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Botanica Giardinaggio Le Perenni

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Botanica Giardinaggio Le Perenni 01 02 03 04

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BOTANICA - GIARDINAGGIO - LE PERENNI

PIANTAGIONE

CURE COLTURALI

LE LAVORAZIONI PRIMAVERILI

L'INNAFFIATURA

LA RIMOZIONE DEI FIORI APPASSITI

IL RINNOVO DELLE PIANTE

LE CURE DI FINE STAGIONE

FIORI PIU' GRANDI O PIU' NUMEROSI?

CONSERVAZIONE DEI FIORI RECISI

MOLTIPLICAZIONE

LA DIVISIONE DEI CESPI

LA MOLTIPLICAZIONE PER MEZZO DI TALEE DI RADICE

LA MOLTIPLICAZIONE PER MEZZO DI TALEE DI FUSTO

LE PERENNI OTTENUTE DA SEME

LE PERENNI OTTENUTE DA SEME

MALATTIE CAUSATE DA PARASSITI ANIMALI

MALATTIE CAUSATE DA PARASSITI VEGETALI

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INTRODUZIONE

Conosciute con il termine di "piante vivaci", le erbacee perenni, il cui ciclo vitale si rinnova stagionalmente, costituiscono per il giardino un insieme prezioso di colorate fioriture che si susseguono di anno in anno sullo stesso terreno. La maggior parte delle perenni, infatti, ogni primavera sviluppa da una corona di gemme basali nuove foglie e steli floreali che durano una sola stagione vegetativa, per poi seccare prima dell'inverno, mentre il loro apparato radicale continua a sopravvivere sottoterra. Non tutte le erbacee perenni però perdono la parte aerea in inverno; alcune, come l'elleboro, la bergenia o la tiarella, sono dotate di fogliame persistente (sempreverde) e riescono quindi a svolgere, anche durante la stagione fredda, una discreta funzione ornamentale. La durata del ciclo vitale varia comunque da specie a specie: dai 4-5 anni per i lupini fino ad alcuni decenni per le longeve peonie. Assai coltivate a causa della loro rusticità, le erbacee perenni in passato hanno però sempre svolto un ruolo secondario all'interno dei giardini, relegate negli angoli più nascosti o negli orti unicamente per la produzione di fiori da taglio. Fino all'800, infatti, le aiuole fiorite (che facevano bella mostra in mezzo ai prati) erano formate unicamente da specie annuali che venivano rinnovate di volta in volta a seconda della stagione di fioritura. Furono gli inglesi W. Robinson e J. Jeckyll che per primi nel secolo scorso apportarono una vera e propria rivoluzione nell'arte di allestire i giardini, sostituendo le geometriche aiuole a tappeto con le bordure di erbacee, formate da gruppi di perenni mescolate tra loro con estrema attenzione per gli accostamenti di colore e la scalarità delle fioriture. Lo schema classico consisteva nella costituzione di una coppia di bordure parallele, una di fronte all'altra, separate da un prato ben curato, o da un camminamento di ghiaia o pietre; sullo sfondo erano poste siepi sempreverdi o muri di mattoni. In ogni bordura venivano sistemate sul fondo le specie più alte, al centro quelle di taglia media e davanti le più basse. Il difetto maggiore di questa disposizione, che tuttavia formava stupende tavolozze di colore, era quello di lasciare d'inverno enormi spazi vuoti, oltre al fatto di richiedere notevoli lavori di manutenzione. Proprio per questo motivo le bordure di perenni sono andate via via scomparendo: queste specie vengono ora coltivate mescolate agli arbusti o alle annuali per formare bordure miste o macchie sporadiche di colore nel giardino. Anche al giorno d'oggi i maggiori conoscitori ed amanti delle perenni sono gli inglesi; tuttavia sempre nuove specie, oltre a quelle più comuni, cominciano ad essere apprezzate anche da noi, tanto che si stanno affermando dei vivai specializzati nella coltivazione di queste piante. Le specie descritte nelle schede che seguono sono solo alcune delle innumerevoli perenni adatte per la coltivazione in bordure o aiuole.

PIANTAGIONE

Le piantine di erbacee perenni sono reperibili presso i garden center, dove sono vendute frequentemente in piccoli contenitori di plastica oppure a radice nuda. Tuttavia non sempre è possibile trovare presso questi centri tutte le specie che si desiderano: in questo caso è necessario rivolgersi a qualche vivaio specializzato (e sono molto pochi!), richiedendo il catalogo ed eventualmente facendosi spedire le piante desiderate.

LE PERENNI VENDUTE IN PICCOLI CONTENITORI

Le perenni vendute in piccoli contenitori sono piantine nate da seme o da talea che, appena germogliate, sono state trasferite in piccoli vasetti di plastica dove hanno continuato il loro sviluppo. Date queste premesse, è facile intuire che il loro costo è più elevato rispetto a quello delle perenni estirpate dal vivaio e vendute a radice nuda, le quali, sebbene garantiscano ugualmente dei buoni risultati, non offrono gli stessi vantaggi di quelle in contenitore. Queste ultime, che hanno avuto la possibilità di sviluppare il loro apparato radicale per l'intero volume del vaso, possono essere trapiantate in qualsiasi momento dell'anno (ad eccezione dei periodi di gelo e di quelli troppo caldi ed asciutti) e, se sono state osservate le comuni norme d'impianto, danno luogo ad un attecchimento rapido e sicuro. Al momento dell'acquisto è bene però osservare attentamente la piantina, la quale per essere sana deve presentare foglie di colore vivace, o comunque tipico della specie, non appassite e senza macchie giallastre; inoltre deve essere ancorata fortemente al terriccio che va mantenuto sempre leggermente umido. Non è bene, infine, comperare piantine in piena fioritura o con lunghe radici che escono dal foro di drenaggio.

LE PERENNI VENDUTE A RADICE NUDA

Le erbe perenni che vengono vendute a radice nuda sono quelle appartenenti alle specie con radici rizomatose oppure, più raramente, quelle con porzioni di cespi di altre specie. Le porzioni di rizoma e di cespi sono ovviamente vendute durante il periodo di riposo vegetativo, confezionate in sacchetti di plastica trasparente. Queste piante sono meno costose di quelle disponibili in contenitore, ma possono essere messe a dimora solo tra l'autunno e l'inizio della primavera con un periodo d'attecchimento meno rapido e sicuro. Naturalmente, anche in questo caso sarà da scartare al momento dell'acquisto il materiale scadente, ossia quello che presenta dei giovani germogli in corso di sviluppo o delle porzioni secche o malate o, ancora, delle piccole giovani radici che stanno crescendo all'interno del sacchetto.

LE PERENNI OTTENUTE DA SEME

Sebbene sia più frequente ottenere da seme, nel proprio giardino, le specie annuali o biennali, anche molte perenni possono essere allevate con questo sistema che permette di avere un gran numero di piante con poca spesa. Presso i garden center o sui cataloghi di sementi è possibile reperire un buon numero di specie, anche se la scelta non è mai vastissima, dato che non tutte le perenni si prestano facilmente a tale metodo di propagazione che, tra l'altro, consente di avere piante fiorite solo dopo qualche anno. Se ci si vuole comunque orientare verso questo tipo di moltiplicazione, è bene acquistare le bustine di semi che portano la scritta «ibridi F I», i quali, essendo stati ricavati in seguito ad accurata selezione, sviluppano piantine più robuste e dalla fioritura più abbondante. E' chiaro che il costo di tali semi è sensibilmente più elevato degli altri, ma il risultato ripaga la spesa iniziale.

LA PREPARAZIONE DEL TERRENO PER L'IMPIANTO

La messa a dimora di una bordura o di una aiuola di piante perenni presuppone un accurato lavoro di preparazione del terreno, proprio perché tali piante rimarranno nello stesso luogo per parecchi anni. E' indispensabile quindi conoscere le caratteristiche del terreno e apportarvi le necessarie migliorie, come, ad esempio, ristabilire il pH ottimale oppure correggere una struttura troppo compatta o troppo sciolta. Particolare attenzione andrà rivolta anche alla fertilità; a tale proposito, soprattutto se il terreno è rimasto incolto per un po' di tempo, è bene far eseguire un'analisi chimica che ne accerti la quantità di azoto, fosforo e potassio per poter così ovviare ad eventuali carenze. In ogni caso si consiglia di apportare una concimazione di fondo utilizzando un fertilizzante complesso a basso titolo d'azoto. Infatti, per le piante perenni sono molto importanti il fosforo, che stimola lo sviluppo di radici e steli vigorosi, e il potassio, che incrementa la resistenza delle piante nei confronti delle malattie e che, insieme al fosforo, stimola lo sviluppo di una ricca fioritura dai colori più brillanti. In fase d'impianto può essere quindi utile incorporare un concime chimico a titolo 10:10:10 completo anche di microelementi. Oltre a ciò, una dose di fertilizzante organico, come letame maturo, farina d'ossa o composta, dall'azione più lenta e dall'indubbia capacità di migliorare la struttura del terreno, non può che essere di giovamento. Il tutto va distribuito come concimazione di fondo e incorporato nel terreno in occasione delle lavorazioni di preparazione da eseguire qualche mese prima dell'impianto, ossia in estate se si ha intenzione di mettere a dimora le piante in autunno, o in autunno se si vuole invece piantarle a primavera. Tali lavorazioni del terreno hanno lo scopo di preparare un letto d'impianto ben sminuzzato fino in profondità, cercando contemporaneamente di liberarlo dalle erbe infestanti. Su grandi superfici si dovrà ricorrere all'uso di un motocoltivatore per rompere il primo strato di terreno, mentre per piccole aree si potrà semplicemente utilizzare una vanga; un rastrello, in entrambi i casi, sarà utile per togliere le radici delle infestanti portate in superficie. La preparazione di un terreno incolto. Il terreno incolto deve essere dissodato fino alla profondità di circa 50 cm, attuando questa lavorazione in 2 fasi. Inizialmente, col motocoltivatore o con la vanga, si rompe il terreno fino a 30 cm, si asporta questo primo strato e lo si mette da parte. Successivamente si rompe anche lo strato sottostante, per altri 20 cm di profondità, cercando di eliminare con un rastrello le porzioni di radici o di rizomi delle infestanti. All'interno di questo strato di terreno va, inoltre, incorporato il concime organico, cercando di mescolarlo uniformemente. Quindi bisogna rovesciare sul fondo di questa trincea le zolle di terreno messe prima in disparte, cercando di ribaltarle completamente in modo che la cotica erbosa o comunque la superficie più esterna venga a trovarsi a contatto con lo strato più profondo; questo accorgimento ha lo scopo di evitare che i germogli delle infestanti possano affiorare. Si rastrella e infine si livella la superficie. Prima della messa a dimora si deve attendere circa un paio di mesi, in modo che il terreno, troppo soffice dopo queste lavorazioni, si assesti adeguatamente. La preparazione di un terreno già lavorato in precedenza. In questo caso è sufficiente rompere il primo strato di terreno fino a 30 cm di profondità, ribaltando semplicemente le zolle in modo che la superficie venga a contatto col fondo della trincea; quindi si sminuzza il terreno incorporandovi contemporaneamente il concime organico e si passa il rastrello per eliminare le radici delle infestanti affiorate. Infine, come nel caso precedente, si livella la superficie e si attendono 6 o 8 settimane prima dell'impianto.

LA MESSA A DIMORA

E' utile fornire alcune indicazioni di carattere generale, per attuare questa delicata operazione nelle condizioni atmosferiche e di terreno più appropriate. Per prima cosa è bene osservare che il terreno non sia gelato e abbia un contenuto di umidità ottimale, caratteristica questa che può essere verificata facilmente se si riesce a modellare con una manciata di terra una piccola palla che deve però sbriciolarsi subito appena la si tocca; se ciò non avviene, significa che il terreno è ancora troppo umido, fattore che può precludere il buon esito dell'impianto, dato che le radici o i rizomi delle perenni potrebbero facilmente marcire. Per questo motivo è opportuno, nei terreni piuttosto compatti o non efficacemente drenati e per le piante dalle radici carnose, attendere l'inizio della primavera per l'impianto a dimora, mentre dove i terreni sono sciolti e non c'è pericolo di ristagni d'acqua si può piantare all'inizio dell'autunno. Inoltre, come già precedentemente ricordato, il periodo può variare in funzione del tipo di pianta acquistata: i rizomi o le piante a radici nude a differenza di quelle allevate in contenitori, vanno collocate a dimora solo durante il periodo di riposo vegetativo. Al momento dell'impianto va distribuito sul terreno (cercando di incorporarlo nei primi centimetri di profondità) un concime inorganico complesso; quindi si passa allo scavo delle piccole buche che ospiteranno le piantine.

Trapani Bordure perenni lungo il sentiero di un giardino

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CURE COLTURALI

LE LAVORAZIONI PRIMAVERILI

Annualmente, a partire dall'inizio della stagione primaverile, è necessaria una leggera lavorazione dello strato più superficiale del terreno intorno alle piante, per una profondità massima di 4-5 cm. Lo scopo di questa operazione, che può essere eseguita agevolmente con una zappetta o con un piccolo coltivatore manuale a 3-5 denti, è quello di smuovere il primo strato di terreno per consentire una migliore aerazione, incorporare i fertilizzanti necessari e sradicare le infestanti che cominciano a fare la loro comparsa e che, oltre a causare un grave danno di tipo estetico, sottraggono, soprattutto alle piante più piccole o ancora giovani, spazio, acqua e nutrimento. Per evitare l'uso di diserbanti chimici, che possono danneggiare anche le piante coltivate, è necessario ricorrere a frequenti e periodiche zappettature, strappando eventualmente con le mani le erbacce che sono cresciute più vicine ai cespi. Una delle infestanti più temibili è la gramigna, che si espande nel terreno per mezzo di rizomi: questi, se spezzati dalle lavorazioni superficiali, sono capaci di sviluppare una piantina da ogni porzione propagandosi così in breve tempo. In questo caso può essere opportuno ricorrere ad un erbicida fogliare selettivo, da spruzzare solo sulle foglie di gramigna. Gli erbicidi sistemici, che possono essere acquistati nei garden center o presso i consorzi agrari, riescono infatti a penetrare dalle foglie fino ai tessuti degli organi sotterranei agendo quindi sull'intera pianta. La concimazione. All'inizio della primavera è necessario incorporare nel terreno una certa quantità di fertilizzante per bilanciare le perdite di elementi nutritivi causate dallo sviluppo vegetativo della stagione precedente. Può essere utile distribuire un fertilizzante organico dall'azione non troppo rapida, come la cornunghia o il sangue di bue, e contemporaneamente del concime inorganico completo a basso titolo di azoto per rispondere alle esigenze più immediate. Le dosi varieranno a seconda della specie o dell'età delle piante, tenendo presente che quelle adulte hanno maggiori esigenze di nutrimento; mediamente un fertilizzante chimico granulare viene distribuito nella dose di un cucchiaio per pianta, salvo diverse indicazioni riportate sulla confezione (un buon principio da seguire è comunque quello di scarseggiare piuttosto che eccedere). La pacciamatura. La distribuzione, in primavera, intorno a bordure o aiuole di erbacee perenni, di uno strato di pacciamatura costituita di sostanze organiche porta a notevoli benefici. Infatti, essa fa sì che il suolo trattenga l'umidità durante i periodi più asciutti della stagione vegetativa; inoltre, apporta sostanza organica soggetta a decomposizione, migliorando sensibilmente la struttura del terreno ed esercita un efficace controllo sulle infestanti annuali, come la capsella, la stellaria, la poa annua e molte altre. Va distribuita in aprile-maggio, dopo aver eseguito le altre lavorazioni primaverili e dopo aver accuratamente bagnato il terreno; non deve avere uno spessore maggiore di 5-6 cm (per non ostacolare l'aerazione del terreno) e non deve venire a contatto con i giovani getti delle piante. Buoni materiali per la pacciamatura sono la torba, da utilizzare sempre leggermente umida, il terriccio di foglie, la corteccia di pino e la composta.

I SOSTEGNI

Molte perenni che presentano fusti alti ed eretti o piuttosto deboli oppure fiori grandi e pesanti, necessitano di essere legate a dei sostegni durante la crescita per essere apprezzate in tutta la loro bellezza. Questa operazione, che può essere lunga e noiosa, è indispensabile nelle zone ventose e, poiché potrebbe dar luogo a risultati non particolarmente apprezzabili dal punto di vista estetico, deve essere attuata con estrema accuratezza. Per ogni tipo di pianta esiste un sostegno adeguato e un particolare momento in cui effettuare questo lavoro. Le piante dai fusti sottili, come i lupini o gli astri, richiedono per ogni stelo un paletto. Questo va applicato solo quando la vegetazione ha raggiunto una altezza tale da rimanere nascosto alla vista quasi completamente. I cespi di piante dagli steli molto alti ed eretti, come ad esempio i delphinium, vanno sostenuti da una gabbia formata da 3 paletti alti circa i 2/3 della pianta e legati tra loro da più giri di filo di nylon; in ogni caso si deve evitare di legare più steli ad un unico sostegno. I paletti che vengono più comunemente utilizzati e che si trovano facilmente in commercio sono quelli di bambù, molto robusti, disponibili in varie dimensioni e anche in verde. Sono venduti anche dei sostegni costituiti da un singolo anello di metallo o di plastica sorretto da 3 o più gambe lunghe circa 50 cm, adatti alle piante dalle teste floreali pesanti, come le peonie, che altrimenti si inclinerebbero verso il terreno. In questo caso è opportuno collocare il sostegno prima che siano emersi gli scapi floreali, orientandone poi la crescita all'interno.

Trapani Tipi di sostegni per piante perenni

L'INNAFFIATURA

Generalmente le erbacee perenni esigono moltissima acqua, soprattutto nel primo anno dopo la messa a dimora, quando l'apparato radicale non è ancora ben sviluppato e stabilizzato. Durante i periodi estivi più asciutti sono necessarie comunque innaffiature regolari anche per le piante adulte, in quantità e con frequenza variabili da specie a specie. Un buon sistema per stabilire quando è il momento di bagnare il terreno è quello di tastare lo strato più esterno di esso fino a pochi centimetri di profondità: se è asciutto, allora va irrigato, facendo però attenzione a non distribuire l'acqua sul fogliame, ma solamente sulla superficie del terreno, e utilizzando un getto finemente nebulizzato.

LA RIMOZIONE DEI FIORI APPASSITI

E' importante che la bordura o l'aiuola di piante perenni mantenga sempre, per l'intera stagione vegetativa, un aspetto curato e ordinato. Occorre quindi che vengano via via eliminati i fiori appassiti con un bel taglio netto all'altezza del primo o secondo paio di foglie al di sotto dello scapo floreale. Questa semplice operazione, inoltre, prolunga la fioritura stimolando l'emissione di nuovi getti floreali. Impedendo infatti al seme di maturare, l'energia della pianta può indirizzarsi alla produzione di altri fiori o comunque al rafforzamento della vegetazione rimasta, radici comprese.

IL RINNOVO DELLE PIANTE

Dopo qualche anno dall'impianto, i cespi di quasi tutte le perenni cominciano ad invecchiare e a svuotarsi al centro, dato che i nuovi getti vengono emessi soltanto dalle zone più esterne. Quando la pianta ha raggiunto questo stadio, o quando si è accresciuta troppo invadendo lo spazio circostante, è giunto il momento di rimuoverne i cespi. Questo lavoro si effettua generalmente in autunno, mentre dove il terreno è pesante e in inverno rischia di inzupparsi è necessario aspettare fino alla primavera. Si estraggono delicatamente i cespi dal terreno e si suddividono in diversi pezzetti, ciascuno dei quali deve essere munito di qualche germoglio con le relative radici. La parte centrale del cespo va scartata, mentre le porzioni ottenute dalla corona periferica devono essere subito ripiantate alla stessa profondità in cui erano collocate originariamente, interrandole fermamente.

LE CURE DI FINE STAGIONE

Le piante perenni non persistenti, cioè quelle che perdono la parte aerea nella stagione fredda, assumono in autunno un aspetto disadorno perché gli steli cominciano a seccare e deperire; è necessario allora tagliare alla base, o a 5-10 cm dal livello del suolo, tutta la vegetazione rimasta, operazione che rende inoltre più agevole osservare se si devono attuare rinnovi o diradamenti. Per le specie più delicate è conveniente invece eseguire questo lavoro all'inizio della primavera, perché i vecchi steli proteggono la pianta dai rigori della stagione invernale. Un altro sistema per riparare i cespi delle piante più delicate è quello di ricoprirli con gli stessi steli tagliati in autunno o con altra pacciamatura costituita da foglie, torba e corteccia tritata o da frasche di sempreverdi o felci. Un'analoga pacciamatura è indicata anche per le piante un po' più rustiche ma collocate in zone soggette a gelo e disgelo, per evitare che vengano danneggiate dagli sbalzi di temperatura. Nessun taglio o pacciamatura deve chiaramente essere effettuato per le perenni persistenti (sempreverdi) o che fioriscono d'inverno. Per tutte le specie è invece necessario, alla fine della stagione vegetativa e prima dell'eventuale pacciamatura, smuovere leggermente con una zappetta o una forca lo strato superficiale di terreno, senza danneggiare le radici al fine di interrare le sostanze organiche distribuite sulla superficie in primavera. Nel caso non fosse stata effettuata una concimazione organica primaverile, è consigliabile distribuire, in occasione delle lavorazioni autunnali, del fertilizzante, come cornunghia o farina d'ossa, utile soprattutto per i cespi più grandi.

FIORI PIU' GRANDI O PIU' NUMEROSI?

Se lasciate crescere liberamente, le erbacee perenni tendono a produrre un certo numero di fiori nelle dimensioni tipiche della specie o varietà a cui appartengono. E' possibile, però, con semplici pratiche colturali, modificare in parte questo naturale comportamento, ed indurre le piante ad emettere meno fiori ma di taglia più grande o, al contrario, a fiorire più copiosamente, ma con fiori più piccoli. Nel primo caso si deve cercare di indirizzare l'energia della pianta verso la produzione di pochi steli floreali che, diventando così più vigorosi, sono in grado di sviluppare fiori di dimensioni maggiori; ciò si ottiene diradando in primavera gli steli di quelle specie che producono cespi molto fitti, in modo che tagliandone alla base alcuni, quelli rimasti si svilupperanno maggiormente. Un altro metodo per conseguire lo stesso risultato consiste nell'eliminare i boccioli floreali laterali presenti sullo stesso stelo, in modo che il fiore rimasto cresca anche due o tre volte più del normale. Se si vuole invece ottenere un maggior numero di fiori, anche se più piccoli, sarà proprio il bocciolo centrale in cima allo stelo ad essere eliminato a vantaggio di quelli laterali. Questo accorgimento è però indicato solo per le specie che fioriscono a fine estate o inizio autunno, per dar modo ai boccioli floreali laterali di svilupparsi a sufficienza durante la stagione vegetativa.

CONSERVAZIONE DEI FIORI RECISI

Per prolungare la durata dei fiori recisi è sufficiente ricorrere ad alcuni semplici ma precisi accorgimenti. Un fiore non risente o quasi degli effetti negativi della recisione se viene immerso subito nell'acqua dopo il taglio, che deve essere eseguito in modo da non otturare i minuscoli condotti del gambo attraverso cui salgono le soluzioni minerali. Esso, invece, stenta a riprendersi se è rimasto per troppo tempo senz'acqua. In questo caso, infatti, i suoi condotti si sono otturati e parzialmente riempiti di aria; è perciò necessario spuntare abbondantemente gli steli dei fiori recisi da più di 15 minuti, al fine di eliminare i tessuti ormai morti e quindi non più in grado di aspirare l'acqua. Come si conservano, dunque, i fiori recisi? Ecco alcuni consigli: - acquistare fiori freschi (poco aperti, con il gambo chiaro e non viscido, e con le foglie che se piegate riassumono subito la posizione originale) - tagliare subito il gambo diagonalmente, se possibile in acqua: si aumenta così al massimo la superfice assorbente - spuntare il gambo ogni giorno di 1/2 cm, sempre con tagli netti e obliqui - non esporre i fiori al sole, tenerli lontani dalle fonti di calore e dalle correnti d'aria - eliminare i fiori che cominciano ad appassire. Le foglie e i gambi dei fiori sono spesso attaccate rapidamente dai batteri della putrefazione, il cui effetto può essere ritardato con i seguenti metodi: - sostituire giornalmente l'acqua, spuntando i gambi ed eliminando foglie e spine dalla porzione di gambo che andrà invasata - mettere nell'acqua alcuni pezzetti di carbone di legna - fare abbrustolire sulla fiamma la parte terminale del gambo per una lunghezza di 2 cm e immergerlo ancora caldo nell'acqua fredda per alcuni minuti - immergere la parte terminale del gambo in una tazza di acqua bollente in cui è stato mescolato un cucchiaio di sale e lasciarvelo finché l'acqua non si sarà raffreddata, quindi sciacquare il gambo in acqua corrente - schiacciare la parte terminale del gambo passandovi sopra del sale fino per 6 minuti. Lo stesso risultato si ottiene utilizzando degli specifici composti salini comunemente reperibili in commercio. Si tagli quindi nettamente la parte spappolata.

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MOLTIPLICAZIONE

LA DIVISIONE DEI CESPI

Questo tipo di riproduzione vegetativa, che consiste nel suddividere i cespi più grossi in porzioni più piccole, è il più utilizzato per le erbacee perenni. La divisione dei cespi, che, come è già stato detto, può essere effettuata anche come sistema di rinnovamento delle piante, solitamente va eseguita circa ogni 3 anni, anche se ci sono piante (come ad esempio le peonie) che una volta stabilizzate nel terreno non amano essere disturbate. Il periodo dell'anno più favorevole a questa pratica colturale varia a seconda della specie e del clima della zona, ma si consiglia di eseguire la divisione all'inizio della primavera se la zona è soggetta ai rigori invernali o se si tratta di pianta dalla fioritura autunnale, altrimenti in autunno. Le piante giovani o dalle radici poco profonde si estirpano facilmente dal terreno che, perché il lavoro sia più agevole, va precedentemente inumidito. Con l'aiuto di una vanga e tenendosi ad una certa distanza per non spezzare le radici, si fa leva tutt'intorno al cespo e lo si solleva. Quindi si ripulisce l'apparato radicale dalla terra e, dopo averlo estratto, si divide il cespo in porzioni, ognuna delle quali deve portare almeno 3-4 gemme. La parte centrale, deperita, va eliminata. Alcune specie, come ad esempio le primule, possono essere divise facilmente con le mani, mentre altre, come i phlox o le emerocallidi, dall'apparato radicale fibroso e carnoso, vanno suddivise con l'aiuto di due forche oppure tagliate con un coltello affilato. Le perenni che si diffondono per mezzo di rizomi vanno estratte dal terreno all'inizio della primavera; una volta tagliato dal rizoma il fusto principale, vanno staccate le diramazioni secondarie, utilizzando un coltello affilato. Da queste ultime si ricavano delle porzioni lunghe circa 5-6 cm, sane e robuste, ciascuna delle quali deve portare 1-2 gemme oppure il germoglio apicale e un ciuffo di radici sottili. Ogni porzione di rizoma così ottenuta va immediatamente ripiantata nel terreno alla stessa profondità in cui era collocato il rizoma originario, facendo attenzione che le radici siano rivolte verso il basso. Le distanze tra una pianta e l'altra, variabili da specie a specie, sono le stesse che devono essere osservate al momento della messa a dimora. Questo vale anche per le porzioni di cespo che sono state divise nei modi precedentemente descritti. In tutti i casi è necessario smuovere e sminuzzare bene il primo strato di terreno, incorporandovi una manciata di concime completo prima di procedere all'impianto.

LA MOLTIPLICAZIONE PER MEZZO DI TALEE DI RADICE

Molte perenni, come la dicentra o il papavero orientale, possono essere moltiplicate interrando una porzione delle loro radici. Le talee, che devono essere lunghe 5-6 cm, vanno sistemate verticalmente nell'apposito terriccio (composto in pari misura da sabbia e torba) per metà della loro lunghezza, facendo attenzione che la parte distale della radice, ossia quella più distante dal colletto della pianta, guardi verso il basso; un valido accorgimento per distinguere le due estremità è quello di tagliarne una in senso obliquo. Quando tutte le talee sono state interrate, si ricopre la porzione esterna con uno strato di sabbia fine di fiume, da inumidire leggermente. Le cassette in cui sono state riposte le talee vanno fatte svernare in cassone freddo e in primavera, quando spuntano le prime foglioline, ogni nuova piantina va trapiantata in vasi di 8 cm di diametro, da tenere all'aperto fino al momento della messa a dimora, cosicché possa irrobustirsi.

LA MOLTIPLICAZIONE PER MEZZO DI TALEE DI FUSTO

Gli astri, i garofani e altre perenni si propagano facilmente per talee di stelo, da eseguire a primavera avanzata. Si devono scegliere i getti laterali non fioriferi già sufficientemente robusti e da questi si prelevano talee lunghe 5-10 cm facendo dei tagli netti appena sotto i nodi fogliari. Da ogni talea si staccano poi le foglie basali, mentre quelle poste più in alto vanno tagliate a metà se la loro superficie è troppo ampia. Questa fase è molto delicata e va eseguita rapidamente perché la talea si disidrata facilmente; è opportuno preparare quindi in precedenza la cassetta o il vaso di taleazione con il terriccio apposito e la polvere radicante in cui immergere l'estremità della talea da interrare. Ogni porzione va inserita verticalmente nel terriccio per una profondità di circa 5 cm e va spruzzata leggermente d'acqua. I vasi o le cassette devono essere poi riposti in cassone freddo oppure ricoperti di polietilene trasparente munito di piccoli fori per l'aerazione e sorretto da archetti in filo di ferro, così che l'umidità possa essere trattenuta all'interno. Quando le talee emettono nuove foglioline, il cassone o il vaso ricoperto di polietilene vanno arieggiati più frequentemente ed infine ogni piantina va trasferita singolarmente in piccoli contenitori di 8 cm di diametro da tenere all'aperto, oppure messa direttamente a dimora.

LE PERENNI OTTENUTE DA SEME

Al di là delle osservazioni già fatte inizialmente sull'acquisto di semi di perenni, è da sottolineare il fatto che, generalmente, dal momento della semina si devono attendere un po' di anni prima che le piante arrivino alla fioritura; tuttavia può essere entusiasmante seguirne la crescita. I semi delle perenni si interrano all'aperto in primavera, in una zona del giardino riparata dai venti. L'ideale sarebbe collocarli in cassoni ricoperti di rete o di garza leggera per proteggerli anche dal sole troppo forte. Si possono anche seminare un po' prima, in gennaio-febbraio, ma in questo caso è necessario interrarli in cassone freddo, che, da quando spuntano le prime foglioline, va aperto via via sempre più frequentemente durante la giornata per arieggiare l'interno. In ogni caso, le piantine vanno trapiantate singolarmente in piccoli vasetti da collocare all'aperto appena si è formato il secondo paio di foglioline vere.
+----------------------------+
| SPECIE SEMI/g |
+----------------------------+
| Achillea 400 |
| Althaea rosea 30 |
| Alyssum saxatile 200 |
| Aquilegia hybrida 200 |
| Chrysanthemum leucanthemum 200
| Coreopsis 400 |
| Delphinium 200 |
| Dianthus caryophyllus 200 |
| Gypsophila paniculata 400 |
| Helleborus niger 20 |
| Liatris spicata 100 |
| Linum flavum 100 |
| Lupinus polyphyllus 15 |
| Oenothera missouriensis 100 |
| Primula acaulis 500 |
| Rudbeckia purpurea 200 |
| Viola cornuta 200 |
+----------------------------+
N.B. Questa tabella illustra quante piantine, se si suppone una germinazione pari al 100%, si possono ottenere con 1 grammo di semente di ciascuna di queste specie di perenni.

MALATTIE CAUSATE DA PARASSITI ANIMALI

ACARI - Ospiti: astro, primula, viola, e altre perenni. - Sintomi: non visibili ad occhio nudo, gli acari manifestano l'attacco sulla pagina inferiore delle foglie dove appaiono macchie gialle, brunastre o verdi. In seguito alla loro presenza, che si determina solitamente nei periodi più caldi della stagione, lo sviluppo della pianta viene ostacolato.

AFIDI - Ospiti: crisantemo, viola, primula. - Sintomi: sui germogli appaiono manicotti di questi «pidocchi» che possono essere di colore verde o nerastro. In seguito alle punture provocate da questi insetti, si ha un arresto della crescita della pianta e una deformazione delle foglie. A volte si determina anche una produzione di melata, un liquido appiccicoso e dolciastro su cui poi si formano i funghi della fumaggine.

ANGUILLULA DEL CRISANTEMO - Ospiti: crisantemo, phlox, salvia. - Sintomi: questi piccoli «vermi», invisibili ad occhio nudo, crescono all'interno dei tessuti delle foglie e degli steli, sottraendo la linfa; in seguito al loro attacco i tessuti si deformano e muoiono. Sulle foglie del crisantemo appaiono macchie brunastre estese tra le nervature.

CIMICI - Ospiti: crisantemo, primula, e altre perenni. - Sintomi: questi insetti, riconoscibili per il colore verde brillante, si nutrono della linfa dei tessuti teneri delle piante (germogli, foglie, boccioli floreali), provocando con le loro punture avvizzimento delle foglie e rallentamento della crescita della pianta.

CHIOCCIOLE - Ospiti: campanula, delphinium, primula, e altre perenni. - Sintomi: sia le chiocciole (lumache con guscio) sia le limacce (lumache senza guscio), che vivono nei terreni freschi e ricchi di sostanza organica, si nutrono dei tessuti fogliari più teneri provocando alla pianta evidenti danni di tipo estetico, nonché l'arresto dello sviluppo.

MINATORI FOGLIARI - Ospiti: crisantemo, aquilegia, delphinium. - Sintomi: sulle foglie si notano sottili disegni di colore chiaro, simili a ricami, determinati dalle gallerie che le larve di alcuni insetti scavano all'interno dei tessuti fogliari. Massicci attacchi giungono a provocare la morte della pianta.

MALATTIE CAUSATE DA PARASSITI VEGETALI

MACCHIE FOGLIARI - Ospiti: crisantemo, lupini o delphinium e altre perenni. - Sintomi: alcune condizioni, come l'eccessiva umidità, possono provocare sulle foglie la comparsa di macchie di diversa forma e colorazione, provocate da funghi o batteri. Queste macchie, che possono essere ovali, rotonde o a cerchi concentrici, comportano un grave danno di tipo fisiologico oltre che estetico, dato che la pianta può deperire e morire.

MAL BIANCO - Ospiti: astro, lupino, achillea, delphinium e altre perenni. - Sintomi: su foglie, steli e boccioli floreali appaiono delle macchie polverulente biancastre che deturpano l'aspetto della pianta; in caso di forti attacchi si può determinare un avvizzimento delle foglie e dei boccioli che ne provoca la caduta.

MARCIUME DEL COLLETTO - Ospiti: le piantine giovani di quasi tutte le specie. - Sintomi: il fungo attacca le radici e il colletto delle piantine che, di conseguenza, si piega verso terra arrestando lo sviluppo. L'infezione si verifica soprattutto quando si utilizza un substrato di semina non sterilizzato. MUFFA GRIGIA - Ospiti: crisantemo, peonia e altre perenni. - Sintomi: questa infezione fungina si manifesta con la comparsa di decolorazioni su steli, foglie e boccioli floreali che, in seguito, si coprono di una muffa grigiastra polverulenta. La mancanza di aerazione e un'eccessiva umidità favoriscono questa malattia.

RUGGINE - Ospiti: aquilegia, artemisia, campanula, garofano e altre perenni. - Sintomi: si evidenziano, principalmente sulla pagina inferiore delle foglie, delle pustole rotondeggianti di colore bruno-rossastro. Attacchi massicci di questi funghi provocano deformazione, avvizzimento delle foglie e successivo seccume.

RUGGINE DEL CRISANTEMO - Ospiti: crisantemo, soprattutto se coltivato in serra. - Sintomi: appaiono macchie arrotondate e di colore verde chiaro sulla pagina superiore delle foglie e di colore bruno e prominenti su quella inferiore.

TRACHEOVERTICILLOSI - Ospiti: crisantemo, margherita, astro, begonia e altre piante ornamentali. - Sintomi: il fungo si sviluppa all'interno dei vasi linfatici, provocando l'avvizzimento della pianta e l'imbrunimento delle foglie più esterne.

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