Geografia America del Nord e Centro Territorio Storia Economia dell'Honduras

 

 
    

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Geografia America - Indice

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GEOGRAFIA - AMERICA DEL NORD E CENTRO - HONDURAS

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PRESENTAZIONE

Stato dell'America Centrale, l'Honduras si affaccia a Nord sul Mar delle Antille con un ampio tratto di costa e a Sud è bagnato per un breve tratto dall'Oceano Pacifico; confina a Sud con il Nicaragua, a Ovest con El Salvador e il Guatemala. Ha una superficie di 112.492 kmq e 7.027.000 abitanti, con una densità di 62 abitanti per kmq. I meticci rappresentano il gruppo etnico prevalente (87%); gli Amerindi puri sono una cospicua minoranza (5,5%), così come i neri (4,3%) e i bianchi (2,3%). Lo spagnolo è la lingua ufficiale, ma gli aborigeni parlano dialetti locali. La religione più praticata è il Cattolicesimo (87%), seguito dal Protestantesimo (10%). Già colonia spagnola, l'Honduras è una Repubblica presidenziale. Secondo la Costituzione del 1982, il presidente della Repubblica detiene il potere esecutivo, mentre il Congresso nazionale, formato da 128 membri, è titolare del potere legislativo. Entrambi sono eletti a suffragio universale diretto ogni quattro anni. L'unità monetaria è il lempira. La capitale è Tegucigalpa (858.000 ab.).

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IL TERRITORIO

Il territorio dell'Honduras è costituito da corrugamenti che raggiungono la massima altitudine nel monte Cerro Las Minas (2.865 m) e che, verso la costa caraibica e soprattutto verso Nord-Est, si addolciscono, cedendo il posto ad ampie pianure costiere, spesso paludose, come la malsana Mosquitia. Al centro del Paese una depressione tettonica divide il territorio in due sezioni distinte e si allunga in corrispondenza della costa formando estese pianure. Nella zona meridionale si trovano massicci di origine vulcanica. I fiumi maggiori sfociano nel Mar Caraibico mentre nel Pacifico sfociano corsi d'acqua più brevi e impetuosi, il maggiore dei quali è il Cholutéca. Il litorale è basso e paludoso a Nord e più frastagliato sul versante del Pacifico. Il clima, molto caldo sulla costa, è temperato all'interno. Le piogge sono concentrate nella stagione invernale e nelle regioni orientali.

Cartina dell'Honduras

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L'ECONOMIA

Dal punto di vista economico, l'Honduras è fortemente subordinato agli Stati Uniti, anche se si sono verificati tentativi governativi di limitare il potere delle compagnie bananiere statunitensi. Inoltre l'uragano Mitch del 1998 e le violente alluvioni del 1999 hanno creato una situazione di grave difficoltà economica e, conseguentemente, sociale. Come se non bastasse, lo sviluppo dell'agricoltura è minato da profondi squilibri che impediscono di sfruttare pienamente la fertilità dei terreni. Nell'interno sta assumendo crescente importanza il caffè, mentre sulla costa sono coltivate le banane. Il mais rappresenta invece la coltura di base per la sussistenza. L'industria, polarizzata a San Pedro Sula e Tegucigalpa) è debole e si basa prevalentemente sulle produzioni alimentari. In forte espansione è l'industria del legno e della carta. La rete stradale (13.686 km, di cui 2.845 asfaltati) è piuttosto sviluppata verso la costa, mentre è ancora insufficiente all'interno. La ferrovia (785 km), che si snoda nel Nord, serve principalmente le compagnie bananiere. Porti principali: Puerto Cortés, Tela, La Ceiba, Ampala, Trujillo. Gli aeroporti principali sono situati a Tegucigalpa, La Ceiba e San Pietro Sula.

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CENNI STORICI

L'Honduras, prima di diventare colonia spagnola, fu una regione abitata dai Chorotega, dai Lenga e dai Maya che vi lasciarono notevoli insediamenti urbani. Copán, una delle città del Nord, fondata proprio dai Maya, conobbe uno splendore che durò fino all'IX secolo d.C. Nel 1502, durante il quarto viaggio di Cristoforo Colombo, si assistette al primo incontro tra la civiltà europea e quella indigena. In seguita, tra il 1508 e il 1524, dalla della prima colonia, il territorio venne progressivamente esplorato dagli Spagnoli. Negli anni immediatamente successivi scoppiarono rivolte indigene, guidate dal capo Lempira, sedate solo nel 1530 con l'uccisione di Lempira stesso. Dopo un periodo passato sotto la giurisdizione della Audiencia del Messico, nel 1539 la zona entrò a far parte della Capitaneria Generale del Guatemala, di cui seguì le sorti fino all'indipendenza (15 settembre 1821) e allo scioglimento del fragile impero messicano di Iturbide, disintegratosi due anni più tardi. Francisco Morazán, leader della resistenza locale cercò invano di formare una federazione centroamericana indipendente, ma la Gran Bretagna fu più forte e l'Honduras entrò a far parte, nel 1839, della Federazione dell'America Centrale. Costituitosi in Repubblica autonoma, per vari anni dovette difendere la propria indipendenza contro le rivendicazioni territoriali degli Stati confinanti. Riuscito a sottrarsi alle mire espansionistiche dei Paesi vicini e alla loro tutela, l'Honduras cadde sotto quella degli Stati Uniti, che riuscirono ad imporre il loro dominio attraverso una massiccia penetrazione economica. L'economia che era ruotata fino ad allora intorno all'attività mineraria, alla fine del XIX secolo conobbe infatti il monopolio della United Fruit Company (UFCO) società nordamericana che s'impadronì di gran parte della terra, della produzione di frutta, delle ferrovie, delle navi e dei porti, e condizionando, più o meno indirettamente, le decisioni politiche fondamentali. Data la sua posizione tra El Salvador e il Nicaragua, l'Honduras era per gli USA un punto strategico per il controllo degli equilibri della zona. Nel 1924 l'influenza degli Stati Uniti sul Governo presieduto da M. Paz Barahone, divenne preminente. La UFCO comprò la Cumayel Fruit Co., la sua principale concorrente, ed ebbe l'intero monopolio della produzione di banane. Il Governo americano si assicurò che il potere andasse nelle mani di Tiburcio Carías Andino, il quale governò l'Honduras dal 1933 e il 1949. Nel 1963 alla caduta del presidente liberale Villeda Morales, eletto nel 1957 dopo una serie di Governi tra i quali quello del dittatore J. Lozano Diaz, i poteri vennero assunti dal colonnello Osvaldo López Arellano che motivò il colpo di Stato con la necessità di mettere fine alla corruzione e di arrestare la pericolosa avanzata comunista. Nel 1969 le tensioni create dalla situazione dei contadini provenienti da El Salvador emigrati in Honduras fecero scoppiare una guerra tra i due Stati, sospesa grazie alla mediazione dell'ODECA, l'Organizzazione degli Stati Centramericani. Nel 1971 il generale Arellano permise lo svolgimento di regolari elezioni. Vinse Ramón Ernesto Cruz, del Partito nazionale. Un anno più tardi López Arellano rovesciò il suo successore, promettendo una riforma agraria e il contenimento del potere della United Brands (ex UFCO). I gruppi colpiti reagirono, e López Arellano fu sostituito dal colonnello Juan A. Melgar-Castro. Nel 1978 un nuovo rovesciamento portò al potere il generale Policarpo Paz García, ex capo dell'esercito. Il regime si alleò con quello di Anastasio Somoza, dittatore del Nicaragua. La rivolta sandinista facilitò in Honduras l'elezione di un'Assemblea costituente che confermò Paz García come presidente. Nel 1981 si tennero nuove elezioni, vinte questa volta dal candidato del Partito liberale, Roberto Suazo Córdoba. Córdoba decise l'aumento dei prezzi di molti beni di prima necessità, e approvò una legge che tolse il diritto di sciopero. Intanto le ingerenze straniere si facevano sempre più forti. Nel 1983 le stime parlarono di 1.200 soldati USA presenti nel Paese, mentre i contras nicaraguensi erano più di 15.000. Nelle elezioni del 1985 vinse José Azcona del Hoyo, del Partito liberale. Il nuovo presidente chiese aiuto al Governo USA perché i contras abbandonassero il Paese e cercò di promuovere gli investimenti stranieri. Il piano di privatizzazione e di riduzione della spesa pubblica fallì e nel settore agricolo e dell'allevamento il tasso di disoccupazione stagionale arrivò al 90%. Nel 1989, appoggiato dagli Stati Uniti, il candidato del Partito nazionale, Rafael Callejas, vinse le elezioni, ancora una volta contestate dall'opposizione. Nel 1990, dopo la sconfitta sandinista nelle elezioni in Nicaragua, il Governo nordamericano ridusse drasticamente gli aiuti economici all'Honduras. Per rispondere al fabbisogno di entrate il Governo aumentò le imposte, incrementò del 50% il prezzo del carburante e svalutò la moneta. Alla fine dello stesso anno il Governo decretò l'amnistia per i detenuti e i perseguitati politici. Dopo otto anni d'esilio ritornarono nel Paese quattro dirigenti politici di sinistra, annunciando la fine della lotta armata. Nel 1991 anche le Forze popolari rivoluzionarie Lorenzo Zelaya accolsero il decreto e rinunciarono alla lotta armata. Il programma di risanamento economico del Governo Callejas permise di rinegoziare il debito estero, arrivato a 3.500 milioni di dollari. Intanto nell'ambito della diatriba sui territori confinanti tra Honduras e El Salvador, nel 1992 la Corte internazionale di Giustizia stabilì nuove linee di confine tra i due Paesi. Nelle elezioni del 1993 trionfò il candidato dell'opposizione, Carlos Roberto Reina Idiaquez, che aveva dato voce allo scontento popolare. Una delle prime risoluzioni del nuovo Governo fu l'abolizione del servizio militare obbligatorio e lo scioglimento della Direzione Nazionale Investigativa, accusata di torturare i detenuti. A causa della siccità, intanto, un centinaio di comuni del Paese persero più del 60% delle proprie coltivazioni di sussistenza. Di fronte al pericolo di carestia che minacciava più di un milione e mezzo di persone, le autorità chiesero l'intervento della FAO. Nel 1995 entrò in funzione l'Unità Investigativa Criminale che sostituì la polizia segreta smantellata l'anno precedente. Il nuovo corpo di polizia fu addestrato dalla polizia israeliana e dall'FBI. In quel periodo più di 50 persone vennero assassinate ogni giorno nel Paese. Nel 1995 diversi funzionari governativi furono incarcerati per i loro legami con il traffico di passaporti. Lo stesso presidente Reina vide l'apertura di un'inchiesta a suo carico per uso di fondi statali a fini privati. Nel 1996 un aumento dei salari del 25% coincise con l'incremento del 30% dei principali beni di consumo, favorendo nuove manifestazioni di protesta da parte di una popolazione esasperata. Nel 1997 la polizia impedì che un gruppo di mezzo milione di persone collocasse in un luogo pubblico di Tegucigalpa una statua di Lempira, lo storico capo della resistenza indigena alla conquista spagnola. Negli stessi giorni, una statua di Cristoforo Colombo venne distrutta dai manifestanti. Le elezioni generali svoltesi nello stesso anno confermarono al potere il Partito liberale del presidente uscente Carlos Reina. Il suo successore, Carlos Flores, ottenne il 53% dei voti: al suo insediamento annunciò che avrebbe proseguito nella politica d'apertura economica. Nel 1998 il Paese era nel pieno della crisi con l'80% della popolazione ridotta alla povertà più estrema, e con 228 proprietari terrieri che controllavano più del 75% delle terre. Il passaggio dell'uragano «Mitch» in America Centrale nel settembre di quell'anno provocò danni nell'ordine di 5.300 milioni di dollari uccidendo 24.000 persone, di cui 6.000 in Honduras. Più di 1.300.000 honduregni rimasero senza casa e altri 8.000 risultarono dispersi. Le controversie di frontiera con El Salvador si risolsero nello stesso 1998 con un accordo che garantiva al Paese lo sbocco sull'Oceano Pacifico. Nel 1999 si riaprì la crisi diplomatica con il Nicaragua per la ratifica del trattato Ramirez-López da parte del Governo honduregno. Il trattato riconosceva alla Colombia la sovranità sulle isole San Andrés e Providencia e sulle acque circostanti, rivendicate anche dal Nicaragua. All'inizio del 2000 al confine tra i due Paesi le truppe vennero poste in stato di allerta e scambi di artiglieria si verificarono al largo tra le due flotte. A giugno uno sciopero generale bloccò il Paese: le proteste contro il Governo riguardavano il rifiuto della proposta di un aumento salariale minimo in tutti i settori. Il blocco delle attività mise ulteriormente in difficoltà la Nazione ancora piegata per le devastazioni provocate degli uragani che si erano susseguiti negli ultimi due anni. Il Governo si trovò inoltre a dover fronteggiare uno stato di allerta nazionale per la forte impennata dei casi di meningite, soprattutto tra i neonati. Nel gennaio 2001 la Commissione per la difesa dei diritti umani dell'Honduras rese noto che più di 1.000 bambini e adolescenti di strada furono assassinati nel corso del 2000 dalle squadre della morte spalleggiate dalla polizia. Tra febbraio e marzo si registrarono scontri armati alla frontiera con il Nicaragua, Paese con cui l'Honduras manteneva rapporti tesi dal 1999, quando Tegucigalpa sottoscrisse un trattato con la Colombia in cui riconosceva implicitamente la sovranità di Bogotá sulle Isole del Mar dei Caraibi, rivendicate anche da Managua. Nel novembre 2001 le elezioni presidenziali terminarono con il successo di Ricardo Maduro, candidato del Partito nazionale, all'opposizione, che si impose su Rafael Pineda del Partito liberale al potere. Da subito Maduro, per frenare la crescente criminalità e la corruzione, incrementò gli organici delle forze di polizia e dell'esercito, provocando manifestazioni di protesta popolare e la violenta reazione degli osservatori internazionali e delle associazioni per la tutela dei diritti umani. Proseguì quindi con una politica di allineamento del Paese agli interessi statunitensi: nel maggio 2003 inviò truppe in Iraq a sostegno degli occupanti anglo-americani e nel dicembre dello stesso anno sottoscrisse, insieme a El Salvador, Guatemala e Nicaragua, un trattato di libero commercio con gli Stati Uniti (TLCEUCA-CAFTA), aprendo in particolare il mercato telefonico nazionale agli investimenti privati e stranieri. Le numerose agitazioni degli insegnanti statali nella prima metà del 2004 sfociarono, nel mese di giugno, in una imponente protesta contro il mancato aumento degli stipendi e il ritardo nel pagamento degli stessi. Furono affiancati nello sciopero dagli ambientalisti, che denunciarono in particolare il disboscamento illegale effettuato per il lucroso commercio del legno. Nel novembre 2005 si svolsero le elezioni presidenziali, che decretarono la vittoria di Manuel Zelaya Rosales, candidato del Partito liberale, sul rivale Porfirio Lobo, del Partito nazionale al governo. Zelaya, che sostituì Maduro, si trovò a dover governare un Paese con il 30% di disoccupazione e il 70% di abitanti in stato di povertà.

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LE CITTÀ

Tegucigalpa

(858.000 ab.). Capitale dell'Honduras e capoluogo del dipartimento Francisco Morazán (8.619 kmq; 1.180.676 ab.). Sorge sul Río Choluteca, a 918 m s/m., ai piedi del monte Picacho. Centro economico, politico, amministrativo di grande rilievo, ha registrato un notevole sviluppo all'inizio di questo secolo, in seguito al miglioramento dei collegamenti stradali con il golfo di Fonseca e con Puerto Cortés. L'industria, poco sviluppata, è incentrata soprattutto sui settori tessile, dell'abbigliamento e alimentare. Il commercio è basato sullo scambio dei prodotti dell'agricoltura locale. La città, capitale dal 1880, è sorta nel XVI secolo come centro minerario per l'estrazione dell'oro e dell'argento.

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San Pedro Sula

(518.700 ab.). Città dell'Honduras, capoluogo del dipartimento Cortés (3.242 kmq; 1.202.510 ab.). Situata in una fertile valle solcata dal fiume Sula, è un importante centro commerciale dell'Honduras nord-occidentale. Notevole la produzione di banane e zucchero. Fondata nel 1536, dista 50 km da Puerto Cortés.

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La Ceiba

(137.800 ab.). Città dell'Honduras e capoluogo del dipartimento Atlántida (4.372 kmq; 344.099 ab.), nella parte settentrionale del Paese. Situata sulla costa atlantica, è un importante porto, oltre che centro agricolo e industriale. Dista 112 km da Puerto Cortés.

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Nueva Ocotepeque

(9.167 ab.). Città dell'Honduras, capoluogo del dipartimento Ocotepeque (1.630 kmq; 108.029 ab.). Sorge presso il confine tra Honduras, Guatemala e El Salvador.

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Honduras

 

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