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Storia Antica Le Civiltà Minori.

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STORIA ANTICA - Le Civiltà MINORI

GLI HURRITI E GLI HITTITI

Intorno al XVI secolo a.C., un popolo nomade di stirpe indoeuropea, gli Hurriti, si stanziò sull'altopiano dell'Anatolia dando vita ad uno dei più potenti Stati della Mesopotamia nord-occidentale.

Questo Stato, passato alla storia con il nome di Mitanni, aveva la sua capitale, Wassukkani, sul fiume Khabur, affluente dell'Eufrate, ma il suo dominio diretto o indiretto si estendeva ad ovest fino a raggiungere le coste della Cilicia e della Assiria.

Gli Hurriti erano governati da una casta di guerrieri il cui nome, Marjanni, ricordava la loro origine indiana, poiché significava «cavalieri neri» nell'antico linguaggio della valle dell'Indo.

Questo popolo invase la Palestina e la stessa Assiria tra la metà del XV e la metà del XIV secolo a.C., i Marajanni inoltre guidarono l'invasione degli Hyksos in Egitto.

Va però detto che fra Egizi e Hurriti si stabilirono subito buoni rapporti grazie anche ad alcuni matrimoni misti fra i due popoli.

Questa alleanza era però minata da alcune piccole città-stato siriane, poste fra la sfera di influenza degli Hurriti e quella egizia, le quali cercavano di mettere le due grandi potenze l'una contro l'altra.

Nel XIV secolo a.C. le condizioni cambiarono radicalmente quando gli Hurriti, assai indeboliti dalla continua espansione egizia, cedettero agli Hittiti.

Gli spostamenti migratori degli Hittiti

Gli spostamenti migratori degli Hittiti

Gli Hittiti originari di un territorio fra i Carpazi e il Caucaso, giunsero in Asia Minore poco prima del 2000 a.C., durante l'enorme ondata di invasioni che, provenienti da nord, si estesero dall'India all'Europa occidentale e determinarono il destino di tutto il Vicino e Medio Oriente. Una raccolta di ventimila tavolette di argilla incise con caratteri cuneiformi e rinvenuta a Hattusas, capitale del regno Hittita nei pressi dell'odierna Ankara, ci ha permesso di ricostruire la storia di questo popolo. Organizzati in un potente Stato sotto il governo dei primi sovrani (re Labarna e Hattusili I), gli Hittiti cominciarono ad essere attirati dalle fertili pianure della Mesopotamia. Quando perciò nel 1365 a.C. gli Hurriti stabilirono un protettorato su parte di quella zona, ciò parve come una grave provocazione ed ebbe così inizio un lungo periodo di ostilità fra i due popoli. Gli Hittiti guidati dal re Suppiluliuma I aggirarono le posizioni nemiche effettuando una lunga marcia attraverso le impervie montagne del Tauro, e piombarono così alle spalle degli Hurriti, i quali colti di sorpresa non seppero difendersi e impedire la distruzione della loro capitale. Gli Hittiti invasero anche la Siria e si spinsero ad est fino a Carchemish che diventò il capoluogo della regione. Ma il momento storico più importante della vita del popolo hittita fu lo scontro, nel 1296 a.C., con le armate egizie sulle rive del fiume Oronte in Siria presso Kadesh. Lo scontro memorabile, guidato da una parte dal faraone Ramsete II e dall'altra dal re Muvatalli, si concluse con la vittoria hittita. Gli Egizi vennero sconfitti grazie all'abilità strategica del re Muvatalli che, guadando il fiume Oronte con un drappello di uomini, riuscì ad aggirare le colonne nemiche. Ramsete II riuscì a salvarsi a stento grazie ad un distaccamento del suo esercito che era riuscito a sfuggire alla manovra di accerchiamento. Dopo un periodo di ulteriori conflitti, che vide anche la vittoria di Ramsete II su Hattusili III, successore di Muvatalli, nel 1279 sempre a Kadesh ebbe luogo un avvenimento sorprendente: nel 1278 a.C. i due Stati sottoscrissero un trattato in cui stabilirono le relative sfere d'influenza e in cui concordarono di astenersi da ulteriori ostilità. Si impegnarono inoltre a fornirsi reciproco aiuto nell'eventualità di un attacco da parte di una terza forza esterna. Il patto di alleanza venne suggellato da un matrimonio politico fra Ramsete II e la principessa reale figlia del re Hattusili. Nonostante questo accordo però, la storiografia ci segnala un altro scontro fra Egizi e Hittiti, questa volta per mare, che vide come vincitore il popolo hittita, che aveva fatto tesoro delle innovazioni tecniche militari e dell'armamento del popolo hurrita. Furono infatti adottate le armi di ferro e ruote a raggi per i carri, che in questo modo risultavano più leggeri e maneggevoli. Verso l'XI secolo a.C. anche l'Impero Hittita entrò in un periodo di crisi che ne causò ben presto la disfatta. La potenza di questo impero crollò in una sanguinosa battaglia con i Frigi, i fondatori della famosa città di Troia, i quali invasero il territorio hittita e vi fondarono una nuova capitale giunta a noi con il nome di Gordio. Ma l'impero degli Hittiti, al di là delle valorose imprese militari, viene ancora oggi ricordato per il suo particolare ordinamento: infatti il sovrano regnava con l'assistenza di un consiglio di nobili che controllava e limitava il potere del re, e aveva persino l'autorità di deporlo, qualora riscontrasse qualche motivo di indegnità o incapacità. Anche il codice di leggi promulgato dal re Telipinu, che regnò verso la metà del XVI secolo a.C., era ricco di innovazioni civili molto significative: i prigionieri di guerra non potevano essere sottoposti a tortura e le pene corporali, previste in altri Stati per ogni genere di reati, venivano commutate in pene detentive o in ammende. Un'altra norma importante per quei tempi era quella che sanciva il diritto di proprietà anche a favore degli schiavi, i quali generalmente erano invece privi di ogni diritto civile. Anche la politica estera hittita veniva gestita con notevole abilità; essi infatti preferivano crearsi degli alleati, sia pur sottomessi, piuttosto che ridurre in schiavitù interi popoli. Per renderci conto dell'importanza di queste norme, ci basti pensare che gli Assiri applicavano torture feroci e non esitavano a deportare e a rendere schiave intere popolazioni.

LA RELIGIONE PRESSO GLI HITTITI

La suprema divinità degli Hittiti, popolazione che abitava le montagne e quindi soggetta a violenti temporali e bufere, era il dio della tempesta, assai temuto per la sua violenza. A lui era attribuita l'origine delle tempeste, considerate perciò divine. La divinità protettrice del popolo e della monarchia era Arinna, dea del sole, regina del Paese di Hatti, cioè della patria ittita. Queste erano le divinità più importanti assieme alla triade formata da Anu, Enlil ed Era. Era in uso presso gli Hittiti che i sovrani defunti venissero bruciati con una complessa cerimonia, caratteristica dei popoli indiani. Il rito iniziava con l'incenerimento del cadavere, posto sopra una catasta di legna alla quale si dava fuoco; questo era il rito del primo giorno. Nel secondo giorno si spegneva il fuoco e si raccoglievano le ossa del morto; dopo che le ossa erano state pulite, unte e conservate in teli di lino, si dava inizio al banchetto funebre.

I FENICI: LA PRIMA VERA CIVILTÀ MARINARA

Nei tempi più remoti, alcune tribù nomadi di origine semitica valicarono le montagne del Libano e si stabilirono sulle coste del Mediterraneo, a nord della Palestina. Da queste genti ebbe origine il popolo fenicio, fondatore della prima vera civiltà marinara. Sin dalle origini i Fenici, non avendo terra sufficiente da coltivare, si dedicarono alla navigazione e al commercio, sfruttando il legno delle grandi foreste di cedro che coprivano i monti del Libano. Ben presto divennero abilissimi navigatori e già fra il III e il II millennio a.C., avevano fondato floride città costiere, come Ugarit, che erano diventate importantissimi scali commerciali. Nell'ultimo scorcio del II millennio sorsero anche altre città che, traendo un gran vantaggio dalla caduta dell'Impero Hittita, riuscirono in seguito a conservare il proprio prestigio marinaro e commerciale anche di fronte alle superpotenze assira e babilonese. Fra queste città le più importanti furono: Tiro, Sidone e Biblo. Da Tiro, molto ben fortificata e a poca distanza dalla costa, partirono le prime spedizioni destinate a fondare una serie di colonie commerciali. Sidone, che aveva potuto approfittare della decadenza della civiltà marinara cretese, impose un autentico monopolio commerciale prima su tutto il Mediterraneo orientale, e in seguito anche su quello occidentale, dove fondò la colonia di Hippo (Biserta). Biblo, dal canto suo, intrattenne un ricco commercio con l'Egitto (da cui importava il papiro) e divenne un importantissimo centro di cultura; tanto che dal suo nome derivò la parola greca biblos, cioè «libro». La necessità di reperire materie prime per le loro attività artigianali, spinse i Fenici a ricercare rotte marittime in ogni direzione e a fondare, sui luoghi in cui giungevano, delle colonie commerciali. Si spinsero verso il Mediterraneo occidentale dove fondarono le colonie africane di Utica e Tapso e quelle spagnole di Abdera (Almeria) e di Gades (Cadice). Superarono poi le famose colonne d'Ercole raggiungendo la Cornovaglia in Gran Bretagna alla ricerca di miniere di stagno. Verso la fine del XIX secolo a.C. (nel 1814), parte della popolazione di Tiro si trasferì nell'attuale Tunisia dove fondò la città di Cartagine, la futura rivale di Roma. Fra i viaggi più avventurosi condotti dai marinai fenici, fa spicco la circumnavigazione dell'Africa durata tre anni, compiuta per incarico del faraone egizio Neco e narrata da Erodoto. Ma nonostante la loro abilità marinara, i Fenici andarono incontro ad un periodo di declino che culminò con il sopravvento della potenza greca. La caduta della civiltà fenicia era del resto prevedibile: infatti questo popolo non riuscì mai a costituire uno Stato unitario. Essendo impegnati nella difesa e nell'espansione dei propri interessi marittimi e commerciali, i Fenici trascurarono completamente anche gli avvenimenti che interessavano le popolazioni limitrofe.

L'espansione dei Fenici

L'espansione dei Fenici

Le città fenicie, non essendo raggruppate in un unico Stato, erano delle comunità assolutamente indipendenti anche se legate fra loro da vincoli etnici ed economici.

Ognuna di queste città era solitamente governata da un re, che però doveva tenere in considerazione sia la casta sacerdotale, sia il Consiglio degli Anziani che rappresentava gli interessi dei commercianti, degli armatori e dei proprietari terrieri.

Potremmo quindi dire, che queste città erano governate da una sorta di oligarchia, in quanto il potere decisionale era praticamente amministrato dal re e da una rappresentanza della popolazione più abbiente.

LA CIVILTÀ FENICIA

Grazie ai numerosi viaggi, i Fenici ebbero modo di venire a contatto con un grande numero di popolazioni assai diverse fra loro. Forse per questo motivo il popolo fenicio non ha elaborato un proprio stile artistico o architettonico, ma si è limitato ad imitare i modelli stilistici visti nelle svariate località toccate dai loro viaggi. Ai Fenici viene inoltre attribuita la scoperta probabilmente casuale, del vetro, che fu da loro esportato in tutto il mondo allora civilizzato. Ma la vera innovazione portata dai Fenici fu l'alfabeto. L'intensa attività economica e commerciale da loro svolta richiedeva una contabilità ordinata e veloce e quindi un metodo di registrazione e di scrittura assolutamente nuovi e soprattutto lontani dai complicati e laboriosi geroglifici in uso in Egitto. Gli alfabeti di allora infatti erano composti non da lettere, ma da desinenze sillabiche che unite fra loro davano origine alle parole; il che richiedeva l'uso di un numero esorbitante di segni (alcune centinaia) per poter scrivere. I Fenici introdussero allora un nuovo concetto che rivoluzionò la scrittura: stabilirono infatti che ad ogni segno corrispondesse un suono elementare e non più composto (come quello di una sillaba). In questo modo formularono un alfabeto di ventisette segni (fra vocali e consonanti) che, con poche varianti, fu adottato anche dai Greci e dagli Etruschi. Da questa intuizione deriva anche l'alfabeto latino che ancora oggi usiamo.

I Fenici furono celebri anche a causa della loro religione che può essere considerata come la più sanguinaria e la più atroce di cui si abbia memoria. La divinità principale del popolo fenicio era El (che significa «dio») il creatore e il signore di tutte le cose; a lui si affiancavano altre tre divinità considerate minori: Baal, dio dell'uragano e della pioggia, Dagone, dio delle messi e Astarte, dea dell'amore e della fecondità. Durante le cerimonie religiose dedicate a El e a Baal, i Fenici sacrificavano il primo animale partorito da ogni femmina del gregge e il primogenito di ogni famiglia umana. La crudezza di queste cerimonie fu trasmessa in seguito anche ai Cartaginesi.

Caratteri fenici, greci e romani

Caratteri 
fenici, greci e romani

PICCOLO LESSICO

BIBLOS

Antica città della Fenicia sul Mediterraneo, ai piedi del monte Gebal. Attivo centro commerciale e religioso fin dal IV millennio a.C., è attualmente sede di scavi archeologici, che hanno portato alla luce interessanti reperti di epoca neolitica e fenicia.

CIVILTÀ MARINARA

Con questa espressione viene indicata un certo tipo di società che, per svariate ragioni, si dedica attivamente ed esclusivamente alle arti marinare. Le città marinare fenicie, ad esempio, divennero ben presto dei centri commerciali rinomati in tutto il mondo civile. Tiro, Sidone, Biblo e Ugarit sono gli esempi più lampanti di questa politica commerciale.

COLONNE D'ERCOLE

Nell'antichità. i due promontori Calpe (Gibilterra) e Abita (Cerita) che sono all'ingresso del Mediterraneo e che sarebbero state due colonne con le quali Ercole, giunto alla fine dei suoi viaggi, avrebbe segnato i confini del mondo.

IL DIO BAAL

I coloni fenici diffusero nei paesi mediterranei, soprattutto presso alcune tribù della Siria e della Palestina, il culto del dio Baal. Baal è una parola di origine semitica e significa: Signore divino. Non vi era però un dio Baal al quale dava un nome diverso. Melkart era il più noto di essi e veniva adorato nella città di Tiro. Questo dio, sposato ad Astarte dea dell'amore, era il dio della fertilità dei campi e favoriva anche le nascite; a queste due divinità erano dedicati molti templi nei quali si svolgevano riti in loro onore.

INDOEUROPEI

Questo termine non indica una razza umana etnicamente distinta dalle altre, ma semplicemente un certo numero di popoli legati fra loro da una serie di affinità linguistiche.

LA SCULTURA IN PIETRA

Gli Ittiti amarono molto la scultura. Ancora oggi sono conservati presso Boghazkoy e Yazilikaya enormi sculture in rilievo di tipo murale che occupano intere pareti rocciose, e statue gigantesche. A Malatia in Turchia è stata ritrovata una delle sculture più famose, un grande leone in pietra; sono state ritrovate anche diverse Sfingi, ricavate da blocchi di pietra. La pietra fu il materiale d'elezione della statuaria ittita, le cui dimensioni quasi sempre colossali tendevano a esprimere la potenza e la maestà del re e dell'impero.

LE FORTIFICAZIONI DI HATTAUSHA

Presso Ankara, l'odierna capitale della Turchia sull'altopiano dell'Anatolia, sorgeva Hattusha, capitale degli Ittiti. Gli scavi condotti nei pressi di questa città, nella località di Boghazkoy, hanno riportato alla luce delle immense fortificazioni. La città anticamente era circondata da una doppia cinta di mura, una più bassa all'esterno, ed una più alta, distanziata di 6 metri dalla prima, all'interno; tra i due muri vi era un pesante strato di pietre ingabbiate con un sistema che ricorda molto da vicino quello moderno usato per le «gabbie» del cemento armato. Ogni 30 metri, lungo la muraglia, si alternavano delle torri rettangolari che rendevano inattaccabile la fortezza.

RIASSUNTO CRONOLOGICO

c.a. 2300-22 a.C.: Gli Hittiti penetrano in Asia Minore.

c.a. 1600 a.C.: Nasce il Primo Impero Hittita.

c.a. 1500 a.C.: Predominio commerciale della città fenicia di Sidone.

c.a. 1500-1400 a.C.: Crisi hittita e sviluppo della potenza hurrita.

c.a. 1395-1355 a.C.: Suppiluliuma organizza il Secondo Impero Hittita.

c.a. 1296 a.C.: Battaglia di Kadesh vinta dagli Hittiti.

c.a. 1279 a.C.: Gli Egizi vincono la seconda battaglia di Kadesh contro gli Hittiti.

c.a. 1200 a.C.: Crollo dell'Impero Hittita.

c.a. 1200-1020 a.C. : Predominio della città fenicia di Tiro.

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