incagliata nei ghiacci, al largo delle isole della Nuova Siberia. Era il mese di dicembre. Nansen controllava la quantità di petrolio già consumata, mentre Mogstad e Peder salirono, all'alba, per dare il pasto ai cani da slitta affamati.
Un grido acuto ruppe il silenzio: «Un fucile, un fucile!». Era Peder che, entrando a precipizio, chiedeva un'arma: un orso lo aveva addentato ad un fianco. Ci fu un po' di confusione. Presero delle carabine e dei fucili ed uscirono in fretta, ma le armi ghiacciate non spararono. Solo Johansen, più tardi, riuscì a scaricare del piombo sulla schiena dell'Orso, intento a dilaniare dei cani. Il mostro bianco lasciò la preda, ma solo dopo essere stato colpito per più volte si mosse, strisciando sul ghiaccio, per accasciarsi nella immobilità della morte. I cani, che avevano continuato ad abbaiare finché era in vita, fuggirono atterriti allorché esalò l'ultimo respiro.
Ma come si svolsero i fatti che riguardano l'aggressione a Peder? E' importante conoscerli.
Sappiamo che Peder e Mogstad, usciti con la lanterna, notarono sul ghiaccio delle macchie di sangue e più innanzi le orme di un Orso.
Spinsero tutti i cani verso Ponente e poco dopo udirono un baccano infernale e videro una bestiaccia grossa inseguita dai cani. I due Esploratori capirono il pericolo e fuggirono precipitosamente.
Mogstad, munito di scarponi lapponi, prese un certo vantaggio su Peder che si trovò solo sul grande cumulo di ghiaccio a levante della prua. Dopo alcune cadute raggiunse il bordo, ma fu aggredito dall'orso che lo morse all'anca. Alzò il fanale e lo scagliò contro l'animale che rimase accasciato a terra. Mentre stava per fuggire, l'Orso si rialzò per inseguirlo, ma intervennero i cani che lo costrinsero alla difensiva. Intanto Peder ebbe il tempo di mettersi in salvo. L'Orso trovò, poi, la giusta punizione mentre si avventava contro un cane che si era aggrappato al bordo della nave.
Si conosce poco e malamente la vita intima di questo animale, allo stato selvaggio, sia che risieda nelle isole del Grande Nord, sulla banchisa o sullo stesso continente. Le ultime teorie indicano che, in inverno, i maschi emigrano verso il sud e che le femmine si installano in tane scavate nella neve, sul fianco di una scarpata esposta a mezzogiorno, dove trascorrono la cattiva stagione e mettono al mondo uno o due orsacchiotti di piccola taglia.
Non è raro, al momento dello scioglimento della banchisa, scoprire un Orso bianco appollaiato su un pezzo di ghiaccio che si sposta verso il sud.
Poiché questi animali sono buoni nuotatori ci si domanda se essi non si traggano dall'avventura senza soffrirne.
Attualmente la domanda di pelli d'Orso bianco supera l'offerta ed alcuni paesi sembra siano decisi a proteggere questa specie di animale. Infatti presso tutte le popolazioni del Nord la caccia all'Orso bianco viene praticata da tempi immemorabili.
Anticamente le armi che si usavano erano l'arco, le frecce, le lance. Il rischio per l'incolumità del cacciatore era, però, molto grave. Si preferiva, perciò, l'insidia nascosta per mezzo di trappole. Gli strumenti ed i modi erano veramente ingegnosi.
Prendevano un fanone di balena, lo avvolgevano come una molla d'orologio, lo ricoprivano di grasso e lo ponevano all'aperto perché si congelasse. Preparate alcune polpette, mettevano il tutto presso le capanne. Gli Orsi correvano per inghiottirle fermandosi, dopo il pranzo, per la siesta.
Le polpette nello stomaco si dissolvevano liberando il fanone che, aprendosi, produceva profonde lacerazioni e la morte. La cattura degli Orsi fornisce un considerevole bottino costituito dalla pelle e dalla carne.
Di un parere alquanto diverso furono i naufraghi del dirigibile Italia, i quali, sperduti nel Grande Mare bianco, ebbero l'avventura di uccidere un Orso per mangiare la carne. Dichiararono che si gonfiavano in modo preoccupante. Non dobbiamo dimenticare che esistono alcune credenze locali secondo le quali la carne d'Orso non causerebbe dei disturbi, ma provoca un precoce invecchiamento. Se non si va a sfidare gli Orsi polari nel loro regno ghiacciato, essi non fanno torto a nessuno e meritano, perciò, che offriamo loro, ancora per molto tempo, la possibilità di darci lo spettacolo meraviglioso della loro massa bianca, così invisibile nella neve e nel ghiaccio e tanto affascinante sull'acqua, dove i loro corpi pesanti, ma distesi, somigliano ad enormi pesci...

TRICHECO (Odobaenidae o Trichecus)

I Trichechi furono certamente conosciuti nell'antichità, ma la descrizione delle loro caratteristiche fisiche, delle loro abitudini e della loro indole era spesso frutto di immaginazione. Solo recentemente si ebbero degli studi seri e dei dati rispondenti alla realtà. Sono chiamati, anche, Cavalli marini, ma il corpo tozzo, pesante e goffo non li rende affatto somiglianti ad un equino.
Con la sua taglia di Foca, la sua testa tutta rotonda, i suoi enormi baffi e i suoi due canini bianchi che discendono dalla mascella superiore, il Tricheco è un animale assai caratteristico. Può raggiungere quattro metri di lunghezza e il peso di 1500 chilogrammi. Vive come l'Orso bianco intorno al Circolo Polare Artico e, perciò, anche in una parte dell'America del Nord. Queste bestie assai pacifiche si nutrono di ogni sorta di molluschi marini che staccano dal fondo o dalla roccia con i loro canini, i quali, pure, servono loro, sovente, per ancorarsi alla spiaggia e uscire dall'acqua.
Se sanno tuffarsi e nuotare benissimo, come tutti i pinnipedi, i Trichechi sono poco agili al suolo; si trascinano con l'aiuto delle spatole delle loro zampe anteriori, si spingono con la coda bilobata che sostituisce gli arti posteriori e sognano a lungo, ammucchiati gli uni sugli altri, le spiagge riscaldate dal sole della corta estate polare.
Sono cacciati, purtroppo, per l'avorio prezioso delle loro zanne, per il cuoio spesso che li riveste e per il grasso che li protegge dal Freddo glaciale.
I maschi talvolta bisticciano e, aggrediti, si difendono affondando il battello degli aggressori, qualora questo non riesca a prendere in fretta il largo.

FOCA

FOCA COMUNE (Phoca Vitulina) - FOCA DELLA GROENLANDIA (Phoca Groenlandjca)

Le Foche vere e proprie si distinguono facilmente dagli individui appartenenti ad altri generi, ma della stessa famiglia dei Focidi, per alcuni tratti caratteristici del loro aspetto, assolutamente inconfondibili. La dentatura, poi, è composta, generalmente, di trentaquattro elementi, assai piccoli, appuntiti e privi di interspazio.
La Foca comune, soprannominata «Vitello Marino» in molti paesi, abita il Nord dell'Atlantico e del Pacifico, frequentando in quantità le coste americane come quelle dell'Europa e dell'Asia. Gli Americani della California e quelli della costa Est la conoscono assai bene. Non è animale enorme perché non supera m. 1,80 di lunghezza. Le Foche comuni vivono in piccole colonie, generalmente su isole o isolotti: esse cacciano il pesce e sembrano attratte dagli uomini, nonostante il cattivo trattamento che sovente è loro riservato e si addomesticano mirabilmente.
La Foca della Groenlandia abita un po' più a Nord ed è un po' più grossa. Si è molto parlato di questo animale, del quale decine di migliaia di giovani esemplari sono massacrati, ogni anno, in faccia al Canadà, sulla costa Est e nella foce del San Lorenzo. Gli uccisori che raccolgono la loro pelle preziosa, coperta d'uno spesso pelame bianco, le aprono e le scuoiano vive per fare più presto e nello stesso tempo non avere la noia di ucciderle.
Questo scandalo, denunciato da innumerevoli cittadini canadesi, americani o europei, dura ignobilmente grazie ad una moda di cui l'umanità dovrebbe aver vergogna. E' sufficiente aver visto una di queste graziose creature per esserne persuasi.

OTARIA DI PRIBILOF (Callorhinus Ursinus) - FOCA DAGLI ANELLI (Phoca Hispida) - FOCA GRIGIA (Halichoerus Gryphus) - FOCA DAL CAPPUCCIO (Cystophora Cristata)

I mari freddi che circondano la banchisa del Polo Nord sono ricchi di varietà differenti di pinnipedi.
Oltre al Tricheco, alla Foca comune ed alla Foca della Groenlandia, di cui si è già parlato, dobbiamo trattare dell'Otaria, quella delle isole Pribilof, della Foca marezzata, della Foca dagli anelli, della Foca grigia, della più rara di tutte, la Foca barbata, quasi sconosciuta, ed, infine, della Foca dal cappuccio, che ricorda l'elefante di mare dell'emisfero australe. L'Otaria, innanzitutto, non deve essere confusa con una Foca: si riconosce la prima dalla presenza, su ciascun lato della sua testa, d'un piccolo orecchio appuntito. Da cui il nome di Otaria, derivante dal greco «otos» (orecchi).
Le Foche, come orecchio, non hanno che un buco.
Le Otarie inoltre, sono molto più flessibili e più agili, quando si muovono sulla terra ferma, che non le Foche. Gli animali che solitamente vengono presentati, nei circhi, come Foche, sono invece delle Otarie.
Quelle delle isole Pribilof, del Nord del Pacifico, le quali sono pure numerose nello stretto di Béring e sulla costa americana, portano una sontuosa pelliccia, molto ricercata. Le severe misure di protezione hanno ricondotto il numero totale di questi animali a più di 3 milioni di individui, allorché era sceso a meno di 100.000 unità, all'inizio del secolo. L'Otaria delle Pribilof misura da 1,20 a 1.80 metri di lunghezza ed è caratterizzata da una grossa testa convessa, da lunghi denti e da un umore litigioso.
Una testimonianza attendibile e seria ci viene da uno studioso, l'Elliot, che si occupò di questo animale e lo osservò nelle isole Pribilof. Scrisse che nel periodo della riproduzione si possono contare più di 3 milioni di esemplari nella sola isola di San Paolo. Tra i genitori ed i neonati, piccoli e coperti di una lanetta morbida e ricciuta, esiste un grande attaccamento. I figli non si allontanano mai dai loro genitori che li curano con amore. Particolarmente interessanti sono le lotte che i maschi ingaggiano fra loro per prendere dei posti migliori, dove ospitare le femmine. Quando, in primavera, giungono le femmine, i maschi si precipitano in mare per obbligare un certo numero di esse a dimorare nei luoghi prescelti. Giorno e notte, in questo periodo! dal mare e dagli scogli si levano le urla degli spasimanti e delle femmine. Infine si stabilisce un certo ordine ed una relativa calma sotto la sorveglianza dei nuovi «sultani» i quali non permettono né ribellioni, né aggressioni. Se pensassero, ma non possono farlo, alla triste fine che l'uomo riserva spesso a qualcuno di loro, forse perderebbero tanta baldanzosa sicurezza. La Foca marezzata è un animale di piccola taglia, sottile e dalle membra assai lunghe, che abita i mari del Nord, ivi compreso quello di Béring. Altre varietà vivono nei mari fermi, quali il Caspio che è salmastro ed il lago di Baikal che è dolce, senza che si possa spiegare la loro presenza in questi luoghi. La Foca dagli anelli è di color bruno cioccolato con dei cerchi gialli attorno al collo, al corpo, alla coda. La Foca grigia raggiunge i 3,50 metri di lunghezza Era comune sulle coste dell'Europa del Nord, dove si vede ancora, ed è molto diffusa lungo le coste della Groenlandia e della Nuova Scozia. E' una bestia timida e inoffensiva, che gli Scozzesi e gli Irlandesi dovrebbero decidersi a proteggere, prima della completa scomparsa. La Foca barbata, rarissima, quasi mai vista, enorme, che vive nei mari più freddi al Nord di Terranova e al Nord dell'Alaska, non si avvicina quasi mai alle coste. E' una divoratrice di Galmars, è però armata di piccolissimi denti. Si ignora la sua taglia esatta. La Foca dal cappuccio abita la banchisa dell'Atlantico del Nord fra Terranova e Norvegia. Misura al massimo 2,50 metri di lunghezza, cioè molto meno del suo gigantesco cugino del Sud, l'Elefante di mare. Ma, come quest'ultimo, la Foca dal cappuccio porta, sopra il naso, una sorta di escrescenza cava, sostenuta da una cresta ossea, che comunica con le narici. Quando l'animale è in collera, gonfia d'aria questa vescica che gli serve da cassa di risonanza da cui trarre orribili gorgogliamenti. Quando hanno luogo delle lotte fra maschi, assai frequenti presso le numerose specie di pinnipedi, il gonfiamento nasale ed i rumori frastornanti servono ad intimidire l'avversario e decidono talvolta del successo della battaglia. Le Foche dal cappuccio sono, d'altronde, di umore bellicoso e non è sempre opportuno avvicinarsi ad esse, in mare aperto, quando emigrano verso il Sud o verso il Nord. Se i curiosi o i cacciatori non sono a bordo di una imbarcazione possente, hanno scarse probabilità di resistere agli attacchi di queste bestie furiose. Il loro corpo è di color grigio-nero, macchiettato di chiaro, la pinna caudale, a ventaglio porta delle grandi pieghe di pelle e gli arti anteriori sono di piccole dimensioni. Non è necessaria una fantasia eccezionale per immaginare le distese immense dei mari, dall'Est all'Ovest dell'America del Nord, mari relativamente poco frequentati da navi, ma trapuntati da innumerevoli teste di pinnipedi di ogni specie, che si tuffano, che nuotano, che cacciano il pesce e la conchiglia, il crostaceo e il mollusco, che guadagnano la loro vita con la forza delle loro zampe palmate e con il radar dei loro baffi. Presso le coste, dei punti bianchi spiano, di sasso in sasso, di isolotto in isolotto; sono gli Orsi polari mangiatori di Foche e di Otarie, equilibratori indispensabili di questo universo gigantesco.

MIMETISMO

Il mimetismo è un fenomeno assai diffuso nella flora come nella fauna. Consiste, per una pianta come per l'animale, nell'assunzione di una tinta, di una attitudine o di una forma che permetta di confondersi con l'ambiente circostante, nel quale la pianta spunta e l'animale si muove.
Ci sono dei mimetismi occasionali, come quelli del Camaleonte che muta aspetto ogni volta che sia necessario; altri più lenti presso certuni pesci (il Rombo ne è il migliore esempio); dei mimetismi permanenti, (la Lepre nel solco, la Beccaccia nel sottobosco); dei mimetismi di gioventù, (la divisa striata dei giovani suidi selvaggi) e dei mimetismi di stagione.
In primavera, alcuni animali hanno un pelame o un piumaggio normali, cioè poco diversi da quelli di altri animali appartenenti ad una specie molto prossima. Ma in inverno, i primi, abitando delle regioni coperte di neve, sia di alta montagna o al Polo Nord, cambiano di tenuta e le loro piume o i loro peli diventano completamente bianchi. In un anno si vestono con tre divise differenti; una bianca, immacolata, per l'inverno, una seconda di transizione, visibile in primavera ed in autunno, e la terza normale per l'estate. Questo fenomeno non è riservato solo a certune bestie del Grande Nord, bisogna ripeterlo, poiché anche in Europa possiamo benissimo verificarne l'esistenza.
Una domanda sorge spontanea: come avviene e come si spiega il cambiamento del colore della pelle, in molti animali? Generalmente i mutamenti di colore sono prodotti da cellule, dette cromatofori (da cromos = colore e fero = porto), che si trovano negli strati superiori della pelle. Queste cellule contengono delle sostanze nere, gialle o rosse. Se si dilatano le cellule con pigmento nero, ecco che la pelle assume una colorazione scura.

VOLPE BIANCA (Alopex Lagopus)

La Volpe bianca artica corrisponde alla Volpe blu perché, se è bianca d'inverno, d'estate è rivestita d'una distinta pelliccia grigio-malva, dai riflessi cangianti in relazione all'angolo sotto il quale la si osserva.
La Volpe bianca, avente la taglia di una Volpe comune, è caratterizzata dai piccoli orecchi rotondi e da un muso assai corto. La sua coda, estremamente folta, le serve come una specie di copertura, giacché è solita nascondervi i suoi piccoli mentre è seduta sulla neve. Abita le terre artiche dell'Antico e del Nuovo Mondo e si nutre di pesci e di roditori che insegue per le sue provviste invernali.

LEMMING AMERICANO (Dicrostonyx Groenlandicus)

Il Lemming americano ha gli stessi costumi degli altri Lemming. Roditore, esso scava delle grandi tane e vi ammucchia le sue vettovaglie. La sua pelliccia, d'inverno, è bianca.

LEPRE ARTICA (Lepus Articus)

Lo stesso fenomeno accade per la Lepre artica, sorella della Lepre variabile alpina: nella cattiva stagione si confonde completamente con la neve, di cui la sua folta e soffice pelliccia prende il biancore. Solamente l'estremità dei suoi orecchi conserva una macchia nera caratteristica.

ERMELLINO (Mustela Erminea)

Il piccolo Ermellino, come il fratello europeo, veste di bianco durante il lungo inverno artico. E' una bestia feroce come la Donnola, ma come questa non bisogna distruggerlo sconsideratamente, perché i piccoli mustelidi sono i nemici più implacabili dell'invadente popolo dei roditori. Fra queste due razze, d'altronde, si stabilisce un felice equilibrio naturale...

LUPO (Canis Lupus)

Il Lupo comune, noto sin dalla più remota antichità, ha una dimensione assai varia: misura in altezza ottanta centimetri circa ed è lungo, con la coda di quarantacinque centimetri, anche un metro e settanta centimetri. E' un animale snello, dalla grande testa con il muso puntuto, con le orecchie diritte e distanti fra loro. La diversa distribuzione geografica corrisponde a una piccola diversità di caratteristiche fisiche.
Il grande Lupo grigio americano è identico al Lupo d'Europa e d'Asia, con la differenza che quello del Grande Nord ha la pelliccia più fitta e i peli raggiungono quasi i dieci centimetri di lunghezza, sull'incollatura.
I Lupi americani sono animali possenti, infaticabili, così intelligenti, che si sono potuti, persino, addomesticare e che non manifestano di fronte all'uomo quella avversione ereditaria presente un tempo presso i Lupi dell'Europa occidentale.
I Lupi americani e canadesi sono essenzialmente dei cacciatori di grossa selvaggina e il loro ruolo è molto importante perché sono essi che eliminano i Caribù, i Cervi e gli Alci malati o feriti.
E' stato necessario proteggere i Lupi, in certe regioni dell'America, per lasciare loro la possibilità di svolgere questa importante missione. Infatti, il grande Lupo grigio, che non va confuso con il Coyote, è molto diffuso nel Grande Nord canadese e americano, dove i cacciatori di pellicce gli rendono la vita dura. Altrove, più a Sud, è già raro...
Esemplari di lupo

BUE MUSCHIATO (Ovibus Moschatus)

Il Bue muschiato è alto al garrese un metro e dieci centimetri circa ed ha una lunghezza di oltre due metri, compresa la coda, ridotta quasi ad un mozzicone. Esso impressiona per la robustezza delle zampe, la testa massiccia, le ampie narici disposte obliquamente. Le corna, molto larghe ed appiattite alla base, si dipartono dal mezzo della fronte e sono assai vicine; nei maschi misurano sino a settanta centimetri.
Una volta assai abbondante al Nord del continente e sulla terra della Groenlandia, il Bue ha corso il rischio di scomparire sotto le pallottole dei cacciatori. Recentemente, alcuni tentativi di riacclimatazione sono riusciti in Canadà, e delle mandrie sono state ricostruite. Il Bue muschiato ha qualità proprie della pecora e del bovino: la sua lunga pelliccia fitta pende sino a terra e le corna proteggono la sua fronte in maniera bizzarra. Resiste alle peggiori discese del termometro e, in caso di tormenta o di pericolo, i branchi si riuniscono in massa serrata e circolare, con i giovani al centro ed i maschi all'esterno, che presentano le loro corna al nemico. Se la tattica è buona contro i carnivori o contro le tempeste gelate, essa ha favorito, con la complicità del fucile, la distruzione di questi strani animali, dei quali l'equivalente non esiste in nessuna parte del globo.
Si conoscono tre razze tutte frugali e aggressive le une contro le altre, che si accontentano dei licheni, delle alghe e del muschio, fra le temperature polari.

CARIBU' (Rangifer Tarandus)

Il Caribù è esattamente la Renna selvatica delle regioni Nordiche dell'Antico Mondo. Con questa differenza: che la Renna è stata addomesticata dopo l'ultima grande glaciazione europea, mentre questa avventura non è stata ancora vissuta dal Caribù. Quest'ultimo, migratore, si sposta dal Nord al Sud per una distanza di duemila chilometri, dalla cattiva alla buona stagione.
Nel periodo meno freddo i Caribù si spostano nella tundra più a Nord. Si tratta di una regione desolata dove per una breve stagione crescono magre erbe e licheni, interrotta da una fitta rete di laghi e stagni pullulanti di zanzare. Con l'arrivo del freddo i branchi si spostano al Sud, verso la taiga che si stende nel Nord del Canadà non diversamente da quella del continente asiatico, ma che si presenta con un aspetto terribilmente severo allorché soffiano i forti venti ghiacciati propri del Nord di questo continente.
I Caribù arrivano comunque a campare, scavando la neve per cercare del cibo e riunendosi strettamente per approfittare del calore collettivo del gruppo. I milioni di esemplari d'un tempo passato hanno subito gli effetti della civiltà moderna. Le migrazioni di una volta, che erano sufficienti per nutrire gli indiani durante l'intero anno, sono divenute più parsimoniose e i racconti dei cacciatori dell'ultimo secolo sembrano fantasiosi al confronto con quelli dei nostri giorni.

GHIOTTONE (Gulo Gulo)

Il Ghiottone è ugualmente molto caratteristico di questo paesaggio nordico del Nuovo e Antico Mondo. E' una sorta di Donnola gigante dal peso di una ventina di chilogrammi, nera e pelosa, con delle macchie bianche sul dorso e sulla testa. La sua corta coda a forma di piumino è perpetuamente in movimento, perché è un animale frenetico, dotato di un appetito spaventevole: è capace di attaccarsi ad un Caribù, di restare sospeso alla sua incollatura e di succhiare il sangue lasciandosi trasportare dalla bestia al galoppo. Il Ghiottone non ha paura di nulla, fa indietreggiare il Lupo o l'Orso e non teme l'uomo, del quale sventa le insidie con una abilita diabolica. D'altronde è sempre stato considerato una emanazione del diavolo, dai popoli primitivi. Tuttavia è possibile addomesticare i giovani.

ORSO BRUNO (Ursus Arctos)

Si discute ancora fra i naturalisti sulla suddivisione e classificazione degli Orsi bruni. Ci si domanda se questi animali spettino tutti ad una stessa specie suddivisa in molte sottospecie oppure se debbano essere inclusi in un unico genere formato da più specie. La questione è molto complessa e perciò non risolvibile con una dissertazione limitata a poche «righe». E' preferibile, dopo averla citata per onore della cronaca, rimanere estranei, in attesa che ulteriori studi abbiano a dire una parola definitivamente accettabile. Dalla controversia emerge, comunque, un dato certo: l'estrema variabilità di questi animali, causa di tante discussioni. La loro distribuzione geografica è molto estesa e comprende non solo l'Europa e l'Asia, ma anche il Nordamerica.
Nelle regioni del Nord-Est americano, che allungano l'Alaska verso l'Asia in una proiezione d'isole, vivono alcune migliaia di Orsi mastodontici. Sono i più grandi carnivori terrestri del mondo, poiché superano i tre metri di lunghezza e sono alti metri 1,20 alla spalla. Questi fratelli naturali di tutti gli altri Orsi bruni che abitano la terra, ivi compresi quelli dei Pirenei e delle Alpi, raggiungono in cattività il fantastico peso di kg. 1.200, equivalente a quello di un bue molto grasso. La più nota fra le numerose varietà d'Orsi bruni dell'Alaska è il famoso «Kodiak» dal nome dell'isola dove vive. In tutte queste regioni, dopo il lungo letargo invernale, gli Orsi bruni si risvegliano in primavera e pescano i Salmoni che risalgono dal Pacifico, per riprodursi. Nell'acqua sino al ventre, sono stati visti pigliare dei pesci di ottanta centimetri e un metro di lunghezza, stringerli fra i loro denti aguzzi e poi divorarli ancora vivi, sulla riva del torrente, mantenendoli al suolo sotto le zampe artigliate. Come tutti gli Orsi bruni, ama non solamente il Salmone, ma anche la carne, la frutta (per esempio i mirtilli), i funghi, le larve d'insetto, il miele selvatico, le uova. Onnivori completi, gli Orsi non hanno che qualche mese per farsi un lardo spesso che permetta loro di trascorrere l'inverno senza mangiare, nel fondo d'una tana scavata nel suolo sotto la neve. Si confonde spesso l'Orso bruno dell'Alaska con il «Grizzly». Infatti si tratta, nei due casi, di Orsi bruni che variano il colore in relazione alla regione che frequentano, e ciò accade persino nell'ambito di una stessa famiglia. Si può ammettere che i Grizzly siano meno bruni dei Kodiaks ed anche meno pesanti, e che non vivano tanto lontano dal Nord. Altrimenti sono identici in tutto...

GABBIANO GLAUCO (Larus Hyperboerus)

In tutto l'emisfero Nord, sono comuni due varietà di gabbiani. Sono dei grandi uccelli arditi, armati d'un becco temibile, saccheggiatori di nidi e mangiatori di pulcini, compagni fedeli ed interessanti dei grandi carnivori, dei quali raccolgono i resti del lauto pasto, come fanno gli Sciacalli, le Iene, gli Avvoltoi e i Marabù africani.
Non hanno nulla da temere dagli Orsi perché, con un colpo d'ala, riescono ad uscire dal raggio d'azione di una zampata.
D'altronde, gli Orsi non si occupano di loro, preferendo la carne rosa dei grandi Salmoni del Pacifico a quella nera e coriacea degli uccelli marini. Ci sono diverse specie di Salmoni, ma la più diffusa è la «Sork-ejed», termine indiano che significa foneticamente, in inglese: «occhio di calzino» ma questo nome non ha alcun rapporto con i bianchi volatori delle acque nordiche.

PECORA

PECORA DI DALL (Ovis Dalli) - PECORA NERA DI STONE (Ovis Canadensis Stonei)

In America vi è una sola specie di pecora selvatica, comunemente chiamata Pecora delle Montagne Rocciose. Le prime notizie su questo animale si ebbero tramite i missionari che si spinsero, nel 1697, dal Messico alla California. Si seppe più tardi che la loro distribuzione geografica era molto più estesa. Il loro modo di vita ha una certa affinità con le capre ed il genere, pur non essendo vasto come quello delle capre, comprende un certo numero di specie e sottospecie.
Questi due esemplari sono indifferentemente soprannominati «Bighorns», negli Stati Uniti, e ciò significa «grosse corna». Sono delle bestie assai simili alla pecora selvaggia d'Africa, d'Europa, d'Asia (senza barbetta né «polsini», dall'andatura spigliata, estremamente agile sulle cime rocciose delle montagne), ma più piccole e più bianche, talvolta interamente bianche come nella sottospecie «Dall»; più grosse e più scure di pelo nella sottospecie «Stone», che abita l'America del Nord, dalla Columbia britannica sino al Sud della California e del Messico.
Montanari rozzi, diffidenti e astuti, i Bighorns maschi si abbandonano, talvolta, a combattimenti feroci per conquistarsi l'harem. Sono molto ricercati dai collezionisti di trofei, sebbene le loro corna siano meno voluminose di quelle del Muflone asiatico Argali, che misurano m. 1,90 sulla grande curvatura.
Ma un collezionista di trofei si crede obbligato a possedere tutte le varietà delle razze animali che egli insegue. Gli amatori di carne sono, però, ben più pericolosi, perché non ricercano un esemplare di qualità, ma badano al numero di chilogrammi di carne.
Fortunatamente i numerosi Parchi Nazionali americani contengono dei branchi di pecore selvagge che i cacciatori non hanno il diritto di incalzare e che bastano a perpetuare la specie...
Come presso la pecora domestica, anche nella pecora selvaggia solo il maschio porta le corna. Questo fatto è utile alla specie, perché i cacciatori potranno diligentemente evitare di sparare sulle femmine. Speriamo che si possano vedere, ancora per molti anni, le greggi di Bighorns scendere, sui fianchi delle Montagne Rocciose; come valanghe fra la polvere, la sabbia e il pietrame e poi rimbalzare sull'altro versante della vallata e scomparire dietro ad un cornicione innevato. Gli animali, come i corsi d'acqua, sono la vita della Natura, perché sono il movimento. E' assolutamente indispensabile che gli uomini lo comprendano e proteggano queste specie selvagge.

CAPRA DELLE NEVI (Oreamnos Americanus)

Se c'è un animale tipico del Nuovo Mondo e di cui gli Americani sono particolarmente fieri, questo è la Capra Bianca delle nevi.
A dire il vero, questa bestia non è completamente una capra selvaggia, né una Antilope, ma, come il Camoscio, è un'«Antilope-Capra»; la più grande di tutte, dal mantello bianchissimo per tutta la vita, dal primo gennaio al trentun dicembre. Abita l'Ovest del Continente Nord-Americano, lungo l'intera catena delle Montagne Rocciose, di cui porta il nome e dove mostra una agilità straordinaria, malgrado la grande taglia.
I maschi sono barbuti, portano delle fedine folte e hanno la fronte ornata di piccole corna, diritte in principio, poi curvate indietro, delle quali le femmine sono prive.
La Capra delle nevi non discende mai molto in basso sui fianchi della montagna, perché il suo dominio è essenzialmente sulle vette, con qualsiasi tempo e con qualsiasi temperatura.
La sua conoscenza da parte degli Europei è alquanto recente. Il primo che visitò l'America e vide gli Indigeni vestiti con abiti intessuti d'una candida lana, appartenente ad un animale sconosciuto, fu il capitano James Cook. Egli giunse nel Nuovo Mondo, nei pressi dell'Alaska, nell'anno 1778. Altre notizie sulla candida lana giunsero in Europa tramite altri viaggiatori, ma solo nel 1880 si seppe con esattezza che essa veniva ricavata dalla Capra delle nevi o di montagna.
Esistono due specie assai simili: la Capra di montagna dell'Alaska e la Capra di montagna comune.
Il goffo animale vive in piccoli branchi i quali sono sempre guidati dai maschi. I piccoli e le femmine seguono il «Capo» quasi sempre in fila indiana. L'agilità di cui è dotata la Capra delle nevi, le consente di muoversi con sorprendente agilità, anche sulle creste più taglienti, e di brucare l'erba su terrazzi larghi pochi centimetri. Passeggia tranquillamente sulle cenge più strette e salta di roccia in roccia con una prestezza non inferiore a quella dei camosci e degli stambecchi.
E', però, un animale timido e se talvolta, attratto dalla curiosità, sosta un istante per osservare ciò che accade intorno, sa fuggire rapidamente allorché un pericolo è imminente. Prende fulmineamente una distanza di sicurezza ponendosi sopra un picco scosceso, inaccessibile e fuori del raggio d'azione d'un fucile.
Le Capre delle nevi sono, poi, aiutate molto dalla vista e da un udito sensibilissimo per cui sentono molto in anticipo, rispetto ad altri animali, l'avvicinarsi dei cacciatori e delle fiere. La loro innata timidezza scompare quando sono costrette a combattere con un nemico che le aggredisce. Si sa di lotte sanguinose sostenute da questi animali contro i terribili Orsi che hanno pagato la loro temerarietà con la morte.
Se è vero che conservano il colore bianco del mantello ininterrottamente per tutto l'anno, è pure vero che cambiano, al termine della stagione fredda, il loro vello, lasciando sui cespugli e sulle asperità ciuffi di lana. In questo periodo sono particolarmente vogliose di sale ed amano rotolarsi e strisciare per terra.
I piccoli neonati ci sorprendono per la loro vivacità e forza. Dopo solo dieci minuti di vita sanno già stare in piedi da soli e dopo mezz'ora sono capaci di correre e saltare. Si attaccano alle mammelle della loro mamma con grande avidità.
La caccia a questi animali pacifici iniziò quando l'uomo scoperse che la loro pelliccia, sebbene non ottima, era di discreta qualità e poteva essere impiegata nella preparazione di manicotti, baveri, coperte da letto. Un forte numero di esemplari fu, purtroppo, massacrato, rendendo quasi disabitate molte zone in cui un tempo la Capra delle nevi pullulava. Iniziò la fuga dei capi verso i luoghi impervi, lontano dalla minaccia irragionevole dell'uomo. La carne di questi animali, impregnata d'un gusto ripugnante, veniva rifiutata persino dai nativi che, come si sa, non erano molto delicati di palato. Non appena si ebbe la cognizione esatta del pericolo che la specie correva, si presero dei drastici provvedimenti.
La caccia fu limitata in alcuni territori e completamente vietata in altri. Queste decisioni furono buone, ma non tali da scongiurare il lento estinguersi del genere. Allora, con tempismo davvero lodevole, si pensò di catturare un certo numero di esemplari per inserirli in quelle zone dove di essi non esisteva più alcuna traccia a causa della falcidie operata dall'uomo. In quell'ambiente ospitale ed adatto si sperava che la moltiplicazione dovesse essere favorita e la specie salvata. Il progetto di trapianto (per usare un termine oggi di moda) si dimostrò riuscito e i risultati positivi non tardarono a vedersi.
L'ultimo di questi trasferimenti fu attuato di recente, esattamente nel 1946. Con un lavoro veramente faticoso e rischioso furono catturati molti esemplari, presso la zona del Glacer Nacional Park.
Furono ingabbiati, trasportati per mezzo di muli vicino alle strade e di là trasportati con autocarri a destinazione e cioè negli Stati di Washington, di Montana e dello Idaho.
C'è un problema che desta la curiosità del profano e che molti non sanno spiegare. Spesso ci si domanda: - Vivendo a quote altissime, come si nutre la Capra delle nevi?
Dato l'ambiente in cui vive, sebbene d'inverno scenda in zone più basse che non quelle d'estate, si deve convenire che l'alimentazione della bianca ruminante non può essere facile, né può essere abbondante. Mangia... quel che trova e si accontenta. Durante la stagione estiva le Capre si nutrono di erbe e di fronde, mentre durante l'inverno devono scavare con gli zoccoli la dura neve per rinvenire i muschi, i licheni e altre piccole piante caratteristiche delle grandi altezze. Il pasto che consumano è senz'altro frugale. In compenso la Capra delle nevi ha un voluminoso mantello che nasconde, spesso il carattere asciutto e scarno del suo corpo. Il muso, ad esempio, che è molto simile a quello delle altre Capre, è reso assai diverso dalla presenza di lunga e abbondantissima lanetta.
E' questo suo corpo stretto e alto, la sua testa ed il suo collo muscolosi che la fanno assomigliare ad una rupe rocciosa, come se non si nutrisse mai.
Quasi inaccessibile, protetta dalla legge americana, raramente fotografata, la Capra bianca è come un simbolo di ciò che la Natura ha di più raro e di più bello da mostrarci.

MARMOTTA

MARMOTTA DI QUEBEC (Marmota Monax) - MARMOTTA DAL VENTRE GIALLO (Marmota Flaviventris) - MARMOTTA DI MONTAGNA (Marmota Caligata)

Le tre Marmotte qui presentate sono tipicamente americane; anch'esse, perché questa famiglia di animali è molto diffusa nel Continente e conta numerose varietà, differenti fra loro per qualche dettaglio di colore o di forma. La Marmotta di Québec è la più grossa e comune. Tutte hanno, quasi, gli stessi modi di vita: scavano dei covi, fanno delle provviste per l'inverno, dormono durante la cattiva stagione, vivono in gruppi di individui più o meno numerosi, fischiano in caso di pericolo e sanno difendersi mordendo con i loro solidi denti, taglienti, di roditori. La loro pelliccia è spessa, il loro corpo pesante e le loro zampe corte. Infatti, rassomigliano molto, nell'andatura e nei costumi, alle Marmotte europee. In America, si incontrano dal Nord del Circolo Artico sino alla zona temperata, lontana del Sud. Le Marmotte preferiscono le regioni occidentali alla pianura, dove vivono, al contrario, i «Cani della Prateria». Non è raro incontrare degli esemplari anche presso le fattorie. Se non sono molestate escono tranquillamente all'aperto anche in presenza dell'uomo.
Tutti i ragazzi che abitano in campagna le conoscono e si divertono ad osservarle mentre, sedute sulle zampe posteriori, brontolano, borbottano e fischiano, oppure quando corrono e giocano. Gli adulti, però, non le guardano con tanta simpatia per i danni che esse recano alle coltivazioni con il furto di erbaggi e con l'intrico delle gallerie. Le Marmotte dal ventre giallo se ne stanno, però, sempre lontano dalle zone coltivate e perciò non sono nocive. Le Marmotte non hanno una vita sempre tranquilla perché spesso sono insidiate da molti predatori, fra i quali il più terribile è l'Aquila dorata.

COYOTE (Canis Latrans)

Ancora un personaggio del folklore americano, questo piccolo lupo che assomiglia più ad uno Sciacallo che ad una Volpe. Frequenta interamente la metà del Nuovo Mondo, divorando tutte le prede adatte ai suoi mezzi, dal pollame agli agnelli appena nati, non temendo le trappole né il veleno. La notte il suo ululato lamentoso si fa sentire a grande distanza rompendo il silenzio del suo ambiente selvaggio. Non coraggioso, ma accorto, il Coyote ha dato il suo nome a molti personaggi che gli assomigliano. E ciò non è affatto un complimento...
Tuttavia i maschi e le femmine sono dei buoni genitori. Ha una pelliccia folta assai lunga che rende questo animale più massiccio di quanto non sia. Può essere alto, alla spalla, cinquanta centimetri e lungo un metro e quaranta centimetri circa, di cui quaranta centimetri spettano alla coda.
Questi lupi di prateria un tempo vivevano in bande assai numerose che seguivano in lontananza le torme dei Bisonti, in attesa che qualche esemplare malato o vecchio si staccasse dal branco, per divorarlo. Oggi vivono isolati o a coppie, in piccoli gruppi che svolgono la loro attività solo di notte. Nel passato, quando le piste che attraversavano le praterie erano poche, i Coyote si avvicinavano ai luoghi dove era rinchiuso il bestiame, per sfamarsi. Ciò accadeva particolarmente d'inverno, allorché gli animali selvaggi, conigli e topi, non erano in tale quantità da soddisfare la loro fame. Non si è mai saputo che l'uomo sia stato aggredito o sbranato dai Coyote. Eppure è cacciato attivamente dai coloni che lo credono responsabile dei vuoti prodotti nel bestiame domestico ad opera di ben altri predoni come il Puma ecc. Se catturati da piccoli, i Coyote divengono domestici con facilità accettando ogni sorta di cibo e intrattenendo rapporti di amicizia con altri animali.
E' stato dimostrato che la loro intelligenza è molto superiore a quella dei Lupi comuni e delle Volpi e senz'altro pari a quella dei Cani. Un episodio vissuto e raccontato dallo Scortecci, merita di essere citato per il suo estremo interesse. Una sera, mentre era seduto in silenzio vicino ad una baracca nel deserto del Sud Arizona, scoprì d'essere sorvegliato da un Coyote che stava immobile a dieci passi da lui. Si guardarono a lungo, poi il Coyote riprese il cammino a passi lenti, felpati, scomparendo nell'ombra della notte. La sera dopo, alla stessa ora, si mostrò nello stesso spiazzo ripetendo l'atteggiamento ed il movimento della sera precedente. Dopo quindici minuti esatti ricomparve strisciando davanti al suo ammiratore e andandosene per sempre. Lo stesso fatto si ripeté per più volte. Lo zoologo, una sera, pensò di offrirgli del cibo in segno di amicizia, ma il lupacchiotto del deserto annusò lasciando intatto il dono. Perché passava due volte? Perché tra la prima e la seconda visita intercorrevano esattamente 15 minuti? Perché aveva tanta confidenza con l'uomo? Perché rifiutava il cibo che gli veniva offerto? Ecco alcuni interrogativi che tormentavano lo studioso. Parlando con un arizoniano d'una capanna vicina seppe che, molti mesi prima, la creatura della macchia era comparsa davanti alla sua casa ricevendo un po' di carne e pane che mangiava, correndo poi all'abbeveratoio per dissetarsi. Tutto questo nel tempo di quindici minuti...

LINCE DEL CANADA (Lynx Canadensis)

La Lince del Canada, da non confondersi con la Lince Rossa d'America (Bobcat). è esattamente la stessa che vive in Europa e Asia del Nord.
Questo animale era conosciutissimo e temutissimo, sin dai tempi remoti. E' dimostrato che i Romani facevano combattere la Lince, nei circhi, assieme ai leoni, alle tigri. Forse il primo esemplare è stato mostrato agli abitanti dell'Urbe da Pompeo che l'aveva fatto catturare nelle Gallie.
C'è oggi un modo di dire che merita una spiegazione. Si dice «avere occhi di Lince» perché un tempo si credeva che la vista di questo animale attraversasse gli oggetti più duri e spessi. A questa credenza va pure riferito il nome dell'Accademia dei Lincei, fondata nel 1603 da un gruppo di giovani studiosi di fenomeni naturali e cercano quindi di penetrare i misteri della natura.
Il nome stesso di Lince conferma quanto abbiamo detto. Esso ha un'origine mitologica e deriva da Linceo, figlio di Afareo e Arene e fratello di Ida, famosissimo per l'acutezza della sua vista che, si dice, poteva vedere le persone anche nascoste da schermi solidi.
Ancora presente in Europa centrale, forse anche in Francia, è un animale di grande taglia (raggiunge un metro e diciotto centimetri di lunghezza, compresa la coda), capace di aggredire con successo un daino e, perfino un cervo sul continente Americano è poco probabile che si possa incontrarla al Sud del Canada. Più si sale verso il Nord, più questa bestia è frequente senza però essere mai numerosa, perché ogni coppia di Linci si riserva un largo dominio in una zona dove nessun altro animale della stessa specie è ammesso.
Le Linci sono degli irriducibili combattenti che resistono vittoriose al lupo e non temono nemmeno l'uomo, quando sono messe alle strette. Meravigliose cacciatrici, vivono a spese della fauna selvaggia o domestica locale, dal Topo sino al Caribù. Ma, come tutti i felini selvaggi, mostrano una netta attrattiva per la selvaggina piumata. Braccano, nel Canadà, i Ptar-migans, quei Tetraoni che diventano tutti bianchi di inverno, e i «Francolini dei boschi», dei Teatroni un po' più grossi, così come la maggior parte degli uccelli accessibili ai loro artigli temibili.
Si arrampicano perfettamente sugli alberi e nessun nido è al riparo delle loro investigazioni. Se la forma del tronco, degli arti e del corpo, nonché le abitudini e i modi di vita non differiscono molto da quelli della Lince comune europea, non è così per la superba pelliccia più lunga, più folta più bella che in qualsiasi altro rappresentante del genere. La colorazione predominante è il grigio argenteo con scarse macchie scure e sfumate sul dorso.
Ha il muso color grigio e porta sulla fronte una striscia longitudinale alquanto scura. Le labbra sono giallicce con vibrisse spesso bianche. La sua splendida pelliccia è causa di una caccia spietata. Questa viene condotta per mezzo di cani, oppure senza di essi, seguendo le impronte, a forma di coroncina, delle zampe, lasciate sulla candida neve. Si pratica ancor oggi il modo tradizionale e rudimentale di cattura basato su trappole e tagliole.
Oltre alla pelle, viene utilizzata anche la carne che pare sia saporita come quella di un vitello. Non buona è, invece, la sua indole bisbetica e strana che conserva anche quando è rinchiusa in un giardino zoologico. Alterna a periodi di assoluta calma e immobilità, certamente non serena, periodi di irrequietezza.
Nonostante la grossa mole, gli artigli, l'indole bellicosa, pare che la Lince sia molto schiva ed eviti le zone abitate dall'uomo.
Notiamo una delle caratteristiche proprie di tutte le Linci: il ciuffo di pelo sulla sommità degli orecchi. E un'altra ancora: la brevità della sua coda, distintivo assoluto di questa specie.

GAZZA (Pica Nuttalli)

Nonostante la proverbiale qualifica di ladra, la Gazza è un animale simpatico per la vivacità dell'indole e per la bellezza della forma.
Non ha grandi varietà di colori, ma riesce ugualmente piacevole alla vista, per la composizione armoniosa di essi. E' diffusa in quasi tutti i continenti, dall'Europa all'Asia, all'Africa e all'America settentrionale. Durante il giorno lascia le chiome degli alberi, dove si è rifugiata nella notte, e si posa sul terreno alla ricerca del suo alimento preferito che è costituito principalmente da insetti, molluschi, semi e frutta.
Forse il triste appellativo l'ha meritato per il piacere con cui ruba le uova degli altrui nidi. Spesso si comporta come i corvi, saziandosi con le carni guaste delle carogne.
Si addomestica facilmente rispondendo ai richiami, imparando a ripetere delle parole e seguendo allegramente i padroni quando si spostano nella casa. Quando riesce a recuperare degli oggetti li nasconde nei luoghi più impensati.

MARTORA

MARTORA AMERICANA (Martes Americana) - MARTORA DI PENNANT (Martes Pennanti)

Come tutte le Martore del mondo, sia che si tratti della bellissima Martora dell'India, della Martora zibellina di Siberia o della Martora comune di Europa, anche la Martora americana è un animale discreto, che si vede rarissimamente fuori della foresta naturale;
Al Nord dell'America abita la Martora di Pennant, che l'arrivo della civiltà ha quasi fatto scomparire, ma la cui densità, da qualche decina d'anni, è in aumento. Un tempo i cacciatori di pellicce l'avevano soprannominata la «Martora pescatrice», perché non poteva resistere alla vista d'un pesce che nascondeva spesso una insidia. Si sistemava ben in vista sulle sponde per ghermirlo, con il rischio di farsi prendere, non essendo una buona pescatrice come il Visone o la Lontra, suoi cugini mustelidi dalle zampe palmate, che non lasciano mai le sponde dei fiumi, dove essi trovano il principale dei loro alimenti. Le Martore si arrampicano bene sugli alberi e si mostrano dei nemici temibili per gli uccelli nel loro nido e soprattutto per gli scoiattoli che inseguono sino all'estremità dei rami più sottili. Senza raggiungere il valore della pelle dello Zibellino, quella della Martora è sempre assai ricercata, in modo particolare quella degli esemplari che vivono al Nord, nelle regioni più fredde. L'allevamento in cattività di numerose varietà di animali da pelliccia ha salvato dallo sterminio altre bestie selvagge, la cattura delle quali costa troppo cara.

ORSO GRIZZLY (Ursus Horribilis)

A mano a mano che gli Europei scoprivano le terre vergini del Nuovo Mondo, in direzione dell'Ovest e del Nord-Ovest, incontravano degli Orsi sempre più grossi, i cui maschi più attempati mostravano una pelliccia più grigia che bruna. Di questi Orsi gli Indiani avevano paura e rendevano loro un certo culto, pensando che la posizione ritta di questi animali potesse nascondere una parentela, più o meno magica, con l'uomo...
I pionieri hanno, loro malgrado, ereditato questo modo di pensare, e innumerevoli leggende sono fiorite intorno al grande Orso grigio, il Grizzly.
Il termine Grizzly designa un Orso di taglia intermedia fra il suo cugino d'Europa e l'altro cugino dell'Isola di Kodiak e dell'arcipelago delle Aleutine, del quale è stato trattato in precedenza. Il Grizzly non è, d'altronde, forzatamente grigio; esso può essere perfettamente bruno, persino molto chiaro o scurissimo e quando va alla carica è terribile. Il suo peso forse supera quello dell'Orso polare, 350 chilogrammi, che è già enorme. L'Orso nero «Baribal», del Canadà, di cui parleremo più innanzi, non trova mai sufficiente lo spazio che lo separa da un Grizzly, quando per caso lo incontra; orbene, un «Baribal» in collera non fa che un boccone dell'uomo più forte, in occasione di conflitto. Ciò dimostra che i «guerrieri» i quali, una volta, si misuravano con il Grizzly, armati d'arco, di freccia e di ascia e i pionieri, i quali facevano altrettanto con i loro vecchi fucili ad avancarica, erano particolarmente coraggiosi. Molto più dei moderni cacciatori, le cui pallottole ad espansione non lasciano alcuna possibilità alla grande belva.
Al pari degli Orsi bruni d'Europa e d'Asia, gli Orsi grigi sono abitanti delle foreste ricche d'acqua. Sono preferite le foreste montane perché, essendo poco abitate, consentono una vita non troppo tormentata. Hanno un'andatura assai goffa: sono, infatti, meno agili dei loro cugini europei. Non sono, inoltre, abili arrampicatori; sono, invece, notturni o diurni a seconda delle condizioni dell'ambiente.
Strano a dirsi, non sono molto ghiotti di miele e, a volte, mangiano carogne di altri animali.

ALCE AMERICANA (Alces Alces)

L'Alce è il più grande dei Cervidi. Questa bestia gigantesca può raggiungere i due metri al garrese e un peso prossimo alla tonnellata. E' caratterizzato da corna immense, terminanti in larghe palette, da un muso allargato e pendente e da lunghissime gambe terminanti con dei piedi spaccati in due zoccoli particolarmente larghi e adatti per marciare sulla neve e nella melma. Il record di apertura delle corna dell'Alce americana è di due metri. Infatti l'Alce di Siberia non ha che un solo ramo, quello d'Europa del Nord (Scandinavia) mostra delle larghe membrane, ma la meglio provvista e la più grande è americana e precisamente dell'Alaska. Gli abitanti degli Stati Uniti la soprannominano «Moose», i Canadesi francesi «Orignal» o «Orignac» il cui significato è assai vicino al nome indiano.
Queste grandi bestie frequentano i laghi e le pozze d'acqua, dove affondano la testa alla ricerca di piante acquatiche. Quando la ritraggono, si intende da lontano il rumore che fanno riprendendo a respirare. In autunno, i maschi, nel tempo dell'amore, si battono frequentemente e con furore per qualche «Vacca» come dicono i Canadesi. Talvolta si scornano fino alla morte.
In questo tempo di furore si è vista qualche Alce massacrata dagli Orsi Grizzly. D'inverno, le Alci si riuniscono per battere la neve e costruire una specie di recinto, dove cercano il loro cibo riscaldandosi le une con le altre.
Preferiscono in questa stagione le foreste di conifere che scorticano e privano di tutti i ramoscelli a portata del loro muso.
Per recarsi da una pianta all'altra percorrono sempre lo stesso itinerario che, con il crescere della neve, diventa un sentiero scavato fra due bianche pareti. Tutta la zona è attraversata da centinaia di corridoi, fra alte barriere di neve, che intersecandosi e correndo in direzioni diverse formano un labirinto intricato. Gli abitanti del luogo chiamano questo straordinario «reticolato di trincee» «Mooseyards», cioè cortili dei Moose.
Questi «cortili» sono una protezione sicura per questi cervidi che spesso sono assaliti da animali feroci. In caso di assalto, infatti, possono muoversi liberamente e speditamente evitando di cadere prede dei carnivori. Ciò non sarebbe possibile se dovessero fuggire sulla neve fresca e alta. Questi strani «cortili» possono risultare, però, durante gli inverni lunghi, molto pericolosi: possono trasformarsi in una trappola gigantesca. Quando hanno strappato tutte le cortecce della pianta a cui conducono i loro «camminamenti», dove vanno a prendere il cibo?
Non possono andare altrove perché la neve alta impedisce loro di allontanarsi. Allora tanti individui, soprattutto giovani, fiaccati ed esausti, cedono e finiscono per morire di fame.
Non è questa una semplice e possibile ipotesi, ma una realtà, purtroppo, accaduta. Basta ricordare quanto si verificò nel Nord del Maine, nella Royal Isle, per averne una conferma.
L'ambiente era quanto mai ospitale e favorevole per le Alci; era privo di nemici ed il cibo abbondava. Infatti, diciotto anni dopo il primo insediamento delle Alci, il numero di quella specie era straordinariamente aumentato. Sopravvenne un lungo inverno molto crudo e l'alimento ad un certo punto venne a mancare. Moltissimi capi colpiti dalla fame e dalle malattie, che lo stato di spossatezza aveva favorito, morirono miseramente.
Se l'uomo non fosse intervenuto calando nei «cortili» del cibo, forse nessun esemplare si sarebbe salvato. Si conoscono molte varietà nel Canadà e negli Stati Uniti, fra le quali la più meridionale vive in California. Generalmente, fruiscono d'una certa protezione, nel senso che ciascun cacciatore in possesso di regolare licenza ha diritto di colpire una sola Alce maschio, all'anno.
Si pensa che questa specie, di fatto, non sia gravemente minacciata di estinzione, malgrado l'attrazione che il trofeo che i vecchi maschi portano sulla testa esercita sugli amatori. Questi approfittano delle sfide che gli Orignali si lanciano, per attirarli, imitando il muggito d'un rivale in collera, e uccidere l'imprudente con un colpo ben piazzato. Tutte le popolazioni del Nordamerica, sin da tempo immemorabile, hanno dato la caccia a questi cervidi insieme ai Wapiti ed ai Bisonti che costituiscono una risorsa necessaria ai bisogni dell'esistenza. Gli Indiani, oltre all'espediente citato, usavano anche altri modi per cacciare l'Alce. A volte scavavano grandi buche lungo i passaggi obbligati ed attendevano che qualche capo cadesse dentro.
Altre volte cercavano i loro rifugi invernali e abbattevano gli animali con frecce. Nessun Indiano ha mai osato entrare nei famosi «cortili», ben sapendo che avrebbe pagato a caro prezzo la sua temerarietà.
Non avrebbe certamente avuto il tempo di arrampicarsi su di un albero perché sarebbe stato colpito, ancor prima, dagli zoccoli e dalle corna di qualche esemplare. Le popolazioni indigene cacciavano questi animali perché apprezzavano molto il sapore della loro carne, in modo speciale il loro naso Con i visceri preparavano delle medicine contro malattie di varia sorta.
Questa «Montagna di carne» è anche minacciata dal piccolo ghiottone, del quale abbiamo già notato la bramosia di uccidere e che non ha paura di aggredire un'Alce e di appendersi al suo collo come se si trattasse d'un volgare Caribù. I vari tentativi di addomesticamento dell'Alce, tentati in Russia, non hanno dato dei risultati incoraggianti.
E' doveroso completare il quadro descrittivo di questo animale aggiungendo alcune notizie importanti. La caduta delle corna degli esemplari di età avanzata avviene in gennaio; nell'agosto dello stesso anno sono già formate e consolidate quelle nuove. Un tempo l'Alce americana era diffusa dal quarantatreesimo al settantesimo grado di latitudine Nord, ma essendo continuamente cacciata divenne rara in alcuni distretti e scomparve in altri.
La storia dell'Alce, insomma, è simile a quella di tanti altri mammiferi selvaggi di grandi dimensioni.

PIKA o LEPRE FISCHIANTE (Ochotona Princeps)

Non lontano dalla grande prateria situata al centro dell'America del Nord dove vissero i grandi branchi di Pronghorns, ma soprattutto nelle regioni occidentali delle Colline Rocciose, si può incontrare una bestiola rossastra, dal pelo corto, rassomigliante insieme ad un Topo per i suoi orecchi corti e rotondi e ad un Coniglio per il resto del corpo senza coda: è un Pika che vive anche in piccoli gruppi, i quali non cessano di comunicare fra loro a mezzo di un fischio così acuto che è appena sopportabile. Nella durata di un giorno fanno dei mucchi di fieno che a loro servono come provviste e dei quali prendono grande cura, introducendoli nei loro buchi quando piove e facendoli uscire quando è cessata la tempesta. Gli Americani soprannominano questi animali «Lepri fischiatrici».
Il Pika fa parte di una famiglia assai modesta, quella degli Ocotonodi, che comprende un solo genere, Ochotona, diffuso con un certo numero di specie in Europa, Asia, America.
La dentatura dei vari rappresentanti di questo genere, e quindi anche del Pika, è composta, per quanto riguarda la mascella, da quattro denti incisivi, da quattro molari. La mandibola invece conta due incisivi, quattro premolari e sei molari.
I Pika sono roditori agilissimi, buoni corridori e saltatori. La loro andatura, per certi aspetti ed in molte circostanze, non è molto diversa da quella delle Lepri. Se è vero che vivono nelle zone rocciose è pur vero che essi scelgono quelle che sono prossime ai prati dove si recano di giorno per rifornirsi di cibo.
Per meglio conoscere la specie Principe, e per meglio capire le caratteristiche del genere, crediamo sia opportuno raffrontare le molte varietà, anche residenti in regioni e continenti diversi.
Cominciando dal colore della pelliccia possiamo subito notare che lo stesso Pika principe, a seconda delle sottospecie, porta tinte diverse che vanno dal grigio al rossastro chiarissimo, all'ocra chiaro nelle parti superiori; le zampette invece sono molto chiare, anche biancastre, e le orecchie hanno una tinta assai scura, a volte quasi nera.
Ma nell'America settentrionale esistono altre specie e varietà di Pika che meritano la nostra considerazione, il cui mantello di colore sobrio si adatta alle tinte dell'ambiente.
La sottospecie «albiata», ad esempio, che vive nella parte meridionale della Sierra Nevada, ha una pelliccia chiarissima. In altre due sottospecie, «Taylor» e «Goldmann», che frequentano i territori della California, dell'Idaho e dell'Oregon, il mantello è molto scuro, di un colore bruno intenso.
Allargando l'orizzonte sino all'Asia incontriamo il Pika alpino che vive sulle montagne dell'Asia centrale sin oltre i quattromila metri.
Ebbene, il corpo di questa specie è, nella parte superiore, giallo-rossastro macchiato di bruno, mentre nella parte inferiore e sulle zampe è giallo ocraceo chiaro. La gola poi è grigiastra e le orecchie, nella parte esterna, sono quasi nere. Non mancano però delle varietà, della stessa specie, d'un colore nero su tutto il corpo.
A cavalcioni fra l'Europa e l'Asia vive il Pika nano, esattamente nella Russia Meridionale. La sua delicata pelliccia è grigio-bruna quasi uniforme mentre le orecchie sono bordate di bianco. Non possiamo chiudere questo carosello di tinte e colori senza citare una specie americana che vive nell'Alaska, molto simile al Pika principe. Il suo nome è significativo perché mette in risalto una particolarità del suo mantello: si chiama Pika dal collare.
Tutti scavano tane, tutti emettono il caratteristico grido, tutti ammucchiano le provviste. Alcuni, però, sono notturni, come il Pika alpino ed il Pika nano. Questi infatti rimangono nascosti durante le ore della luce, mentre escono di notte.
Altri, invece, sono diurni, come il Pika americano in tutte le sue varietà, il Pika principe ed il Pika dal collare. Essi si recano a cercare il cibo di giorno.
Certune specie preferiscono le alte quote. Ricordiamo, in proposito, il Pika americano, il Pika principe ed il Pika alpino. Si sa, invece, che il Pika nano preferisce l'ambiente della steppa.
Un'ultima curiosità riguarda il modo con cui le diverse specie raggiungono, durante l'inverno, i loro fienili, uscendo dalla tana sotterranea.
Mentre il Pika americano raggiunge i magazzini, posti nelle spaccature delle rocce, scavandosi delle gallerie nella neve, il Pika nano, quando la neve ricopre di uno spessissimo strato la terra, scava dei tortuosi corridoi sotterranei che dalla tana vanno al fienile, così può raggiungere il cibo senza difficoltà.

VOLPE ARGENTATA (Vulpes Fulva)

I rappresentanti di questo genere animale sono dei canidi di media dimensione, con la testa non molto grande e la fronte quasi in linea retta con il naso.
Hanno una dentatura forte e tagliente, i canini di rilevanti dimensioni. Altre caratteristiche somatiche degne di nota sono l'obliquità degli occhi, la varia lunghezza delle orecchie, la snellezza del tronco e la robustezza delle brevi zampe. Le dimensioni massime, che possono essere raggiunte da questi carnivori, sono, tronco e capo, un metro; coda, cinquanta centimetri; altezza alla spalla, trentacinque centimetri. La Volpe argentata, per il naturalista, non è che una variante della Volpe ordinaria, le altre varietà essendo, per esempio, la Volpe carbonaia dell'Europa o la Volpe blu artica.
Non è raro poter ammirare, in ogni parte del mondo, delle splendide pellicce, di un colore nero spruzzato di bianco, che le signore eleganti usano sfoggiare. La caratteristica colorazione è dovuta ai lunghi peli, sovrastanti la lanetta nera ed aventi la punta candida. Queste pellicce che hanno un notevole valore, sono di una varietà della Volpe fulva americana. Detta varietà fu scoperta dai cacciatori canadesi nella seconda metà del secolo scorso. Subito si comprese che per utilizzare a scopo commerciale la sorprendente pelliccia non ci si poteva basare sulla cattura degli esemplari selvaggi, perché assai rari.
Appariva necessario incrementare il numero attraverso l'allevamento.
Sin dal 1898 si cominciò a raccogliere in appositi recinti dei capi, i quali, curati con somma attenzione, avrebbero dovuto moltiplicarsi rapidamente.
L'esperimento si mostrò efficace e seguendo gli insegnamenti dettati dall'esperienza, fatta in precedenza con altre specie di volpi, si riuscì a ricavare delle buone rendite.
Fu come una malattia fortemente contagiosa perché, in breve tempo, la pratica dell'allevamento della Volpe argentata passò dal Canada, ed in genere dall'America settentrionale, in Europa, specialmente nella zona alpina. Infatti, esistono oggi in Italia, in Francia ed in Svizzera non pochi stabilimenti in cui sono accolte migliaia di Volpi argentate assai più belle di quelle che vivono allo stato selvaggio.
Certo, l'allevamento non è tanto semplice come potrebbe sembrare a prima vista. Le Volpi sono facilmente colpite da malattie e parassiti per cui i produttori non sempre riescono a fronteggiare le richieste del mercato.
Esiste una buona dozzina di specie di Volpi, differenti fra loro; sia per la taglia, sia per il colore del loro pelame. Il genere «Vulpes» o semplicemente Volpe, non è semplice, nel senso che sia ben distinto da altri, sia pure assai vicini, e composti da specie nettamente identificabili. E' un genere complesso e difficile perché non si separa nettamente da altri appartenenti alla stessa famiglia e perché composto da specie numerose che non si identificano con assoluta sicurezza.
Ci fu da parte di qualche studioso la proposta di suddividere il genere in due gruppi; Volpi rosse e Volpi pallide. L'idea cadde proprio perché esistono tali e tante forme di passaggio tra le pallide e le rosse che ben difficilmente si potrebbe fare una distinzione netta fra le une e le altre. Questo fatto può dimostrare a sufficienza quanto sia difficile la sistematica del genere.
La Volpe argentata è una frequentatrice delle regioni del Nord o del Grande Nord e costituisce una cacciagione apprezzata dai ricercatori di pellicce e nello stesso tempo un nemico degli uccelli e dei roditori di quelle zone.
Discendendo verso il Sud del Nuovo Mondo, incontreremo altre Volpi, quasi simili o un po' differenti, ma sempre delle vere Volpi, che non si confondono né con i Lupi, né con i Coyote, né con i Cani e la cui pelliccia è più o meno pregiata.

ANTILOCAPRA PRONGHORN (Antilocapra Americana)

Ancora un animale esclusivamente americano, molto più antilopino, nelle sue qualità, che caprino. E' la sola Antilope del Nuovo Mondo e possiede delle caratteristiche proprie che non si ritrovano in nessun'altra. Di taglia appena superiore a quella di una capra, è vestita di bigio-scuro, con il ventre più chiaro e una striscia bianca sui fianchi.
Gli orecchi sono diritti e piccoli e le corna, di modesta lunghezza, portano un solo grande ramo sul davanti. Le femmine non hanno che una specie di piccola escrescenza sulla testa. Queste corna cadono tutti gli anni, ma in modo tutto particolare. Nell'interno cavo di queste corna, ne spunta un'altra che fa scoppiare lentamente la vecchia e la fa cadere a pezzi. Questo procedimento di sostituzione è unico al mondo. Un'altra particolarità dei Pronghorns è la loro velocità. Sono probabilmente le antilopi più rapide del mondo e solo un Ghepardo sarebbe capace di raggiungerle, nelle prime decine di metri della loro corsa. Dopo sarebbe troppo tardi anche per lui... Avanti la conquista del Nuovo Mondo da parte degli europei, i Pronghorns, innumerevoli, brulicavano nella grande prateria con milioni di individui. Non hanno resistito né alla caccia, né alla chiusura delle terre ed erano praticamente scomparsi nel momento in cui furono creati i primi Parchi Nazionali importanti, che li hanno salvati in estremis. Si sa che degli esemplari vivono tranquillamente nel giardino zoologico di Parigi, a Vincennes. Il loro profilo poco comune non manca di stupire il visitatore. Questi animali sono generalmente assai male identificati; pochissimi sono coloro che sanno della loro esistenza, al di fuori dei loro compatrioti. Un'altra caratteristica importante del Pronghorn, che non bisogna scordarsi di notare e che si riscontra in qualche altra varietà di Gazzella e di Antilope, è una placca larga di peli bianchi sulla groppa, che può muovere grazie a dei muscoli speciali. Questa macchia bianca è un mezzo d'allarme utilissimo. Il primo Pronghorn insospettito da qualche pericolo issa, se così si può dire, la bandiera bianca e tutti gli altri che hanno compreso, prendono la fuga con lui.
Queste bellissime bestie, dal marzo sino alla fine dell'estate vivono in branchi formati da un numero ristretto di esemplari: giovani maschi, femmine e i piccoli d'ambo i sessi. I maschi anziani se ne stanno isolati, o a due a due, conducendo una vita molto ritirata nelle zone più impervie.
Nei loro spostamenti i branchi, attraverso la prateria e la steppa, percorrono le gole montane, ma non entrano mai nei boschi e non restano per molto tempo dove la vegetazione è un po' alta e cespugliosa. Sono prudenti, ecco tutto. Le bellissime Antilocapre si nutrono di erbe, di getti, di arbusti, di muschi, scegliendo fra questi le parti più tenere per evitare sforzi inutili. Si direbbe che l'Antilocapra sia un po' pigra. Ha sensi molto sviluppati con i quali riesce a percepire, anche da grande distanza, la presenza di amici o di nemici. Sono nemici pericolosi i cani di prateria, i serpenti, le linci, i puma, gli orsi che hanno fatto tante vittime. A volte, però, queste graziose ruminanti sono uscite vittoriose da situazioni difficili e pericolose.
Riferiamo un episodio a cui ha assistito l'espertissimo zoologo William M. Rush. Un giorno, mentre si trovava in una prateria del Montana, vide una femmina balzare per più volte in alto, come avesse avuto una molla sotto le zampe. Dopo l'acrobatico esercizio, l'Antilocapra scomparve e Rush si portò immediatamente sul luogo dove era l'animale. Trovò un grosso serpente a sonagli letteralmente pestato.
Pensò che l'attacco dell'Antilocapra doveva essere stato causato dalla presenza d'un piccolo e si mise a cercarlo. Dove era fuggito? Dopo mezz'ora di ricerche scovò, quasi a cento metri di distanza, due piccoli accovacciati in mezzo ad un cespuglio.
Balzarono subito in piedi ed andarono a cercar rifugio altrove, mentre la madre, notando che l'uomo non era un nemico pericoloso, rimase, pur continuando a fare una vigile sorveglianza.

VISONE (Mustela Vison)

Il Visone americano, chiamato anche Mink, è un po' più grosso della Lutreola europea, ma ha gli stessi modi di vita. Esso, infatti, vive in piccoli gruppi, la sua attività è prevalentemente notturna e non si arrampica mai sugli alberi.
Mette al mondo da tre a dieci piccoli, sprovvisti di peli, i quali non escono dal loro rifugio prima che siano trascorsi trentacinque giorni dalla nascita. Gli occhi dei piccoli si aprono solo dopo il primo mese di vita. Contrariamente a ciò che si pensa, il Visone, questa grossa Donnola acquatica, non è specialmente americano. Lo si incontra in tutta l'Eurasia e in Francia; una volta lo si soprannominava «Puzzola d'acqua».
Sdegnato a lungo dai cacciatori di pellicce, è divenuto assai ricercato e fra i mustelidi è secondo, in valore, al solo Zibellino siberiano. Nel Nuovo Mondo il Visone è ancora abbondante. Gli esemplari del Nord-ovest del Paese sono i più grossi e più neri, ma diminuiscono di taglia e si diradano a mano a mano che si discende verso il Sud.
Come tutti gli altri Visoni del mondo, quelli dell'America amano l'acqua e scavano le loro tane sui bordi d'uno stagno, d'un ruscello o di un fiume. Hanno le zampe leggermente palmate che fanno di loro degli eccellenti nuotatori. Essi cacciano più volentieri i pesci e i batraci che non le altre prede. Infatti si innesca la trappola che li cattura con del pesce perché è noto che milioni di Visoni, allevati in cattività, da un capo all'altro del mondo, si nutrono di pesce, il più fresco possibile.
I Visoni d'allevamento prendono delle tinte sconosciute presso gli esemplari selvaggi: si ottengono attraverso la selezione e l'incrocio e vanno dal bianco più puro al nero più assoluto.
Per tutti gli animali selvaggi da pelliccia, l'importante è ottenere un grandissimo numero di pelli assolutamente identiche, poiché ne abbisogna una quantità rilevante per confezionare un solo mantello. Una pelliccia isolata, sebbene sia bella, interessa nella misura in cui essa può integrarsi ad un lotto d'altre pelli della stessa tinta.
Grazie all'allevamento intensivo che si pratica per il Visone, questa specie non è assolutamente minacciata di scomparsa. Per questi animali, al contrario di quanto accade abitualmente, i tempi moderni sono stati benefici.

GLI SCOIATTOLI NORD-AMERICANI

GLAUCOMIO DEL NORD (Glaucomys Sabrinus) - SCOIATTOLO GRIGIO DELL'ORIENTE (Sci Urus Carolinensis) - SCOIATTOLO GRIGIO DELL'OCCIDENTE (Sciurus Griseus) - SCOIATTOLO DI ABERT (Sciurus Aberti) - SCOIATTOLO BRONZEO (Sciurus Hudsonicus) - SCOIATTOLO DI DOUGLAS (Sciurus Douglasi) - TAMIA STRIATO (Tamias Striatus) - CIPMUNK DEL COLORADO (Eutamias Quadrivittatus) - CITELLO ANTILOPE (Citelius Leucurus) - CITELLO DI FRANKLIN (Citelius Frankinii) - CITELLO DALLE 13 STRISCE (Citelius Tredicemlineatus) - CITELLO TERRESTRE (Citelius Leteralis) - CITELLO SPERMOFILO (Citelius spllosoma)

Esiste, nell'America del Nord, una collezione di piccoli roditori dall'aspetto diverso, ma assai simili gli uni agli altri: alcuni arboricoli e altri terrestri, alcuni provvisti d'una coda magnifica e altri portanti un semplice mozzicone: sono tutti scoiattoli le cui specie nel N.M. sono decisamente numerose.
L'America del Nord potrebbe essere definita, a ragione, la terra degli Scoiattoli, di quelli veri, e cioè appartenenti al genere «Sciurus» e di altri che sono Scoiattoli in senso più generale perché appartenenti a generi diversi. Anche considerando solo gli Scoiattoli veri la qualifica non potrebbe essere tolta, giacché se ne contano almeno dieci specie con una cinquantina di varietà, alcune delle quali rappresentate da un numero astronomico di individui. Ogni bosco, ogni giardino, non manca d'ospitare alcuni esemplari di una delle molte specie di Scoiattoli che sono presenti dappertutto, come lo sono qui da noi i passeri.
Gli Scoiattoli Nordamericani possono essere ripartiti in tre gruppi principali: Scoiattoli rossi, Scoiattoli grigi, Scoiattoli volpe. Questa suddivisione ci è suggerita dal prof. Scortecci e non esitiamo a farla nostra perché ne apprezziamo la giustezza e la sinteticità.
Gli Scoiattoli rossi, chiamati volgarmente, dagli Americani, Chickarees, sono fra tutti i più piccoli ed i più graziosi. Qualche studioso propose che venissero assegnati ad un genere a sé stante. E' evidente che il primo particolare che balza alla nostra vista è il colore rossastro predominante nelle parti superiori del loro corpo. Con le loro tre specie e le molte sottospecie sono presenti, a volte frammisti ad altri di gruppo diverso, in tutti i grandi boschi del Continente americano. Sono diurni, attivi per tutto il tempo dell'anno e lavoratori discreti. Costruiscono il loro nido nelle cavità dei tronchi, oppure, un po' opportunisti, riattivano e adattano i nidi degli uccelli. Desta meraviglia il fatto che, oltre a essere acrobatici arrampicatori e provetti saltatori, sono pure degli abili nuotatori. Oltre ai cibi comuni (semi e frutti) questi Scoiattoli mangiano volentieri anche le carni e si dice che siano i più carnivori del genere. Sono vivaci e petulanti e quando scorgono una persona non solo non scappano, ma si abbandonano a tale rumoroso concerto di squittii da attirare l'attenzione. Nel loro regno non temono alcun nemico fra quelli che possono arrampicarsi sull'alto delle chiome.
Gli Scoiattoli grigi vengono ripartiti in due gruppi: Scoiattoli grigi dell'Occidente e Scoiattoli grigi dell'Oriente. I due punti cardinali menzionati nella suddivisione vanno riferiti ai territori americani.
Gli Scoiattoli grigi dell'Oriente, oltre alla colorazione predominante grigia, hanno altri particolari caratteristici che li distinguono dagli altri gruppi: sono di dimensioni superiori a quelle degli Scoiattoli rossi, hanno forme più massicce, orecchi senza ciuffi di peli all'estremità. Si incontrano in ogni luogo nelle regioni orientali degli Stati Uniti. Il prof. Scortecci riferisce un episodio che dimostra la graziosa familiarità a cui giungono queste simpatiche bestiole quando non sono molestate.
Lo zoologo aveva l'abitudine di sedersi, per riposare, sulle panchine del Central Park di New York. Subito scendevano due o tre scoiattoli dagli alberi vicini. Essi si posavano sulla panchina e, con atteggiamento dimesso e implorante, guardavano attentamente l'illustre signore. Allora lo zoologo, intuendo il desiderio dei suoi ospiti, estraeva dalla tasca alcune nocciole e le offriva loro. Con il trascorrere dei giorni alcuni degli Scoiattoli grigi si fecero più coraggiosi, quasi sfacciati e, salendo sulle ginocchia, esploravano le tasche.
Quando sopraggiungevano altri Scoiattoli sorgevano delle risse accanite. Se si avvicinavano i colombi, questi venivano assaliti e scacciati come villani approfittatori. A proposito di colombi e di... Scoiattoli, sentite questa storiella ...«vera», sebbene non lo sembri. Sempre nel Central Park un cittadino colombofilo si sedette su di una panchina facendo larga distribuzione di cibo a molti piccioni accorsi. Uno Scoiattolo, credendo di poter partecipare al convitto, si accostò, ma fu allontanato in modo sgarbato perché solo i colombi dovevano avere il cibo.
Il grigio caudato roditore non si arrese e ritornò all'attacco aggirando l'ostacolo. Salì sulla spalliera della panchina e si appoggiò sulle spalle dell'uomo. Scese poi lungo il braccio sino alla mano che teneva il sacchetto di grani.
Respinto ancora, suo malgrado ritentò, ma tutto fu inutile. Si rassegnò e si sedette sul margine, guardando sdegnato gli uccelli che si cibavano.
Gli Scoiattoli grigi Orientali sono famosi anche per un altro motivo, questa volta poco piacevole. Nel passato, soprattutto, questi animali si moltiplicavano in grande quantità e in una determinata zona divenivano sovrabbondanti. Il cibo si faceva scarso per cui erano costretti a migrare. Accadeva, allora, che orde numerosissime di Scoiattoli si spostavano attraversando campi e fiumi, devastando le coltivazioni e i prodotti della terra.
Gli Scoiattoli grigi Occidentali, invece, sono un po' più grandi dei precedenti e hanno una coda più larga dei loro cugini orientali.
Vivono nei boschi di conifere e nei parchi delle città lungo il Pacifico. E' facile, nel Balboa Park di San Diego di California, vederli fraternizzare con quelli che sono seduti sui prati per consumare la merenda. A volte entrano persino nel giardino zoologico e consumano il pasto assieme con i loro «colleghi» prigionieri nei recinti e nelle gabbie.
I giganti di questo genere animale sono gli Scoiattoli volpe che giungono a misurare la lunghezza totale di settanta centimetri. Hanno una pelliccia di colore variabile, ma, comunque, scuro e posseggono forme meno eleganti di quelle dei loro congeneri rossi e grigi. Si incontrano spesso sul terreno, sebbene siano di abitudini arboricole. Se minacciati, però, non esitano molto a trovar rifugio sulle piante dalle quali non si allontanano molto. Non sono così frequenti come gli Scoiattoli rossi e grigi. Ciò dispiace molto ai cacciatori che li ricercano, in autunno, perché sono molto ricchi di grasso.
Gli Scoiattoli abitano le regioni meridionali dell'Unione ed anche il Messico. Quelli di cui parliamo, sono stati scelti fra i più caratteristici del Nuovo Mondo, a cominciare dallo straordinario Scoiattolo volante o Glaucomio Esso non vola, ma scostando le sue quattro membra, riunite fra loro da pieghe di pelle, realizza una specie di paracadute che gli permette di planare dolcemente, quando si lancia dall'alto di un albero. Può anche passare da un albero ad un altro e talvolta raggiungere una posizione più alta di quella che ha lasciato.
Queste bestie piccole sono graziose, intelligenti, capaci di portare il cibo alla bocca con le loro mani e, dunque, di assumere una posizione eretta che ha avuto, senza dubbio, nel corso dei secoli, il migliore effetto sullo sviluppo del loro cervello, secondo una ben nota teoria.
Essi scelgono il loro domicilio nella cavità dei tronchi ad una certa altezza dal suolo, spesso sfruttando escavazioni compiute dai picchi.
Internamente si riposano per tutte le ore di luce, acciambellandosi su foglie soffici e pagliuzze. Si muovono solo se sentono muovere il tronco d'albero che li ospita. Chi è a conoscenza di questo particolare sa come fare per vedere di giorno un esemplare di questa specie.
Quando calano le tenebre della notte escono dal loro rifugio, si arrampicano o saltano nel loro dominio mettendo in azione il loro apparato di volo. Gli accampamenti, nei luoghi abitati dal Glaucomio del Nord, sono spesso visitati dai piccoli aeronauti che scivolano sulle tende alla ricerca di pezzetti di pane o di rimasugli di carne. Essi hanno numerosi nemici, fra cui l'uomo-cacciatore, ma grazie alla rapidità degli spostamenti riescono ad evitare d'essere raggiunti. Sono oggetto di caccia perché la loro pelliccia, di buona qualità, è abbastanza apprezzata.
Certuni Scoiattoli americani sono particolarmente ben vestiti come le varietà grigie (analoghe ai famosi «Piccoli grigi»), la cui pelliccia un tempo era assai alla moda, o come gli Scoiattoli striati. L'ultimo presentato in questa serie, lo Spermofilo, è così chiamato perché si nutre soprattutto di semi che ammucchia in grandi quantità nella sua tana. Quanto alle molteplici varietà di Cipmunks, c'è da dire che hanno sempre interessato gli osservatori. Essi vivono in famiglie raggruppate in immense comunità nelle grandi praterie dell'Ovest. Passano la loro vita a scavare e a tagliare l'erba e sono annoverati tra i migliori scavatori del mondo. Il risultato eccolo: sono stati loro che hanno finalmente reso fertile, per la coltivazione del mais, quella famosa terra che tutte le nazioni del mondo invidiano agli Stati Uniti.
L'hanno talmente rivoltata, rimossa, arata, scavata e riscavata nel corso dei millenni che ha acquistato una qualità eccezionale.
L'umile Cipmunk, che viene chiamato anche «Piccolo cane di prateria», è attualmente in grande diminuzione, se non sta proprio scomparendo, perché le colture usurpano senza posa il suo dominio. Ma gli Americani dovrebbero innalzargli un monumento, a ringraziamento di quel che ha fatto per la loro terra. Sono dei graziosissimi roditori, lunghi appena ventiquattro centimetri dei quali quattordici spettano alla coda. La pelliccia soffice e folta presenta una colorazione di fondo, nelle parti superiori del corpo, di un bel rosso bruno con intonazione grigiastra.
Non è possibile confonderli con i Citelli e con gli Scoiattoli arboricoli perché sono provvisti di alcune strisce longitudinali bianche alternate a strisce nere disposte sul dorso e sul capo.
Le parti inferiori del corpo sono invece biancastre.
Sono minacciati dalle Martore, dai Tassi, dai Ghiottoni e da altri carnivori, ma riescono spesso a sfuggire alle insidie grazie alla loro agilità. Essi non cadono mai in un vero e proprio letargo. Sarebbe piacevole tenerli in cattività nelle nostre case, ma è pericoloso perché sono frequentemente portatori di parassiti.
Mentre gli «Eutamias», sono diffusi sia nel Continente Nordamericano, sia nell'Asia settentrionale e nell'Europa, i «Tamias», chiamati anche Cipmunk orientali, sono distribuiti esclusivamente nella zona atlantica del Nord-America. Il Tamia striato, comunissimo rappresentante di questa specie, ci offre l'occasione per avvertire le differenze che esistono con i rappresentanti del genere «Eutamias».
Le forme della testa e del corpo non sono identiche e le striature sono disposte in modo assai diverso che nei Cipmunk dell'Occidente.
I Tamia striati sono dei mammiferi comici e molto noti. Sono, inoltre, diurni. Quando sono tranquilli emettono un divertente verso; se sono preoccupati o irritati strillano al pari di uccelli.
Un meraviglioso piccolo scoiattolo è quello dalle tredici strisce presentato in questo libro. Si notano la schiena rossastra e il colore chiaro della parte inferiore del corpo, con sette linee bianche separate da sei righe punteggiate pure in bianco.
Sia lo Spermofilo di cui abbiamo fatto già cenno, come l'incantevole Scoiattolo che abbiamo testè descritto, appartengono al genere «Citelius» che conta molte specie largamente distribuite in tutta l'America settentrionale, in parte dell'Europa ed in vastissime zone dell'Asia.
A differenza degli Scoiattoli veri, questi roditori, come tutti i Citelli, stanno quasi sempre sul terreno e se talvolta salgono sulle piante alla ricerca del cibo, hanno a loro disposizione, nel suolo, la tana dove vanno a rifugiarsi in caso di pericolo. Sono creature vivaci e diurne e si adattano facilmente all'ambiente in cui si trovano a vivere, perché ne incontriamo sia in pianura come sulla montagna. Mangiano e divorano senza riguardo rendendosi spesso nocivi. Le pulci che spesso ospitano sulla loro pelliccia sono portatrici di malattie epidemiche.
Fra i molti esemplari di Scoiattoli terragnoli il più piccolo è il Citello antilope che vive negli Stati Uniti, dall'Oregon sino al Messico. La sua massima lunghezza è di venticinque centimetri, dei quali sette soltanto spettano alla sua coda, bianca nella parte inferiore, che spicca. quando è alzata, sul fondo scuro della pelliccia, così come spicca lo «specchio» delle Antilopi. Da questa particolarità deriva il suo nome.
A volte gioca allegramente con i suoi compagni, ed insieme si abbandonano a bizzarre partite di lotta.
Dimostrano furbizia ed eleganza e sono un piacevole e grazioso ornamento del deserto. Quando, però, si avvicinano alle zone coltivate non sono più guardati con occhio benevolo per le molte ruberie di frutti e di semi che compiono e per le gallerie che scavano nel terreno. Sono attesi con animo non certo ospitale dal contadino che dà loro la caccia con ogni mezzo. Nonostante ciò, gli Americani amano i loro Scoiattoli e si vantano di esserne ricchi.

CASTORO (Castor Canadensis)

Il Castoro è un animale celebre, sia per le sue abitudini di vita, sia per il grande pregio della sua pelliccia. Ma esso non è specificatamente americano o canadese, poiché una specie praticamente identica a quella del Nuovo Mondo ha popolato anticamente l'Europa, dall'Atlantico al fiume Ural, ed attualmente è presente in alcune regioni della Scandinavia, in Russia, in Polonia, nel bacino inferiore dell'Elba, nell'alto bacino del Danubio e in Francia, lungo la bassa valle del Rodano.
Non ci si rende esattamente conto dell'importanza che ha avuto la presenza del Castoro in certe regioni.
Il primo lavoro di una coppia di Castori consiste nel cercare il luogo dove essa potrà creare il bacino d'acqua. I due ingegnosi animaletti non si concederanno riposo fino a quando non avranno formato il laghetto.
Se riusciamo a raffigurarci milioni di castori modificanti in tal modo i corsi d'acqua d'un territorio, nel corso di decine di migliaia d'anni, si ammetterà che la maggior parte delle terre alluvionali nel Nord Europa, come pure una gran parte nell'America del Nord, sono state lentamente create da questi meravigliosi, piccoli architetti geologi. E ciò non è tutto. E' assai probabile che il sistema di lavoro dei Castori, che costruiscono anche se sono in cattività, sia stato copiato dagli uomini, in una certa epoca. Nulla ci vieta, infatti, di credere che il modo di costruire una capanna, una diga, e la maniera di abbattere un grosso albero al punto esattamente voluto, siano stati insegnati agli uomini dai Castori... Come sempre, in casi simili, l'umanità ha manifestato la propria riconoscenza... a suo modo. Vale a dire che gli uomini, da quando hanno imparato a cacciare gli animali e a prenderli con la trappola, s'ingegnano a catturare e a uccidere Castori sia perché è molto di moda la pelliccia scura e dorata, folta, resistente, morbida, delicata, calda di questi graziosi animaletti; sia perché la carne degli stessi non è di sapore sgradevole. Per questo motivo la specie ha rischiato di scomparire completamente e definitivamente dall'Europa e anche dalla America, dove ora, anche se non è protetta, è almeno sorvegliata attentamente.
Parecchie decine di migliaia di Castori canadesi popolano attualmente l'America settentrionale, dall'Alaska e dal Labrador fino al Messico. Nello Stato del Colorado, dove poco più di 25 anni fa furono trasportati circa 1500 Castori lungo i corsi d'acqua montani, oggi s'incontrano numerose colonie di questi simpatici ed ingegnosi animaletti, che rimangono stabilmente nel luogo prescelto a residenza, a patto che non ne vengano scacciati dall'uomo e che non si presentino nella zona delle Lontre.
Queste sono le caratteristiche fisiche dei Castori: muso quadrato, testa tondeggiante, pelliccia ispida (bisognerà levare i lunghi peli visibili, le «tegole» per trovare, di sotto, la vera pelliccia, la «lanugine»), corpo tozzo e robusto; zampe corte, palmate e unghiate, coda squamosa a forma di spatola tondeggiante e piatta. Si è creduto, fra le altre cose, che il Castoro usasse la coda come una cazzuola, per distendere il fango (la «calcina» delle sue costruzioni) negli spazi liberi fra tronco e tronco, ramo e ramo. Ciò sarebbe troppo bello. La coda del Castoro è un timone di profondità e anche un mezzo per avvertire i compagni in caso di pericolo. Un colpo di coda sul terreno o sull'acqua è sufficiente perché tutta la colonia dei Castori si getti immediatamente in acqua. Il Castoro è un roditore; esso sa usare con sorprendente abilità le due «mani» anteriori e possiede denti incisivi forti e taglienti come un rasoio, lunghi e gialli, capaci di recidere, in due notti, un fusto d'albero di oltre un metro di circonferenza. E' un animale esclusivamente erbivoro, amante di midollo, di corteccia e di foglie.
Non si ciba né di pesci, né di carne. Esso possiede una speciale ghiandola, situata nella regione anale, che produce una sostanza chiamata «castoreo», con cui contrassegna il suo territorio: Questa sostanza emanante un odore molto forte e lungamente persistente, una volta era molto usata per la preparazione di medicine.
Il Castoro è un animale sorprendente sotto molteplici riguardi. Esso merita uno studio ben più particolareggiato e si è tentati di dire che noi abbiamo ancora molto da imparare alla sua scuola.

MOFFETTA (Mephitis Mephitis)

La Moffetta, o Skunk, abita nell'America settentrionale e centrale, dalla Baia di Hudson al Guatemala.
La bella pelliccia bianca e nera di questo animale è folta, morbida, discretamente lunga su tutto il corpo, lunghissima sulla coda che è sempre rivolta all'insù. I suoi due colori sono variamente disposti, ma generalmente sul dorso predomina il bianco mentre il ventre è nero; un po' dappertutto si notano delle macchie bianche su fondo scuro.
Questo mustelide è conosciutissimo in tutti i luoghi dove dimora, per merito soprattutto della particolare e temibilissima arma di difesa di cui è stato dotato da madre natura. Quando è irritata, la Moffetta volta improvvisamente la schiena all'avversario e con infallibile precisione gli spruzza in faccia un getto di liquido denso e oleoso, che si espande rapidamente nell'aria ammorbandola fino a quasi un chilometro di distanza. Nessuno al mondo può resistere a tale odore ripugnante. La Moffetta, perciò, non conosce nemici e non teme nessuno. Essa attraversa qualsiasi strada (molte Moffette vengono schiacciate da vetture, che restano ammorbate per parecchie settimane), entra nelle case, si fa beffe dei Puma, mette in fuga l'Orso, fa salire la Lince in cima agli alberi e persino il Serpente a sonagli si tira da parte al suo passaggio.
Chi non conosce la poco simpatica caratteristica di questo animale non può capire il fine umorismo di Walt Disney, quando Bambi, nel celebre film omonimo a disegni animati, fa conoscenza con la Moffetta che si presenta così: «Mi chiamo "fiore"...».
La Moffetta ha un parente lontano, la Zorilla d'Africa, la cui pelliccia è pressapoco uguale alla sua e le cui ghiandole anali hanno lo stesso potere di emettere un liquido molto puzzolente che fa battere precipitosamente in ritirata lo stesso Leone. Si noterà che le bestie selvagge particolarmente puzzolenti si segnalano molto spesso per una pelliccia piuttosto eccentrica.
E' il caso della Moffetta e della Zorilla, che hanno il dorso bianco e il ventre nero, proprio il contrario del normale. E' da credere che quei colori invertiti e inconsueti siano una specie di avvertimento per chi non è al corrente... del profumo. Ciò non impedisce allo Skunk di offrire, grazie a potenti deodoranti chimici, una pelliccia molto apprezzata.

CERVO

CERVO DALLA CODA NERA (ODOCOILEUS HEMIONUS - CERVO DALLA CODA BIANCA - (ODOCOILEUS VIRGINIANUS)

Anche i Cervi sono animali popolari negli Stati Uniti. Ma, in verità, una quantità inverosimile di forme differenti di questi Cervi vive da un capo all'altro del Nuovo Mondo: i più grandi al Nord, i più piccoli al Sud.
Si va da bestie dalla taglia dei Cervi d'Europa, in Canada, a piccoli animali che non superano 25 chilogrammi di peso, che abitano il Venezuela e le Guiane. Le denominazioni «dalla coda bianca» e «dalla coda nera», sono, in verità, molto vaghe. Tutto ciò che si può dire è che dodici varietà di Cervi nordamericani hanno del bianco nella coda e alcune altre... del nero. Gli Americani chiamano familiarmente questi animali «Cervi di Virginia» e «Cariachi», parola di origine indiana. I Canadesi francesi li chiamano molto semplicemente «Caprioli», ma solo per approssimazione senza che vi sia veramente rassomiglianza con questi animali.

WAPITI (Cervus Canadensis)

Il Wapiti, ancora un nome indiano, è senza dubbio una delle più belle bestie attualmente esistenti.
Sebbene gli Statunitensi abbiano una certa tendenza a chiamarlo «Alce», il Wapiti è un cervo autentico, anzi, un supercervo. Allo stato adulto, infatti, può raggiungere le dimensioni di un cavallo e può avere corna lunghe più di un metro e mezzo. Un maschio di sette anni d'età, fornito delle sue poderose corna, ha un aspetto veramente imponente, certamente superiore e più esaltante di quello di qualsiasi altro cervo, europeo o siberiano o asiatico che sia. Esistono almeno tre varietà di Wapiti nel Nuovo Mondo. Il loro territorio, che copriva tutta la metà settentrionale dell'America del Nord, si è notevolmente ristretto. E' nelle Montagne Rocciose e nel Canada, particolarmente nei parchi nazionali, che si avranno maggiori probabilità d'incontrare questo grande cervo dalle forme particolarmente armoniose e dalle dimensioni gigantesche. Il timido animale, che preferisce la fuga al combattimento, svolge la sua attività principalmente durante il giorno. Si nutre di fogliame, frutti, funghi, muschi, cortecce d'alberi e germogli di tenere pianticelle. Malgrado la sua imponente taglia, è vittima, talvolta, dei grandi Orsi bruni e, sebbene sia protetto nei parchi nazionali, corre il pericolo di cadere sotto la pallottola di qualche cacciatore in agguato, particolarmente paziente. Bisogna riferirsi ai romanzi del secolo scorso e dell'inizio di questo per ritrovare questi cacciatori, silenziosi pedinatori dall'occhio infallibile e dal dito che non trema mai: vi ricorderete certamente di «L'ultimo dei Moicani», di «Occhio di Falco», di «Il cacciatore di Daini» (erano, invece, dei cervi Wapiti o a coda bianca) e delle loro inverosimili imprese.
Ma in quel tempo, il XVIII secolo la selvaggina abbondava, i fucili erano rari e ancora più rari coloro che sapevano servirsene. Allora mandrie di Wapiti popolavano ancora le foreste di gran parte degli Stati Uniti e del Canada e se ne potevano incontrare dei branchi composti di centinaia di capi malgrado le decimazioni che spesso ne avevano fatto e ne continuavano a fare i Puma, gli Orsi. i Lupi, i Pellirosse. Per questi ultimi, i Wapiti rappresentavano, con i Bisonti, la principale riserva di carne e, perciò erano accanitamente cacciati; ma tale caccia non aveva mai messo in pericolo la sopravvivenza della specie. Bisogna ammettere che tutto è cambiato da allora. Fuorché i Wapiti, sempre così belli...

URSONE (Erethizon Dorsatum)

L'Ursone, non molto conosciuto dal pubblico al di fuori del suo continente di origine, è imparentato assai da vicino con gli animali raggruppati sotto il nome di Porcospini. I Porcospini americani, però, sono differenti e senza dubbio di origine diversa da quelli del nostro continente. Gli Ursoni, che vivono nelle foreste dell'Alaska e al Messico, si dividono in due specie: una la più grande, è diffusa nelle regioni orientali: l'altra, invece, dimora nelle zone boscose occidentali.
Quelli della prima specie salgono sugli alberi meno frequentemente degli altri, ma tutti mangiano legno, per quanto duro sia, grazie ai loro denti incisivi, ai quali nulla può resistere. Tutti gli Ursoni possiedono dei peli radi e spinosi, capaci di mettere in fuga l'avversario più ostinato. Questi aculei si staccano dalla pelle della bestia e restano conficcati in quella dell'aggressore; è molto difficile levarli, perché sono dentati.
Una particolarità degli Ursoni: alla nascita, i loro piccoli sono i più grossi fra tutti i piccoli mammiferi; proporzionalmente s'intende...

TASSO AMERICANO (Taxidea Taxus)

Il Tasso americano o Tassideo o Carcagiù vive nell'America settentrionale, dal Canada al Messico. E' un po' più grande e di tinta più smorta di quello europeo. Compresa la coda, esso raggiunge un metro di lunghezza ed è dotato di una forza assolutamente impensabile.

ORSO NERO AMERICANO (Euarctos Americanus)

Nel grande albero genealogico degli Orsi, un ramo spetta di diritto all'Orso nero americano o Baribal. L'Orso nero (che può essere talvolta chiaro, bruno, grigio, color lana naturale) è diffuso in tutta l'America settentrionale, dall'Alaska al Messico settentrionale, pressapoco nelle stesse regioni dove vive l'Orso grigio, noto col nome di Grizzly, del quale ha una tremenda paura. Se il suo mantello è nero come il carbone, il pelo del muso è un po' più chiaro e sulla fronte o sul petto si nota talvolta una macchia bianca. Nella corsa è veloce come un cavallo; la sua forza è fantastica; può raggiungere il peso di 250 chilogrammi; s'arrampica sugli alberi con l'agilità di una scimmia; non ha rivali nell'abilità di mendicare leccornie ai turisti che, in auto, visitano i parchi nazionali.
Quando gli si rifiuta da mangiare, esso si irrita e può diventare temibile, malgrado il suo simpatico modo di comportarsi e la sua fisionomia bonaria. In cattività è un animale temibile del quale non conviene mai fidarsi, giacché resta pericoloso ancor più degli altri Orsi. I responsabili dei parchi canadesi e americani raccomandano vivamente ai turisti di non fidarsi troppo di questo animale ...bonaccione.
Il Baribal abita in preferenza nelle folte foreste dove può facilmente trovare un rifugio e nutrimento sufficiente.

AQUILA DORATA (REALE) (Aquila Chrysaetus)

Dimorante nelle alte regioni montagnose dell'emisfero settentrionale, l'Aquila dorata è divenuta rara in Europa, in Asia e anche in America. Essa è la più bella e la più coraggiosa fra tutte le Aquile, la sola che gli antichi Romani abbiano chiamato «aquila», l'unica capace di cacciare qualsiasi mammifero vivente (essa non si ciba di carogne). In Asia, nei tempi passati, veniva utilizzata, dopo un periodo di addestramento, nella caccia alle Volpi, ai Lupi o ai Cervi: posata sul pugno levato in alto di un cavaliere lanciato a tutta velocità, essa si avventava fulmineamente sulla preda al momento opportuno.
L'Aquila dorata, che gli Europei preferiscono chiamare Aquila reale, costruisce il suo nido di ramaglie su un terrazzo, su una rupe inaccessibile o su una parete rocciosa, anche molto scoscesa. Essa depone due uova dalle quali, dopo un'incubazione di 40-45 giorni, nasceranno due aquilotti quasi incapaci di muoversi, ma avidi di cibo. Occorreranno undici settimane di soggiorno nel nido prima che siano capaci di prendere il volo. Allora saranno nutriti ancora per un po' di tempo; poi saranno scacciati dai genitori e, perciò, saranno obbligati a cavarsela da soli. E' questo il tempo delle imprudenze, l'epoca in cui sono capaci di pigliarsela stupidamente con un uomo, anche se è armato di fucile... Imprudenza, quest'ultima, generalmente fatale alla giovane aquila e che, fra l'altro, procura discredito alla specie... Fortunatamente essa è protetta in un numero sempre maggiore di nazioni. Una delle vittime preferite dell'Aquila dorata è la Lepre. Questa, nell'America del Nord, ha moltissimi nomi e si presenta sotto molteplici aspetti.
Ve ne sono bianche d'estate e rosse d'inverno; altre, con le zampe posteriori smisurate, saltano fino a 7 metri di lunghezza.
La Lepre della California è una varietà fra molte altre. Essa è diffusa nelle regioni nord-ovest del Continente e, come le altre Lepri, deve impegnarsi al massimo per difendersi dall'Aquila, quando questa ha deciso di assalirla; qualche volta riesce a sfuggirle.

CANE DI PRATERIA (Cynomis Ludovicianus)

Il Cane di prateria propriamente detto ha le stesse caratteristiche e le medesime abitudini del «Piccolo cane di prateria» precedentemente descritto.
Anch'esso è un grande roditore ed è, pure lui, responsabile dell'assestamento della prateria americana, prima che gli uomini cominciassero a coltivarla. La vita comunitaria del Cane di prateria (che del Cane ha solo il nome, poiché è un roditore) è molto interessante. Si è notato, in particolare, che una visita tra membri della stessa comunità, ma di famiglie diverse, è sempre preceduta da una specie di riconoscimento bocca a bocca, che degenera talvolta in una furiosa lotta. Tale pericolo di litigio non impedisce però ai Cani di prateria di farsi visita, quando non sono impegnati a mangiare l'erba che circonda le loro profonde e complicate tane. Queste tane, che danno un aspetto quasi lunare all'arida distesa pianeggiante, costituirono subito un pericolo per i cavalieri venuti dall'Europa: i loro cavalli, lanciati al galoppo nella meravigliosa prateria piatta da un capo all'altro dell'orizzonte, si abbattevano talvolta pesantemente al suolo con una gamba spezzata, perché avevano messo un piede in una tana del Cane di prateria.
E' questa una delle ragioni che hanno affrettato lo sterminio di queste bestie, le quali, a parte ciò, sono perfettamente innocenti, anzi utili, per avere, in un certo qual modo, creato questa prateria.
Più avanti vedremo che accade lo stesso ad un altro roditore scavatore, il Pocket Gopher, animale utile e mal ricompensato, come il Cane di prateria, per gli stessi motivi. Ma tutto ciò si è saputo troppo tardi e se si è sempre in tempo per riabilitare una specie animale, non si può però ridare la vita agli animali uccisi ingiustamente ed è molto difficile salvarne la specie se si agisce solo quando questa sta per estinguersi.
Bisogna infine ricordare che questi instancabili lavoratori della terra hanno «fatto» l'America non solo prima dei Bianchi, ma anche prima degli Indiani.

BISONTE AMERICANO (Bison Bison)

Quando si dice ad un cittadino americano che il Bisonte, da lui chiamato «Bufalo» esiste allo stato selvaggio anche in Europa, difficilmente si è creduti. Il Bisonte americano è un po' più pesante, un po' più tozzo e un po' meno slanciato del Bisonte europeo, il gigantesco animale che veniva attivamente cacciato dagli uomini primitivi del nostro continente per la carne e per la pelle; ma bisogna avere dimestichezza con la zoologia per distinguerli. Nel secolo scorso e all'inizio di questo, l'una e l'altra specie di Bisonti hanno corso il rischio di estinguersi.
Eppure, in precedenza, l'Europa e l'America erano popolate da un numero veramente immenso di questi Bovini selvatici di grande taglia. Negli Stati Uniti, ad esempio, quando giunsero gli Europei, milioni di Bisonti popolavano indisturbati, o quasi, le sterminate praterie. Riuniti in gruppi di modesta entità numerica, essi pascolavano tranquillamente, rimanendo praticamente sempre nello stesso luogo o nelle immediate vicinanze. Una volta all'anno essi si radunavano in branchi di decine di migliaia di capi, che insieme migravano in un'altra regione per cercare pascoli più abbondanti o per svernare in un luogo meno freddo. Il trasferimento di queste orde era davvero uno spettacolo indimenticabile ed indescrivibile: milioni e milioni di bestie, le più grosse delle quali si avvicinavano al peso di 1000 chilogrammi o addirittura lo superavano, formavano un'immensa e inarrestabile valanga larga parecchi chilometri ed estesa, in lunghezza, a perdita d'occhio.
Questi gibbosi animali rappresentavano la principale, anzi l'unica fonte di sostentamento per gli Indiani della prateria; i Bianchi, quando se ne resero conto, massacrarono i Bisonti con la massima alacrità per ridurre alla fame i loro irriducibili avversari.
Al tempo della costruzione della strada ferrata verso l'Ovest, i lavoratori furono nutriti con carne di Bisonte, e il famoso Cody, soprannominato più tardi Buffalo Bill, s'era impegnato a fornirne a volontà. I pionieri più distinti, quando uccidevano un Bisonte, ne mangiavano soltanto la lingua, trovando troppo dura l'altra carne. I Bisonti non poterono resistere per lungo tempo alle impressionanti stragi che ne riducevano continuamente il numero e la specie si sarebbe sicuramente estinta se, alla fine del secolo scorso, alcuni uomini più previdenti non ne avessero catturato e rinchiuso alcuni esemplari in luoghi dove poterono vivere e riprodursi in tranquillità. Attualmente le poche migliaia che sopravvivono nelle vaste riserve americane e canadesi sono sufficienti a soddisfare sia il desiderio dei turisti di vedere queste bestie leggendarie, sia il bisogno dei cineasti per i loro films sul Far-West.
E' inutile descrivere l'aspetto inquietante di questo bue selvaggio, che possiede un paio di costole supplementari e che grugnisce invece di muggire.
D'inverno il suo corpo è ricoperto d'un folto mantello che cade in primavera. Sebbene sia generalmente di umore tranquillo, gli accade talvolta di caricare pericolosamente le persone che non gli piacciono.
Guardandolo, non si può fare a meno di pensare ai pascoli sconfinati che furono il suo dominio poco più di un secolo fa.

VOLPE GRIGIA (Urocyon Cinereo-argenteus)

La Volpe grigia o Urocione è un animale diffuso in tutta l'America settentrionale, nell'America centrale e nelle regioni settentrionali dell'America meridionale.
Fra le varie specie e sottospecie che appartengono a questo genere di canidi (urocione vuol dire «coda di cane»), la più nota e la più diffusa è quella denominata Urocione cinereo argentato, particolarmente comune nelle regioni occidentali degli Stati Uniti. Questa Volpe vive in ogni luogo dove crescono pini, ma dimora anche in territori desertici, a patto però che vi crescano dei cactus. E' assai difficile incontrarla perché, timida e scaltra com'è, si avventura allo scoperto solo dopo essersi accertata che tutto è tranquillo. E' una Volpe che assomiglia a tutte le altre Volpi. Ha però il corpo più snello, arti più corti, coda più slanciata e ricoperta di un pelo lungo e folto, testa meno larga, muso più appuntito e sottile.
La sua principale caratteristica è l'eccezionale abilità che dimostra nell'arrampicarsi sugli alberi, dove non esita ad inseguire gli scoiattoli, destando stupore in chi non la conosce. La sua folta pelliccia, piuttosto bella ma di scarso valore commerciale, è grigio-argentea sul dorso e ai fianchi, rossiccia sugli arti, biancastra gialliccia sulle altre parti del corpo. Svolge la sua attività principalmente durante le ore notturne, ma spesse volte va in cerca di prede anche in pieno giorno. Si ciba di roditori di piccola e media taglia (scoiattoli, conigli, topi, ratti, ecc...), di uccelli e delle loro uova; frutta e altre sostanze vegetali completano quotidianamente la sua alimentazione. Assale gli animali da cortile soltanto quando non riesce a trovare cibo sufficiente nel suo ambiente. Sceglie per domicilio il tronco cavo di qualche grosso albero o una caverna o la fenditura di una roccia e ha l'accortezza di non cacciare mai nelle vicinanze della sua tana, per evitare che questa venga scoperta.
La femmina dà alla luce quattro o cinque figlioletti all'anno, che vengono allattati per una novantina di giorni.
I cuccioli dell'Urocione, che sono di colore scuro e assomigliano molto a quelli del Cane domestico, vengono difesi dalla madre fino a quando non sono autosufficienti; poi ogni volpacchiotto si allontana dalla madre e pensa alla formazione di una propria famiglia. Sebbene la sua pelliccia non sia pregiata come quella di altre Volpi, la Volpe grigia è oggetto di caccia spietata in ogni stagione dell'anno, negli Stati Uniti e nel Messico. La sua poco simpatica abitudine di divorare volatili ancora implumi o feriti è, forse, la causa principale per cui è tanto accanitamente cacciata. E' difficile stanarla, ma il cacciatore che vi riesce può catturarla molto facilmente perché è poco resistente nella corsa.
Oggi si comincia finalmente a comprendere che essa ha un ruolo importante nella distruzione dei roditori tanto nocivi all'agricoltura e ci si accorge che adempie la sua mansione con gran talento.
I Cani da prateria e gli uccelli rapaci sono, con l'uomo, i suoi più temibili nemici.

ALCUNI RODITORI

In quanto ai roditori, non esiste specie che manchi nell'America del Nord. Ve ne sono di ogni forma, di ogni dimensione (intendiamoci: di ogni dimensione «normale» per un roditore) e di ogni colore.

RATTO CANGURO (Dipodomys Spectabilis)

Il Ratto canguro vive nelle aride terre del Messico e delle regioni occidentali degli Stati Uniti. Il suo piccolo corpo sembra sproporzionato alla grossa testa e alle zampe posteriori, che sono molto sviluppate. Gli arti anteriori invece sono tanto piccoli che spariscono del tutto o quasi sotto la lunga e delicata pelliccia. La coda è molto lunga e termina con un ciuffetto di peli ruvidi. Questa bestiolina è fornita, come tutti gli altri animali della stessa famiglia, di due tasche guanciali, che utilizza per depositare il cibo che raccoglie nelle sue scorribande notturne. Il Ratto canguro si sposta da un luogo all'altro saltando sulle zampe posteriori; se è tranquillo compie saltelli di 10-20 centimetri, ma se è spaventato effettua salti di qualche metro. Durante i salti, brevi o lunghi che siano, usa la coda, battendola per terra come timone di direzione. La sua tana, scavata sotto le pietre o alla base delle rocce e dei cespugli, comprende parecchie gallerie verticali e orizzontali a poco meno di mezzo metro di profondità. Lungo questi cunicoli s'incontrano delle piccole camere, alcune delle quali sono usate da deposito per gli alimenti, mentre le altre servono per il riposo diurno o per l'allevamento dei piccoli. Ogni Ratto canguro fornisce la propria tana di parecchie uscite che gli consentono di porsi facilmente in salvo, quando qualche suo nemico tenta di catturarlo. A notte inoltrata esce dalla dimora e va in cerca soprattutto di semi, che rappresentano il suo principale nutrimento. Scelta la pianta, esso si rizza sulle zampe posteriori ed inizia la raccolta di semi, usando le labbra e le corte zampette anteriori.
Dopo essersi saziato, riempie di semi le tasche guanciali e li porta nei suoi magazzini sotterranei. Praticamente non beve mai; per dissetarsi gli è sufficiente mangiare le poche erbe verdi che spuntano, durante la stagione delle piogge, sul terreno in cui abita, o qualche insetto, con particolare preferenza per le cavallette. Tutti i carnivori quadrupedi e alati sono suoi acerrimi nemici; fra questi sono particolarmente temibili i Coyotes, gli uccelli rapaci e soprattutto i serpenti a sonagli, che possono entrare nella sua tana.

TOPO SPINOSO (Heteromys)

Il Topo spinoso rappresenta una delle numerose specie che formano il genere Heteromys Le sue forme e le sue abitudini di vita sono molto simili a quelle del Ratto canguro.

MICROTO o ARVICOLA CALIFORNIANA (Microtus Californicus)

Il Microto, suddiviso in varie specie e sottospecie, è comune in tutta l'America settentrionale, dove è chiamato Topo dei prati. Voracissimo come gli altri roditori congeneri, esso provoca ingenti danni alle coltivazioni. Per tale motivo gli agricoltori gli danno la caccia con tutti i mezzi a loro disposizione, specialmente con trappole, con veleni e allagando il territorio.

TOPO DELLA FORESTA (Napaeozapus Insignis) - ZAPO' HUDSONIANO (Zapus Hudsonicus)

Il Topo della foresta e lo Zapò hudsoniano, appartenenti a due generi diversi della stessa famiglia, hanno una stretta somiglianza. Il piccolo Topo della foresta annovera fra i suoi nemici gli insetti maggiormente nocivi; perciò si rende utile alla difesa delle piante. Lo Zapò hudsoniano, chiamato anche Topolino saltatore, ha le zampette posteriori molto più lunghe delle anteriori e compie talvolta dei salti, in lunghezza, di due o più metri. Dimora nelle praterie e in tutte le zone ricche di vegetazione degli Stati Uniti. Il suo piccolo corpo e ricoperto da una pelliccia lunga e folta, ha orecchi molto corti e musetto piuttosto allungato. Si nutre principalmente di semi di piante. Di abitudini notturne, è attivo dalla primavera all'autunno e in questo tempo mangia molto; all'inizio dell'inverno si prepara in fretta una tana sotterranea e cade in profondo letargo.

TOPO MERCANTE (Neoroma Cinerea)

Il Topo mercante, con la sua lunga coda vellutata, assomiglia molto ad uno scoiattolo e non manca di eleganza. Questo roditore, diviso in numerose specie, è diffuso nelle regioni meridionali degli Stati Uniti. Si costruisce il nido alla base di un alto cumulo da lui stesso preparato con fuscelli, frasche, foglie secche, muschio, pale di fichi d'India ed altro materiale. Esce dalla tana di notte e va in cerca di cibo: frutta e sostanze vegetali. Se risiedono a poca distanza dalle dimore umane, questi roditori vi entrano e portano via tutto ciò che possono: piccoli barattoli luccicanti, carta stagnola, stracci, chiodi, fogli di giornali. Tutto questo viene sistemato sul mucchio di materiale che fa da tetto alla sua tana, come se volesse esporlo in mostra. Questa è la ragione per cui è chiamato Topo mercante. Fino al secolo scorso era attivamente cacciato dagli Indiani, ghiotti delle sue carni; ora è lasciato in pace, anche perché rarissimamente reca danni alle colture. I suoi più temibili nemici sono i rapaci notturni e i Coyotes.

POCKET GOPHER (Geomys Bursarius)

Il roditore più straordinario fra tutti questi è senza dubbio il Pocket Gopher: i due grandi denti della sua mascella superiore sporgono attraverso la pelle, non lasciando alla bocca, di sotto, che un foro rotondo circondato di pelo con i due incisivi della mascella inferiore per traverso.
Scavatore inveterato che si nutre di radici, che smuove la terra senza sosta, che taglia qualsiasi legno duro in piccoli pezzi, il Pocket Gopher ha inoltre l'abitudine di riempire di cibo le due tasche guanciali di cui è fornita la sua bocca. Quando le due tasche sono piene, le va a svuotare nel suo granaio, premendole con le zampe anteriori, con un movimento veloce e preciso. Come il grande e il piccolo Cane di prateria, il Pocket Gopher è una delle creature della Grande Prateria americana, fertile terra coltivata a frumento e a mais.

In precedenza abbiamo affermato che l'America del Sud era una terra ricca di Roditori d'ogni sorta. Una ulteriore prova sta nella presentazione di esemplari un tempo sconosciuti.

PACARANA (Dinomys Branickii)

Il Pacarana è senza dubbio il più raro fra i sei roditori precedentemente elencati. Il suo aspetto è strano: grossa testa enigmatica, grandi baffi bianchi, occhi minuscoli, pelliccia irsuta, rozzamente macchiata, e lunga coda.

TUCU-TUCO (Ctenomis Luteolus)

Il Tucu-tuco è molto meglio conosciuto, nell'America del Sud. E' un Roditore, certamente, ma che conduce una vita da talpa, particolarmente nelle pianure renose dell'Argentina.
Il Tucu-tuco (parola onomatopeica, che ricorda un rumore incessante prodotto dalla bestiola) misura dai quindici ai trenta centimetri. Ha dei piccoli orecchi; delle zampe con discreti artigli ed una corta coda, ma i suoi occhi sono grossi e sporgenti, ciò che sorprende in un animale scavatore.
Essi respingono, la terra mossa in piccole dune e vivono, in numerose colonie, esattamente come i Cani di prateria dell'America del Nord.

AGUTI NERO (Dasyprocta Aguti) - AGUTI DORATO (Dasyprocta Aguti) - AGUTI MINORE (Myoprocta Aguti)

Gli Aguti, dei quali esistono molte varietà, fanno parte, in base al loro colore, del Folklore della Guiana e delle Antille, dopo che furono conquistate dagli Europei.
Questi piccoli Roditori senza coda, con il corpo rotondo, la testa allungata, con degli occhi vivi e degli orecchi minuscoli, sono dotati di zampe sottili e nervose che a loro conferiscono una agilità stravagante. Sono animali veramente «esplosivi», saltando come folli in tutti i sensi, uccidendosi fra loro, capaci di superare distanze sorprendenti con un solo balzo, senza rincorsa. Mangiano un po' di tutto, ivi compresi dei frutti che cercano persino salendo sugli alberi, e delle conchiglie che rosicchiano durante la bassa marea, sulle spiagge dell'Atlantico. Non scavano un covile, portano il cibo alla bocca con le loro zampe anteriori e non sono molto conosciuti... almeno per quanto riguarda la loro vita intima.
L'Aguti minore sembra un Aguti in miniatura, con una sottile, piccola coda in più. Abita la Guiana, è molto raro, pochissimo conosciuto, assai facile ad addomesticarsi e di gran lunga più calmo dell'Aguti dorato. Si caratterizza per i peli lunghissimi del suo dorso, che può rizzare allorché si senta minacciato.

CAPIBARA (Hydrochoerus Hydrochoeris)

Il Capibara è semplicemente il più grosso roditore conosciuto al mondo. Supera largamente il metro di lunghezza e cento chilogrammi di peso. Ha una testa enorme, dei corti orecchi rotondi, è completamente privo di coda, ha dei peli ruvidi, delle abitudini dolci e tranquille, una sensibilità notevole ed una alimentazione vegetariana. Si lascia addomesticare con grande facilità e molti zoologi si domandano continuamente e da molto tempo che cosa si aspetta per aggiungere il Capibara alla lista degli animali della fattoria. La sua carne, poi, è eccellente e le femmine estremamente prolifiche. Si notano dei Capibara in ogni parte dell'America Sud-tropicale, ma esso sopporta benissimo la vita in climi più temperati.

PICCHIO

PICCHIO DI CALIFORNIA (Balanosphyra Formicivora Bairdi) - PICCHIO DAL BECCO COLOR AVORIO (Campephilus Principalis) - PICCHIO DALLA TESTA ROSSA (Melanerpes Erytrocephalus)

I Picchi, per cominciare, hanno un piumaggio vivacemente colorato, spesso di tinte molto belle.
Il Picchio dal becco color avorio è ora, purtroppo, molto raro e lo si trova solamente nelle foreste del sud-est degli Stati Uniti e nell'isola di Cuba.
Qualche secolo fa questi grossi uccelli erano molto numerosi in tutto il territorio degli attuali Stati Uniti d'America. Il lungo e robusto becco di questi volatili era in quei tempi molto ricercato dagli Indiani, specialmente dai capi che amavano ornarsene. Come quasi tutte le specie di Picchi, essi si nutrono di frutta, d'insetti e delle loro larve, che trovano sotto le scorze degli alberi. Il Picchio dalla testa rossa si rende singolare per la sua maniera di cacciare: invece di cercare gli insetti a terra o nel tronco degli alberi, questo magnifico uccello li cattura al volo, balzando improvvisamente fuori da un tronco d'albero in cui si era nascosto.
Il Picchio di California, soprannominato anche Picchio formichiere, si nutre principalmente di formiche, ma non disdegna frutta e noci, che spesso nasconde sotto la scorza degli alberi che frequenta maggiormente, per crearsi riserve di cibo.

GHIANDAIA

GHIANDAIA AZZURRA AMERICANA (Cyanocitta Cristata) - GHIANDAIA VERDE (Xanthoma Luxuosa Glaucescens)

Le Ghiandaie del Nuovo Mondo, più che non le consorelle d'Europa, dalle quali differiscono un po', amano mescolarsi ai drammi e annunciare ai quattro venti i misfatti ai quali assistono.
Come quelle d'Europa, le Ghiandaie del Nuovo Mondo sono ardite, battagliere e famose ladre.
La Ghiandaia azzurra dal ciuffo è un uccello molto bello, molto conosciuto in America e così pure la Ghiandaia verde, che vive più a sud della precedente.

CUCULO AMERICANO (Coccyzus Americanus)

Fra i numerosi Cuculi del Nuovo Mondo, quello americano o «dal becco giallo» è della taglia di un Tordo. Il suo piumaggio è bruno chiaro nelle parti superiori del corpo, biancastro nelle inferiori; sulla lunga coda si notano delle grandi macchie bianche. Esso nidifica nel Nord e va a passare l'inverno nel Sud. Contrariamente a molti Cuculi «veri», il Cuculo dal becco giallo e quello «dal Becco nero» non si comportano da parassiti. Essi si costruiscono il nido, vi depongono le uova e covano; poi allevano con la massima regolarità i propri uccellini.
Della vasta famiglia dei Cuculi resta evidentemente moltissimo da dire ancora. A dire il vero non è possibile dare particolari su tutti gli animali, su tutti gli uccelli di un continente... Non si possono citare che i più rappresentativi poiché uno studio approfondito richiederebbe, per ciascuna famiglia, un grande numero di opere dell'importanza di questa.

PINNIPEDI

OTARIA CALIFORNIANA (Zalophus Californianus)

Alla famiglia degli Otaridi appartengono i pinnipedi che generalmente sono conosciuti con i nomi di Leone marino e di Orso marino. Le Otarie sono facilmente distinguibili dalle Foche e dai Trichechi perché sono i soli pinnipedi che possiedono delle piccole orecchie esterne, sviluppate a forma di padiglione. Possiedono inoltre un collo molto lungo, che consente loro di girare facilmente la testa in ogni direzione. Sebbene siano animali marini, esse trascorrono annualmente un certo periodo di tempo sulla terraferma.
Altra caratteristica che li distingue dalle altre famiglie di Pinnipedi è offerta dal loro modo di procedere sia nell'acqua che sulla terra. Per nuotare esse usano prevalentemente gli arti anteriori trasformati in pinne; durante il nuoto muovono il corpo e compiono ogni tanto dei grandi balzi sopra la superficie liquida come i delfini. Sulla terraferma invece si muovono mettendo in movimento tutti e quattro gli arti che mantengono il corpo quasi interamente sollevato dal suolo. Gli arti posteriori, pure molto sviluppati e trasformati in pinne, sembrano dei grandi e originali piedi, quando sono appoggiati sul terreno. Poiché questi arti posteriori si muovono contemporaneamente, le Otarie hanno un'andatura piuttosto goffa sul terreno, sebbene riescano a spostarsi con una certa velocità anche qui. La loro testa è di dimensioni normali, con il muso allungato e fornito di peli setolosi piuttosto grossi e di lunghezza diversa. Caratteristica è la dentatura: nella mascella hanno sei denti incisivi, due canini e dodici molari; nella mandibola hanno quattro incisivi e dieci molari. Il corpo è ricoperto da un pelo ispido e rado in alcune specie, folto e lungo in altre.
Come tutti i pinnipedi, le Otarie sono decisamente gregarie, hanno cioè l'abitudine di riunirsi in branchi anche molto numerosi, specialmente nel tempo della riproduzione.
La loro alimentazione è basata principalmente sui pesci che catturano con estrema facilità, grazie alla eccezionale agilità che hanno in acqua.
Dotate di buona intelligenza, esse possono essere addomesticate e ammaestrate.
Le Otarie, distinte in due gruppi, Otarie Orsine e Otarie Leonine, dimorano lungo le coste dell'Oceano Pacifico, dall'Alaska al Giappone, dall'America del Sud fino al Capo Horn e fino in Australia.
L'Otaria californiana, chiamata anche Zalofo della California o Leone marino della California, è il più piccolo degli animali riuniti sotto il nome di «Leoni marini». Nera, vivace, agile più di quanto si possa immaginare, è l'Otaria che si lascia più facilmente addomesticare. Al circo la vediamo fare dei giochi di destrezza veramente meravigliosi. Gira la testa in ogni direzione, salta, sale su una scala, tiene in equilibrio sul naso tutto ciò che le si lancia e fa questo con la massima naturalezza. Abbaia come un cane e morde vigorosamente quando la si molesta un po' troppo o quando le si rifiuta il pesciolino che essa reputa di meritare come ricompensa del lavoro compiuto.
Questi animali giocano molto in mare, non diffidano abbastanza degli uomini e, per nutrirsi, cacciano più volentieri conchiglie, molluschi ed uccelli che pesci. Non sono veramente pericolosi, se si escludono i maschi nel tempo della riproduzione, tempo in cui stimano che il loro dovere sia quello di proteggere l'harem che hanno conquistato a viva forza. Hanno la pelle ricoperta di folti, ruvidi e lucenti peli setolosi, che formano una rozza pelliccia color bruno, più carico nelle parti superiori.
Dimorano lungo le coste della California, delle isole vicine e lungo parte della costa messicana. In questi luoghi, fino ad un centinaio di anni fa, le Otarie californiane vivevano in gran numero ed era perciò facile incontrarne dei branchi di decine di migliaia di capi. Esse se ne stavano tranquillamente distese lungo le coste a godersi il sole. Logicamente esse divoravano enormi quantità di pesce nel periodo che trascorrevano sulle coste e questa fu una delle ragioni per cui, alla fine del secolo scorso, fu deciso di cacciarle spietatamente per ridurne notevolmente il numero. Una decina di anni dopo le Otarie californiane erano ridotte a poche centinaia di esemplari e si considerava ormai prossima la loro estinzione. Per fortuna il governo americano, sollecitato principalmente dalla Società di Scienze naturali, promulgò, verso il 1910, una legge che proibiva la caccia di questi pinnipedi in certe zone e la limitava in altre. Oggi sono ritornate ad essere abbastanza numerose e si spera che sia scongiurato per sempre il pericolo della loro totale scomparsa. Si riproducono di solito una volta all'anno, dopo una gestazione piuttosto lunga (quasi dodici mesi). Ogni anno, a primavera inoltrata, i maschi giungono per primi sulle coste e si contendono i posti migliori, ingaggiando spesso, tra di loro, delle lotte furibonde e molto rumorose, dalle quali escono piuttosto malconci.
Le loro fortissime grida sono sentite a molta distanza. Terminata la battaglia e conquistato il pezzetto di terra dove avverrà la riproduzione (questo terreno è noto col nome di «rookeries»), i maschi riprendono la loro vita abbastanza tranquilla, in attesa delle femmine. Trascorrono questo tempo beatamente distesi sugli scogli o balzando in acqua a caccia di pesci, crostacei e molluschi.
Dopo qualche tempo giungono anche le femmine. Al loro arrivo i maschi si azzuffano nuovamente e più ferocemente, urlando e abbaiando senza posa. La lotta termina quando uno dei due contendenti si dà per vinto, ritirandosi lontano. Al termine della contesa, tanto il vincitore quanto lo sconfitto hanno il corpo coperto di sangue che sgorga dalle numerose, profonde ferite.
Il vincitore, scelte le spose, si ritira nel suo harem e rimane sempre vigile e pronto a lottare contro chi ha l'ardire di avvicinarsi. Le femmine, poco dopo il loro arrivo sulla costa, danno alla luce un figlioletto, molto raramente due. Insieme con i maschi, esse hanno molta cura del piccolo o dei piccoli, che difendono da ogni pericolo. Con molta pazienza ed abilità insegnano loro il modo di muoversi sugli scoscesi dirupi delle rookeries, sui mucchi di alghe, sulla sabbia. Qualche settimana dopo la nascita li conducono in acqua perché imparino a nuotare e a procurarsi il nutrimento. In questo primo periodo di allevamento, i genitori, per non lasciare mai soli i piccoli, vanno in cerca di cibo alternativamente. Verso la fine della estate le Otarie californiane ritornano in mare, dove resteranno fino alla primavera seguente. Restano sulla terraferma solamente quelle più deboli e malandate. Fra le Otarie leonine, oltre allo Zalofo della California, meritano di essere ricordate l'Otaria dalla criniera, o Leone marino della Patagonia, e l'Otaria di Steller, o Leone marino artico.

ELEFANTE DI MARE (Mirounga Angustirostris)

Gli Elefanti di mare appartengono alla stessa sottofamiglia delle Foche con la cresta, di cui si è già trattato.
Sono dei giganteschi animali lunghi più di cinque metri, pesanti parecchie tonnellate, abbastanza veloci nell'acqua, ma molto lenti sulla terra. Hanno un corpo tozzo e massiccio di forma affusolata. Le zampe sono trasformate in pinne: le anteriori hanno cinque dita tenute unite da una membrana e munite di unghie, le posteriori invece hanno le dita senza unghie. La pelle del loro corpo è ricoperta di pelo rado, duro e corto, che cambia regolarmente una volta l'anno, insieme con la pelle stessa, che si stacca a brandelli. Hanno una colonna vertebrale tanto flessibile che possono piegarsi all'indietro fino a portare la testa a toccare gli arti posteriori. Si alimentano particolarmente con seppie e con altri cefalopodi e non disdegnano i pesci.
Mentre in acqua si muovono agilmente e velocemente, sulla terra invece sono costretti a procedere con molta fatica e lentezza perché le zampe, trasformate in pinne, non sono assolutamente capaci di sostenere il pesantissimo corpo, per cui lo trascinano penosamente in avanti, aiutandosi un po', nella spinta, con le zampe anteriori. Mentre si spostano sulla terraferma, devono fare frequenti soste per riprendere fiato. Trovato il posto desiderato, si addormentano profondamente e, mentre dormono, è possibile avvicinarsi e anche toccarli senza che si sveglino. Sebbene si muovano con estrema difficoltà fuori dell'elemento liquido, essi trascorrono molto tempo a terra, rotolandosi sulla sabbia della spiaggia che hanno scelto come loro dimora.
Il maschio è facilmente distinguibile dalla femmina, perché sul muso ha un organo erettibile, una specie di proboscide che, quando è irritato, s'ingrossa e diventa lunga anche mezzo metro. Se viene svegliato mentre sta dormendo beatamente sulla sabbia, un vecchio maschio sbadiglia piuttosto rumorosamente e, nello stesso tempo, assume la posizione più eretta possibile, aiutandosi con le due pinne anteriori; gonfia poi la proboscide, spalanca l'enorme bocca e urla furiosamente. Sfogata così la sua collera, si avvia faticosamente e lentamente verso l'acqua o si riaddormenta sullo stesso posto. Le femmine sono più mansuete ed hanno dimensioni assai più modeste. I piccoli sono abbastanza carini, ma sono più o meno lacrimanti.
Nel periodo della riproduzione le femmine partorienti, in gruppi di una quindicina circa, raggiungono per prime le rookeries e, dopo alcuni giorni, ciascuna di loro dà alla luce un piccolo che pesa già una quarantina di chilogrammi. Arrivano quindi i maschi che, scossisi dalla loro abituale apatia, ingaggiano accanite lotte per la conquista delle femmine, le quali assistono ai furiosi combattimenti senza intervenire. Nella lotta i maschi riportano spesso ferite profonde, che si rimarginano però molto rapidamente. Per tutta la durata di questo periodo, né i maschi né le femmine vanno in mare in cerca di cibo.
La madre alleva il figlio con molta cura, lo nutre col suo latte e, dopo circa due mesi, lo accompagna in acqua, dove gli insegna a nuotare e a catturare pesci e molluschi. Quando i figli sono notevolmente cresciuti, le famiglie si riuniscono, formando branchi talvolta molto numerosi, e ritornano in mare.
Comuni un tempo lungo tutte le coste americane dell'Atlantico e del Pacifico, gli Elefanti di mare sono stati tanto accanitamente cacciati, soprattutto per il grasso che forniscono, che alla fine del secolo scorso corsero il rischio di scomparire dappertutto, fuorché nell'Antartide. Dovettero però restarne alcuni esemplari, perché poco tempo dopo se ne sono rivisti lungo le coste della California, dove si era perduto anche il ricordo della loro esistenza.

PUMA (Felis Concolor)

Questo bel felino americano, che assomiglierebbe abbastanza ad una leonessa se avesse la testa più allungata, è chiamato con parecchi nomi: Puma, Leone d'America, Coguaro, Pantera e altri ancora. Ha un mantello prevalentemente fulvo, zampe abbastanza grosse, corpo lungo e snello. Quasi sempre silenzioso, fa udire la sua voce, un ringhio piuttosto feroce, soltanto di notte quando va a caccia. Lo si può trovare in ogni parte del Nuovo Mondo, dal Nord al Sud e dall'Est all'Ovest, ma se è ancora abbastanza diffuso nell'America del Sud, la «civilizzazione», cioè i fucili e i cani dei cacciatori, l'hanno fatto diventare raro in tutta l'America settentrionale, particolarmente negli Stati Uniti.
Cacciatore crepuscolare e notturno, straordinariamente agile nell'arrampicarsi sugli alberi e rapidissimo nel saltare da un ramo all'altro, il Puma fa strage di scimmie, di cui è spietato nemico, e di pennuti. Aggredisce, inoltre, ogni animale selvatico e domestico, anche di grossa taglia, che gli capita a tiro, ma assale raramente l'uomo, anche se questi gli sta dando la caccia. Si abitua presto e facilmente alla prigionia e si addomestica senza difficoltà; se viene catturato giovane, può essere addestrato e tenuto in casa come un qualsiasi cane e facilmente si affeziona al padrone. Ne ho visti che giocavano con il loro guardiano o che lottavano con lui «per scherzo», senza mai sfoderare gli artigli. Bisognerà però ammettere che questa grossa belva, anche quando vuol scherzare, fa sempre una certa impressione a qualsiasi uomo, per quanto coraggioso possa essere...
Una delle sue prede preferite: un Cervo mulo.

CERVO MULO (Odocoileus Hemionus)

Del Cervo mulo abbiamo già parlato in occasione dei Cervi virginiani, Cariachi, Cervi dalla coda bianca e Cervi dalla coda nera. In realtà queste sono varietà locali di uno stesso animale. Il Cervo mulo si trova soprattutto nell'Ovest degli Stati Uniti, dall'Alaska al Messico. Come tutti i cervi del mondo, esso porta delle corna che cadono annualmente e che rispuntano dapprima «vellutate», poi molto dure.
Quando non porta nulla sulla fronte, le sue orecchie, particolarmente grandi, gli donano effettivamente un aspetto da mulo, aspetto che giustifica il suo nome. I piccoli sono dei graziosi e timidi «bambi», un po' impacciati sulle loro lunghe zampe e con un mantello rosso macchiettato di bianco sul dorso e sui fianchi, mimetismo comune a tanti giovani animali. Per loro fortuna non emanano alcun odore e perciò sfuggono abbastanza facilmente ai numerosi predatori, fra cui il Puma, che li cercano.

GRIGIONE (Grison)

Sembra che solo gli zoologi americani sappiano che nell'America centro-meridionale esistono degli animali, chiamati Grigioni, che formano uno dei molti generi della famiglia dei Mustelidi. Il più conosciuto è il Grigione vittato, il cui corpo, lungo dai sessanta ai settanta centimetri, è sostenuto da arti brevi ma robusti, che terminano con piedi completamente nudi, aventi le dita unite tra di loro da una sottile membrana; la coda raggiunge, e in qualche esemplare supera, i venti centimetri di lunghezza. Sul capo largo e piatto si notano due occhietti vivaci e due piccole orecchie di forma arrotondata. Le ghiandole, situate sotto l'attaccatura della coda, secernono una sostanza dall'acre odor di muschio.
Questo piccolo, feroce e vorace mustelide, somigliante ad una Donnola, ha una pelliccia che lo rende invisibile sia dal basso che dall'alto: è di tinta nera nelle parti inferiori, grigio-pallida nelle superiori Durante il giorno dorme in qualche tronco d'albero; di notte, invece, va a caccia di uccelli, di roditori e di altre piccole prede. Non è raro il caso che entri furtivamente nei pollai. Quando vi riesce, compie una vera strage perché ha la poco simpatica abitudine di scannare molti più animali di quanti gli siano necessari per nutrirsi.

BASSARISCO ASTUTO (Bassariscus Astutus)

Il Bassarisco astuto è un altro animale assai poco conosciuto in tutto il mondo, compreso il continente in cui vive. E' una piccola bestia notturna, con orecchie ben sviluppate e con occhi tondeggianti, scuri e prominenti; all'estremità dei suoi arti piuttosto corti si notano delle vere, piccole «mani»; la magnifica pelliccia che riveste il suo corpo è di color bruno dorato superiormente e di tinta chiara nelle parti inferiori; ha una coda molto lunga, il cui foltissimo pelo è disposto a cerchi bianchi e neri, disposti alternativamente. Le dimensioni del corpo e la sua eccezionale agilità gli permettono di intrufolarsi in fessure di rocce e spaccature di tronchi in cui stenterebbe ad entrare anche un piccolo topo.
Vive nelle foreste o nelle zone rocciose in cui abbondano i cespugli. Durante il giorno se ne sta tranquillo nella sua tana che si trova nella cavità dei tronchi: nessuno e nulla riesce a farlo venire all'aperto, anche perché pare che non riesca a sopportare la luce. Esce a notte inoltrata, si arrampica sugli alberi, esplora dappertutto e divora tutto ciò che trova: uccelli, vermi, insetti, uova, frutta. Di solito procede a lunghi, agilissimi balzi, tenendo la sua bella coda ripiegata sul dorso. Questi eleganti animaletti si lasciano facilmente addomesticare, specialmente se vengono catturati appena svezzati.
E' abbastanza comune negli Stati Uniti e nel Messico, dove è soprannominato «Gatto dalla coda anellata». Gli zoologi lo classificano fra i Procionidi, cioè molto vicino ai topolini, ai Coati, ai Kinkajou e ai Panda.
I Bassarischi sono animali tranquilli e vivono spesso anche nelle dimore umane. Una coppia di Bassarischi, ad esempio, visse per una quindicina di anni nella soffitta di una casa abitata. Ogni sera, un paio d'ore prima della mezzanotte, essi scendevano dalla loro residenza e se ne andavano tranquillamente nei cespugli circostanti in cerca del cibo quotidiano. Riempito lo stomaco, le due bestioline ritornavano «a casa» e non ne uscivano più fino alla sera successiva. Se non vengono molestati, i Bassarischi entrano facilmente nelle case abitate in cerca di topi e si avvicinano senza timore all'uomo; possono essere facilmente addomesticati. Sebbene siano molto utili per la distruzione che fanno di topi e ratti, essi vengono accanitamente cacciati e uccisi a causa della loro pelliccia.

PUZZOLA DAI PIEDI NERI (Mustela Nigripes)

La Puzzola dai piedi neri, diffusa nelle regioni sudoccidentali degli Stati Uniti, è così chiamata perché la parte inferiore dei suoi arti è di color nero.
Dalla punta del muso all'estremità della coda misura più di cinquanta centimetri. Il rosso-chiaro della sua pelliccia è interrotto da due larghe strisce scure: una sul dorso e una sul muso. La parte finale della coda è di color nero come gli arti.
Come tutte le sue simili, la Puzzola dai piedi neri penetra ogni tanto nelle fattorie e fa strage di polli e di altri animali da cortile. Di solito però sfoga i suoi istinti sanguinari sui Cani di prateria, vicino ai quali stabilisce quasi sempre la sua dimora. Penetra facilmente nella loro tana sotterranea e ne uccide sempre un numero elevato.
Aggredisce e divora pure uccellini e, oltre ai Cani di prateria, altri mammiferi di piccola e media taglia; in mancanza d'altro, s'accontenta di sauri, anfibi e serpi. Quando è aggredita da qualche animale più grande di lei, la Puzzola si difende e reagisce con prontezza e decisione, mettendo in azione i denti aguzzi, le robuste unghie e, soprattutto, indirizzando contro il nemico un getto di maleodorante liquido prodotto dalla secrezione delle sue ghiandole anali.
Come tutte le altre puzzole, essa viene accanitamente cacciata, non solo perché è considerata dannosa agli animali da cortile, ma anche, e soprattutto, per la sua pregiata pelliccia.

SKUNK MACCHIATO (Spilogale Putorius)

La Moffetta macchiata non è che una varietà dello Skunk, di cui si e già trattato precedentemente. Più piccola. Ia coda completamente bianca e il corpo tutto macchiato di bianco, questa piccola bestiola ha perfezionato le prodezze acrobatiche dei suoi cugini più grandi. Assume, infatti, una perfetta ed anche buffa posizione verticale, degna di un bravo ginnasta, quando sta per lanciare, con una mira infallibile, uno spruzzo del fetido liquido, del quale tutti, bestie e uomini, hanno tanta paura.
Tozzo e goffo, lungo una sessantina di centimetri allo stato adulto, lo Skunk macchiato s'aggira nel sottobosco a caccia di insetti, rettili, uccellini, roditori e frutta.
Suddiviso in una ventina di specie e sottospecie, lo Skunk macchiato vive nelle regioni meridionali degli Stati Uniti.
Animale prevalentemente notturno, trascorre la giornata in riposo, accovacciato alla base di un tronco d'albero o in una tana scavata nel terreno o in piccole cavità tra le rocce.

LONTRA MARINA (Enhydra Lutris)

La lontra di mare era scomparsa dalla costa californiana verso il 1900, a causa della caccia spietata a cui fu sottoposta, sia per la pelliccia che per la carne.
Non molti anni fa qualche esemplare ricomparve nella zona e il suo ritorno fu accolto con gioia da tutti coloro che, negli Stati Uniti, hanno a cuore la conservazione della fauna rara. Nelle zone della costa del Pacifico dove i turisti e gli abitanti sono molto rari, attualmente si possono vedere decine di piccoli punti neri che danzano fra le onde: sono le teste delle Lontre di mare. Queste amabili bestie, dalla pelliccia particolarmente bella, hanno delle abitudini sorprendenti: si circondano di alghe galleggianti, che le mimetizzano perfettamente agli occhi indiscreti; trascorrono parecchie ore in mare galleggiando tranquillamente rovesciate sul dorso; quando hanno fame, s'immergono nell'acqua e pescano crostacei, gamberi e granchi; dopo ogni immersione ritornano alla superficie, tenendo stretto al petto, con le zampe anteriori, il frutto della loro pesca; per mangiare, si rovesciano sul dorso, si portano il cibo sul petto e, lasciandosi trasportare dalle acque, consumano il pasto in tranquillità; quando catturano un grosso mollusco munito di dura conchiglia, per poterne ingoiare il contenuto si procurano una pietra levigata, la posano sul petto e, usando le zampe anteriori come mani, battono la conchiglia contro quella specie d'incudine fino a spezzarla; dormono in mare aperto, ventre all'aria, e ogni madre tiene stretto al petto il proprio piccolo, che resterà per lungo tempo a suo carico. Ogni tanto, queste Lontre includono nel loro menù anche alghe marine e, solo raramente, qualche pesce che capita a tiro.
Quando sentono il bisogno di riposare, prima di addormentarsi, si avvolgono nelle alghe per non venire portate al largo dalle correnti oceaniche e per non finire in bocca ad uno dei loro più terribili nemici: gli squali e le orche marine.
Il loro corpo è di forma quasi cilindrica, la testa è piccola e la coda è grossa e corta. Gli arti anteriori sono corti e robusti; quelli posteriori sono più lunghi e terminano con lunghi piedi palmati, simili alle potenti pinne natatorie delle Otarie. La pregiatissima pelliccia è di colore nero con leggera sfumatura argentea.
Questi animali vivono riuniti in piccoli gruppi familiari comprendenti i genitori, alcuni figli che hanno già due o più anni e l'ultimo nato. Quest'ultimo, sebbene nasca già con i denti, ha bisogno di essere lungamente allattato e di vivere vicino alla madre per quattro o cinque anni, il tempo cioè necessario per raggiungere il completo sviluppo fisico.
Le femmine mettono al mondo un figlio per parto e ogni madre ha la massima cura del proprio piccino, a cui insegna a nuotare e a pescare. Se si profila qualche pericolo, la Lontra s'immerge immediatamente, tenendo il figlioletto stretto al petto, e ritorna alla superficie solo quando esso ha bisogno di respirare. Quando tutto è tranquillo, madre e figlio giocano a lungo e il piccolo, felice emette dei gridi che assomigliano assai alle grida gioiose di un bimbo.
Fino all'inizio di questo secolo le Lontre marine erano numerose, sia sulle coste dei continenti americano e asiatico, sia su quelle delle isole bagnate dall'Oceano Pacifico settentrionale e dal Mare di Bering.
La strage di questi simpatici animali cominciò due secoli e mezzo fa, quando una spedizione russa, di cui faceva parte anche il danese Bering, naufragò nella parte settentrionale dell'Oceano Pacifico, tra la penisola di Camciatca e l'America.
I superstiti della spedizione, sistematisi su un'isola deserta, videro migliaia di Lontre marine che, per nulla intimorite dalla loro presenza, continuavano a giocare nel mare. Constatato che non erano pericolose e che era possibile avvicinarle facilmente, i russi cominciarono ad ammazzarle a bastonate per mangiarne la carne e per impadronirsi delle splendide pellicce. Da allora la caccia fu sempre più accanita e, sebbene nel frattempo esse fossero divenute tanto sospettose che era assai difficile avvicinarle, ne furono fatte stragi così imponenti che verso il 1800 si ritenne che la specie fosse ormai estinta. In seguito ne comparvero alcuni esemplari lungo la costa di Monterey, in California, ed allora fu steso un accordo fra le potenze maggiormente interessate alla caccia del pregiato animale da pelliccia (Stati Uniti, Inghilterra, Russia, Francia), che stabiliva l'assoluto divieto di caccia in ogni luogo.

SERPENTE REALE DELL'ARIZONA (Lampropeltis Doliata)

Le due Americhe ospitano una bellissima collezione di serpenti.
Ve ne sono per tutti i gusti: quelli dell'America settentrionale, innocui o molto velenosi, sono di lunghezza media; quelli dell'America meridionale, innocui o molto più velenosi di quelli del Nord, sono grandissimi.
Nell'America del Nord, specialmente negli Stati Uniti, vivono molte specie e sottospecie di Serpenti appartenenti al genere Lampropeltis, conosciuti col nome di Serpenti reali. Questi rettili, lunghi al massimo due metri, hanno testa piccola, pupille rotonde, coda piuttosto corta. Sono molto belli, con dei colori assai spiccati, sia sotto forma di anelli, sia sotto forma di strisce longitudinali. Particolarmente attivi verso il tramonto e di notte, essi vanno in cerca di cibo anche durante il giorno. Aggrediscono e divorano qualsiasi animale che possa entrare nella loro bocca enormemente dilatabile, come quella di tutti gli altri ofidi, e che possa passare attraverso la loro gola: lucertole, anfibi, uova di tartaruga e soprattutto altri serpenti, innocui o velenosi, che rappresentano il loro boccone preferito e che inghiottono, spesso ancora vivi, cominciando dalla testa.
Essi hanno la caratteristica di essere immuni dal veleno dei loro simili, sempreché la dose ricevuta non sia troppo abbondante.
Con eccezionale rapidità si avventano sulla preda, attorcigliandosi attorno ad essa e, come i Pitoni e i Boa, la stringono nelle loro poderose spire, provocandone la morte per soffocamento.
Per la strage che fanno di crotalidi e di altri serpenti dal morso micidiale, i Serpenti reali sono rispettati e protetti negli Stati Uniti.
Fra le varie specie di Lampropeltis diffuse negli Stati Uniti sono da ricordare: il Serpente reale dell'Arizona, il serpente reale della Florida, il Serpente del latte e il Serpente reale scarlatto.
Il Serpente reale dell'Arizona, ha l'abitudine di uccidere i Serpenti a sonagli attorcigliandosi attorno al loro collo in modo da comprimere la testa al suolo, senza conceder loro di risollevarsi.
Il Serpente reale della Florida, lungo al massimo un metro e sessanta, è diffuso nei boschi, nelle praterie e in vicinanza di corsi d'acqua della regione da cui ha origine il suo nome. Le femmine, in luglio, depongono una decina di uova da cui nascono i piccoli, lunghi una trentina di centimetri.
Il Serpente del latte, di dimensioni minori dei Serpenti reali, è diffuso con parecchie sottospecie, in tutti gli Stati Uniti e nel Messico settentrionale.
Deve il suo nome al fatto che i contadini nord-americani credono, ancor oggi, alla leggenda che esso si attacchi alle mammelle delle mucche, per succhiarne il latte. In realtà il suo nutrimento è a base di roditori, uccelletti e altri serpenti di piccole dimensioni. Esso vive nei più disparati ambienti: lungo le rive di corsi d'acqua, nei campi coltivati, nei boschi, e, molto spesso, nelle vicinanze delle dimore umane. E' però difficile vederlo perché svolge la sua attività al tramonto, e di notte. Assomiglia molto, nella forma, ai Serpenti reali, e, come questi, è di temperamento piuttosto vivace. Quando è disturbato, esso si pone in atteggiamento minaccioso, pronto a far uso delle zanne.
Il Serpente reale scarlatto è chiamato anche «Falso serpente corallo», per il suo colore molto simile a quello dei pericolosi serpenti corallo, e perciò è cacciato con accanimento. Lungo circa mezzo metro, ha una colorazione apparentemente uguale a quella del serpente corallo, ma è facile distinguere i due rettili: nel primo gli anelli gialli sono bordati di nero, mentre nel secondo gli anelli gialli si alternano a quelli neri e rossi. Il Serpente reale scarlatto dimora abitualmente nelle zone boscose e si muove solo di notte, alla caccia di sauri, di pesciolini e di serpentelli.

CROTALIDI

MOCCASINO ACQUATICO (Ancistrodon Piscivorus) - TESTA DI RAME (Ancistrodon Contortrixmokeson) - CROTALO DIAMANTINO (Crotalus Adamanteus)

I tre serpenti appartengono ad una delle più terribili famiglie di rettili: quella dei Crotalidi. Tutti i serpenti appartenenti a questa famiglia, comprendente circa un centinaio di specie e sottospecie, sono infatti molto velenosi. Questi serpenti, che sono fra i più pericolosi del mondo, possiedono dei denti veleniferi canalicolati, che possono ergersi in avanti e ripiegarsi nell'interno della bocca; fra l'occhio e la narice hanno una fossetta, organo di un autentico sesto senso, il quale li avverte a distanza della presenza di animali a sangue caldo, che costituiscono il loro cibo preferito. Per mezzo di questo originale organo, un Crotalide accecato, reso sordo (veramente i Crotalidi, come tutti gli Ofidi, nascono sordi) e privato della lingua, è ugualmente in grado di colpire, con estrema precisione, ogni roditore che gli giunga a tiro. L'apparato velenifero dei Crotalidi è assai sviluppato e il morso di uno di questi serpenti, se non si interviene immediatamente con i sieri adatti, provoca certamente la morte del ferito. Gli appartenenti a due generi della famiglia (Crotalus, Sistrurus) hanno la coda terminante con un «sonaglio» o «crotalo», organo da cui ha origine il nome di tutta la famiglia.
Alcune specie di Crotalidi sono terrestri, cioè trascorrono la loro vita sul terreno; altre specie sono arboricole, cioè vivono generalmente sugli alberi; altre sono semiacquatiche, cioè trascorrono gran parte del tempo nell'acqua.
Gli appartenenti ad alcune specie sono lunghi pochi decimetri; altri, invece, possono superare due metri e mezzo di lunghezza.
Moccasino acquatico o Bocca di cotone (allusione all'interno molto bianco della bocca) e Testa di rame (allusione al colore rame della testa) appartengono allo stesso genere Ancistrodon, caratterizzato, fra l'altro, dalla coda priva di sonaglio e terminante con una punta piuttosto sottile. Questo genere è il più diffuso della famiglia: è presente in America, in Asia e in Europa.
Il Moccasino acquatico, diffuso negli Stati Uniti, può raggiungere la lunghezza di un metro e mezzo. Allo stato adulto è di colore bruno sul dorso, giallastro con macchie scure nelle parti inferiori del corpo. Abita preferibilmente vicino ai ruscelli, ai laghetti, agli stagni, alle paludi, alle risaie, e nell'acqua svolge quasi tutta la sua attività. Nell'acqua è più veloce ed agile che non sul terreno e va a caccia di anfibi, pesci e rettili, che costituiscono, con gli uccelli e i piccoli mammiferi, il suo nutrimento.
Testa di rame appartiene allo stesso genere, ma è di dimensioni minori. Sono rari, infatti gli esemplari che raggiungono o superano la lunghezza di un metro. Anche questo serpente dimora negli Stati Uniti, in zone rocciose, nei prati, in terreni pianeggianti, con poca e bassa vegetazione e, frequentemente, nelle vicinanze delle dimore umane. E' più facile però incontrarlo in luoghi poco distanti da stagni e laghetti. Di abitudini prevalentemente notturne, esso trascorre la giornata nascosto sotto le pietre, tra il fogliame caduto dagli alberi, sotto vecchi tronchi abbattuti.
A sera inizia la ricerca di cibo: anfibi, uccelli, piccoli mammiferi e, soprattutto, insetti, che spesso rappresentano il suo principale nutrimento. La strage che fa d'insetti, lo rende un animale utile all'agricoltura.
Il Crotalo diamantino appartiene al genere Crotalus, le cui specie sono diffuse dall'America settentrionale fino all'Argentina e al Brasile. Tutti i Crotali sono muniti di un vistoso sonaglio all'apice della coda. Quando solleva la testa, larghissima posteriormente, e fa vibrare la lingua biforcuta, il Crotalo diamantino incute spavento anche a chi è espertissimo di serpenti velenosi. E' uno dei più grandi e pericolosi avvelenatori del mondo: ha una lunghezza media superiore ad un metro e mezzo e le sue zanne canalicolate raggiungono quasi i tre centimetri di lunghezza. Quando è irritato, rizza la mostruosa testa a quasi un metro dal suolo, erge e fa vibrare la coda, producendo il caratteristico suono, che mette in guardia la persona o l'animale che sta avvicinandosi. Il suo veleno condanna a morte atroce la persona che riceve il morso, se non viene subito e opportunamente curata. Oltre che per il micidiale veleno che inietta, è pericolosissimo anche per la velocità e la decisione con cui si avventa contro l'avversario. Si nutre principalmente di roditori e di uccelli. Dimora in alcune regioni meridionali degli Stati Uniti e il suo ambiente è il terreno coperto da bassa vegetazione. Viene cacciato accanitamente non solo per il pericolo che rappresenta, ma anche perché ogni elemento del suo corpo può essere utilizzato: la pelle per confezionare borsette e oggetti di ornamento; le vertebre, dopo essere state colorate, vengono vendute come portafortuna; il sonaglio, ricercato come oggetto di curiosità; la carne, cucinata, viene mangiata e si dice che abbia un sapore simile a quella del manzo.

ALCUNI UCCELLINI DELL'AMERICA DEL NORD

PICCHIO MURATORE (Sitta Canadensis) - MERLO GRIGIO (Cinclus Mexicanus Unicolor) - CARDINALE ROSSO (Cardinalis Cardinalis) - BECCOFRUSONE (Bombycilla Garrulus Pallidiceps) - DUE CINCE (Baelolophus Bicolor e Peuthestes Hudsonicus) - TIRANNO DALLA CODA A FORBICE (Muscivora Fortificata) - ALLODOLA (Sturnella Magna Magna) - TANAGRA ROSSA (Piranga Rubra) - AVERLA (Lanius Borcalis) - FROSONE BLU (Guiraca Caerulea)

I piccoli uccelli dal bel piumaggio o dal bel canto sono presenti anche nel Nuovo Mondo.
Il Picchio muratore è un assiduo frequentatore dei giardini negli Stati Uniti, dove lo si nutre volentieri. Il Merlo del Messico abita la montagna dall'Alaska a Panama.
Il Cardinale è annoverato fra i migliori uccelli cantori. Il Beccofrusone, che si vede qui, è uguale a quello che vive nell'Europa del Nord, ed è più grosso di un altro Beccofrusone americano, quello «dei Cedri».
Le Cince americane sono uccelli graziosi e turbolenti, come quelle d'Europa.
Il Tiranno dalla coda a forbice, o Re dei pigliamosche, è particolarmente splendido con il suo ciuffo rosso a forma di ventaglio, che si ripiega e si erige a volontà. Esso vive nelle foreste folte e lungo i corsi d'acqua, dal Messico sino all'America del Sud.
L'Allodola è diffusa dal Canada al Brasile. Essa nidifica anche sul terreno.
La Tanagra rossa appartiene ad una famiglia che raggruppa più di 220 varietà di piccoli uccelli dal piumaggio splendente, comuni nelle regioni calde del Nuovo Mondo.
L'Averla grigia vive nel Canada e, d'inverno, negli Stati Uniti. Si nutre d'insetti, di piccoli roditori e di piccoli uccelli che infila nelle spine o nei rami degli alberi come fanno tutte le altre Averle.
Il Frosone blu mangia semi duri che schiaccia tra le due forti e corte mandibole del suo becco. Il maschio è blu nero, la femmina bruno carico.
Essi vivono in coppia nelle foreste, dal Messico al centro dell'America del Sud. Cantano molto bene e vengono annoverati, con altri uccelli visibili qui, tra gli esotici più ricercati.

ALCUNI RAPACI AMERICANI

URUBU' (Coragyps Atratus) - POIANA DALLA CODA ROSSA (Buteo Borcalis) - POIANA DI SWANSON (Buteo Swainsoni) FALCO DELLE PRATERIE (Falco Mexicanus) - FALCO PELLEGRINO (Falco Peregrinus Anatum) - CIVETTA AMERICANA (Surnia Ulula Caparoch) - GUFO DELL'EST (Asio Otus Malvius) - GUFO REALE DI VIRGINIA (Bubo Virginianus)

Ecco ora alcuni rapaci americani. Il primo, Urubù o Avvoltoio nero, ha la coda tronca e testa nuda. Vive nel Sud degli Stati Uniti, nell'America centrale e meridionale. Come un bravo spazzino, esso sgombera la campagna e la città dai rifiuti di ogni sorta.
La Poiana dalla coda rossa è un grosso uccello molto diffuso dal Nord al Sud tra l'Alaska e Panama. E' una benemerita distruggitrice di roditori come la Poiana di Swanson.
Il Falco pellegrino è diffuso in tutta Europa e, con varie sottospecie, è presente anche negli altri continenti. Nell'America del Nord abita preferibilmente lungo le coste.
Questo grosso volatile, chiamato «pellegrino» perché si sposta continuamente da un luogo all'altro al seguito degli uccelli migratori, è un autentico predone dell'aria, il terrore di quasi tutti gli uccelli. Sono sue prede, oltre agli uccelli di piccola taglia, anche le anatre e le oche selvatiche, gli aironi e le otarde. Di solito ghermisce ed uccide gli uccelli in volo; li lascia poi cadere al suolo dove se li va a prendere subito dopo. Spesso si avvicina alle fattorie ed allora dirige i suoi assalti contro i pennuti domestici.
Il Falco delle praterie è più piccolo del precedente e dimora solo nelle regioni interne del Nordamerica.
La Civetta americana è chiamata anche sparviero. Più diurna che notturna, è una grande distruggitrice di Lemming.
Il Gufo dell'est, gufo abbastanza comune in tutta l'America del Nord, caccia di notte le sue prede preferite: insetti, uccellini e roditori. Come tutti i Gufi comuni, esso attacca scagliandosi con molta decisione contro il suo avversario, tentando di colpirlo sugli occhi con i poderosi artigli.
Il Gufo reale di Virginia rassomiglia molto al Gufo reale europeo, sia nella taglia che nelle abitudini di vita e nei colori del piumaggio.
Anche se si nutre, ogni tanto, di uccelli, di pollame e di altri animali domestici, esso è principalmente un implacabile nemico dei roditori e, perciò, merita di essere classificato fra gli animali utili all'agricoltura. Il Gufo reale nidifica su una biforcazione di rami, sovente a notevole altezza dal suolo, o nel covo di un albero morto. Vi depone tre grosse uova bianche, sulle quali veglia con coraggio ed ostinazione. Non conviene snidare i piccoli di questo buon padre...

LA RISERVA NATURALE DI EVERGLADES

AQUILA DI MARE DALLA TESTA BIANCA (Haliaetus Leucocephalus)

Ecco l'uccello che gli Stati Uniti d'America hanno scelto come emblema nazionale: l'Aquila di mare dalla testa bianca. Questo grande rapace si nutre principalmente di pesci, ma preferisce quelli morti portati a riva dalle onde o dalla corrente.
In ogni caso è un uccello molto bello con piumaggio di color bruno, tranne sulla coda, sulla testa e sul collo, che sono ricoperti di piume e penne bianche. Questa Aquila è adulta a sette anni d'età e rassomiglia molto alle altre Aquile di mare: a quella europea, che non ha la testa bianca, e a quella asiatica del Camciatca. Il suo becco è particolarmente potente, le sue ali hanno un'apertura superiore ai due metri, il suo volo è maestoso, ma i suoi artigli non hanno la forza di quelli dell'Aquila reale dorata. Negli Stati Uniti è divenuta molto rara. La famosa riserva della Florida, conosciuta sotto il nome di Everglades (vasta regione di deserti, di foreste e di paludi, dove prospera una fauna molto importante), ne mette al sicuro, per fortuna, ancora un certo numero.

NIBBIO DALLA CODA DI RONDINE (Elanoides Fortificatus)

Il Nibbio dalla coda di rondine misura più di sessanta centimetri di lunghezza e sfoggia un piumaggio nero grigiastro dai riflessi verdi sulle sue lunghe ali puntute, con del bianco sulla testa e sul corpo. E' un magnifico uccello molto comune nell'America del Sud, nelle regioni meridionali degli Stati Uniti e nella riserva di Everglades.

FALCO PESCATORE (Pandion Haliaetus Carolinensis)

Il Falco fluviale o pescatore è un grande uccello avente la taglia di un'aquila. E' specializzato nella cattura dei pesci vivi. Sorvola lentamente le coste marine, i laghi e i corsi d'acqua in cerca delle sue prede preferite. Appena scorge un pesce, gli piomba sopra con velocità fulminea e lo ghermisce con i suoi poderosi artigli, di dimensioni veramente impressionanti.
Le dita, fornite di fortissime unghie ricurve, sono munite di tacche cornee che gli servono per trattenere più facilmente le prede. Uno spettacolo veramente magnifico possono godere i visitatori della riserva di Everglades, se hanno la fortuna di seguire con lo sguardo un Falco pescatore impegnato nella caccia ai pesci. Questo uccello rapace è abbastanza comune negli Stati Uniti, soprattutto nel Sud, dove nidifica sugli alberi morti. E' pressappoco identico alle quattro specie di Falchi pescatori del resto del mondo. Sul capo ha un piccolo ciuffo nero.

AIRONE DI LOUISIANA (Hydranassa Tricolorruficollis) - GRANDE AIRONE BLU (Ardea Herodias) - PICCOLO AIRONE BLU (Florida Coerulea Coerulea)

Continuiamo a visitare l'immensa riserva di Everglades in compagnia di uccelli prestigiosi come l'Airone di Louisiana, dal collo tricolore, e il piccolo Airone blu, molto simili l'uno all'altro. Il grande Airone blu è un migratore, spesso soprannominato a torto «Gru azzurra». Esso nidifica in branchi più o meno numerosi e resta riunito in colonie anche quando va a caccia, cosa che pratica con abilità e pazienza. Gli Aironi blu si nutrono di pesci, di batraci, ma anche di insetti e di piccoli roditori, di crostacei e di molluschi. E' un uccello maestoso, che può raggiungere la statura di m. 1,25.

NITTICORA AMERICANA (NYCTICORAS NYCTICORAS HOACTLI)

La Nitticora americana è identica a quella europea. E' un bell'uccello, la cui nuca si orna di piume molto lunghe e sottili, che ricadono con molta eleganza sul dorso o su una spalla. Anche le Nitticore vivono in colonie comprendenti numerosi uccelli e non temono di sorvolare, talvolta, le città o le strade.

AIRONE BIANCO MAGGIORE (Casmerodius Albus Egretta)

Il grande Airone bianco è un uccello ancora più bello dei precedenti. Esso ha corso il rischio di scomparire, tanto le sue piume sono state ricercate nell'ultimo secolo. Se ne faceva un vero massacro, più di un milione e mezzo di uccelli ogni anno. E' facile comprendere che nessuna specie sarebbe capace di resistere ad un tale massacro in massa e che l'Airone bianco, perciò, non sarebbe più di un ricordo, se delle misure internazionali molto severe non fossero state prese negli Stati Uniti e nell'America del Sud. Se riprendesse la moda di ornare i cappelli femminili con piume bianche, la sopravvivenza di molti, magnifici uccelli ritornerebbe in pericolo. Bisogna aggiungere, tuttavia, che riserve così vaste come quella di Everglades giocano un ruolo talmente benefico per la protezione degli uccelli che si può guardare in faccia l'avvenire della fauna con maggior fiducia che nel secolo scorso.

SPATOLA ROSA (Ajaja Ajaja)

La Spatola rosa è la sola Spatola del Nuovo Mondo. E' un grande e bell'uccello, rosa sulla parte superiore del dorso e delle ali; il resto del corpo è bianchissimo. Disgraziatamente, da un punto di vista estetico, essa perde le piume della testa quando diventa adulta, e ciò toglie un po' di maestà alla sua andatura. Essa ha il becco uguale a quello delle altre Spatole: becco arrotondato e appiattito alla sua estremità, così strano quando lo si guarda di prospetto o di sotto, normalissimo quando lo si vede di profilo. Sono uccelli rumorosi che nidificano alla sommità degli alberi e che danno sempre l'impressione di azzuffarsi, quando i genitori portano il cibo ai piccoli e questi lo cercano nella gola paterna o materna con il lungo becco, arrotondato per non causare qualche ferita al genitore in questa operazione.

IBIS ROSSO (Endocimus Ruber)

L'Ibis rosso abita nel Sud degli Stati Uniti e nella metà settentrionale dell'America del Sud. E' magnifico, stupendo, sensazionale. Questi uccelli si nutrono generalmente di ogni sorta di piccoli animali acquatici, che catturano con destrezza durante la loro lunga permanenza nell'acqua, ma non disdegnano gli avanzi di animali uccisi. Il loro becco ricurvo è molto lungo e assai meno solido di quello dei Marabù e degli Avvoltoi. Depongono generalmente da 3 a 5 uova, la cui incubazione dura in media tre settimane. Nidificano di solito sugli alberi e sempre in colonie di numerosi uccelli, talvolta di specie diverse.

IBIS AMERICANO O TANTALO (Mycteria Americana) - IBIS BIANCO (ENDOCIMUS ALBUS)

L'Ibis americano, di colore prevalentemente bianco ma con testa ed estremità alari nere e lucenti, assomiglia molto all'Ibis sacro del Mondo antico. Le sue abitudini di vita, come quelle dell'Ibis bianco, sono pressoché uguali a quelle dell'Ibis rosso: medesima disposizione per la vita in comune, uguale nutrimento, stesso nido, identico modo di riproduzione.

ANINGA AMERICANO (Anhinga Anhinga)

Delle quattro specie di Aninga che esistono nel mondo, una sola è presente nel continente americano, più esattamente tra il sud degli Stati Uniti e l'Argentina.
Lo si soprannomina «Uccello-serpente» per il collo molto lungo e sottile, che rappresenta un buon terzo della sua lunghezza totale. Quando va a caccia di pesci, il suo alimento preferito, l'Aninga ritira indietro il lungo collo come un arco, poi lo fa scattare fulmineamente innanzi e il becco, tagliente ed appuntito come una freccia, infila infallibilmente la preda. Venuto alla superficie, l'uccello scuote via la preda dal becco e la ingoia avidamente.
L'Aninga vive preferibilmente vicino ai laghi di acqua dolce e agli stagni, dalle regioni meridionali degli Stati Uniti fino all'Argentina. Durante il giorno se ne sta tranquillo a prendere il sole sulla spiaggia, a poca distanza dal nido che costruisce sui rami di un albero.
Gli Uccelli serpente vivono a coppie o solitari e sono capaci di nuotare sotto acqua.

FENICOTTERO AMERICANO (Phoenicopterus Ruber)

I Fenicotteri hanno delle caratteristiche che li rendono inconfondibili: gambe lunghissime prive di penne fin quasi all'attaccatura; collo molto lungo ed estremamente flessibile: becco grosso, lungo, curvo verso il basso, con la parte superiore più piccola di quella inferiore. Ogni zampa ha quattro dita: le tre anteriori sono palmate, quella posteriore è molto corta. I margini del becco sono forniti di lamelle cornee simili a quelle che ornano il becco delle anatre. Hanno una voce rauca e forte come quella delle oche; nell'acqua, quando nuotano, assomigliano ai cigni.
I pulcini appena nati sono ricoperti di folto piumino bianco ed hanno il becco diritto. I Fenicotteri, suddivisi in alcune specie, sono presenti in quasi tutte le regioni temperate e tropicali, esclusi l'estremo Oriente e l'Oceania.
La specie più diffusa, il Fenicottero rosa, vive nelle terre bagnate dal Mediterraneo, dalle quali migra abitualmente in Asia e in Africa settentrionale. La specie presente in Florida è originaria delle Antille.
I Fenicotteri rosa possono raggiungere una lunghezza di un metro e trenta e li si può ammirare facilmente ogni anno anche in Italia, nei dintorni di Cagliari, dove si trattengono da marzo a agosto. Le lagune salmastre con poca acqua e con le rive povere di vegetazione sono il loro ambiente ideale. Quando sono in riposo, essi se ne stanno fermi nell'acqua bassa, appoggiati su di una sola zampa; l'altra la tengono ripiegata sotto il corpo.
Dormono in piedi, anzi su un solo piede, con il collo ripiegato e la testa nascosta sotto un'ala. Si cibano preferibilmente di molluschi, vermi, gamberetti e pesci. Quando hanno fame, entrano nell'acqua e, immersa la testa, frugano con il lungo becco nel fondo melmoso alla ricerca degli animaletti che formano il loro abituale menù. Normalmente vivono riuniti in colonie anche molto numerose. Se vengono disturbati, si muovono in gruppo compatto, prima camminando e poi correndo, in direzione contraria a quella da cui sta avvicinandosi il pericolo; infine si sollevano in volo, producendo un forte rumore che si può paragonare ad un rombo lontano. Durante il volo tengono il collo teso in avanti e le zampe diritte all'indietro. Visti da terra, sembrano tante croci con le braccia orizzontali (le ali) molto larghe.
I Fenicotteri rosa sono abbastanza numerosi nell'America settentrionale e nelle isole Galapagos. In certe regioni del Sudamerica vivono ancora due specie di Fenicotteri: il Fenicottero di James e il Fenicottero delle Ande. Quest'ultimo è molto grande e particolarmente raro. Questi uccelli (il Fenicottero delle Ande unicamente su laghi montani del Cile) vivono ad una elevata altitudine e rappresentano una specie estremamente primitiva, di cui si sono ritrovati anche dei fossili.
Nidificano nell'acqua bassa delle lagune salmastre, dimostrando uno spiccato senso comunitario. Ogni coppia, infatti, costruisce il proprio nido vicino a quello delle altre coppie. Costruiscono il nido ammucchiando il fango con le zampe fino a formare un cumulo alto una trentina di centimetri. A tale altezza, né le uova né i piccoli vengono raggiunti dall'acqua, neanche se piove di continuo per parecchio tempo. Quando è finito, il nido ha la forma di un tronco di cono, largo circa trentacinque centimetri alla sommità e quarantacinque alla base. Alla sommità vi è un incavo a forma di semisfera, dentro il quale la femmina depone le uova (due) biancastre e piuttosto allungate, che vengono covate a turno regolare dai due genitori per trenta giorni circa. Contrariamente a tutte le dicerie e le leggende, il Fenicottero non resta a cavalcioni del nido per tutto il tempo della cova, ma piega le gambe sotto il corpo o le tiene penzoloni ai lati del nido. I piccoli scendono in acqua appena nati e sanno già nuotare; sono necessari però alcuni mesi perché siano capaci di volare e di sostenere i lunghi voli di svernamento.
Pur avendo carni molto saporite, il Fenicottero non viene cacciato per finire sulle mense. Lo si può facilmente ammirare nei giardini zoologici, dove si abitua a vivere anche insieme con altri uccelli.

POLLO SULTANO (Porphyrio Martinica)

Il Pollo sultano o Gallinella della Florida è una Gallinella d'acqua come tutte le altre congeneri; ha però il becco di un bel color rosso. Essa ha esattamente gli stessi costumi della Gallinella d'acqua europea.
A causa della sua proverbiale timidezza, essa viene sulla terraferma solo per cercare cibo: semi, erba, piccoli insetti.
Al primo rumore, ritorna rapidamente in acqua, dove, se occorre, si immerge per lungo tempo, lasciando fuori solamente il becco per respirare.
Vola poco frequentemente e se è molto elegante quando si muove sul terreno o nell'acqua, in volo, invece, è piuttosto goffa. In primavera i due coniugi, come i Fenicotteri, collaborano alla costruzione del nido piuttosto grande, usando foglie di piante acquatiche e cannucce. Lo costruiscono sulla riva di un fiume o su di un'isoletta di fango in mezzo all'acqua. Se il livello dell'acqua s'innalza, le Gallinelle aggiungono altre foglie e altre cannucce al loro nido per evitare che le uova vengano raggiunte dall'elemento liquido. Le femmine depongono da cinque a nove uova che si schiudono dopo tre settimane d'incubazione. I piccoli sono ricoperti di lanugine nera e sono ben presto capaci di nuotare e di nutrirsi da soli. Sebbene siano quasi subito autosufficienti, essi stanno per qualche tempo con i loro genitori che li difendono da ogni eventuale pericolo.
Sembra che le Gallinelle della prima covata aiutino i genitori a costruire il nido per un'altra nidiata e che si occupino premurosamente e affettuosamente dei loro fratellini, sorvegliandoli attentamente e fornendo loro il nutrimento fino a quando non saranno capaci di cercarselo da soli.
Le Gallinelle d'acqua possono essere facilmente addomesticate e si abituano a vivere insieme agli altri volatili domestici.

PELLICANO BRUNO (Pelecanus Occidentalis)

Il Pellicano bruno abita in tutto il Nuovo Mondo, dal Canada alla Terra del Fuoco. Esso non pesca che nel mare e disprezza l'acqua dolce; piomba sulla preda da molto in alto e con tale violenza che i pesci sui quali piomba restano immediatamente uccisi ed esso non ha altro da fare che riempirsene il becco e la tasca membranosa che si stende sotto la sua mandibola inferiore. Come tutti i Pellicani, è capace di riempire di acqua questa borsa per spruzzare i suoi piccoli, quando il sole è troppo forte.
Quelli che nidificano nel Gran Lago Salato, nel quale non vivono pesci, devono volare giornalmente per centinaia di chilometri per procurare il cibo ai loro piccoli. Questi grossi volatili amano vivere, come i congeneri delle altre specie, in colonie anche molto numerose. Essi si costruiscono i nidi piuttosto rozzi, a poca distanza l'uno dall'altro. Le femmine vi depongono solitamente tre uova, da cui, dopo circa un mese d'incubazione, nascono i piccoli che sono ricoperti da una peluria quasi invisibile, di colore grigiastro. Nel primo periodo di vita, i piccoli pellicani vengono nutriti con pesci che i genitori rigurgitano dallo stomaco, dopo averli parzialmente digeriti. In seguito i giovani introducono la testa nella capace tasca membranosa paterna o materna e riempiono il loro stomaco, ingoiando avidamente i pesci che vi trovano. Allo stato adulto, continuano a nutrirsi di pesci, ma, se questi mancano, essi si accontentano di riempire lo stomaco con anfibi, rettili e piccoli mammiferi.
I Pellicani bruni hanno un'apertura d'ali di quasi due metri e sono facilmente distinguibili dagli altri congeneri per la colorazione del piumaggio: la testa è di color giallo-paglierino, il collo bianco grigiastro, le parti superiori del corpo di tinta grigia e le inferiori ricoperte di piume brune.
Dotati di buona intelligenza, essi si lasciano facilmente addomesticare. Nei giardini zoologici vivono spesso in libertà e possono anche riprodursi.
E' facile renderseli amici: basta offrire loro del pesce. Da quel momento, e fino a quando si darà loro da mangiare, si è sicuri di averli sempre vicini.

AIRONE BIANCO MAGGIORE (Casmerodius Albus) - AIRONE BIANCO MINORE (Egretta Thula)

Ciò che è stato detto in merito all'Airone bianco d'America e sul pericolo che gli fa correre la moda, è ancora più vero per ciò che concerne le Egrette (sinonimo di Aironi), in particolare «la grande» e la «piccola», soprannominata quest'ultima Egretta garzetta. La grande Egretta, conosciuta più comunemente col nome di «Airone bianco maggiore», dimora nelle regioni calde del Nuovo Mondo. Il suo corpo può raggiungere, allo stato adulto, la lunghezza di un metro e più, e le sue ali hanno un'apertura di quasi due metri. Per la bellezza del suo candido e morbido piumaggio e per il suo elegante portamento regale, è certamente il più bello degli Ardeidi, uccelli trampolieri caratterizzati da collo e zampe lunghi. Dimora negli acquitrini e negli stagni con ricca vegetazione, riunito in gruppi di meno di una decina d'individui durante la stagione estiva, e in branchi molto numerosi durante il periodo invernale. Esso caccia di giorno e di notte. Soddisfa il suo formidabile appetito mangiando soprattutto pesci, ma se questi scarseggiano, si nutre anche di vermi, d'insetti, di serpenti, di lucertole, di anfibi, di molluschi, di topi d'acqua. Quando e sazio, si riposa, appollaiandosi sulle alte cime degli alberi. Al tempo della riproduzione questi Aironi si riuniscono in colonie molto numerose e ogni coppia costruisce il proprio grosso e rozzo nido sugli alberi, alla biforcazione dei rami. Su di una stessa pianta nidificano spesso parecchie coppie. Nel mese di maggio le femmine vi depongono tre o quattro uova di colore azzurro chiaro, che vengono covate a turno dai due coniugi per una ventina di giorni, dopodiché nascono i piccoli, che sono assai brutti e che dimostrano una straordinaria ingordigia. I genitori devono essere in continuo movimento per sfamare gli urlanti e insaziabili figli, che vengono allevati a base di pesciolini, insetti, girini e larve. Prima ancora d'imparare a volare, i piccoli Aironi si rendono indipendenti abbandonando il nido e unendosi ad altri coetanei, con i quali formano una nuova colonia. Nei primi tempi di questa nuova vita i genitori li sorvegliano e li istruiscono nel volo e nell'arte di procurarsi il cibo. Allo stato adulto, gli Aironi maschi, e un po' meno le femmine, hanno la coda ricoperta da una specie di pennacchio formato da una quarantina di candide e vaporose penne, che sono ancora più lunghe e più belle durante l'epoca della riproduzione. Fino a poco tempo fa, questi uccelli venivano massacrati indiscriminatamente, specialmente nel tempo in cui le penne erano più belle, perché la capricciosa moda esigeva che i cappellini delle signore e i copricapi degli ufficiali fossero ornati con le loro «Egrette».
In alcune regioni sono stati talmente cacciati che oggi sono divenuti estremamente rari, e, per evitarne la totale distruzione in alcuni Stati è stata emanata appositamente una legge che ne vieta assolutamente la caccia.
L'Egretta garzetta, chiamata anche Airone bianco minore, rappresenta senza dubbio uno dei più begli uccelli del mondo, con il suo serico ornamento nuziale che sembra un velo trasparente, degno delle danzatrici dei più rinomati balletti del mondo.
Lunga circa la metà dell'Airone bianco maggiore e grossa pressappoco come una cornacchia, essa ha il corpo ricoperto da un piumaggio candidissimo e, durante il tempo dell'amore, due lunghe e sottili piume pendono dalla nuca, mentre il dorso è ricoperto da un gran pennacchio di egrette. Dimora solitaria o a coppie lungo le rive dei fiumi, dei laghi, degli stagni e si nutre principalmente di piccoli pesci, di crostacei, di rane, di molluschi, d'insetti acquatici. Le Garzette nidificano sugli alberi, riunite in colonie molto numerose, che comprendono talvolta anche altri uccelli. Nel rozzo e grande nido nascono da tre a cinque piccoli, che sono ingordi e vengono allevati come i piccoli degli Aironi bianchi maggiori. Anche per questi uccelli le egrette sono state causa di massacri in massa; oggi però sono lasciati in pace.

EGRETTA ROSSA (Hydranassa Rufescens)

L'Egretta rossa ha, pure lei, un bel portamento, ma il suo piumaggio, pur essendo bianco nel tempo dell'amore, non abbaglia la vista, perché non raggiunge mai il candore virginale di quello dei due precedenti volatili. Vive in alcune regioni meridionali degli Stati Uniti, nel Messico e in alcune isole vicine; si nutre mangiando ogni animaletto che trova nella sabbia o nel fango.
Le Egrette rosse si riuniscono a coppie poco dopo l'inizio della primavera. Allora i maschi ingaggiano una dura lotta fra di loro per stabilire chi ha il diritto di precedenza nella scelta della femmina, scelta che viene fatta con una cerimonia lunga e caratteristica. Nidificano sugli arbusti, riunite in colonie anche molto numerose. Le tre o quattro uova deposte dalla femmina nel nido, vengono covate per circa un mese, a turno. Mentre covano, accade spesso di vederle ritte vicino al nido, pronte a sostenere e a respingere un ipotetico, improvviso attacco di altre consimili che hanno il nido a poca distanza e che si comportano allo stesso modo. I suoi nemici più terribili sono gli avvoltoi e i Gracchi dalla lunga coda, che divorano uova e piccoli, e soprattutto l'uomo, che la caccia particolarmente quando il piumaggio è bianco.

GRU AMERICANA (Grus Americana)

La storia della Gru d'America è una delle più straordinarie del mondo animale. Nel 1923 si considerava questa specie come definitivamente estinta. In seguito se ne sono visti alcuni esemplari nel Texas, lungo la costa, nelle vaste paludi. Questa zona, più di 2000 ettari, fu dichiarata riserva di caccia nel 1937. Da allora si è fatto annualmente il censimento delle Gru bianche e si riusciva a contarne da 25 a 35 ogni volta, anzi, col passare degli anni il numero diminuiva sempre più. Non si sapeva dove esse si riproducevano. Bisognò attendere il 1955 per scoprire il luogo di riproduzione, situato nel Canada occidentale, a 3500 chilometri dal Texas. Questa zona di nidificazione è ormai protetta e si spera, perciò, che la specie, al sicuro dai cacciatori tanto al Nord quanto al Sud riesca a sopravvivere. Dovrà trascorrere qualche decina d'anni prima di poter affermare che la Gru americana è salva.
Quest'uccello, che si tenta di salvare dalla totale estinzione, è il più alto dei volatili che vivono attualmente negli Stati Uniti. Quando è ritto sulle zampe è alto circa un metro e mezzo. Normalmente è appollaiato ed è sempre all'erta per trafiggere col lungo e robusto becco qualche serpente, qualche piccolo alligatore, qualche crostaceo. Appena nato è già capace di uscire dal nido per fare alcune passeggiatine. La sopravvivenza della specie è resa difficoltosa anche dal fatto che la femmina depone come massimo due uova all'anno.
Questi magnifici uccelli, tra i più pittoreschi del Nordamerica, hanno il piumaggio completamente candido come la neve, tranne le punte delle remiganti che sono nere e la testa di color vermiglio. Vengono anche chiamate «Gru urlatrici» perché hanno una voce squillante che si sente a notevole distanza. Le loro ali possenti misurano due metri d'apertura; durante il volo mantengono il collo disteso invece che a forma di S come negli aironi; quando si muovono sul terreno fanno passi lunghi quasi un metro. Raggiunta la maturità sessuale, ogni maschio sceglie la sposa e i due coniugi restano insieme per tutta la vita. La femmina ha un figlio per volta (non si è sicuri che la riproduzione avvenga ogni anno) e lo alleva con le più amorevoli cure, fino a quando non è capace di compiere lunghi voli e di procurarsi il nutrimento. Poco dopo la nascita, la piccola Gru è già capace di uscire dal nido per fare brevi passeggiate.
Sarebbe un duro colpo per la fauna terrestre se scomparisse anche questo magnifico esemplare alato.

PROCIONE LAVATORE (Procyon Lotor)

Tranne i Panda, che sono asiatici, tutti i Procionidi abitano il Nuovo Mondo. Il più noto rappresentante della famiglia è il Procione lavatore, ingegnoso e tenace carnivoro predatore. L'aria perennemente ansiosa di questo piccolo animale è accentuata ancor più dalla colorazione nera del pelo attorno gli occhi, che fa pensare a una mascherina. Ha una graziosa testa volpina terminante in un muso corto e appuntito; il suo corpo tozzo e massiccio è ricoperto da una lunga e folta pelliccia colore grigio fulvo, screziato di nero; il pelo della lunghissima coda è ad anelli neri e grigio giallastri; le corte e robuste zampe rivestite pure di pelo lungo e assai folto, terminano con piedi che hanno le piante nude. Veramente le zampe anteriori sono delle vere e proprie mani, dotate di dita particolarmente agili e straordinariamente abili nell'afferrare il cibo che viene portato alla bocca con lo stesso sistema delle scimmie.
Il Procione, chiamato anche Orso lavatore, vive di preferenza nei boschi fitti, nei quali vi sia abbondanza di acqua.
Perché lavatore? Perché gli piace immergere il cibo nell'acqua prima di mangiarlo e questa abitudine gli ha conferito la fama di animale pulito. E' vero che tuffa il cibo nell'acqua e lo strofina a lungo per pulirlo bene prima di portarlo alla bocca, ma sembra che il motivo principale di tale lavaggio sia dovuto al fatto che i procioni mancano di ghiandole salivari e perciò hanno bisogno di ammorbidire il cibo prima di inghiottirlo. E' stato osservato infatti che i procioni, in cattività, inzuppano d'acqua i biscotti e gli altri alimenti duri che vengono loro offerti, prima di mangiarli; inghiottono senza lavarli solamente i cibi che sono molto umidi. Il Procione è un animale onnivoro e non soltanto carnivoro come potrebbe sembrare. Si nutre infatti sia di animali (rane, crostacei, pesci, rettili, volatili e loro uova, insetti e loro larve, animali domestici...), sia di sostanze vegetali (noci, frutta, granoturco, bacche...). E' diffuso dal Canada fino alle regioni settentrionali dell'America meridionale; una varietà nana esiste nelle isole Antille. Le specie viventi al Nord sono le più grosse della famiglia e sono fornite di pelliccia più pregiata; quelle del Sud hanno pelo rado e corpo mingherlino. Catturato giovane, il Procione lavatore si addomestica facilmente, ma è un animale dal comportamento bizzarro e capriccioso.
La destrezza delle sue mani è uguale a quella delle scimmie e si arrampica sugli alberi con la stessa agilità e velocità degli scoiattoli.

LINCE ROSSA (Lynx Rufus)

La Lince rossa è diffusa dal Canada merid. al Messico, in regioni talvolta completamente desertiche e molto estese. E' un animale predatore di grande classe, mangiatore di volatili, compresi quelli da cortile; attacca ogni erbivoro della sua taglia ed è capace di ridurre a mal partito anche cani molto grandi. Di fronte all'uomo generalmente fugge e, incapace di resistere ad un lungo inseguimento, si limita a rifugiarsi su un albero, se non ha altra via di scampo. Quando è ferita, la Lince si slancia con ferocia anche contro le persone e in questo caso è temibile come un Leopardo.
Per la forma, la Lince rossa può essere paragonata alla Lince comune europea, ma è più piccola. Il famoso film «Deserto vivente» di Walt Disney ne mostra una rifugiata alla sommità di un altissimo cactus spinoso. E' superfluo precisare che l'animale non vi era salito di sua spontanea volontà e che avrebbe sicuramente preferito sistemarsi altrove.

CAIMANO (Caiman Latirostris)

Nel Nuovo Mondo esistono molte specie di grandi sauri. Il jacaré o Caimano dal muso largo, è ben lungi dal potere rappresentare degnamente da solo tutto l'ordine dei coccodrilli presenti in questa parte del globo terraqueo. Infatti oltre allo jacarè, in America vivono il Caimano del Paraguay, il Caimano dagli occhiali, il Caimano dell'America Centrale, il Caimano nero, il Caimano dalla fronte liscia, il Caimano nano, l'Alligatore d'America, il Coccodrillo di Cuba, il Coccodrillo di Morelet, il Coccodrillo americano e il Coccodrillo dell'Orinoco. Le due ultime specie, di cui ne sono stati misurati degli esemplari lunghi sei metri e settanta centimetri, sono di gran lunga le più grandi del Continente Americano; il Caimano nano, invece, non supera mai un metro e venti di lunghezza. Il Caimano dal muso largo è al disotto della lunghezza media dei coccodrilli, giacché è lungo, al massimo, due metri e mezzo. Sebbene lo jacarè non sia tanto grande la persona che s'imbatte, quando meno lo pensa, con questa bestia ruggente di furore e mostrante i numerosi denti della sua mascella e della sua mandibola fugge lo stesso precipitosamente. Malgrado le apparenze e le dicerie, non è però pericoloso per gli uomini.
Lo jacarè è accanitamente cacciato per le sue carni e per il prodotto, dal forte odore di muschio, delle sue ghiandole odorifere, utilizzato dalle donne indigene per la preparazione di profumi e di cosmetici.
Questi Caimani sono diffusi nel Sudamerica, specialmente nelle regioni orientali del Brasile, nell'Uruguay e nel Perù settentrionale; dimora nei fiumi dalle acque a corso lento, negli stagni e nelle paludi ricche di vegetazione acquatica. Gli altri Caimani si dividono i bacini degli altri grandi fiumi (Rio delle Amazzoni, Orinoco...). In queste località essi pullulano, talvolta, nutrendosi con ogni sorta di prede che riescono a catturare, dal pesce al pecari e al maiale domestico.

LAMANTINO (Trichechus Latirostris)

Il Lamantino dal muso largo e le altre due specie americane di Trichechidi o Manatidi hanno sette vertebre cervicali, mentre la specie africana non ne ha che sei: è questa la differenza principale fra le specie dei due continenti. Sono sirenidi pacifici e inoffensivi, lenti e sgraziati, ma buoni nuotatori e voraci mangiatori di vegetali. Non superano quasi mai i due metri e cinquanta di lunghezza e diventano sempre più rari sia nell'America del Sud, in Guiana particolarmente, sia sulla costa Atlantica dell'Africa occidentale... Nell'America del Sud, dove è chiamato anche Manato, lo si protegge il più possibile, perché è molto utile: mangia, infatti, una pianta acquatica che ostruisce i corsi d'acqua e, se non fosse così raro, sgombrerebbe definitivamente il letto dei fiumi e il loro estuario da questa erba.
Si sa che i Sirenidi, Trichechidi e Dugongidi sono alla origine della leggenda degli uomini marini e delle sirene. La loro abitudine di tenere la testa e il busto fuori dell'acqua e il loro modo di sorreggere, con le pinne natatorie, i piccoli contro il seno, sono senza dubbio le ragioni che hanno dato vita a questa leggenda.
I Trichechidi o Manati hanno il labbro superiore spaccato verticalmente a metà, coperto da rade, lunghe e resistenti vibrisse. Questi animali sono obbligati a salire ogni tanto alla superficie per respirare. Questa respirazione produce uno dei rumori caratteristici della foresta tropicale, particolarmente nella Guiana, dove le leggende relative a questi animali poco conosciuti sono ancora molto numerose.

DONNOLA DALLA CODA LUNGA (Mustela Frenata)

La Donnola dalla coda lunga, che abita nell'America del Nord e in parte dell'America del Sud, è una donnola come le altre, con le medesime abitudini. Gli uomini, concordemente, la qualificano sanguinaria, ma non tengono nel giusto conto il fatto che è completamente a vantaggio dell'umanità la lotta che essa conduce contro i roditori. Anch'essa, come la Donnola europea, è raffinata predatrice; quando entra in un fienile o in un granaio, compie una vera ecatombe di topi e non se ne va prima di averli uccisi tutti. Dopo aver completato la carneficina ed essersi riempita lo stomaco divorando tutte le sue vittime o quasi, essa è già all'erta per captare il più piccolo rumore e scattare nuovamente all'attacco. L'animale che finisce fra le sue formidabili mascelle ha la sorte segnata, poiché essa non abbandona più la presa, anche a costo di rimetterci la pelle. Non ha paura né di uomini, né di animali e svolge la sua attività tanto di giorno che di notte. E' un animaletto lungo da venti a quaranta centimetri, secondo la specie, con corpo snello ed elegante, testa allungata, muso appuntito su ci si notano occhietti arrotondati e lunghe vibrisse.
Le dita delle corte e robustissime zampe possiedono unghie assai taglienti. Il corto e soffice pelo che ricopre il suo corpo è generalmente rossiccio nelle parti superiori. Essa vive in ogni luogo: in montagna e in pianura, in località disabitate e nei dintorni delle dimore umane, nei boschi e nei terreni coltivati, in ambienti asciutti e in zone paludose.
Conduce vita solitaria o in coppie nella cavità di un albero o in un buco del terreno e non è raro il caso che elegga a suo domicilio una cantina, un solaio, un fienile. Esce dal suo nascondiglio verso sera e va a caccia non solo di topi, ma anche di talpe, insetti, conigli, lepri e rettili; si arrampica agevolmente sugli alberi a caccia di uccelli e delle loro uova; essendo abile nel nuoto, ogni tanto aggiunge pesci al suo menù già abbastanza vario. L'eccezionale rapidità con cui si muove sul terreno, la straordinaria abilità nel nuoto le permettono sempre di raggiungere e di catturare ogni animale ben accetto al suo stomaco.
Malgrado la sua utilissima collaborazione nella caccia ai roditori, essa è odiata dall'uomo, in particolare dall'agricoltore, perché non si limita ad uccidere animali selvatici, ma compie stragi fra gli animali da cortile ed è avida di uova di gallina. I piccoli vengono allattati per parecchio tempo dalla madre e restano con i genitori fino a quando non sono autosufficienti. In questo periodo madre e padre li difendono accanitamente da ogni eventuale pericolo. Se la tana dove sono alloggiati i piccoli viene scoperta, la madre li trasporta immediatamente in un altro luogo più sicuro. Viene accanitamente cacciata non solo per i danni che arreca nei pollai, ma anche per la sua pregiata pelliccia.
Se viene catturata giovane, si addomestica con una certa facilità, si affeziona al padrone come un comune cagnolino e si rende utile più di un gatto nella caccia ai topi. Mentre allo stato libero può vivere oltre dieci anni, in cattività la durata della sua vita è ridotta a metà.

NUTRIA (Myocastor Coypus)

Il Nutria è un grosso roditore dai molti nomi: Miopotamo, Coipo, Castoro di palude, Topo d'acqua. E' lungo una sessantina di centimetri ed ha le zampe posteriori palmate. Vive allo stato selvaggio nell'America del Sud, dal Perù alla Terra del Fuoco. Da vent'anni è stato diffuso nell'America del Nord, dove si è facilmente acclimatato in brevissimo tempo e così è avvenuto successivamente anche in Europa, dove è allevato per la sua pelliccia e per la sua carne.
Vegetariano, esso pulisce gli stagni alla perfezione e non s'interessa affatto dei pesci. La sua acclimatazione in Europa non è dunque completamente catastrofica, ma coloro che vendono la sua carne tentano sempre di farla passare per carne di Castoro, azione commerciale da considerare frode vera e propria. Effettivamente ha il tronco e il capo notevolmente somiglianti a quelli del Castoro, ma è certamente meno bello e più goffo.
Nei luoghi dove è diffuso, dimora lungo le sponde dei fiumi, dei laghi, degli stagni e delle paludi, riunito in gruppi più o meno numerosi. A causa delle zampe piuttosto corte, esso si trova maggiormente a suo agio nell'acqua, dove si muove con eleganza, sicurezza e velocità, mentre sulla terraferma procede con una certa difficoltà. Animali di abitudini diurne, le Nutrie, dopo essersi accoppiate, scavano una buca larga circa mezzo metro all'ingresso e profonda fino a due metri. In questa tana la coppia trascorrerà le ore notturne e ne uscirà nelle ore meno calde del giorno. Appena usciti dalla buia e umida dimora sotterranea, le Nutrie entrano nell'acqua e vi restano fino a sera. Come è stato già precisato, sono animali tipicamente vegetariani e si nutrono principalmente di erbe e di radici che trovano nei corsi d'acqua e negli stagni. Non litigano mai fra di loro e se uno si accorge che sta profilandosi qualche pericolo, lancia delle grida che sembrano lamenti per mettere in guardia i compagni. In un attimo tutti si nascondono, rifugiandosi nelle proprie tane.
In primavera la femmina dà alla luce da uno a undici figli, che in breve tempo crescono e imparano a nuotare. I piccoli si divertono a tuffarsi in acqua, a nuotare e a giocare, ma sono continuamente sorvegliati dalla affettuosa madre. Di solito avvengono due parti all'anno.
A causa della sua soffice e bella pelliccia, è sempre stato oggetto di accanita e indiscriminata caccia da parte dell'uomo e per poco la specie non è stata completamente distrutta alcune decine di anni fa. In certe zone dell'America ne fu proibita la caccia e così poté riprodursi con una certa facilità e tranquillità. Per poter soddisfare le continue, innumerevoli richieste di pellicce da ogni parte del mondo, le Nutrie vengono allevate un po' dappertutto. Le loro pellicce, dopo opportuna lavorazione, vengono immesse nel commercio sotto il nome di castorino.

TOPO MUSCHIATO (Ondatra Zibethica)

Il Topo muschiato o Ondata sembra meno simpatico. E' un roditore acquatico che dimora sulle rive delle paludi e dei corsi d'acqua dell'America settentrionale e che si nutre di piante, di pesci, di anfibi e di molluschi. Nuota velocissimo, spingendosi con le zampe posteriori, che sono palmate, ed usando la coda a spatola, come timone. Nell'interno della tana, che si costruisce scavando lunghe gallerie, esso prepara per i suoi piccoli un grosso nido imbottito di erbe acquatiche. Appena sotto il livello dell'acqua, la sua tana ha una apertura che serve da vera e propria uscita di sicurezza. Svolge la sua attività di giorno, ma, nelle vicinanze delle abitazioni umane, si muove all'alba e verso l'imbrunire. Mentre la pelliccia della specie allevata nel suo paese d'origine è molto apprezzata, quella della specie allevata in Europa è invece più scadente.
La femmina partorisce più volte all'anno e ogni volta mette al mondo da tre a dodici figli che crescono in fretta. E' chiamato Topo muschiato perché tanto i maschi quanto le femmine sono provvisti di due ghiandole che secernono una particolare sostanza che emana un odore simile a quello del muschio. Per la bella pelliccia è stato ed è anche attualmente oggetto di caccia spietata e viene allevato in cattività. Nei primi anni di questo secolo fu importato in Europa, a Praga, e alcuni esemplari riuscirono a fuggire dall'allevamento. Data la sua incredibile prolificità, si estese rapidamente in un vasto territorio dell'Europa centrale. Una quarantina d'anni fa fu introdotto in Francia, dove fu allevato in gran numero. Grazie alla facilità di allevamento, è possibile soddisfare le continue richieste di pelli di Topo muschiato, ma il vantaggio economico che se ne trae è annullato in gran parte dai gravi danni che esso provoca: divora le uova deposte dai pesci e, con gli scavi che fa, reca gravi danni alle dighe, alle chiuse, agli argini, alle strade e alle ferrovie. La sua piccola taglia, la inverosimile fecondità, le sue abitudini notturne rendono praticamente impossibile la sua distruzione. Il suo corpo è meno di metà di quello del Nutria e non si possono assolutamente confondere perché il Topo muschiato possiede una coda compressa lateralmente, mentre il Nutria ha una grossa coda rotonda da topo gigante. Una delle cause dell'impressionante proliferazione del Topo muschiato in Europa è la scomparsa dei suoi nemici naturali, i rapaci diurni e notturni. Ciò prova la stupidità della lotta che l'uomo conduce da molto tempo contro gli uccelli rapaci.

LONTRA CANADESE (Lutra Canadensis)

Le Lontre, animali onnivori appartenenti alla famiglia dei Mustelidi, sono presenti in tutti i continenti, tranne l'Australia. La Lontra comune è diffusa nel continente americano dalle regioni artiche fino all'Argentina, dove essa è sostituita da altre varietà più o meno conosciute.
La Lontra, animale snello ed elegante, ha orecchie piccole e tondeggianti che si chiudono ermeticamente quando l'animale s'immerge nell'acqua; gli occhi piccoli e vivaci sono di un bel colore nero lucente; sul labbro superiore si nota un paio di mustacchi formati da ruvidi peli, lunghi una decina di centimetri. Ha complessivamente trentasei denti: sei incisivi, due canini, sei premolari e quattro molari nella mandibola. I canini sono particolarmente robusti e i premolari sono arrotondati.
Il robusto corpo arcuato è sostenuto da robuste e corte zampe, che assomigliano un po' a quelle di un Cane bassotto. I piedi sono palmati per circa metà della lunghezza delle cinque dita, che sono armate di forti unghioni. La coda, molto slanciata, è lunga una trentina di centimetri. Il corto, fittissimo pelo del suo mantello, di colore bruno scuro nelle parti superiori e bruno chiaro in quelle inferiori, non lascia che l'acqua giunga a contatto con la pelle. Il corpo, flessibile come se non avesse ossa, non supera, di solito, la lunghezza di un metro e venti centimetri e pesa una decina di chilogrammi. Il maschio si distingue dalla femmina perché è più grande, perché la sua pelliccia è più scura e perché emana più intenso il caratteristico odor di muschio.
Comunica con le compagne emettendo un debole, basso borbottio; quando è minacciata, ringhia furiosamente; se è spaventata, lancia uno strillo talmente acuto che si sente, nell'acqua, ad un paio di chilometri di distanza.
E' un animale che ama la pulizia e tiene ben curata la propria bella pelliccia. Essa, infatti, per mantenere la propria tana perfettamente pulita, trasporta all'esterno, vicino alla riva, i resti dei pasti e ogni altro rifiuto, ed ammucchia tutto sempre nello stesso luogo, che viene da lei usato anche come ritirata. Vive sola o in coppia o riunita in piccoli gruppi e dimora preferibilmente vicino ai laghi, ai corsi d'acqua, agli stagni ricchi di pesci e di crostacei e con le sponde ricoperte da folta vegetazione.
Di abitudini prevalentemente notturne, essa trascorre la giornata al sicuro da ogni nemico, in una tana lasciata libera da un altro animale (castoro, topo muschiato, marmotta), in un tronco cavo o in una tana che essa stessa si è costruita ad una certa profondità nel terreno, ma sempre sopra il livello dell'acqua. Uno stretto cunicolo, lungo anche più di un metro e con l'ingresso astutamente posto sott'acqua, mette in comunicazione quest'ultima dimora con il fiume; un altro cunicolo, con l'ingresso accortamente dissimulato fra la fitta vegetazione, sbocca alla superficie del terreno e assicura la ventilazione alla tana.
Raramente essa s'insedia nelle tane abbandonate dalle Volpi o dai Ghiottoni.
Quando, a causa dell'innalzamento delle acque, la tana viene allagata, la Lontra trasferisce temporaneamente la sua dimora in un folto cespuglio, nel tronco cavo di un albero o in una spaccatura di roccia.
Nelle regioni lontane dalle abitazioni umane, essa svolge attività anche durante le ore diurne. E' un animale che vagabonda ininterrottamente: ogni famiglia, infatti, compie due volte al mese l'intero giro del proprio territorio, che può avere il perimetro di una ottantina di chilometri.
A causa delle corte zampe, essa si muove sul terreno lentamente e con un certo impaccio; procede a piccoli balzi e ogni tanto deve fermarsi per riprendere fiato. Durante le soste ha l'abitudine di rizzarsi sulle zampe posteriori e rimane in questa posizione fino alla ripresa del cammino. Si arrampica, talvolta, su tronchi d'albero inclinati, usando i suoi unghioni robusti e acuminati, ma procede con difficoltà e lentezza. In acqua, invece, si trova veramente a proprio agio: è velocissima nel nuota, si tuffa a buona profondità, nuota su un fianco, si sposta rapidamente in ogni direzione come un pesce. Le zampe palmate funzionano da remi e la coda fa da timone. Riesce a stare immersa lungamente e ciò le permette d'inseguire i pesci e di catturarli con facilità. Li porta poi sulla riva e, terminata la pesca, se li mangia in santa pace. La sua voracità e la sua passione per la caccia subacquea la spingono ad uccidere anche quando è sazia: è un vero flagello per i pesci e per gli altri animali che vivono in acqua. Mangia indifferentemente ratti d'acqua, batraci, molluschi, pesci, crostacei, castori e uccelli acquatici come anitre, cigni, oche. E' sempre alla ricerca di prede anche quando la superficie dei corsi d'acqua è ricoperta da uno strato di ghiaccio. D'inverno rimane sempre nell'elemento liquido e le è sufficiente rifornirsi ogni tanto di ossigeno, sporgendo il muso sopra il livello dell'acqua, dove il ghiaccio è rotto.
La Lontra non è da considerare animale soltanto nocivo; essa infatti distrugge soprattutto pesci di grosse dimensioni, spesso divenuti cannibali e meno atti a riprodursi. In tal modo essa sostiene l'utile ruolo di equilibratrice naturale e, anche se è vero che divora ogni anno una quantità di pesci pressappoco uguale al peso del suo corpo, essa risulta meno dannosa alla fauna ittica di quanto lo siano le industrie, che con i loro scarichi inquinano le acque dei fiumi. Tale considerazione vale tanto per la Lontra americana quanto per quella europea. Ma la prima interessa troppo i cacciatori di pellicce, che la prendono con la trappola durante la stagione invernale, quando la pelliccia è più bella, anche se vale molto meno di quella della Lontra marina, la più ricercata di tutte.
La Lontra è il solo animale capace d'inquietare seriamente le colonie di castori. Essendo capace, come questi, di restare per lungo tempo sott'acqua, essa è il terrore dei giovani e impegna furiosi combattimenti con i vecchi maschi.
Quando giunge il tempo dell'amore, fra l'inverno e la primavera, tanto i maschi quanto le femmine sono più irrequieti che negli altri mesi dell'anno e lanciano fischi acuti per richiamarsi vicendevolmente. Il maschio deve corteggiare a lungo la femmina che ha prescelto e non sempre riesce a conquistarla, perché essa è molto delicata e, a differenza di molte altre specie di animali, accetta di accoppiarsi solamente col maschio che incontra le sue simpatie e non con uno qualsiasi di quelli che le fanno la corte. Circa tre mesi dopo l'accoppiamento la femmina partorisce da due a quattro piccoli nel nido preparato in una tana all'asciutto. I piccoli nascono ciechi e aprono gli occhi dopo una trentina di giorni. Dopo un paio di mesi di vita, comincia per loro la scuola di nuoto e di pesca e in breve tempo la madre, ottima e severa maestra, li fa diventare bravi nuotatori e provetti pescatori. Nei primi sei mesi essi sono amorosamente allevati e gelosamente custoditi dalla genitrice, che li difende coraggiosamente contro qualsiasi nemico, anche a costo della propria vita. In questo periodo di allevamento li tiene lontani da tutti, anche dal padre. Pure l'allevatore non può avvicinarsi alle lontricine, perché la madre diffida anche di lui e lo morde senza tanti complimenti, se insiste.
Dotate di un coraggio eccezionale, le Lontre affrontano e vincono di forza e d'astuzia ogni nemico naturale. Mettono in fuga, o addirittura uccidono, animali più forti di loro, come le maestose aquile, e non hanno paura di bestie scaltre, veloci e robuste come i gatti selvatici. I serpenti, anche di grosse dimensioni, sono votati a morte sicura se hanno la sfortuna d'incontrare una Lontra nel loro cammino.
Tra loro regna sempre, o quasi, il massimo accordo: è raro, infatti, che due Lontre litighino tra loro.
Sono pure animali molto socievoli e, tanto allo stato libero quanto in cattività, esse stringono presto amicizia con qualsiasi altro animale che sia allegro e che non rappresenti un pericolo per la propria incolumità. Fatta amicizia, si divertono moltissimo a giocare insieme. L'unico loro nemico mortale è l'uomo, che le caccia accanitamente sia per i danni che provoca, sia per la pregiata pelliccia. Oltre che con le trappole, la caccia viene praticata anche con lacci e con cani appositamente addestrati.
Per la conservazione allo stato libero di questa simpatica bestiola dalla pelliccia pregiata, è necessario che la legge intervenga immediatamente ed efficacemente, vietandone la caccia o permettendola, sotto diretto e severo controllo, soltanto in certi periodi dell'anno, con esclusione assoluta del tempo della riproduzione e dell'allattamento. Ogni anno, infatti, migliaia di lontricine vengono uccise prima di nascere o muoiono di fame perché la loro madre è stata catturata o uccisa.

CAMELIDI

VIGOGNA (Lama Vicugna) - GUANACO (Lama Guanicoe)

Questi due erbivori, lontani cugini dei Cammelli e dei Dromedari, sono animali caratteristici del Nuovo Mondo e non s'incontrano in nessuna altra parte del globo terracqueo. Essi abitano l'America del Sud, dalla pianura alla montagna. Sono i due soli Camelidi che si possono incontrare allo stato selvaggio anche ai nostri giorni.
La Vigogna è diventata molto rara, malgrado la protezione di cui gode in Perù. Alta al massimo un'ottantina di centimetri, essa è il più piccolo ed il più prezioso dei Camelidi. Il fitto vello che le cresce sul collo e sul dorso produce, in primavera, una lana sottile come la seta. Le vesti dei grandi personaggi Incas erano tessute esclusivamente in pelo di Vigogna. Gli ultimi branchi percorrono gli altipiani delle Ande a più di quattromila metri di altitudine e ogni branco è formato da una decina di individui, con un solo maschio, che ne è il capo e il custode. I piccoli, che sono capaci di camminare e di correre dopo pochi giorni dalla nascita, possono rimanere nel branco fino ad un anno di età. Poi il padre li allontana a morsi e a calci.

Il Guanaco è un animale più grande e più rude ed è all'origine di due razze domestiche: il Lama e l'Alpaca. Oltre che negli stessi altipiani dove dimora la Vigogna, esso abita anche nella pampa desertica che si estende nell'America del Sud, lungo l'Atlantico, fino alla Patagonia. Allo stato selvaggio, questo mite animale fugge lontano appena scorge gli uomini, che sono sempre stati i suoi più acerrimi nemici. Da migliaia d'anni, infatti, gli abitanti dell'America del Sud lo sottopongono a caccia spietata usando tecniche diverse di epoca in epoca.

LAMA (Lama Glama)

Il Lama è un animale domestico discendente diretto del Guanaco.
E' della stessa taglia; ha pelo corto, che dà una lana abbastanza buona; la sua carne e il suo latte sono commestibili; il colore del suo mantello è molto variabile, con del bianco, del bruno, del rosso. Un Lama è capace di portare un carico di 50 kg. ed è capace di trasportarlo a buona andatura ad un'altitudine che farebbe morire qualsiasi altro animale da soma.
Il suo carattere non è facile: come al Cammello, gli piace sputare: un lungo filo di saliva verdastra schizza tra i lunghi denti gialli, diretto contro l'avversario o il disturbatore. Gli Indiani si accontentano, da sempre, di questo compagno, e anche ai nostri giorni esso rimane il loro migliore compagno di lavoro, ricordo dello straordinario impero degli Incas, che si estendeva nella maggior parte del continente. Non s'incontreranno più, però, le immense colonne di Lama che percorrevano la Cordigliera delle Ande dal Nord al Sud e dal Sud al Nord, che discendevano verso gli oceani, che trasportavano le mercanzie e i messaggi da una parte all'altra del Paese.

ALPACA (Lama Pacos)

Pure l'Alpaca dà della lana, una lana fitta e forte con la quale si confezionano eccellenti tessuti, molto leggeri. L'Alpaca è, come il Lama, un discendente domestico del Guanaco e, come il Lama, presenta un vello molto diversamente colorato. Si dice che sia stato addirittura addomesticato oltre duemila anni fa dagli indigeni che abitavano nella regione del Lago Titicaca, in Perù. Allora veniva allevato esclusivamente per la lana che veniva tosata all'inizio della primavera. Oggi l'allevamento di questo piccolo e robusto Camelide è praticato intensamente in Bolivia e in Perù, dove viene allevato sia per la lana, sia per la carne che viene mangiata fresca o seccata al sole.

CONDOR (Vultur Gryphus)

Il Condor delle Ande, che è il più grande di tutti i volatili, è il più maestoso degli Avvoltoi. Il suo corpo raggiunge la lunghezza di m. 1,20 e l'altezza di m. 1,60. L'apertura delle sue ali, m. 2,80, è superiore a quella di ogni altro Rapace conosciuto ed è inferiore, fra gli uccelli che volano, soltanto a quella degli Albatri, uccelli marini le cui ali raggiungono e spesso superano i 3,50 metri di apertura.
Il re delle maestose catene montane dell'America meridionale appartiene alla famiglia dei Catartidi, conosciuti più comunemente col nome di Avvoltoi americani. Lo si riconosce facilmente perché ha la testa ed il collo completamente privi di piume e con la pelle rugosa. Il maschio è immediatamente distinguibile dalla femmina per la presenza di una grossa e vistosa cresta carnosa (caruncola), di colore azzurrognolo o rosso, sul suo capo e di due larghi lobi rossi, pure carnosi, che pendono dalle guance. Sul capo bruno rossiccio si notano due piccoli occhi e un grande becco molto robusto. Come tutti i Falconiformi, la parte superiore del suo becco è più lunga e più grossa dell'inferiore e termina ad uncino rivolto verso il basso. Il lungo collo rossastro è quasi completamente circondato, alla base, da un collare di morbidissime piume bianche. Il folto piumaggio che ricopre il suo corpo è di colore nero con riflessi azzurri, escluse le penne delle ali, oltre alla corona del collo, che sono bianche. Gli arti sono interamente nudi. I grandi e fortissimi piedi di colore bruno scuro hanno quattro dita, una posteriore e tre anteriori, armate di artigli brevi e quasi diritti che, rispetto al poderoso corpo, sono piuttosto deboli e gracili. Grazie a questi artigli poco sviluppati e poco arcuati, il Condor si muove sul terreno più speditamente dei Falchi e delle Aquile.
I grandi e potenti organi di volo, le ali, gli consentono di essere un formidabile, veloce volatore e un ottimo veleggiatore.
La coda ha lunghezza media ed è formata da penne rigide, resistenti, lisce.
Dei sensi è straordinariamente sviluppata la vista, che gli consente d'avvistare la preda anche dall'altezza di parecchie centinaia di metri.
Esso è presente lungo tutta la Cordigliera delle Ande e dimora abitualmente ad oltre tremila metri di altitudine, sulla sommità di vette rocciose.
Di solito vive riunito in piccoli branchi formati al massimo da poco più di venti individui, fra i quali regna una buona armonia. Uno stormo di Condor in volo offre uno spettacolo meraviglioso ed indimenticabile: i grossi uccelli rapaci volano in gruppo compatto ad altezza anche superiore ai seimila metri, sempre pronti a piombare sulla preda con la rapidità e la precisione di un caccia bombardiere in picchiata.
Nel periodo dell'amore vengono sciolti i branchi e si formano le coppie. Ogni coppia si apparta su un'alta vetta rocciosa, dove costruisce un nido assai rozzo, ammucchiando disordinatamente alcuni sterpi in un punto un po' riparato. In seguito la femmina vi depone due uova lunghe una decina di centimetri, che si schiudono dopo sette settimane d'incubazione. I piccoli, che nascono con il corpo coperto di scarsa peluria grigiastra, crescono lentamente ed hanno perciò assolutamente bisogno delle cure materne e paterne per un periodo di tempo alquanto lungo. Sembra che debba trascorrere quasi un anno dalla nascita prima che siano capaci di prendere il volo. In questo tempo i genitori li sorvegliano amorosamente, li difendono con tutte le loro forze contro chiunque, procurano quotidianamente il cibo necessario per soddisfare la loro straordinaria voracità e, al momento opportuno, insegnano loro la tecnica per procurarsi il nutrimento. Raggiunta l'autosufficienza, i giovani Condor si allontanano dai propri genitori; da questo momento figli e genitori non solo non si riconoscono più, ma diventano addirittura acerrimi rivali quando c'è da contendersi una carogna.
Chi ha avuto occasione di osservare un Condor mentre divora una carogna, assiste ad uno degli spettacoli più ripugnanti. Appena scorge un animale agonizzante o già morto, gli piomba immediatamente sopra e, allontanati senza tanti complimenti gli altri volatili concorrenti al pasto, si dà subito da fare con i robusti artigli per lacerarne la pelle. Affonda poi il becco nello squarcio praticato e ingoia con avidità polmoni e fegato. Gli intestini, che completano i suoi bocconi preferiti, vengono estratti dalla carogna e sono divorati subito per evitare la spartizione con altri volatili. Completa poi il suo pranzo divorando la carne. Alla fine restano sul terreno solamente delle ossa accuratamente spolpate.
Qualche volta aggredisce animali vivi, rivolgendo la sua attenzione particolarmente agli agnelli, ai capretti e a piccoli mammiferi selvatici, come Lama, Guanachi e Vigogne. Raramente aggredisce animali vivi di una certa mole e ancora più raramente l'uomo. Gli assalti ad animali vivi avvengono solamente quando è a digiuno da parecchi giorni, perché non riesce a trovare carogne nel suo ambiente.
Generalmente sorprende la preda viva sui fianchi delle montagne; in questo caso, invece di ghermirla con gli artigli, piomba improvvisamente dall'alto e, facendo affidamento sul risucchio d'aria delle sue gigantesche ali, le fa perdere l'equilibrio perché precipiti a fondo valle, dove la raggiunge immediatamente per divorarla. Il famelico pennuto sudamericano non è molto pericoloso e aggressivo, tranne durante il periodo della cova e dell'allevamento dei figli.
Talvolta, però, ha attaccato addirittura degli aeroplani che sorvolavano il suo territorio, provocando gravi danni alle ali e ai motori, per cui qualche aereo è stato costretto ad un atterraggio di fortuna.
Il Condor non è ufficialmente protetto e, perciò, viene accanitamente cacciato e ucciso dai pastori andini, che vogliono difendere le loro greggi o mandrie e dai cacciatori di professione, che lo catturano per impossessarsi delle sue penne e per usarlo in una specie di corrida con un toro. La caccia viene praticata con vari sistemi e con armi diverse. Normalmente lo attirano in uno stretto recinto appositamente preparato, nel quale è ben posta in vista una carogna. Il grosso volatile si cala immediatamente e si riempie il gozzo di cibo fin quasi a scoppiarne. Gli indigeni escono allora dai nascondigli entrano a cavallo nel recinto e lo uccidono facilmente a bastonate, perché non è in condizione di fuggire a causa dell'appesantimento provocato dal troppo abbondante pasto e perché non ha spazio sufficiente per potersi alzare in volo.
Se viene catturato giovane, è facilmente addomesticabile e può vivere a lungo.

CERVIDI

Ecco alcuni Cervidi molto caratteristici... e molto poco conosciuti al di fuori del loro paese d'origine. In seguito ne vedremo degli altri.

MAZAMA AMERICANO (MAZAMA AMERICANA) - MAZAMA SIMPLICICORNE (Mazama Simplicicornis)

I Mazama vivono in varie regioni dell'America centro-meridionale e dimorano nei boschi piuttosto fitti. E' difficile vederli perché essi, come quasi tutti i Cervidi, sono animali di abitudini prettamente notturne e perciò escono dai loro nascondigli verso il tramonto e vi ritornano appena spunta il nuovo giorno. Il loro mantello è di color bruno rossiccio sul dorso, bianco sul ventre. Hanno inoltre un segnale d'allarme molto ben concepito, di cui abbiamo già parlato più volte: una coda larga e corta, dello stesso colore del dorso nella parte superiore e bianca candida sotto. In caso di allarme, tutti i Mazama raddrizzano la loro coda e così, nella penombra, si vedono molte chiazze bianche che sono immediatamente comprese da tutti i membri del branco! I Mazama hanno anche l'abitudine di scavare delle specie di tane, per passarvi la giornata a dormire al riparo dalle intemperie e dai cacciatori. Ne esistono alcune specie, tutte di piccola taglia, tutte eleganti e tutte in possesso di un paio di corna corte e dritte, con un solo ramo.

PUDU (Pudu Pudu)

Ancora più minuscolo è il Pudu, certamente il più piccolo di tutti i Cervidi del mondo, curioso piccolo animale dalla pelliccia spessa e irsuta, di taglia non superiore a quella di una grossa lepre. Il suo mantello è di color bruno rossastro nelle parti superiori, di tinta più chiara nelle inferiori. Come tutti i Cervidi, il maschio ha due corna, che in realtà sono due brevi spuntoni dritti, volti all'indietro. Il Pudu può essere benissimo paragonato ai Cefalofi africani, ma mentre questo è un piccolo Cervo, quelli sono Antilopi o meglio Gazzelle. Questi piccoli Pudu si addomesticano perfettamente, ma non si sa gran che della loro vita selvaggia, tranne che essi dimorano nei primi pendii delle Ande, dalla Columbia al Cile.

TABUCA o HUEMUL del NORD (Hyppocamelus Antisensis)

Ecco un'altra rarità, il Tabuca, il cui nome latino non ha alcun senso perché non è né un Cavallo, né un Cammello, né un Cavallo-Cammello, ma un piccolo Cervo che abita nelle Ande, pressappoco da un capo all'altro della Cordigliera. Non ha coda molto sviluppata ed il suo pelo grigiastro è spesso ruvido. Non si sa molto sulle sue abitudini di vita allo stato libero, perché passa inosservato nelle regioni in cui vive.
La Cordigliera delle Ande dovrebbe attirare maggiormente l'attenzione degli zoologi perché gli uccelli, i mammiferi e i rettili che vi abitano sono, anche ai nostri giorni, molto poco conosciuti.
In precedenza abbiamo scoperto il Fenicottero delle Ande e incontreremo presto il rarissimo Orso dagli occhiali; ecco ora una collezione di piccoli Cervidi, di cui si ignorava generalmente l'esistenza e i cui nomi sono praticamente sconosciuti.

CINCILLIDI O CHINCHILLIDI

CHINCHILLA REALE (Chinchilla Chinchilla) - CHINCHILLONE DI FAMATINA (Lagidium Famatinae)

La Chinchilla reale, uno dei più preziosi animali del mondo, è un adorabile roditore che dimora sulle Ande peruviane e cilene fino ad un'altitudine di quattromila metri, in zone rocciose particolarmente scoscese. Ha il capo grosso e proporzionalmente corto; sul labbro superiore si notano delle lunghe vibrisse; gli occhi sono grandi e le orecchie, pure grandi, sono arrotondate; il muso assomiglia assai a quello di un nostro coniglio domestico. Il breve e grosso tronco è sostenuto da arti brevi e robusti: i due anteriori hanno cinque dita ciascuno, mentre i due posteriori ne hanno quattro. La coda, di lunghezza media, è ricoperta di pelo morbido come il velluto ed è molto simile a quella dello scoiattolo. Per sua sfortuna possiede un mantello magnifico, estremamente delicato e fitto, di tinta bruno argentea. Sul dorso il pelo raggiunge la lunghezza di quattro centimetri: è veramente una delle più belle, più signorili e più pregiate pellicce che una donna possa desiderare.
Il corpo della Chinchilla raggiunge la lunghezza di una trentina di centimetri, mentre la coda ne misura, al massimo, venti. Vive in colonie formate da qualche decina di individui, che dimorano insieme in piccole grotte naturali o in fenditure di rocce.
Queste simpatiche bestiole escono in cerca di cibo all'alba e al tramonto. Appena uscite dalla tana, sostano un po', sedute sulle zampette posteriori, come se amassero ammirare il paesaggio circostante. Dopo questa breve sosta, si muovono alla ricerca del loro cibo preferito, procedendo a piccoli salti: erbe, bulbi, tuberi, radici. Per mangiare, si comportano come gli scoiattoli: raccolgono il cibo e lo portano alla bocca con le zampette anteriori.
A causa della pelliccia molto richiesta, le Chinchille vennero cacciate tanto accanitamente e spietatamente che, all'inizio di questo secolo, si pensò che la specie fosse ormai estinta. Per fortuna, nelle zone particolarmente impervie, l'uomo non era potuto arrivare e così le colonie colà viventi si salvarono.
Nel 1922 un americano di nome Chapman riuscì a catturare quattordici Chinchille reali sulle montagne del Cile e le portò negli Stati Uniti, dove, ben nutrite e protette, diedero origine ad una razza praticamente domestica, allevata ora in tutto il mondo. E' assicurata così la produzione di pellicce di Chinchilla, e sui fianchi delle Ande del Cile e del Perù sono riapparse le Chinchille reali allo stato selvaggio.
Le Chinchille sono animali facilmente addomesticabili e possono essere tenute libere nelle case, ma, se vengono avvicinate da una persona sconosciuta, esse assumono un atteggiamento minaccioso e tentano di mordere.
Malgrado l'intenso allevamento domestico, la pelliccia di Chinchilla ha sempre un prezzo elevatissimo.
Altra specie, pure molto ricercata per la sua stupenda pelliccia, è la Chinchilla lanigera, così chiamata per l'aspetto lanoso del suo mantello, composto di corti peli di tinta grigio-perla, con sfumature ocracee.
E' la specie più piccola del genere Chinchilla e dimora, come la sorella maggiore, nelle Ande peruviane e cilene, ma ad altitudini non superiori ai tremila metri. Sempre sulle montagne dell'America del Sud, più in alto delle Chinchille reali vivono i Chinchilloni, roditori che appartengono, con le Chinchille e le Viscacce, alla famiglia dei Cincillidi o Chinchillidi. Fra le varie specie di questo genere, merita di essere particolarmente ricordato il Chinchillone di Famatina, un roditore grosso quasi come un coniglio domestico e dall'aspetto simile ad uno scoiattolo. Il suo tronco è particolarmente sviluppato nella parte posteriore e le quattro zampe hanno quattro dita armate di unghie robuste. Sulla testa spiccano le grandi orecchie arrotondate e le numerose, assai lunghe vibrisse che ornano il labbro. La coda, lunga quasi come il tronco, è tenuta quasi sempre alzata e spesso appoggiata sulla schiena; i lunghi e duri peli che la coprono sono di color bruno. Il suo mantello, pur non raggiungendo la bellezza di quello delle Chinchille, è ugualmente pregiato e ricercato per la confezione di pellicce di alto valore commerciale; sul dorso e nelle altre parti superiori del corpo è di color grigio con sfumature marroni; nelle inferiori, invece, è di tinta giallastra.
Oltre che per la pelliccia, i Chinchilloni sono continuamente cacciati dagli abitanti delle Sierre anche per uso alimentare, poiché la loro carne, a quanto si afferma, è squisita.
Essendo, infine, animali molto mansueti, i Chinchilloni vengono facilmente addomesticati e molti montanari argentini li tengono nelle loro abitazioni in assoluta libertà come un comune animale domestico.

VISCACCIA DELLE PAMPAS (Lagostomus Maximus)

La Viscaccia delle Pampas è il roditore più diffuso dell'America meridionale e come il nome fa chiaramente capire, dimora nelle sterminate Pampas argentine. E' facilmente distinguibile dalle Chinchille e dai Chinchilloni oltre che per la diversa colorazione del mantello, anche perché è più grande e robusta. Raggiunge, infatti, compresa la coda, una lunghezza di circa ottanta centimetri. Le orecchie sono piuttosto larghe alla base e appuntite. I due arti posteriori, aventi ciascuno tre dita con unghie robustissime, sono più lunghi degli anteriori, che hanno quattro dita con unghie più brevi e più deboli. Il corpo è ricoperto da pelo morbido, denso, di lunghezza uguale, grigio bruno nelle parti superiori, biancastro nelle inferiori. Sul muso e sulla fronte si notano due larghe fasce nere con bordi bianchi.
Le Viscacce sono animali socievoli ed amano vivere in comunità numerose. Scavano le loro tane nel terreno più arido delle Pampas. E' facile individuare una tana di questi roditori, perché all'uscita di ogni galleria v'è un cumulo di terra, alto circa cinquanta centimetri. L'interno della tana è molto complicato: lunghe e numerose gallerie, scavate a diversa profondità, mettono in comunicazione le stanze sotterranee con l'esterno. In queste dimore sotterranee c'è posto per molte Viscacce di ambedue i sessi e, col passare degli anni, alla prima tana se ne aggiungono moltissime altre che, insieme occupano territori di diversi chilometri quadrati di superficie, formando una vera città sotterranea, chiamata dagli abitanti del luogo «la viscaccera». Le viscaccere servono di ricovero anche per uccelli e altri roditori, perciò la città sotterranea ospita individui di varie specie.
Durante il giorno le Viscacce riposano nelle loro tane. All'imbrunire alcune escono all'aperto e guardano a lungo tutto all'intorno per assicurarsi che tutto sia tranquillo. Quando sono sicure che non c'è alcun pericolo, emettono dei grugniti per svegliare ed invitare all'aperto le compagne che stanno ancora dormendo. In brevissimo tempo migliaia di Viscacce escono dalle tane e popolano tutto il territorio circostante; molte sostano un po' ai piedi del monticello di terra o vi salgono sopra. Prima d'iniziare la ricerca del cibo quotidiano, giocano tra loro, correndo e saltellando per la sconfinata prateria. Quando sono stanche di giocare cominciano a mangiare e fanno presto a saziare il loro formidabile appetito, perché mangiano ogni sostanza vegetale che trovano. Quando non ne trovano in abbondanza nelle Pampas, si dirigono nei terreni coltivati e, si capisce, provocano gravi danni.
Pur non avendo una pelliccia di gran pregio, gli abitanti delle Pampas le cacciano con un certo accanimento per varie ragioni: la pelle serve per confezionare coperte ed oggetti d'ornamento; la carne e commestibile; sono talvolta dannose alle coltivazioni; crivellando il terreno per costruire le loro case sotterranee, esse mettono in pericolo l'incolumità dei cavalli e dei cavalieri che, per motivi di lavoro, devono spostarsi nelle Pampas da un luogo all'altro. Sebbene siano cacciate dagli uomini e dai carnivori, esse sono tanto numerose che la specie non corre alcun pericolo di estinzione. Anche questo vivacissimo roditore può essere facilmente addomesticato.

GATTI SELVATICI

GATTO DELLE PAMPAS (Felis Pajeros) - GATTO DELLE ANDE (Felis Geoffroyi)

Ecco due gatti selvatici sudamericani, generalmente poco conosciuti in Europa.
Il Gatto delle Pampas, chiamato anche Gatto delle alte erbe o Gatto pajeros vive nelle sterminate Pampas, vaste regioni pianeggianti, coperte di alte erbe, prive o assai povere di alberi.
Questo bel Gatto selvatico ha il corpo lungo circa un metro e la coda una trentina di centimetri. La pelliccia, molto folta ed abbastanza lunga, è grigio-giallognola con strisce color ruggine, disposte ad anelli sui quattro arti e sulla coda.
Il Gatto delle Ande, invece, è assai comune nei territori centro-meridionali dell'America del Sud. Ha il corpo lungo una settantina di centimetri, mentre la coda ne misura una trentina. La folta pelliccia è di tinta grigia con numerose macchie nere sparse su tutto il corpo. Dimora nelle zone montane, dove sfrutta le sue doti di abile arrampicatore, di provetto saltatore e di buon corridore.
Come molti altri felini, esso è attivo di notte, mentre durante il giorno rimane ben nascosto tra la fitta vegetazione. I suoi abituali rifugi sono le cavità dei tronchi d'albero o le biforcazioni dei rami. Si nutre di uccelli e di roditori, come fa il Gatto delle Pampas. Annualmente la femmina mette al mondo due o tre figlioletti, in una tana celata tra le rocce. Viene accanitamente cacciato per la sua bella pelliccia, che piace molto alle signore.

ORSO DAGLI OCCHIALI (Tremarctos Ornatus)

Pochissimi uomini sanno che esiste un Orso specifico dell'America del Sud, se si escludono gli abitanti delle regioni in cui esso dimora. Infatti quest'animale è piuttosto raro allo stato libero, più raro ancora nei giardini zoologici e i manuali di scienze naturali sono particolarmente laconici in proposito. Si sa soltanto che esso abita esclusivamente in Bolivia, Cile, Columbia, Ecuador, Venezuela, e si sa che il suo ambiente preferito è rappresentato dalle fitte, impenetrabili foreste della Cordigliera delle Ande. E' molto coraggioso e dorme sugli alberi, sdraiato su una specie di piattaforma che si prepara con le fronde. Appartiene ad un genere a sé, rappresentato in una sola specie, che ha poche sottospecie. Il suo mantello è di tinta nera e la taglia (è lungo poco più di un metro) non supera quella dell'Orso malese, chiamato anche Orso delle palme oppure Orso dal collare. Ha una macchia biancastra sotto il collo come l'Orso dal collare e assomiglia abbastanza all'Orso Americano o Baribal, ma i due grandi anelli di pelo gialliccio che gli circondano gli occhi lo fanno distinguere immediatamente. Sono proprio questi due anelli che gli hanno procurato il nome di Orso dagli occhiali.
Che cosa mangia? Probabilmente un po' di tutto come tutti gli Orsi: bacche, frutti, funghi, insetti, larve, miele, uova, bestiole di ogni specie, roditori, uccelli, rettili, batraci, pesci, crostacei, molluschi: è cioè onnivoro. Quali sono le sue abitudini? Come si riproduce? Cade in letargo durante l'inverno? Come ho già precisato, si sa poco o nulla intorno alla vita di quest'animale che dimora nel paesaggio lunare e glaciale della catena andina. Sembra che assalti spesso le mandrie di bovini che stanno tranquillamente pascolando sui monti e che ammazzi di preferenza i vitelli, che poi divora avidamente.
E' meno alto di un montone, ma è assai forte, molto di più di quanto può sembrare osservandolo. Spezza senza tanta fatica un tronco d'albero dal diametro di una decina di centimetri e si arrampica velocissimo su alberi alti anche una trentina di metri. Come tutti i suoi simili, ha un corpo molto robusto ma tozzo: la coda, lunga pochi centimetri, è appena visibile. Nella testa, piuttosto larga nella parte superiore, si nota un muso allungato a forma di tronco di cono. Le orecchie sono piccole, tondeggianti, ricoperte da pelo fittissimo; gli occhi sono piccoli e vivaci. Dei quarantadue denti che formano la sua formidabile dentatura, i canini sono molto sviluppati e i molari sono grossi e forti.
Il corpo è sostenuto da quattro corti e robusti arti, ciascuno dei quali termina con una zampa fornita di cinque dita armate di lunghi e poderosi artigli non retrattili. L'olfatto è il senso maggiormente sviluppato: udito, tatto e gusto sono buoni; la vista è invece il senso meno acuto di quest'animale.
Come gli altri Orsi è plantigrado, cioè cammina appoggiando al suolo tutta la pianta del piede, che è priva di pelo; grazie alla larghezza di questa base d'appoggio, esso può camminare sostenendo il suo corpo in posizione eretta con le due zampe posteriori.
Gli orsacchiotti restano nella tana fino a mezzo anno di età, dopodiché seguono i genitori che insegnano loro il sistema di procurarsi il cibo.
Verso la metà del secolo diciassettesimo un viaggiatore francese, La Conclamine, affermò di avere visto nell'America del Sud quest'Orso, ma nessuno gli credette. Soltanto verso la fine del secolo scorso, quando un Orso dagli Occhiali fu portato al giardino zoologico di Parigi, gli zoologi si convinsero che gli Orsi erano veramente presenti anche nell'America meridionale. La sua carne è gustosa e gli Indiani, nella buona stagione, si riuniscono in gruppi numerosi per cacciarlo con archi e cerbottane. Il fiele e il grasso vengono usati dalle popolazioni indigene per preparare delle medicine che sono vendute a caro prezzo,
Si deve ammettere che gli Orsi formano una strana famiglia di animali; abbiamo il gruppo degli Orsi bruni, tutti imparentati; esistono poi varietà eteroclite tutte differenti le une dalle altre: Orsi marini, Orsi neri dell'America del Nord, Orso labiato dell'Asia, Orso malese e quest'Orso delle Ande, senza contare il grande Panda, l'Orso di Padre David, che assomiglia tanto ad un orso ma che non lo è. E' da ricordare anche l'Orso marsupiale, il Koala, che assomiglia molto ad un Orso felpato, e che pertanto non è un vero Orso.

LUPO DALLA CRINIERA (Chrysocyon Brachyurus)

Questo grande Canide è una delle sorprese che ci riserva l'America del Sud, dal Paraguay all'Argentina. Zampe sviluppatissime, molto alto e assai magro, lunga e folta criniera sulla nuca e sul dorso, coda lunga e folta, orecchi particolarmente sviluppati, testa lunga e sottile: ecco le principali caratteristiche fisiche del Lupo dalla criniera, chiamato anche Crisocione o Lupo dorato.
Vive nelle foreste che si estendono fino ai primi pendii della Cordigliera delle Ande o in zone paludose vicine alle stesse foreste. Pochissimi uomini hanno avuto la possibilità di vederlo nel suo ambiente naturale, perché è un animale molto timido e durante il giorno rimane ben nascosto fra la fitta vegetazione. Rarissime volte è stato fotografato nel suo regno sconfinato e pochissimi giardini zoologici hanno la possibilità di ospitarne un esemplare.
Si sa molto poco di lui: conduce generalmente vita solitaria; è velocissimo, ottimo saltatore, eccellente nuotatore; esce in cerca di cibo solo di sera. Di che cosa si nutre? Non si sa nulla di preciso, ma poiché è carnivoro, con dei denti particolarmente taglienti e acuminati, esso non ha che l'imbarazzo della scelta fra la quantità delle piccole bestie di ogni sorta che abitano nello stesso ambiente: roditori, rettili, uccelli e uccellini, batraci, insetti. Velocissimo com'è, esso raggiunge facilmente ogni piccolo mammifero da lui scelto per il proprio nutrimento. Qualche volta, spinto dalla fame, osa avvicinarsi alle greggi e divora qualche agnello. Mentre gli altri lupi hanno l'abitudine di cacciare in coppia o riuniti in branchi più o meno numerosi, il Crisocione è decisamente solitario anche nella ricerca quotidiana di prede. Vive in coppia soltanto nella stagione degli amori e vi resta fino a quando i piccoli non sono in grado di arrangiarsi da soli.

LEPRE DELLA PATAGONIA (Dolichotis Pathagonica)

Il Marà è chiamato anche Lepre della Pampa o Lepre della Patagonia e il suo aspetto è molto simile a quello della nostra Lepre europea, con orecchie più corte, ma con zampe posteriori spropositatamente lunghe. E' alto una quarantina di centimetri, ha la testa piuttosto grossa, occhi grandi, zampe lunghe e robuste, coda molto corta. Madre Natura l'ha dotato di vista ed udito molto acuti. Come la nostra lepre, il Marà è un roditore veloce e nervoso, pauroso ma addomesticabile, che scava la propria tana nel terreno delle immense pianure che si estendono nella parte occidentale dell'America meridionale. Prima di descrivere compiutamente il Marà bisogna affermare una volta per tutte che i roditori sono animali talmente numerosi che nessuno al mondo può ricordare il nome di tutti quelli classificati dagli zoologi: infatti ve ne sono oltre 5000 specie. Il Marà è un roditore fra 5000 altri roditori e la sola America del Sud ne ospita un numero davvero imponente. Una delle sue caratteristiche è il suo nervosismo: quando ha paura, il Marà fugge a grande velocità senza guardare dove va a finire. Capita spesso che esso si rompa la testa contro un ostacolo che, nell'orgasmo della fuga, non ha avuto il tempo di vedere. Poiché ha una taglia abbastanza grande ed un peso in proporzione, l'urto è tanto violento che la povera bestia muore ammazzata contro un palo o anche contro la gamba di un cavallo. I gauchos dell'America del Sud non lo cacciano accanitamente, ma qualche volta lo uccidono con una fucilata e ne mangiano le carni che sono perfettamente commestibili. I gauchos non apprezzano molto la presenza del Marà nel loro territorio perché le buche che scava sono pericolose per i loro cavalli, come quelle dei Cani di prateria. Più che di roditori hanno l'aspetto di ruminanti. Sono animali di abitudini prevalentemente diurne; vivono in luoghi aperti, in cui abbondano erbe e cespugli, riuniti in gruppi di dieci, quindici individui; in certe regioni sono numerosissimi.
Alla sera, verso l'imbrunire, si ritirano nelle loro tane e riposano fino alla mattina successiva.
Quando vanno in cerca di cibo, camminano lentamente; trovate le erbe preferite, le strappano e, per ruminarle, si sdraiano col ventre a terra Quando sono sazi, si sdraiano su un fianco e se ne stanno tranquilli a godersi i raggi del sole; ma se si accorgono che sta avvicinandosi qualche animale pericoloso o qualche uomo, essi balzano in piedi e fuggono precipitosamente, saltando come lepri.
Le femmine partoriscono una o due volte all'anno e danno alla luce uno o due figli per parto, nell'interno della loro tana.
Per avvertirsi vicendevolmente che qualche pericolo è imminente, essi praticano il metodo in uso presso tante Antilopi e tanti Cervidi: il ciuffo di peli bianchi che hanno posteriormente. Quando rizzano questi peli, tutti quelli tra di loro che se ne accorgono comprendono immediatamente ciò che quel segnale significa: «Si salvi chi può». E i Marà fuggono in tutte le direzioni, a grandi balzi nervosi.
Ai nostri giorni sono cacciati specialmente per la pelliccia morbida e resistente.
Sono ospiti di quasi tutti i giardini zoologici, poiché sono animali facilmente addomesticabili. Nel Sudamerica sono spesso tenuti nelle case in piena libertà e accorrono prontamente al richiamo del padrone. Quando vengono molestati, essi voltano le spalle all'importuno e lo colpiscono con un lancio di urina e di escrementi.

CERVO DELLE PAMPAS (Ozotoceros Bezoarticus)

Il Cervo delle Pampas, più piccolo del Cervo delle paludi, è caratterizzato da corna poco ramificate e dalla groppa più alta del garrese. Il suo mantello è di tinta rossastra con del bianco un po' dappertutto: sul collo, sulla testa, sul muso, sul ventre e sulla parte interna delle zampe. La corta coda è nera superiormente, bianca nella parte inferiore: il solito sistema di allarme.
Animale amante dell'igiene e della pulizia, il Cervo delle Pampas si abbevera solamente nei ruscelli limpidi. Di abitudini notturne, esso trascorre il giorno ben celato nella fitta vegetazione. E' facilmente addomesticabile, specialmente se viene catturato giovane.
Mingherlino e grazioso, il piccolo Cervo delle Pampas è una bestia molto veloce, dote questa che gli permette di sopravvivere pur abitando in una pianura immensa, dove i suoi nemici lo scorgono da lontano. Bisogna correre più velocemente degli avversari se si vuole sopravvivere.
Quando è spaventato, fugge a gran velocità e con un balzo riesce a superare facilmente i cespugli della savana. Vive in Brasile e in Argentina, in Paraguay e in Uruguay, e sostituisce in queste regioni le Antilopi e le Gazzelle.
Come queste, offre al cavaliere solitario lo spettacolo commovente di animali liberi, che impegnano tutte le loro forze per sfuggire alla morte.
Logicamente l'uomo non dovrebbe assolutamente uccidere questi bellissimi animali, anzi dovrebbe essere un loro strenuo difensore. Ma... si sa cos'è l'uomo...!

CERVO DELLE PALUDI (Blastocerus Dichotomus)

Il Cervo delle paludi è un grande Cervide, sorprendentemente grande anche per l'America del Sud, dove questi animali abitualmente non superano il metro di altezza.
I Cervi delle paludi vivono nelle zone paludose che si stendono lungo le vallate dei grandi fiumi. Lì si può incontrare perciò nel bacino del Rio delle Amazzoni, in quello dell'Orinoco e nella foresta delle Guiane. Vivono in piccoli branchi e mentre i maschi sono forniti di corna riccamente guarnite di rami, le femmine, invece, ne sono sprovviste; gli uni e le altre hanno un mantello di color rosso nelle parti superiori, bianco nelle inferiori. Grandi orecchie ornano la loro testa e, come molti altri Cervidi, si servono della loro coda drizzata come segnale d'allarme, nella penombra del sottobosco. Rappresentano la selvaggina preferita da molti nemici; gli Indiani anzitutto, che li uccidono con l'arco o con la cerbottana; i Giaguari, che piombano improvvisamente sul loro dorso da un albero; i Caimani e gli Alligatori che 11 aspettano al varco nell'acqua; i Serpenti giganti, Boa costrittore e soprattutto Anaconda, che sono sempre pronti a stringerli fra le spire del loro corpo mostruosamente muscoloso.
I Cervi delle paludi, malgrado i molti e terribili nemici, riescono a sopravvivere, almeno fino a quando gli uomini bianchi non si interesseranno di loro: gli uomini bianchi e i loro fucili...

PAPPAGALLI E ARE

ARATINGA - PARROCCHETTO - PARROCCHETTO DELLA CAROLINA (Conuropsis Carolinensis) - ARARAUNA (Ara Ararauna) - ARA MACAO (Ara Macao) - PAPPAGALLO DELL'AMAZZONIA (Amazona Ochrocephala) - ARA GIACINTO (Anodorynchus Jacintinus)

Il Nuovo Mondo è molto ricco di Pappagalli e di Parrocchetti di ogni specie.
Ma le Americhe sono anzitutto la patria delle Are, grossi psittacidi diffusi dal Messico all'America del Sud. Questi pappagalli suddivisi in parecchie specie, sono particolarmente conosciuti per la bellezza del loro aspetto e per la vivacità dei colori del loro piumaggio. A causa della caccia accanita a cui sono sottoposte da tempo, le Are, una volta tanto numerose in tutto il Nuovo Mondo, sono oggi diventate piuttosto rare. Alcune specie raggiungono e superano anche il metro di lunghezza, altre invece non superano la taglia di un comune colombo. Tutte le Are possiedono un becco straordinariamente robusto, capace non solamente di troncare il dito di un uomo senza tanta fatica, ma anche di spaccare in due un frutto locale estremamente duro, la noce del Brasile, di cui sono molto ghiotte. Ciò non impedisce all'Ara di addomesticarsi perfettamente, ma bisogna avvicinarla con le dovute precauzioni perché essa conosce le persone e spesso ha pericolose reazioni contro un forestiero. Il lungo becco ha il ramo superiore dentato, con la punta fortemente ricurva, che oltrepassa abbondantemente il ramo inferiore, molto corto e assai largo. La coda, lunga un terzo del corpo, ha le due timoniere mediane assai più grandi delle altre. Le ali sono piuttosto lunghe ed aguzze. Le zampe sono sempre corte e robustissime e terminano con forti piedi, forniti di quattro dita, di cui le due mediane sono rivolte in avanti e le altre due all'indietro. Le quattro dita, munite di artigli lunghi, ricurvi e robusti, permettono a questi pappagalli, che vivono principalmente sugli alberi, di spostarsi agevolmente lungo i tronchi e i rami. Sul terreno invece sono costretti a muoversi a piccoli salti. Le Are sono rivestite di un piumaggio duro, ma molto bello: tutto azzurro, o tutto rosso, o mescolato di rosso, di giallo e di azzurro come l'Ara macao, uno dei più splendidi uccelli del mondo.
Le Are sono poco abili parlatrici: imparano e ricordano infatti soltanto poche parole e qualche frase, che ripetono generalmente con poca chiarezza; hanno però una voce molto forte e stridente, che si sente da buona distanza.
L'Ararauna appartiene ad un'altra specie di Are. Il suo piumaggio è di colore azzurro intenso nelle parti superiori, di tinta giallo arancio nelle inferiori e ai lati del collo; il becco e le zampe sono invece molto scuri, quasi neri.
La si trova nelle foreste lontane dalle zone abitate dall'uomo, da lei molto temuto, e dimora sugli alti alberi, quasi sempre vicino ad un fiume o ad un altro corso d'acqua. Vive in coppia o riunita in gruppi poco numerosi. Le coppie sono di solito abitudinarie, cioè hanno l'usanza di tornare a nidificare sullo stesso albero per molti anni. Durante le ore più calde della giornata, restano appollaiate sui rami degli alberi; verso sera, quando l'aria è più fresca, volano per la foresta in cerca di cibo: semi, germogli.
Costruiscono il loro nido nella cavità di un tronco di albero e la femmina vi depone due uova bianche, piuttosto grosse, che cova personalmente sotto la continua sorveglianza del maschio.
I piccoli vengono allevati con cura dai due genitori, dai quali si allontanano soltanto quando sono autosufficienti nella ricerca del cibo e hanno imparato a volare. Le giovani Araraune giocano gioiosamente tra loro come cagnolini e lanciano gridi molto acuti. Se vengono catturate da piccole si addomesticano perfettamente e in breve tempo: riconoscono i loro padroni, li richiamano frequentemente con la loro voce stridula, gradiscono molto le carezze e non disdegnano di diventare anche amiche di qualche animale domestico. Fra le altre specie di Are non può essere dimenticata l'Ara giacinto, che dimora nelle foreste brasiliane. Questo pappagallo, lungo anche un metro, ha uno stupendo piumaggio di colore azzurro cupo.
Un Parrocchetto americano che abitava, fino all'inizio del secolo scorso, unicamente nelle regioni meridionali degli Stati Uniti, è completamente scomparso dall'inizio di questo secolo: si tratta del grazioso Parrocchetto della Carolina. Dimorava nella Florida, nell'Illinois, nel Kansas e, logicamente, nella Carolina, riunito in branchi assai numerosi e durante la stagione invernale si spostava molto raramente, rimanendo nella zona meridionale anche in questo caso. Si nutriva di verdi germogli e di frutta; molto spesso però questi pappagallini, lunghi appena una trentina di centimetri, lasciavano temporaneamente la loro dimora abituale e, in grandi stormi, andavano nelle zone coltivate in cerca di cibo: mangiavano le parti più tenere delle piante e facevano scorpacciate di frutta. In tal modo provocavano dei gravissimi danni. Per questa ragione gli agricoltori cominciarono a cacciarli indiscriminatamente e così questi piccoli pappagalli divennero molto rari in breve tempo e, come ho già precisato, all'inizio di questo secolo sono stati classificati fra le numerose specie di animali estinti.
Era un bell'uccello con becco molto curvato, con zampe corte e piedi robustissimi, con ali slanciate e terminanti a punta, con coda piuttosto lunga. Il suo piumaggio era di colore verde scuro sul dorso, giallastro nelle parti inferiori; le piume del capo e delle guance erano arancione, quelle della nuca di tinta giallo oro; il becco aveva una tinta gialliccia e le zampe erano rosee, come il colorito della carnagione umana. In primavera i Parrocchetti della Carolina si riunivano a coppie, ognuna delle quali stabiliva la propria dimora nella cavità di un tronco d'albero. Dopo aver costruito il nido in collaborazione con lo sposo, la femmina deponeva le uova che covava personalmente. I piccoli venivano allevati con molta cura da ambedue i genitori, dai quali si allontanavano definitivamente soltanto quando avevano appreso alla perfezione l'arte di volare. Nel tempo dell'incubazione e dell'allevamento, i Parrocchetti della Carolina cercavano il cibo solo nel loro ambiente e quindi le coltivazioni non venivano danneggiate. Terminato l'allevamento, si radunavano ancora in grandi stormi, e riprendevano le loro incursioni devastatrici nelle coltivazioni.
Il Monaco è uno dei tanti pappagalli diffusi nelle foreste del Sudamerica. Di dimensioni modeste, ha ali abbastanza lunghe, coda con penne terminanti a punta; il ramo superiore del grosso e corto becco è molto curvato. Nel piumaggio assai variopinto predominano le tinte verde-erba e giallo-verde. Riuniti in gruppi assai numerosi, essi sono presenti nei territori boscosi dell'Argentina, della Bolivia, del Brasile, del Paraguay e dell'Uruguay. Sono tristemente celebri per i danni che compiono nelle coltivazioni.
A differenza dei Parrocchetti, molte coppie di Monaci costruiscono il loro nido sullo stesso albero nel quale nidificano altre coppie di uccelli. Essi si riproducono facilmente anche in ambienti diversi da quello abituale, a condizione però che possano vivere ad uno stato semiselvatico.
I Pappagalli dell'Amazzonia sono di dimensioni più modeste e vivono nelle giungle americane, in particolar modo lungo il corso del Rio delle Amazzoni. Nel loro piumaggio variopinto predomina il verde. Stanno in branchi molto numerosi, riempiendo le foreste del loro ininterrotto cicaleccio. La specie più comune di questo genere di pappagalli è l'Amazona ochrocephala, conosciuta col nome di Pappagallo dell'Amazzonia. Questi pappagalli hanno, come tutti gli psittacidi, abitudini diurne. Durante la notte riposano disposti in lunghe file sui rami degli alberi. Quando spunta l'alba cominciano a far sentire la loro voce e volano in cerca di nutrimento: frutta e semi. Anche questo Pappagallo provoca spesso gravi danni alle coltivazioni.
Il Pappagallo dell'Amazzonia viene attivamente cacciato per la bontà delle sue carni, per i danni che provoca nelle coltivazioni e per essere addomesticato.

UCCELLI CARATTERISTICI DEL NUOVO MONDO

NANDU' (Rhea Americana)

Ecco ora quattro uccelli estremamente caratteristici del Nuovo Mondo. Essi non esistono altrove. Il Nandù è un grande uccello corridore, incapace di volare. I suoi costumi ricordano quelli dello Struzzo, del Casuario e dell'Emù. Abita le pampas e la savana, soprattutto in Brasile e in Argentina, e se ne distinguono due varietà: il Nandù comune e il Nandù di Darwin. Sono bestie pacifiche, ma capaci di correre ad una velocità prodigiosa e si servono delle ali come stabilizzatori durante la corsa e per cambiare improvvisamente direzione; essi se ne servono anche per difendersi, e sono armi veramente efficaci.
I maschi raggiungono l'altezza di un metro e mezzo, mentre le femmine sono più basse di una decina di centimetri. In proporzione al corpo, i Nandù hanno testa piccola, il becco poco sviluppato ed un po' appiattito alla base.
I grandi occhi sono difesi da palpebre che portano ciglia lunghe e rigide. Il lungo collo e il capo sono ricoperti da una corta peluria, simile a quella che ricopre il corpo di tanti uccelli appena nati. Le zampe, di tinta grigiastra, sono pressappoco lunghe come quelle degli Struzzi, ma hanno tre dita, invece di due, rivolte in avanti ed armate di unghie. Sul dorso il piumaggio è di color grigio bruno; quello del ventre è invece di tinta biancastra. La testa, il petto e la parte superiore del collo sono nerastri.
I Nandù si nutrono principalmente di vegetali, ma ingoiano volentieri anche insetti, vermi, piccoli roditori e, talvolta, granchi e pesciolini.
Al tempo dell'amore, i maschi idonei alla riproduzione lottano fra loro a colpi di becco per la scelta delle femmine. Alla fine della contesa e dopo un caratteristico corteggiamento alle femmine che gli piacciono, ogni maschio si allontana dal branco accompagnato dalle prescelte che, da quel momento, costituiranno il suo harem.
Di queste femmine sarà marito e padrone. Successivamente le femmine del branco depongono, una dopo l'altra, le uova in una stessa, larga buca del terreno, buca naturale o appositamente scavata dal maschio. Al termine della deposizione, nel nido vi sono alcune decine di grosse uova col guscio liscio, molto resistente e di colore biancastro. Le uova vengono covate dal maschio, che si allontana dal nido solo per pascolare. Dopo circa un mese e mezzo nascono i piccoli Nandù, col corpo ricoperto di soffice peluria giallastra, con fasce brune sulla schiena. Poche ore dopo essere usciti dal guscio, i Nandù sono già capaci di muoversi e vanno in cerca di cibo. Bastano pochi giorni di vita perché siano capaci di correre ed è sufficiente mezzo mese perché corrano più velocemente di un uomo. Nel primo mese di vita essi sono custoditi e difesi esclusivamente dal padre, poiché le madri s'interessano solamente di gironzolare nei dintorni in cerca di nutrimento. I maschi sono veramente genitori esemplari e non è raro vedere dei pulcini di Nandù che si nascondono sotto o in mezzo alle lunghe penne grigio-brune, che coprono il dorso paterno.
Dopo questo primo periodo di allevamento, si ricompone il branco che, logicamente, è aumentato di numero. Ogni gruppo familiare (formato dal maschio. da una decina di femmine e dai figli dell'ultima covata) rimane compatto, anche se altri branchi di Nandù vivono nello stesso territorio.
Quando calano le ombre della sera, ogni componente del branco prende dimora in una larga buca del terreno e vi resta fino allo spuntare del nuovo giorno.
I Nandù sono stati cacciati sempre con accanimento per varie ragioni: per la carne, che è commestibile anche se è dura, e per le uova; per il grasso, utilizzato oltre che come alimento anche per ungere oggetti di cuoio; per confezionare borse e sacchetti con la pelle del collo; per le piume che vengono usate per fabbricare piumini per spolverare, perché sottraggono la fresca erba dei pascoli alle mandrie; per dimostrare, infine, la bravura del cacciatore, la velocità e la resistenza del suo cavallo.
Malgrado le continue uccisioni e catture, i Nandù sono ancora abbastanza numerosi nelle pampas sudamericane, ma è assai difficile avvicinarli poiché ora vivono a notevole distanza dalle zone abitate dall'uomo.

GALLETTO DI RUPE (Rupicola Rupicola)

Il Galletto di rupe o Rupicola è un magnifico uccello. Se ne conoscono parecchie varietà oltre a quella presentata qui, chiamata Rupicola della Guiana. Il maschio, grosso come un piccione, ha il piumaggio color rosso arancio in quasi tutto il corpo; fanno eccezione la coda, di colore bruno, e le ali che sono pure brune, ma con qualche macchia bianca. Sulla testa spicca un ciuffo sempre eretto di piume rosso-arancio disposte a semicerchio. Questo ciuffo ricade sul becco, coprendolo quasi completamente.
Il piumaggio della femmina, di dimensioni minori, è di color bruno oliva. Non si può immaginare uccello più bello e meno bene conosciuto. La Rupicola vive nelle foreste dell'America meridionale e le varie specie prendono il nome dello Stato in cui sono diffuse.
Questi uccelli vivono riuniti in piccoli gruppi sulle rocce che si trovano lungo le rive dei fiumi e dei torrenti che attraversano zone coperte da ricca vegetazione. Poiché si cibano esclusivamente di frutta, quando hanno appetito si posano sugli alberi che ne sono ricchi.
A causa del disboscamento le Rupicole sono in continua diminuzione. Malgrado ciò, è ancora facile vederne nelle abitazioni sudamericane e sono pure abbastanza frequenti nei giardini zoologici, dove possono vivere parecchi anni, purché vengano nutrite con frutta.

AIRONE DEL SOLE (Eurypyga Helias)

L'Euripiga, chiamato popolarmente Airone del sole o Pavone, è un altro fenomeno dell'America del Sud. Non ha che un solo parente al mondo, il Kagu, uccello tipico della Nuova Caledonia, attualmente in via di estinzione. L'Airone del sole vive nell'America centrale e meridionale, dal Guatemala al Brasile. Lo si incontra nelle foreste paludose e lo si riconosce facilmente per le sue lunghe zampe paglierine, per il suo piumaggio scuro, macchiettato di rosso e di nero. Talvolta, quando trova un raggio di sole, esegue una danza fantastica, con ali aperte coda drizzata, tutto gongolante per essere così bello. E' raro, poco conosciuto, facile ad addomesticare e si riproduce facilmente in cattività. Si nutre principalmente di pesci e non ama affatto volare. Il capo è nero con due fascette bianche ai lati, una sopra e una sotto a ciascun occhio; la gola è bianca; le penne caudali sono a fasce biancastre e nere; le lunghe zampe sono giallo-dorate; il corpo e le ali sono ricoperti da un piumaggio in cui il nero, il rosso ruggine, il bianco, il giallo, il grigio si mescolano meravigliosamente. Collo e becco sono abbastanza lunghi. L'Airone del sole è abbastanza comune nell'America meridionale, dal Guatemala al Brasile. Lo si incontra solo o in coppia nelle foreste lungo le rive dei fiumi e delle paludi. Durante il giorno è alla continua ricerca d'insetti e di altri piccoli animali di ogni specie, che rappresentano il suo cibo preferito. Sebbene sia atto al volo, esso non ama volare e preferisce vivere sul terreno. Si porta sui rami degli alberi solo per riposare. Quando si alza in volo, per andare ad appollaiarsi sugli alberi, sembra una grande farfalla tanto il suo volo è leggero.
Se viene molestato o assalito, esso apre completamente le ali, allarga e rizza la coda come i pavoni, ritrae il collo e scatta con forza e decisione contro il nemico, anche se è grande e grosso.
Le coppie costruiscono il loro nido sugli alberi e le femmine vi depongono un paio di uova che vengono covate alternativamente dai due coniugi, per circa un mese. I piccoli nascono col corpo ricoperto di morbide piumine e restano nel nido solamente per due o tre giorni, nutriti dai genitori. Scesi a terra, non fanno più ritorno nel nido, ma continuano ad essere alimentati e protetti dai genitori. In un paio di mesi crescono tanto da essere facilmente confusi con gli adulti.
Presi da piccoli, gli Aironi del sole sono facilmente addomesticabili e si riproducono regolarmente anche in cattività.

QUETZAL (Pharomacrus Mocino)

Il Quetzal, che vive nell'America centrale, appartiene alla famiglia dei Trogonidi, famiglia che interessa particolarmente gli ornitologi per la magnificenza del piumaggio. Bisogna anzitutto precisare che i Trogonidi non sono esclusivamente americani. Alcune specie di questi uccelli vivono in India, nelle Filippine, in Malesia e nell'Africa tropicale.
Di questi uccelli è caratteristica la disposizione delle quattro dita: il terzo ed il quarto sono anteriori, cioè rivolti avanti, mentre il primo ed il secondo sono posteriori.
I Quetzal hanno un piumaggio di smaglianti colori: il petto è rosso vivo; nel resto del corpo, in cui predomina il verde metallico con riflessi dorati, il blu, il rosa ed il bianco si mescolano meravigliosamente.
Sul capo, dalla nuca al becco, il Quetzal ha un gran ciuffo di penne di color verde come la maggior parte del piumaggio che ricopre il suo corpo. Sfortunatamente è poco furbo e i cacciatori possono avvicinarglisi e catturarlo senza tante difficoltà.
I Trogonidi hanno quasi tutti, più o meno, le stesse abitudini. Alcuni però, come il Trogone di Cuba, si nutrono d'insetti che catturano al volo e anche di termiti che vanno a divorare, senza alcun timore, nello interno dei termitai. Certi scelgono i termitai per alloggio; altri, come il Quetzal, dimorano nei tronchi cavi degli alberi, dove costruiscono anche il nido. Sono poco abili volatori e volano soltanto per catturare le prede. Più avanti vedremo lo splendore dei Colibrì. Certi autori non hanno esitato a considerare i Trogoni dei Colibrì giganti. E' difficile fare un più bel complimento ai Trogonidi.

TUCANO

TUCANO DELL'ARIZONA (Ramphastos Culminatus)

37 varietà di Tucani vivono nelle foreste d'America, dal Messico fino all'Argentina. Si riconoscono al primo colpo d'occhio per l'enorme dimensione e per l'aspetto del becco con i margini dentellati, il quale ha, però, peso modesto e quindi non impedisce loro di volare. Difatti il becco di questi uccelli contiene dell'aria ed è molto sottile, sebbene sia assai solido. Se non fosse tanto leggero, il povero Tucano finirebbe sempre col cadere in avanti ad ogni tentativo di volo. Questo originale becco, vivamente colorato, probabilmente non ha funzione difensiva né facilita l'ingestione del cibo. Esso serve, come i becchi degli altri uccelli, per mangiare, e i Tucani mangiano frutta, bacche, rettili e uccellini.
I Tucani sono dunque audaci onnivori. Predoni e razziatori, piombano fulmineamente su lucertole, piccoli rettili, rane e uccelli di cui devastano i nidi per mangiare le uova e i piccoli. Emettono forti gridi, vivono spesso in bande formate da numerosi individui e sono vivacemente colorati. I colori chiassosi del loro piumaggio si confondono magnificamente fra il verde fogliame delle lussureggianti foreste, dove trascorrono gran parte della loro esistenza.
Non temono gli uccelli rapaci, anzi li attaccano tutti d'accordo e, con i loro forti gridi, li costringono alla fuga. Dormono e nidificano nelle cavità degli alberi; se le cavità sono troppo strette, essi le allargano a colpi di becco fino a quando possono entrarvi. Poiché la lunghezza del becco li obbligherebbe a scavare dei buchi molto profondi, essi dormono nascondendolo sotto le ali, mentre la coda articolata viene riversata sul dorso. Nell'insieme i Tucani sono uccelli abbastanza grandi: certi misurano un'ottantina di centimetri di lunghezza, altri non superano i quaranta.
Il vivace, vario colore del piumaggio, lo spropositato becco e la curiosa abitudine di lanciare spesso in aria la bacca o il frutto che prendono poi al volo, danno ai Tucani un po' l'apparenza dei pagliacci-giocolieri del circo.
Hanno la consuetudine di disporre numerose sentinelle tutto intorno al luogo dove si fermano per mangiare: così evitano di essere sorpresi improvvisamente da qualche nemico. Se si profila un pericolo, le vedette avvertono immediatamente i loro compagni e gli altri uccelli della foresta, emettendo suoni striduli e forti. Possiedono inoltre la prerogativa di preannunciare con sonori gridi l'approssimarsi di una perturbazione atmosferica.
Sebbene non abbiano ali molto grandi, sono abbastanza veloci nel volo, ma non compiono mai lunghi voli... senza scalo. Saltano agilmente da un ramo allo altro e si spostano facilmente anche tra le fronde più intricate. Si posano sul terreno solo quando hanno bisogno di bere; qui si muovono a saltelli e ad ogni salto alzano la coda. Quando bevono, immergono la punta del becco nell'acqua, assorbono il liquido, spostano la testa a destra e a sinistra, la alzano e lasciano scendere l'acqua nella gola, un po' come fanno le galline.
Il più grosso rappresentante della famiglia dei Ranfastiti o Tucani è certamente il Toco tipico e meraviglioso uccello dimorante nelle foreste che si stendono fra la Guiana e l'Argentina. La femmina ha di solito dimensioni minori del maschio. Il bellissimo piumaggio è principalmente di color nero, a cui si mescolano il bianco della gola, il rosso vivo dell'addome, l'azzurro dei cerchi attorno agli occhi, il rosso arancio e le zone nere del becco, la macchia gialla vicino agli occhi e l'azzurro chiaro dei piedi. Il becco, più alto che largo, è alto come la testa, ma più lungo. La lingua è molto sviluppata e frangiata sulla punta; le ali sono corte e arrotondate; la coda, con dieci timoniere, è graduata e arrotondata all'estremità.
Nella stagione degli amori, i Tucani si accoppiano e, poi, le femmine depongono due uova bianche nel nido. Nei piccoli, che crescono rapidamente, il becco raggiunge il completo sviluppo dopo due o tre anni.
I Sudamericani li cacciano e li uccidono per mangiarne la carne grassa e gustosa e per fare oggetti d'ornamento con le penne variopinte.

TOCO (Ramphastos Toco)

Come tutti gli altri uccelli della stessa famiglia, anche il Toco è piuttosto vivace, facile all'ira, pronto a beccare gli animali che non gli sono simpatici. Si lascia facilmente addomesticare e si affeziona alla persona che gli fornisce il cibo. Dimostra, insomma, una certa intelligenza e ciò accentua una certa rassomiglianza con i corvi.
Il Tucano dal becco verde dimora sugli alberi delle foreste brasiliane, riunito in gruppi o coppie. Rispetto al Toco ha coda più lunga, becco con margini maggiormente dentellati e piumaggio differente nei due sessi. Il corpo è lungo una trentina di centimetri, a cui devono aggiungersi i quindici della coda. Sul piumaggio predomina la tinta verde metallica, alla quale si alternano qua e là il rosso, il giallo e il nero. Si nutre di frutta selvatiche e di piccoli animali. Quando non trova frutta sufficiente nel suo ambiente, esso va a riempirsi lo stomaco nelle zone coltivate, arrecando talvolta gravi danni.
Il suo arrivo è percepibile da grandi distanze a causa del suono grave e forte che emette.
Come il Toco, nidifica nei tronchi cavi e viene cacciato per le carni e per le piume. Nei tempi passati il becco e la lingua venivano considerati dagli abitanti del luogo portentosi farmaci per curare il mal di cuore.
I Tucani di minori dimensioni sono raggruppati nel genere Selenidera e sono conosciuti col nome di Tucanetti.
Il Tucanetto smeraldo dimora nelle folte foreste montane del Perù e del Messico, fino a tremila metri di altitudine. Vive di frutta e germogli. Quando vola, batte le ali molto velocemente per un po', quindi plana lentamente fino all'albero su cui ha deciso di posarsi.
Il rappresentante più conosciuto di questo genere è il Tucanetto dal becco macchiato, che misura una trentina di centimetri dall'estremità della coda alla punta ricurva del becco. Nel piumaggio, variamente colorato, appaiono il nero, l'arancione, il verde, il giallo, il marrone, il rosso. Anche questo uccello è diffuso nelle foreste brasiliane, dove si nutre di frutta.
Lungo i pendii della Cordigliera delle Ande, vive, infine, l'Andigena laminiroske, che si sposta da una zona all'altra in cerca di frutta e bacche mature. Questo volatile, dal piumaggio stupendamente colorato, è diffuso nella catena andina dell'Ecuador e del Perù. Il suo nome deriva dalle due piccole lamine che ha ai lati del becco.

COLIBRÌ

COLIBRÌ D'ANGELO (Heliomaster Furcifer) - COLIBRÌ SAFFO (Sappfo Sparganura) - COLIBRÌ TOPAZIO (Topaza Pella) - LUCIFERO D'ELIODORO - COLIBRÌ DAL BECCO A SPADA (Docimaster Ensifer)

Ecco alcuni Uccelli mosca o Colibrì, scelti fra le oltre 300 specie conosciute. Per poter distinguere le varie specie fra loro, sono stati usati i nomi più strani e fantasiosi: Colibrì dalla cravatta, Coda a racchetta, Colibrì dal doppio ciuffo, Colibrì dal becco a spada, Succiamirto verde, topazio, rubino, stellina cometa... E' necessario precisare che alcune specie di questi uccellini sono molto più piccole di numerosi insetti. Ciò non impedisce loro di avere un coraggio eccezionale e di essere dotati di una forza strabiliante. Sono capaci, infatti, di rimanere sospesi nell'aria e anche di volare all'indietro, agitando tanto rapidamente le ali che non si riesce neppure a distinguerle. Le ali battono in media settantacinque volte al minuto secondo. Sono uccelli piccolissimi ma velocissimi: alcuni volano alla velocità di cinquanta chilometri orari.
La madre difende la prole con tutte le sue forze e non ha paura di fronteggiare un falco, un airone o qualsiasi altro grosso volatile.
Per corteggiare la femmina prescelta, un maschio scaccia anzitutto i compagni, poi fa sfoggio dinanzi ad essa delle sue capacità acrobatiche, volandole attorno e mettendo in mostra il proprio bel piumaggio. Alcuni di questi uccellini compiono dei viaggi di migrazione di parecchie centinaia di chilometri: come il Colibrì dalla gola color rubino, che attraversa due volte all'anno, in una sola tappa, il Golfo del Messico: un viaggio di 800 chilometri. Da notare che si tratta di uno dei più piccoli Colibrì: misura infatti appena sei centimetri di lunghezza, coda compresa. Vive nell'America settentrionale, ma prima dell'inverno migra verso l'America centro-meridionale. Il nido di questo uccellino, un piccolo capolavoro di edilizia, è costruito insieme dai due coniugi in una sola giornata. Erbe tenere, muschio, ragnatele e licheni sono i materiali usati per la costruzione del graziosissimo nido, che non è più grande di una monetina ed è a forma di coppa. La femmina depone un paio d'uova bianchissime, grandi come un pisello, che cova personalmente, poiché il maschio l'ha abbandonata subito dopo la costruzione del nido. Dopo una quindicina di giorni nascono i piccoli che restano nel nido da quindici a trenta giorni. In questo tempo vengono nutriti dalla madre che riversa nel loro becco spalancato il nettare che ha succhiato dai fiori e in parte già elaborato.
Per rendersi conto dell'estenuante lavoro che deve compiere la madre per poter nutrire i suoi due figlioletti grandi come un'unghia, basta sapere che deve imbeccarli ogni minuto o al massimo due.
Da soli o in gruppetti di due o tre individui, essi volano per i boschi e le zone coltivate in cerca di fiori dai quali succhiare il nettare. Completano la loro alimentazione con piccoli insetti che trovano nei fiori stessi e che catturano al volo. Probabilmente sono i più litigiosi fra i Colibrì. Infatti essi aggrediscono altri uccelli anche senza essere provocati.
Nell'isola di Cuba vive il più piccolo Colibrì del mondo, il Colibrì Elena, che misura meno di cinque centimetri, coda e becco compresi. Può volare in tutte le direzioni come un elicottero. Il Lucifero d'Eliodoro non è più grande del Colibrì Elena.
Osservando, poi, il Colibrì dal becco a spada, si noterà che ha il becco lungo quanto il corpo. Questo becco serve, oltre che per succhiare il nettare dai fiori, come arma di difesa o di offesa contro gli animali che tentano di aggredirlo. Vive nelle foreste columbiane e venezuelane, dai due ai tremila metri di altitudine.
Nelle foreste della Bolivia, del Brasile, del Cile e dell'Argentina vive il Colibrì saffo, uccello vivacemente colorato, lungo meno di venti centimetri, coda compresa.
Il Colibrì Topazio è lungo da poco più di sette a venti centimetri. Sfreccia rapido da fiore a fiore come un'ape. La femmina è molto affaccendata perché è costretta a costruirsi il nido, a covare le uova e ad allevare i piccoli da sola, essendo stata abbandonata dal marito subito dopo le nozze.
Il Topazio ha ali molto lunghe e il piumaggio dei maschi è una meravigliosa mescolanza di vivaci colori.
In Alaska d'estate e in Messico durante la stagione invernale, si possono incontrare i Colibrì rossastri. Anticamente gli Atzechi li consideravano animali sacri. Compiono il viaggio di migrazione, lungo oltre tremila chilometri, dopo aver immagazzinato una quantità di grasso uguale a metà del peso del loro corpo.
Nelle foreste tropicali che si stendono dalla Costarica all'Ecuador dimora il Colibrì del becco d'aquila. Il suo lungo becco è tanto incurvato da sembrare una falce. Il maschio rallegra la giungla con il suo armonioso canto.
Il più grande è il Colibrì della Patagonia, chiamato appunto anche Colobrì maggiore. E' pressappoco grosso come un nostro passero e dimora lungo le coste occidentali dell'America meridionale.
Il più bello vive in Perù: la Silfide o coda a racchetta. Altro Colibrì bellissimo è la Lesbia dalle racchette, che vive in Columbia. Il suo piumaggio è una stupenda mescolanza di verde, bianco, violetto.
Tutte queste minuscole creature alate succhiano, come è stato già precisato, il nettare dei fiori durante la giornata; di notte dormono ed hanno un sonno molto pesante che rallenta il loro metabolismo, e la loro temperatura scende fino a tredici gradi. Il ruolo del Colibrì, come quello delle api, è di trasportare il polline fecondatore da un fiore all'altro. Ogni specie mostra la propria preferenza per l'una o l'altra specie di fiori e Madre Natura ha fornito questi uccellini di un becco appositamente adatto per succhiare il nettare in fondo al calice. Senza posarsi sul fiore, ma librandosi immobile nell'aria, grazie al frenetico vibrare delle piccole ali, il colibrì si avvicina ai fiori, introduce il becco fra i petali penetrando fin nelle parti più interne della corolla ed aspira il dolce nettare, usando la lingua cava e bifida.

TAPIRO (Tapirus Terrestris)

Contrariamente a quanto si pensa esistono diverse varietà di Tapiri nel mondo; quello della Malesia, scoperto un centinaio di anni fa e che si caratterizza per la «qualdrappa» bianca, che gli copre il basso-dorso ed i fianchi; il Tapiro dell'America del Sud e il Tapiro di montagna sottile e leggero con la «tromba» particolarmente sviluppata.
Il Tapiro dell'America del Sud è il più classico, è assai peloso, la sua proboscide è molto corta e lo si incontra dalla Colombia sino a Sud dell'Argentina. Adora l'acqua, dove trascorre la maggior parte del tempo, si addomestica facilmente; quando nasce il suo scuro mantello è tutto striato di bianco, come un piccolo cinghiale.
Veramente, i Tapiri non sono poi molto lontani dai porci ed essi sono, senza dubbio, ancor più prossimi ai Rinoceronti. La loro piccola proboscide è assai caratteristica, la loro carne eccellente ed il loro modo di vita assai tranquillo. Ma devono impegnarsi molto per difendersi contro due nemici naturali: gli uomini, siano essi bianchi o rossi, ed i Giaguari, dei quali, i Tapiri, sono la cacciagione preferita. Bisogna aggiungere che di fronte al Giaguaro, il Tapiro, se è un vecchio maschio in possesso di tutti i suoi mezzi, è capace di opporre una resistenza disperata che lo toglie, talvolta, d'impiccio. Infatti morde, con delle mascelle solide e ben armate e schiaccia il suo avversario con tutta la sua mole ed il suo peso, quando è ben deciso a tener testa. Al di fuori dei suoi combattimenti molto rari, il Tapiro non conta che nella fuga per mettersi al riparo dai suoi nemici. Se può, del resto, esso raggiungerà il corso d'acqua più vicino per gettarsi dentro. Questa difesa non lo salverà sempre dal Giaguaro, il quale si sa essere un buon nuotatore, almeno come il Tapiro.
Come per altri animali selvaggi, il Tapiro costituirebbe un eccellente elemento da addomesticare. Ma nulla di serio è mai stato fatto in questo senso...

GIAGUARO (Panthera Onca)

Questo Giaguaro, che si avventa su un tapiro che non l'attende, è la «Tigre», per le popolazioni Sud-americane. Se non è striato, come il suo parente asiatico, non è, però, meno terribile. La sua taglia è inferiore rispetto a quella della Tigre asiatica ma il peso è quasi uguale, almeno per quanto riguarda la Tigre del Sud perché le grandi varietà siberiane pesano molto di più.
Il Giaguaro è dunque macchiettato come la Pantera, ma è più massiccio, più basso sulle zampe e le sue macchie a forma di anelli sono allineate sui fianchi e sul dorso, invece di essere disposte a caso come nella Pantera. Come presso altri felini chiazzati; esistono dei Giaguari neri ed anche albini.
Questa specie animale abita il Mondo Nuovo, dalla sua estremità più meridionale, la Patagonia, sino alla California americana. Sale sugli alberi alla perfezione, nuota come un pesce, si accontenta di regioni desertiche, se occorre, e al contrario del Coguaro, attacca l'uomo senza esitazione. Preferisce il fanciullo e la donna e consuma il suo pasto nel luogo dove è avvenuta la cattura. La sua caccia non è, perciò, una partita di piacere. Il Giaguaro mangia tutto, ivi compresi i Pesci, i Serpenti ed i piccoli Caimani che insegue anche nell'acqua e che sa uccidere con proprietà e competenza. Tre animali americani gli resistono, talvolta vittoriosamente: il Pecari, quando è in branco, il Tapiro, se è deciso a difendersi, e il Grande Formichiere, o Formichiere maggiore senza dover contare i grandissimi Caimani o Alligatori e i mastodontici serpenti, Anaconda o Boa... Al di fuori di questi coriacei, il Giaguaro detta legge, come le Tigri in Asia ed i Leoni in Africa.

PICCOLE BELVE

Ecco tre piccole belve americane, assai caratteristiche, bellissime, talvolta molto ricercate, rarissime, alquanto sconosciute, e, generalmente, difficili da identificare con esattezza, perché esistono spesso razze locali malamente riconosciute.

OCELOT (Felis Pardalis)

L'Ocelot è il più conosciuto ed anche il più ricercato, perché disgraziatamente i mantelli in pelle d'Ocelot godono attualmente di una grande richiesta di mercato. La taglia di questo animale varia molto da una regione ad un'altra: alcuni esemplari raggiungono quella della Pantera, altri non sono che dei grossi gatti. Tutti hanno un pelame estremamente variabile, ma sempre assai bello, ricco dai toni più scuri, sia nel fondo che nelle macchiettature, ai più chiari. Gli Ocelot si incontrano dal Sud degli Stati Uniti, sino al Sud dell'America meridionale. I più belli vivono nei climi più freddi. Tutti sono addomesticabili, ma tutti restano pericolosi.

YAGUARONDI (Felis Yaguarondi)

Lo Yaguarondi è un felino assai sorprendente, dal pelame unito, di una tonalità bruna molto calda o grigia, con delle zampe cortissime, una lunga coda sottile, un lagrimatoio alquanto accentuato, come si nota nel Ghepardo, e dei modi di vita poco conosciuti: lo si incontra, d'altronde, raramente, a Sud degli Stati Uniti, nell'America Centrale e più a Sud, lungo l'intera catena delle Ande.

EYRA (Felis Eyra)

L'Eyra è considerata una varietà dello Yaguarondi, ma gli abitanti dell'America del Sud non sono tutti di questo avviso, e fanno una netta distinzione fra la terribile piccola Eyra, che difficilmente si può addomesticare, e lo Yaguarondi.
Questa specie di gatto selvaggio si incontra un po' dappertutto, nella foresta come nella Pampa, dove si nutre quasi esclusivamente di Uccelli e Roditori.
Si vedono talvolta delle Eyre, o ancora delle Margay, dal corto pelame chiazzato di nero e con lunghissima coda. La taglia è quasi simile a quella dei gatti domestici. Bisogna essere veramente specializzati per orientarsi fra tutti questi gatti selvaggi e solo gli zoologi allenati sono capaci di individuare, al primo sguardo, una Eyra, accanto ad una Margay, senza alcun rischio di sbagliare.

COENDOU (Coendou Prehensilis)

Il Coendou è una sorta di Porcospino arboricolo, con la coda prensile, un grosso muso rotondo, il corpo armato di piccoli e solidi aculei, il quale abita l'America Centrale e quella del Sud. E' un grande distruttore di alberi, dei quali rosicchia la corteccia, e nulla può resistere ai suoi incisivi. Si può addomesticare facilmente, ma attenzione ai piedi dei vostri mobili... Il vostro Coendou è capacissimo di farli sparire in una notte se l'appetito l'assale. Tuttavia, coloro che lo hanno ospitato in casa conservano di lui un buon ricordo...

KINKAJOU (Potos Flavus)

Il Kinkajou è una bestia alquanto strana: esso mostra delle unghie solide sulla punta delle dita delle sue mani e dei suoi piedi, la sua coda, sottile verso l'estremità è perfettamente prensile, le sue membra sono corte e robuste, il suo corpo lungo e stretto, la sua testa piccola, con un muso grazioso e pieghettato, i suoi piccoli orecchi sono sostenuti orizzontalmente e il suo pelame, segnato con una riga nel mezzo del petto, uniforme altrove, può essere rosso bruno scuro, giallo, persino color mogano.
Non si può collegare il Kinkajou ad alcuna specie animale, ma è senza dubbio assai prossimo ai Procioni di cui abbiamo già parlato. E' un notturno carnivoro, grande amatore di piccoli uccelli, dei quali divora il cervello, grande estimatore di frutti ed ancor più grande appassionato di miele. Si addomestica e familiarizza presto e bene, ma non è molto sicuro. Lo spettacolo che offre, posto a sedere sulla spalla del suo padrone mentre tiene con le due mani una bottiglia di succo di frutta, che beve sino all'ultima goccia, merita d'essere visto... E' soprattutto un brasiliano.

TAIRA (Galera Barbara)

Dopo il Coendou e il Kinkajou, che possono divenire degli amabili compagni, eccone un terzo altrettanto affezionato: il Taira. Immaginate una Martora qualsiasi dal collare bianco su fondo variabile che va dal nero al biondo, la quale percorre i territori su alte zampe e trascinandosi una coda assai lunga e folta e avrete intuito e scoperto quale può essere l'aspetto di un Taira. E' un bell'animale che ama correre tra i rami degli alberi e che mangia ogni sorta di piccole prede viventi, come tutti gli altri mustelidi.
Non ne abbiamo incontrato che uno, trasferito dal Brasile in Francia, già adulto, perfettamente adorabile, gentile, gioioso, pieno di malizia e di fantasie, che non voleva mai lasciare i suoi padroni e dormiva nella loro stanza, il più possibile vicino a loro.
Il Taira si può ammirare dal Messico sino a Sud del Continente americano, con colorazioni diverse, ma sempre assai bello ed amabile... allorché si è abituato alla vista dell'uomo. Ma è meglio, ancora, lasciarlo libero.

VAMPIRO (Desmodus Rotundus)

Ed ecco il Vampiro, questo calvo-topolino, del quale il solo nome è sinonimo di terrore, e che si crede sempre sia immenso, con grandi orecchi appuntiti e con il naso di volpe... Infatti, quest'ultima descrizione si applica alla bonaria Rossetta... mangiatrice di frutta, e il Vampiro passa inosservato. Lo si riconoscerebbe, nondimeno, da certuni dettagli: la sua abitudine di marciare «a quattro zampe», in cui le ali ripiegate gli servirebbero da arti anteriori. E' così che si avvicina alle sue vittime addormentate, dopo aver svolazzato un momento davanti alla loro faccia. Contrariamente alla leggenda il Vampiro non succhia assolutamente il sangue caldo: con dei denti taglienti, che rassomigliano a degli incisivi, scava un buco nella carne viva, e sembra che la sua saliva abbia una virtù analgesica, in modo che non si sente nulla. Poi, il Vampiro lappeggia, esattamente come il gatto con una ciotola di latte. Ciò che è più grave è il fatto che la saliva del Vampiro è anticoagulante e che la piaga continuerà a sanguinare per molto tempo, indebolendo le vittime. E' così che il Vampiro trasporta i germi di una bestia ammalata ad una bestia sana.
Ora, si noti che, da qualche decina d'anni, i Vampiri che occupano il centro del Nuovo Mondo, dall'Argentina sino a Sud degli Stati Uniti, sono avviati ad invadere, lentamente, questo territorio. Essi sono così numerosi che la loro distruzione non è immaginabile. Inoltre, essi sono dei notturni e non hanno dei nemici naturali.

PICCOLI ANIMALI DI CUBA

HUTIA CONGA (Capromys Pilorides)

Esiste tutto un piccolo gruppo di Roditori rarissimi, gli Hutia, che abitano le isole delle Antille e che si possono considerare come dei «fossili viventi» perché sono rari, anzi rarissimi. Sono gli Hutia dalla coda corta, gli Hutia del Venezuela, gli Hutia Conga. Questi ultimi abitano esclusivamente Cuba. Sono assai grossi, lunghi cinquanta centimetri, salgono sugli alberi e mangiano bene i vegetali tanto quanto i piccoli animali che pigliano in trappola. Si direbbe che sono dei grossi topi e non hanno nulla di sorprendente, insomma, se non la loro rarità ed il fatto che alcuni fra loro sono stati scoperti appena un centinaio di anni fa.

SOLENODONTE (Solenodon Cubanus)

Il Solenodonte rassomiglia certamente ad un grande sorcio provvisto di proboscide sulla punta del naso, ma è un insettivoro, assai prossimo del Tenrec del Madagascar e parente lontano dei Toporagni. Lo si incontra a Cuba e ad Haiti, ma di rado. Sono animali molto sporchi, impressionanti e cattivissimi. La loro coda è squamosa, il loro lungo muso è munito di numerosissimi peli tattili, la loro pelliccia spessa e assai lunga, si mostra d'un colore variabilissimo, da un settore all'altro, andando dal nero al giallastro.

CHIRONETTE (Chironectes)

L'Australia non ha il monopolio dei Marsupiali, o mammiferi dalla tasca ventrale. Un certo numero di varietà esistono nel Nuovo mondo e ne abbiamo fatto cenno parlando della geografia preistorica di questi continenti.
Il meno conosciuto di questi animali è notturno, assai bizzarro d'aspetto e quasi ignorato: è il Chironette. Ha le zampe posteriori palmate, la coda enorme e assai lunga, il muso ragguardevole e serio, la parte posteriore del corpo più alta dell'anteriore e la pelliccia nera stranamente disegnata da losanghe chiare come il ventre. Manda, talvolta, cattivo odore dal suo corpo che misura trenta centimetri di lunghezza. Abita nelle regioni comprese tra il Guatemala ed il Brasile e non si sa quasi nulla dei suoi costumi.

MARMOSA (Marmosa)

La Marmosa risiede nel Brasile, a Trinidad. E' una bestiola minuscola, apre una grande bocca armata di numerosi denti e non ha paura di nulla. La sua pelliccia è di colore bruno-rosso.

METACHIRO (Metachirus)

Il Metachiro è grosso come un topo, abita l'America Centrale e quella del Sud e porta una macchia chiara sotto a ciascun occhio, da cui il suo nome di Opossum quattrocchi.

PECARI (Tayassu Tayacu)

Il Pecari è soprattutto conosciuto per... la sua pelle, con la quale si fabbricano dei buoni e dei bei guanti. Si tratta di un piccolo maiale selvaggio che vive in branchi più o meno importanti, in numerose regioni del Nuovo Mondo. Ci sono specie differenti, ma tutte caratterizzate da un modo di vita gregario, da un senso assoluto della solidarietà e da un furore inimmaginabile che li prende tutti, allorché qualcuno osa attaccarli in qualunque maniera. Abbiamo detto che bisognerebbe essere stupidi per sparare ad un Bradipo. Per sparare su un Pecari, bisognerebbe essere folli o aver voglia di suicidarsi. Infatti, se non si ha il tempo di rifugiarsi su un albero per sostenere un assedio che può durare molti giorni, si può essere sicuri che l'intero branco si farà dovere di ridurci a pezzi. Ma i Pecari non sono aggressivi, se non ci si occupa di loro. Esistono due specie di Pecari: dapprima la più rara detta «dalle labbra bianche» che vive nelle foreste del Sud del Messico, sino all'Argentina; poi, la specie comune, detta «dal collare», perché ne porta uno di colore chiaro attorno alla incollatura. Essa vive negli Stati Uniti, nella parte Sud-Ovest. Come i cinghiali d'Europa, che «spaccano le nocciole», dicono i vecchi cacciatori, i Pecari sbattono le mascelle l'una contro l'altra quando sono in collera. E' meglio, quando si ode quel rumore, allontanarsi discretamente finché si è ancora in tempo. Bisogna ben ricordare che i Pecari sono tanto pericolosi quanto i serpenti velenosi, i più terribili, perché essi non hanno letteralmente paura di nulla.
Per meglio capire l'indole di questi Taiassuidi è opportuno riferire alcuni episodi venuti alla luce in seguito ad una inchiesta compiuta da William Carr, in varie zone occidentali del Continente Nord americano.
Carr si recò nell'Arizona, a poca distanza da Tucson, per far visita ad una donna che affermava d'aver fatto penose esperienze con i Pecari. Seppe che gli animali andavano a bere nelle vasche destinate agli uccelli e che caricavano le persone che imprudentemente si fossero recate incontro al branco. La donna asseriva che ella stessa, più volte, aveva dovuto barricarsi in casa per non essere assalita dai Pecari inseguitori. Carr si aggirò per la fattoria notando molte tracce dell'animale in questione, senza peraltro vedere un esemplare. Qualche tempo dopo lo stesso Carr ebbe l'occasione di incontrarsi con un religioso, dello stato di New-Jersey, che compiendo in auto una gita, nei pressi di Tucson avvistò un gruppo di diciotto Pecari, che pascolavano tranquillamente. Si fermò, si avvicinò e si fermò presso di loro a lungo, senza che gli animali si spaventassero o tentassero di «caricarlo». Anzi, un piccolo gli era corso incontro grugnendo e soffiando ai suoi piedi. Offrì loro alcuni arachidi che accettarono con evidenti dimostrazioni di piacere.
Più tardi W. Carr incontrerà il Pecari e rileverà come essi non si occupino degli uomini, ma esclusivamente dei fatti loro. Questa esperienza dimostra che la fama di ferocia e di aggressività dei porcelli selvatici americani è spesso immeritata.

PACA (Cuniculus Paca)

Ancora un Roditore sudamericano, il Paca. E' un parente assai prossimo degli Aguti, dei quali è stato parlato in precedenza. Ma esso è più grosso, un po' meno agile, più basso sulle zampe ed è rigato trasversalmente di macchie bianche disposte in linea sul fondo scuro.
Sono, come i loro prossimi parenti, delle bestie rapide e nervose, capaci di correre veloci in linea retta, attraverso la macchia, e sono dotate di incisivi duri come l'acciaio. In libertà essi scavano delle tane profonde, da cui escono durante la notte per rosicchiare ogni sorta di frutto. Si difendono contro i nemici mordendo assai duramente, allorché non possono fare altro, e devono, infatti, temere il Giaguaro, i piccoli felini quali gli Ocelot e gli Eyra, così come dei bizzarri canidi. Vivono nelle immense zone ricchissime di vegetazione tra il Messico ed il Paraguay.
I Paca sono creature silvicole. Le femmine curano i loro piccoli con grandissimo amore, evitando di portarli all'aperto, o almeno lontano dalla sotterranea dimora, prima che siano grossi e robusti.
I Pari di Azara, o Paca, hanno un'indole timida, scontrosa e mitissima tanto che possono essere addomesticati con facilità. Sono cacciati dagli Indigeni perché apprezzano le loro carni che risulterebbero di buon sapore. Mentre i grandi Paca vivono nei boschi a non grande altezza sul livello del mare, un'altra specie del genere «Stictomys», detta Paca delle montagne, vive esclusivamente a una notevole altitudine, dai duemila ai quattromila metri.

SPEOTO (Speotnos Venaticus)

Quanto agli Speoti si sa che svolgono il ruolo, nell'America del Sud, che i Licaoni ed i Dhols svolgono rispettivamente in Africa ed in Asia. Essi sono rossastri, bassi sulle zampe, con degli orecchi troppo piccoli e un naso troppo grosso, posto vicinissimo alla bocca, con una coda di lunghezza moderata. Cacciano generalmente in coppia, comunicandosi la posizione reciproca mediante acuti gemiti. Hanno così messo a punto una tattica efficace per spossare il Paca. Uno insegue la cacciagione, mentre l'altro va ad attenderla al bordo del fiume più vicino.
Tostochè sente arrivare il suo compare, sapendo che il Paca va a rifugiarsi nell'acqua, vi si precipita per primo e l'attende con la testa che affiora appena dalla superficie. L'astuzia è valevole nella palude come in un corso d'acqua e permette a queste bestie, veramente poco conosciute, di condurre a buon fine la caccia ai Paca. Questi Cani selvaggi sono così poco noti, che per nominarli non abbiamo che una perifrasi: Cani cacciatori.
Non si sa praticamente nulla di loro, di più di quanto è stato già detto, se non, forse, che il loro colore varia e che abitano principalmente le foreste tropicali umide costeggiando i grandi fiumi dell'America del Sud. Sembra tuttavia che vivano in branchetti erranti di continuo nelle macchie e nelle zone di alta vegetazione. Hanno un'indole abbastanza feroce e selvaggia, ma, date le dimensioni modeste, non possono certamente considerarsi temibili.
Evidentemente, i grandi Zoo li ignorano e nessuno si interessa di questi Cani gialli, bassi sulle zampe, alquanto sporchi ed inespressivi... Vivono, tuttavia: hanno le loro abitudini, i loro costumi e rivestono per lo zoologo e l'appassionato lo stesso interesse di speci più vistose o più note.

TAMANDUA (Tamandua Tetradactyla)

Il Tamandua, si caratterizza per la sua taglia media, la sua coda nuda e prensile, il suo pelo rasato ed i suoi colori variabilissimi, dal giallo pallido al nero più cupo, in relazione alle regioni dove vive ed alle parti del suo corpo. Il muso è incredibilmente lungo, l'occhio a mandorla ben tagliato, gli orecchi rotondi. I Formichieri hanno le mascelle saldate, la bocca ridotta a un buco rotondo e la lingua lunghissima e vischiosa. E' con quella che adescano e poi inghiottono formiche e termiti a migliaia. Il Tamandua, che è arboricolo, si sospende ai rami degli alberi per la coda, poi se la piglia con i nidi degli insetti usando le unghie formidabili delle sue zampe anteriori. Nessun nido gli resiste, anche se si tratta d'un termitaio tanto duro quanto il calcestruzzo.
Al suolo, il Tamandua, cammina sulle sue unghie ricurve sotto le piante dei suoi piedi. Quando è assalito, si appoggia e si sistema sulle zampe posteriori e sulla coda, poi apre le braccia e attende il suo avversario. Si sa che il Tamandua non dà fastidio a nessuno, ma non vuole essere neppure disturbato. Per reagire alle minacce emette dal suo corpo un fortissimo odore di muschio che induce quasi sempre il nemico alla fuga. Se ciò non basta allora mette in mostra le sue unghie nel modo già descritto.
Il Tamandua è diffuso nelle foreste dell'America centrale e meridionale, fino all'Argentina. A differenza dei suoi parenti ha abitudini notturne.
Il Formichiere sembra sia stato fuso con lo stesso stampo, ma alquanto ingrandito, poiché raggiunge quasi due metri di lunghezza, dall'apice della coda all'estremità del muso.
In luogo d'un pelame rasato esso porta una pelliccia lunga e spessa, soprattutto sotto il ventre. Il volume della sua coda equivale a quello del resto del corpo; e questa coda, colossale, gli serve da copertura per dormire, da parasole e da scopa per riunire le formiche a portata della sua lingua. La pelliccia è di colore rosso, più o meno scuro, con due triangoli neri sui fianchi che partono dalla gola e falsano completamente il profilo della bestia. Nella penombra del sottobosco dato che l'animale rimane al suolo sempre, non si sa mai dove sono la testa, le zampe o il corpo.

FORMICHIERE NANO (Cyclopes Didactilus)

Il Formichiere nano è l'immagine ridotta dei suoi cugini. Non misura che trenta centimetri di lunghezza, non ha il muso diritto, ma ricurvo, è peloso, bruno-rosso e interamente arboricolo, con una coda assai prensile. I suoi artigli sono, in proporzione, tanto temibili quanto quelli degli altri due formichieri e punge molto forte, quando è molestato. Si nutre, esso pure, esclusivamente di insetti. Non lascia mai i rami degli alberi, dove si rende quasi invisibile, impedendo allo uomo di conoscerlo bene.
Non è, comunque, possibile confonderlo con il Tamandua per una quantità di caratteri assai appariscenti.
Il Ciclopede didattilo ha il capo piccolo, tondeggiante, con un muso breve, il tronco tozzo, le zampe anteriori poco diverse per grossezza dalle posteriori. A differenza di quanto si verifica negli altri Formichieri, ha il mantello morbidissimo di lunghezza quasi uniforme, di colore volpino nelle parti superiori e grigiastro nelle inferiori.
Esso vive nelle zone tropicali, dal Messico alla Bolivia. La sua posizione di riposo, che lo pone con le zampe anteriori tese verso l'alto, gli ha guadagnato l'epiteto di «prega Dio».

FORMICHIERE GIGANTE (Myrmecophaga Tridactyla)

Il Formichiere come il Tamandua è un prode combattente provvisto di mezzi difensivi ancor più temibili. Più di un Giaguaro è morto schiacciato fra le sue braccia, con i fianchi squarciati dalle unghie, che, simili ad un pugnale di trenta centimetri di lunghezza, restano sempre assai taglienti e appuntite perché i Formichieri camminano con le unghie ripiegate in dentro in modo che il taglio e le punte non tocchino il suolo e rimangano sempre affilate. Ciò non impedisce loro di comportarsi assai dolcemente e tranquillamente in cattività, o addomesticati, accettando facilmente la volontà altrui.
Ecco ancora tre animali, assolutamente inseparabili, dell'America tropicale: il Grande Formichiere, il Tamandua e il Formichiere nano o Mirmidone.
Questo bizzarro essere, diffuso nell'America meridionale, sino alla parte Sud del Brasile, vive nella boscaglia, anche là dove la vegetazione è molto ricca, ma l'ambiente non è umido. E' una bestia poco intelligente, ma con una vista e un udito spiccatissimi. E' alquanto misantropo. Vive spesso da solo, isolato e senza una tana fissa. Vaga nella macchia con una andatura dondolante e con il muso rivolto verso terra per cercare l'alimento preferito. Quando, per mezzo dell'olfatto, individua una larva che si cela in un tronco o nel terreno, mette in opera le grosse unghie sino a scoprirla. Poi, con la lingua vischiosa, la raccoglie e la introduce nella bocca.
Incontrando un formicaio o un termitaio la tecnica dell'abbattimento non muta: rompe la costruzione a colpi di unghia e introduce la lingua nelle spaccature per ritirarla carica di insetti.
La ricerca del cibo dura quasi tutta la notte; sul far del giorno il grosso Formichiere si distende e si addormenta. I figli di questo insettivoro succhiano per lungo tempo il latte. Anche quando sono grandi e grossi stanno con la madre che ha l'abitudine di trasportarli sul dorso durante le scorribande in cerca di cibo. Le popolazioni indigene cacciano volentieri i Formichieri maggiori perché la loro pelle avrebbe delle qualità magiche. Gli ammalati di dolori reumatici, dormendo su di essa, guarirebbero in breve volgere di tempo.
In prigionia i grossi Formichieri vivono abbastanza bene e si abituano a cibarsi di un liquidissimo pastone di carne cruda ben tritata mescolata a farina, latte e zucchero.

ARMADILLO

Esistono un gran numero di varietà di Armadilli, in America del Sud, in America centrale ed anche negli Stati Uniti, da dove certuni risalgono verso il Nord.

ARMADILLO DALLE NOVE FASCE (Dasypus Novemcinctus)

L'Armadillo comune a nove bande, così nominato perché la sua armatura è composta da nove segmenti.
La sua coda è corazzata, ed assai lunga. I suoi orecchi sono a cornetta. Scava le tane ad una velocità straordinaria. Le sue dimensioni sono abbastanza grandi: la sua lunghezza è di ottanta centimetri di cui trentasette spettano alla coda.
L'animale è completamente coperto anche quando cammina. La sua corazza può essere suddivisa in tre parti: la parte anteriore che è immobile; quella posteriore essa pure immobile; la parte centrale costituita da nove cingoli, articolati fra loro, che danno il nome alla specie. La coda è ricoperta da anelli mentre le zampe sono munite di un numero vario di unghie grosse e utili nello scavo. Le parti inferiori del corpo sono prive di protezione e rivestite di peli radi e corti.
L'Armadillo dalle nove fasce emigra lentamente verso le regioni Sud-orientali degli Stati Uniti. Esso vive nelle zone pianeggianti ed ha abitudini notturne. Si muove lentamente lasciando tracce evidenti del suo passaggio. Ha, perciò, la possibilità di esplorare il terreno, con l'olfatto, per ricercare la presenza delle prede da catturare.
La sua vista è molto debole e ciò si deduce dal fatto che se una persona si ferma vicino ad un esemplare, senza compiere alcun gesto, accade, spesso, che lo Armadillo si avvicini sino a toccarla. Quando è minacciato fugge rapidamente nei suoi rifugi dai quali non si discosta molto. Esso infatti dispone di diverse gallerie di varia lunghezza in cui trova riparo un solo individuo con la sua famiglia.
I piccoli non nascono con la corazza resistente e dura come quella dei loro genitori; per questo motivo, dopo la nascita, rimangono per molto tempo nelle tane. Usciranno, in principio, con la mamma che lasceranno quando la loro corazza avrà acquistato solidità.
Non si vedono quasi mai di giorno. Non sono molto cacciati perché non si avvicinano alle abitazioni e perché sono utili distruttori di insetti.

ARMADILLO DALLE SEI FASCE (Dasypus SEXCINCTUS)

L'Armadillo dalle sei fasce appartiene alla varietà dei Tatù pelosi dei quali la taglia varia molto. Essi mangiano di tutto. Hanno le dimensioni di un gatto e portano diversi nomi volgari che li contraddistinguono: Gualacati, Patù, Quirquinchi.
Diffusi nel Brasile, nel Paraguay, nell'Uruguay, nella Bolivia e nell'Argentina, hanno un modo di vita simile a quello di tutti gli altri rappresentanti del loro genere.
Lo scudo che copre il capo si prolunga all'indietro sino a coprire l'attaccatura delle orecchie.
Le restanti parti del corpo non presentano particolari caratteristiche rispetto alle altre specie di Armadilli: ha coda abbastanza lunga e rivestita di scudi cornei e porta dei peli brevi e setolosi sulle parti inferiori del corpo.

BOLITA (Tolypeutes Mataca)

L'Armadillo dalle tre fasce, o Bolita, può rinchiudersi su se stesso come una palla di trentacinque centimetri di diametro, che solo un Giaguaro o un Puma possono frangere con le mascelle.
Le Bolite, o Apar o Matako, come le chiamano in alcune località dell'America meridionale, sono lunghe quarantacinque centimetri di cui sei o sette spettano alla coda che è completamente rivestita di placche.
Il rivestimento osseo del corpo è assai singolare perché deve consentire l'avvolgimento a forma di sfera. Infatti lo scudo anteriore come quello posteriore sono molto convessi; e convessi sono pure i tre cingoli che ricoprono la parte centrale. Sul capo si notano tante placchette pianeggianti e delle orecchie corte. Le Bolite vivono nelle zone pianeggianti e ricche di cespugli e, poiché hanno delle deboli unghie che non consentono loro di scavare delle tane, trovano rifugio, durante il giorno, o tra le radici delle piante, o nel fitto della vegetazione, oppure nelle gallerie abbandonate da altri animali.
Quando avvertono la minaccia di un pericolo, si fermano, abbassano il capo e lentamente si raggomitolano, nel ben noto atteggiamento difensivo. Va notato che gli uomini, i quali mangiano volentieri le Bolite, usano due sistemi per aprirle: o le gettano violentemente contro una pietra uccidendole, oppure le immergono in un recipiente pieno d'acqua bollente. Sebbene siano animali poco intelligenti, si lasciano ugualmente addomesticare.

ARMADILLO GIGANTE (Priodontes Giganteus)

Quanto all'Armadillo gigante, va ricordato che pesa cinquanta chilogrammi circa e che la sua forza è strepitosa; si regge sulle zampe posteriori, mentre quelle anteriori sono un po' rialzate, e appoggiato alla coda può scavare velocissimamente anche il suolo più duro. Gli Armadilli giganti posseggono un centinaio di denti nelle loro mascelle e mangiano, anch'essi, un po' di tutto. Sono degli animali pacifici, ma armati di artigli enormi; vivono in Amazzonia, presso i fiumi, e la loro corazza è più flessibile di quella degli altri Armadilli. Si addomesticano assai bene e non fanno del male a nessuno, ma è loro quasi sempre facile evadere, scavando una galleria, se così hanno deciso... E' un animale solitario e un po' misantropo che evita l'incontro con l'uomo. Vive nel folto delle foreste e durante il giorno se ne sta nascosto nelle tane tra le radici degli alberi.
Le popolazioni indigene hanno delle opinioni molto fantasiose circa le abitudini dell'Armadillo maggiore. Credono che dissotterri i cadaveri per cibarsene. Che sia capace di azioni tanto orribili non fa meraviglia, ma lo scopo per cui scava nelle tombe è un altro: esso va alla ricerca degli insetti che depongono le uova nelle carni putrefatte del cadavere.
Gli abitanti del luogo lo uccidono volentieri per fabbricare, con le sue corazze, casse di risonanza di strumenti musicali e per impadronirsi delle lunghe code che conservano come amuleti. Sembra che le sue carni non vengano consumate perché di un odore nauseabondo.

BRADIPO

BRADIPO TRIDATTILO o AI-AI (Choloepus Didactylus) - BRADIPO DIDATTILO (Choloepus Didactylus)

La faccia inespressiva dell'Unau, o brapido dalle due dita, quella sorridente dell'Ai-ai o bradipo dalle tre dita, avevano vivacemente impressionato i primi Europei che fecero conoscenza con la fauna tropicale dell'America del Sud. Ancora adesso, non si può contemplare queste bestie senza un vivo sentimento di curiosità e di malessere tanto questi animali ci sembrano strani. L'Ai-ai è grosso come un gatto senza coda, coperto da una pelliccia arricciata ed irsuta, assai spessa, d'un colore grigio argenteo. Le sue membra sono lunghe e solide e terminano con tre artigli appuntiti, stretti e serrati gli uni contro gli altri, i quali gli permettono di restare perfettamente agganciato, anche morto, ad un ramo. Non discende che in via eccezionale al suolo, dove trova malagevole spostarsi, ma nuota benissimo. Perché sono soprannominati poltroni? Perché queste bestie si muovono con una lentezza sbalorditiva, non avanzano un arto se la presa degli altri non è stata ben assicurata. Abbisognano di ore per percorrere la lunghezza di un ramo. Essi mangiano, grazie a dei denti aguzzi a forma di piramide, con tre tagli solamente, le foglie degli arbusti sempre infestato da innumerevoli formiche.
L'Ai-ai ha una struttura anatomica con delle particolarità spiccatissime. Destano stupore le variazioni della temperatura corporea in relazione all'ambiente. La sua temperatura corporea durante la buona stagione è di trentadue gradi. Quando l'ambiente si raffredda anche la sua temperatura si abbassa sino a toccare i 20 gradi. Non appena le condizioni esterne si normalizzano essa si rialza. Se uno di questi animali si espone al sole, la temperatura può raggiungere rapidamente vertici altissimi e causare la morte.
Nelle immense foreste gli Ai-ai non hanno molti nemici; Le popolazioni del luogo non ne fanno oggetto di caccia ma se li incontrano li uccidono e ne mangiano le carni.
Sembrerà impossibile, ma se queste torpide creature si trovassero nella necessità di dover affrontare l'elemento liquido, saprebbero cavarsela ottimamente.
Sono stati veduti attraversare corsi d'acqua assai larghi e dalla corrente impetuosa. E' interessante sapere che i piccoli appena nati si attaccano al collo materno strettamente, e vi rimangono per tutto il periodo dell'allattamento. La madre, che non sembra preoccupata dal vivo fardello, in un primo periodo cura amorosamente il figlioletto, poi finisce con il disinteressarsene. Generalmente i Bradipi spostano la testa verso il basso, tranne quando salgono o quando discendono lungo il tronco. Catturato, l'Ai-ai si difende poco e debolmente e si lascia addomesticare in fretta.
L'Unau è infinitamente più sgradevole. Esso graffia e morde con rapidità e vigore ed i suoi due coltelli sono pericolosi. Ci mostra una stranissima particolarità: i suoi peli ospitano un parassita vegetale, un lichene verdastro. In questo modo gli alberi lo confondono e lo mascherano alla perfezione.
Quanto all'Ai-ai, le chiazze del suo dorso imitano i fiori d'una pianta dove soggiorna volentieri. Dal suolo questi animali sono quasi invisibili.
L'uno e l'altro resistono d'altronde alle peggiori ferite dimostrando quanto sia stupido sparare su queste bestie innocenti.
Un certo numero di zoologi si sono divertiti a raccogliere questi animali presso di loro, in Guiana o in Brasile. Ma il loro gradimento esclusivo per certo fogliame ha impedito, sino ad oggi, di ammirare la loro presenza nei giardini zoologici.
E' forse meglio anche per loro, ma avrebbero avuto, certamente, un successo strepitoso presso i visitatori. Il sorriso beato e continuo dell'Ai-ai, vagamente umano, è indimenticabile.

PIRANHA (Serrasalmo Rhomboeus)

Bisogna dire che i fiumi americani, dal Nord al Sud, contengono degli stranissimi animali: dei pesci giganti, sconosciuti altrove, dei pesci che elettrizzano coloro che li toccano, come il Ginnoto, dei pesci da pesca sportiva, dei pesci minuscoli che gli acquariofili si contendono ed altri ancora. Ma il più conosciuto, come il più temuto, è certamente il Piranha il cui nome (indiano) significa «rasoio». Vive in gruppi assai numerosi di individui.
E' carnivoro e sanguinario. Quando un animale vivente, non importa di quale taglia, cade nell'acqua, i Piranha si precipitano addosso a migliaia. Le loro solide mascelle sono fornite di denti triangolari taglienti come rasoi. In qualche minuto la vittima, bue, uomo o scimmia, è trasformato in scheletro.
Solo i Caimani e i Coccodrilli, grandi amatori di pesci, possono lottare contro la moltiplicazione dei Piranha che impediscono l'attraversata dei fiumi che occupano.

LONTRA GIGANTE (Pteronura Brasiliensis)

Il Saro è una Lontra gigante, dalla coda orizzontalmente appiattita, che abita i grandi fiumi dell'America del Sud. Può misurare in tutto quasi due metri di lunghezza, è nera superiormente e chiara nella parte inferiore del corpo.
Come le altre specie appartenenti alla famiglia dei Lutrini ha un tale complesso di caratteri da potersi definire, per eccellenza, il Carnivoro delle acque dolci. Il suo organismo, come in tutti gli esemplari dello stesso genere, è perfettamente foggiato per vivere più o meno a lungo e scivolare agile e rapida fra le torbide acque dei fiumi sudamericani.
Questo mustelide ci stupisce per il cervello grande e ricco di circonvoluzioni che denota la presenza d'una discreta intelligenza.
Contrariamente alle altre Lontre, ha un carattere assai socievole per cui facilmente riesce a creare con le compagne una «comunità» abbastanza duratura e solida. Spesso, insieme, le Lontre giganti si muovono per andare a caccia e rientrano serene e concordi, senza divisioni e litigi.
Ma il Saro è anche ardimentoso, sino a sfiorare la temerarietà, compiendo azioni molto rischiose con grave pericolo per la sua vita. Non è evidentemente, un animale «calcolatore». Talvolta spinto dal suo coraggio entrò, all'insaputa dei pescatori, nelle loro imbarcazioni. Vedendosi scoperto, lanciò un... latrato di scherno e di allegria, scivolando poi come una serpe nell'acqua e scomparendo. Questi episodi dimostrano la sua innata contentezza che nessun timore o pericolo riesce ad offuscare. Questa specie di Lontra sa cogliere in ogni situazione l'aspetto divertente ed umoristico e merita certamente l'appellativo di «Allegra gigantessa» che qualche studioso ha creduto opportuno di attribuirle.
Ha delle zampe cortissime, delle dita palmate e un muso da pescecane, con la bocca posta assai sotto. Si è detto che le Lontre sono destinate a trasformarsi, a poco a poco, in Foche, ed il Saro effettivamente è in anticipo, in proposito, sulla maggior parte delle altre Lontre. Non si trova a suo agio sulla terra.
Vive soprattutto nell'acqua ed è notturno, mangia dei pesci e dei batraci, senza dubbio anche uccelli acquatici. Sembra assai bene conosciuto dagli indigeni, che talvolta l'addomesticano, mentre gli zoologi ignorano praticamente tutto su di esso. Il Saro fa parte di quegli animali che un giardino zoologico farebbe bene a pagare a peso d'oro, tanto meraviglierebbe i visitatori. Ma anche a questo prezzo non è possibile averlo perché non sopporterebbe d'essere allontanato dalla sua regione di origine.
E' forse inutile ricordare che il suo bellissimo mantello ha un grande valore ed esercita un irresistibile fascino sui cacciatori. Salvo la protezione accordata a qualche esemplare, le Lontre hanno sempre avuto una vita difficile, poiché le toro spoglie sono ricercatissime.

DELFINO BIANCO e INIA (Delphinapterus Leucas) (Inia Geoffrensis)

Nei fiumi che formano il bacino delle Amazzoni vive un bellissimo cetaceo: è l'Inia della cui vita allo stato libero non si conosce quasi nulla, salvo che preferisce acque torbide e impetuose e spesso si porta in zone poco profonde. In cattività l'Inia si è dimostrato un delfino intelligente e sensibilissimo. Nei mari del Nordamerica invece vive il Beluga o Delfino bianco, simile all'Inia, ma molto più grande e col muso arrotondato.
Davanti alle capanne dei Samoiedi, infatti, si trovano spesso, piantati nel terreno, lunghi pali con sopra crani di conformazione curiosa. Sono i crani del Delfino bianco che, secondo una credenza delle popolazioni del luogo, hanno il potere di tener lontano il malocchio. Molte leggende si raccontano intorno a questo animale, ma in verità non lo si è ancora studiato e non si sanno grandi cose sulla sua vita.
Pur amando le acque dolci, per cui può essere pescato in molti fiumi ed assai internamente, il Beluga è un mammifero artico. Esso compie delle migrazioni più o meno regolari, quando il clima si fa troppo rigido, durante le quali si porta persino sulle coste della Gran Bretagna e della Scandinavia.
I pescatori del Nord l'hanno definito «Canarino di mare», non per la colorazione, ma perché quando viene in superficie per respirare emette fischi e gorgheggi che, con un po' di buona volontà, possono ricordare quelli del canarino.
I cacciatori di balene, ritenendo che la presenza dei «Canarini di mare» segnali l'arrivo dei grandi cetacei, risparmiano i Beluga in segno di riconoscenza. Nel secolo scorso, comunque, si compì ai loro danni una vera strage, con l'uccisione di migliaia di esemplari all'anno.
Le isole Spitsbergen erano luogo di appuntamento di molti di tali incoscienti cacciatori.
Si tentò di costringerlo a vivere in acquario ampio, ma non si adattò alla vita di prigionia, poiché morì entro un periodo di vita abbastanza breve.
Possiede pinne di grande taglia su ciascun lato del suo «avantreno» e si distinguono nettamente, nella parte superiore, le sue dita, incarnate. Non ha una pinna dorsale, ma una specie di carena sul dorso.
Il meraviglioso mondo dei delfini

ARPIA (Narpya Harpya)

In tutti i paesi caldi esiste un'aquila «mangiatrice di scimmie». La si è vista in Africa, la si vedrà nelle Filippine, eccola nell'America del Sud. E' un uccello dal piumaggio chiarissimo, con un ciuffo erettile sulla testa e armato di artigli, i più temibili fra tutti gli uccelli rapaci. La sua caccia si svolge all'altezza delle chiome dei grandi alberi, cioè a sessanta metri dal suolo. Là, si avventa sulle scimmie o sulle altre prede che vengono a mangiare i frutti o le foglie, alla luce del sole, incapace di penetrare molto più in basso. L'Arpia strappa dai rami quelle prede che vi sono aggrappate e le piglia serrandole fra i suoi enormi artigli, fra i quali l'unghia del suo pollice, simile ad un pugnale ricurvo, è sufficiente ad ucciderle, trafiggendole. Una di queste vittime sarà, di tanto in tanto, un tipico animale americano, il Coati.
Non possiamo chiudere questo capitolo senza una nota di colore locale. Le popolazioni indigene temono ed apprezzano le Arpie. Le temono perché le ritengono molto feroci (certamente la fantasia ha giocato il suo ruolo in tante narrazioni) e perché sono effettivamente pericolose per gli animali domestici; le stimano per le loro carni saporite, per il sangue, per il grasso e per lo sterco che utilizzano per combattere certe malattie. Quando le cacciano, a testimonianza dell'avvenuta uccisione si infilano tra i capelli le penne delle ali e della coda.

COATI (Nasua Nasua)

Come l'Orso lavatore, come il Procione carnivoro, il Coati è un procionide. Lo si incontra, nel Nuovo Mondo, dal sud degli Stati Uniti, dove non è raro, sino alle ultime foreste dell'Argentina. E' una bestia che ama vivere in gruppi, il cui scopo, nell'esistenza, sembra essere quello di saccheggiare ciò che può essere messo a sacco. I Coati sono capaci di entrare dappertutto dove essi vogliono entrare e ogni cosa che si mangia è divorata.
Amano tutto, ma specialmente il miele e i profumi... Ora bisogna descrivere l'animale, con degli artigli assai lunghi, una lunga coda non prensile e un muso mobile, sovente rialzato per fiutare ciò che porta il vento. Gli orecchi sono piccoli e rotondi ed i denti solidi. Il pelo è generalmente scuro, la parte inferiore più chiara, la coda vagamente anellata. Una varietà meridionale mostra un pelo rosso e il ventre arancione. Tutti i Coati hanno delle macchie chiare attorno agli occhi, il muso non molto scuro e delle chiazze un po' su tutto il corpo. Ma il profilo resta sempre lo stesso, indisponente e furtivo. Sono degli animali sensibilissimi, come tutti i Procioni, e perfettamente adattati al nostro genere di civiltà che non li intimidisce.
Non temono né le vetture che passano sulle strade, né i dintorni delle città, né le case isolate che saccheggiano allegramente quando l'occasione si offre loro. Ma si lasciano volentieri addomesticare e noi abbiamo visto sovente dei reportages fotografici che li presentano soddisfatti di vivere fra gli uomini.

LE SCIMMIE DEL NUOVO MONDO

Le scimmie del Nuovo Mondo abitano l'America centrale e quella del Sud. Si distinguono dalle scimmie d'Africa e del Continente antico per il fatto che sono le sole a poter utilizzare le loro coda come una quinta mano. Questa appendice caudale, prensile è loro, evidentemente, utilissima, giacché alcuni esemplari sono anche capaci di raccogliere un oggetto da terra con quel vero «dito» che sta al termine della loro coda. E' il caso della Scimmia «lanuta», ma non sono tutte dotate in questo senso.

UISTITÌ (Calli Thrix)

Gli Uistitì non sono, ad esempio, affatto delle scimmie: la loro coda non è prensile e non possono utilizzare altre dita che non siano il pollice e l'alluce. La loro taglia è minuscola, talvolta la più piccola esistente. Le scimmie Uistitì pigmee non pesano centro grammi. Gli Uistitì comprendono numerose specie, almeno sei; portano degli scopettoni ad ogni lato della testa e sono annoverati fra le scimmie più diffuse e conosciute.
Lo Uistitì dai pennacchi bianchi è diffuso nella Amazzonia brasiliana, ma si incontra allo stato di domesticità anche nel Continente Europeo. Il piccolo corpo, coperto di pelo corto e fitto, è di un colore che tende al bruno, spruzzato di macchiette bianche, nere e giallo-rossastre. L'altra specie dai pennacchi neri si differenzia dalla precedente per la tinta rossiccia del pelame. La colorazione argentea della pelliccia permette di conoscere immediatamente un'altra specie: lo Uistitì argentato. La sua coda invece è bruno nera. Lo Uistitì pigmeo, infine, tiene la palma della piccolezza non fra gli Apali, ma in tutto il gruppo dei Primati. Raggiunge, al massimo, i sedici centimetri di lunghezza senza la coda.
Ha una pelliccia delicatissima di colore giallastro con brizzolatura bruna.

CALLIMICO (Callimico)

Il Callimico è molto più raro e non si conosce su di esso praticamente nulla di più della bellezza della sua pelliccia.

SAIMIRI SCOIATTOLO (Saimiri)

La Scimmia scoiattolo ha una lunga coda prensile e una graziosa, piccola e chiara figura, con una macchia bruna sul naso e sulla bocca.
La sua pelliccia è di un bellissimo colore gialliccio aurato, ma varia un poco da specie a specie. La varietà più comune è il Saimiri scoiattolo, detto anche Scimmia dalla testa di morto o Barizo. Misura settanta centimetri di lunghezza, compresa la coda di quaranta centimetri circa. Il musetto color carnicino è coperto di piccoli peli bianchi che, con un po' di fantasia, possono far pensare ad un teschio umano, da cui il soprannome.
La Crisotrice scoiattolo abita il Venezuela, la Guaiana, l'Amazzonia e la Columbia e sta solitamente presso i fiumi.
E' un animale diurno e si muove con sicurezza e rapidità facendo scarso uso della sua coda. Dall'alba al tramonto ricerca il cibo preferito, costituito da frutta, germogli, insetti e uova. E', però, molto timido per cui non si avvicina mai alle abitazioni dell'uomo e se, costretto dalla fame, deve portarsi nelle zone frequentate, è tanto prudente che diventa difficile scorgerlo. Abbisogna di una temperatura calda. Durante le giornate piovose si unisce agli altri suoi compagni, in gruppo, nel tentativo di riscaldarsi.
Queste scimmiette vengono cacciate per addomesticarle e tenerle nella casa in quanto sono molto tranquille e si affezionano facilmente all'uomo. L'unico inconveniente è dato dallo stridere assordante, quando sono contrariate. Lo Humboldt, parlando delle sue esperienze ed osservazioni, riferisce che un Saimiri scoiattolo aveva imparato a riconoscere le figure degli insetti disegnate in un libro di zoologia ed ogni volta allungava le mani verso l'immagine per afferrarle. Nonostante questo episodio non si può dire che le Crisotrici siano molto intelligenti.

CALLICEBO (Callicebus)

I Callicebi non rassomigliano alle Scimmie scoiattolo, hanno un aspetto tragico, gli occhi neri e fissi attorniati da una chioma scura e irsuta simile a quella dell'uomo dei boschi.
Delle numerose specie di cui è formato questo genere le più note sono il Callicebo personato o mascherato e il Callicebo dal collare. Il nome Titì è molto comune e popolare ed appartiene a tutte le specie.
Il Callicebo mascherato, comunemente chiamato Sasnassu, è lungo circa ottanta centimetri e porta una pelliccia variopinta.
Il Callicebo dal collare è molto più elegante del primo. Viene chiamato Vedovella perché il pelame lucido e finissimo che lo copre è bruno ed a volte anche nero, ad eccezione di alcune parti del corpo, dando l'impressione d'essere un vestito di lutto. Il regno dei Callicebi è la foresta vergine dove riuniti in piccoli gruppi se ne stanno sui rami facendo udire, di tanto in tanto, il rantolo della loro voce.
Sono timidi e perciò non solo non si avvicinano alle abitazioni, ma quando avvertono la presenza dell'uomo o di qualche nemico si mettono in fuga precipitosamente. Gli Indigeni, quando uccidono una femmina recante un piccolo, si impadroniscono subito di quest'ultimo perché sanno che è molto facile allevarlo.

AOTO (Aotes)

Gli Aoti sono delle scimmie notturne, sovente soprannominate «Scimmie Gufo» perché i loro occhi, enormi e rotondi, ricordano quelli dei rapaci notturni. Il loro pelame è d'un piacevole tono caldo, con un misto di rosso e arancione.
Hanno un corpo snello, una testa tondeggiante e il musetto circondato da una breve aureola di peli. Insomma l'aspetto d'insieme ci consente di distinguerle facilmente dalle altre del Nuovo Mondo. Essendo tipicamente notturne, quando le prime ombre scendono nella macchia escono dai nascondigli e con grandi, rapidi salti si spostano alla ricerca di cibo. Danno la preferenza alla dieta animale per cui cacciano volentieri sauri, insetti e uccelli.
Durante queste cacce fanno udire un verso che è molto simile a quello del Giaguaro. All'avvicinarsi dell'alba corrono alla ricerca d'un riparo che spesso trovano nei tronchi d'albero. Lì si accovacciano e cadono in un sonno profondo che dura per tutto il tempo della luce. Se si tolgono questi poveri animali dal nascondiglio, essi provano un grande disagio. Abbagliati dal sole non vedono quasi nulla e cercano di fuggire in qualche luogo buio. I giovani esemplari si addomesticano facilmente, ma con poca soddisfazione perché durante il dì se ne stanno nascosti negli angoli oscuri. Gli studiosi non sono tutti concordi nel definire la quantità d'intelligenza di queste Scimmie: alcuni asseriscono che sono scarsamente intelligenti tanto da non riconoscere nemmeno il loro padrone; altri affermano il contrario e dicono che accettano volentieri le carezze.

UAKARI (Cacajao)

Gli Uakari sono delle misere bestiole dal volto patetico. Ricordano i carcerati, torturati giorno dopo giorno, e non si può guardarle senza provare un certo disagio. La colorazione e l'aspetto d'insieme di queste scimmie del Nuovo Mondo sono davvero eccezionali.
Queste strane bestiole sembrano essere poco numerose. Vivono in piccoli gruppi che non scendono mai dagli alberi, dove si spostano con rapidità e sicurezza Gli Indi le cacciano con frecce e cerbottane avvelenate. Quando un animale è colpito prende a fuggire, ma i cacciatori lo inseguono finché il veleno produrrà il suo effetto. Allora la Scimmia cadrà al suolo. I cacciatori le somministrano del sale pensando che questo neutralizzi l'azione negativa del veleno e faccia risorgere la bestia colpita. Uno zoologo, il Bates, narra che nonostante la loro abilità gli Indi riescono a catturarne pochissime.
Gli esemplari adulti non si adattano alla vita di prigionia, mentre i giovani crescono docili e mantengono una indole tranquilla.

SAKI (Pithecia)

I Saki sembrano sempre mascherati. Essi portano delle barbe e delle parrucche stravaganti, trascinano una enorme coda, assai folta e rotonda, non prensile, e danno l'impressione di covare, in continuazione, una collera repressa. Sono animali lenti e circospetti.
Non sono così scarsi di intelligenza come comunemente si crede e lo prova il seguente episodio sulla cui autenticità nessuno può dubitare.
Un vicino di casa dello zoologo Bates possedeva una Pitecia. Un giorno si assentò lasciandola sola nel suo appartamento. Essa si liberò dalla catenella e, saltando di albero in albero, giunse sino all'abitazione del Bates dove sperava di trovare il suo padrone. Non vedendolo si sedette addolorata sulla tavola. Quando il padrone entrò nella stanza si lanciò incontro dimostrando la gioia che provava nel rivederlo.

LAGOTRICE (Lagothris)

La Lagotrice o Scimmia lanosa è un essere assolutamente adorabile, d'un umore costante, vestita d'una sorta di vello spesso e dolce a toccarsi, quanto un tappeto di lana purissima. Tutti coloro che hanno avuto la fortuna di ospitare in casa loro una Lagotrice ne conservano il miglior ricordo possibile.
In generale bisogna tener presente che la presenza d'una scimmia, in una casa normalmente tenuta, si traduce in una serie di piccole e grandi catastrofi.
Abituate a vivere sugli alberi, e dunque a fare i loro bisogni su quelli, queste bestie non imparano mai ad essere decenti, eccezion fatta per i grandi antropoidi. Di più, esse si divertono a rompere e a lanciare tutto. La Lagotrice sfugge a questa regola. E se non è affatto più pulita delle sue congeneri, si mostra infinitamente più docile, più dolce e più rispettosa di quanto ci si aspetterebbe. Tutte nere, come fossero vestite di velluto, con la faccia nera e l'espressione dubitativa, l'occhio nudo un po' addormentato, solidamente strutturate nel corpo, le Lagotrici si spostano sempre con una saggia lentezza: sono, però, molto svelte con la loro estremità denudata della coda, che costituisce nel senso proprio della parola, una autentica «mano», supplementare.

SAPAIU' (Hypoleucus)

I Sapaiù sono annoverati tra le specie più conosciute in Europa. Accompagnano tradizionalmente i suonatori dell'organetto di Barberia, dalla scoperta del Nuovo Mondo.

SCIMMIA RAGNO (Ateles)

Le Scimmie ragno hanno membra lunghissime e molto sottili, una coda prensile, una piccola testa ed esistono in numerose varietà. Vivono sugli alberi, dove scherzano e si destreggiano con senso entusiasmante dell'equilibrio e discendono a terra assai raramente. Ce ne sono di ogni colore, da quelle interamente nere sino agli esemplari dal pelo argentato.

SCIMMIA URLATRICE (Alouatta)

Quanto alla Scimmia urlatrice, c'è da rilevare che nessun animale porta così bene il suo nome come lei. E' un animale dalla grande taglia, con la pelliccia eccentrica, in cui si compongono i colori più svariati.
Le Scimmie stentori sono barbute, generalmente, con un muso che somiglia a quello delle Scimmie cinocefale. La loro particolarità più straordinaria non è in ciò, ma nella gola dove l'osso ioide, è anormale. Una autentica cassa di risonanza così formata dà ai loro gridi un'ampiezza fenomenale. Riunite in gruppi di numerosi individui, allineate le une accanto alle altre su un ramo e accovacciate, una per una e le une dopo le altre, o tutte insieme le urlatrici offrono delle serenate che nessuno può dimenticare. Fanno rizzare i capelli sulla testa a chi non sa di che cosa si tratti. E anche quando si è esperti, non si può immaginare e credere che questo animale tranquillo sia autore di quei gridi strazianti che fanno tanto male al cuore.
Queste Scimmie sono pure delle meravigliose acrobate che galoppano sui rami degli alberi con la sicurezza di un cavallo lanciato sul tappeto erboso della Pampa.

ANACONDA (Eunectes Murina)

Esistono anche, nelle stesse regioni, dei serpenti giganti più lunghi di dieci metri? E' ancora una delle questioni spinose alla quale non si sa che cosa rispondere. Infatti, nessuno ancora ha consegnato alla Società zoologica di New York un serpente più lungo di nove metri, nonostante che essa si sia dichiarata disposta, da molto tempo, a pagarlo saporitamente offrendo cinquemila dollari. Non sono solo le difficoltà di trasporto che hanno impedito la realizzazione di questa sorta di scommessa.
L'Anaconda è il più grande serpente del Nuovo Mondo, ma non il più grande della terra. La palma del primato spetterebbe ad un Pitone (il quale abita il Sud-est asiatico) che misurerebbe otto metri e cinquantatre centimetri per un peso di centodiciotto chilogrammi. Mancherebbe, perciò, oltre un metro di lunghezza al più grande Anaconda misurato, per eguagliare questo record. Questi animali frequentano le vallate dei grandi fiumi che si gettano nell'Atlantico. Amano molto l'acqua e catturano con pari costanza dei pesci o piccoli sauri e dei quadrupedi o degli uccelli venuti a bere ai bordi del fiume. Gli Anaconda si riconoscono dalle macchie scure e rotonde, di grande estensione, che segnano il loro corpo, su un fondo più chiaro. Sono vivipari e danno alla luce nello stesso tempo una o due dozzine di giovani che misurano già quasi un metro di lunghezza. L'Anaconda ha colpito la fantasia popolare da sempre. Gli Indiani vi vedono incarnato lo spirito delle acque e lo temono assai (con ragione, senza dubbio).
E' certo che un serpente (non abbiamo paura delle cifre) che misura venticinque metri di lunghezza e che pesa quasi una tonnellata, fa una certa impressione. Fortunatamente nessuno l'ha ancora incontrato. Ciò non vuol dire che egli non possa esistere. «Ci sono altre novità sotto il sole»...

BOA

Il Boa costrittore eccita la fantasia ancor più di tutti gli altri serpenti uniti. Lo si immagina mentre schiaccia la vittima entro i suoi anelli mostruosi e la impasta per farne una sorta di cosa molle e floscia che inghiotte lentamente aspirando. Infatti il Costrittore non spezza un osso e se stringe tanto forte è per fermare la respirazione e i movimenti del cuore. Quindi non sbava sulla sua preda, ma la trangugia, (generalmente la testa per prima), con un movimento alternativo delle sue mascelle, che non sono saldate insieme. Ciò permette il passaggio d'un corpo più grosso di quello del serpente stesso.
Mentre l'Anaconda non lascia mai l'acqua, il Costrittore abita un po' dappertutto, anche presso le case dove si rivela un eccellente distruttore di topi.
Il Boa smeraldino è ancora più piccolo: vive sugli alberi, dove cattura gli uccelli e le lucertole. E' bellissimo, assai colorato e si riconosce per le sue labbra chiare e per la bocca largamente spaccata. Presenta sulla parte anteriore della mascella superiore un dente più lungo degli altri che gli serve a trattenere le prede che può acchiappare.
Tutti questi serpenti non sono velenosi e i due ultimi sono molto diffusi in tutta l'America del Sud, dal Messico all'Argentina. Sono delle bestie che hanno bisogno di calore... Se l'Anaconda è specificatamente americano, i Boa sono ugualmente presenti, sotto differenti aspetti, altrove: Africa, Madagascar ed anche nella Nuova Guinea e nelle isole Samoa. Il più grande di tutti i Boa sarebbe la varietà cubana che supera largamente i quattro metri di lunghezza.
Tutti questi serpenti sono sostanzialmente utili e dovrebbero essere strettamente protetti.

CRUZEIRO (Bothrops Atrox)

Il Cruzeiro, brasiliano, è fra i serpenti più terribili del Nuovo Mondo, e forse dell'intero nostro pianeta. Esso appartiene al gruppo dei Ferri di lancia, assai prossimi dei serpenti a sonagli, ma è sprovvisto degli anelli cornei alla coda.
Il Cruzeiro si fa notare fra gli altri per le mezze lune color cioccolato che cospargono i fianchi. E' infatti, uno dei serpenti più riccamente colorati fra i molti che esistono al mondo Misura generalmente un metro e cinquanta centimetri di lunghezza.

TERRORE DEI BOSCHI (Lachesis Muta)

Il Terrore dei boschi o Lachesi è anche più impressionante perché raggiunge quasi la taglia fenomenale (per un serpente velenoso), di quattro metri di lunghezza. Non è superato che dal Cobra reale dell'Estremo Oriente e ciò resta ancora da provare. Come quest'ultimo, il Lachesi è aggressivo, rapido, terribilmente agile. Egli ha, in più, delle ghiandole velenifere molto importanti, degli uncini inoculatori che misurano più di due centimetri. Lo si incontra dappertutto, anche fuori delle foreste, in tutta l'America del Sud, tropicale, ivi compreso il Costarica. Lo si riconosce dapprima per la sua taglia, ed anche per le macchie a forma di losanga che si succedono sui suoi fianchi e sul dorso. La sua testa è ugualmente caratteristica: due occhi assai ravvicinati al muso, la mascella inferiore rientrante rispetto alla superiore e la pelle chiara sui due lati a partire dagli occhi. La sua fisionomia, ammettendo che una tal parola possa essere impiegata per un serpente, è particolarmente espressiva e sinistra. La femmina depone una dozzina di uova attorno alle quali monta di guardia: ciò è eccezionale, da parte dei serpenti. Il Terrore dei boschi, come è chiamato nei paesi dove vive, si nutre d'ogni sorta di piccoli mammiferi, che colpisce inesorabilmente quando essi passano nel suo raggio d'azione.

ELODERMA (Heloderma Suspectum)

La grossa lucertola guarnita di piccole squame, in forma di perle è velenosa. E' la sola lucertola velenosa del creato; si presenta sotto due aspetti: il Mostro di Gila, qui presente, e la Lucertola perlata che gli rassomiglia molto. Misurano più di settantacinque centimetri di lunghezza, sono pesanti e lenti, e quando mordono non mollano più. I loro numerosi e lunghi denti posseggono una gronda superiore, attraverso la quale il veleno defluisce nelle piaghe.
Sono riccamente colorati, soprattutto il primo, sul quale il rosa e il giallo si succedono con quattro o cinque bande sulla coda che misura venticinque centimetri in meno di quella della Lucertola perlata. A questo proposito una parola sull'organo di Jacobson, che costituisce una particolarità dei serpenti. Essi menano o conducono senza sosta la loro lingua, leggermente forcuta, su tutto ciò che incontrano, senza spostarsi, e la ritraggono senza posa, per porla poi nella cavità che possiedono. Questo movimento permette loro di sentire la strada e le tracce eventuali d'una preda. Questo sesto senso che supera il gusto e l'odorato, dà alle lucertole e ai serpenti un fiuto eccellente. Ed è su questa osservazione che ha termine questa piccola passeggiata attraverso il mondo affascinante della fauna americana.
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