STORIA CONTEMPORANEA - L'EUROPA PREBELLICA

RUSSIA E GIAPPONE

Nell'Estremo Oriente, la Nazione emergente era il Giappone.
Paese insulare, governato da una casta di militari e intensamente popolato, esso viveva da qualche decennio un periodo di intenso sviluppo economico, e il fatto che proprio in quel periodo l'Impero Cinese fosse in piena decadenza contribuì a favorirne l'espansionismo.
Rivoltisi dunque contro la Cina, i Giapponesi ne ebbero facilmente ragione negli anni 1894-1895, ma, su pressione delle grandi potenze europee, dovettero poi rinunciare a parte delle loro conquiste col Trattato di Simonosaki.
Negli anni seguenti le mire espansionistiche del Giappone si scontrarono con la Russia che, nonostante i problemi interni causati dai fermenti rivoluzionari, aspirava ad installare basi navali a sud di Vladivostok.
I Giapponesi, dopo essersi assicurata l'alleanza della Gran Bretagna, intimarono bruscamente ai Russi di abbandonare la Manciuria e di rinunciare ai loro propositi di conquista nei confronti della Corea, allora protettorato cinese.
Con una mossa a sorpresa, il Giappone passò all'offensiva, affondando la flotta russa del Pacifico di fronte a Port Arthur (9 febbraio 1904).
L'anno seguente, i Giapponesi riuscirono a cacciare i Russi dalla Manciuria, e nel maggio affondarono una seconda flotta russa nelle acque dello stretto di Tsushima. La fine del conflitto fu sancita dalla Pace di Portsmouth del 1905 che riconobbe al Giappone il possesso della Manciuria e di una parte dell'isola russa di Sakhalin, nonché il protettorato sulla Corea.
Frattanto era andato crescendo in Russia il malcontento.
L'opposizione al Governo assoluto e tirannico dello zar aveva dato luogo alla costituzione di diversi partiti d'opposizione: i borghesi, che a differenza degli altri Paesi europei avevano un peso politico piuttosto limitato, si erano organizzati nel Partito Costituzionale Democratico, mentre gli operai e i contadini erano affluiti in massa nel Partito Socialdemocratico Russo e nel Partito Socialista Rivoluzionario.
Il 22 gennaio 1905, nella famosa domenica di sangue, la protesta sfociò nel massacro. La folla radunatasi nella piazza antistante il Palazzo d'Inverno a Pietroburgo, guidata da un prete ortodosso, il pope Gapon, ed intenzionata a presentare allo zar Nicola II un programma di riforme democratico-costituzionali, fu decimata per ordine dello stesso sovrano Nicola II, succeduto al padre Alessandro III nel novembre del 1894, a ventisei anni.
Egli aveva ereditato tutti i difetti del padre, senza possedere nessuna delle sue pur modeste qualità. Era di carattere debole, di intelligenza limitata e di scarsa preparazione culturale; inoltre era fortemente influenzabile e perciò succubo della moglie Alice d'Assia e di consiglieri segreti, spesso di dubbia reputazione, come il famoso monaco Rasputin.
Il massacro compiuto nella domenica di sangue scatenò un'ondata di scioperi e di sollevazioni: ammutinamento a bordo della corazzata Potemkin, sciopero generale nel porto di Odessa, costituzione di comitati operai di fabbrica (Soviet) in tutto il Paese.
I capi socialisti, rifugiati in Europa occidentale, furono presi alla sprovvista, e quando rientrarono in patria per assumere la guida della rivoluzione (novembre) era ormai troppo tardi, lo zar aveva già dato inizio alla repressione del movimento rivoluzionario.
Coloro che non riuscirono a fuggire vennero arrestati e gli oppositori furono sottoposti a feroci rappresaglie che costarono la vita a varie migliaia di persone.
Nell'aprile del 1906 lo zar convocò un'assemblea nazionale (Duma) che fu presto sciolta, mentre ritornarono in vigore gli antichi sistemi repressivi, che costrinsero i sindacati a operare nella clandestinità.
Frattanto i capi rivoluzionari rifugiatisi di nuovo in esilio meditavano sulla lezione del 1905 e discutevano della possibilità di trasformare una guerra in una rivoluzione vittoriosa.

I GIOVANI TURCHI

Gli avvenimenti russi del 1905 ebbero in Turchia notevoli ripercussioni. L'opposizione interna alla politica tenacemente repressiva di Abdul Hamid II andò facendosi più forte, portando alla rivoluzione dei Giovani Turchi.
Essi, battendosi per quell'occidentalizzazione che il sultano aveva cercato di impedire, riuscirono ad assicurarsi l'appoggio delle forze armate allo scopo di restaurare la Costituzione liberale del 1876.
Il 20 luglio 1908 il terzo corpo d'armata di stanza a Salonicco, marciò su Costantinopoli, costringendo il sultano Abdul Hamid a ripristinare immediatamente la Costituzione.
Il potere venne assunto dal comitato direttivo dei Giovani Turchi e vennero indette elezioni a suffragio universale maschile.
Frattanto, il sultano si preparava a una controrivoluzione, mobilitando contro il nuovo regime tutte le forze conservatrici e coloro che erano rimasti delusi dall'impreparazione dei nuovi governanti.
Nell'aprile del 1909, Abdul si sentì abbastanza forte da tentare il colpo controrivoluzionario e riuscì a rovesciare il Governo.
I Giovani Turchi potevano ancora contare, però, sull'appoggio dell'esercito e, muovendo nuovamente da Salonicco, riuscirono a riconquistare la capitale.
Tutto questo non fece che affrettare il processo di disfacimento dell'Impero Ottomano: la Bulgaria si dichiarò indipendente, l'assemblea nazionale dell'isola di Creta proclamò l'annessione alla Grecia, l'Austria-Ungheria procedette all'annessione della Bosnia-Erzegovina che già amministrava.
Poiché nei territori annessi vivevano circa un milione di Serbi, l'annessione suscitò vivaci proteste e la Serbia da Stato satellite dell'Impero asburgico divenne suo nemico implacabile.
Un'altra conseguenza internazionale della rivoluzione dei Giovani Turchi fu la conquista italiana della Libia e del Dodecaneso, entrambi territori dell'Impero Ottomano.

LE GUERRE BALCANICHE DEL 1912-1913

Le nuove spartizioni territoriali resero più stretti i legami tra la Russia e gli Stati balcanici, accentuando il nazionalismo slavo.
L'intransigenza dei nuovi governanti turchi spinse Greci, Serbi, Bulgari e Montenegrini a far causa comune, dando vita a una lega unitaria e soffocando così i rancori reciproci.
Il pomo della discordia era costituito dalla Macedonia, dove vivevano minoranze di tutte le nazionalità confinanti - serbe, greche, albanesi e bulgare - tra loro nettamente separate.
Non appena il nuovo Governo cercò di introdurre istituzioni tipicamente occidentali quali un'unica legislazione, una lingua nazionale e il servizio militare obbligatorio, scoppiarono violente manifestazioni di protesta appoggiate dai Paesi vicini. L'8 ottobre 1912 il Montenegro dichiarò guerra alla Turchia, immediatamente seguito da Bulgaria, Grecia e Serbia. Entro la fine del mese le forze turche furono annientate; il crollo colse di sorpresa tutte le potenze e fu considerato in tutta la sua gravità soprattutto dall'Austria-Ungheria, che vide messa in serio pericolo l'integrità dell'impero asburgico.
In seguito alle pressioni delle grandi potenze, la lega balcanica concluse l'armistizio con la Turchia nella conferenza di Londra del 1913: essa sanzionò il trionfo del nazionalismo slavo sulla Turchia, che perse quasi tutti i possedimenti europei, e portò alla creazione del nuovo Stato albanese indipendente sotto la sovranità del principe tedesco Guglielmo di Wied.
Presto, però, la lega balcanica si spezzò per le rivalità insorte tra la Serbia, che aveva occupato quasi tutta la Macedonia, ma aveva dovuto rinunciare alla costa adriatica, la Grecia, che dopo essersi impadronita di Salonicco esigeva più vasti territori sulle coste egee, e la Bulgaria che intendeva conquistare Adrianopoli.
Nel giugno 1913 la Bulgaria si rivolse contro gli ex-alleati e attaccò contemporaneamente Serbia e Grecia.
I Rumeni intervennero allora contro la Bulgaria che, anziché raggiungere l'obiettivo prefissato, cioè la ricostituzione della «Grande Bulgaria», fu sopraffatta e costretta col trattato di Bucarest a cedere parti del proprio territorio e a restituire ai Turchi Adrianopoli.
Lo stesso trattato confermò anche il possesso della Macedonia meridionale alla Grecia, quello della Macedonia settentrionale alla Serbia e della Dobrugia del sud alla Romania.
Si trattava però di una sistemazione temporanea, e i nazionalisti slavi stavano preparandosi a nuove imprese.

PICCOLO LESSICO

Duma

Assemblea rappresentativa e legislativa istituita in Russia dallo zar Nicola II nel 1905. Fu convocata per la prima volta nel maggio 1906 ed era composta da 486 membri. Il 21 luglio dello stesso anno lo stesso zar Nicola II ne ordinò lo scioglimento. Una seconda Duma venne riunita nel marzo del 1907, ma anche questa fu sciolta, sempre per ordine dello zar. L'unica Duma che riuscì a durare in carica per i cinque anni previsti fu la terza, convocata nel novembre 1907. La quarta Duma, riunitasi verso la fine del 1912, presentava una maggioranza di conservatori.

Irredentismo

Aspirazione di carattere ideale e politico che spinge minoranze nazionali, esiliate dalla madrepatria, ad operare per ricongiungersi con essa. Tale aspirazione, diretta conseguenza dello spirito di nazionalità che si sviluppò in Europa nella seconda metà del XIX sec., iniziò a farsi sentire quando, portati a termine i processi di formazione delle varie nazionalità europee, le minoranze rimaste per varie ragioni escluse da quelle che ritenevano essere le loro naturali collocazioni politiche, iniziarono a muoversi per far valere le proprie esigenze. In Italia l'irredentismo si manifestò in relazione alle province rimaste escluse dal processo unitario dopo il 1866. Si trattava delle province di Trento e Trieste che, dopo la conclusione della terza guerra d'indipendenza, erano rimaste all'Impero Austro-Ungarico. Dopo il 1870, per più di un decennio, prevalse la tendenza a intrattenere buoni rapporti con l'Impero Austro-Ungarico, al fine di mantenere l'equilibrio europeo e per non affrontare un possibile conflitto per il quale il Regno d'Italia non era preparato né dal punto di vista militare né da quello diplomatico. Lo spirito irredentistico ricevette successivamente un vigoroso impulso dal martirio di Guglielmo Oberdan (1882) e dalla decisione del Governo italiano di stringere alleanza con Austria e Prussia, decisione che implicava necessariamente una definitiva rinuncia a Trento e Trieste. L'atteggiamento italiano incoraggiò il Governo austriaco a praticare una politica di contrapposizione fra le nazionalità italiana e slava nella penisola istriana, in modo da rafforzare il proprio controllo sulla regione. Tuttavia, agli inizi del secolo, lo sviluppo in senso capitalistico di buona parte della borghesia industriale e commerciale istriana spinse quest'ultima verso posizioni nettamente favorevoli ad un ricongiungimento della regione di Trieste con il Regno d'Italia.

Pangermanesimo

Termine indicante sia l'aspirazione a unificare tutte le popolazioni germaniche (ossia di lingua e stirpe tedesca), sia il corrispondente movimento politico, incaricato di attuare tale unione. Come movimento organizzato il pangermanesimo si sviluppò a partire dal secolo scorso, come una diretta emanazione del nazionalismo tedesco. Nel 1891 si costituì l'Alldeutsche Verband (Unione Pangermanista), sostenuta soprattutto da esponenti della classe dirigente: uomini d'affari, alti funzionari statali, intellettuali, borghesi. Il programma, precisatosi nel corso del decennio successivo, era duplice: 1) unione di tutti i Tedeschi in un unico e grande Stato, con al centro una più grande Germania; 2) aspirazione di questo Stato a conquistare la leadership nel mondo. I pangermanisti includevano in questo grande Stato, oltre alla Germania, i seguenti Paesi: Olanda, Belgio Lussemburgo, Austria, Ungheria, Polonia, Romania, Serbia e parte della Svizzera. L'Alldeutsche Verband contribuì a coordinare le attività delle altre società nazionaliste e trovò importanti sostegni sia tra i Tedeschi sparsi in tutto il mondo, sia nei circoli governativi e imprenditoriali.

Panslavismo

Termine adottato per indicare l'insieme delle correnti politiche ed ideologiche miranti all'unione di tutti i popoli slavi. Sviluppatosi nelle sue prime forme contemporaneamente al movimento slavofilo russo, non va però confuso con questo; ebbe inizialmente le proprie roccaforti tra i popoli slavi soggetti all'Austria e alla Turchia. Esso poggiava sull'idea, quasi mitica, di una grande confederazione che riunisse gli sparsi nuclei della popolazione slava, e ciò non mancò di provocare in Europa il timore di una leadership russa nei Balcani. Per quanto guardassero alla Russia zarista, i movimenti panslavisti avevano tuttavia un orientamento prevalentemente democratico liberale o, comunque, lontano dalle tendenze autocratiche degli slavofili.

Soviet

(In russo «consiglio»). Nome assunto dagli organismi rivoluzionari formatisi in Russia all'inizio del Novecento. Il primo soviet venne costituito a Ivanovo-Voznesensk durante uno sciopero del maggio 1905; altri poi ne sorsero un po' dappertutto nelle maggiori città russe, e nonostante la repressione seguita alla prima rivoluzione, si mantennero nella clandestinità e tornarono alla luce nel 1917, valorizzati dalla strategia espressa nello slogan del partito bolscevico «tutto il potere ai soviet». I «Consigli» hanno dato il nome alle Repubbliche sorte in Russia dalla rivoluzione, e alla loro federazione (URSS, Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, detta brevemente Unione Sovietica), fondata appunto sul meccanismo democratico che convoglia il potere dai soviet locali (cittadini, regionali o di circondario) al Soviet Supremo della Repubblica federata o autonoma, alle due Camere federali dette Soviet dell'Unione e Soviet delle Nazionalità, e infine al Soviet Supremo dell'URSS e al suo Praesidium.

PERSONAGGI CELEBRI

Cesare Battisti

Patriota italiano (Trento 1875-1916). Studiò a Vienna e a Graz, ma si laureò presso l'Istituto di studi superiori di Firenze, con una tesi - poi pubblicata - sulla geografia fisica e l'antropogeografia della sua regione natale. Una volta rientrato a Trento, si dedicò all'attivismo politico, nelle file del movimento socialista, e dal 1900 diresse il quotidiano "Il popolo". La sua attività gli costò le più aspre persecuzioni da parte della polizia politica austriaca: subì 40 processi e scontò anche alcuni mesi di carcere. Si batté per l'autonomia del Trentino anche come deputato del Parlamento di Vienna, dove era stato eletto nel 1911. Allo scoppio della prima guerra mondiale, dovette lasciare il Trentino in quanto sostenitore aperto della necessità per l'Italia di entrare in guerra contro l'Austria. Egli condusse un'attivissima campagna al fianco degli interventisti democratici. Si arruolò volontario, col grado di sottufficiale, in un reggimento di alpini, ma venne presto fatto prigioniero da truppe austriache sul Monte Corno (10 luglio 1916). In quanto cittadino austriaco venne processato, a Trento, per alto tradimento e condannato a morte il 12 luglio 1916. La sentenza venne eseguita presso il Castello del Buon Consiglio di Trento e secondo la tradizione prima di morire dichiarò: "Io muoio italiano e non austriaco! Viva l'Italia!".

Guglielmo II

Imperatore di Germania e re di Prussia (Potsdam 1859 - Doorn, Paesi Bassi 1941). Figlio dell'imperatore Federico III e della principessa britannica Vittoria, ricevette la sua prima istruzione dal calvinista G. Hinzpeter, da cui assorbì l'interesse per le questioni sociali del tempo. Studiò poi Diritto pubblico presso l'università di Bonn (1877-79) ma fu contemporaneamente avviato alla carriera militare nel reggimento della Guardia reale. Alla morte di Federico III (1888) diventò imperatore di Germania (1888), considerandosi tale per volontà di Dio. Il suo regno iniziò sotto i migliori auspici per le condizioni di floridezza economica e di potenza politico-militare di cui godeva allora la Germania, grazie all'opera di Bismarck. Tuttavia si manifestarono presto la diversa impostazione politica dei due - l'imperatore interessato a gestire anche le questioni sociali, il cancelliere concentrato solo sugli atti politici e militari. In particolare il contrasto si mostrò insanabile in merito alla legislazione antisocialista (che Guglielmo non riteneva di dover varare) e al rinnovo del trattato con la Russia che l'imperatore considerava inconciliabile con quello sottoscritto tra stessa Germania e l'Impero austro-ungarico. Nel 1890 Bismarck diede le dimissioni, lasciando Guglielmo II libero di impostare la politica estera tedesca secondo la propria volontà. Convinto che la Germania avesse un grande compito di restaurazione politica e religiosa, si dedicò al rafforzamento dell'esercito e della marina militare (in funzione antibritannica), suscitando in tal modo diffidenza degli altri Stati europei. Nel corso della prima guerra mondiale, Guglielmo II si dimostrò incapace di coordinare saggiamente la direzione politica e militare della guerra, il cui esito disastroso comportò necessariamente l'abdicazione (10 novembre 1918). Si ritirò quindi in Olanda, dove trascorse il resto della sua vita.

Grigorij Efimovic Rasputin

Al secolo Grigorij Efimovic Novych, monaco e avventuriero russo (Pokrovskoe, Tobolsk 1871 - Pietroburgo 1916). Figlio di contadini, acquisì in circostanze oscure fama di mistico e taumaturgo in forza della quale, una volta trasferitosi nella capitale Pietroburgo, riuscì a guadagnarsi i favori della buona società, dell'aristocrazia e infine della corte. Facendo leva sulle preoccupazioni della zarina Alessandra Federovna - il cui primogenito Nicola soffriva di emofilia - Rasputin esercitò tutta la sua potente influenza sulla famiglia reale, sull'intera vita di corte e in larga misura sul Governo delle questioni politiche e militari. La sua contrarietà per la partecipazione della Russia al primo conflitto mondiale gli inimicò gran parte della nobiltà, cui peraltro era già inviso per l'ascendente che aveva sui reali. Un gruppo di nobili, organizzati in una congiura di Palazzo, lo assassinarono, ma non poterono evitare che la zarina disponesse esequie solenni e sepoltura nelle tombe reali. Dopo la rivoluzione di febbraio, tuttavia, in quanto simbolo dell'oppressione esercitata sul popolo, la folla profanò la salma, dandola alle fiamme.

RIASSUNTO CRONOLOGICO

1879: Si conclude un'alleanza segreta tra i due Imperi germanico e austro-ungarico (Duplice alleanza).

1882: L'Italia viene attratta nella Triplice Alleanza, con Germania e Austria.

1883: La Romania aderisce a sua volta alla Triplice Alleanza.

1893: Accordo militare e poi economico tra Francia e Russia, base della futura Triplice Intesa.

1894: Guerra cino-giapponese; Nicola II diventa zar di Russia.

1898: Nasce il Partito operaio socialdemocratico russo.

1903: Nel corso del II Congresso del Partito operaio socialdemocratico russo, la linea dei bolscevichi prevale su quella sostenuta dai menscevichi.

1904: Accordo - noto come "Entente cordiale" tra Francia e Gran Bretagna, ulteriore passo verso la Triplice Intesa; guerra russo-giapponese: la flotta nipponica affonda quella russa di fronte a Port Arthur.

1905: Prima crisi marocchina, la Germania protesta contro la penetrazione francese nella regione; la pace di Portsmouth conclude la guerra russo-giapponese e riconosce il Giappone come potenza mondiale; prima rivoluzione russa ("domenica di sangue").

1906: Elezione della prima Assemblea Nazionale russa (Duma).

1907: Nasce la Triplice Intesa tra Francia, Gran Bretagna e Russia, cui si affianca anche il Giappone.

1908: Rivoluzione dei Giovani Turchi, intesa a trasformare l'Impero Ottomano in uno Stato costituzionale; l'Austria annette la Bosnia-Erzegovina.

1909: I Giovani Turchi rovesciano il regime dispotico del sultano Abdul-Hamit II.

1911: Seconda crisi marocchina; in Cina il Kuo Min-Tang rovescia la dinastia manciù; guerra italo-turca per l'occupazione della Libia.

1912: Prima guerra balcanica: la Lega balcanica (Serbia, Grecia, Bulgaria e Montenegro) dichiara guerra alla Turchia.

1913: La Conferenza di Londra pone fine alla prima guerra balcanica; seconda guerra balcanica, conclusa dal Trattato di Bucarest.

 

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