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Geografia America - Indice

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GEOGRAFIA - AMERICA DEL SUD - PERU'

PRESENTAZIONE

Il Perú confina a Nord-Ovest con l'Ecuador, a Nord con la Colombia, a Est con il Brasile, a Sud-Est con la Bolivia e a Sud con il Cile. Il territorio si estende per 1.285.216 kmq e la popolazione conta 27.548.000 abitanti, con una densità media di 21 abitanti al kmq. La popolazione è composta per metà circa da Indios amerindi di etnia quechua (47,1%), discendenti degli Incas, a cui si affiancano meticci (32%), creoli (12%), oltre a minoranze di Indios di etnia aymará (5,4%), di neri, mulatti e bianchi. Lo spagnolo e il quechua sono le lingue ufficiali, ma è parlato anche l'idioma aymará. I culti tradizionali sono stati quasi interamente sostituiti dal Cattolicesimo (89,2%), che è la religione ufficiale del Paese, e dal Protestantesimo (6,6%). Il Perú è una Repubblica presidenziale. In base alla Costituzione approvata con referendum il 31 ottobre 1993, il potere legislativo spetta al Congresso, composto da 120 membri rinnovabili ogni 5 anni a suffragio diretto. Anche il presidente della Repubblica viene eletto per 5 anni a suffragio diretto: egli nomina il Primo ministro e controlla l'attività del Governo. Una modifica costituzionale del 2000 ha stabilito che il presidente non può essere eletto per un secondo mandato consecutivo. Amministrativamente il territorio è diviso in 24 dipartimenti cui si aggiunge la provincia costituzionale di Callao. L'unità monetaria è il nuovo sol. La capitale è Lima (6.464.693 ab.).

IL TERRITORIO

Il Perú è attraversato da Nord a Sud dalla serie di catene parallele che formano le Ande. La Cordigliera Occidentale, geologicamente più recente, raggiunge altitudini molto elevate, mentre la Cordigliera Centrale e la Cordigliera Orientale sono più discontinue e meno elevate. Le montagne scendono ripide verso la costa; quest'ultima, arida e semidesertica, si presenta come una strettissima pianura litoranea che si allarga nel Nord del Paese. A Nord-Est le catene digradano dolcemente verso un vastissimo bassopiano alluvionale attraversato dai due grandi fiumi Marañón e Ucayali che, unendosi nei pressi di Iquito, vanno a formare il Rio delle Amazzoni. Al confine con la Bolivia si trova il più grande lago dell'America Meridionale, il Titicaca (8.300 kmq, metà dei quali in territorio boliviano). La fascia costiera si stringe gradatamente procedendo da Nord a Sud: nella regione meridionale i contrafforti della Cordigliera Occidentale giungono fino al mare formando alte falesie che, in alcuni tratti, lasciano spazio ad aride piane costiere di tipo desertico. I contrastanti caratteri climatici variano a seconda della morfologia. La zona costiera presenta un clima essenzialmente di tipo desertico, in parte determinato dal passaggio della corrente fredda di Humboldt che provoca una condensazione dell'umidità di derivazione oceanica impedendone l'accesso verso le pianure. Inoltre, tra giugno e agosto, favorisce la formazione di costanti nebbie mattutine costiere che possono trasformarsi in garúa, la lieve pioggia caratteristica della zona che rappresenta l'unico tipo di precipitazione. La regione intorno a Lima è climaticamente di tipo tropicale, con temperature miti grazie all'influsso oceanico. Procedendo verso le Ande si assiste ad un graduale variare della temperatura, cui si accompagna una costante scarsezza di precipitazioni. Intorno ai 4.000 m le temperature si mantengono essenzialmente sui 4-5°, ma si possono registrare escursioni termiche anche di oltre 20°. Procedendo verso oriente, lungo le valli che uniscono le Ande ai bassopiani amazzonici, il clima si fa umido, con temperature intorno ai 22-25° e precipitazioni quasi giornaliere, fatta eccezione per i mesi di luglio e agosto. Un panorama climatico simile è quello riscontrabile più a Nord, dove il territorio peruviano arriva a lambire latitudini equatoriali.

Trapani Cartina del Perú

Trapani Perú: veduta della puna

Trapani Il mercato di Pisac, in Perú

Trapani Piroga sul lago Titicaca (Perú)

Trapani Il mercato a Puno (Perú)

Trapani Antiche civiltà precolombiane: i Nazca e le misteriose linee del deserto peruviano

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GLI INCAS

Popolazione sudamericana che formò, tra il 1450 e il 1532, un vasto impero con capitale Cuzco, nelle Ande peruviane. Mitici fondatori della stirpe vengono considerati Manco Capác e Mama Ocllo, i quali si sarebbero stabiliti nella regione intorno al XII-XIII secolo d. C. Costituitosi a partire dal XV sec. da un piccolo clan della provincia di Cuzco, l'Impero si espanse fino a coprire ben presto i territori adiacenti delle Ande centrali. Tra i principali artefici dell'espansione vi fu il re Pachacutec Ypanqui (1438-1471), il quale conquistò gli altipiani boliviani, la costa del Perú e parte del Cile settentrionale e dell'Argentina nordoccidentale. Huayna Capác (1493-1525), poi, estese l'Impero a Nord, fino alla Colombia, controllando così tutta la fascia costiera dell'Oceano Pacifico, parte del Cile, tutta la Bolivia e l'Argentina settentrionale. Dalla morte di Huayna l'Impero cominciò a declinare a causa delle rivalità tra i figli Huascar e Atahualpa, che portarono alla guerra civile vinta dal secondo il quale però, nel 1531, venne ucciso dal conquistatore spagnolo F. Pizarro. Seguì un periodo nel quale gli Spagnoli mantennero formalmente al potere l'etnia inca nella figura di Manco Capác, cercando però di soppiantarne le tradizioni indigene, stroncando tutte le ribellioni locali, la prima delle quali fu capeggiata dallo stesso Capác, mentre l'ultima da J. G. Cándorcanqui (1780-1781), che assunse lo pseudonimo di Tupac Amaru II, come l'ultimo imperatore in esilio nella foresta amazzonica (1571). La struttura politica dell'Impero vedeva al vertice la famiglia reale. L'imperatore, che, per garantire la purezza della specie, sceglieva la sua sposa tra le sue sorelle, manteneva l'autorità politica e militare assoluta ed era considerato una divinità. Egli governava con fortissima autorità, richiedendo ai sudditi un'obbedienza che si trasformava spesso in schiavitù. Lo Stato era proprietario assoluto, tranne nel caso di abitazioni e di suppellettili. Sempre lo Stato decideva dell'uso della forza lavoro che, oltre che in agricoltura, doveva essere impiegata essenzialmente per attività belliche ed estrattive con obblighi di obbedienza chiamati mita. Era inoltre organizzata una sorta di previdenza sociale pubblica dalla quale attingere per il sostentamento di sacerdoti, membri governativi, servitori, oltre che di anziani, malati e vedove. La religione degli Incas si basava sul culto del dio Sole (Inti), per il quale venivano innalzati templi. L'economia dipendeva in prevalenza dall'agricoltura, anche se buona parte della popolazione era impegnata in attività di tipo artigianale (produzione di oggetti in ceramica e legno e di tessuti dai disegni geometrici ancora oggi tipici del Perú). Importante anche la lavorazione dei metalli preziosi. Gli Incas non sapevano scrivere e come lingua parlata adottarono il quechua, usato nella regione di Cusco. Dal punto di vista artistico essi risentirono fortemente dell'influenza delle culture precedenti di Chavín, di Chimú e di Tiahuanaco, particolarmente esemplificate nella produzione di opere in ferro battuto e nella tecnica della decorazione a smalto. Gli Incas costruirono grandi cinte murarie ed edifici disposti a terrazze, privi di elementi decorativi, in mattoni e argilla lungo le coste o in conci di pietra sovrapposti a secco all'interno. Non disponendo di elementi di scrittura, i progettisti realizzavano dapprima modellini in creta delle opere che successivamente avrebbero fatto costruire. Da ricordare le maestose città fortezza di Colquampata, Kenco, Machu Picchu, Ollantaytambo, Pisac e Sacsahuaman, costruite su modello di Cusco e a essa collegate tramite un sistema viario estremamente avanzato.

Trapani Rovine incaiche in Perú

Trapani La fortezza di Sachsauaman, in Perú

Trapani La fine della civiltà incaica: Pizarro cattura Hatahualpa

Trapani La fine della civiltà incaica: Pizarro cattura Hatahualpa (english version)

MACHU PICCHU

Città degli Incas, scoperta nel 1911 dall'archeologo statunitense Hiram Bingham. Di enorme interesse e importanza archeologica, le sue rovine si trovano a circa 80 km a Nord-Ovest di Cuzco, arroccate, a 2.280 m, tra le cime del monte Machu Picchu e dell'Huayna, nelle Ande peruviane.
La città costituisce una testimonianza vivente della cultura incaica: grazie alla sua difficile accessibilità, gli Spagnoli non riuscirono a identificarne l'ubicazione. Scarse sono le notizie sulle origini di Machu Picchu: le mastodontiche mura che circondano l'agglomerato urbano fanno comunque pensare ad una città santa oppure a un avamposto fortificato. Vi si accede soltanto da un portale di legno massiccio per mezzo di una scalinata in granito di oltre 150 gradini, che divide la città in due parti e ne forma l'asse viario principale, collegando la «piazza sacra» alla collina della stele. Machu Picchu fu costruita sulla roccia con blocchi di pietra connessi senza malta, e venne dotata di una complessa rete idrica. Monumenti principali sono: l'Intihuatana, tempio del sole e osservatorio astronomico di cui fa parte una stele conica avente la funzione di orologio solare; i sontuosi edifici della famiglia reale e l'insieme di piazze, edifici sacri e fontane, realizzati mediante un'ingegnosa opera di terrazzamento. Le abitazioni erano raggruppate per clan e - particolare caratteristico dell'architettura incaica - ricoperte di paglia.

Trapani Il Machu Picchu

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L'ECONOMIA

Paese in via di sviluppo, il Perú tenta faticosamente di rimediare alla grave crisi economica provocata dalla gestione colonialista e dal malgoverno dei regimi politici del passato, in particolare della dittatura militare e delle presidenze accentratrici di Fujimori (1990-2000). Per quanto riguarda l'agricoltura, nelle zone costiere si trovano i terreni più fertili che sono coltivati a cotone, canna da zucchero, caffè, frutta, tabacco e riso destinati all'esportazione. Gli altipiani dell'interno sono ancora legati ad un'agricoltura di sussistenza i cui prodotti sono granoturco (base dell'alimentazione locale), frumento, orzo, patate e fagioli. Nelle zone montane, ove vengono sfruttati terreni fino a 4.000 m d'altitudine mediante terrazzamenti, si coltiva la chinchona, il chinino. Assai diffusa è anche la coltivazione della coca. Molto esteso l'allevamento di bovini, pollame e camelidi (lama e alpaca) dai quali soprattutto si ricavano carni, pelli e lane pregiate destinate soprattutto all'immissione nel mercato internazionale. Una delle maggiori ricchezze del Paese è costituita dalla pesca. Il Pacifico offre pesce in abbondanza grazie anche alla corrente di Humboldt; le cui variazioni di percorso causano però forti disparità nel pescato da un anno all'altro. Il sottosuolo peruviano è ricco di oro, argento, rame, zinco, piombo, stagno, ferro, tungsteno, vanadio, selenio, molibdeno e antimonio. Buone anche le riserve di petrolio, che costituisce una delle principali fonti di entrate, e di gas naturale ancora poco sfruttate. Lo sfruttamento del guano è sottoposto a rigido controllo statale. L'approvvigionamento energetico è garantito dal notevole patrimonio idrico e da diverse centrali idroelettriche. Nel 1998, però, una frana ha distrutto una delle centrali più importanti del Paese, quella di Machu Picchu. Forte impulso hanno ricevuto le industrie, concentrate per lo più sulla costa e incentrate prevalentemente nel settore petrolifero, chimico, metallurgico, siderurgico, meccanico, della lavorazione del cotone e dei prodotti alimentari. Attivi anche il settore manifatturiero, l'industria del tabacco, della carta, della produzione di fibre sintetiche e di cappelli panama. A industrie di questo tipo si affianca quella della conservazione del pesce. L'industria turistica riveste un ruolo importante benché risenta ancora dei limiti posti dalle infrastrutture e dalle notevoli difficoltà di comunicazione, soprattutto con l'interno e con le zone di montagna. Gli scambi con l'estero (Usa, Giappone, Argentina, Germania, Gran Bretagna, Italia) attestano la subordinazione internazionale del Paese. Le importazioni infatti sono di gran lunga superiori alle esportazioni e riguardano soprattutto i prodotti alimentari. Le esportazioni consistono invece in petrolio, rame, argento, ferro, zucchero, cotone e caffè. Le comunicazioni sono insufficienti e quasi esclusivamente ridotte alla fascia costiera: la rete ferroviaria (2.123 km), che in alcuni punti sale fino a 4.829 m di altitudine, è per lo più legata agli interessi dell'industria mineraria. La rete stradale consta di 78.230 km, di cui 10.170 asfaltati; il nodo centrale è il tratto costiero della Carretera Panamericana. Gli aeroporti internazionali si trovano a Lima, Iquitos, Cuzco e Arequipa; i porti principali a Callao, San Nicolás, Talara, San Juan e Chimbote. Le zone montuose sono mal servite e la via fluviale è la principale via di comunicazione della pianura orientale. Anche il lago Titicaca è navigabile.

CENNI STORICI

Antichissime sono le tracce di vita umana in questa parte dell'America Latina: in alcune grotte presso Ayacucho ne sono state rinvenute alcune risalenti a più di 15.000 anni fa. A tutt'oggi pare certo che le prime popolazioni organizzate della zona furono quelle rappresentate dalla Nazione degli Chavín, che vide il culmine della sua civiltà fra il 1400 e il 200 a.C. Agli Chavín fecero seguito i Paracas (770-100 a.C.) e, più tardi, i Mochica, costruttori di grandi templi in mattone crudo, seguiti dai loro più vicini discendenti, i Chimú (100-1400 d.C.), produttori di pregiati prodotti di oreficeria. Alla successiva civiltà dei Nazca (200 a.C.-800 d.C.) si deve lo sviluppo dell'agricoltura, resa più produttiva da uno speciale sistema di irrigazione su larga scala. Tra il 600 e il 1.000 d.C. la regione venne dominata dalla civiltà di derivazione boliviana dei Tiahuanaco-huari, cui si sostituirono, a partire dal XII secolo, gli Incas. Essi unificarono le differenti realtà culturali e linguistiche della vasta regione che si estendeva dall'Ecuador al Cile, imponendo il quechua quale lingua comune. Tutto questo patrimonio culturale venne distrutto dalla colonizzazione spagnola, e quello che ne sappiamo proviene dalla tradizione orale e dai testi tramandatici. I capostipiti della dinastia inca, Manco Capác e Mama Odllo, si stabilirono inizialmente a Cuzco, che sarebbe divenuta la capitale dell'Impero. Durante il XIV secolo, sotto il regno del sovrano Mayta Capác, gli Incas cominciarono a espandersi, attaccando e assoggettando le popolazioni vicine. Pachacutec Yupanqui completò la conquista del bacino del lago Titicaca, sottomettendo via via i Chanca, i Quechua e i Chimú, impossessandosi anche del Regno degli Shiri e conquistandone la capitale Quito. Durante il regno di suo figlio e successore Tupac Yupanqui (1471-1493), gli Incas proseguirono nella loro espansione territoriale verso Sud, dirigendosi verso il centro dell'attuale Cile. Dopo la morte di Tupac si scatenò una guerra di successione da cui uscì vittorioso suo figlio Huayna Capác (1493-1525), che allargò i confini settentrionali dell'Impero fino al fiume Ancasmayo (tra gli attuali Ecuador e Colombia). L'Impero inca giunse in quel periodo a governare su 13 milioni di persone. La morte di Huayna Capác durante un'epidemia probabilmente causata dalla presenza spagnola nella zona, provocò una nuova guerra di successione: nel 1532, quando ormai il conflitto si era risolto a favore di Atahualpa, che aveva fatto uccidere il fratello Huascar, un drappello composto da 130 Spagnoli e guidato da Francisco Pizarro e Diego de Almagro sbarcò a Tumbes. Gli Spagnoli uccisero la corte di Atahualpa, e, riconoscendo quest'ultimo quale legittimo sovrano dell'Impero, lo fecero prigioniero e chiesero come riscatto un grosso quantitativo di oro e argento. Atahualpa venne però ugualmente ucciso l'anno seguente, provocando un momento di grave crisi all'interno delle le forze dell'Impero che si rivelarono incapaci di ogni azione difensiva. Gli Spagnoli raggiunsero facilmente Cusco, dove incoronarono re Tupac Hualpa, altro fratello e antico avversario di Atahualpa, con l'intenzione di controllare l'Impero attraverso un sovrano inca. Alla morte di questi, gli Spagnoli rafforzarono la propria alleanza facendo salire al trono un altro fratello del defunto imperatore, Manco Capác. Nel 1535, quando Pizarro gli vietò di riprendere il controllo sui possedimenti lungo la costa e nella regione settentrionale dell'impero, Manco Capác si rese pienamente conto della posizione di subordinazione che aveva assunto nei confronti della Spagna e decise di opporre una decisa resistenza a qualsiasi ulteriore ingerenza. Gli Spagnoli assediarono allora Cusco, ma nel 1536 Diego de Almagro espugnò la città, costringendo Manco Capác alla fuga. Egli si spostò nelle regioni amazzoniche dove fondò uno Stato inca indipendente che sarebbe durato fino al 1572, quando anche l'ultimo imperatore inca, Titu Cusi Yupanqui, figlio di Manco Capác, morì per avvelenamento. A partire dal 1535 l'organizzazione amministrativa dell'Impero, a questo punto di pertinenza pienamente spagnola, venne decentrata da Pizzarro che fondò lungo la costa la città di Lima, da quel momento centro vitale e strategico del potere dei conquistadores. Non solo la struttura economica e commerciale cambiò radicalmente, ma anche le vecchie divinità pagane furono sostituite, per lo meno ufficialmente, dalla religione cattolica. Alcune regioni e città che avevano fatto parte dell'antico impero incaico riuscirono comunque a sopravvivere per secoli fuori dal raggio di influenza della Corona spagnola: il caso più eclatante è rappresentato dalla città di Machu Picchu, le cui monumentali rovine furono scoperte nel 1911 da Hiram Bingham, un professore dell'Università di Yale. Le dispute fra i conquistadores resero per diversi decenni impossibile alla Spagna esercitare la propria autorità su questi territori. Le due fazioni più importanti vedevano opporsi Diego de Almagro e Francisco Pizarro. Nel 1537 il primo, di ritorno da una campagna in Cile, assediò nuovamente la città di Cusco, questa volta però controllata dai seguaci di Pizarro, fino a quando, nel 1538, venne sconfitto e ucciso. I suoi uomini, guidati dal figlio Diego, attaccarono per vendetta il palazzo di Pizarro, che nel 1541 venne a sua volta assassinato. Le leggi emanate dalla Spagna per impedire che nelle nuove terre s'impiantasse il feudalesimo e per limitare il potere e la ricchezza dei conquistadores, non fermarono il fratellastro di Pizarro, Gonzalo che riuscì a svincolarsi dal controllo della Corona fino al 1548, quando fu infine giustiziato. Soltanto nel 1569, con la nomina del viceré Francisco de Toledo, la Spagna riuscì a consolidare il proprio controllo. Le autorità spagnole adattarono le preesistenti istituzioni, lasciando ai capi delle diverse tribù andine la funzione di amministrare gli interessi delle rispettive comunità e raccogliendo semplicemente i tributi. Nel 1571, contro questo strapotere, un altro figlio di Manco Capác, Tupac Amaru, capeggiò una rivolta di contadini indios, ma le autorità spagnole lo catturarono e lo uccisero. Il vicereame del Perú assunse in quel periodo la forma che avrebbe conservato fino al XVIII secolo, abbracciando l'intera America del Sud con l'eccezione di Brasile e Venezuela. Nel vicereame la produzione di metalli preziosi si concentrava nel territorio del Perú e in quello dell'Alto Perú (l'attuale Bolivia), inducendo la Corona spagnola a privilegiare soprattutto queste aree, che divennero le più ricche del continente. Durante il XVI e il XVII secolo la Corte di Lima, dove veniva amministrata la giustizia spagnola, finì con l'attrarre non soltanto i ricchi commercianti, ma anche intellettuali, artisti e ordini religiosi. Nel Settecento, dopo l'avvento della dinastia dei Borboni, che sostituirono gli Asburgo sul trono di Spagna, l'istituzione del vicereame della Nuova Granada sottrasse a quello del Perú il controllo sul porto di Quito, insieme ai territori riconducibili a quelli di Colombia, Ecuador, Panama e Venezuela. La successiva creazione del vicereame del Río de la Plata, nel 1776, significò la perdita dell'Alto Perú (l'attuale Bolivia) e dei territori corrispondenti agli attuali Uruguay, Paraguay e Argentina. Solo il Cile venne trasformato in capitaneria alle dipendenze del viceré del Perú, pur godendo di relativa autonomia. Fonti ulteriori di indebolimento per il vicereame furono le riforme del sistema mercantile che accordarono ai porti sul Pacifico e sull'Atlantico la possibilità di commerciare direttamente, e autonomamente, con la Spagna. Nel 1780 il cacicco, ovvero il capo indigeno, José Gabriel Cóndorcanqui, con il nome di Túpac Amaru II, capeggiò una rivolta degli Indios contro l'autorità del viceré, ottenendo anche il sostegno di alcuni creoli (ovvero di alcuni discendenti dagli Spagnoli). Quando però la rivolta, estesasi nel frattempo anche in Argentina e Bolivia, divenne vera e propria battaglia, i creoli cessarono di appoggiarla e nel 1781 Túpac venne catturato e decapitato. Tuttavia la rivolta continuò, costringendo il Governo spagnolo ad approvare un'amnistia rivolta a tutti gli insorti. Ci vollero allora altri 40 anni circa perché la lotta per l'indipendenza riprendesse, sebbene in modo indiretto. Il generale José de San Martín, con l'intento di ottenere l'indipendenza delle province argentine, nel 1818 liberò il Cile, servendosene come base logistica per attaccare il Perú via mare. Nel 1820, le forze di San Martín occuparono il porto di Pisco, costringendo il viceré a ritirarsi all'interno. Il 18 luglio del 1821 San Martín entrò a Lima e ne dichiarò l'indipendenza. San Martín chiese quindi aiuto a Simón Bolívar per sferrare l'attacco contro le truppe spagnole arroccate nelle zone interne. Bolívar, che aveva già liberato l'intera area settentrionale dell'America del Sud, non volle però condividere la leadership con San Martín e assunse il potere. Nelle battaglie di Junín e Ayacucho gli Spagnoli furono sconfitti e nel 1824 il Perú divenne indipendente a tutti gli effetti. I primi anni furono contrassegnati da continue lotte fra l'oligarchia conservatrice, nostalgica dei tempi del vicereame, e i liberali. Fu in questo clima di guerra civile che si avvicendarono i conflitti con la Colombia nel 1827 e con la Bolivia nel 1835. Fu il maresciallo Ramón Castilla, che governò il Paese fra il 1845 e il 1862, con una breve pausa tra il 1851 e il 1855, a dar forma al moderno Stato peruviano, promulgandone la prima Costituzione e abolendo la schiavitù. A partire dal 1845, una volta esauritesi le miniere d'argento, fu il guano (escremento di uccelli impiegato come fertilizzante) a diventare il principale prodotto d'esportazione, artefice della temporanea ricchezza del Paese. Quando a sua volta si esaurì anche il ciclo del guano, cominciò quello del salnitro. Fu proprio la scoperta delle riserve di salnitro nel Sud del Paese a provocare lo scoppio della guerra del Pacifico (1879-1883), che vide il Perú e la Bolivia alleate contro il Cile, che già sfruttava i giacimenti con l'aiuto delle compagnie inglesi. Il Perú e la Bolivia vennero però sconfitti e furono costretti a cedere le province di Arica, Tarapacá e Antofagasta. Nei periodi 1879-1881 e 1895-1899, sostenuto dall'oligarchia commerciale, il presidente Nicolas de Piérola attuò un'amministrazione civile e ristabilì le finanze. All'inizio del Novecento, però, Augusto Bernardino Leguia impose la propria dittatura, avviando al contempo la modernizzazione del Paese. Negli stessi anni iniziò anche lo sfruttamento del rame, ad opera della società statunitense Cerro de Pasco Copper Corporation, mentre nel Nord del Paese altri investitori stranieri sfruttarono le riserve petrolifere, oltre che la canna da zucchero e il cotone. In questo clima di sfruttamento delle risorse del Paese, l'Alleanza popolare rivoluzionaria americana (APRA), di ispirazione marxista, nata in esilio in Messico nel 1924, ottenne un vasto consenso popolare. Víctor Raúl Haya de la Torre, il suo leader, propugnatore di un'intesa politica tra le diverse classi sociali, fu protagonista di un'accesa polemica con José Carlos Mariátegui, fondatore del Partito comunista peruviano (PC). L'APRA, nonostante le diverse vittorie elettorali, la più importante delle quali nel 1945, non arrivò mai a governare completamente, a causa dei ripetuti colpi di Stato militari e si vide costretta, per evitare la messa fuori legge, a dover sostenere il presidente conservatore Manuel Prado y Ugarteche, di nuovo al potere tra il 1956 e il 1962: tutto ciò alienò però buona parte dei consensi per APRA che si indirizzarono invece verso l'area di centro. Negli anni Sessanta, quando il Governo del Perú ritornò stabilmente in mano ai civili (nel 1963 si insediò il presidente di centro Fernando Belaúnde), alcuni dissidenti dell'APRA e alcuni settori della sinistra rivoluzionaria scelsero la strada della guerriglia, senza mai ottenere risultati concreti. Nel 1968 il generale Juan Velasco Alvarado, con l'ennesimo colpo di Stato, obbligò alle dimissioni il presidente Belaúnde. Alvarado diede avvio a un ampio programma di riforme, cominciando con la nazionalizzazione delle imprese petrolifere. Tra i suoi progetti c'erano la realizzazione di una riforma agraria di matrice cooperativistica e l'introduzione della partecipazione dei lavoratori alla gestione aziendale. Il generale si ammalò, perdendo progressivamente il controllo della situazione, insieme alla fiducia dei suoi sostenitori. Nell'agosto del 1975 venne destituito dal suo primo ministro, il generale Francisco Morales Bermúdez. Morales, pressato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), indisse le elezioni politiche per il 1978. L'APRA, la sinistra e il Partito popolare cristiano si ripartirono in percentuali pressoché uguali i seggi dell'Assemblea costituente. Azione popolare (AP), il partito di Belaúnde, trionfò invece alle elezioni presidenziali del 1980. Pur in accordo con le ricette del FMI, la politica economica di Belaúnde fallì, la disoccupazione aumentò, mentre la ricchezza si concentrò ancora di più nelle mani di pochi. Nel 1980 riprese vita la lotta armata ad opera dei guerriglieri di Sendero Luminoso (Vedi PICCOLO LESSICO), mentre nel 1984 nacque il Movimento Rivoluzionario Túpac Amaru (MRTA, movimento di ispirazione marxista-leninista, nato da elementi della sinistra radicale, i cui scopi principali erano il definitivo allontanamento del Perù dalla sfera imperialistica statunitense e l'instaurazione di un regime di tipo socialista). Davanti alle sempre più numerose azioni di guerriglia, il Governo peruviano decise di porre sotto stretto controllo militare le province maggiormente coinvolte negli scontri, per poi decretare, nel 1983, lo stato d'emergenza. Le elezioni presidenziali del 1985 videro il trionfo del candidato dell'APRA Alán García Perez con il 46% dei voti. Nel momento in cui García Perez assunse il potere, il debito estero ammontava ormai a 14.000 milioni di dollari, con un obbligo annuo di restituzione pari a 3.500 dollari. García Perez annunciò che avrebbe negoziato personalmente con i creditori, senza l'intermediazione del FMI. Nella seconda metà del 1988, esauritesi le riserve monetarie internazionali e in un contesto caratterizzato da un'inflazione crescente e da una recessione generale, il Governo peruviano decise di intraprendere una manovra di aggiustamento strutturale. Le elezioni del 1989 videro il confronto delle seguenti forze politiche: il Fronte democratico (FREDEMO), con lo scrittore Mario Vargas Llosa quale candidato eccellente; l'APRA, con Luís Alva Castro; la sinistra, ancora divisa fra la Sinistra unita di Henry Pease e la Sinistra socialista di Alfonso Barrantes; Cambio '90, lista innovativa guidata dall'allora sconosciuto Alberto Fujimori, un ingegnere agricolo figlio di immigrati giapponesi. Fu proprio quest'ultimo ad essere eletto con il 56,4% dei voti. Fujimori adottò subito un rigoroso piano anti-inflazione, definito «fujichock», che finì però col causare un peggioramento del tenore di vita dei Peruviani, lasciandone più della metà in condizioni di estrema povertà. I quattro sindacati principali, che più tardi si sarebbero riuniti in un Coordinamento nazionale, organizzarono un'inutile marcia di protesta. Nonostante l'opposizione del Parlamento, Fujimori cominciò a governare per decreto. Nel 1992 egli fu autore di un golpe incruento, adducendo a propria giustificazione l'inefficienza e la corruzione del Parlamento e dell'apparato della giustizia. Gli Stati Uniti sospesero gli aiuti economici e militari, ma di fatto intavolarono subito trattative con Fujimori. Alla fine di aprile, anche il FMI approvò il programma di riforme economico-strutturali proposto dal suo Governo. Nello stesso anno la morte di Abimaél Guzmán, fondatore e leader di Sendero Luminoso, inflisse un duro colpo al gruppo guerrigliero, che cominciò ad essere disponibile al dialogo con il Governo. Alle successive elezioni per il Congresso democratico costituente, nel 1993, il partito di Fujimori si aggiudicò la maggioranza assoluta, grazie anche al boicottaggio dei partiti tradizionali. Nello stesso anno venne approvata una riscrittura della Costituzione che permetteva la rielezione del capo dello Stato e sostituiva il Parlamento bicamerale con un Congresso unico. L'economia vide un incremento del 6,5% resa possibile anche dal rafforzamento dell'attività ittica, del settore edile, di quello manifatturiero e dell'economia informale. La riluttanza del Governo a ridurre le imposte doganali rese problematica la creazione di un mercato comune andino prevista per il 1995. All'inizio del 1995, tra il Perú e l'Ecuador scoppiò una guerra non dichiarata per ragioni di confine nella Cordigliera del Cóndor che avrebbe visto la fine solo 3 anni più tardi. Alle elezioni del 1995 Fujimori fu rieletto a grande maggioranza. Javier Pérez de Cuellar, ex segretario generale dell'ONU, non ottenne infatti i voti necessari per il ballottaggio. Fra il 1992 e il 1995, più di duemila persone vennero condannate dai cosiddetti «giudici senza volto», così chiamati perché durante lo svolgimento dei processi rimanevano nell'anonimato. Nel 1996 un gruppo del MRTA fece irruzione dell'ambasciata giapponese a Lima durante un ricevimento natalizio sequestrando i presenti: vari gruppi di ostaggi vennero via via liberati, ma la situazione venne risolta soltanto con l'intervento delle truppe speciali che liberarono l'ambasciata nell'aprile del 1997, dopo più di quattro mesi. Nel corso dell'operazione militare persero la vita tutti i 14 membri del MRTA, uno dei 72 ostaggi rimasti nelle loro mani e due soldati. Nei sondaggi successivi, la popolarità di Fujimori arrivò a sfiorare il 65%. Nel 1997 vennero destituiti cinque membri del Tribunale Costituzionale che avevano dichiarato che la Costituzione in vigore, nonostante la modifica del 1993, avrebbe vietato una terza rielezione di Fujimori. Amnesty International denunciò l'arresto e l'incarceramento di circa 5.000 cittadini peruviani da quando erano entrate in vigore le leggi speciali antiterrorismo. A queste accuse César Saucedo, ministro della Difesa, rispose con un dossier che indicava come nel 1997 Sendero Luminoso e MRTA erano stati protagonisti di 534 azioni terroristiche contro le 4.467 del 1992, l'anno che registrò l'attività più intensa da parte dei guerriglieri. Un mese dopo, Sendero Luminoso ribadì la propria disponibilità alla pace al Governo Fujimori. Ottenuta la possibilità di candidarsi a un terzo mandato, Fujimori si aggiudicò le elezioni del 2000 vincendo contro Alejandro Toledo, esponente riformista. Alla vigilia del voto, Toledo, che fino all'ultimo aveva chiesto il rinvio delle elezioni al 18 giugno, aveva invitato a boicottare il ballottaggio. Molti suoi sostenitori invalidarono la scheda elettorale senza rinunciare a votare per non essere multati, come previsto dalla legge. I voti nulli furono il 29,83%, mentre gli astenuti il 17,6%. Dopo la chiusura dei seggi, gruppi di manifestanti scesero in piazza per protestare contro Fujimori e sessanta persone rimasero ferite negli scontri con la polizia. Il Governo statunitense negò la validità del risultato elettorale ma nonostante le numerose polemiche, a luglio, si svolse la cerimonia inaugurale al Congresso per i parlamentari eletti. Il partito di Governo ottenne in seguito la maggioranza assoluta, grazie al passaggio allo schieramento di Fujimori di sette parlamentari eletti tra le fila dell'opposizione. Pochi giorni dopo, in occasione del giuramento di Fujimori per il terzo mandato presidenziale, a Lima si tenne un'imponente manifestazione delle opposizioni, cui prese parte anche una delegazione di personalità politiche straniere. Bilancio finale degli scontri fu di sei morti e almeno 80 feriti. Nel mese di settembre, Vladimiro Montesisos, capo dei servizi segreti peruviani, venne coinvolto in uno scandalo scatenato dalla diffusione di un video dal quale risultava evidente il suo tentativo di corruzione nei confronti di un avversario politico. Quasi certa si rivelò la connivenza presidenziale. Il mese dopo venne rivelato che circa 4.000 persone erano scomparse dal 1980 a seguito dell'aspra lotta intentata dalla destra governativa nei confronti di esponenti di sinistra. Pochi giorni più tardi, travolto dagli scandali, Fujimori diede le dimissioni, sostenute anche dal Congresso che lo dichiarò indegno di guidare il Paese e che lo sostituì temporaneamente con il suo presidente, Valentín Paniagua. Fujimori scappò in Giappone e nel marzo 2001 gli venne formalmente richiesto di presentarsi in tribunale. Nel frattempo anche Montesinos aveva lasciato il Paese. Tutto l'entourage facente capo all'ex presidente venne sostituito, a partire dai capi dei vari settori delle Forze Armate, per continuare con il presidente della Corte Suprema, con il ministro del Tesoro Alfredo Jalilie e con altre più o meno note personalità. Nel giugno 2001 vennero indette nuove elezioni presidenziali che videro il confronto tra l'ex presidente Alán García Perez e l'economista di centro-sinistra Alejandro Toledo, già candidatosi nel 2000. Con la vittoria di quest'ultimo, insediatosi ufficialmente il 29 luglio 2001 con la cerimonia di giuramento, il Paese si ritrovò, per la prima volta, guidato da un uomo di origini indigene. In giugno, intanto, Montesinos era stato arrestato in Venezuela e trasferito in un carcere di massima sicurezza peruviano per venire successivamente processato, tra l'altro, anche per traffico di droga e di armi e per violazione dei diritti umani. Nel gennaio 2002 venne emanato un nuovo ordine di arresto internazionale per Fujimori, accusato di corruzione e violazione di diritti umani. Nel successivo mese di marzo una bomba esplose nei pressi dell'ambasciata statunitense di Lima, causando la morte di 9 persone: gli investigatori considerarono l'attentato come il tentativo di far cancellare la visita del presidente americano George Bush prevista due giorni più tardi. Nel maggio 2005 il presidente Toledo e il suo partito (PP, Possibile Perú) furono accusati da una commissione del Congresso di brogli elettorali (relativi alle elezioni del 2001). Il Congresso, tuttavia, votò contro l'impeachment richiesto ai danni del presidente. Nel frattempo erano riprese le azioni di Sendero Luminoso in alcuni villaggi andini, mentre in gennaio era stato rapidamente neutralizzato un tentativo di sollevazione nella cittadina di Andahuaylas, nel sud del Paese: l'insurrezione era stata promossa da un gruppo di militari di estrema destra denominati "etnocaceristi". Nel dicembre dello stesso anno il Perú siglò un trattato di libero commercio con gli USA. Nel giugno 2006 si svolsero le nuove elezioni presidenziali. Risultò vincitore Alán García Perez, rappresentante del più vecchio partito politico peruviano, l'APRA.

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LE CITTÀ

Lima

(6.464.693 ab.). Capitale della Repubblica del Perú, a 150 m s/m, bagnata dal Rimac. Ha clima desertico-oceanico. È il centro industriale e commerciale più attivo del Perú. Le principali industrie sono quelle della lana, del cotone e dei tabacchi. Lima risente degli innumerevoli problemi socio-economici creati da un'immigrazione eccessiva: disoccupazione, emarginazione, proliferazione delle bidonvilles. Venne fondata nel gennaio 1535 da Francisco Pizarro, che le impose in onore di Carlo V il nome di Ciudad de Los Reyes, mutato presto in quello di Lima. Per molto tempo fu la capitale dei possedimenti spagnoli in Sudamerica. Paolo III la eresse a sede vescovile nel 1541, e ad arcidiocesi nel 1545; Carlo V vi autorizzò nel 1551 la fondazione dell'università, concedendole gli stessi privilegi di quella di Salamanca. Nel 1821 fu il teatro della dichiarazione d'indipendenza del Perú; occupata dagli Spagnoli nel giugno 1823, la città fu liberata nel luglio successivo, quando anche la Spagna riconobbe l'indipendenza del Paese; dal 1881 al 1883, nel corso della guerra peruviano-cilena, fu occupata dalle truppe del Cile che la danneggiarono gravemente. Fra i più famosi edifici architettonici vi è la cattedrale, ricostruita dopo il terremoto del 1756, che custodisce l'urna funeraria di Pizarro. Appartengono al XVI secolo la chiesa di San Domenico e quella di San Francesco, quest'ultima caratterizzata da due massicce torri. In genere le chiese e i santuari più notevoli risalgono ai secoli XVII e XVIII e riecheggiano forme rinascimentali, con un forte influsso dello stile mudéjar.

Arequipa

(710.103 ab.). Città del Perú, capoluogo dell'omonimo dipartimento (63.344 kmq; 1.113.916 ab.). È situata a 2.300 m s/m, ai piedi del vulcano Misti, non molto lontano dal lago Titicaca, posto al confine tra Perú e Bolivia. Come Lima, anche Arequipa è stata più volte devastata da violenti terremoti, soprattutto da quello del 1868. È uno dei centri di comunicazione con la Bolivia ed il Cile, ed è il maggiore centro urbano del Perú meridionale.

Callao

(424.294 ab.). Città del Perú, capoluogo dell'omonima provincia costituzionale (147 kmq; 799.530 ab.). Principale porto del Paese, è situato sul Pacifico, alla foce del Río Rimac, 12 km a Ovest di Lima. Ben protetto dall'isola di San Lorenzo e dotato di attrezzature moderne, vi si esportano cotone, zucchero, rame, piombo, argento, mentre si importano manufatti, macchinari, prodotti chimici e alimentari. Qui sono sorte numerose industrie legate al traffico portuale: metallurgiche, metalmeccaniche, alimentari (lavorazione del pesce) e cantieri navali. La città fu fondata dagli Spagnoli nel 1537. Durante la guerra con il Cile fu conquistata dai Cileni nel 1881 e restituita al Perú nel 1883. È stata più volte danneggiata da terremoti (1630, 1746, 1940); conserva la fortezza di San Felipe, in stile coloniale.

PICCOLO LESSICO

Alpaca (o alpaga)

Mammiferi della famiglia dei Camelidi, del genere lama. Vivono in armenti sugli altipiani del Perú e del Cile, sorvegliati dagli indios che tosano una o due volte all'anno il loro lungo pelo (ogni animale dà, in media, 2 kg di lana ogni due anni) con il quale si fa il panno di alpaca, leggerissimo e caldo. Gli alpaca si nutrono di erba, di steli, di foglie e hanno, come il cammello, uno stomaco atto a conservare a lungo l'acqua, rendendoli resistenti alla sete e alla fame.

Corrente del Perú o di Humboldt

Corrente marina fredda dell'Oceano Pacifico che scorre verso Nord lungo la costa occidentale del Sudamerica. L'influsso di questa corrente sul clima determina l'aridità della zona costiera del Perú. Infatti, a causa della sua temperatura compresa tra i 15 e i 19°C, provoca la condensazione dei venti umidi prima che essi raggiungano terra. La denominazione di Corrente di Humboldt le deriva dal nome del geografo tedesco che, tra il 1799 e il 1803, si dedicò all'esplorazione e allo studio scientifico del Paese.

Guanaco

Nome comune del lama guanicoe, un mammifero della famiglia dei Camelidi che vive nelle Ande. Ha il mantello morbido, di colore bruno-chiaro che diventa bianco sul ventre. Vive in piccoli branchi costituiti da un solo maschio adulto, da una decina di femmine e dai loro piccoli. Molto cacciato in passato, soprattutto per la sua pregiata pelliccia, è oggi protetto perché in via di estinzione.

Guano

Nome attribuito al materiale costituito dagli ammassi di escrementi e di scheletri di uccelli marini che si sono accumulati nel corso dei secoli in strati di 50-60 cm di spessore sulle coste del Perú, del Cile e della Patagonia. Il guano si presenta come una sostanza in parte agglomerata e in parte polverizzata, di colore giallo-bruno, emanante un caratteristico odore ammoniacale. Contiene azoto ammoniacale, acido fosforico e potassa e viene utilizzato come concime naturale fosfatico.

Quechua

Famiglia etno-linguistica di Indios dell'America Meridionale. Vi appartengono gli abitanti di alcuni settori del Perú, della Bolivia e dell'Ecuador odierni, antropologicamente assegnati alla razza pueblo-andina. Con i Chibcha e gli Aymará, i Quechua furono i creatori della grande civiltà andina: essi costituivano l'elemento etnicamente e linguisticamente dominante dell'Impero incaico, la cui struttura politico-sociale e il cui sistema di vita furono i più progrediti nell'America precolombiana. I Quechua dell'epoca della conquista (1532-1572) erano stanziati in prossimità di due distinte aree geografiche: i pascoli dell'altipiano e i campi arabili della pianura e dei cañones. Valutati in 1.490.137 di individui nel 1561, due secoli dopo, in seguito a epidemie, massacri e lavori forzati, erano ridotti a circa 600.000. Oggi superano 1.500.000. Prima della conquista erano raggruppati in ayllu; comunità domestiche: oggi permane solo un forte sentimento di gruppo, rafforzato da matrimoni endogamici e patrilocali. Ricco e interessante è il folclore: le fiestas hanno una grande importanza sociale e religiosa. La lingua quechua, o Runa-Simi, è la lingua degli Incas, la sola lingua indigena dell'America Meridionale che abbia avuto una grande importanza fin dall'epoca precolombiana.

Trapani I Quechua, discendenti degli antichi Inca

Trapani I Quechua, discendenti degli antichi Inca (english version)

Sendero Luminoso

Organizzazione rivoluzionaria nata alla fine degli anni Sessanta del XX secolo su iniziativa del professore universitario Abimael Guzman. Di ispirazione maoista, recluta militanti tra studenti marxisti e sottoproletariato urbano per organizzare azioni di guerriglia contro il Governo, mediante attentati, sequestri e omicidi. L'offensiva dell'organizzazione rivoluzionaria ha costretto il Governo a proclamare in più occasioni lo stato di emergenza e a condurre una massiccia azione repressiva contro i guerriglieri su tutto il territorio nazionale. Nel 1992 Guzman venne arrestato e condannato all'ergastolo.

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PERSONAGGI CELEBRI

Atahualpa

Sovrano inca del Perú (1500 ca.-1533). Figlio illegittimo di Huayna Capác e di una concubina discendente dai re di Quito. Quando alla morte improvvisa del padre venne incoronato a Cusco il figlio legittimo Huascar, Atahualpa si oppose all'incoronazione, sostenendo che Huayna Capác aveva diviso l'Impero in due parti, designandogli le regioni settentrionali. Si scatenò così una guerra civile che si concluse con la vittoria nel 1532 di Atahualpa il quale riunificò il Paese. Gli Spagnoli, nel frattempo, guidati da Francisco Pizarro, stavano occupando il Perú, approfittando proprio delle rivalità interne. Atahualpa affrontò gli Spagnoli al comando di un grande esercito, ma venne subito arrestato da Pizarro il quale, dopo avergli estorto una grande quantità di oro, lo fece battezzare e lo condannò a morte nell'agosto del 1533. Con la morte di Atahualpa ebbe termine la grande potenza dell'impero inca.

Mario Vargas Llosa

Romanziere peruviano (n. Arequipa 1936). Laureato all'università di Lima, viaggiato moltissimo in Spagna, Inghilterra e Francia, dove lavorò come giornalista. Romanziere e autore di racconti nei quali spesso utilizzò buona parte del proprio patrimonio autobiografico, Vargas Llosa si occupò anche di critica letteraria. Particolarmente attento ai problemi di carattere sociale, nel 1990 volle candidarsi alla presidenza della Repubblica peruviana, ma venne sconfitto da Alberto Fujimori. Nonostante risieda abitualmente a Londra, nel 1993 gli venne concessa la nazionalità spagnola; dal 1996 è membro dell'Accademia Reale di Spagna. Tra le opere più importanti ricordiamo: La fuga (1952), I capi (1958), La città e i cani (1962), La casa verde (1966), Conversazione nella cattedrale (1969), Pantaleone e le visitatrici (1973), La zia Julia e lo scribacchino (1978), La guerra della fine del mondo (1981), La signorina di Tacna (1982), La storia di Mayta (1985), Kathie e l'ippopotamo (1985), Elogio della matrigna (1986), La verità delle menzogne (1992), I quaderni di don Rigoberto (1997), La festa del caprone (2000).

ALTRI CENTRI

Chiclayo

(375.058 ab.). Città del Perú settentrionale, capoluogo del dipartimento di Lambayeque (14.231 kmq; 1.131.467 ab.). Industrie alimentari. Centro commerciale di una regione con colture irrigue di canna da zucchero, cotone e riso.

Cusco o Cuzco

(278.590ab.). Città del Perú meridionale, capoluogo dell'omonimo dipartimento (72.104 kmq; 1.223.248 ab.). Sorge in una bella e fertile vallata delle Ande orientali, a 3.360 m di altezza. Fu l'antica capitale dell'impero incaico e il suo nome in lingua quechua significa "ombelico". Conserva tuttora i resti di edifici e mura dell'epoca precolombiana, molti dei quali usati in epoca coloniale come basamento delle costruzioni spagnole. Tra i monumenti più noti vi sono la fortezza Sacsahuaman, gli edifici di Colqampata, le mura poligonali della calle Loreto e dei conventi di San Domenico (l'antico tempio del sole) e di Santa Catalina (l'antica "casa delle donne elette"). Nella parte bassa si è sviluppata la città moderna, con industrie tessili e alimentari. Nella città antica si è svolta la solenne cerimonia che, nel 2004, ha segnato la nascita della Comunidad Sudamericana de Naciones (CSN).

Inquitos

(334.013ab.). Città del Perú nord-orientale, capoluogo del dipartimento di Loreto (368.852 kmq; 919.505 ab.). Porto sull'Ucayali, esporta prodotti agricoli tropicali e legname. Industrie del legno, alimentari, tessili, costruzioni navali.

Trujillo

(603.657ab.). Città del Perù, capoluogo del dipartimento di La Libertad (25.500 kmq; 1.528.448 ab.). Importante centro commerciale e industriale, fu fondata nel 1534 da Diego de Almagro e circondata da mura per difenderla dai pirati. Nei pressi vi sono i resti del centro preincaico di Chanchay.

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