GEOGRAFIA - AMERICA DEL SUD - GUYANA

PRESENTAZIONE


La Guyana confina a Nord-Ovest con il Venezuela, a Sud e Sud-Ovest con il Brasile, a Est con il Suriname e a Nord-Est si affaccia sull'Oceano Atlantico. Il suo territorio copre 215.083 kmq e la popolazione ammonta a 752.000 abitanti, con una densità media di 4 abitanti per kmq. La popolazione è composta da Indiani dell'India (49%), neri (36%), mulatti e meticci (7%), Amerindi (7%) e, in misura minore, Cinesi (0,4%), La lingua ufficiale è l'inglese a cui si affiancano alcuni idiomi indiani e il creolo-inglese. L’Induismo è la religione professata dalla maggioranza della popolazione (33%), ma numerosi sono anche i protestanti (29%), i cattolici (11%) e i musulmani (9%). La Guyana è una Repubblica presidenziale di tipo cooperativistico inserita nell’ambito del Commonwealth. In base alla Costituzione, promulgata nel 1980, il potere esecutivo spetta al presidente della Repubblica, eletto a suffragio universale ogni 5 anni, che oltre ad essere capo dello Stato è anche capo del Governo. Il potere legislativo è affidato all'Assemblea Nazionale, formata da 65 membri di cui 53 vengono eletti a suffragio universale, 10 vengono scelti da organismi locali e 2 sono nominati dal capo dello Stato. La Guyana è divisa amministrativamente in 10 regioni. L'unità monetaria è il dollaro della Guyana. La capitale è Georgetown (150.000 ab.).

IL TERRITORIO


Il territorio è in prevalenza pianeggiante, soprattutto lungo la costa; nella zona occidentale e in quella meridionale si presenta invece montuoso e coperto da foreste, con cime che raggiungono i 3.000 m. Il Paese è dominato da un antichissimo massiccio cristallino che l'erosione ha ridotto ad un penepiano di 200 metri di altezza circa. I numerosi fiumi che costituiscono la rete idrografica scorrono verso Nord e Nord-Est per andare a sfociare nell'Atlantico e sono interrotti da frequenti cascate. Il fiume principale è l'Essequibo; importanti sono anche il Demerara e il Berbice. La fascia costiera, in gran parte paludosa e alluvionale, scende in alcune zone al di sotto del livello del mare. Il clima è caldo e umido, di tipo tropico-equatoriale, principalmente sulla costa; le abbondanti precipitazioni, concentrate prevalentemente tra aprile e agosto, sono portate dai venti alisei di Nord-Est e Sud-Est che soffiano costantemente.
Cartina della Guyana


L'ECONOMIA


La Guyana ha un’economia di tipo prettamente coloniale, basato sull’agricoltura e per la maggior parte dipendente direttamente da capitali stranieri. Il territorio è coltivato prevalentemente lungo la fascia costiera e i prodotti principali (riso, canna da zucchero, caffè, agrumi, banane, palma da cocco e lime) sono destinati sia al fabbisogno interno sia all'esportazione. Importanti sono le risorse forestali che forniscono legname pregiato, mentre pressoché irrilevanti sono l'allevamento e la pesca. Le industrie si differenziano in tradizionali (dell'alimentazione, soprattutto della lavorazione dello zucchero, della birra, della distillazione del rhum e dell’alcol) e pesanti, di recente introduzione, legate all’attività estrattiva e di trasformazione della bauxite, di cui il Paese è uno dei massimi produttori mondiali. Buone sono anche le scorte di oro e diamanti. Gli scambi commerciali avvengono principalmente con Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone e Trinidad e Tobago. Le esportazioni riguardano soprattutto bauxite, canna da zucchero e rhum, mentre si importano soprattutto prodotti alimentari, carburanti e macchinari. Le vie di comunicazione si avvalgono di circa 7.820 km di strade, di cui 800 km asfaltati, e 88 km di ferrovia; i fiumi navigabili permettono di raggiungere l'interno del Paese. Porti principali: Georgetown e New Amsterdam. Aeroporto internazionale: Georgetown/Timehri.

CENNI STORICI


Il territorio oggi conosciuto come Guyana fu originariamente abitato dagli Arawak (Arauchi), successivamente cacciati dai Caribi, che dominarono gran parte della regione per poi spostarsi verso le isole circostanti. Entrambi erano popoli nomadi che vivevano di caccia e di pesca. Quando gli Europei arrivarono in Guyana, vi vivevano circa mezzo milione di persone. Nel 1616 gli Olandesi costruirono il primo forte della Guyana, spinti nel territorio dalla leggenda dell’Eldorado. Nel 1796, la colonia olandese fu conquistata dagli Inglesi, che già in precedenza avevano cominciato ad introdurre schiavi nel Paese. Nel 1763 la comunità africana fu a capo di una ribellione che fu repressa nel sangue. Gli schiavi fuggiti andarono a vivere con gli indigeni nelle foreste, dando origine ad una vasta mescolanza razziale. Nel 1831 venne ufficialmente creata la colonica della Guyana britannica, formata dalle tre regioni di Berbice, Demerara ed Essequibo, ma contemporaneamente cominciarono anche le rivendicazioni territoriali da parte dei Paesi vicini e in modo particolare con il Venezuela. Nel 1934 iniziò il processo di abolizione della schiavitù che avrebbe spinto le popolazioni delle campagne a concentrarsi in neonati agglomerati urbani. L’improvvisa carenza di manodopera spinse allora gli Inglesi a favorire l’arrivo di Cinesi, Giavanesi, Indiani e, sebbene in misura minore, Portoghesi reclutati con il sistema delle indentures, contratti di semi-servilismo aventi lunga scadenza. Intanto iniziavano a far capolino i primi focolai indipendentisti. Solo nella seconda metà del XX secolo, però, le aspirazioni indipendentiste presero forza in un unico movimento, il Partito popolare progressista (PPP) che, oltre che all’autonomia politica, mirava ad una trasformazione socialista della società. Cheddi Jagan, suo leader politico, fu per tre volte primo ministro della colonia (1953, 1957 e 1961). Dopo anni di lotta, nel 1966 la Gran Bretagna riconobbe l’indipendenza della Guyana all’interno del Commonwealth. A quell’epoca il PPP si era diviso in due: il Congresso nazionale del popolo (PNC) che raccoglieva la popolazione d’origine africana, e il vecchio PPP di Jagan, appoggiato da quella di origine indiana. Forbes Burnham, leader del PNC, vinse le prime elezioni, sostenuto da alcune minoranze etniche. Importante in questa vittoria anche l’influenza degli Stati Uniti che vedevano nell’orientamento socialista di Jagan una minaccia alla propria egemonia nei Caraibi. Burnham riuscì comunque a governare senza troppi condizionamenti da parte di Washington, pronunciandosi in favore del non allineamento e, nel 1970, proclamando la Repubblica cooperativa. Furono nazionalizzate in quegli anni l’industria del legno e quella dello zucchero, oltre alle industrie estrattive della bauxite: nel 1976 lo Stato controllava il 75% della produzione del Paese. Nello stesso anno la Guyana aderì al CARICOM (la Comunità economica dei Caraibi), al SELA (il Sistema economico latinoamericano) e alla Flotta Mercantile Caraibica. Poco dopo, durante un periodo di tensioni sulla frontiera con il Brasile Jagan proclamò la necessità di raggiungere un’unità nazionale «antimperialista». I rappresentanti del PPP rientrarono in Parlamento dopo tre anni e poco dopo Burnham annunciò la creazione di una milizia popolare per difendere la rivoluzione. Le elezioni furono rimandate, sostituite da un referendum che affidò al Parlamento la redazione di una Carta costituzionale. Questo motivò il nuovo ritiro del PPP dalle attività legislative. Nello stesso anno Burnham fu eletto presidente in elezioni che, secondo gli osservatori internazionali, furono ancora caratterizzate da brogli. Burnham chiese nel 1980 l’aiuto del FMI e iniziò a concedere ad imprese transnazionali il permesso di sfruttare il petrolio e l’uranio presenti nel territorio. Nello stesso anno l’intellettuale di fama internazionale Walter Rodney, fondatore del movimento d’opposizione Alleanza del popolo lavoratore (WPA), fu ucciso da una bomba i cui responsabili rimasero impuniti. Il Venezuela intanto cominciò a reclamare il possesso della regione di Essequibo, un vasto territorio occupante i tre quarti della Guyana), motivando la decisione con l’affermazione che queste terre erano state illegalmente strappate alla sua sovranità nel XIX secolo dall’imperialismo britannico. I due Paesi fecero ricorso alle Nazioni Uniti e solo nel 1985 si cominciarono a pensare a delle soluzioni di mediazione tra le due opposte posizioni. Intanto la condanna del Governo per l’invasione nordamericana di Grenada, peggiorò i rapporti tra gli Stati Uniti e la Guyana, che iniziò un processo d’avvicinamento verso i Paesi socialisti. Burnham morì nel 1985, sostituito da Desmond Hoyte. Il PNC vinse le elezioni con un grande margine, ma ancora una volta furono denunciati pesanti brogli. L’opposizione si riunì nel 1986 nella Coalizione patriottica per la democrazia, che decise di boicottare le elezioni amministrative del 1986, lasciando la totalità dei seggi in mano al PNC. Nel 1987, Hoyte, eletto presidente, annunciò che il suo Governo sarebbe tornato al socialismo cooperativo. Dopo alcuni anni in cui le elezioni furono rimandate in continuazione adducendo allo stato di emergenza del Paese, nel 1992, nelle elezioni generali, Cheddi Jagan con il 54% dei consensi, sconfisse il presidente Desmond Hoyte, fermatosi al 41%. All’inizio del 1993, il presidente Jagan permise, contrariamente ai Paesi vicini, il dispiegamento di truppe statunitensi per l’addestramento militare nel suo Paese, accettò la collaborazione statunitense per combattere il narcotraffico e il suo aiuto per sviluppare la bonifica delle zone interne. Jagan propose l’economia di mercato al fine di risolvere il problema della povertà dell’80% della popolazione, il cui tasso di immigrazione era superiore a quello della crescita demografica. Le ricchezze della Guyana erano rimaste quasi intatte: grandi riserve d’oro, di diamanti, di bauxite, vaste foreste e un enorme potenziale agricolo. Il deficit fiscale era strettamente collegato al mercato minerario, ma anche alla politica dei prezzi d’esportazione dello zucchero, del riso e degli altri prodotti agricoli. Dopo un anno di Governo nelle mani di Jagan, il Paese venne scosso dall’imponente sciopero dei lavoratori dell’impresa nazionale dell’elettricità, in lotta in seguito al mancato adempimento della promessa di concedere un aumento salariale. Alle richieste degli scioperanti Il Governo rispose che le condizioni imposte dal FMI gli impedivano di essere fedele agli impegni finanziari precedentemente concordati. Nel 1995 si verificò il più drammatico incidente ambientale della storia del Paese, quando quattro milioni di metri cubi di residui, carichi di cianuro, finirono nel fiume Omai, sfociando poi nell’Essequibo, il principale fiume della Guyana. Inoltre, nel 1996, il Paese fu oggetto di una denuncia da parte di Amnesty International relativa al persistere dell’applicazione della pena di morte per impiccagione. Nello stesso anno, il Governo ottenne il condono di 500 milioni di dollari del debito estero, quasi un quarto del totale. Nel 1997, dopo la morte di Jagan, sua moglie Janet occupò la carica di primo ministro ad interim, fino alle successive elezioni in cui la stessa fu eletta presidente con il 55,3% dei voti, contro il 40,6% ottenuto dal PNC di Hoyte. Sam Hinds fu nominato primo ministro. Il primo grave problema che la Jagan dovette affrontare fu la siccità che colpì il Paese, che mise in ginocchio l’estrazione aurifera, ridusse il commercio e favorì gli incendi delle foreste. L’aumento dei prezzi provocò nuove manifestazioni di protesta, tra cui quella contro l’aumento delle tariffe telefoniche, attestatosi al 1.000%. Nel 1999 Janet Jagan, afflitta da gravi problemi di salute, fu costretta a dimettersi dalla carica di presidente, ove venne sostituita da Bharrat Jagdeo. L’anno successivo si arrivò alla soluzione dell’annoso problema dei confini delle acque territoriali che separano il Paese dal Suriname, disputa nella quale grande parte hanno avuto le compagnie di estrazione del petrolio presente nella zona. Nel marzo 2001 le elezioni legislative confermarono al potere il presidente Jagdeo e il suo partito, il PPP.

LA CAPITALE


Georgetown

(150.000 ab.). Capitale della Guyana, sull'oceano Atlantico, alla foce del fiume Demerara. È centro amministrativo e il maggior centro commerciale e industriale del Paese. Il suo porto, molto attivo, esporta i prodotti agricoli tropicali e, tra i minerali, in particolare la bauxite. Le industrie, che si occupano prevalentemente della trasformazione di prodotti agricoli, della lavorazione di tessuti e della produzione di oggetti di legno, sono concentrate nell'area di Ruimveldt, a Sud della città. Fondata dagli Olandesi nel 1596 con il nome di Stabroeck, assunse il nome attuale con l'indipendenza. Dopo l'incendio del 1945, che distrusse molti edifici in legno, la città fu ricostruita secondo un piano funzionale e moderno.


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