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Geografia  Europa - Indice

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GEOGRAFIA - EUROPA - UNGHERIA

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PRESENTAZIONE

L'Ungheria confina a Nord con la Slovacchia, a Nord-Est con l'Ucraina, a Est con la Romania, a Sud con la Serbia e Montenegro, a Sud-Ovest con la Croazia e la Slovenia e a Ovest con l'Austria. Ha una superficie di 93.030 kmq e una popolazione di 10.197.119 abitanti con una densità di 109 abitanti per kmq. Il gruppo etnico predominante è costituito dai Magiari (84%), vi sono poi minoranze di Zingari (5%), Tedeschi (2%), Slovacchi (1%). Lingua nazionale è l'ungherese. Religione predominante è la cattolica, seguita dalla protestante (luterana). L'Ungheria è una Repubblica parlamentare unicamerale. In base alla Costituzione del 1949, emendata nel 1989, il potere esecutivo spetta al Consiglio dei ministri, responsabile nei confronti dell'Assemblea Nazionale, composta da 386 membri eletti per quattro anni a suffragio universale. L'Assemblea Nazionale nomina il presidente della Repubblica, in carica per cinque anni. L'unità monetaria è il fiorino ungherese. La capitale è Budapest (1.708.000 ab.).

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IL TERRITORIO

I due terzi del territorio ungherese sono occupati da una estesa pianura ondulata, solcata al centro dal Danubio, mentre le estreme propaggini dei Carpazi delimitano la parte settentrionale del Paese. Questi rilievi, chiamati Monti Matra e Monti Bükk, raggiungono la massima altitudine nel Monte Kékés (1.015 m), appartenente ai Matra. Altre catene di modesta altitudine sono i Mecsek e la Selva Bakòny (704 m), il più esteso massiccio del Paese. A seconda delle regioni, il suolo presenta caratteristiche diverse: alla fertile pianura della regione dell'Alföld, molto popolata, si contrappone la stepposa puszta, delimitata a Nord e a Sud rispettivamente dal Tibisco e dal Körös. Il Danubio, in ungherese Duna, delimita il confine settentrionale, volge quindi a Sud e attraversa il Paese. Gli unici altri fiumi importanti dell'Ungheria sono il Tibisco (Tisza) e la Drava. Il primo nasce in Ucraina, attraversa la Slovacchia e scorre per 600 km attraverso le montagne e le colline delle regioni orientali ungheresi. La seconda segna il confine sud-occidentale con la Jugoslavia. La più vasta estensione di acque interne dell'Europa centrale, il Lago Balaton, è posta nell'Ungheria occidentale ai piedi della Selva Bakòny. Appartengono poi al Paese le sponde meridionali del Lago di Neusiedl, diviso con l'Austria e chiamato Fertö in ungherese. L'Ungheria ha un clima secco con estati calde e inverni freddi. Le scarse precipitazioni sono distribuite in inverno e in autunno e non arrecano benefici all'agricoltura.

Cartina dell'Ungheria

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LA PUSZTA UNGHERESE

La zona nord-orientale dell'Ungheria, compresa tra il Körös e il Tibisco, è occupata da una vegetazione di tipo steppico, da cui il nome di puszta, che significa, in ungherese, deserto. Se alcuni secoli fa questa estensione desolata ricopriva quasi tutta la pianura ungherese, il lavoro degli agricoltori ha gradatamente conquistato alle colture una buona parte del territorio, che è venuta così a chiamarsi alföld, cioè campagna coltivata. Oggi la puszta, con il suo paesaggio tipico di secchi arbusti e rarissimi alberi, si conserva soprattutto nella parte nord-occidentale del Paese, caratterizzata da un clima decisamente arido. Nella zona a Ovest di Debrecen i lavori di irrigazione hanno consentito l'impianto della coltivazione del riso e inoltre sono stati creati nuovi boschi per fissare i terreni mobili. Nella puszta è praticato l'allevamento di ovini, bovini e suini, mentre va riducendosi l'allevamento dei cavalli, un tempo famosi e richiesti in tutto il mondo. Rinomata era la puszta Hortobagy, che si estendeva per circa 840 kmq. Qui pascolavano oltre 10.000 bovini e più del doppio di suini. I maggiori poeti ungheresi, e in primo luogo Petofi, cantarono le bellezze di queste sconfinate pianure.

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IL LAGO BALATON

Il lago Balaton costituisce una delle maggiori attrattive turistiche dell'Ungheria e al tempo stesso un elemento determinante nel paesaggio transdanubiano. Con la sua superficie di 596 kmq è il più esteso bacino lacustre dell'Europa centro-occidentale, non a caso è anche chiamato "il mare ungherese". Lungo 77 km e largo mediamente 8 km, la sua profondità media è di circa 3 metri, raggiungendo il valore massimo in corrispondenza del cosiddetto "pozzo di Tihany" (m 12). Il Balaton è situato al margine meridionale dei rilievi della Selva Baconia, e occupa il fondo di una fossa tettonica formatasi durante il Pleistocene. Le sue sponde, che si allungano per circa 200 chilometri, sono basse e rettilinee lungo il lato meridionale e si fanno più mosse lungo quello settentrionale. La penisola di Tihany (m 232) si protende nel lago per circa 6 km, fin quasi a dividerlo in due distinti bacini: qui le due opposte sponde sono infatti separate solo da poco meno di un chilometro d'acqua. Non mancano anche sorgenti termali e grotte che celano fantastici laghetti. Il Balaton è un bacino alimentato da numerosi immissari, tra i quali i maggiori sono l'Eger e lo Zala. Dalla sponda meridionale il Balaton è stato collegato al Danubio tramite il canale Sió. La scarsa profondità del lago è anche da mettere in relazione alla notevole quantità di materiali che vi scaricano i suoi immissari, specialmente nella sponda meridionale, ricchi di trasporto torbido dopo aver inciso i depositi di loess che si stendono nella pianura danubiana, oltre che al ridotto ricambio dell'acqua lacustre. Il lago registra notevoli perdite dovute all'evaporazione durante i mesi estivi, quando la temperatura dell'acqua raggiunge i 20°-25°C. L'apporto delle precipitazioni, tuttavia, che si aggirano attorno ai 700 mm annui, consente di mantenere stabile il livello delle acque lacustri, per il quale svolge anche funzione di regolatore lo stesso canale Sió. La funzione mitigatrice del lago, riducendo le escursioni termiche e fornendo umidità all'atmosfera, costituisce un fattore assai favorevole allo sviluppo della vegetazione, alle colture e all'insediamento umano. I rilievi che si affacciano lungo la sponda settentrionale costituiscono inoltre un buon riparo per i venti freddi del nord che soffiano costantemente sul lago e che in determinate circostanze ne possono agitare sensibilmente le acque provocando delle ondate alte fino a due metri che si abbattono violentemente sulle rive. La notevole ossigenazione delle acque ha favorito il popolamento ittico che non soffre dei rigidi inverni quando la superficie del lago si copre di una spesso lastra di ghiaccio. La riva settentrionale è accompagnata da folti e ampi canneti con piante. Sono purtroppo scomparse le foreste che un tempo avvolgevano tutto il bacino; ne rimane il ricordo in alcune macchie boschive sulla riva occidentale e sulle alture. Si incontrano il faggio, il castagno, il pino e il pioppo italico. Particolarmente ricca e rara è la flora della riva settentrionale: le pendici del monte Badacsony sono rivestite dai piccoli fiorellini rosa-lilla dell'erica, ed è questo il punto più orientale dove sia conosciuta questa pianta tipicamente alpina. Ancora sui monti a nord del lago si trovano enormi felci, ciclamini selvatici e l'asfodelo bianco, uno dei fiori più belli dell'Ungheria. La fauna ha perso da tempo l'esemplare più celebre e pericoloso, il lupo; oggi le montagne della riva settentrionale sono popolate da cervi, caprioli, daini, cinghiali, volpi e gatti selvatici. L'avifauna trova nel Balaton un habitat ideale: il gabbiano è da tempo accasato e divide il dominio della superficie lacustre con le rondini; anatre e oche selvatiche nidificano sulle rive prima della migrazione autunnale; in via di estinzione è purtroppo l'airone bianco. I pesci sono la vera ricchezza del Balaton: se ne conoscono 41 specie. Tra i grandi pesci, il maggiore e più pericoloso è il siluro, cui fanno corona il luccio, la carpa rapace, il dentice, largamente esportato.

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L'ECONOMIA

L'Ungheria è ricca di pianure adatte alle coltivazioni e all'allevamento, con circa il 60% della superficie totale coltivata. Sotto la dominazione austriaca, la terra era di proprietà dei grandi latifondisti e l'intero Paese veniva sfruttato per la produzione di carni e cereali, destinati all'approvvigionamento dell'Impero. Nel 1949 l'agricoltura venne uniformata ai modelli produttivi socialisti: le terre vennero distribuite ai contadini che successivamente furono organizzati in cooperative. Solo con la fine del regime comunista, nel 1989, ricomparve il possesso privato della terra. Le opere di modernizzazione e di bonifica permisero di migliorare la produttività dei terreni, introducendo nuove colture come quelle del foraggio e del mais, e di salvaguardare il patrimonio forestale. Le principali coltivazioni sono rappresentate dal frumento (25% dei terreni seminati), dal mais (22%), dai cereali, dalle patate e dalle barbabietole da zucchero. I prodotti della zootecnia sono piuttosto scarsi e derivano soprattutto dall'allevamento di bovini e suini. L'economia ungherese non si basa però solo sull'agricoltura. Nel dopoguerra infatti, dopo un avvio faticoso dovuto alla scarsità di materie prime, si sviluppò una produzione industriale abbastanza diversificata. Dapprima incentrata sul settore pesante, l'industria, si orientò a partire dalla fine degli anni Sessanta verso la produzione di beni di consumo, destinati al mercato interno, e verso l'espansione dei settori meccanico, tessile e alimentare, concentrati soprattutto intorno alla capitale. La caratteristica dominante dell'economia ungherese fu che essa seppe gradualmente differenziarsi dal modello sovietico basato sulla rigida centralizzazione. Le riforme del 1968, riprese nel 1985, ne segnarono infatti una liberalizzazione che, pur nei limiti della proprietà statale dei beni di produzione, rese possibile l'ingresso di capitali privati. Il decentramento delle procedure decisionali inoltre favorì l'intervento nei settori più arretrati, contribuendo anche all'equa ripartizione della manodopera tra industrie e agricoltura. La maggiore risorsa mineraria è costituita dalla bauxite, in parte esportata e in parte impiegata nella produzione di alluminio. I minerali di ferro e il petrolio sono invece scarsi e vengono importati dalla Russia. Grazie alla sua posizione geografica, l'Ungheria funge da ponte negli scambi Est-Ovest. I Paesi occidentali maggiormente interessati sono la Germania, l'Austria e l'Italia. Importa macchine utensili, manufatti e materie prime; esporta macchinari, prodotti chimici e alimentari. Il Danubio rappresenta un'importantissima via di transito, le comunicazioni si sviluppano infatti principalmente attraverso la navigazione fluviale (1.373 km). Discreta le reti stradale (30.322 km) e ferroviaria (7.897 km). L'aeroporto principale è quello di Budapest.

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IL MODELLO UNGHERESE

La caratteristica dell'economia ungherese durante gli anni di regime comunista fu l'autonomia rispetto all'accentramento decisionale, che tuttavia non portò a un distacco dal sistema economico dei Paesi socialisti. L'Ungheria appariva infatti un'isola felice all'interno del panorama di questi Paesi: non solo era uno dei più prosperi, ma era anche fra i più liberali, dal punto di vista culturale e intellettuale. Non esistevano code davanti a magazzini e negozi, i ristoranti erano affollati, le merci abbondavano. Il livello di vita era nettamente superiore a quello degli altri Paesi dell'Est. Il boom dei consumi venne a coincidere con la maggiore libertà economica e con l'instaurazione dell'imprenditoria privata, pur all'interno del regime socialista. Per spiegare il perché di questa felice anomalia rispetto agli altri Paesi dell'Europa orientale, bisogna partire dal dopoguerra, quando si verificò il frazionamento del latifondo e la successiva distribuzione della terra ai contadini. La collettivizzazione forzata, imposta nella seconda metà degli anni Cinquanta, portò alle cooperative agricole, ma il malcontento generato da queste misure sfociò nella sanguinosa rivolta popolare del 1956, che provocò un numero impressionante di vittime. Dopo la rivolta si abbandonarono i grandi progetti industriali per rivolgersi alla produzione di beni di consumo e generi alimentari. I vari piani quinquennali succedutisi cercarono di riequilibrare e armonizzare lo sviluppo industriale e agricolo. Fu solo nel 1968 però che l'economia subì un notevole cambiamento di rotta: un'importante riforma si pose l'obiettivo di sbloccare il centralismo e concedere invece maggiore autonomia alle cooperative di agricoltori e alle imprese. Inoltre l'Ungheria intensificò gli scambi con i Paesi occidentali, soprattutto la Germania Occidentale e l'Italia. Nel 1978 seguì un altro ciclo di riforme economiche che dotarono le imprese di maggiore autonomia decisionale. Anche per queste ragioni l'Ungheria fu il primo dei Paesi dell'Europa orientale a ripudiare il Comunismo nella primavera del 1989. La susseguente trasformazione dell'economia in senso liberista richiese perciò meno sacrifici che negli altri Paesi ex socialisti.

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CENNI STORICI

Abitata dall'età paleolitica, la regione entrò nella storia come insediamento dei Celti Eravischi (V sec. a.C.), vinti dai Romani di Adriano nel corso delle guerre pannoniche, alla fine del I sec. d.C. i legionari costruirono sulla riva destra del Danubio la città di Aquincum, a nord dell'odierna Buda. Nel 406 Roma ritirò le legioni e sulla Pannonia passarono nei secoli successivi le ondate degli Unni, degli Ostrogoti, dei Longobardi, degli Avari che vi crearono un Regno distrutto dall'avanzata carolingia del 796. Nell'896 il principe Arpad conquistò l'antica Aquincum e la regione si popolò di Magiari, che si convertirono al Cristianesimo alla fine del X sec., sotto il Regno di Geza (972-997). Alleati del Sacro Romano Impero, essi costituirono nel 1001 il Regno apostolico d'Ungheria sotto la guida di Stefano I il Santo (997-1038). Negli anni seguenti l'Ungheria accrebbe i propri possedimenti territoriali, occupando la Slavonia (1089) e la Croazia (1091). Dopo le invasioni tartare del XIII sec. e dopo la morte di Andrea III (1301), la Corona venne assegnata a Carlo Roberto d'Angiò che, unendosi a Boemi e Polacchi, si oppose agli Asburgo. Con il figlio Luigi I il Grande (1342-82), l'Ungheria conquistò Valacchia, Serbia, Moldavia e Boemia, ma dovette scontrarsi con l'avanzata degli Ottomani che, con la sconfitta di Varna (1444) su Ladislao V Jagellone, re di Ungheria e Polonia, minacciarono l'esistenza stessa del Regno. Solo l'opposizione del voivoda Giovanni Hunyadi (Belgrado 1456) bloccò la conquista turca; il figlio Mattia Corvino (1458-90) portò il Regno al suo massimo splendore; Buda divenne la capitale dell'Ungheria, splendida corte di artisti italiani, centro del Rinascimento magiaro. Alla morte del sovrano seguì tuttavia un periodo di decadenza, durante il quale i Turchi si impossessarono del Paese. Dopo la Battaglia di Mohács (1526) il Regno ungherese venne invaso dagli Ottomani e nei 145 anni del loro dominio venne praticamente cancellato ogni ricordo dello splendore passato; solo una piccola parte mantenne l'indipendenza, cedendo tuttavia agli Asburgo che, conquistando Buda (1686) e cacciando i Turchi (Zenta, 1697), annetterono l'Ungheria all'Impero (Pace di Carlowitz, 1699). Il dominio austriaco fu comunque mal tollerato per tutto il corso dei secc. XVIII e XIX: nel 1703 la nobiltà ungherese si sollevò sotto la guida del principe Ferenc II Rákóczy, nel 1784 toccò alla rivolta contadina di Transilvania e nel 1794-95 al movimento giacobino dell'abate I. Martinovich, tutti repressi. Con l'avvento della Restaurazione, si sviluppò il movimento indipendentista e liberale di Lajos Kossuth, ispiratore della rivolta del 1848, terminata nell'agosto del 1849 con l'intervento dei Russi. Delle richieste avanzate dal movimento liberale venne accettata solo l'abolizione della servitù della gleba, mentre venne ripristinato il tedesco come lingua nazionale. Nel 1860 l'imperatore Francesco Giuseppe tentò di convincere i rappresentati dell'Ungheria a partecipare alle sedute del Parlamento austro-ungarico; dopo il rifiuto ungherese seguirono anni di trattative che portarono al Compromesso del 1867, in base al quale venne istituita la duplice Monarchia di Austria-Ungheria, retta però dal solo sovrano asburgico. Tutti i partiti, eccetto quello in esilio di Kossuth, riconobbero il Compromesso che permise all'Ungheria di vivere alcuni anni di relativo benessere. Il 1° gennaio avvenne l'unificazione di Óbuda, Buda e Pest nell'unica città di Budapest. Dopo la sconfitta dell'Impero austro ungarico nella prima guerra mondiale, fu proclamata la Repubblica ungherese dei Soviet, modellata sul regime sovietico e guidata da Béla Kun (21 marzo 1919). Già il 31 luglio dello stesso anno, però, la Monarchia venne restaurata da un intervento guidato da nobili e militari; nel 1920 l'ammiraglio Miklós Horthy venne dichiarato reggente, rinunciando col Trattato del Trianon (1920) alla Croazia, alla Slovacchia e alla Transilvania e mortificando così lo spirito nazionalista ungherese. I Governi che si succedettero, dominati dai partiti dei piccoli proprietari terrieri, da socialdemocratici e da legittimisti asburgici (Bethlen, 1921-31; Gömbös, 1932-36; Daranyi. 1936-38; Imredy, 1938) intrecciarono accordi con l'Italia mussoliniana (1927, 1936). Nel Paese si andavano intanto diffondendo il movimento nazista delle Croci frecciate di Szálasy e altre correnti analoghe, giungendo (1937-38) a adottare la legislazione antiebraica e a limitare le libertà civili. Nelle elezioni del 1939 le correnti filonaziste ottennero spazio in Parlamento, grazie alle aspirazioni irredentiste presenti anche nei ceti popolari; nel 1939 riuscirono a vincere la riluttanza dei partiti tradizionali alleandosi con la Germania nazista. Nel novembre del 1940 l'Ungheria sottoscrisse a Vienna (Governo Teleki) il patto che la legò a Italia, Giappone e Germania, pur continuando a mantenere contatti segreti con la Gran Bretagna e la Jugoslavia. Dopo il suicidio di Teleki (aprile 1941), M. Horthy chiamò al Governo Laszlo de Bardossy e intervenne in Jugoslavia a fianco dei Tedeschi invasori, annettendo i territori perduti con il Trattato di Trianon. Dopo l'intervento dell'Unione Sovietica, ripresero però i contatti del Governo ungherese con gli Anglo-americani, arrivando (Governo Kallay, 1944) al ritiro delle truppe dal fronte sovietico e alla concessione di una libertà maggiore alla stampa d'opposizione. Quando i Sovietici raggiunsero i Carpazi, Hitler decise l'invasione dell'Ungheria imponendole il Governo filonazista di Sztojav. Le vittorie russe portarono i nazisti al rovesciamento dello stesso M. Horthy in favore del capo delle Croci frecciate, Szálasy. La guerra civile raggiunse il momento di massima tensione il 24 dicembre del 1944, con l'accerchiamento di Budapest da parte delle truppe sovietiche opposte alle Croci frecciate e ai nazisti: Pest cadde il 18 gennaio 1945, Buda il 20 febbraio. Un Governo provvisorio ungherese firmò a Mosca l'armistizio con gli alleati, sancendo il ripristino delle frontiere di Trianon. Interamente occupata dalle truppe sovietiche nel 1945, la Nazione si avvicinò gradatamente all'orbita dell'URSS, nonostante il mediocre consenso ottenuto dai comunisti nelle elezioni del 1947. In quell'anno F. Nagy fu costretto alle dimissioni e i comunisti ottennero la maggioranza relativa. Nel giugno del 1948 la fusione forzata tra comunisti e socialdemocratici portò all'instaurazione di un regime totalitario culminata nelle elezioni a lista unica del 1949. Fu proclamata la Repubblica popolare, legata politicamente ed economicamente all'URSS. Il nuovo regime incontrò però una serie di difficoltà che nel 1956 sfociarono in una rivolta popolare. Al Governo locale di Imre Nagy, schieratosi con gli insorti, i Sovietici opposero quello presieduto da János Kádár, soffocando nel sangue la rivolta. Benché legato ai sovietici, J. Kádár riuscì comunque a imporre, specialmente dal 1968, una politica cautamente liberalizzatrice, ripristinando le libertà costituzionali e riformando l'apparato economico: riforma dell'industria e dell'agricoltura (1960-65) e della struttura politica (rimozione dei dirigenti filosovietici, 1962; modifiche costituzionali del 1972). Nel corso del 1989 il vecchio Partito comunista ungherese (POSU) si rinominò Partito socialista ungherese e il nuovo ministro di Stato Imre Pozsgai divenne portavoce di una ulteriore apertura verso l'Occidente. Nel gennaio 1990 fu autorizzata la costituzione di partiti indipendenti e nelle elezioni dello stesso anno gli ex comunisti vennero sconfitti da una coalizione di partiti liberali, che avviò decisamente il Paese sulla via della democratizzazione. Negli anni Novanta continuò il processo di riforma dell'economia e venne riaperta la Borsa valori di Budapest. In politica estera, fu abbattuta la "cortina di ferro" che per più di quaranta anni aveva separato il Paese dal resto dell'Europa. Nel 1991 l'Ungheria diventò membro dell'ONU, dell'OSCE e del Consiglio d'Europa. Le consultazioni politiche del 1994 registrarono la netta vittoria del Partito socialista (ex comunista) di G. Horn. La politica economica attuata dal Governo consentì al Paese di far parte del primo gruppo di Stati candidati a entrare nell'Unione economica e monetaria europea. Ma i sacrifici imposti dalle riforme costarono al Governo socialista la sconfitta alle elezioni del 1998, vinte a sorpresa dalla compagine di centro-destra guidata da Viktor Orbán del Fidesz (Forum dei giovani democratici). Nel 1999 l'Ungheria aderì alla NATO, mentre il 7 giugno 2000 il Parlamento elesse alla presidenza della Repubblica il conservatore Ferenc Mádl. Nell'aprile 2002 le elezioni legislative registrano una sconfitta di misura della coalizione del premier uscente Orbán, e la vittoria dei socialisti guidati da Péter Medgyessy che, grazie all'accordo con l'Alleanza dei liberi democratici, ritornarono alla guida del Paese. Non entrarono nel nuovo Parlamento né il Partito ungherese della giustizia e della vita, nazionalista e xenofobo (4,4%), né il Partito dei piccoli proprietari, che subì un autentico crollo (0,8%). Il 12 aprile 2003 la popolazione decretò, tramite referendum, l'ingresso nell'Unione europea, che venne formalizzato il 1° maggio 2004. Nel settembre 2004, perso l'appoggio dell'Alleanza dei liberi democratici, il primo ministro socialista Medgyessy lasciò l'incarico al compagno di partito Ferenc Gyurcsány. Nell'agosto 2005 fu eletto presidente della Repubblica, al terzo turno di votazione e con i voti dell'opposizione, il democristiano László Sólyom, esponente del Forum democratico (MDF). Nell'aprile 2006 si tennero le elezioni politiche, che videro opporsi il Partito socialista (MSZP), guidato dal presidente Gyurcsány, e il Partito conservatore di opposizione (FIDESZ), dell'ex presidente Orbán. La sinistra incentrò la sua campagna elettorale sull'apertura del mercato agli investimenti stranieri per tamponare la continua crescita del tasso di disoccupazione e abbassare il deficit molto elevato (da ridurre della metà per poter entrare nella zona euro); di contro la destra si fece portavoce di una maggiore autonomia dell'Ungheria dall'Ue. L'MSZP ottenne un insperato successo, aggiudicandosi il 43,21% delle preferenze (contro il 42,04% del FIDESZ) al primo turno delle consultazioni e il 48,19% (contro il 42,49% del FIDESZ) al secondo turno. Nel mese di settembre, la diffusione di una registrazione effettuata durante una riunione riservata del Partito socialista al Governo, durante la quale Gyurcsány diceva di aver deliberatamente nascosto agli elettori la grave situazione del Paese al fine di vincere le elezioni, scatenò una serie di manifestazioni contro il Governo, durante le quali vennero chieste le dimissioni del premier. Dopo le elezioni amministrative comunali e provinciali, svoltesi il 1° ottobre 2006, in cui il Partito socialista subì una sconfitta quasi totale (il FIDESZ conquistò la maggioranza in 18 su 19 assemblee provinciali e impose i suoi candidati a sindaco in 14 città su 22), l'opposizione fissò un ultimatum al Governo per dimettersi. Il 6 ottobre il primo ministro chiese e ottenne la fiducia (scontata) del Parlamento.

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LE CITTÀ

Budapest

(1.708.000 ab.). Capitale dell'Ungheria, è una moderna metropoli in forte espansione con un elegante centro pulsante di vita. Il Danubio, che divide in due parti nettamente distinte il Paese, separa nello stesso modo e con le stesse proporzioni, la grande città, dove le sue rive sono state dichiarate patrimonio mondiale dall'UNESCO. Ai piedi delle verdi colline calcaree e dolomitiche, ultime propaggini dell'altopiano transdanubiano, sulla riva destra del Danubio si adagia Buda, famosa per il suo passato e coronata dal Várhegy; sulla riva sinistra, già nell'immensa pianura, si estende Pest, più animata e moderna; otto ponti uniscono le due parti e al centro del fiume sorge la verde isola Margherita, luogo di svago degli abitanti di Budapest. Entrambe le città hanno un nucleo centrale antico e larghe strade anulari e radiali: Buda conserva maggiormente un aspetto medioevale con vecchie chiese, palazzi e stradine pittoresche; Pest rappresenta invece il moderno e animato centro commerciale. La città deve la propria grande fortuna alla felice posizione geografica allo sbocco del Danubio nella vasta pianura ungherese. Da sempre Budapest è un centro di comunicazioni di primaria importanza in Europa; per l'Ungheria è il massimo polo culturale e industriale, dove risiede circa un quinto dell'intera popolazione. Dopo Vienna, Budapest è la maggiore città dell'Europa danubiana e balcanica, soprattutto grazie alle sue tradizioni culturali, che le hanno conferito per lungo tempo il primato sulle altre città dell'Impero austro-ungarico. STORIA. Le origini di Budapest sono molto antiche e risalgono all'insediamento di una legione romana al seguito dell'imperatore Traiano avvenuta nel I sec. d.C. L'aspetto attuale della città risale al 1873 quando, con l'unificazione di Óbuda, Buda e Pest, nacque Budapest; la città così formata si rinnovò incredibilmente fino alla prima guerra mondiale con la costruzione di importanti opere pubbliche, tra le quali la prima linea di metropolitana del continente, restauri, nuove arterie e quartieri moderni, così da guadagnarsi l'appellativo di "Parigi dell'Est " . Lo sviluppo si arrestò solo durante le guerre; nel corso della seconda guerra mondiale i bombardamenti aerei e l'assedio sovietico dal Natale 1944 al 13 febbraio 1945 determinarono la perdita del 25% degli edifici della città. Nel 1950 Budapest assunse un nuovo assetto amministrativo che portò la superficie a 525 kmq, divisa in 23 distretti. Oggi Budapest è la maggiore metropoli del Paese e ne rappresenta il nucleo economico, politico, amministrativo e culturale: accentra la gran parte delle industrie ungheresi (al primo posto il settore meccanico, seguono le industrie tessili e dell'abbigliamento, le industrie farmaceutiche, elettromeccaniche e di strumenti di precisione). Nodo commerciale e di comunicazioni, è inoltre servita dal porto fluviale di Csepel sul Danubio. ARTE. La bellezza della città, i ricordi delle varie epoche, appassionanti vicende storiche e molte dominazioni, una vita culturale intensa, l'eccellente cucina e la calda ospitalità fanno di Budapest una città di grande attrazione e fascino. La città è estremamente varia, concentrando il suo aspetto romantico e appartato nel quartiere della Fortezza di Buda e la sua vivacità e l'aspetto moderno di metropoli a Pest. Qui si trovano ampi viali e arterie radiali con monumentali edifici della fine dell'Ottocento, là pittoresche e silenziose stradine tra severi palazzi e reliquie del suo straordinario passato. Tra gli edifici degni di nota, segnaliamo Tra gli edifici degni di nota, segnaliamo la chiesa di Nostra Signora (XIII sec.), la chiesa di Mattia (XIII sec.), la basilica di Santo Stefano, il palazzo reale, i Palazzi dell'Università, del Parlamento e dell'Accademia delle Scienze. Budapest è inoltre dotata di ricchi musei, di numerosi teatri e istituti di cultura e arte.

Il Ponte delle Catene

Il Ponte delle Catene è il simbolo della città. Primo ponte stabile a unire Buda e Pest, fu voluto dall'aristocratico ungherese István Széchenyi e costruito nel 1849 su progetto dell'ingegnere inglese Adam Clark. Lungo 380 metri, è sostenuto da catene fissate a due massicci piloni di 50 metri e ornato alle testate da statue di leoni; collega la piazza Roosevelt di Pest con la piazza Clark a Buda. Distrutto nel 1945 venne ricostruito e inaugurato nel 1949. Alla testa del ponte si apre una vasta piazza, uno dei punti nevralgici del traffico cittadino. Sul lato nord la piazza è limitata dal palazzo neorinascimentale dell'Accademia delle Scienze (1862-64). L'interno, oltre al salone d'onore, affrescato da K. Lotz, ospita una ricca biblioteca.

Il Ponte delle Catene a Budapest

La chiesa di Mattia

La chiesa di Mattia, detta anche chiesa dell'Assunta, è l'edificio sacro più importante della città. Costruita verso la metà del sec. XIII in forme romaniche francesi, nella chiesa si svolsero importanti eventi storici, tra cui l'incoronazione di Carlo Roberto d'Angiò (1309) e i due matrimoni di re Mattia con Caterina Podjebrand (1463) e Beatrice d'Aragona (1470). Nel sec. XV furono aggiunte le cappelle laterali gotiche e all'epoca di re Mattia fu eretta la torre campanaria (1470). Durante l'occupazione turca (1541-1686) la chiesa fu trasformata in moschea e nella battaglia di liberazione di Buda l'edificio subì pesanti danni. Nel 1874-96 l'architetto Frigyes Schulek intraprese il restauro radicale della chiesa, aggiungendovi cappelle e parti decorative e portandola alle linee attuali. Il restauro postbellico è durato vent'anni. L'edificio presenta oggi le forme del gotico maturo, con alcune parti romaniche e, pur con le radicali modifiche date alla fine dell'Ottocento, rimane di estremo fascino. Sulla facciata, a sinistra, è la torre mozza di Béla IV, con cuspide a piastrelle policrome; a destra la cosiddetta torre di Mattia, gotica, a tre piani ottagonali; durante il restauro ottocentesco ha ricevuto pinnacoli, torricelle a sporto e la svettante cuspide dentellata. Sul fianco meridionale è il portale della Vergine con un bassorilievo della Dormizione (sec. XIV) e un secondo portale tardo-romanico. L'interno si presenta a tre navate su pilastri polistili, il tutto ricoperto da una pesante affrescatura ornamentale di Bertalan Székely di fine Ottocento; altri affreschi nella navata destra (Vita della Vergine) e del lato nord del coro (Vita di San Ladislao) sono dovuti a Károly Lotz; le vetrate, gli altari e i sarcofaghi di re Béla III e della moglie sono neogotici (1898). Nella cripta è sistemato il tesoro: oreficerie sacre, paramenti antichi, tra cui quelli delle incoronazioni, la copia della corona d'Ungheria; da qui si risale alla cappella di Santo Stefano, anch'essa adibita ad esposizione d'arte sacra, con frammenti lapidari e scultorei.

La basilica di Santo Stefano

La basilica di Santo Stefano, uno degli edifici più importanti di Pest, rappresenta il capolavoro in stile neorinascimentale degli architetti József Hild e Miklós Ybl. La costruzione iniziò nel 1851 ma, a causa del crollo della cupola, si concluse solo nel 1905. La pianta è a croce greca, con due campanili sulla fronte e una grandiosa cupola crollata una seconda volta sotto i bombardamenti dell'ultima guerra: la facciata è ornata da bassorilievi e mosaici. Nell'interno, rivestito di 55 tipi di marmi ungheresi, sotto la cupola, ai quattro lati, sono le statue di santi ungheresi (Sant'Elisabetta, San Ladislao, Sant'Emerico, San Gerardo); sopra sono i mosaici, eseguiti a Venezia dalla scuola di Antonio Salviati, su disegni originali di Károly Lotz; sull'altare maggiore è posta la statua in marmo di Carrara di Santo Stefano. La pala d'altare al transetto sud, dipinta da Gyula Benczúr, rappresenta Santo Stefano che offre la corona alla Vergine. Nell'atrio d'ingresso, a destra, è situato il tesoro, con argenteria sacra di fine Ottocento e del Novecento.

Il palazzo del Parlamento

Grandioso edificio neogotico, è il simbolo della capitale; sorge sulla riva del Danubio e guarda verso ovest sulla piazza Kossuth. Costruito tra il 1884 e il 1904 su progetto di Imre Steindl, misura 268 m di lunghezza, 118 di larghezza e 96 di altezza ed è decorato da 233 statue. È caratterizzato dalle sue frastagliate forme neogotiche, con pinnacoli e finestroni, ed è sormontato dall'alta cupola. Per realizzare le opere d'arte ivi contenute (affreschi, tele, arazzi) furono chiamati i più noti artisti ungheresi di fine Ottocento, quali Mihály Munkácsy, Károly Lotz, Gyula Rudnay. Oggi le varie sale ospitano il Consiglio presidenziale della Repubblica, la Presidenza del Governo e dal 1990 i lavori del rinnovato Parlamento. Dal 2000 sono qui esposti la Corona, il globo e lo scettro di Santo Stefano. La vasta piazza del Parlamento è abbellita da giardini e statue: a nord si trova il memoriale di Lajos Kossuth del 1952, a sud, invece, si alza la figura equestre di Ferenc II Rákóczi, opera di János Pásztor del 1937. Verso il Danubio, inoltre, è posta la statua moderna al poeta József Attila, di László Marton (1980). Davanti al Parlamento sorgono, a nord, l'ex palazzo della Corte Suprema, oggi sede del Museo etnografico e, a sinistra, il Ministero dell'Agricoltura e dell'Alimentazione, in un edificio del 1887; a sud si trova infine la moderna sede della Camera di Commercio Ungherese, edificata nel 1972.

La Fortezza

La Fortezza è l'elemento di maggior richiamo della città e ne rappresenta l'emblema storico e artistico. Lo sperone di roccia, alto 5.060 m sul livello del Danubio, è lungo 1.500 m e largo al massimo 500 m. La sua storia riassume i momenti fondamentali di quella della città. Dopo la devastazione dei primi e modesti insediamenti da parte dei Mongoli (1241-42), fu costruito un primo castello dal re Béla IV, diventato residenza reale permanente sotto Sigismondo da Lussemburgo (1387-1437). Mattia Corvino ne fece una ricca corte umanistica rinascimentale, ampliando la Fortezza e facendovi lavorare diversi artisti italiani, tra i quali, nel 1467, anche il bolognese Aristotele Fioravanti. Dopo le distruzioni e la decadenza subita nel periodo turco, si riprese lentamente nel Settecento, assumendo l'aspetto di un tranquillo borgo barocco. Subì l'assedio austriaco nel 1849 e quello russo nel 1944-45, uscendo quasi totalmente distrutta dopo la seconda guerra mondiale. Oggi è stata restaurata e buona parte degli edifici sono stati ricostruiti, mantenendo l'antico aspetto e la tranquilla atmosfera che ne fanno il punto di maggior richiamo della città.

Il palazzo Reale

Il palazzo Reale è il risultato di complesse e spesso tragiche vicende. La prima torre fu eretta nel 1246 e durante i sec. XIII e XIV si alzarono le muraglie difensive; sotto Sigismondo di Lussemburgo (1387-1437) architetti italiani e francesi si adoprarono alla costruzione del palazzo Reale, proseguita poi sotto Mattia Corvino, a cui si deve la trasformazione rinascimentale, e sotto la dinastia Jagellone, con la conclusione dei lavori nell'ala rivolta al Danubio. Rifatto all'interno dai Turchi, tutto l'edificio crollò nel corso dell'assedio del 1686; nel 1715 ciò che restava fu raso al suolo per dare inizio alla nuova costruzione. Distrutto quasi completamente durante l'assedio russo del 1944-45, il palazzo è stato restituito al suo aspetto d'anteguerra e trasformato in sede museale e di istituzioni culturali. La fronte verso il Danubio è lunga 304 m con le due ali simmetriche a colonnati interrotte dalla cupola centrale; lo zoccolo è costituito dalle costruzioni medievali. Lo sperone meridionale, di fronte al monte Gellért, è fronteggiato dalla grande rondella meridionale, enorme opera difensiva semicircolare, costruita nel sec. XV con cammino di ronda coperto; dalla rondella si alza la rettangolare torre della porta Ventosa, con tetto a spioventi. A sinistra della rondella fa da spigolo della muraglia la cilindrica Torre della clava; ai suoi piedi si apre la Porta Ferdinando (XVIII sec.), uno degli ingressi del palazzo Reale, mentre alla sua destra, al di là del muro, si apre la Porta del Nuovo Mondo (XV sec.). Dalla balconata verso il Danubio si accede alla Galleria Nazionale Ungherese che raccoglie le opere d'arte (pittura, scultura e grafica) del patrimonio culturale ungherese dal Medioevo all'epoca moderna. La Galleria, fondata nel 1957 fu trasferita qui nel 1975. Vi sono ospitate sculture decorative medievali e rinascimentali; tavole e statue lignee del sec. XV; opere tardo-gotiche, tardo-rinascimentali e barocche.

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Debrecen

(211.000 ab.).Città dell'Ungheria, capoluogo della contea di Hajdú-Bihar (6.211 kmq; 552.000 ab.). Grosso centro agricolo, industriale (stabilimenti alimentari, chimici e farmaceutici) e commerciale, è la seconda città dell'Ungheria e la maggiore del Transtibisco, tra la puszta di Hortobagy e la frontiera romena. Città universitaria e di origine medioevale, vi fu proclamato, nel 1849, lo Stato libero e indipendente sorto con la Rivoluzione di Kossuth; il 21 dicembre 1944 vi si riunì l'Assemblea Nazionale provvisoria dell'odierna Ungheria. STORIA. Abitato fin dal Neolitico, in epoca medioevale il villaggio divenne un mercato rurale. Nel corso del XV sec. aumentò la sua notorietà per il commercio degli animali (bovini e cavalli) con ben otto fiere annuali di bestiame. Dopo l'invasione dei Turchi (1555), durante la metà del sec. XVI divenne un centro del protestantesimo, così da essere chiamata "la Roma calvinista". Durante la guerra d'indipendenza del 1848-49 divenne sede temporanea del governo di Kossuth e ancora fu al centro della vita politica nazionale quando il 21 dicembre 1944 venne costituito il primo governo del dopoguerra attraverso l'Assemblea Nazionale provvisoria qui riunita. ARTE. La chiesa calvinista è la chiesa più grande della città e la più grande del genere in Ungheria, in grado di contenere circa 5.000 fedeli; è un capolavoro dell'architettura neoclassica ungherese eretta da Mihály Péchy nel 1805-23. Ha facciata a due ordini spartita da paraste, frontone triangolare e campanili laterali di 54 m con terminazione a bulbo; l'interno, aula centrale a croce, annovera un pulpito ligneo neoclassico sormontato dall'organo monumentale (1928). La chiesa sorge al centro dell'armonica piazza Kálvin, al centro della città, ornata da giardini e circondata da begli edifici. A nord la piazza è chiusa dal Collegio calvinista: fondato nel 1549, l'attuale edificio è opera di Mihály Péchy (1803-16); nel 1870-74, furono aggiunte le ali. La facciata si presenta in un severo stile neoclassico; all'interno, sotto l'androne, è un museo sulla storia del collegio, a destra una raccolta di arte sacra. Al primo piano si visita l'Oratorio, dove si svolsero le due storiche assemblee, quella del governo di Kossuth, nel 1849, e quella del governo provvisorio, nel 1944. Di fronte è collocata la biblioteca, con oltre 500.000 volumi, con numerosi codici, 125 incunaboli e altre rarità bibliografiche.

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Miskolc

(184.000 ab.). Città dell'Ungheria, capoluogo della contea di Borsod-Abaúj-Zemplén (7.247 kmq; 745.000 ab.). Posta nel cuore di una ricca zona carbonifera, è il maggior centro industriale dell'Ungheria, sede di stabilimenti metallurgici e meccanici. Situata nel nord-est del Paese, nella valle del fiume Sajó, alle falde orientali del massiccio del Bükk, è un importante nodo di traffico. Il suo sviluppo inizia nel 1868 con l'installazione del primo stabilimento siderurgico; oggi è centro universitario, centro agricolo e turistico per la vicinanza a Lillafured, rinomata stazione climatica. ARTE. La città conserva, tra palazzi del XVIII-XIX secolo, la chiesa greco-ortodossa del 1785-91 in forme barocche-rococò con torre sulla facciata e portali di Giovanni Adami. All'interno si trova una monumentale iconostasi, alta 16 metri, intagliata e dorata, composta di 88 pitture che illustrano la vita di Gesù e una sacra immagine, la "Madonna Nera di Kasan", donata dalla zarina Caterina II di Russia. Conserva inoltre begli arredi barocchi e affreschi; di notevole interesse la croce tempestata di pietre preziose proveniente dal Monte Athos. Annesso alla chiesa è il Museo d'arte religiosa ortodossa e della relativa cultura introdotta in Ungheria nei sec. XVII-XVIII dalla colonia di commercianti greci. Vi sono esposti paramenti sacri, lavori di oreficeria, icone serbe (sec. XVIII), oggetti liturgici, incunaboli, manoscritti e piani della chiesa ortodossa di Miskolc (1784). La chiesa dedicata a Santo Stefano è la più bella chiesa della città. È un possente edificio gotico del sec. XIII, con contrafforti lungo le pareti, trasformato e ampliato nei sec. XV-XVI. L'interno mantiene il suo severo ma luminoso aspetto gotico, contrassegnato dagli ampi finestroni; i pilastri e il soffitto sono stati trasformati. Staccato dalla chiesa è il tozzo campanile del 1557; dopo essere stata incendiata dai Turchi nel 1544, l'edificio fu ricostruito verso il 1560-70 come chiesa riformata.

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Szeged

(168.000 ab.). Città dell'Ungheria, capoluogo della contea di Csongrád (4.263 kmq; 427.000 ab.). Situata sul punto in cui confluiscono i fiumi Maros e Tibisco, presso il confine serbo, è la maggior città dell'Ungheria meridionale; è un attivissimo centro di scambi commerciali, favoriti dalla navigazione fluviale e da facili collegamenti ferroviari e stradali con i centri dell'interno e con le capitali degli Stati confinanti (Bucarest e Belgrado). Distrutta dall'inondazione del Tibisco nel 1879, oggi è un mercato di estrema importanza per i prodotti agricoli, ortofrutticoli e zootecnici. È inoltre un moderno e grande centro di industrie cartarie, tessili, della lavorazione del cuoio, meccaniche, chimiche, alimentari (salumi, pepe e la tradizionale paprika). Chiamata la "città del sole" per via delle ore d'insolazione (2.100 ore l'anno) cui è sottoposta, in italiano è conosciuta col nome di Seghedino. STORIA. Fondata dai Magiari nel IX sec., prese slancio grazie ai commerci fluviali, a partire dal XIII secolo, dopo la distruzione subita dai Tatari (1241); dal 1543 al 1686 subì il dominio turco e nel 1849 fu sede del governo di Kossuth; nel 1919 partì da Szeged il movimento nazionale dell'ammiraglio Horthy contro il governo bolscevico di Béla Kun; nel 1944 vi si riunirono clandestinamente i capi della Resistenza per dar vita all'assemblea costituente. Il 12 marzo 1879 fu quasi totalmente distrutta dall'inondazione del Tibisco e venne ricostruita con un intervento di solidarietà internazionale. ARTE. La città presenta un piacevole aspetto con edifici eclettici e del primo Novecento. Conserva un nucleo antico diviso in quattro quartieri e si è estesa progressivamente su entrambe le rive del Tibisco. La struttura urbana presenta un particolare interesse per la sua razionale ripartizione. La piazza del duomo (grande come piazza San Marco di Venezia) è una delle più belle piazze del Paese, circondata da uniformi palazzi a portici in mattoni a vista e dominata dalla grandiosa chiesa votiva. Sotto i tre porticati vi sono monumenti, statue e lapidi commemorative ai grandi delle arti e della storia ungherese, che fanno del luogo il Pantheon della città (1931). A sinistra sorge il palazzo episcopale, mentre di fronte alla chiesa è l'orologio con automi. Su questa piazza ha luogo ogni anno il Festival di Szeged, inaugurato nel 1935 da Pietro Mascagni. La neoromanica Chiesa votiva, eretta per ringraziamento dopo la catastrofe del 1879 e terminata nel 1930, presenta dimensioni imponenti, con due campanili alti 93 m sulla facciata a mattoni a vista, ornata da rilievi e statue marmorei. All'interno è un organo di 10.180 canne e 166 registri, tra i più grandi d'Europa; nell'abside si trova un mosaico raffigurante la Vergine, mentre tutta la chiesa è ornata da decorazioni in stile bizantino-veneziano. Davanti alla chiesa, sul sagrato, a sinistra, sorge isolata la torre di San Demetrio, quel che rimane della precedente chiesa romanica del sec. XII, abbattuta nell'Ottocento. La vicina Chiesa serbo-ortodossa del 1773-78 dispone di una ricca e ornata iconostasi in stile rococò di Jován Popovic, risalente al 1761, tagliata in legno di pero con ornamenti somiglianti a merletti. La Nuova Sinagoga è un edificio monumentale costruito nel 1900-03 in stile Liberty moresco; è considerato uno dei più belli in Europa. L'interno è riccamente decorato con ornamenti di color bianco, oro e blu; le grandi vetrate istoriate e la cupola in vetro creano all'interno un'atmosfera affascinante. Da citare il Museo Ferenc Móra, tra i più importanti del Paese per il ricco materiale archeologico raccolto da Ferenc Móra, il primo direttore del museo; ha inoltre sezioni sulla storia locale, storia letteraria, etnografia e ricerca scientifica. Ricca la raccolta faunistica e quella sulla geologia del territorio. Al pianterreno è la galleria di pittura, con opere di artisti ungheresi dei sec. XIX-XX.

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Györ

(129.000 ab.). Città dell'Ungheria, capoluogo della contea di Györ-Moson-Sopron (4.089 kmq; 436.000 ab.). Sorge a 119 m s/m., alla confluenza tra i fiumi Raba, Rahca e Holt-Marca, affluenti del Danubio. Porto fluviale e attivo centro di scambi commerciali, è un grande centro industriale del Transdanubio settentrionale e della Piccola Pianura, a metà tra Vienna e Budapest. Per la sua posizione e per i pregevoli edifici medioevali e barocchi è una delle più belle città ungheresi. STORIA. Györ è una delle più antiche città ungheresi. Nel II secolo fu presa e fortificata dai Romani che la chiamarono Arrabona; gli Avari la circondarono di terrapieni e le diedero l'attuale nome che significa anello. Stefano I detto il Santo vi stabilì un vescovado e fortificò la città. Centro commerciale di notevole rilievo nel XIII sec., nei secc. XVI e XVII fu importante baluardo contro i Turchi; conquistata da questi ultimi nel 1594, fu tolta loro quattro anni dopo dagli Asburgo. Maria Teresa nel 1743 le conferì il titolo di libera città imperiale. Nei suoi dintorni, il 14 giugno del 1809, i Francesi sconfissero l'arciduca Giovanni, capo dell'esercito austriaco, e l'arciduca Giuseppe, capo dell'armata insurrezionale ungherese. Il 18 giugno 1849, il maresciallo W.K. Haynau, alla testa degli Austriaci, sconfisse i Magiari di A. Görgey. ARTE. L'antico centro storico costruito sulla collina del Capitolo è il quartiere medievale della città, comprendente il castello, la cattedrale e un intrico di bellissime stradine. L'imponente cattedrale vescovile è un edificio composito, frutto di modifiche e aggiunte attuate nei diversi secoli. La parte absidale rivela il suo primitivo aspetto, con le eleganti linee romaniche lombarde (sec. XII) e l'utilizzo di materiale romano di reimpiego. La fase gotica è rappresentata dall'aggiunta nel 1404 della cappella Héderváry e dal piedicroce (1466-84), il campanile con bulbo è barocco (metà sec. XVII) e la facciata è neoclassica (1823). L'interno, a tre navate, è stato trasformato in epoca barocca (1635-50) da Giovan Battista Rava e decorato da affreschi e tele di F.A. Maulbertsch. Nella navata destra si apre la gotica cappella Héderváry, dove è conservato un capolavoro dell'oreficeria gotica ungherese: il busto in argento e smalti di San Ladislao, con il reliquiario del Santo ad opera del Maestro Dénes (1405); nel tesoro della cattedrale oreficerie, suppellettili sacre e paramenti, dal Medioevo all'età barocca. Di fronte alla cattedrale è il castello episcopale, ricostruito nel 1561-75, conservando però della precedente struttura la torre trecentesca, seppur trasformata, che mantiene sotto l'androne i sedili gotici. Nell'interno, riedificata in epoca barocca, è la cappella Dóczy, del 1480-90, gioiello tardo-gotico con volta stellare, e il celebre corridoio della fuga che collegava il castello al Piccolo Danubio. La piazza principale della città vecchia è Piazza Széchenyi; era la piazza principale nel Medioevo e ora vi si aprono le facciate di edifici barocchi, considerati monumenti nazionali. Al centro si innalza la colonna della Vergine, del 1686, eretta a ricordo della liberazione di Buda. Sul lato nord è la casa Apátúr (signore abate), un imponente edificio barocco del 1741-42, già residenza dei benedettini di Pannonhalma. Ospita il Museo János Xantus che raccoglie reperti archeologici della regione dalla preistoria all'epoca romana e collezioni varie sulla storia della città. A sinistra del museo, è la casa Vastuskós, edificio barocco un tempo abitato dai capi dell'amministrazione comunale. Oggi ospita la sezione etnografica del museo Xántus e la collezione di pittura dei sec. XVIII-XX, di artisti ungheresi ed europei. Sul lato meridionale della piazza sorge la chiesa gesuitica di Sant'Ignazio, dalle forme barocche italiane, costruita nel 1635-41 su progetto di Baccio del Bianco. L'interno ha un sontuoso arredo con banchi e pulpito rococò, stucchi decorativi e affreschi del pittore austriaco Paul Troger. A destra della chiesa è il museo della farmacia Patikamúzeum, nell'antica farmacia gesuitica con interno decorato da un soffitto barocco a stucchi e affreschi delle quattro stagioni.

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PICCOLO LESSICO

Alföld

Nome di una vasta distesa pianeggiante compresa tra i Monti Carpazi, le Alpi Transilvaniche e quelle Dinariche. È bagnata dai fiumi Danubio e Tibisco; la posizione geografica (altezza media 110 m; superficie 100.000 kmq) conferisce a questa zona un clima continentale e un aspetto analogo a quello delle praterie. Si presta alla coltivazione dei cereali, delle barbabietole e del tabacco. Il territorio è in massima parte sotto la sovranità dell'Ungheria.

Felföld

Voce ungherese: terre alte. Regione montuosa nel Nord dell'Ungheria. Possiede notevoli giacimenti di carbone, lignite e bauxite.

Magiari

Il loro nome, in ungherese magyar, deriva del turco magar e indica anche gli attuali abitanti dell'Ungheria. Storicamente, i Magiari costituirono un ceppo etnico ugro-finnico che dall'Asia occuparono, nei secc. IX-X, la pianura del medio Danubio.

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PERSONAGGI CELEBRI

Janos Kadarc

Uomo politico ungherese (Kapoly, Samogy 1912 - Budapest 1989). Aderente al Partito comunista, partecipò alla lotta contro il Nazismo; nel 1948 venne nominato ministro degli Interni. Imprigionato (1951-54) e torturato, fu liberato alla morte di Stalin, reinserendosi poi gradualmente nella vita politica, successivamente alla rimozione di Rákosi. Nel 1956 sostituì E. Geroe alla segreteria del Partito comunista. Entrato nel Governo Nagy al tempo della rivolta ungherese, ne uscì per opporsi al cedimento di quello alle forze d'opposizione, richiedendo l'aiuto sovietico. Costituì quindi un nuovo Governo e assunse il controllo del Paese dopo l'ingresso dei carri armati sovietici. Dopo un primo giro di vite contro gli oppositori, e sulla scia della politica del disgelo portata avanti dall'URSS, divenne portavoce di una politica liberalizzatrice. Costretto alle dimissioni da segretario del Partito nel 1988, morì l'anno seguente.

Imre Nagy

Uomo politico ungherese (Kaposvár 1896 - Budapest 1958). Proveniente da una famiglia di fede calvinista, ebbe una formazione da autodidatta. Durante la prima guerra mondiale combatté contro i Russi dai quali venne in seguito fatto prigioniero. Dopo la Rivoluzione d'Ottobre aderì al Comunismo. Tornato in patria, prese parte all'esperimento politico di Béla Kun. Alla caduta della Repubblica consiliare ungherese emigrò negli Stati Uniti e successivamente in Unione Sovietica. Lavorò per l'Internazionale comunista fino alla conclusione della seconda guerra mondiale, quando ritornò in Ungheria in seguito alla caduta del regime di U. Horthy. Nel 1953 succedette a Rákosi come primo ministro e si fece fautore di una linea politica ed economica che conciliasse lo sforzo di costruzione del Socialismo con gli interessi nazionali ungheresi. Il suo Governo durò in carica fino all'aprile 1955, quando venne rovesciato da elementi favorevoli a un maggiore collegamento della politica ungherese con quella dell'URSS. Allo scoppio della rivolta del 1956, venne nuovamente nominato presidente del Consiglio ma si trovò immediatamente in una situazione difficile, dovendo conciliare elementi antisovietici con correnti contrarie a un sovvertimento del regime socialista. L'intervento delle truppe russe soffocò la rivolta e Nagy tentò di trovare rifugio nella sede della legazione jugoslava a Budapest. Venne in seguito arrestato e incarcerato. Nel 1958 venne processato assieme al dirigente militare della rivolta, Pal Maleter, condannato per alto tradimento e giustiziato. Venne riabilitato nel 1989.

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ALTRI CENTRI

Pécs

(162.500 ab.). Città dell'Ungheria, capoluogo della contea di Baranya (4.430 kmq; 405.000 ab.), Pécs sorge in una bellissima posizione tra la pianura e il massiccio boscoso di Mecsek che la difende dai venti settentrionali. È sede di industrie caratteristiche, come quelle della porcellana e dei guanti, oltre a occupare una posizione di rilievo nel campo della viticoltura. La città, centro principale del Transdanubio, vanta un gran numero di monumenti medioevali, rinascimentali e barocchi. STORIA. Fondata dai Romani, Sopianae fu eletta da Adriano a capitale della Pannonia interna: nel 293 d.C. divenne capoluogo della provincia Valeria. Nell'alto Medioevo dipendeva dall'arcivescovo di Salisburgo; il re santo Stefano I vi cominciò la costruzione della prima cattedrale d'Ungheria. Nel 1367 Luigi d'Angiò la dotò della prima università del Paese. L'occupazione turca, durata dal 1543 al 1686, la trasformò in importante centro commerciale, religioso e culturale, arricchendola di diversi edifici in stile orientale e di moschee. I secoli seguenti furono caratterizzati dall'introduzione di industrie caratteristiche (porcellane, guanti) e dallo sviluppo della viticoltura. È presente una numerosa comunità di lingua tedesca, con proprie scuole. ARTE. Affacciandosi sulla piazza centrale di Pécs, piazza Széchenyi, si riceve uno sguardo d'insieme sulla storia di questa città. A dominare la piazza è infatti il Belvarosi templom, un tempo moschea Gazi Kassim, il più importante edificio rimasto del periodo dell'occupazione turca, costruita dal pascià Gazi Kassim verso il 1580 riutilizzando i blocchi di pietra della chiesa medievale di San Bartolomeo; dopo la liberazione dai Turchi fu trasformata dai Gesuiti in chiesa cattolica, senza perdere nulla del suo aspetto originario. L'interno, con l'imponente cupola centrale, pur modificato dalle decorazioni cristiane, conserva gli originari elementi islamici, con le nicchie per la preghiera rivolte verso la Mecca. L'esterno è caratterizzato da una massa squadrata e compatta, su cui si appoggia una cupola ottagonale verde in rame. Nella stessa piazza, poi, si affacciano sia la barocca Galleria d'arte, sia il Municipio e, simbolo importantissimo per la città, la Zsolnay-Kút, insolita fontana in porcellana pirogranitica all'eosina prodotta dalla prestigiosa manifattura Zsolnay, eretta nel 1912 da Andor Pilch sul sito di un'antica fontana turca. Nelle vicinanze si trova la sinagoga, un altro degli straordinari monumenti di Pécs. Costruita in stile romanico nel 1869, ha gallerie e panche in legno di quercia intagliato, affreschi al soffitto e un'Arca dell'Alleanza decorata nel tabernacolo. La cattedrale è uno degli elementi caratterizzanti il panorama della città ed è tra gli edifici più interessanti d'Ungheria. Su una preesistente chiesa paleocristiana, il re santo Stefano I diede l'avvio alla nuova cattedrale, risultata ultimata tra il sec. XI e il XII. Qualche aggiunta fu fatta nei sec. XIV e XVI; durante la dominazione turca il tempio fu trasformato prima in moschea poi in scuola coranica, quindi in arsenale e infine in magazzino di granaglie. Venne restaurata in stile barocco e poi neoclassico nei sec. XVIII e XIX, finché fu decisa la sua ricostruzione in forme neo-romaniche, attuata tra il 1882 e il 1891 su progetto dell'austriaco Friedrich von Schmidt. L'interno è a tre navate con cappelle laterali: a destra, cappella del Corpus Christi, con il bellissimo tabernacolo rinascimentale in marmo rosso del 1506; nella cappella a sinistra, tabernacolo italiano in marmo bianco con rilievi della Crocefissione e della Natività, e alle pareti affreschi fine Ottocento di Bertalan Székely. Tutta la chiesa ha pesanti decorazioni di fine Ottocento, sarcofaghi e rilievi. Dal coro si accede al tesoro (tessuti e paramenti) e alla cripta in stile neoromanico. La zona attorno alla cattedrale era nell'epoca paleocristiana un'area cimiteriale. Scavi hanno portato alla luce cappelle funerarie sotterranee, risalenti al sec. IV-V. L'importanza del sito è confermata dal fatto che dal dicembre 2000 il cimitero paleocristiano di Pécs è stato inserito nella lista dei beni culturali mondiali preservati dall'UNESCO.

Szombathely

(82.000 ab.). Città dell'Ungheria, capoluogo della contea di Vas (3.336 kmq; 267.000 ab.), sorge ai piedi delle prime propaggini delle Alpi Austriache, non lontano dal confine austriaco, nell'Ungheria occidentale. Ottenne grande importanza quando poté valorizzare la sua posizione commerciale, essendo diventato nodo ferroviario. L'industria è rappresentata da fabbriche di macchine agricole e di fiammiferi. I principali edifici si raggruppano attorno alla centrale Piazza Berzsenyi, il capolavoro architettonico e urbanistico di Melchior Hefele. Qui vi domina la cattedrale rococò, il palazzo vescovile, il municipio, il palazzo del Comitato. STORIA. La città sorge sul luogo dell'antica colonia Savaria, fondata nel 43 d.C. dall'imperatore Claudio; fu un'importantissima città di traffici sulla via dell'ambra e centro di cultura al limite settentrionale dell'impero, sede del proconsole della Pannonia. Nel 193 Settimio Severo vi fu proclamato imperatore dalle sue legioni. Nel V sec. venne devastata dagli Unni. Nel IX sec. passò sotto il dominio dell'arcivescovo di Salisburgo, entrando poi a far parte del Regno d'Ungheria. Fortificata nel sec. XIII, nel 1777 fu proclamata da Maria Teresa sede vescovile e assunse l'attuale, splendido aspetto barocco datole dall'architetto tirolese Melchior Hefele. Le distruzioni delle ultime guerre sono state amorevolmente cancellate dalla ricostruzione. ARTE. Piazza Berzsenyi rappresenta il capolavoro architettonico e urbanistico di Melchior Hefele, voluta dal primo vescovo della città, János Szily. Vi domina la cattedrale rococò (1791-97), con facciata lineare serrata tra due slanciati campanili; l'interno, seriamente danneggiato dai bombardamenti del 1945, è stato fedelmente ricostruito. A sinistra della cattedrale è il palazzo vescovile, sempre di Hefele del 1779-83, con frontone ornato da statue e all'interno affreschi di Maulbertsch e di Dorffmeister. A destra è il collegio, edificio scolastico del 1777-80 pure affrescato da Dorffmeister. Nel settore meridionale della piazza è la sede del Consiglio regionale e, di fronte, del Museo Smidt, raccolta museale d'arte varia (archeologia romana, oggetti, mobilio, quadri), in un edificio barocco del 1773. La chiesa dei Francescani, la più antica della città, fu costruita in forme gotiche nel sec. XIV e in parte trasformata in epoca barocca nei sec. XVII-XVIII. Esternamente mantiene le sue severe forme gotiche con l'aggiunta del campanile barocco a bulbo.

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