GEOGRAFIA - AMERICA DEL NORD E CENTRO - GUATEMALA

PRESENTAZIONE

Stato dell'America Centrale, il Guatemala confina a Nord e a Ovest con il Messico, a Nord-Est con il Belize, a Est con l'Honduras, a Sud-Est con El Salvador, mentre a Sud è bagnato dall'Oceano Pacifico e a Est, per un breve tratto, dal Mar delle Antille. Copre una superficie di 108.889 kmq e ospita una popolazione di 11.844.000 abitanti, con una densità di 109 abitanti per kmq. La popolazione è costituita da Amerindi (40,5%), meticci (30%), Creoli ed Europei (15%), altri. La lingua ufficiale è lo spagnolo; sono parlati anche i dialetti maya. Prevale la religione cattolica (75,9%); sono presenti anche protestanti (21,8%). Già colonia spagnola, il Guatemala è una Repubblica di tipo presidenziale. In base alla Costituzione del 1986, emendata nel 1993, il potere esecutivo spetta al presidente della Repubblica, eletto a suffragio universale per quattro anni, che è anche capo del Governo; il potere legislativo è esercitato dal Congresso della Repubblica, composto da 158 membri eletti a suffragio universale per quattro anni. L'unità monetaria è il quetzal. La capitale è Guatemala (2.205.000 ab.).

IL TERRITORIO

Nella parte nord-orientale del Paese si estende il Petén, una zona completamente pianeggiante, paludosa e che presenta fenomeni carsici che si intensificano nella Sierra de los Cuchumatanes; la regione centro-meridionale è invece montuosa e caratterizzata dalla presenza di altopiani. La pianura ritorna nella zona costiera del Pacifico. Nella parte occidentale dominano formazioni vulcaniche recenti, dall'aspetto scosceso, che culminano nel monte Tajumulco (4.220 m). Molti vulcani spenti hanno accolto numerosi laghi nei loro crateri. Tra i bacini lacustri vulcanici, il maggiore è quello di Izabal, verso la costa caraibica. I fiumi più lunghi e regolari sono tributari del Mar delle Antille, a differenza di quelli che sfociano nel Pacifico, caratterizzati da corso breve ed impetuoso. Le coste sono prevalentemente basse e compatte. L'altitudine e l'esposizione agli alisei umidi sono i due elementi diversificatori dell'assetto climatico. Dalle temperature elevate della pianura si passa a quelle rigide dell'alta montagna. L'intensità delle piogge varia a seconda delle zone, ma è comunque molto elevata.
Cartina del Guatemala


L'ECONOMIA

L'assetto economico del Guatemala è sovrapponibile a quello di molti Paesi latino-americani. L'evoluzione e l'emancipazione del Paese sono frenate dalla dipendenza economica da altri Stati, in particolar modo dagli Stati Uniti. Il Guatemala ha un'economia agricola povera legata all'esportazione: caffè, banane, canna da zucchero, cotone tabacco e cacao, mentre granoturco, riso e fagioli sono coltivati per il consumo interno. I livelli produttivi restano al di sotto del fabbisogno interno. Le risorse forestali sono ingenti (si produce un’essenza pregiata e rara, il chicle, da cui si estrae il chinino) ma non adeguatamente sfruttate per mancanza di strutture. L'industria, sebbene non molto sviluppata, registra sensibili progressi nella produzione tessile e nei settori alimentare e conserviero. Sono inoltre presenti raffinerie petrolifere a Escuintla e Puerto Barrios. La rete stradale (14.044 km, di cui 5.463 asfaltati) comprende un tratto della Carretera Panamericana e una serie di collegamenti radiali tra la capitale e le coste. La ferrovia si sviluppa per 886 km. Alcune zone interne e del Petén restano tuttavia ancora isolate. I porti principali sono Santo Tomás de Castillo, Matiás de Gálvez, Champerico, Puerto Barrios e Puerto Quetzal. Aeroporti principali sono quelli di Guatemala-La Aurora e Santa Elena Petén.

CENNI STORICI

La civiltà maya fiorì nei territori dell’odierno Guatemala durante i primi dieci secoli della nostra era. Pedro de Alvarado, al comando delle truppe spagnole, arrivò nel territorio nel 1523, fondando nel giro di poco più di due anni la città di Guatemala e ottenendo il controllo totale del Paese. Nel 1821, i grandi proprietari terrieri e i commercianti proclamarono pacificamente l’indipendenza di quella che era stata la Capitaneria Generale del Regno di Guatemala e che comprendeva cinque Paesi centroamericani: Guatemala, Honduras, Costa Rica, El Salvador e Nicaragua (solo il Chiapas venne isolato e, di fatto, annesso al Messico). La nuova entità politico-amministrativa, chiamata Province Unite del Centroamerica, fu dissolta nel 1839 in seguito alla rottura del patto federale e alla politica imperialista britannica, che mirava alla divisione delle nazioni americane. Nel 1831, il Governo, soffocato dai debiti, aveva infatti concesso alla Gran Bretagna grandi estensioni di terra per lo sfruttamento del legname che divennero di fatto il territorio dell’ex Honduras Britannico, oggi Belize. Le tinture vegetali erano per il Guatemala il maggior prodotto d’esportazione in Europa, fino alla crisi provocata a metà del XVIII secolo dall’invenzione dei coloranti artificiali. Per supplire alla crisi venne introdotta la massiccia coltivazione del caffè. Con la riforma liberale del 1871, gli indigeni persero molte terre comuni, acquisite dai grandi latifondisti per la produzione proprio di caffè. In questo ambito si mosse, con atteggiamenti dittatoriali, Manuel Estrada Cabrera che assunse il potere dalla fine dell’Ottocento per mantenerlo fino al 1920, favorendo l’ingresso di aziende nordamericane che s’impadronirono delle ferrovie, dei porti, della produzione di energia elettrica, dei trasporti marittimi, delle poste internazionali e, soprattutto, di grandi estensioni di terra, sulle quali la potente United Fruit Company (UFCO) coltivava banane. Dopo la presidenza fortemente repressiva di Jorge Ubico Castañeda, dal 1931 al 1944, le successive consultazioni popolari furono vinte dal politico riformista Juan José Arévalo, che diede il via a riforme economiche e sociali favorendo un clima di apertura politica ed economica. Nel 1945 fu stabilito il diritto di voto per le donne e in quello stesso anno sorse il primo sindacato contadino. La riforma agraria espropriò la UFCO di grandi quantità di terreni inutilizzati e mantenuti come riserva. Il Governo nordamericano definì la decisione una minaccia agli interessi degli Stati Uniti, cominciando una pesante campagna anticomunista contro i Governi democratici di Arévalo e del suo successore Jacobo Arbenz Guzmán. Iniziarono pressioni per ottenere una condanna delle riforme del Governo di Arbenz mentre Allen Dulles, direttore della CIA, organizzava l’invasione del Paese che partì dall’Honduras nel 1954. Con il rovesciamento politico (Arbenz Guzmán fu sostituito dal colonnello Carlos Portillo Armas) la UFCO (poi rinominata United Brands) ottenne la restituzione delle terre che erano state destinate ai lavoratori nella prevista riforma agraria. Iniziò allora una successione di governi militari o tutelati dai militari: le quattro elezioni che seguirono fino al 1982 furono caratterizzate da brogli, favorendo sempre i candidati governativi. In questo clima nacque e si sviluppò il movimento rivoluzionario armato che il Governo cercò di reprimere causando la morte, tra il 1954 e il 1982, di circa 80.000 persone. Nel 1982, sorse l’Unità rivoluzionaria nazionale guatemalteca (URNG) e nello stesso anno, dopo le ennesime inutili elezioni, un gruppo militare destituì il generale Fernando Romero Lucas García e impose come nuovo capo del Governo il generale Efraín Ríos Montt. Questi lanciò una campagna anti-insurrezionale ancora più aggressiva di quella dei suoi predecessori. In un anno furono assassinate 15.000 persone, mentre altre 70.000 furono costrette a fuggire. Un altro mezzo milione andò a vivere sulle montagne, per sfuggire all’esercito, e centinaia di villaggi rurali furono distrutti. Nel 1983, Ríos Montt fu deposto da un golpe militare che portò al potere il generale Oscar Humbero Mejía Víctores, il quale promise un rapido ritorno alla democrazia. Nel 1984 fu eletta un’Assemblea Costituente per redigere una Carta costituzionale e decidere le elezioni. Diciassette partiti presentarono i propri candidati, ma la sinistra fu costretta ad astenersi. L’URNG boicottò le elezioni del 1985, che videro una chiara vittoria del candidato democristiano Vinicio Cerezo. Tra le sue prime misure, Cerezo decretò la sospensione «totale e definitiva» delle attività della polizia segreta. Nel 1987, dopo 17 anni di scontri, il Governo e i rappresentanti dell’URNG si riunirono a Madrid nei primi negoziati diretti tra lo Stato e la guerriglia. Nonostante la persistenza di persecuzioni e omicidi politici, nel 1990 fu firmato a Madrid un accordo di base per la ricerca della pace in Guatemala, sottoscritto dalla Commissione Nazionale di Riconciliazione, dai partiti politici e dall’URNG. Gli ultimi mesi del 1990 furono caratterizzati dal ristagno dei negoziati e dallo scetticismo dei cittadini, quest’ultimo direttamente legato all’astensionismo del 70% registrato nelle elezioni presidenziali del novembre di quell’anno. Nella seconda tornata elettorale, svoltasi all’inizio del 1991, fu eletto Jorge Serrano Elías, del Movimento di azione e solidarietà sociale (MAS). Serrano Elías e l’URNG decisero di riprendere i negoziati per la pace. L’URNG pretese la fine immediata delle violazioni dei diritti umani, mentre il Senato degli Stati Uniti sospese gli aiuti al Guatemala visto che le organizzazioni umanitarie avevano calcolato che nei primi mesi del governo Serrano Elías erano state compiute 1.760 violazioni dei diritti umani, delle quali 650 circa esecuzioni extragiudiziali con l’uccisione di bambini di strada di età inferiore ai sei anni. Il presidente guatemalteco riconobbe nello stesso periodo la sovranità e l’autodeterminazione del Belize, l’ex colonia britannica che aveva proclamato la propria indipendenza nel 1981. Nel 1992 la Chiesa cattolica criticò duramente la politica economica guatemalteca e si pronunciò a favore di una riforma agraria, mentre le organizzazioni indigene chiesero la ratifica dell’Accordo 169 dell’OIT (l’ Organizzazione internazionale del lavoro) sui popoli indigeni e tribali. A livello internazionale, sia il Governo nordamericano, sia la Banca Mondiale e il Parlamento europeo fecero pressione sul Governo guatemalteco per fermare la violenza politica. Rigoberta Menchú Tum, dirigente indigena di etnia quiché impegnata a denunciare la situazione in cui vivono i popoli indigeni del suo Paese, ricevette in quell’anno il premio Nobel per la Pace. Nel 1993, il presidente Serrano Elías, con l’appoggio di un gruppo di militari, fece un colpo di Stato con il quale abrogò vari articoli della Costituzione e dissolse il Congresso e la Corte Suprema di Giustizia. Il 1° giugno, di fronte al mancato riconoscimento nazionale e internazionale e alle pressioni da parte degli stessi Stati Uniti, Serrano Elías abbandonò la presidenza. L’ex procuratore per i diritti umani, Ramiro de León Carpio, fu nominato nuovo capo dell’Esecutivo fino alla conclusione del periodo di mandato governativo di pertinenza di Serrano Elías. De León Carpio diede il via a un’epurazione dei militari che avevano appoggiato Serrano Elías, con sostituzioni in cinque comandi. Nonostante l’intensa campagna contro le PAC (Pattuglie di Autodifesa Civile) e il servizio militare obbligatorio, il presidente De León Carpio, contravvenendo alla sua precedente posizione, affermò che avrebbe mantenuto le istituzioni fino al termine del conflitto armato. Il Governo annunciò la scomparsa dell’archivio che custodiva incartamenti su cittadini considerati pericolosi per la sicurezza dello Stato, eliminando, in questo modo, le prove contro i responsabili di violazioni dei diritti umani. Il piano del Governo per il 1995 riaffermò la politica di aggiustamento strutturale, diede priorità alla fine dell’intervento statale nell’economia, alla riforma finanziaria e alla privatizzazione delle imprese pubbliche. L’obiettivo dichiarato di De León Carpio era la lotta contro la corruzione nei poteri dello Stato. Il presidente domandò le dimissioni dei deputati e della Corte Suprema di Giustizia. Con ciò ebbe inizio uno scontro tra il presidente e il Congresso, che scatenò una lotta incentrata su interessi economici e di parte. Dopo l’occupazione di 22 giorni dell’ufficio locale dell’OAS (Organizzazione degli Stati Americani), circa 5.000 indigeni effettuarono una marcia, chiedendo la dissoluzione delle PAC. Nel 1994, intanto, il Governo e la guerriglia firmarono accordi per il ritorno alle proprie terre delle popolazioni sradicate dal conflitto armato. Un referendum costituzionale realizzato nello stesso anno registrò un’astensione dell’85%. Il 69% dei votanti si pronunciò a favore di un nuovo Congresso e di una nuova Corte Suprema. Nelle successive elezioni che registrarono la stessa astensione del referendum, il Fronte repubblicano guatemalteco condotto dall’ex dittatore Efraín Ríos Montt, ottenne la maggioranza. Il braccio di ferro tra autorità e rivoluzionari continuava: all’inizio del 1994 la polizia fece sgomberare 300 famiglie di contadini che avevano occupato una tenuta a Escuintla, ma poco dopo un nuovo contingente di quasi duemila rifugiati fece ritorno alla regione del Quiché, che continuava a essere occupata dall’esercito. A Oslo, in Norvegia, l’URNG e il Governo firmarono un accordo per il reinsediamento delle popolazioni sradicate dallo scontro armato. Nel 1995, i negoziati di pace tra la guerriglia e il Governo non fecero molti progressi a causa delle elezioni, del disinteresse dell’esercito e dei proprietari terrieri e della debolezza del governo di fronte a questi ultimi. Nelle elezioni del 1995 , Alvaro Arzú, candidato del Partito progressista nazionale, ottenne il 42% dei voti e fu eletto presidente. L’astensionismo raggiunse un livello record, attestandosi al 63%. Alla fine dello stesso anno il nuovo Governo e l’URNG firmarono una serie di accordi di pace che misero fine alla guerra civile. Il cessate il fuoco venne rispettato anche se coincise con un sensibile aumento della criminalità. Si stimò intanto che l’80% della popolazione vivesse al di sotto della soglia di povertà. Nel dicembre del 1997 l’uragano El Niño colpì in modo gravissimo il Guatemala. La FAO inviò aiuti alimentari a questo e ad altri Paesi della regione. Anche il passaggio dell’uragano Mitch in America Centrale nel 1998 causò altri gravissimi danni in un Paese già in ginocchio. Le stime ufficiali parlarono di 24.000 morti, oltre 100.000 senzatetto e danni per 5.360 milioni di dollari. Nel 1999 Alfonso Portillo vinse le elezioni presidenziali insediandosi l’anno successivo. Nel 2000 l’Audiencia Nacional di Madrid accolse la denuncia del premio Nobel Rigoberta Menchu aprendo un’inchiesta per accertare le responsabilità degli ex dittatori Efraín Ríos Montt, Oscar Humbero Mejia Victores e Fernando Romeo Lucas García nei massacri di Amerindi maya compiuti durante gli anni Ottanta. L’anno prima una commissione sostenuta dall’ONU aveva dichiarato la responsabilità delle forze di sicurezza nel 93% dei casi di aperta violazione dei diritti civili durante la guerra civile (che aveva causato 200.000 vittime): era stato inoltre accertato il ruolo di primo piano di alcuni ufficiali nello svolgersi di 626 massacri in numerosi villaggi Maya. Nel 2000, tra Guatemala e Belize, si raggiunse un accordo riguardo a un problema di confini (il Guatemala rivendicava un’area di 12.000 kmq appartenente al Belize), causa di una crisi diplomatica tra i due Paesi. Nel maggio 2001 Romeo Lucas García e Ríos Montt furono accusati di genocidio. Ma la situazione dei diritti umani non accennò a migliorare. I principali problemi che ostacolarono il cammino verso una pacificazione durevole rimasero le grandi ingiustizie nel tessuto civile, politico ed economico della società guatemalteca. Si pensi che nell'agosto 2003 la Corte Costituzionale del Guatemala riconobbe lo stesso Ríos Montt, responsabile del massacro di decine di migliaia di persone, idoneo a partecipare alle successive elezioni presidenziali. Le consultazioni, tenutesi nel novembre 2003, decretarono la vittoria di Oscar Berger, membro del partito Gran Alianza Nacional (GANA) e rappresentante dell'oligarchia guatemalteca. Nel dicembre 2003 il Guatemala sottoscrisse, insieme a Nicaragua, El Salvador e Honduras, il Trattato di libero commercio tra Stati Uniti e Centroamerica (TLCEUCA-CAFTA), che suscitò la viva reazione delle organizzazioni civili, preoccupate per le conseguenze che l'apertura delle frontiere al colosso statunitense avrebbe comportato. Il nuovo presidente Berger pose fra le priorità della sua politica la lotta contro il crimine, la corruzione e la povertà dilagante. Ridusse le spese militari, stanziò 4,1 miliardi di dollari a favore degli ex membri dei gruppi paramilitari della guerra civile che, tra il 1960 e il 1996, provocò 200.000 vittime tra morti e desaparecidos, e ammise formalmente le responsabilità dello Stato nei crimini commessi contro i diritti umani delle popolazioni guatemalteche. Negli anni seguenti il Guatemala continuò a essere un Paese molto violento, con gravi difficoltà a proseguire il suo cammino di sviluppo. I circa 5.000 casi di morte violenta registrati nel 2005 rappresentarono solo uno dei fattori di indebolimento dello Stato, che risultò sempre più ingovernabile. Nei primi mesi del 2006 squadre speciali al servizio di poteri extra istituzionali, presumibilmente collegate alle forze di sicurezza, giustiziarono sommariamente più di 150 persone appartenenti a bande criminali.

GLI INDIOS QUICHÉ

Stanziati nella parte sud-occidentale del Guatemala, sull'altopiano tra Quezaltemeyo e Chichicastenango, gli Indios costituiscono un'importante minoranza etnica. Popolazione india di stirpe Maya, sono discendenti di uno dei due gruppi più importanti dei Maya, migrati nel Tabasco probabilmente all'epoca del nuovo Impero. Intorno al secolo XI si spostarono nella sede attuale, fondando un fiorente Stato con centro a Utatlon, vicino all'odierna Santa Cruz del Quiché. Mantennero la loro indipendenza fino al 1523, data in cui furono soggiogati dalla spedizione dello spagnolo Pedro de Alvarado. La tenace resistenza alla conquista spagnola fu guidata dal valoroso Tecum-Uman. Oggi i Quiché vivono in condizioni misere come braccianti agricoli e sono sparsi in piccoli villaggi nelle foreste. I Quiché sono famosi anche per le multicolori processioni che allestiscono in onore dei santi, della Vergine e di Cristo, durante le quali i riti cattolici si confondono spesso con i più antichi riti locali.

I MAYA

I Maya sono una popolazione indigena dell'America Centrale, cui si deve una delle maggiori civiltà dell'epoca precolombiana. Ammontano oggi a poco più di due milioni di individui, che vivono in Messico, Guatemala, Belize, Honduras ed El Salvador. I Maya, benché convertiti forzatamente al Cristianesimo durante il dominio coloniale spagnolo del XVI secolo, conservano ancora tradizioni e usanze che risalgono agli antenati precolombiani. Si dedicano principalmente alla coltivazione del mais e all'allevamento del pollame, e usano una propria lingua suddivisa in numerosi dialetti. Gli antichi Maya costituirono, intorno al III sec., un Impero frazionato in numerose città Stato, ma unito da vincoli linguistici e culturali. Poco si sa della loro storia. Solitamente si distinguono un Antico Impero (320-987), esteso nella regione del Petén (Guatemala), e un Nuovo Impero, limitato allo Yucatàn e durato dal 1007 alla conquista spagnola (secc. XVI-XVII). Evoluti nell'astronomia e nella matematica, i Maya si servivano di un calendario basato sull'anno solare di 365 giorni e adottavano nella numerazione il sistema vigesimale, mentre per la scrittura facevano uso di un sistema ideografico a geroglifici. Eccelsero inoltre nella costruzione di maestose città, centri urbani e di culto insieme: Tikal, la più ampia e antica con i suoi grandi templi; Copán; Piedras Negras; Seibal; Palenque, con i bellissimi stucchi che rivestono le facciate degli edifici; Chichen Itzá, la città sacra che conserva grandiose rovine di templi, come il Castillo e il tempio dei Guerrieri ornato di bellissime pitture murali; Labna e Uxmal, massimo centro architettonico con lo splendido palazzo del governatore, decorato esternamente da un mosaico in pietra con eleganti motivi astratto-geometrici tipici del gusto maya. Rilievi in pietra, stucco, argilla o legno, stelle incise, vivaci figurine in creta, ceramiche grezze o decorate, mosaici, lavori in metallo testimoniano ancora la grande abilità tecnica e l'elevato senso estetico dei Maya, completando il quadro di una produzione artistica tra le più notevoli e originali di tutti i tempi. La religione dei Maya, che noi conosciamo soltanto nel periodo del Nuovo Impero, era di tipo politeista. Al di sopra di tutti stava il dio solare Itzamna, figlio del creatore del mondo Hunab e sposo della dea lunare Ixchel. A Kukulcan, il serpente piumato simile al dio azteco Quetzalcoatl, venivano offerti anche sacrifici umani. I quattro Chac, personificazioni dei punti cardinali, sostenevano la volta celeste e presiedevano agli eventi meteorici. Yum-Kaa era legato alla coltivazione del mais. La creazione degli uomini e del mondo nella mitologia dei Maya era vista come opera di divinità che, per la loro stessa sopravvivenza, necessitavano del culto umano. L'aldilà era concepito come un Regno sotterraneo, il Mental. Gli eroi, i sacerdoti e le vittime dei sacrifici umani assurgevano a un mondo paradisiaco. La classe sacerdotale era organizzata gerarchicamente e i riti erano regolati dal calendario.
La civiltà maya

La civiltà maya (english version)


LE CITTÀ

Guatemala o Ciudad de Guatemala

(2.205.000 ab.) Capitale del Guatemala e capoluogo del dipartimento omonimo (2.126 kmq; 2.541.586 ab.). Sorge a 1.493 m s/m. ed è uno dei maggiori insediamenti urbani dell'America Centrale. Centro industriale, è sede di industrie tessili, dell'abbigliamento, delle calzature e della lavorazione del tabacco. La città, fondata nel 1524 dagli Spagnoli, ha subito una serie di terremoti che l'hanno parzialmente distrutta
Scorcio del centro storico di Guatemala


Quezaltenango

(106.700 ab.). Città del Guatemala e capoluogo del dipartimento omonimo (1.951 kmq; 624.716 ab.). Circondata da un territorio molto accidentato, sorge su di un altopiano dominato da alti vulcani, a 2.371 m s/m. Fu distrutta da un'eruzione del Santa Maria e ricostruita nel 1902. È la seconda città del Guatemala per numero di abitanti. È centro commerciale e industriale; nelle sue campagne si producono grano e mais in grandi quantità.
Scorcio di Quezaltenango


Puerto Barrios

(35.300 ab.). Città del Guatemala e capoluogo del dipartimento di Izabal (9.038 kmq; 314.306 ab.), sorge nella parte orientale del Paese, su una profonda baia situata nella zona più interna del golfo di Amatique. È porto attivissimo.

PERSONAGGI CELEBRI

Rigoberta Menchú Tum

India guatemalteca (n. Chimel, Quiché 1959). Attivista nella difesa dei diritti della popolazione india, è figlia di Vicente Menchú, contadino morto nel 1980, insieme al figlio e ad altri suoi compagni, nel tragico rogo dell'ambasciata di Spagna a Città del Guatemala, durante una pacifica occupazione volta a richiamare l'attenzione internazionale sulle arbitrarie espropriazione delle terre e sull'oppressione governativa. Rifiugiatasi a Parigi per sfuggire alle persecuzioni perpetrate dai militari, nel 1983 collaborò con Elisabeth Burgos al libro Mi chiamo Rigoberta Menchú, allo stesso tempo testo biografico e di denuncia, che le consentì di conseguire importanti appoggi per la lotta politico-sociale del suo popolo. La sua azione, ferma e misurata, le valse numerosi riconoscimenti fino al conseguimento del premio Nobel per la pace nel 1992. Con il denaro ricevuto in quell'occasione istituì un fondo intitolato a suo padre col quale si impegnò a finanziare la sua e l’altrui attività in favore della popolazione indigena guatemalteca e per sostenere le cause delle popolazioni indigene più in generale.


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