GEOGRAFIA - ASIA - YEMEN

PRESENTAZIONE

Situato all'estremità sud-occidentale della Penisola Arabica, lo Yemen confina a Nord con l'Arabia Saudita, a Est con l'Oman, a Ovest è bagnato dal Mar Rosso, mentre a Sud si affaccia sul golfo di Aden, nell'Oceano Indiano. Il Paese ha una superficie di 527.968 kmq e una popolazione di 16.887.000 abitanti, con una densità di 32 abitanti per kmq. La lingua ufficiale è l'arabo. La religione professata dalla stragrande maggioranza della popolazione è la musulmana. Il gruppo etnico dominante è costituito dagli Arabi, ma lungo la costa si concentrano minoranze di Indiani e di Somali. Lo Yemen è diventato una Repubblica araba unita nel 1990, con la fusione dello Yemen del Nord con lo Yemen del Sud. Secondo la Costituzione del 1991, emendata nel 1994 , il presidente, che è anche capo dell'esecutivo, viene eletto a suffragio diretto e dura in carica 5 anni: il potere legislativo spetta all'Assemblea nazionale (301 membri eletti per 5 anni). L'unità monetaria è il riyal yemenita. La capitale è San'a (427.000 ab.).


IL TERRITORIO

Il territorio dello Yemen presenta a Nord la parte più elevata del tavolato arabico, costituito da un vasto altopiano, di un'altitudine media di 2.000 m che digrada verso Nord-Est nel deserto dell'Arabia Saudita, mentre lungo la costa è ripido e solcato da profonde vallate. Verso Est è caratterizzato da un pianoro roccioso che, solcato da uadi, domina la stretta fascia costiera. I litorali occidentali sono pianeggianti, attraversati da numerosi torrenti (che formano zone paludose) e fronteggiati da diverse isolette; quelli meridionali sono invece per lo più alti e rocciosi. Il clima si diversifica a seconda delle zone: lungo la costa è caratterizzato da caldo torrido e precipitazioni concentrate soprattutto nei mesi estivi a causa dei monsoni; sull'altopiano le estati sono temperate, gli inverni piuttosto freddi e le precipitazioni abbondanti.
Cartina dello Yemen prima della riunificazione (1990)

Panorama della città di Taizz, nello Yemen



L'ECONOMIA

Lo Yemen è stato fino all'immediato dopoguerra uno dei Paesi più arretrati dell'Asia occidentale. Solo di recente, grazie agli aiuti dei Paesi arabi e alle rimesse degli emigrati ha avviato una serie di importanti cambiamenti socio-economici. L'agricoltura è il settore dell'economia che occupa la maggior parte della popolazione attiva; tuttavia l'uso di tecniche arative ancora molto arretrate non permette di sfruttare appieno le sue potenzialità. Alla coltura tradizionale del caffè si affianca quella del qat, una pianta dalle proprietà stimolanti. Il prodotto principale è però il cotone, coltivato lungo la costa e destinato all'esportazione. Altre colture di rilievo sono i cereali (sorgo, grano, mais), la frutta e gli ortaggi nella zona irrigua delle alteterre, la palma da dattero sulla costa, frumento, orzo e miglio nel Sud. Buona parte del territorio è destinato all'allevamento di ovini, caprini (lo Yemen esporta pelli di astrakan) e bovini di razza europea pregiata. L'industria è pressoché inesistente, se si esclude il settore petrolifero, il cui centro maggiore è la raffineria di Little Aden. I prodotti petroliferi rappresentano una delle principali voci delle esportazioni. Assai sviluppata è la pesca, soprattutto sul Mar Arabico. Date le notevoli potenzialità del patrimonio ittico sono sorte imprese con partecipazione di capitale straniero per il suo sfruttamento e la sua lavorazione. Rilevante è anche la produzione di sale lungo le coste oceaniche. Porti principali sono Aden, Loheia, Moca, Salif e Hodeida, sede anche di un aeroporto internazionale. Altri due aeroporti sono situati a San'a, Ta'izz, Aden, Al Mukalla e Ma'rib.


CENNI STORICI

Nella penisola araba parallelamente alla civiltà cretese, se ne sviluppò un'altra, basata anch'essa sul commercio, ma questa volta via terra, lungo i percorsi delle carovane che trasportavano essenze aromatiche, con la nascita di città, che man mano si unificarono creando dei regni: prima quello di Mina e poi quello di Saba. I mercanti di Saba mantennero per secoli il contatto con l'Africa, nonostante le rudimentali imbarcazioni e ne è prova la diffusione del cristianesimo tra gli yemeniti ad opera dei predicatori etiopi a partire dal IV secolo. Gli etiopi conquistarono il Paese nel 525 e furono scacciati dai persiani nel 570. Quando Maometto realizzò l'unificazione araba, la regione aveva perso molto del suo splendore, dopo quasi tre secoli di conflitti ed invasioni. La dominazione araba non rappresentò comunque un cambiamento sostanziale per gli yemeniti e gli altri popoli ad essi sottomessi. Nel XVI secolo ebbe inizio la conquista ottomana: i turchi occuparono solo qualche località della costa del Mar Rosso, mentre l'interno del Paese e la costa meridionale conservarono la propria indipendenza e continuarono ad essere governati da un imam. Poco più avanti comparvero gli inglesi che nel 1818 fissarono una sede della Compagnia delle Indie nel porto di Moca. Questa presenza si fece più forte nel XIX secolo: dopo la conquista del Paese da parte di Mohamed Alì, gli inglesi occuparono tutta l'estremità sud-occidentale stabilendosi ad Aden, il porto della regione da cui potevano controllare i turchi. Intorno al 1870 con l'inaugurazione del canale di Suez e il consolidamento del dominio turco sulla regione settentrionale dello Yemen, la colonia di Aden acquisì una nuova importanza nella strategia britannica, rappresentando la «chiave» del Mar Rosso e quindi del canale. Con un lento ed inesorabile processo di trattati di amicizia e protettorato nel 1934 i britannici si assicurarono il controllo di tutto il Sud del Paese, fino ai confini con l'Oman. Nel 1911 l'imam Yahya ad-Din capeggiò una rivolta nazionalista, obbligando l'impero turco a riconoscere due anni più tardi piena autorità agli imam sullo Yemen del Nord in cambio di una accettazione da parte di questi ultimi della sovranità turca. Dopo la prima guerra mondiale Yahya si proclamò sovrano indipendente di tutto lo Yemen entrando in conflitto con l'emiro saudita del Neged e con gli inglesi. Sconvolto dalle lotte intestine tra le varie tribù locali, nel 1948 un moto rivoluzionario portò all'uccisione del vecchio imam cercando di liberare lo Yemen dalla sua arretratezza, ma il moto fallì e il potere fu assunto dal successore legittimo Ahmad ibd Yahya. Ahmad nel 1958 aderì alla Repubblica Araba Unita, formata dall'Egitto e dalla Siria, ma ne uscì nel 1961. Morì l'anno successivo e gli successe il figlio Muhammad al-Badr, deposto nel settembre dello stesso anno da militari nasseriani. L'ex imam iniziò una lunga guerra civile contro il Governo repubblicano, sostenuto dagli egiziani, con l'aiuto degli inglesi e dei sauditi. Il conflitto si protrasse fino al 1970 quando un colpo di stato organizzato dagli stessi repubblicani portò al potere il moderato al-Ariany. Nello Yemen del Sud il Fronte di liberazione nazionale, nato nel 1963, iniziò una rivoluzione di stampo socialista. Nel 1969 la nuova Repubblica democratica popolare dello Yemen fece chiudere tutte le basi britanniche, nazionalizzò le banche, il commercio estero e l'industria navale e avviò una riforma agraria. Nello sforzo di isolare la «Cuba del Medio Oriente», l'Arabia Saudita ritenne che al-Ariany fosse il male minore e quindi lo accettò di buon grado. Nonostante le differenze ideologiche tra i due Governi dello Yemen del Sud e del Nord nel 1972 venne firmato un trattato che prevedeva la futura riunificazione dei due Stati. Ma esso era in contrasto con la strategia saudita e nel giugno del 1974 il colonnello Ibrahim al-Hamadi costrinse alle dimissioni al-Ariany e prese il possesso del Governo di Sana'a. Sopravvissuto a tre attentati, nel 1977 fu assassinato insieme al fratello. Nello Yemen del Nord andò al potere una giunta guidata dal tenente colonnello Ahmed al-Gashmi, che venne a sua volta ucciso da una bomba nel giugno 1978. Nello stesso anno il FLN fondò il Partito socialista dello Yemen del Sud e in dicembre si svolsero le prime elezioni popolari dall'indipendenza: Abdel Fattah Ismail fu nominato capo dello Stato. Questi si dimise due anni dopo e venne sostituito da Alì Nasser Mohammed, uno dei fondatori del Fronte di liberazione. Le tensioni con l'Arabia Saudita aumentarono anche a causa della crescente presenza militare americana in terra saudita. Nel 1979 il maggiore Alì Abdullah Saleh, nominato presidente dello Yemen del Nord un anno prima, non poté evitare che i dissensi interni sfociassero in un conflitto armato: quando le forze progressiste del Paese furono sul punto di prendere il potere, l'intervento saudita trasformarono il conflitto in una guerra contro lo Yemen del Sud. Tramite la mediazioni di Siria, Giordania e Iraq fu raggiunta una tregua spezzata poco dopo da un ennesimo colpo di stato che sfociò in una breve ulteriore guerra civile che si concluse con un bilancio di diecimila morti e Fattah Ismail morì in battaglia. Nel 1981 lo Yemen del Nord e quello del Sud firmarono un accordo finalizzato alla maggior conoscenza delle risorse del sottosuolo e il ritrovamento nel 1985 di importanti giacimenti petroliferi rafforzò il legame tra i due Governi. La politica di mediazione del presidente Alì Saleh creò le condizioni favorevoli ad una rapida riunificazione che avvenne ufficialmente il 22 maggio 1990 quando fu proclamata la Repubblica dello Yemen con capitale amministrativa Sana'a e capitale economica Aden. Nel 1991 fu ratificata la nuova Costituzione tramite un referendum nazionale nel quale il testo che sanciva la libertà di espressione e il pluralismo politico ottenne un enorme consenso. I gruppo integralisti islamici contrari all'unificazione fecero un appello al boicottaggio. Nacquero ben cinquanta partiti politici, furono fondate dozzine di riviste e quotidiani, furono rilasciati i prigionieri politici e autorizzate tutte le correnti di pensiero. In seguito alla guerra nel golfo un milione di yemeniti furono espulsi dall'Arabia Saudita e da altri Paesi della regione come rappresaglia per l'atteggiamento filoiracheno assunto dallo Yemen durante la guerra. Un altro milione di yemeniti rientrò in patria dalla Somalia creando problemi di disoccupazione ulteriori: più di due milioni di senza lavoro su una popolazione di dieci milioni di abitanti. Alla fine del 1991 lo Yemen esportava 300.000 barili di greggio al giorno e sperava di aumentare questa cifra, ma l'anno dopo la produzione scese a 200.000 barili al giorno. Tra il 1992 e il 1993 l'alto tasso di disoccupazione (36%) e l'aumento dei beni di prima necessità provocarono delle manifestazioni di protesta. Nel marzo 1993 il Congresso generale del popolo (CGP) di Saleh vinse le elezioni contro il gruppo islamico Partito della riforma (Islah). Per indebolire lo Yemen unificato considerato «un cattivo esempio» per le monarchie della regione, l'Arabia Saudita appoggiò la lotta armata per la secessione guidata da Salem el-Baidh, del Partito socialista uscito anch'esso sconfitto dalla consultazione. Nel maggio 1994 i secessionisti proclamarono la restaurazione della Repubblica democratica dello Yemen nel Sud del Paese e chiesero l'appoggio diplomatico dell'Arabia Saudita e dei Paesi del golfo. Furono però sconfitti dalle forze fedeli al Governo. Nel febbraio 1995 undici partiti strinsero una nuova alleanza dando vita alla Coalizione democratica di opposizione. Il Governo firmò un accordo preliminare con l'Arabia Saudita con i quale i due Stati affermarono la propria volontà di fissare definitivamente i confini. Nel dicembre 1995 lo sbarco di truppe dell'Eritrea sulle isole Hanish nel Mar Rosso fu considerato un'aggressione dal popolo yemenita e iniziò un conflitto armato. Nonostante la mediazione dell'Egitto, non si raggiunse una vera soluzione al problema. Nel 1997 il CGP vinse nuovamente le elezioni, e il nuovo primo ministro Faraj Said ibn Ghanem studiò un programma di risanamento dell'economia, che aveva subito ulteriori effetti negativi dalla guerra civile e dalla riduzione dei finanziamenti da parte di molte nazioni occidentali e arabe. Le riforme economiche, in particolare le privatizzazioni, assicurarono al Governo finanziamenti da parte della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. Dal 1990 al 2000 più di 200 stranieri furono sequestrati da gruppi armati yemeniti. Nel giugno del 2000 il presidente Saleh raggiunse un ulteriore accordo con l'Arabia Saudita per la demarcazione dei confini tra i due Paesi. In ottobre si verificò un attentato contro il cacciatorpediniere statunitense Cole, nel quale persero la vita 17 marinai americani. Nello stesso periodo una bomba esplose all'ambasciata britannica. Nel febbraio 2001 la popolazione fu chiamata a votare per le prime elezioni municipali del Paese e a pronunciarsi in un referendum sulla revisione costituzionale proposta dal presidente Saleh, in base alla quale sarebbero stati ampliati i poteri del Consiglio consultivo e del presidente, il cui mandato sarebbe stato esteso da cinque a sette anni. Le consultazioni, precedute da duri scontri a fuoco tra opposte fazioni politiche, terminarono con la vittoria del CGP, che risultò primo quasi ovunque, e con l'approvazione delle modifiche costituzionali proposte dal referendum voluto da Saleh. Nel corso dell'anno si verificò una serie di attentati messi a segno nella capitale Sanaa e nella città di Aden contro chiese e alberghi, attentati attribuiti ai gruppi islamici attivi nel Paese. Dopo gli attentati dell'11 settembre contro il World Trade Center e il Pentagono e la campagna antiterrorismo lanciata dagli USA, anche lo Yemen fu inserito tra i santuari del terrorismo internazionale. E ciò nonostante il presidente Saleh avesse dichiarato agli Stati Uniti il proprio impegno a combattere il terrorismo e a smantellare la rete di Al-Qaeda all'interno del proprio Paese. In questa direzione si pone l'attacco sferrato a dicembre dall'esercito contro un villaggio nella provincia di Ma'rib, dove si sarebbero trovati sospetti membri di Al-Qaeda. Nel febbraio 2002 lo Yemen espulse più di 100 studenti islamici stranieri (inclusi britannici e francesi), sospettati di far parte di Al-Qaeda.


LE CITTÀ

San'a

(427.000 ab.). Capitale dello Yemen e capoluogo della provincia omonima (20.310 kmq; 1.910.000 ab.), sorge su un altopiano a 3.770 m d'altezza, circondato da aspre rupi. È la città più bella oltre che la più grande dello Yemen settentrionale: vi si possono ammirare 50 moschee e moltissimi palazzi in pietra nello stile caratteristico yemenita. Tra la moschee, la più importante e venerata è quella chiamata la «Grande Moschea», antico edificio originariamente cristiano e trasformato poi in tempio musulmano. La città, circondata da antiche mura, possiede inoltre due caratteristici e frequentatissimi bazar. L'importanza storica di San'a, risale alla conquista abissina del 525 d.C., provocata dalla politica anticristiana del re himayta Nuwas. San'a divenne allora la capitale del nuovo Regno; vi venne innalzata una grandiosa chiesa per volere del viceré abissino Abraha, sulla quale la tradizione ricamò singolari storie.

Aden

(398.399 ab.). Città dello Yemen e capoluogo della provincia omonima (6.980 kmq; 404.257 ab.), all'estremità meridionale della penisola arabica. È uno dei più attivi porti del mondo; domina lo stretto di Bab el Mandeb, che mette in comunicazione il Mar Rosso con l'Oceano Indiano. Importante punto strategico e militare in quanto le navi in transito per il Canale di Suez non hanno possibilità di passaggio se non sottoponendosi al controllo di chi detiene il possesso di Bab el Mandeb. Per tale ragione la piazzaforte di Aden è stata tenuta dagli inglesi fino al 1967. Massimo centro commerciale, urbano e industriale del Paese possiede grandi raffinerie di petrolio. Caratteristico è il nucleo storico della città, chiamato Crater per essere stato edificato all'interno di un cratere vulcanico. Costituisce un interessante esempio della tradizionale città yemenita.
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