I Poli Antartide

 

 

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I Poli Antartide

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GEOGRAFIA - I POLI - ANTARTIDE

PRESENTAZIONE

L'Antartide è un continente compreso quasi completamente all'interno del Circolo Polare Antartico; ha una superficie di 13.176.727 kmq, esclusi lo zoccolo di ghiaccio (shelfice) e le numerose isole adiacenti. Il continente è coperto da una calotta di ghiaccio di spessore anche superiore ai 3.000 m. La zona orientale è caratterizzata da numerosi e vasti altipiani; la zona occidentale è invece ricca di catene montuose, alcune delle quali superano i 5.000 m (Massiccio Vinson 5.126 m). Nella zona centrale, all'interno dei Mari di Ross e di Weddell, si protendono i due più grandi tavolati di ghiaccio. Il maggiore è il Tavolato di Ross, chiamato Grande Barriera, il cui settore terminale si estende per 800 km verso l'Oceano Pacifico.

Le coste dell'Antartide sono nell'insieme piatte e regolari, fatta eccezione per la Terra di Graham, una lunga e frastagliata penisola.

Il clima, più rigido di quello dell'Artide, raggiunge temperature di -60°C durante l'inverno (sono stati registrati anche valori di -85°C); ben raramente d'estate si superano gli 0°C. La formazione di aree di depressione provoca forti venti improvvisi; le precipitazioni, sempre a carattere nevoso, sono scarsissime.

La vegetazione è rappresentata da muschi e licheni, mentre la fauna comprende numerose specie di pesci, animali e uccelli marini, cetacei, foche, otarie, orsi e pinguini.

Politicamente, l'Antartide è suddivisa in quattro quadranti denominati: Weddell o americano; Ross o del Pacifico; Victoria o australiano; Enderby o africano. La ripartizione politica è molto complessa poiché parte del territorio della Gran Bretagna è rivendicato dall'Argentina; dal Cile parte dei quadranti Weddell e Ross; l'Australia reclama il quadrante australiano e quasi tutto quello africano, ma è contestata dalla Nuova Zelanda per il possesso di parte del primo, e la Norvegia esige parte del secondo senza contare che anche Stati Uniti e URSS esigono le loro parti di continente. L'unica zona incontestata è la Terra Adelia riconosciuta alla Francia.

Cartina dell'Antartide

La banchisa polare nei pressi della penisola di Ross

Petroliera rompighiaccio in navigazione

Artico e Antartico

Fauna e flora dell'Artico e dell'Antartico

La fauna del Polo Sud

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IL BUCO DELL'ANTARTIDE

Con la definizione «buco dell'Antartide» ci si riferisce all'apertura prodottasi recentemente nella copertura di ozono presente nella stratosfera. La sua presenza era già stata rilevata in precedenza da un satellite americano, ma per diverso tempo gli scienziati della NASA non erano stati in grado di avvistarla. Solo qualche anno fa, la falla, grande quanto tutto il Nordamerica, è stata scoperta dal fisico Joseph Ferman, membro della missione inglese al Polo Sud. All'inizio del 1992 la situazione risultava peggiorata: il fenomeno del buco dell'ozono che, secondo le previsioni iniziali avrebbe dovuto essere limitato ai poli, improvvisamente si è manifestato ad altre latitudini. Il buco ha origine chimica: non è lecito addurre come causa né una maggiore incidenza dei raggi solari, né fenomeni meteorologici o spostamenti delle correnti. I responsabili sono dei gas, i clorofluorocarburi (Cfc) che, pressoché innocui nell'atmosfera, a 20-30 km d'altezza (stratosfera) liberano molecole distruttive dell'ozono. Tale gas è importante perché la fascia da esso formata attorno alla terra agisce da schermo per i raggi ultravioletti, dannosi agli esseri viventi. Secondo gli studiosi, le conseguenze del suo assottigliarsi sono una maggiore incidenza del cancro della pelle (melanoma), delle cataratte agli occhi e un possibile indebolimento del sistema immunitario.

I clorofluorocarburi si sprigionano dalle bombolette spray, dai condizionatori d'aria, dai contenitori di plastica e da una serie di attività industriali. Un'ulteriore conseguenza di questo fenomeno è l'aumento della temperatura sulla Terra, meno protetta dai raggi del sole. Sorge così, in concomitanza con l'inquinamento atmosferico, il problema del cosiddetto «effetto serra»: il calore assorbito dai mari e dai ghiacciai non si dissolve più verso l'alto in quanto, incontrando una cappa gassosa che ne impedisce la dispersione, ritorna verso la terra riscaldandola come all'interno di una serra. Inizialmente il mondo scientifico aveva ipotizzato un aumento della temperatura che avrebbe portato a variazioni climatiche, quali la desertificazione delle zone temperate e lo scioglimento dei ghiacciai, con conseguente innalzamento delle acque. Secondo le analisi più recenti, invece, al posto di un surriscaldamento globale e di una crescita dei livelli dei mari e delle temperature medie, si sarebbe verificato un intensificarsi di eventi meteorologici estremi, quali alluvioni, siccità, inondazioni e uragani.

Per ovviare a questa situazione, ventiquattro Paesi, tra cui dodici nazioni europee, gli Stati Uniti, il Canada e il Giappone, hanno sottoscritto nel settembre 1987 un primo accordo per la protezione dell'atmosfera. L'Italia, inoltre, alla fine degli anni Ottanta ha deciso di inviare una missione in Antartide, curata dall'ENEA, con il compito di compiere rilevazioni sulle concentrazioni di gas nella fascia polare. Al protocollo di Montreal del 1987, in cui veniva garantita la diminuzione del 50% della produzione di Cfc entro la fine del secolo, è seguito un secondo documento, sottoscritto a Londra nel 1990, che prevede il ritiro dal mercato di tutti i prodotti contenenti clorofluorocarburi entro il Duemila. Nonostante questi accordi, l'emissione di questi gas nell'atmosfera è risultata solo parzialmente ridotta. Per contro, alcuni passi avanti sono stati fatti nell'ambito dello sviluppo dei sistemi di monitoraggio e di previsione metereologica. Dal 1991 è partito un progetto spaziale che prevede l'utilizzo di un'attrezzatura sofisticata, montata sul satellite europeo Ers-1, in grado di condurre un lavoro di ricognizione e di controllo della fascia di ozono.

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CENNI STORICI

Dopo la scoperta fatta da Cook nel 1773, le esplorazioni dell'Antartide iniziarono nel 1819 ad opera dell'americano N. Palmer, dell'inglese Bransfield e del russo von Bellingshausen. Tra il 1831 e il 1839 questa terra fu raggiunta da diversi capitani balenieri, mentre le spedizioni scientifiche dal 1837 in poi si susseguirono sempre più frequenti. Nel 1823 l'inglese J. Weddell arrivava fino al golfo, ora omonimo, mentre il connazionale J. Biscoe nel '31 scopriva la Terra di Enderby e Balleny nel '39 le isole omonime. Nel 1840 il francese Dumont d'Urville raggiunse la Terra Adelia e l'inglese J.C. Ross, tra il 1839 ed il 1843, raggiunse lo stretto di McMurdo, la Terra di Graham e la Terra Victoria, arrivando fino a 78°9'¨ di latitudine sud. Importante nel 1897 la spedizione del belga De Gerlache.

Nel 1903 l'inglese Robert F. Scott riuscì a raggiungere gli 82°17'¨ di latitudine sud. Il 14 dicembre 1911 il norvegese Amundsen riuscì per primo a conquistare il Polo Sud. Un mese dopo vi arrivò anche Scott, il quale, però, morì con la sua spedizione durante il ritorno. Seguirono altre spedizioni via terra, finché nel 1929 l'americano Richard E. Byrd utilizzò l'aeroplano per le sue esplorazioni. Byrd fu l'organizzatore della grande base Little America ed il primo sorvolatore del Polo Sud, il 29 giugno dello stesso anno. L'operazione Highjump da lui guidata nel 1946-48 permise l'esplorazione di quasi tutte le coste antartiche e la raccolta di innumerevoli dati e rilievi cartografici. Nel 1957-58, in concomitanza con l'Anno geofisico internazionale molti furono gli sforzi di Stati Uniti, URSS, Inghilterra, Francia e delle altre potenze interessate alla cooperazione nell'attività esplorativa del continente e così sorsero in gran numero basi aeree e stazioni scientifiche. Dall'8 ottobre 1957 al 2 marzo 1958 l'inglese Fuchs ed il neozelandese Hillary compirono la prima traversata terrestre dell'Antartide. In seguito, su queste terre sono rimaste solo alcune basi semipermanenti per osservazioni scientifiche, situazione dovuta anche al trattato trentennale firmato a Washington nel 1959 da dodici nazioni, che imponeva la smilitarizzazione del continente e una collaborazione esclusivamente scientifica dei Paesi firmatari.

UN TRATTATO PER L'ANTARTICO

L'Antartide, impressionante nel suo gelido isolamento, fin dagli anni '40 è stata oggetto di pretese di sovranità da parte di molti Paesi.

Il Trattato Antartico ha posto fine alle dispute internazionali.

Verso la fine del 1990 si è svolto un incontro consultivo dei membri del Trattato Antartico con lo scopo di predisporre accordi per la protezione globale dell'ambiente nell'Antartide. L'incontro ha costituito un'importante occasione per Australia e Francia, che potranno così portare avanti la loro iniziativa congiunta per negoziare una convenzione di protezione ambientale globale che farà dell'Antartide una "Riserva Naturale - Terra della Scienza". L'iniziativa è nata dall'insoddisfazione dei governi dei due Paesi e di altri governi nei confronti della Convenzione Antartica per i Minerali, che è stata conclusa nel giugno 1988 tra i membri del Trattato Antartico ma non è ancora entrata in vigore, e dal desiderio di migliorare gli attuali accordi per la protezione dell'ambiente in base al sistema del Trattato stesso. Francia e Australia, contrarie allo svolgimento di attività minerarie in Antartide, hanno deciso nel 1989 di non firmare la Convenzione per i Minerali, proponendo invece di accantonarla per consentire il negoziato di un regime di protezione davvero globale. Secondo Australia e Francia la nuova convenzione dovrebbe: proteggere l'ambiente e l'ecosistema dell'Antartide e il suo valore scientifico con pieno rispetto delle sue qualità naturali e per il suo significato per l'ambiente regionale e mondiale; definire i principi per regolare o vietare le attività umane dannose per l'ambiente antartico; stabilire accertamenti ambientali, interventi preventivi, controlli e procedure; dar vita ad appropriate istituzioni competenti in questioni ambientali compatibili con la natura del Trattato e assistite da scienziati e ricercatori di fama internazionale. Esponiamo qui di seguito la situazione politica e ambientale nonché gli interessi e le preoccupazioni del governo australiano.

IL SISTEMA DEL TRATTATO ANTARTICO

Il Trattato Antartico è stato concluso nel 1959 come mezzo per ridurre le possibilità di conflitto tra Stati riguardo all'Antartide. Storicamente, ma in particolare negli anni '40 e all'inizio degli anni '50, i Paesi che avanzavano pretese di sovranità in quei luoghi entrarono in notevole competizione non solo con i Paesi che non rivendicavano tali diritti, ma anche tra di loro. Questi elementi si combinarono alla metà degli anni '50 e si ravvisò la necessità di evitare concorrenza tra le superpotenze e di garantire la continuazione di una stretta e fruttifera collaborazione nella ricerca scientifica tra i dodici Paesi che nel 1957-1958 avevano partecipato all'Anno Geofisico Internazionale (IGY) nell'Antartide. Da questo nacque il Trattato Antartico, con il quale i dodici Paesi che avevano preso parte all'IGY convenirono di mettere da parte le loro divergenze di carattere politico e giuridico allo scopo di proseguire in stretta e pacifica collaborazione le rispettive ricerche scientifiche.

Aspetti importanti del Trattato sono tra l'altro: la clausola che l'Antartide debba essere usata solo per scopi pacifici e non possa diventare la scena o l'oggetto di dispute internazionali; il divieto di provocare esplosioni nucleari, di depositare scorie nucleari e di prendere misure di carattere militare; la garanzia della libertà di ricerche scientifiche in tutta l'Antartide e la promozione dello scambio di informazioni sui programmi scientifici; la creazione di un completo sistema di ispezioni sul luogo da parte di osservatori per promuovere gli scopi del Trattato e garantirne l'osservanza.

I primi Paesi aderenti al Trattato Antartico furono: Argentina, Australia, Belgio, Cile, Francia, Giappone, Gran Bretagna, Norvegia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Sudafrica e Unione Sovietica. Questi Paesi erano anche i membri consultivi originali del Trattato e si riunivano periodicamente per adottare misure intese a perseguirne gli scopi, generalmente sotto forma di raccomandazioni ai governi.

Altri dodici Paesi sono oggi membri consultivi: Brasile, Cina, Corea del Sud, Finlandia, Germania, India, Italia, Perù, Polonia, Spagna, Svezia e Uruguay, e il Trattato, che conta complessivamente 38 membri, è aperto a qualunque altro Paese che voglia farne parte.

Dopo la stipulazione del Trattato i membri consultivi hanno stabilito un vasto regime di protezione e conservazione ambientale che comprende: misure convenute per la conservazione della fauna e della flora antartiche, che impongono restrizioni sulle interferenze con animali e piante, limitando l'introduzione di specie non indigene, parassiti e malattie e stabilendo un sistema di aree particolarmente protette rafforzato da misure addizionali e nuove categorie; convenzione sulla conservazione delle foche antartiche, per prevenire un'ulteriore decimazione di questa specie; codice di condotta per le spedizioni antartiche e per le attività delle stazioni, allo scopo di ridurne al minimo gli effetti dannosi sull'ambiente nella zona del Trattato Antartico. Il codice prevede severi controlli, costantemente aggiornati, sulla gestione e sull'eliminazione dei rifiuti; una Dichiarazione di Ottemperanza ai Sistemi e alle Norme del Trattato Antartico, che i membri consultivi portano all'attenzione di tutti coloro che entrano nella zona del Trattato stesso; convenzione sulla Conservazione delle Risorse Marine Viventi dell'Antartide, che stabilisce la possibilità di pesca solo se questa è compatibile con una serie di principi che non si riferiscono solo alla specie in oggetto, ma anche alla conservazione dell'ecosistema nel suo insieme. Per dare effetto a questi principi, la Convenzione stabilisce istituzioni e procedure; norme per la valutazione dell'impatto ambientale dei programmi di ricerca scientifica proposti e dei relativi impianti logistici di supporto; norme per le perforazioni scientifiche nella zona del Trattato Antartico; protezione delle attività umane per specifiche aree di ricerca, mediante la definizione di zone di particolare interesse scientifico; sistema di protezione di aree e monumenti storici; prevenzione, controllo e reazione per l'inquinamento marino.

In linea con quanto è stato conseguito nella protezione dell'ambiente antartico, occorrerebbe definire una completa convenzione per la protezione ambientale. Questa potrebbe riunire gli elementi comuni delle presenti misure ecologiche, eliminare eventuali incoerenze e riempire i vuoti che si sono inevitabilmente creati a seguito dello sviluppo settoriale dato alla protezione nel sistema del Trattato Antartico.

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LA CONVENZIONE ANTARTICA PER I MINERALI

La Convenzione per i Minerali è stata adottata nel giugno 1988 a Wellington, in Nuova Zelanda, al termine di una speciale riunione consultiva del Trattato Antartico. I negoziati erano cominciati nel 1981, ma avevano avuto origine in considerazione della questione sollevata durante gran parte del decennio precedente.

Alla base della Convenzione c'è il presupposto che le attività estrattive possano essere compatibili con la salvaguardia dell'ambiente. In questo contesto la Convenzione comprende elevati standard e procedure ambientali per garantire che non si verifichino significativi danni ecologici. Il suddetto presupposto è però oggetto di crescenti dubbi.

Perché la Convenzione possa entrare in vigore occorre che sia ratificata da almeno sedici dei Paesi che erano già membri consultivi nel periodo della stipula, compresi tutti e sette i Paesi che avanzano pretese territoriali. Meno di metà dei membri del Trattato Antartico hanno firmato la Convenzione prima della scadenza nel novembre 1989; non ci sono state successive adesioni e nessun Paese l'ha ratificata.

A Convenzione negoziata, ci sono stati in Australia molti dibattiti sulla compatibilità delle attività minerarie con la protezione dell'Antartide. Il Senato ha approvato una mozione che definiva incompatibili tali attività e che chiedeva al Governo di non firmare la Convenzione; una mozione simile è stata approvata anche dal Consiglio Legislativo dello Stato del Victoria. Alla Convenzione per i Minerali è emersa un'evidente opposizione politica e bipartitica comunitaria. Il 22 maggio 1989 il primo ministro australiano, on. Bob Hawke, ha annunciato che l'Australia era contraria alle attività minerarie in Antartide e non avrebbe firmato la Convenzione, ma si sarebbe invece adoperata per sviluppare una convenzione per la protezione globale dell'ambiente antartico durante il XV Incontro Consultivo del Trattato Antartico a Parigi (ATCM) nell'ottobre 1989.

Il primo ministro riconosceva che secondo il governo, la Convenzione è assai preferibile all'assenza totale di un qualsiasi regime protettivo, ma riteneva opportuno e possibile trovare una protezione più forte per quella che è rimasta ormai l'ultima grande zona naturale del pianeta. Nell'ambito della convenzione proposta dal governo australiano, quest'ultimo avrebbe vagliato le prospettive per l'istituzione di un "Parco Naturale dell'Antartide", nel contesto della Convenzione. L'Australia, ha precisato l'on. Hawke, svolgerà i negoziati nel quadro del sistema del Trattato Antartico e cercherà anche di rafforzare e prorogare la moratoria sulle attività minerarie in Antartide.

L'Australia riconosce che probabilmente non sarà facile raggiungere un accordo internazionale (che includa il consenso dei membri consultivi del Trattato Antartico) su una modifica di atteggiamento così significativa rispetto a quanto previsto dalla Convenzione per i Minerali, ma sosterrà ugualmente il concetto con altri Paesi.

L'iniziativa è divenuta congiunta con la Francia durante la visita del primo ministro Rocard in Australia nell'agosto del 1989.

Con una dichiarazione congiunta, i due primi ministri, Hawke e Rocard, hanno fatto sapere che considerano le attività minerarie in Antartide incompatibili con la protezione del fragile ambiente antartico. I cambiamenti globali che affliggono il pianeta e il ruolo specifico dell'Antartide al riguardo, inclusa la sua fragilità, esigono quindi una convenzione che copra ogni aspetto della protezione dell'ambiente nell'Antartide e degli ecosistemi dipendenti e collegati.

L'iniziativa franco-australiana ha ricevuto appoggi significativi da altri membri al XV Incontro Consultivo, svoltosi a Parigi nell'ottobre del 1989, come conseguenza di un'ondata di opinione pubblica internazionale contraria a qualsiasi attività mineraria nell'Antartide e della preoccupazione per la sua protezione ambientale.

Durante il meeting è stata approvata la proposta di uno speciale incontro consultivo nel 1990 sull'ambiente antartico e sono stati stabiliti dettagliati termini di riferimento che consentiranno di esaminare la proposta franco-australiana e qualsiasi altra.

Il 26 febbraio 1990 il governo neozelandese ha annunciato la sua decisione di tralasciare temporaneamente la ratifica della Convenzione per i Minerali e lavorare con Australia e Francia al fine di evitare le attività estrattive nella zona. La preoccupazione australiana per gli aspetti ambientali dell'Antartide si riflette nel programma scientifico per il 1988-1989. Studi relativi all'effetto serra ed il continuo controllo dello strato di ozono sono parte del programma di progetti relativi al clima. Degli attuali 139 progetti di ricerca dell'Antartide, 30 si riferiscono direttamente ai cambiamenti climatici attuali e a lungo termine nella regione.

Gli studi sul clima in corso o di nuova istituzione comprendono: controllo dello strato di ozono sopra l'isola Macquarie, con raccolta di dati sulla temperatura, sui venti e sulle onde gravitazionali, mediante misurazioni della ionosfera e determinazione delle variazioni stagionali nel campo elettrico verticale della Terra; esame degli effetti dei raggi ultravioletti sugli esseri umani e sui muschi e licheni nell'Antartide, e della penetrazione dei raggi ultravioletti nell'acqua marina; studio degli isotopi dell'anidride carbonica e della concentrazione di significativi gas-traccia nell'atmosfera, nonché delle variazioni stagionali nella chimica delle particelle atmosferiche; rapporti tra organismi presenti nell'Oceano Meridionale e particelle aeree che influenzano le proprietà delle nuvole e l'emissione di gas sulfurei dalle acque dell'Antartide; raccolta e analisi di dati su distribuzione, dimensione e fusione degli iceberg; studio della crosta di ghiaccio dell'Antartide per determinare i cambiamenti climatici nei passati millenni mediante l'analisi di nuclei del ghiaccio e messa a punto di un sistema per lo studio dei cambiamenti del clima e del livello del mare; ruolo degli oceani dell'emisfero meridionale nell'assorbimento dell'anidride carbonica; programma meteorologico continuativo.

L'INTERESSE AUSTRALIANO NELL'ANTARTIDE

L'interessamento australiano nei confronti dell'Antartide ha le sue radici nel XIX secolo con le spedizioni sia scientifiche sia di caccia alle foche ed alle balene. I residenti in Australia furono coinvolti nei primi sbarchi conosciuti sul continente antartico nel 1895 ed il fisico della Tasmania Louis Bernacchi fece parte della prima spedizione che vi svernò nel 1899. Nel 1907, gli scienziati australiani Douglas (in seguito Sir Douglas) Mawson ed il prof. Tanatt (in seguito Sir Tanatt) Edgeworth David si unirono alla spedizione Shackleton e individuarono il polo magnetico meridionale.

La spedizione australiana in Antartide del 1911-1914, guidata da Douglas Mawson, stabilì basi nella Commonwealth Bay e sulla Terra di Re Giorgio V.

La spedizione antartica Gran Bretagna-Australia-Nuova Zelanda del 1929-1931 fu seguita nel 1933 dalla dichiarazione formale del Territorio Antartico Australiano, che copriva più di sei milioni di chilometri quadrati, pari al 42% dell'Antartide.

La Spedizione Nazionale Australiana di Ricerca Antartica stabilì nel 1954 la prima base australiana permanente nel continente antartico, chiamata Base Mawson, seguita poi nel 1957 dalla Stazione Davis e nel 1969 dalla Stazione Casey. Le basi estive sono sulle Larsemann Hills, sulle Bunger Hills e nella Commonwealth Bay. Un nuovo campo base estivo è stato impiantato sulle montagne Prince Charles.

La Divisione Antartica del ministero per le Arti, Sport, Ambiente, Turismo e Territori è responsabile dei programmi scientifici e delle spedizioni australiane in Antartide.

L'Australia è una delle sette nazioni che hanno avanzato rivendicazioni territoriali sull'Antartide. Le altre sono: Argentina, Cile, Francia, Gran Bretagna, Norvegia e Nuova Zelanda.

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