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Geografia America del Sud Territorio Storia Economia dell'Argentina

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Argentina Storia Argentina Politica in Argentina anno 2010 e anno 2011

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Geografia - America del Sud - Argentina.

PRESENTAZIONE.

L'Argentina è situata nel Sud dell'America Meridionale.

Il Paese si affaccia per oltre 4.000 km ad Est sull'Oceano Atlantico, confina a Ovest con il Cile, a Nord con la Bolivia e il Paraguay, a Nord-Est con il Paraguay e il Brasile, a Est con l'Uruguay.

La sua superficie conta 2.780.403 kmq e la popolazione raggiunge i 37.355.000 abitanti.

La densità media è di 13 abitanti per kmq, sebbene il tasso di popolazione urbana sia tra i più elevati del mondo.

La popolazione è in gran parte costituita da Argentini di origine europea (86,4%), soprattutto spagnola e italiana; vi sono poi i meticci (6,5%), mentre gli aborigeni (o amerindi) ne costituiscono la minima parte (3,4%) e abitano prevalentemente nelle province di Chaco, Formosa, Misiones e Chubut.

La grandissima maggioranza della popolazione parla lo spagnolo, riconosciuto come lingua ufficiale; lingue locali sono il guaicurù, il quechua e il tehuelce.

La religione più diffusa è il Cattolicesimo (87,8%); seguono i protestanti (7,5%) e i musulmani (1,5%). L'Argentina è una Repubblica federale di tipo presidenziale.

In base alla Costituzione emanata nel 1994, il presidente della Repubblica viene eletto ogni quattro anni a suffragio diretto e può essere rieletto per un secondo mandato.

Il capo dello Stato è anche capo del Governo.

Il Parlamento è composto dalla Camera dei deputati (formata da 257 membri eletti a suffragio universale ogni quattro anni, ma rinnovabili per metà ogni due anni) e dal Senato (costituito da 72 membri eletti dai Governi delle varie province ogni nove anni, ma rinnovabili per un terzo ogni tre anni).

L'ordinamento amministrativo prevede una divisione in 23 province a cui si aggiunge il territorio della Capital Federal di Buenos Aires, nonché i 24 distretti della stessa provincia di Buenos Aires (il cui capoluogo è La Plata).

L'unità monetaria è il peso argentino.

La capitale è Buenos Aires (2.768.772 ab.; 11.548.000 ab. l'agglomerato urbano o Gran Buenos Aires).

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IL TERRITORIO.

Il territorio argentino è diviso in tre grandi regioni naturali: a Nord la zona delle grandi pianure che comprende il Chaco, la regione particolarmente fertile dei grandi fiumi compresa tra il Panama e l'Uruguay, e la vastissima pianura senza alberi della pampa. Nella zona meridionale del Paese si trova la Patagonia, formata da un altopiano pietroso e umido che termina, all'estremità del continente, con la parte orientale dell'arcipelago della Terra del Fuoco; infine la regione andina, che segna il confine col Cile. Le Ande sono imponenti catene dalle vette molto elevate (la cima più alta è l'Aconcagua, 6.959 m), che racchiudono altipiani gelidi e desertici. Vari fiumi solcano il territorio e sfociano nell'Oceano Atlantico; i principali, tuttavia, scorrono nell'area centrale. Il fiume Uruguay segna per un tratto il confine col Brasile e in seguito quello con l'Uruguay; sfocia nell'estuario del Río della Plata assieme al Paraná. Quest'ultimo riceve le acque del Paraguay ed entrambi scorrono lungo il confine politico con il Paraguay. Altro fiume importante è il Río Colorado, situato al limite meridionale della pampa. Numerosi laghi sono disseminati nella Patagonia. Il litorale atlantico è caratterizzato a nord da coste basse e ampie insenature, la Bahía Blanca e il Golfo di San Matias, chiuso dalla penisola Valdés; scendendo a Sud la costa si eleva invece sino a 100 m e si fa irta di scogliere. Le sue ampie insenature sono soggette a fortissime maree. Essendo l'Argentina un Paese molto esteso, il clima varia a seconda delle regioni. Il Chaco si trova nella zona tropicale caratterizzata da lunghi periodi di siccità. La regione andina e l'estremità meridionale hanno clima freddo, con inverni aridi e scarse precipitazioni. Il resto del Paese è situato nella zona temperata dove le estati sono calde, gli inverni miti e le precipitazioni più abbondanti verso oriente.

Argentina Iguazu Jujuy Salta Catamarca Buenos Aires El Boison Trelew El calafate (Video)

Cartina dell'Argentina Veduta della città di Ushuaia (Terra del Fuoco, Argentina)

Argentina: la spiaggia di Mar de la Plata Argentina: meandri del rio Paranà

LA PAMPA.

La regione delimitata a Nord dal corso inferiore del Paraná e a Sud dal Río Colorado è denominata Pampa, termine che deriva dalla lingua quechua e significa pianura. La pampa si presenta come un'immensa distesa coperta di erba, verde in primavera e in estate e giallastra in inverno, battuta dai venti (il pampero presso Buenos Aires e l'aguacero nel Gran Chaco), i quali si trasformano talvolta in violenti uragani. La pampa non è attraversata da imponenti corsi d'acqua, ma nella parte orientale è punteggiata da stagni (pampa humeda) che diventano via via sempre più rari procedendo verso occidente (pampa seca). A Nord il suolo è ricoperto da una terra argillosa rosso-bruna o bruno-giallastra, ricca di resti fossili. Questa regione è da lungo tempo il regno dell'allevamento del bestiame, specialmente la pampa orientale, favorita dal clima umido e dal folto tappeto erboso. La sterminata prateria offre infatti ottimi pascoli alle mandrie di bovini che vivono per lo più allo stato brado, sorvegliati da bovari a cavallo detti gauchos. Attualmente il terreno particolarmente fertile della pampa viene parzialmente sfruttato per l'agricoltura (vi si coltiva soprattutto grano). Ciò ha determinato il sorgere di numerose fattorie, le estancias, piccoli centri abitati in cui risiedono tutte le persone che lavorano in un'azienda agricola. Sono comunità autosufficienti, in cui, oltre alle abitazioni del proprietario e dei contadini, sono concentrati le scuderie per i cavalli da sella, i generatori di energia elettrica e gli impianti idrici. Le estancias sono collegate ai centri di servizio attraverso strade lungo le quali spesso si allineano un deposito di carburante, un meccanico, un bar e un negozio.

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L'ECONOMIA.

L'economia dell'Argentina, benché rimanga una delle più floride dell'America Meridionale, nel corso del XX sec. ha conosciuto fasi alterne: dopo un periodo di grande fioritura vissuto negli anni Trenta grazie all'esportazione di grandi quantitativi di carne e di cereali verso l'Europa, nel secondo dopoguerra ha conosciuto un lungo momento di stasi. Dopo una breve ripresa avuta negli anni Sessanta grazie all'esportazione del petrolio, negli anni Settanta-Ottanta ha vissuto gravi difficoltà dovute alla concomitanza di più fattori tra cui le ripercussioni dovute alla guerra delle Falkland e la decisione della CEE di imprimere forti tagli alle importazioni di carne. Alle cause esterne si aggiunsero alcune scelte d politica interna che provocarono un'impennata dell'inflazione, la fuga di ingenti capitali all'estero e impressero una brusca battuta d'arresto agli investimenti stranieri. Gli anni Novanta si aprirono per l'economia con grossi problemi (nonostante l'attivo della bilancia commerciale) dovuti in gran parte alle privatizzazioni di molte aziende di Stato volute dal Governo di Carlos Menem il cui obiettivo principale era quello di smantellare lo Stato assistenziale. Nel 1999 la svalutazione della moneta brasiliana si ripercosse duramente anche sull'economia argentina, generando un preoccupante aumento della disoccupazione. Nell'estate del 2001 il Fondo Monetario Internazionale decise di intervenire accordando al Paese un prestito di otto miliardi di dollari, e nel successivo autunno il Governo mise a punto un piano di austerità per cercare di coprire, nel più breve tempo possibile, i forti debiti internazionali accumulati nei precedenti 10 anni. Ma l'operazione si rivelò fallimentare. Dopo il gravissimo crack finanziario del 2002, il nuovo Governo del Paese guidato dal presidente Nestor Kirchner (insediatosi nel maggio 2003) mise in atto un drastico piano di risanamento del debito estero e di quello pubblico, favorendo per tale via la ripresa economica del Paese. Nel 2004-05 la crescita del PNL fu di nuovo elevata (superiore all'8%) e aumentarono anche i salari reali (rispetto a un'inflazione del 6,1%, infatti, i salari nominali crebbero di circa il 9%). Nel giugno del 2005 il Governo stabilì inoltre un incremento delle pensioni minime. Nello stesso periodo l'Argentina raggiunse importanti accordi di cooperazione economico-commerciale con la Bolivia, il Vietnam, il Venezuela e il Brasile. Per quanto riguarda il settore primario, un'intensa coltura di cereali (frumento, mais, orzo) copre circa la metà dei terreni coltivati. Seguono la soia, che viene venduta sotto forma di semi, frutta, agrumi, uva, olive, canna da zucchero, cotone, tabacco e tè. L'Argentina è inoltre assai ricca di risorse forestali provenienti dalle estese regioni tropicali e subtropicali. Un'altra fonte di ricchezza è l'allevamento estensivo, in special modo bovino (nella Pampa) e ovino (in Patagonia), che da vita all'industria della trasformazione e conservazione della carne e a quella lattiero-casearia. L'industria argentina ebbe un notevole sviluppo dopo la seconda guerra mondiale nei settori tessile, elettrico e meccanico; in seguito si svilupparono anche i settori siderurgico, metallurgico, meccanico, chimico e di raffinazione del petrolio, quest'ultimo rappresentante una risorsa del sottosuolo molto importante, cui si aggiungono buone scorte di piombo, carbone, uranio, oro e argento. I maggiori impianti di raffinazione sono situati lungo il Río de la Plata, a Bahía Blanca e a Puerto Galván. In aumento la produzione di gas naturale. Il potenziale idroelettrico del Paese è considerevole benché non venga sfruttato appieno. Il commercio verso l'estero si basa per lo più su prodotti agricoli e alimentari, mentre le importazioni riguardano prevalentemente beni di investimento e prodotti semilavorati. I partner commerciali privilegiati sono Brasile e Cile, unitamente a Stati Uniti e numerosi Paesi europei. Le vie di comunicazioni sono costituite da 233.000 km di strade, di cui 71.300 asfaltati, e 35.753 km di rete ferroviaria. I porti principali sono Buenos Aires, Bahía Blanca, Rosario, Santa Fe, San Nicolás, La Plata, Quequén. Gli aeroporti principali si trovano a Buenos Aires/Ezeiza, Córdoba, Corrientes, Mar del Plata, Mendoza, Rosario, Salta, Comodoro Rivadavia, Jujuy.

CENNI STORICI.

L'Argentina agli inizi del secolo XVI era abitata da due ceppi di popolazioni, i Patagoni e gli Andini. Tra i primi c'erano Tehuelchesi, Rehuelchesi, Rampas, Matacos e Guaycurúes. Gli ultimi due erano civiltà agricole stanziali, mentre i primi erano cacciatori nomadi. I Patagoni occupavano in prevalenza il Sud del Paese. I principali gruppi andini furono Rehuelches, Rehuelches algarroberos, Huerpes, Idiaguitas, Capayanes, Omahauacas e Patamas. Queste popolazioni, attraverso il contatto con gli Incas, perfezionarono le tecniche agricole, con la coltivazione a terrazze e con l'irrigazione artificiale. Allevavano i lama e commerciavano a Ovest e Nord-Est del Paese. Nei secolo XVII e XVIII, in fuga dalla conquista spagnola, gli Araucani provenienti dall'area del Cile emigrarono verso la regione centrale dell'attuale Argentina, stabilendovisi. Amerigo Vespucci, nel 1502, e Juan Díaz de Solís, nel 1516, penetrarono per la prima volta nel Paese attraverso l'estuario del fiume che battezzarono Río de la Plata, in onore del metallo che cercavano e non trovarono. Sebastiano Caboto nel 1526 fondò invece un forte sulle sponde del fiume Carcaraña, primo insediamento portoghese in quella che è l'Argentina attuale. Contro l'avanzata portoghese, la Spagna inviò nella regione Pedro de Mendoza, con un contratto che gli garantiva privilegi politici ed economici. Nel 1536, de Mendoza fondò Santa María del Buen Aire, un piccolo villaggio che nel 1541 fu abbandonato a causa della rivolta degli indigeni. Gli Spagnoli, a partire da Asunción, fondarono diverse città (Santiago del Estero, Córdoba, Santa Fe), fino alla seconda fondazione di Santa María del Buen Aire, rinominata Buenos Aires, che ebbe luogo nel 1580. Questo porto si trasformò presto per la Spagna nel centro strategico, politico e commerciale dell'area. Nel 1776 fu creato il Vice Regno del Río de la Plata, con capitale Buenos Aires, che comprendeva oltre all'Argentina, Uruguay, Cile, Bolivia e Paraguay. Una parte della borghesia, favorevole al libero commercio, diede vita nel 1810 ad un movimento rivoluzionario, che diede vita alle Province Unite del Río de la Plata. Il viceré fu destituito, con l'accusa di infedeltà verso la Spagna, in quel tempo occupata dalle truppe napoleoniche, e sostituito da una Giunta governativa provvisoria. Nel 1816 le Province Unite del Río de la Plata scelsero l'indipendenza, vista l'incapacità del re spagnolo Ferdinando VII e del suo partito di avere una politica compatibile con il liberalismo istituzionale e commerciale a cui aspirava la giunta di Governo di Buenos Aires. Il generale José de San Martín contruibuì con il suo esercito all'indipendenza di Cile e Perù, proprio mentre le Province Unite caddero nell'orbita della Gran Bretagna. Questa acquistava cuoio e forniva manufatti, il che mandò molto presto in rovina l'artigianato dell'interno a vantaggio dell'oligarchia del porto. Nel 1829 salì al potere Juan Manuel de Rosas, che cercò di conciliare gli interessi contrapposti del porto e dell'interno mediante una legge doganale e altre restrizioni alla penetrazione di prodotti provenienti da Gran Bretagna e Francia. Dovette subire aggressioni militari da entrambe le potenze, che bloccarono il porto di Buenos Aires per piegare il Governo, venendo però irrimediabilmente sconfitte. Questi furono i primi tentativi di integrare l'Argentina nel mercato internazionale, ma l'obiettivo fu raggiunto solo dopo la «Grande guerra» , scoppiata in Argentina e Uruguay tra il 1839 e il 1852. Intanto nel 1833 la Gran Bretagna occupò le isole Malvinas con il beneplacito degli Stati Uniti. Poco dopo l'Argentina divenne importatrice di manufatti e capitali inglesi ed esportatrice di carne e cereali. Bartolomé Mitre, presidente nel periodo 1862-1868, in nome del liberalismo economico e politico, si alleò con l'imperatore del Brasile e il presidente dell'Uruguay, per combattere contro il Paraguay la guerra definita della «Triplice Alleanza» (1865-1870). Al momento della vittoria degli alleati, Domingo Faustino Sarmiento era già succeduto a Mitre. Dopo la guerra, iniziò la fase di adeguamento tecnico del mercato: nuovi porti e ferrovie assicurarono il trasferimento di beni verso Londra, mentre veniva completata l'occupazione del territorio con lo sterminio degli indigeni della Patagonia e del Chaco. Fu inoltre favorita una massiccia immigrazione di manodopera europea, soprattutto spagnola e italiana. Il succedersi di Governi che rappresentavano gli interessi dei latifondisti ebbe fine solo quando la classe media e il proletariato favorirono l'elezione, nel 1916, di Hipólito Yrigoyen e della sua Unione civica radicale. La nascente industrializzazione favorita dalla prima guerra mondiale, durante la quale Yrigoyen si mantenne neutrale, creò nuovi gruppi sociali, con i conseguenti conflitti, culminati nel 1919 con la Settimana Tragica, in cui i militari mitragliarono per le strade gli operai in sciopero. La crisi mondiale del 1929, che evidenziò l'esaurimento del modello agro-esportatore, acuì la distanza tra una classe dominante che consolidò i propri privilegi e la maggioranza della popolazione sempre più povera. In questa situazione si assistette alla deposizione di Yrigoyen per mano militare e il potere fu assunto dalla coalizione della Concordancia (conservatori, radicali, dissidenti e socialisti indipendenti) nelle mani dei presidenti A. Justo (1932-38) e R. Ortíz (1938-42). La seconda guerra mondiale favorì una rapida industrializzazione che si sostituì alle abituali esportazioni, mentre un'alleanza tra la borghesia, il proletariato e le Forze Armate occupò la scena politica. Nel 1946 divenne presidente l'allora colonnello Juan Domingo Perón. Il suo Governo nazionalizzò il commercio estero, le banche, le ferrovie, il gas e i telefoni; incrementò la flotta marittima e creò quella aerea; elevò al 50% la partecipazione dei lavoratori alle entrate nazionali e promulgò un'avanzata legislazione sociale. Organizzò inoltre operai e datori di lavoro in confederazioni nazionali, con le quali negoziò la politica economico-sociale. In politica estera promosse la cosiddetta «terza via» tra i blocchi impegnati nella guerra fredda. Sua moglie Evita rappresentò un legame carismatico tra Perón e i lavoratori, favorendo tra l'altro la legge che concesse il voto alle donne. Gli interessi nordamericani furono un elemento decisivo nel colpo di Stato del 1955: il dittatore militare Pedro Aramburu, che sostituì pochi mesi più tardi l'autore del colpo di Stato Eduardo Lonardi, rifiutò in blocco le posizioni di Perón e abbracciò la cosiddetta «Dottrina della sicurezza nazionale», affidando di fatto agli Stati Uniti la difesa contro «i nemici della democrazia». Il nuovo Governo impose la redistribuzione progressiva delle entrate e fucilò oppositori civili e militari dando il via ad alcuni decenni di violenza politica. Nel 1958 vinse le elezioni Arturo Frondizi, che aprì il Paese alle multinazionali del petrolio e dell'industria automobilistica e impiantò il modello di crescita e di concentrazione delle ricchezze che fu causa di gravi conflitti sociali. Frondizi riammesse alla legalità il peronismo nella figura del suo partito, quel Fronte giustizialista che, nelle elezioni del 1962, trionfò in dieci province. Questa vittoria provocò un nuovo intervento militare e Frondizi fu sconfitto. Emerse allora come uomo forte il generale Juan Carlos Ongania, che vietò di nuovo il peronismo, mentre salì al Governo il radicale Arturo Illía, la cui amministrazione fu la prima in quarant'anni a non applicare lo stato d'assedio né altre misure speciali di repressione o censura culturale. Illía annullò i contratti petroliferi firmati da Frondizi, pagando indennizzi alle compagnie straniere, e rifiutò di collaborare con l'invio di truppe all'invasione nordamericana di Santo Domingo. In politica interna dovette affrontare lo scontro con i sindacati peronisti, che indissero continui scioperi, manifestazioni e occupazioni di fabbriche. Nel 1966 Illía fu sconfitto da un colpo di Stato architettato da Ongania, che inaugurò un nuovo modello autoritario, politicamente clerical-corporativo, liberista nell'economia e difensore delle frontiere ideologiche all'estero. Ongania proibì la politica e denazionalizzò l'economia. Le imprese in fallimento furono acquistate a un prezzo bassissimo da consorzi nordamericani, britannici e tedeschi. Il ristagno economico che ne seguì fu causa di sommosse sociali tra le quali il «cordobazo» del 1969, movimento scoppiato a Córdoba e culminato con l'assassinio del capo peronista Augusto Vandor e dell'ex-dittatore Aramburu. Questa insurrezione con il conseguente inizio della guerriglia soffocarono il progetto della cosiddetta «Rivoluzione argentina» tra gli stessi militari. Il generale Alejandro Lanusse divenne presidente nel 1971 annunciando le elezioni, proibendo solo la candidatura di Perón, esiliato a Madrid. Nel 1973, Héctor Cámpora, candidato del peronista Fronte giustizialista, ottenne il 49% dei voti. Cámpora divenne presidente, ma si dimise due mesi dopo per permettere nuove elezioni in cui si presentò il suo leader, rientrato nel Paese. Perón fu eletto presidente con il 62% dei voti, mentre sua moglie María Estela Martínez detta Isabelita, divenne vicepresidente. Il peronismo riannodò i rapporti con Cuba, sostenendo la partecipazione dell'Argentina nel Movimento dei Paesi non allineati e incrementando il commercio con i Paesi socialisti. Ma dopo il massacro di Ezeiza (il 23 giugno, giorno del ritorno di Perón), i contrasti all'interno del suo movimento sfociarono in guerra tra la vecchia guardia sindacale e le «formazioni speciali», come Perón chiamava i guerriglieri. Alla morte di Perón, il 1° luglio 1974, gli successe la vedova. Primo atto del suo ministro della Previdenza Sociale, José López Rega, fu quello di creare le AAA (Alleanza Anticomunista Argentina), squadre parapoliziesche che assassinarono oppositori marxisti e della sinistra peronista. Per il suo coinvolgimento Rega, nel 1975, fu costretto a dimettersi. Nel marzo 1976 il Governo di Isabelita Peron fu deposto da una Giunta militare capeggiata dal generale Jorge Videla, già capo di stato maggiore dell'esercito. I militari diedero vita ad un'ondata di sequestri e omicidi e nacque in quel periodo la figura dei desaparecidos. Furono oltre 25 mila gli scomparsi, secondo le organizzazioni a difesa dei diritti umani, arrestati da forze di sicurezza, di fronte a testimoni, e del cui destino non si seppe più nulla. Un documento delle forze armate dichiarò nel 1983 che i desaparecidos dovevano considerarsi morti in scontri contro i militari antiguerriglieri. La Giunta militare annullò le conquiste sindacali ottenute in cinquant'anni, il salario reale si ridusse della metà, lo stock di bestiame si ridusse a 10 milioni di capi, mentre il debito estero toccò i 60 mila milioni di dollari, la quarta parte dei quali investita in armamenti. A partire dal 1980, iniziò il crollo di banche e delle società finanziarie. Videla fu sostituito nel 1981 dal generale Roberto Viola e quest'ultimo dal generale Leopoldo Galtieri, che come comandante in capo dell'esercito aveva concordato con gli USA la partecipazione dei militari nell'intervento statunitense in Centro America. Credendo di compiacere il Governo di Washington, Galtieri decise di scongiurare la crisi interna recuperando le isole Malvinas, dove nel 1982 sbarcarono truppe argentine. L'errore di Galtieri fu reso evidente del voto contrario del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, dalla reazione britannica e dall'appoggio degli Stati Uniti al suo alleato nordatlantico. Dopo quasi due mesi di combattimenti ci fu la resa argentina: due giorni dopo il ritiro delle truppe, Galtieri fu costretto a dimettersi da tutte le funzioni. L'Esercito designò il generale in pensione Reynaldo Bignone in qualità di presidente fino alle dimissioni del Governo, previste per il gennaio 1984. Il nuovo capo dell'Unione civica radicale, Raúl Alfonsín, ottenne il 42% dei voti, contro il 40% dei giustizialisti. Durante la campagna elettorale Alfonsín denunciò l'esistenza di un patto militare-sindacale e si autonominò difensore della legalità contro l'arbitrarietà. Vinse ed effettivamente il suo Governo cercò di combattere frontalmente l'inflazione che aveva raggiunto indici disastrosi (688% alla fine del 1984): già nel 1985 si stabilizzò una tendenza del 25% mensile. Le riduzioni della spesa pubblica, che ammontava a un deficit di 70 milioni di dollari annui, furono radicali, con un taglio del 50% al bilancio delle Forze Armate. Verso la metà del 1985, le autorità lanciarono il cosiddetto Plan Austral, che congelò prezzi, tariffe di servizi e stabilì una nuova moneta, l'austral, legata al dollaro. Le rivelazioni fatte dagli studi della Commissione nazionale sulla scomparsa di persone continuarono a denunciare orrori durante il processo ai capi della dittatura, che furono accusati di aver commissionato i crimini di quel periodo. La condanna di vari alti gerarchi militari, compreso il presidente Videla (condannato all'ergastolo), causarono forti pressioni nell'ambito militare. Convocate dal presidente Alfonsín, più di un milione di persone si ritrovarono nella Plaza de Mayo per difendere la democrazia, ma la loro speranza venne più volte spenta , come nel caso della notizia dell'introduzione del principio di «obbedienza dovuta» che di fatto deresponsabilizzava i quadri intermedi dell'esercito. Durante i due anni seguenti, l'inflazione continuò a erodere il potere d'acquisto della maggioranza della popolazione. Tra la fine del 1983 e il 1989 migliaia di persone persero il lavoro, i salari subirono una drastica riduzione e la recessione aggravò la già difficile situazione delle piccole e medie imprese: si calcolò che circa 10 milioni di abitanti, quasi il 30% della popolazione, restassero emarginati dal mercato del consumo. Nel 1988 scoppiò una seconda rivolta militare: il suo leader, il tenente colonnello Aldo Rico, fu processato e in seguito allontanato dall'esercito. Nell'inverno dello stesso anno il colonnello Mohammed Ali Seineldín guidò la terza insurrezione militare. Sebbene i due episodi venissero superati, la frattura interna rimase. Nel 1989 un gruppo armato del Movimento tutti per la Patria, che fino ad allora aveva agito legalmente, attaccò una caserma dell'esercito nel centro urbano di Buenos Aires, apparentemente allo scopo di evitare un golpe militare. La repressione fu violenta e i sopravvissuti furono duramente condannati. Gli ultimi tre mesi di governo di Alfonsín furono segnati da una forte inflazione, con punte che oscillarono tra il 100 e il 200% mensili. Nelle elezioni presidenziali del 1989, il peronista Carlos Saúl Menem ottenne il 47,6% dei voti rispetto al 38,4% del candidato radicale Eduardo César Angeloz. Menem stabilì un programma di privatizzazioni a partire dalla Legge di riforma dello Stato. Nel primo anno di governo si procedette alla privatizzazione dell'impresa petrolifera statale, di numerosi mezzi di comunicazione, dell'amministrazione delle telecomunicazioni e della compagnia aerea dello Stato. Menem ripristinò i rapporti con la Gran Bretagna e concesse in due fasi l'indulto a tutti i militari responsabili dei tentati golpe. La Chiesa prese le distanze dal Governo e condannò i dirigenti dei partiti politici e delle istituzioni in genere. Nel 1990, intanto, scoppiò a Buenos Aires una rivolta di sottufficiali che, sebbene di breve durata (24 ore), causò numerosi morti tra civili e militari. Durante la Guerra del Golfo, il Governo argentino inviò truppe nella regione per partecipare alla coalizione anti-irachena, comandata dagli Stati Uniti, eludendo l'approvazione parlamentare. Nel 1991 l'Argentina annunciò la sua uscita dal Movimento dei Paesi non allineati, mentre il Governo di Menem si vide circondato da continui scandali che coinvolgevano diversi suoi consulenti. Le principali accuse erano quelle di riciclaggio di denaro proveniente dal narcotraffico o quello di intascare tangenti per favorire alcune imprese nella concessione di licenze o privatizzazioni. Nonostante le accuse di corruzione, nelle elezioni locali del 1991 il Partito giustizialista riuscì a conservare 13 delle 23 province, mentre i radicali vinsero in 4 province e i partiti locali nelle restanti 6. A livello nazionale, il 40% dei voti andò ai peronisti, il 7% in meno di quelli ottenuti nel 1989. Questo successo politico fu attribuito alla relativa stabilità economica conseguita con il Piano di Convertibilità, che contribuì alla drastica riduzione della spesa. L'inflazione scese, raggiungendo il minimo storico nel 1993, anno in cui si stabilì al 7,4%. Nelle elezioni parlamentari del 1993, i peronisti ottennero la loro quarta vittoria elettorale consecutiva, con il 42,3% dei voti, mentre i radicali raggiunsero il 30%. Nelle elezioni del 1994 la coalizione di sinistra Fronte grande si trasformò, contro ogni previsione, nella terza forza politica del Paese e a Buenos Aires divenne la seconda forza politica. Ciononostante, peronisti e radicali ottennero la maggioranza necessaria per garantire la revisione costituzionale. Nel 1995 il ministro dell'Economia Domingo Cavallo attuò tagli sul bilancio e applicò notevoli misure di austerità divenendo, di fatto, un forte oppositore della politica economica presidenziale. Il clima politico divenne incandescente per i sospetti che circondarono la morte del figlio di Menem, Carlos, nell'esplosione dell'elicottero su cui viaggiava. Nelle elezioni di maggio, Menem fu rieletto con il 50% dei voti. A metà del 1996, secondo le statistiche ufficiali, i disoccupati superarono i due milioni e i sottoccupati il milione e mezzo di persone. Nel primo trimestre di presidenza una delle prime disposizioni di Menem fu la destituzione proprio dell'antagonista Cavallo. Il nuovo titolare dell'Economia, Roque Fernández, si dichiarò deciso a mantenere la politica del suo predecessore e a superare il deficit fiscale, la disoccupazione e la recessione. Nel 1997 José Luis Cabezas, fotografo di una rivista di opposizione al Governo, venne assassinato, creando nuove tensioni interne. Le elezioni di quell'anno per la Camera dei deputati videro la vittoria di Alleanza elettorale (composta dal Partito Radicale e dal FREPASO, una formazione nata dall'unione di dissidenti peronisti e vari gruppi di sinistra, tra cui l'ex Partito comunista argentino), che ottenne il 46% dei voti, mentre il Partito giustizialista raggiunse solo il 36%. Per la prima volta in 51 anni il giustizialismo subiva una sconfitta elettorale a livello nazionale. Agli inizi del 1998 le dichiarazioni pubbliche del capitano di fregata Alfredo Astíz, che denunciava atti illegali della dittatura militare (1976-1983), inasprirono ancora di più il clima politico. Dopo le sue dichiarazioni, Astíz fu destituito dal suo incarico dal presidente Menem, e la giustizia militare lo condannò agli arresti domiciliari. Qualche mese dopo il procuratore generale svizzero Carla Del Ponte rivelò che Astíz e altri ex ufficiali accusati di aver partecipato alla repressione durante la dittatura militare in Argentina (1976-1983) possedevano ricchi conti bancari in Svizzera. Contemporaneamente Menem e parte del suo Governo venivano implicati in un caso di traffico d'armi internazionale, cosa che spinse il presidente a non ricandidarsi alle elezioni successive. Nelle elezioni presidenziali del 1999 venne eletto, al primo turno, il candidato del centro-sinistra Fernando De la Rua. Nel 2000 proseguirono le inchieste sui crimini compiuti durante la dittatura (1976-1983). Alcuni alti ufficiali che si rifiutarono di testimoniare vennero arrestati. In giugno il Paese fu paralizzato da uno sciopero generale di 24 ore indetto dai sindacati contro le disposizioni economiche del Governo, intese a far scendere per altri 600 milioni di dollari, la spesa pubblica. Drastiche misure vennero richieste dal FMI, tra cui la riduzione del 15% degli stipendi dei dipendenti pubblici e il taglio delle pensioni privilegiate. Nel 2001 De la Rua diede vita a un Governo di unità nazionale nel tentativo di sedare le proteste successive alla messa in atto delle annunciate misure di austerità. Nel giugno dello stesso anno l'ex presidente Menem venne arrestato nell'ambito dell'inchiesta sul commercio illegale di armi verso Paesi quali l'Ecuador e la Croazia. Nel successivo mese di settembre un giudice ordinò la messa a processo dell'ex dittatore Videla per la scomparsa di 72 cittadini stranieri avvenuta durante gli anni della sua dittatura. Agli inizi di dicembre il Governo decise di mettere in atto una drastica misura di protezione finanziaria nazionale congelando di fatto i conti privati (vennero permessi prelievi settimanali di soli 250 dollari e trasferimenti all'estero di non più di 1.000 dollari) e incentivando la conversione degli stessi conti in dollari (solo sui conti nella valuta statunitense erano garantite, infatti, minime percentuali di interesse). La popolazione argentina scese nelle piazze in moti di protesta che provocarono almento 25 morti: a seguito di ciò, il 20 dicembre, il presidente De la Rua si dimise, sostituito ad interim da Adolfo Rodriguez Saa il quale, appena insediatosi, annunciò la sospensione da parte dell'Argentina del pagamento dei debiti esteri. Tuttavia la sua decisione di mantenere i limiti all'accesso bancario e i suoi rapporti con alcuni membri dell'esercito considerati corrotti non gli guadagnarono la fiducia popolare e il 30 dicembre Saa fu costretto a dimettersi. Al suo posto, il 1° gennaio 2002, il Congresso elesse il senatore peronista Eduardo Duhalde, destinato a mantenere la carica per due anni, fino al naturale termine del mandato dell'ex presidente De la Rua. Pochi giorni dopo, il Governo svalutò il peso, liberandolo così dalla decennale parità col dollaro, e ripristinò la libera circolazione bancaria. Il 17 gennaio, inoltre, il Fondo Monetario Internazionale annunciò lo slittamento di un anno delle scadenze di pagamento dei debiti esteri dell'Argentina. In aprile, però, Duhalde fu costretto a sospendere nuovamente le attività bancarie e finanziarie, per l'elevato rischio di collasso dell'intero sistema finanziario argentino. Il peggio, tuttavia, non fu evitato e lo Stato argentino si vide costretto, in novembre, a dichiarare la bancarotta nazionale. Nel gennaio 2003 l'Argentina firmò un nuovo accordo (con scadenza al 31 agosto) per rimodellare il piano dei pagamenti e rifinanziare i prestiti contratti presso il FMI, la Banca Mondiale e il Banco interamericano di sviluppo (BID), ammontanti a un totale di oltre 16 miliardi di dollari. Si tentò così di dare copertura finanziaria al critico periodo che sarebbe intercorso fino all'insediamento del nuovo Governo, vincitore delle elezioni fissate per il 27 aprile: erano stati i sette Paesi del FMI a porre come condizione dell'accordo che Duhalde riformasse la legge elettorale e indicesse le elezioni, auspicando la vittoria di un nuovo presidente con maggiori conoscenze in campo economico e maggiore credibilità istituzionale. Dalle elezioni presidenziali uscì vincitore Nestor Kirchner, esponente di sinistra del Partito giustizialista (PJ), nonché governatore della provincia di Santa Cruz in Patagonia. Il nuovo capo dello Stato (dal 25 maggio 2003) si trovò a dover fare i conti con una serie di gravissimi problemi, ereditati dalla presidenza Menem (1989-99), venuti al pettine nei due anni di governo di De la Rua (1999-2001) e sostanzialmente accantonati da Duhalde, nel suo anno e mezzo di presidenza transitoria (2002-03). Al momento dell'insediamento di Kirchner, la povertà riguardava oltre il 57% della popolazione argentina, di cui il 20% era del tutto indigente. Il suo piano di risanamento dell'economia e del tessuto sociale puntò da subito sulla lotta al crimine e alla corruzione nelle istituzioni, nonché sulla rinascita del diritto. Kirchner si impegnò anche per ridurre la disoccupazione dilagante nel Paese, tramite la realizzazione di opere pubbliche e progetti di microimprenditoria, e per dare avvio a un nuovo corso delle relazioni internazionali, incentrato su una maggiore autonomia rispetto alle politiche statunitensi e, viceversa, sul posto di rilievo accordato ai rapporti con Cuba, Venezuela e Brasile. Inoltre, gli sforzi del Governo, nonostante dissapori commerciali con alcuni Stati vicini, si indirizzarono al rafforzamento del MERCOSUR. Infine, le autorità argentine (fatta eccezione dello stesso Kirchner, per motivi di salute) si recarono nel dicembre 2004 a Cuzco, l'antica capitale Inca del Perú, per il vertice dei capi di Stato latino-americani che sottoscrissero l'atto di nascita della Comunidad Sudamericana de Naciones (CSN), nuova entità geopolitica ispirata all'esempio dell'Unione europea. Nei primi mesi del 2005, la più grande ristrutturazione del debito pubblico argentino di tutti i tempi era stata sostanzialmente portata a termine. In virtù di una transazione rovinosa per migliaia di creditori pubblici e privati sparsi in tutto il mondo (cioè la conversione forzosa dei cosiddetti "tangobond" non rimborsati, per un valore di oltre 81 miliardi di dollari, in nuove obbligazioni del valore di 35,25 miliardi di dollari), l'Argentina appianò i suoi conti e creò le premesse per una ripresa economica particolarmente sostenuta. Nel gennaio 2006 il Paese saldò definitivamente i debiti contratti con il FMI. Dal 1° gennaio 2005 l'Argentina è entrata a far parte, come membro non permanente, del Consiglio di sicurezza dell'ONU.

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LE CITTÀ.

Buenos Aires. (2.768.772 ab.). Capitale dell'Argentina, forma con il suo territorio (203 kmq) il distretto della Capital Federal de Buenos Aires. Sorge sulla sponda meridionale del Río de la Plata (largo 45 km), a circa 280 km dallo sbocco della notevole rete fluviale formata dai fiumi Paraguay, Paraná e Uruguay, e al termine delle vie naturali di traffico della grandissima pianura retrostante. La città, che ha una popolazione appartenente alle più diverse nazionalità, si estende fino a comprendere vari centri limitrofi con i quali forma un'immensa area metropolitana, la cosiddetta Gran Buenos Aires (3.830 kmq; 11.548.000 ab.). Buenos Aires è la città principale dell'Argentina per attività economiche, industriali e commerciali; da essa partono le maggiori linee ferroviarie e le grandi autostrade verso la Pampa. È dotata di uno dei più attivi porti del mondo, al quale fanno capo sia il traffico fluviale interno sia quello marittimo internazionale. È inoltre centro di attività culturali, polo universitario dal 1822, e sede di vari istituti scolastici superiori, di biblioteche e di musei. Le origini di Buenos Aires sono abbastanza recenti: fu infatti fondata nel 1580 da Juan de Garay sull'area di un primitivo villaggio edificato nel 1536 da Pedro de Mendoza e presto distrutto; de Garay predispose il primo tracciato della futura città e la chiamò Ciudad de la Santissima Trinidad. L'importanza di Buenos Aires crebbe dopo che essa fu promossa a sede vescovile e a capitale del vicereame del Río de la Plata (1776). Subì vari assalti e distruzioni per opera di pirati, di Inglesi, di Olandesi e di Portoghesi. Lo spirito indipendente della sua popolazione diede grande impulso alla rivoluzione contro gli Spagnoli all'inizio del XIX secolo. Dopo varie lotte interne, proclamatasi Stato autonomo, entrò a far parte della Federazione sorta nel 1853, della quale divenne capitale qualche anno dopo. La città si è notevolmente sviluppata all'inizio del XX secolo con criteri urbanistici moderni. Essa presenta grandi piazze, giardini e ampie strade che si intersecano ad angolo retto. I vecchi quartieri sorgono attorno al porto. Le opere architettoniche più importanti sono il palazzo del Congresso, il palazzo di Giustizia, il Municipio e le chiese di Nostra Signora del Perdono, di Sant'Ignazio, di San Domenico e di San Francesco, tutte in stile coloniale.

Immagini di Buenos Aires Immagini di Buenos Aires (english version)

Cordoba. (1.267.774 ab.). Città dell'Argentina e capoluogo della provincia omonima (165.321 kmq; 3.066.800 ab.), situata ai piedi della Sierra de Córdoba, sul Río Primero. È nodo ferroviario di grande importanza e ricco centro commerciale e di industrie tessili, alimentari, chimiche, di calzaturifici, cementifici. È sede di un'università, la prima fondata in Argentina, e di un osservatorio astronomico. Fondata nel 1573, venne quasi completamente distrutta da una piena del Río Primero solo cinquant'anni più tardi. Fu centro culturale della provincia di Río de la Plata nel XVII e nel XVIII secolo. Nel corso della guerra per l'indipendenza, passò sotto il Governo autonomo di J. A. Bustos fino al 1829, quando si arrese alle forze federaliste. Conserva numerosi edifici del periodo coloniale, tra cui la cattedrale, la Residenza, la cappella dei gesuiti e il collegio Massimo.

Rosario. (1.159.000 ab.). Città dell'Argentina, situata nel centro-Nord, nella provincia di Santa Fe, sulla destra del fiume Paraná, che a partire da questo punto diviene navigabile. Centro di produzione e di commercio di cereali, zucchero, ortaggi, carni, lana, pelli, legname, petrolio e minerali, fu fondata nel 1725 in un luogo precedentemente occupato da un presidio militare. La sua prosperità è legata essenzialmente al porto. Rosario è una città moderna, cresciuta intorno al vasto parco Indipendencia con una struttura urbanistica regolare a blocchi quadrati. Nel suo Museo storico è conservata una completa raccolta di arte coloniale ispano-americana.

La Plata. (553.000 ab.). Città dell'Argentina centro-orientale, capoluogo della provincia di Buenos Aires (3.627 kmq; 8.684.440 ab.). Fondata nel 1882 per sostituire come capoluogo di provincia Buenos Aires, quando questa divenne capitale federale, dal 1952 al 1955 si chiamò Eva Perón. Si è sviluppata rapidamente nel XX secolo, affermandosi come mercato dei cereali e della carne; è centro di industrie conserviere, molitorie e petrolchimiche. Il suo porto è Ensenada, poco a Sud sul Río de la Plata. La città è moderna con bellissimi viali, parchi e piazze. La sua pianta regolare ha come centro la Plaza Moreno, sulla quale si affacciano i principali edifici monumentali: la cattedrale gotica e il Palazzo del Municipio.

San Miguel de Tucumán. (525.853 ab.). Città dell'Argentina, capoluogo della provincia di Tucumán (22.524 kmq; 1.338.523 ab.). Situata a 460 m sul livello del mare sulla destra del fiume Salí, ai piedi delle ultime propaggini sud-orientali della Cordigliera andina, è nodo stradale per le comunicazioni con la Bolivia e centro industriale dello zucchero. Fu fondata nel 1565 da Diego Villaruel e fu teatro di una battaglia che vide vincitore il generale Belgrano sugli Spagnoli.

Salta. (462.668 ab.). Città dell'Argentina, capoluogo della provincia omonima (155.488 kmq; 1.079.051 ab.), a 1.180 m s/m, nella valle andina di Lerma. Possiede edifici di notevole valore artistico. Commercio di legnami, tabacco, mais, grano, zucchero; industrie agricole e allevamento di bestiame. Nel 1813 fu teatro dello scontro nel quale l'esercito rivoluzionario comandato da M. Belgrano sconfisse l'esercito spagnolo.

Visita alla città di Salta e dintorni Visita alla città di Salta e dintorni (english version)

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Santa Fe. (368.370 ab.). Città dell'Argentina, capoluogo della provincia omonima (133.007 kmq; 3.000.701 ab.), con porto unito mediante un canale alla riva destra del fiume Paraná. Centro commerciale attivissimo, esporta cereali, lino, bestiame, legnami. È anche centro agricolo di notevole importanza e possiede fiorenti industrie alimentari.

PICCOLO LESSICO.

Desaparecidos. Termine spagnolo: «spariti», «scomparsi»; venne adottato all'inizio degli anni Ottanta in America Latina e, in particolar modo, in Argentina. Il termine desaparecidos designa gli oppositori al regime militare che, dopo essere stati rapiti dai sostenitori della dittatura, sparirono senza lasciare alcuna traccia. Secondo la commissione d'inchiesta istituita nel 1983 dal Governo di Raúl Alfonsín, i casi ufficialmente accertati sarebbero almeno 9.000, mentre, secondo altre fonti, il loro numero salirebbe a 30.000. Il triste fenomeno dei desaparecidos ha avuto una vasta eco anche al di fuori dei confini dell'Argentina, suscitando indignazione in tutto il mondo e richiamando l'attenzione di Amnesty International, l'organizzazione internazionale tesa alla difesa dei diritti umani, e di numerosi Governi, soprattutto europei.

Descamisados. Termine spagnolo: «scamiciati», «mendicanti». Esso venne attribuito, in Argentina, ai sostenitori di Juan Domingo Perón.

Gauchos. Abitanti delle campagne. Un tempo distaccati e insofferenti di fronte all'evoluzione della società moderna, i discendenti dei gauchos sono oggi semplici guardiani di buoi, noti per la singolare resistenza fisica e per l'abilità nel cavalcare, oltre che per il loro ricco repertorio folkloristico. Le loro danze e i loro canti (la resbalosa, la zamacueca e la vidalita) sono legate alla vita solitaria della pampa; il ritmo delle musiche ricorda l'andatura del cavallo.

Montoneros. Gruppo clandestino di guerriglieri appartenenti alla sinistra peronista, guidato da Mario Firmenich. L'organizzazione, che nel 1973 si era fusa alle FAR (Forze Armate Rivoluzionarie), agiva mediante azioni quali attentati, sequestri di persona, attacchi contro la polizia. L'obiettivo dei montoneros era quello di abbattere la dittatura militare e il capitalismo.

Pampeani. Nome con il quale vengono designati gli abitanti indigeni delle pampas argentine, oggi quasi del tutto estinti o assorbiti dalla razza bianca. Antropologicamente facenti parte della razza dei Pampidi, erano cacciatori nomadi suddivisi nelle tribù dei Cherandi, Huarpes, Puelche ed Auca. Abitavano in tende coniche e cacciavano servendosi di archi e frecce a punta litica. La loro cultura venne gradatamente alterata a contatto con la civiltà bianca, che li avviò all'uso del cavallo, rendendoli così sempre più simili ai gauchos con i quali i pampeani finirono col fondersi.

Pampero. Voce spagnola. Vento freddo di Sud-Ovest spirante nella zona del Río de la Plata. È così chiamato perché proviene dalle pampas. Nel Gran Chaco è detto anche aguacero.

Poncho. Parola di origine argentina che indica un particolare tipo di mantello di lana, senza maniche e con un'apertura centrale che permette di infilare il capo. È conosciuto da secoli, sotto vari nomi, in quasi tutti i Paesi dell'America Latina.

Pronunciamiento. Voce spagnola che indica i colpi di Stato che hanno caratterizzato la storia delle Repubbliche sudamericane, già a partire dalla loro fondazione.

Tango. Ballo argentino nato a Buenos Aires, come riadattamento di una danza popolare spagnola. Divenne popolare in Europa e negli Stati Uniti intorno agli anni Venti del XX secolo.

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PERSONAGGI CELEBRI.

Raúl Alfonsín. Uomo politico argentino (n. Chascomus, Buenos Aires 1927). Sottotenente della Riserva, completò gli studi all'università della Plata, laureandosi in Giurisprudenza. Presidente dell'Unione Civica Radicale dal 1963 al 1972, durante gli anni tormentati della dittatura militare continuò ad esercitare l'avvocatura, senza tuttavia venir meno all'impegno politico nel suo partito. Nell'ottobre del 1983, in seguito al referendum popolare, venne eletto presidente della Repubblica col 52% dei voti. Uomo nuovo, di idee moderne e progressiste, diede luogo ad una svolta democratica nel suo Paese, destituendo gran parte dei militari legati ai precedenti regimi dittatoriali. In politica estera favorì l'avvicinamento dell'Argentina all'Europa e ai Paesi non allineati del Terzo Mondo, ridimensionando i tradizionali rapporti con gli USA. Nel 1984 il processo intentato contro i generali implicati nell'inchiesta sui desaparecidos e il programma di austerità, necessario per il risanamento economico, minarono pericolosamente la popolarità di Alfonsín. Negli anni seguenti il presidente incontrò crescenti difficoltà, aggravate dal diffondersi di voci di golpe contro il Governo. Nelle elezioni politiche del 1987 il partito di Alfonsín, l'Unione civica radicale, pur rimanendo al Governo, subì una sconfitta ad opera dei peronisti e nel 1989 Alfonsin fu sconfitto alle presidenziali da Carlos Saúl Menem.

Juan Domingo Perón. Uomo politico argentino (Lobos 1895 - Buenos Aires 1974). Militare di carriera, prese parte al pronunciamiento che rovesciò il presidente Castilla nel 1943. Nei mesi seguenti, mentre vari generali si succedevano alla presidenza della Repubblica, egli seppe approfittare della propria posizione di responsabile del ministero del Lavoro per guadagnarsi l'appoggio delle masse popolari che lo sostennero nella battaglia da lui intrapresa contro il presidente in carica, generale Farrel, votandolo poi nelle elezioni presidenziali del 24 febbraio 1946. Nasceva così il regime peronista e «giustizialista» che, al di là della demagogia spicciola, delle repressioni poliziesche nei confronti degli oppositori, nonché dei grossolani errori in politica finanziaria, non mancò di segnare una svolta positiva per la maggioranza del popolo argentino, riducendo considerevolmente il potere dell'oligarchia terriera, dando grande impulso all'industrializzazione del Paese e migliorando notevolmente la legislazione sociale. Nella sua azione, efficace per quanto contraddittoria, Perón fu validamente affiancato dalla moglie Eva, da tutti chiamata Evita, che contribuì ad accentuarne il ruolo di leader dei diseredati, i descamisados. La morte di Evita, nel 1952, fu seguita dal progressivo indebolimento del regime peronista, travagliato da crescenti difficoltà finanziarie, dall'inasprimento dell'opposizione della Chiesa cattolica e dalla tenace ostilità degli Stati Uniti. La politica di nazionalizzazioni avviata da Perón con lo scopo di emancipare il Paese dalla tutela straniera e sottrarlo all'egemonia del grande capitale internazionale creò una coalizione di forze che, con l'avallo dei militari, costrinsero Perón a dimettersi e a lasciare l'Argentina. Stabilitosi in Spagna, non abbandonò l'attività politica e negli anni seguenti continuò a influenzare la vita politica argentina attraverso i numerosi seguaci che aveva lasciato nel Paese. Dopo il fallimento della lunga e travagliata gestione militare e la ricostituzione dei partiti politici, nel novembre 1972, dopo diciassette anni di esilio, ritornò in Argentina per riannodare il filo spezzato nel 1955 e far convergere sul nome del proprio fiduciario, Hector Cámpora, il più largo ventaglio di forze, in nome della «liberazione nazionale» e sulla base dello slogan «Cámpora al Governo e Perón al potere». La vittoria del candidato peronista nelle elezioni presidenziali del marzo 1973 determinò una svolta decisiva e il trionfale ritorno (21 giugno) del vecchio leader giustizialista. Seguirono le dimissioni (13 luglio) di Cámpora, insediatosi alla presidenza da neppure due mesi, e la candidatura di Perón, affiancato dalla terza moglie, Isabél, candidata alla vicepresidenza. Il 23 settembre, la coppia Perón veniva eletta con circa il 61,81% dei voti. Durante gli ultimi mesi di vita di Perón la situazione interna andò sempre più aggravandosi, anche a causa dei contrasti in seno al Fronte giustizialista, ormai spaccato tra una destra fortemente conservatrice e un'ala nettamente orientata a sinistra.

Eva Duarte Perón, detta Evita. Attrice e donna politica argentina (Los Toldos, Buenos Aires 1919 - Buenos Aires 1952). Attrice radiofonica e cinematografica, nel 1945 sposò il colonnello Juan D. Perón, divenendo sua valida collaboratrice. Sostenitrice del progetto di riforma sociale del Paese, acquistò notevole popolarità soprattutto presso i ceti più poveri ed esercitò una grande influenza sull'attività sindacale del tempo. Nel 1947 creò la Fondazione Eva Duarte, con finalità assistenziali; in seguito fu ambasciatrice straordinaria dell'Argentina in Italia, Spagna, Francia. Nel 1951 le venne offerta la carica di vicepresidente, che tuttavia fu costretta a rifiutare a causa dell'opposizione dell'esercito. La sua morte prematura (morì di cancro a 33 anni) la trasformò la sua figura addobbandola con le fattezze del mito.

Ernesto Guevara, detto il Che. Medico e rivoluzionario argentino (Rosario 1928 - Las Higueras, Bolivia 1967). Figlio dell'architetto Ernesto Guevara Lynch e di Celia de la Serna Losa, nel 1945 si iscrisse alla facoltà di Ingegneria dell'università di Buenos Aires, come voleva il padre, passando tuttavia l'anno successivo a Medicina. Durante il 1952, insieme all'amico biologo Alberto Granados, viaggiò in gran parte dell'America Latina a bordo di una moto, rientrando poi in Argentina per laurearsi. Nell'estate del 1953 ripartì per il suo secondo viaggio latino-americano, che ne determinò la definitiva scelta in senso rivoluzionario. In Guatemala conobbe Hilda Gadea Acosta, che divenne sua moglie a Città del Messico nel 1955. Nella capitale messicana entrò in contatto con i fratelli Raul e Fidel Castro Ruz, ivi in esilio dopo il fallito attacco alla caserma Moncada di Santiago de Cuba del 1953. Guevara decise di far parte della spedizione castrista per la liberazione dell'isola dalla dittatura di Fulgencio Batista. I fuoriusciti cubani iniziarono allora a chiamarlo "Che", per via del suo tipico intercalare analogo all'italiano "cioè". In poco tempo divenne uno dei comandanti più prestigiosi dell'esercito ribelle di Fidel Castro. Con la vittoria della rivoluzione (1° gennaio 1959), fu nominato cittadino cubano e gli furono affidate alte cariche nel nuovo Governo. Nel 1965, tuttavia, decise di riprendere le armi per portare la guerriglia rivoluzionaria in altri Paesi dell'America Latina. Nell'ottobre 1967 venne catturato in Bolivia dalle forze di sicurezza locali e poi ucciso a Las Higueras. Fu autore di saggi politici, lettere e poesie. Il suo ultimo scritto, il Diario dalla Bolivia, pubblicato postumo, contiene la testimonianza degli ultimi mesi di lotte e sofferenze.

Néstor Carlos Kirchner. Avvocato e uomo politico argentino (n. Río Gallegos 1950). Nato da una famiglia di discendenza europea, passò l'infanzia e frequentò le scuole primarie e secondarie a Río Gallegos, capoluogo della provincia di Santa Cruz in Patagonia. Molto giovane, iniziò la sua attività politica nel Movimento giustizialista, quale membro della Gioventù peronista. Nel 1975, anno in cui sposò Cristina Fernandez, era un attivo militante della sinistra peronista non estremista, nonché uno studente di Diritto presso l'Universidad Nacional de La Plata, dove si laureò nel 1976. Nello stesso anno, dopo il colpo di Stato della giunta militare presieduta dal generale Videla (23 marzo), abbandonò La Plata e, insieme alla moglie, tornò a Río Gallegos per dedicarsi all'esercizio dell'avvocatura, lontano dalla politica (tuttavia, sotto la dittatura di Videla, conobbe in due occasioni la prigione). Con il ritorno della democrazia in Argentina nel 1983 (in autunno si tennero le prime elezioni democratiche, vinte dall'Unione civica radicale di Raul Alfonsín, che divenne presidente), intraprese una nuova carriera in veste di funzionario governativo a livello provinciale. Dal 1987 al 1991 ricoprì la carica di sindaco (intendente municipal o alcalde) nella città natale. Il suo operato gli valse l'appoggio necessario per essere eletto, nel dicembre 1991, governatore della provincia di Santa Cruz, con il 61% dei voti. Tale mandato gli fu rinnovato nel 1995 e poi ancora nel 1999. Nel 1992, intanto, era stato nominato segretario polico del Consiglio nazionale del Partido Justicialista, nonché presidente del Consiglio provinciale del PJ. Nello stesso periodo ricoprì l'incarico di presidente dell'Organizzazione federale degli Stati produttori di idrocarburi (OFEPHI). Nel 1993 fu eletto, al pari della consorte, alla Convenzione costituente incaricata di riformare la Costituzione argentina (varata poi, nella sua nuova versione, il 24 agosto 1994). Dal 1996 al 2000 fondò dapprima la nuova Corriente Peronista (línea interna del Justicialismo), divenendo poi il leader della Corriente Espacio de Debate y Pensiamento Político Federal. Alle elezioni presidenziali del 2003 andò al ballottaggio con l'ex presidente Carlos Menem. Quest'ultimo, tuttavia, di fronte a una sconfitta annunciata da tutti i sondaggi, decise di ritirare la propria candidatura, nell'intento di evitarsi un tracollo umiliante e di delegittimare lo stesso Kirchner. Con solo il 22% dei voti, ottenuti al primo turno, venne quindi designato quale nuovo presidente della Repubblica, insediandosi alla Casa Rosada il 25 maggio. Ereditò un Paese allo stremo delle proprie forze, devastato sul piano economico e sociale dal crack finanziario del 2001-02, minacciato dalla povertà di massa, nonché dalla violenza delle grandi organizzazioni criminali, spesso operanti con la connivenza delle forze dell'ordine. Il suo piano di risanamento nazionale puntò da subito alla lotta al crimine e alla corruzione nelle istituzioni, nonché sul ristabilimento del diritto e della verità storica: dopo aver revocato l'amnistia per le violazioni dei diritti umani commesse durante la "guerra sporca" del 1976-83, egli stesso chiese perdono, in nome dello Stato argentino, alle vittime della dittatura militare. Si impegnò inoltre per ridurre la disoccupazione dilagante nel Paese, tramite la realizzazione di opere pubbliche e progetti di microimprenditoria, e per dare avvio a un nuovo corso nelle relazioni internazionali, basato su una maggiore indipendenza rispetto alle decisioni prese a Washington e su una maggiore collaborazione con gli altri Paesi dell'America Latina. Grazie all'operato del suo Governo, infine, fu realizzata con successo la ristrutturazione del più vasto debito argentino di tutti i tempi. Per effetto di una transazione rovinosa per migliaia di creditori sparsi in tutto il mondo (cioè la conversione forzosa in nuove obbligazioni dei cosiddetti "tangobond" non rimborsati), l'Argentina risanò il proprio bilancio statale e creò le premesse per una ripresa economica di ampio respiro. Nel gennaio 2006 il Paese saldò altresì i debiti contratti con il Fondo Monetario Internazionale.

Carlos Saúl Menem. Uomo politico argentino (n. Annullaco, La Rioja 1935). Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza, esercitò la professione di avvocato. Militante del Movimento peronista fin dal 1955, fu governatore della provincia di La Rioja dal 1973 al 1976. Allontanatosi nel 1975 dalla linea politica impressa al movimento da Isabelita Perón, negli anni del regime militare fu incarcerato per le sue simpatie verso i guerriglieri montoneros. In seguito tornò alla politica attiva, ricoprendo una seconda volta la carica di governatore di La Rioja (1983-89). Nel 1989, sconfiggendo il presidente uscente Raúl Alfonsín, vinse le elezioni presidenziali per il Movimento nazionalista giustizialista (di cui diventò anche presidente nel 1990), formazione preminente all'interno del Movimento peronista. La sua azione politica si improntò in campo economico a un liberismo radicale, che ridusse l'inflazione ma contemporaneamente accrebbe il numero di cittadini sotto la soglia di povertà. Continuando il percorso di pacificazione nazionale inaugurato da Alfonsín, Menem deliberò un provvedimento di amnistia nei confronti dei crimini commessi da sostenitori e responsabili della dittatura militare che tenne il potere tra il 1976 e il 1983. Nel 1995, alle nuove elezioni, ottenne la riconferma alla presidenza della Repubblica, sconfiggendo gli avversari al primo turno, senza bisogno di ballottaggio. Dopo essere stato implicato, insieme al suo Governo, in uno scandalo internazionale di vendita d'armi in Paesi sotto embargo (Croazia, Ecuador), Menem decise di non ricandidarsi alle elezioni del 1999 vinte dal rappresentante di centro-sinistra Fernando De La Rua. Le indagini intanto continuarono e nel 2001 Menem venne arrestato pochi giorni dopo l'arresto di alcuni ex-membri del suo Governo. Presentatosi alle elezioni presidenziali del 2003, si ritirò all'ultimo momento dal ballottaggio finale, lasciando la vittoria a Néstor Kirchner.

ALTRI CENTRI.

Mendoza. (110.720 ab.). Città dell'Argentina e capoluogo della provincia omonima (148.827 kmq; 1.580.000 ab.), a 775 m s/m, alle falde orientali della Ande. Importante nodo ferroviario, maggiore centro vinicolo, nonché mercato agricolo e del bestiame, ospita industrie alimentari, molitorie, del cemento, del legno, metallurgiche, meccaniche e tessili. Vi si trovano un'università e un aeroporto. Fondata nel 1560 dagli Spagnoli, appartenne al Cile fino al 1776. Nel 1861 fu completamente distrutta da un terremoto.

Neuquén. (201.730 ab.). Città dell'Argentina, capoluogo dell'omonima provincia (94.078 kmq; 474.155 ab.). Sorge presso il confine con la provincia di Río Negro, sulla riva sinistra dell'omonimo fiume. È centro agricolo di una certa importanza e nodo ferroviario attraverso il quale passa la linea che collega Baíha Blanca, sull'Atlantico, a Zapalá, presso il confine con il Cile. La popolazione è dedita prevalentemente all'allevamento del bestiame, assai fiorente in tutta la provincia.

Paraná. (235.931 ab.). Città dell'Argentina, capoluogo della provincia di Entre Ríos (78.781 kmq; 1.158.147 ab.). È situata quasi di fronte a Santa Fe, sul fiume Paraná. Possiede un attivo porto fluviale ed è collegata a Buenos Aires, oltre che dal fiume, anche dalla ferrovia. Città costruita modernamente, vanta notevoli edifici ed un magnifico parco dedicato al generale Urquiza. Fondata nel 1730 da José A. Vera y Mujica, tra il 1853 e il 1862 fu capitale dell'Argentina.

Posadas. (253.370 ab.). Città dell'Argentina, capoluogo della provincia di Misiones (29.801 kmq; 965.522 ab.). Sorge su una terrazza sovrastante la sponda sinistra del Paraná, di fronte alla città paraguaiana di Encarnación. Ha clima umido ed è circondata da una rigogliosa vegetazione sub-tropicale. Il traffico del suo porto fluviale riguarda i prodotti del territorio circostante: mate, legname, mais, tabacco, manioca. Fondata nel 1866, Posadas vanta alcuni notevoli edifici, tra cui il palazzo del Governo e la chiesa parrocchiale. Nelle vicinanze si trovano le interessanti rovine di San Ignacio.

Viedma. (46.767 ab.). Città dell'Argentina, capoluogo della provincia di Río Negro (203.013 kmq; 552.822 ab.). Sorge nel cuore della Patagonia, sull'estuario meridionale del Río della Plata, oltre mille chilometri a Sud di Buenos Aires. Mercato agricolo e del bestiame.

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