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GEOGRAFIA - EUROPA - SLOVENIA

 

PRESENTAZIONE


La Slovenia confina a Ovest con l'Italia, a Nord con l'Austria, a Nord-Est con l'Ungheria, a Sud e a Sud-Est con la Croazia; è bagnata a Sud-Ovest per un breve tratto dal Mare Adriatico. Ha un'estensione di 20.273 kmq e una popolazione di 1.997.000 abitanti circa, con una densità di 96 abitanti per kmq. Gruppo etnico dominante è quello sloveno (83,1%), con minoranze di Serbi (2%), Croati (1,8%), Bosniaci (1,1%), altri (12%). Lingua ufficiale è lo sloveno; sono parlati anche l'italiano e l'ungherese. La religione prevalente è quella cattolica (57,8%). Già parte della Repubblica federativa socialista jugoslava, e proclamatasi indipendente nel 1991, la Slovenia è una Repubblica. Il presidente della Repubblica è eletto a suffragio diretto ogni cinque anni ed è rieleggibile una sola volta; il Parlamento è costituito dalla Camera di Stato (90 membri) e dal Consiglio di Stato (40 membri), rinnovati rispettivamente ogni quattro e cinque anni. L'unità monetaria è il tallero sloveno. La capitale è Lubiana (258.873 ab.).

 

IL TERRITORIO


Il territorio sloveno è prevalentemente montuoso e collinare; gli ultimi contrafforti alpini occupano quasi per intero la parte settentrionale, mentre al centro l'alternarsi di colline, valli fluviali e ampie conche pedemontane costituisce il sistema prealpino sloveno. Nella parte sud-occidentale l'altopiano del Carso congiunge le Alpi alle catene costiere croate, mentre a Est e Sud-Est i rilievi sfumano verso la pianura pannonica. L'arco alpino si apre a ventaglio man mano che si procede da Ovest verso Est; analogamente le quote tendono ad abbassarsi e la struttura geologica a modificarsi. Dell'ampia fascia montuosa che dalla Baviera si estende fin quasi alle coste adriatiche appartiene alla Slovenia l'estremità sud-orientale. C'è una serie di catene montuose in senso Ovest-Est; a Sud di questo allineamento, nei pressi del confine italiano, si trova la parte orientale delle Alpi Giulie. La dorsale principale è costituita per lungo tratto dalle Alpi Caravanche che segnano il confine fra la Slovenia e l'Austria: proseguimento della direttrice delle Alpi Carniche e di altitudine relativamente modesta (la cima più elevata è lo Stol, 2.236 m), esse costituiscono un netto spartiacque fra i bacini della Drava e della Sava. Interamente in territorio sloveno si trovano invece le Alpi di Kamnik e di Savinja: più elevate delle Caravanche (Grintovec, 2.558 m), presentano forme e paesaggi caratterizzati dalla presenza di rocce calcaree e di dolomia e dal modellamento glaciale. A Est, al limite della pianura pannonica, si ergono due massicci: il Kozjak, al confine con l'Austria, e più a Sud il Pohorje, separati fra loro dalla Drava, che in questo tratto scorre in una stretta valle. Nonostante solo in pochi punti le quote superino i 1.000 m e i versanti siano ricoperti da boschi, il Pohorje è l'unico rilievo della Slovenia a presentare una composizione granitica ricoperta da scisti cristallini, tipicamente alpina. Le vette più elevate della Slovenia si trovano nelle Alpi Giulie: con i suoi 2.864 m il Triglav (Monte Tricorno) è il più alto del Paese ed è il simbolo della Repubblica. La composizione prevalentemente calcarea delle rocce fa sì che esse presentino forme fortemente intaccate dagli agenti esterni. Il paesaggio quindi si caratterizza per le creste dentellate, per l'energia del rilievo e dell'attività di erosione, per la profondità delle valli, per l'abbondante copertura nevosa: l'elevato valore paesaggistico e ambientale ha portato all'istituzione, nel 1981, del Parco Nazionale del Triglav, che comprende quasi per intero la regione delle Alpi Giulie. Sono da ricordare le tre principali valli: quella della Sava Dolinka, a Nord, che separa le Alpi Giulie dalle Caravanche; quella della Sava Bohinjka, che costituisce la via d'accesso al Triglav; a Ovest la Val di Trenta, dove sorge l'Isonzo (Soca). Soprattutto quest'ultima presenta un aspetto selvaggio, scarsamente adatto all'insediamento. Come in tutte le zone di transizione, anche in Slovenia è difficile definire il luogo dove finiscono le montagne e inizia la pianura. Solo il Prekmurje, la regione oltre il fiume Mura all'estremità orientale del Paese, presenta il paesaggio tipico della pianura pannonica, mentre l'area fra il Mura e la Drava è caratterizzata da basse colline, le Slovenske Gorice, intensamente coltivate a vigneto; a Sud di esse la Drava, uscita dalla stretta valle fra il Kozjak e il Pohorje, percorre una zona pianeggiante prima di entrare in territorio croato. Un allineamento di massicci isolati (Paski Kozjak, Konjiska gora, Boc) separa la pianura percorsa dalla Drava dalla conca di Celje, attraversata dalla Savinja e chiusa a Sud dai Posavsko Hribovje (monti della Sava). Tutta l'area compresa fra il Mura e i Posavsko Hribovje e i massicci alpini a Nord della conca di Celje costituisce la Stajerska (Stiria), regione storica che si spinge anche al di là del confine austriaco. A Sud della Sava, che scorre incassata fra i Posavsko Hribovje, si apre la Dolenjska (Carniola Inferiore), regione prevalentemente collinosa e boscosa; anche se ben poco resta della foresta originaria, la Slovenia meridionale presenta alcune fra le maggiori aree forestali del Paese, soprattutto nei pressi del fiume Kolpa, nella zona di Kocevje e sullo Sneznik (Monte Nevoso). La Dolenjska coincide con il bacino del fiume Krka, la cui valle, poco prima dello sbocco nella Sava, si apre in un'ampia pianura intensamente coltivata. La Dolenjska è chiusa a Sud dalla catena dei Gorjanci, che la separano dalla Croazia e dalla Bela Krajina. Fra la Dolenjska e la Carniola Superiore (Gorenjska) si apre la conca di Lubiana, il nucleo centrale della Slovenia, la regione più intensamente popolata. Lo sviluppo della città ha profondamente alterato, nel corso del tempo, l'aspetto fisico dell'area: il sito originario della città corrisponde all'attuale centro e si trova in uno stretto passaggio che il fiume Ljubljanica si è aperto fra due colline. La parte settentrionale della conca corrisponde alla valle della Sava, mentre a Sud della città si estendeva in passato un'ampia zona paludosa. Nella Slovenia sud-occidentale il paesaggio muta radicalmente: la regione chiave, da un punto di vista geo-morfologico, è il Carso. La composizione calcarea del terreno determina fenomeni di erosione che danno al paesaggio un aspetto unico; tali fenomeni avvengono qui in maniera talmente macroscopica e diffusa che ad essi è stato dato il nome di carsismo. Anche la terminologia comunemente usata per definire i fenomeni di carsismo è in gran parte formata da parole slovene (dolina, polle, uvala, ecc.). Il carsismo è dovuto alla solubilità del calcare a contatto con l'acqua: i terreni calcarei non trattengono l'acqua in superficie, ma la lasciano filtrare verso gli strati sottostanti; così si crea un'abbondante idrografia ipogea, mentre in superficie il paesaggio si caratterizza per la quasi totale assenza di corsi d'acqua, o per la temporaneità di questi o per gli inghiottitoi, punti in cui i fiumi entrano nel sottosuolo per riapparire in superficie anche a molti chilometri di distanza. Le acque sotterranee continuano la loro potente azione erosiva creando grotte e caverne (più di 6.000 in Slovenia). L'attività erosiva dell'acqua prosegue fino a determinare il crollo delle volte delle grotte: ciò si ritraduce in superficie con lo sprofondamento del terreno, che assume quindi forme disordinate e tormentate; nel paesaggio carsico sono frequenti avvallamenti di forma quasi circolare, dovuti a un crollo sotterraneo (doline), o avvallamenti più complessi, dovuti a crolli successivi e contigui (uvale). Anche se fenomeni di carsismo si verificano in tutta la Slovenia sud-occidentale, il Carso propriamente detto inizia dall'altopiano della Bainsizza (a Ovest del tratto dell'Isonzo fra Tolmino e Gorizia) e si allunga in direzione Sud-Est fino al Golfo del Quarnaro, in Croazia. Il paesaggio tipico dell'altopiano è caratterizzato da rocce grigie e prati delimitati da muretti a secco, mentre i rilievi hanno spesso un aspetto brullo e roccioso. Al di fuori del Carso proprio la zona più ricca di fenomeni simili è l'area di Postumia, dove si trovano le omonime grotte e il Lago di Cerknica, che ogni anno vede le sue acque ritirarsi per effetto dell'idrografia sotterranea e si trasforma per sei mesi in zona di pascolo. A Ovest dell'altopiano del Carso si apre il ridottissimo spazio costiero. La Slovenia ha poco più di 40 km di costa, nel golfo di Trieste: pur nella sua brevità presenta aspetti molto diversi, alternando tratti di costa bassa e paludosa (in parte bonificata, in parte trasformata in salina) a tratti di costa alta e rocciosa. La rete idrografica slovena si presenta complessa a causa dell'orografia articolata. I due maggiori fiumi che attraversano la Slovenia, la Sava e la Drava, sono affluenti del Danubio e solo la parte occidentale del Paese manda le proprie acque verso il Mar Adriatico. L'altopiano del Carso invia le sue acque nell'Adriatico attraverso la Vipava, affluente dell'Isonzo, il Timavo, fiume sotterraneo che riappare in superficie poco prima della foce nei pressi di Trieste e attraverso i piccoli corsi d'acqua che sfociano nel breve tratto di costa slovena. L'area calcarea di Postumia è attraversata invece dalla Piuca, poi Unec e infine Ljubljanica, tributaria della Sava. La Sava (940 km) è il fiume più importante della Slovenia: nasce sulle Alpi e nel tratto iniziale si compone di due rami, la Sava Dolinka e la Sava Bohinjka, che si congiungono poco prima della cittadina di Radovljica, nei pressi del lago di sbarramento morenico di Bled. Bagna Lubiana e Zagabria prima di confluire nel Danubio a Belgrado. Il tratto sloveno misura 221 km e presenta un regime irregolare (il fiume è navigabile da Sisak, in Croazia); i maggiori affluenti sono la Savinja, che raccoglie le acque delle Alpi slovene orientali, e la Krka, che raccoglie quelle della Dolenjska. Più breve (142 km) è il tratto sloveno della Drava che, dopo aver attraversato l'Austria meridionale, scorre fra gli ultimi contrafforti delle Alpi slovene e, dopo aver attraversato Maribor, entra in Croazia segnando per 25 km il confine fra i due Paesi. Ancor più breve è il tratto sloveno del Mura, solo 95 km di cui 67 come confine con l'Austria e con la Croazia. Aspetto completamente diverso ha invece l'Isonzo (Soca), (138 km, di cui 43 km in territorio italiano), unico fiume sloveno a gettarsi nell'Adriatico. Gran parte del suo corso presenta caratteristiche torrentizie, attraversando forre che raggiungono anche i 70 m di profondità e in certi punti solo 1 m di larghezza; il bacino dell'Isonzo è ricco di cascate, fra cui la Boka (106 m), la più alta della Slovenia. Solo dopo Tolmino la sua valle si amplia e il fiume entra nel suo percorso maturo. Dal punto di vista climatico la Slovenia può essere suddivisa in tre zone caratterizzate da altrettanti tipi di clima: una stretta fascia a Ovest a clima mediterraneo, la regione montuosa con clima alpino e un'ampia area centrale e orientale interessata da clima continentale.

Cartina della Slovenia

 

Il carsismo


Per la particolare costituzione calcarea delle rocce, le acque meteoriche e quelle scorrenti erodono la pietra e si infilano sotto la terra creando delle cavità in continua mutazione; nel corso dei millenni i fiumi Reka, Piuca e Rak hanno scavato il loro corso sotto lo strato superficiale e continuano a scavare a profondità sempre maggiori, abbandonando spesso i loro precedenti letti e lasciando perciò gallerie, grotte, caverne, cunicoli e saloni. Questi ambienti a loro volta vengono modificati dalle acque che scendono verticalmente, le quali gocciolano portando con sé piccole quantità di calcare, che formano delle concrezioni cristalline a forma di cono dal basso, le stalagmiti o pendenti dall'alto, le stalattiti; quando i due filoni si incontrano vengono formate le colonne che creano fantasmagorici paesaggi dentro le caverne. In questo mondo sotterraneo si rileva una straordinaria presenza di piante e animali che si sono adattati a vivere al buio più assoluto; l'animale più caratteristico di questi luoghi è il proteo. Tutti questi fenomeni carsici sono visibili nelle grotte di San Canziano, di Postumia, lungo il fiume Piuca, a Rakov Skocjan e al lago Cerknica, le cui acque in piccola parte si emettono lungo un fiume, mentre le rimanenti si infilano sotto terra attraverso pozzi, foibe e cunicoli.

 

Il parco nazionale del Triglav


In un dibattito a livello europeo per l'individuazione di aree da proteggere, l'associazione Musei e la Società alpina della Slovenia nel 1908 presentarono la prima proposta di istituire un parco nella zona dei laghi nel massiccio del Triglav, alla quale si opposero subito i pastori che temevano di essere privati del diritto di pascolo. Il progetto venne ripreso dopo la prima guerra mondiale e nel 1924 le due organizzazioni contrassero l'affitto per venti anni di 1.400 ettari della vallata dei sette laghi, che fu chiamata "parco di protezione alpina". Il contratto di affitto scaduto nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, non fu rinnovato, per cui venne meno ogni protezione fino al 1961, quando il Governo sloveno istituì il Triglavski Narodni Park su un'area di 2.000 ettari. Una superficie così modesta si rilevò inadeguata per la tutela dell'ambiente e della fauna, cosicché vennero ripresi gli studi e i progetti del suo ampliamento, favorito anche dal graduale abbandono degli alti pascoli da parte dei pastori. L'Assemblea slovena nel 1981 ampliò il parco, comprendendo una buona parte delle Alpi Giulie slovene, fino a 84.805 ettari, una superficie che corrisponde al 4% del territorio sloveno. La vasta area venne divisa in due zone: la prima di 54.000 ettari costituisce il parco vero e proprio, dove la tutela è massima e dove sono vietate molte attività (caccia, pesca, campeggio e parcheggio fuori dai limiti consentiti, raccolta di fiori, ecc.); la seconda di 38.585 ettari è considerata di preparco e comprende le aree antropizzate. I confini del parco sono quasi paralleli ai corsi dei tre fiumi Isonzo, Sava Dolinka e Sava Bohinjka e a Nord-Ovest coincidono con quelli di Stato con l'Italia. Il parco passa da una altitudine di 200 m a 2.864 m della cima del Triglav, la montagna più alta della Slovenia, il cui profilo è inserito nella bandiera nazionale. Si elevano molte altre cime costituite da picchi slanciati: Jalovec (2.645 m) e Mangart (2.679 m) a Nord-Ovest; Prisojnik (2.547 m) e Skrlatica (2.740 m) a Nord; Kanjavec (2.568 m), Tosc (2.275 m), Debelivrh (2.390 m) e Lanzevica (2.003 m) a Sud-Est; Krn (2.244 m), Bogatin (2.005 m) e Vogel (1.922 m) a Sud. Da questo enorme massiccio calcareo, che delinea un tratto dello spartiacque tra il bacino del Mediterraneo e quello del Mar Nero, si dipartono le vallate formate dalle grandi colate glaciali, ora attraversate da fiumi e torrenti che formano i due grandi fiumi, l'Isonzo che si getta nell'Adriatico e la Sava che confluisce nel Danubio. Nel parco ci sono molti laghi di origine glaciale: il più esteso è quello di Bohinj; alcuni sono facilmente visitabili come quelli del Kriz, raggiungibili dalla valle Vrata, e quelli del Krn, nell'alta valle di Lepena. Spesso le acque prima di giungere al lago formano cascate pittoresche e affascinanti come quella della Savica prima di entrare nel lago di Bohinj, quelle del torrente Sum a Vingtar e le due della Bistrica a Peričnik in valle Vrata. Nel corso dei millenni i corsi d'acqua hanno inciso profondamente la roccia calcarea, creando gole talvolta vertiginose, come nel tratto finale della Coritenza a Chiusa o nella confluenza dei torrenti Tolminka e Zadlascica a Nord-Est di Tolmino. In un ambiente così articolato è di grande interesse il patrimonio vegetale, al variare dell'altitudine e dell'esposizione. Lungo le vallate e sui primi contrafforti è presente il faggio in boschi misti di latifoglie; più in alto le conifere, specialmente l'abete rosso, dominano fino a 1.800 m circa, dove i pascoli sono alternati a vaste distese di larici con gruppi di pino uncinato; oltre a questa vegetazione tipica delle zone alpine e montane vi sono ambienti particolari come gli ampi altopiani della Pokljuka e della Mezakla, dove si trovano piccole ma floristicamente interessanti zone umide. Un altro ambiente eccezionale è quello costituito da roccioni scoscesi del Komarča dal clima caldo secco, dove crescono piante della zona submediterranea, come il carpinello, l'orniello, il sorbo montano e il pero corvino. La situazione boschiva di alcune valli è parzialmente mutata nei secc. XVIII-XIX a causa dell'aumento della richiesta di ferro, per la cui produzione erano necessarie enormi quantità di legno per ricavarne il carbone dolce. Nella valle dei Trenta gli alberi erano quasi spariti alla fine del sec. XVIII, come avvenne un secolo dopo nella valle di Bohinj. Tra le centinaia di specie di fiori presenti ci sono una decina di endemismi distribuiti nelle vallette dei monti Krn e Radeči e nella sella del Mangart, tra cui il papavero di luglio, il bucaneve Zois, la primula di Wulfenio, la rosa del Tricorno, la messaggera del cielo. Una rassegna quasi completa del ricco patrimonio floreale del parco è visibile nel bel giardino Alpinum Iuliana di Trenta. In una zona così ricca di ambienti diversi vive una fauna altrettanto interessante, cresciuta per quantità da quando l'area è protetta: sono presenti tutti gli ungulati con prevalenza del camoscio, in numero minore il cervo e il capriolo; lo stambecco, scomparso alla fine del 1700 a causa di una spietata caccia, fu reintrodotto nel 1972 con una ventina di esemplari provenienti dal parco nazionale del Gran Paradiso ed ora è diffuso negli alti pascoli del Triglav. Viene segnalata inoltre la presenza dell'orso e della lince, probabilmente provenienti da altre aree protette. Anche le specie di uccelli sono numerose: aquile, galli cedroni, galli forcelli, molti rapaci minori e il gipeto. Il parco è frequentato sia da escursionisti che percorrono i numerosi sentieri che collegano i rifugi, che dagli scalatori che possono pernottare in una decina di bivacchi. La presenza di strade che raggiungono i villaggi, abitati permanentemente o saltuariamente, permette ai turisti di visitare le parti più basse del territorio lungo la valle dei Trenta, di Bohinj, di Vrata, di Krma e l'altopiano della Pokljuka.

 

L'ECONOMIA


La Slovenia presenta notevoli potenzialità dal punto di vista economico: ha una discreta dotazione di risorse naturali e una forte capacità energetica, una tradizione artigianale e industriale che affonda le proprie radici nel Medioevo e una manodopera qualificata. Queste potenzialità avevano già portato a un forte sviluppo industriale in alcune regioni ai tempi del dominio austriaco e nel resto del Paese durante il periodo della partecipazione alla federazione iugoslava. Come in gran parte dei Paesi dell'Europa centrale e orientale, lo sviluppo economico della Slovenia è rimasto legato alla grande industria, creata in passato dagli investimenti dei Paesi economicamente avanzati dell'Europa occidentale e in seguito dall'economia pianificata della Repubblica federativa. Che già alla fine dell'Ottocento la Slovenia potesse interessare ai grandi investitori francesi, inglesi e tedeschi appare ovvio se si considera il potenziale energetico di questo Paese, sito ai piedi delle Alpi e attraversato da grandi fiumi ricchi di acqua. Se a ciò associamo l'ampia dotazione di materie prime si spiega lo sviluppo dell'industria metallurgica nella valle della Drava e a Celje, di quella di materiale ferroviario a Maribor e della siderurgia a Jesenice. I pianificatori della Federazione iugoslava hanno quindi proceduto alla redistribuzione dell'attività industriale su tutto il territorio sloveno, diversificando le produzioni, stipulando accordi con le imprese occidentali e razionalizzando le attività artigianali dei settori tradizionali (la Elan, produttrice di articoli sportivi ne è forse l'esempio più tipico). Al momento dell'indipendenza quindi la Slovenia era già la più ricca fra le Repubbliche della Federazione e si è trovata a disporre di un notevole patrimonio industriale. Nonostante ciò, soprattutto per la perdita del mercato interno jugoslavo, la Slovenia ha attraversato un periodo di crisi economica, testimoniato dal tasso di disoccupazione salito al 13%. Un altro problema per l'economia slovena è costituito dall'eccessivo peso del settore pubblico, che assorbe l'82% della forza lavoro: è in atto un processo di privatizzazione che si presenta però lungo e laborioso. La composizione settoriale delle attività economiche vede ancora una forte presenza dell'industria, che impiega il 47% della manodopera e produce il 32% del prodotto interno lordo. Il terziario appare in crescita, mentre in agricoltura è impiegato ormai solo il 2,3% della forza lavoro. La grande industria di proprietà pubblica caratterizza il paesaggio economico sloveno e ne caratterizza anche il paesaggio urbano. La presenza di stabilimenti industriali in ambito urbano è infatti un aspetto tipico della città socialista e le città slovene, tranne Lubiana, in questo non fanno eccezione. È possibile individuare alcune zone a maggior concentrazione industriale nella regione di Lubiana, nel bacino di Celje e nell'area intorno a Maribor. L'industria siderurgica è presente a Store, presso Celle, oltre che a Jesenice; diffusa è l'industria metallurgica, un tempo localizzata vicino alle zone di estrazione dei minerali, come a Mezica per il piombo e lo zinco, ma ora prevalentemente insediata in prossimità dei centri urbani (Celle e Ptuj). Lo sviluppo sloveno nel periodo della Federazione jugoslava è legato però all'industria chimica, che è presente nella regione a Nord di Lubiana, a Maribor e soprattutto a Celje e Hrastnik. Le industrie tessile e meccanica sono diffuse su tutto il territorio sloveno, ma nel settore meccanico emergono alcuni centri, come Novo mesto e Capodistria, che hanno raggiunto una notevole specializzazione. Non vanno dimenticate infine le industrie alimentari (birrifici e industrie lattiero casearie) e l'industria del legno e della carta, che si avvale dell'enorme patrimonio forestale della Slovenia e di una tradizione artigiana secolare. Lo sviluppo dell'industria è legato allo sfruttamento delle risorse minerarie: i minerali più diffusi sono il piombo e lo zinco; da sottolineare poi la miniera di mercurio di Idrija, una delle più grandi d'Europa, oggi inattiva. La Slovenia ha una buona dotazione di materie prime energetiche, soprattutto di lignite, che viene estratta dai bacini di Trbovlje, sui Posavsko Hribovje, e a Velenje. La produzione di energia comunque è data per il 28% dalle centrali idroelettriche site lungo il corso della Sava e soprattutto della Drava, mentre un terzo del totale viene fornito dalla centrale nucleare di Krsko. Solo il 2,3% della forza lavoro è impiegata in agricoltura: infatti nelle aree con maggior produttività si è ormai completato il processo di meccanizzazione; in Slovenia è inoltre molto diffusa l'agricoltura part-time, svolta da chi è occupato nell'industria ma mantiene la propria residenza nell'area rurale di origine. L'attività agricola è diffusa nelle aree marginali, come nel Prekmurje e nell'Haloze, a Est, o nella Bela Krajina. Le produzioni agricole slovene sono quelle tipiche dei Paesi dell'Europa centrale: mais, frumento, orzo, segale, patate ecc. Si è sviluppata notevolmente la coltura della vite, che viene praticata a Est sulle Slovenske Gorice, a Sud sulle pendici dei Gorjanci e a Ovest sui rilievi carsici e nella valle della Vipava; nelle aree interessate da clima mediterraneo si è sviluppata anche l'orticoltura. Per quanto riguarda l'allevamento è molto sviluppato quello bovino sulle Alpi: ai sistemi tradizionali dell'alpeggio si è progressivamente sostituita una forma di allevamento nei fondovalle e nelle stalle. L'allevamento bovino fornisce materia prima per una fiorente industria del latte. Fra gli altri tipi di allevamento sono da ricordare il tradizionale allevamento di animali da cortile nella Slovenia orientale, quello di suini che dà origine alla produzione di insaccati nella valle della Vipava e l'allevamento di cavalli a Lipizza. Il settore dei servizi è in netto sviluppo ed è legato alle trasformazioni del sistema economico sloveno: l'uscita dalla Federazione jugoslava e da un sistema economico di tipo pianificato ha generato la richiesta di una serie di attività, soprattutto in campo finanziario, che è destinata ad aumentare nel tempo. La maggior parte degli addetti al settore dei servizi è localizzata nell'area della capitale, ma il processo di terziarizzazione sta investendo anche le altre città del Paese. Fra le attività terziarie in crescita non si deve dimenticare il settore turistico. In Slovenia il turismo si è caratterizzato in genere come turismo di transito, data la vicinanza della costa dalmata: in attesa che i flussi turistici verso la Croazia riprendano vigore e per sviluppare un'attività dalle ampie potenzialità, si sta cercando in Slovenia di sfruttare appieno le risorse paesaggistiche, naturalistiche e climatiche. In passato il turismo in Slovenia prevedeva due mete: il Lago di Bled, sulle Alpi, e le grotte di Postumia. Attualmente si cerca di aumentare le mete turistiche sviluppando le capacità ricettive nella regione alpina: negli ultimi anni è infatti notevolmente aumentato il numero di stazioni sciistiche sia sulle Alpi Giulie che sulle altre catene alpine. Oltre al turismo invernale si cerca di sviluppare il turismo termale, attrezzando nuovi centri oltre a quelli tradizionali di Rogaska Slatina, Dolenjske Toplice e Radenci (la cui acqua minerale, Radenska, è la più diffusa in Slovenia). In crescita lo sviluppo turistico dell'area costiera (Portorose, Capodistria e Pirano).

 

CENNI STORICI


Gli Sloveni, i più occidentali degli Slavi meridionali, si insediarono nei territori alpini dell'alta Drava e della Sava, spingendosi alla fine del VI sec. d.C. verso l'Isonzo e il Timavo superiore, sotto la pressione di un'invasione avara. In seguito passarono sotto i Bavari (745-788), i Franchi (788-907), che diffusero il Cristianesimo, e i Magiari (907-955). Con il consolidarsi della società feudale, il territorio venne suddiviso tra diverse signorie dominate dalla nobiltà germanica, sino al XIII sec. quando la regione slovena entrò nell'area di influenza dell'emergente potenza austriaca. Nel 1521, la divisione dell'Impero asburgico operata da Carlo V attribuì la Slovenia alla Bassa Austria, avente come capoluogo Graz: dal 1783 al 1809 le province vennero amministrate direttamente da Vienna, mentre dal 1809 al 1813 Napoleone creò le Province Illiriche, con sede a Lubiana, fatto che rappresentò un importante riconoscimento per l'identità nazionale slovena. Con il Congresso di Vienna (1814-15) la Slovenia ridivenne parte dell'Impero asburgico, nel quale rimase fino alla fine della prima guerra mondiale. Il crollo degli Imperi centrali nel 1918 determinò quindi l'ingresso della Slovenia dapprima nel Regno serbo-croato (1921) e poi nella Jugoslavia (1929). Durante la seconda guerra mondiale la Slovenia fu divisa in due: la porzione settentrionale annessa alla Germania e quella meridionale all'Italia. Intensa fu nel periodo bellico l'attività dei movimenti partigiani; al termine del conflitto, la Slovenia rientrò in qualità di Repubblica federale a far parte della Jugoslavia, ingrandita dai territori italiani della Venezia Giulia, ceduti con il trattato di pace del 1947. Dopo la morte di Tito l'acuirsi della crisi della federazione jugoslava provocò una maggiore instabilità in tutte le Repubbliche federate. Nel maggio 1989 il Parlamento sloveno approvò una modifica costituzionale che sanciva il diritto all'autodeterminazione e alla secessione. Da ciò derivò un conflitto con la Serbia, che si manifestò soprattutto nel boicottaggio dei prodotti sloveni operato dal Governo serbo. L'indipendenza venne decretata in seguito al referendum del dicembre 1990, anno in cui si svolsero anche le prime elezioni libere multipartitiche, vinte da forze autonomiste di centro-destra, e in cui si tennero le elezioni presidenziali, dominate da Milan Kucan, appartenente al Partito del rinnovamento democratico. Il Governo capeggiato da L. Peterlè portò a termine la separazione dal Governo di Belgrado, ufficialmente proclamata il 25 giugno 1991. La Slovenia riuscì estraniarsi dal conflitto tra Croazia e Serbia, scongiurando così il pericolo di una crisi economica più grave; venne riconosciuta dalla CEE e dall'ONU, di cui divenne membro nel 1992. Nell'aprile 1992 il Parlamento tolse la fiducia al Governo formato dal democristiano L. Peterlè, concedendola al liberaldemocratico Janez Drnovsek. Il nuovo Governo si fece garante di un processo di ristrutturazione economica basata sul libero scambio e sulle privatizzazioni, nonché di una politica orientata a stringere rapporti con l'Europa occidentale e a incoraggiare l'investimento di capitali stranieri. Alla fine dell'anno vennero indette le elezioni presidenziali che portarono alla rielezione di M. Kucan. Le elezioni amministrative del dicembre 1994 videro invece l'avanzata del Partito socialdemocratico, populista di destra, guidato da J. Jansa. Tale avanzata trovò riscontro nelle elezioni amministrative del novembre 1996 che, pur riconfermando al potere il Partito liberaldemocratico e il primo ministro uscente J. Drnovsek, videro la pesante sconfitta per il Partito popolare e per il Partito comunista a vantaggio del Partito socialdemocratico. Nel 1998 la Slovenia venne ammessa nel gruppo di Paesi candidati all'ingresso nell'Unione europea. Il 9 aprile 2000 il primo ministro J. Drnovsek venne sfiduciato dal Parlamento dopo l'uscita del Partito popolare dalla coalizione di Governo; il 3 maggio dello stesso anno, il Governo formato dal presidente del Partito popolare Andrej Bajuk ottenne la piena fiducia parlamentare. Le elezioni politiche dell'ottobre 2000 sancirono nuovamente la vittoria del centro-sinistra e la nomina a primo ministro di Drnovsek. Il neo premier si impegnò a dare impulso a quelle riforme strutturali necessarie per completare il passaggio all'economia di mercato e raggiungere gli standard europei in vista di un possibile ingresso in Europa. Nel dicembre 2002 Drnovsek fu nominato presidente della Repubblica; gli successe nella carica di primo ministro Anton Rop. Il 2 aprile 2004 la Slovenia entrò nella NATO e il 1° maggio nell'Unione europea. Le consultazioni per il rinnovo del Parlamento europeo, tenutesi nel mese di giugno, assegnarono la vittoria al Partito conservatore (SDS) all'opposizione, che con il 23,5% dei voti superò il Partito liberaldemocratico (LDS) al Governo (che ebbe il 21,9% dei consensi). La stessa tendenza si riscontrò nelle elezioni legislative dell'ottobre 2004: l'SDS ottenne il 29,1% a discapito dell'LDS, che ebbe solo il 22,8% dei suffragi. Si costituì quindi un Governo di centro-destra, retto da Janez Jansa, leader dell'SDS. Nel febbraio 2005 il Parlamento ratificò la nuova Costituzione europea. Le elezioni amministrative tenutesi nell'ottobre 2006 decretarono, contro le aspettative, la sconfitta del centro-sinistra, al potere in Slovenia da un decennio. Ne uscì vincitore l'SDS, che si aggiudicò il 29,1% dei voti.

 

LE VICENDE ARTISTICHE


La posizione geografica dell'odierna Slovenia è quella di un punto di incrocio di grandi vie di comunicazione che da sempre hanno collegato l'Europa centrale al Mediterraneo e l'Occidente all'Oriente. Il suo territorio ha visto nei secoli il succedersi di grandi flussi che lo hanno posto al centro di avvenimenti storici che hanno nel tempo influito sulla creazione di un patrimonio artistico e culturale che supera decisamente il carattere locale. Sul territorio sloveno notevolmente ridottosi nel corso dei secoli e ora delimitato dalle Alpi, dalla pianura pannonica e dall'Adriatico, popolato nel tempo da Celti, Illiri, Romani, Goti, Longobardi e infine dagli Slavi, si sono succedute culture diverse una dall'altra, ognuna delle quali ha lasciato la sua impronta anche se spesso in maniera frammentaria. Determinante è stata la mancanza di una precisa identità politica. Ben diversa è infatti la storia e quindi le vicende artistiche e culturali di un piccolo popolo privo per quasi 13 secoli, per una serie di sfortunate circostanze, di un proprio Stato da quella delle grandi Nazioni e anche da quella dei piccoli popoli che da tempo hanno avuto il loro Stato. Anche per questo si può ben affermare che gli Sloveni hanno trovato nella cultura e nell'arte, sia figurativa che letteraria, l'elemento che ha loro consentito di conservare la propria unità e identità.

 

Dalla preistoria all'Alto Medioevo


I reperti di Betalov Spodmol presso Postumia, risalenti a circa 150.000 anni a.C., testimoniano come il territorio dell'odierna Slovenia sia stato abitato nel periodo paleolitico (cultura neandertaliana). Nell'importante zona archeologica di Potocka Zijalka nel massiccio del Monte Olseva (40.000-30.000 anni a.C.) ci confrontiamo invece con la cultura dell'antenato dell'uomo odierno. Del periodo neolitico ci rimangono diversi ritrovamenti dei quali i più antichi sono sul Carso triestino. Di particolare interesse sono il vasellame per il culto in ceramica, ornato da elementi figurativi che consentono di individuarne le fasi di sviluppo, armi e utensili in pietra e in osso. Le tecniche di decorazione sono molto elementari; prevalgono l'incisione e la marcatura. Solo raramente appare il colore, ovviamente sotto l'influsso dell'area adriatica. Il periodo di transizione del Neolitico, quando prevale il rame, ha il suo culmine nella cultura palafitticola nell'area della palude di Lubiana. Sulla base dei reperti, si può parlare di una crescente importanza della forma e di una evoluzione dell'arte figurativa. Con l'Età del Bronzo comincia il declino della cultura palafitticola che, grazie ai traffici commerciali, aveva avuto legami con la costa adriatica e la Pannonia. La cultura delle urne giunge in Slovenia intorno all'anno 1000 a.C. e rappresenta un grande cambiamento. Nuovi arrivati dall'Oriente in transito verso la pianura del Po portano una nuova cultura, cambiando anche il tipo di sepoltura: dai tumuli si passa alla conservazione delle ceneri nelle urne. Di questo periodo i più interessanti reperti vengono trovati a Ormoz, un centro ben fortificato con strade lastricate e con una vita sociale già ben organizzata. Di altri abitati fortificati si sono trovate tracce nelle aree di Lubiana e di Bled. Il punto più alto di espressione artistica del periodo preistorico viene raggiunto nella fase halstattiana dell'Età del Ferro. Si tratta della ricca arte delle situle (probabilmente dei vasi per bevande usati nelle cerimonie) che nella sua forma unisce elementi continentali con il mondo mediterraneo in una innovativa e originale espressione figurativa. La successiva migrazione cambia ancora il metodo di sepoltura: la cremazione si conserva soltanto nella valle dell'Isonzo, mentre nella Slovenia centrale torna l'uso dei tumuli, che però diventano di famiglia e la cui grandezza dipende anche dalla sua importanza sociale. Tra il 650 e il 550 a.C. l'espressione più alta della cultura halstattiana viene raggiunta nella Dolenjska (Sticna, Novo Mesto) grazie ai legami commerciali che gli abitanti di allora, gli Illiri, intrattenevano con i Veneti e gli Etruschi. In un sito archeologico di eccezionale interesse, nei dintorni di Vace presso Litija in una zona ricca di rame e di ferro, viene alla luce il reperto più famoso, la situla in bronzo (VI-V sec. a.C.), oggi al Narodni Muzej di Lubiana. L'arrivo dei Celti nel III sec. a.C. pone fine a questa cultura. I Celti, maestri nell'arte del ferro, per primi in Europa sono in grado di produrre l'acciaio, il cosiddetto acciaio norico per costruire attrezzi agricoli e armi. Un particolare tipo di vasellame del periodo, ritrovato nella Dolenjska, che rappresenta le urne in forma di abitazione, costituisce una caratteristica dell'arte provinciale che rimane in uso fino al sec. III d.C. a dimostrazione di quanto sia stato radicato, con la loro fantasiosa espressione figurativa, l'influsso dei Celti. I Romani penetrano in Slovenia nel 35 a.C. e nel corso dei 500 anni della loro permanenza il territorio subisce dei radicali cambiamenti. Cambia l'organizzazione sociale, vengono tracciate nuove strade e si sviluppano nuove forme artistiche. La tradizione locale, nonostante la romanizzazione di tutti gli aspetti della vita, non viene mai completamente estinta. Fra i molti reperti dell'epoca va sottolineata la necropoli di Sempeter presso Celje, i cui monumenti sepolcrali rappresentano delle vere e proprie architetture, ornate di un ricco repertorio scultoreo. Reperti di questo periodo sono conservati nei musei di Lubiana, Celle, Ptuj e altri. Del periodo romano sono anche le prime testimonianze di arte paleocristiana (mosaici di Lubiana). Qualcosa di più è rimasto delle fortificazioni costruite sulle alture sulle quali le popolazioni si rifugiavano al momento delle invasioni dei nuovi popoli (Vranje presso Sevnica, Ajdna sopra Potoki, Rifnik presso Sentjur, tutte del sec. V). Alla fine delle grandi migrazioni dei popoli, tra i quali ad aver lasciato le maggiori tracce sono stati i Goti e i Longobardi, nei secc. VI e VII giungono gli antenati degli Sloveni. Benché le fondamenta dell'antica civilizzazione vengano distrutte dai nuovi arrivati che, non conoscendola, non accettano le forme artistiche dell'arte europea occidentale, si possono egualmente trovare tracce di una certa continuità. Ci sono voluti però più di 200 anni di cristianizzazione e di formazione di una nuova complessa società feudale per poter assistere al rifiorire di nuove attività artistiche. A giudicare dal materiale rinvenuto, quasi sempre di tipo minuto, fra i sec. IX e XI si può più che altro parlare di artigianato artistico. Pochi sono infatti i ritrovamenti di strutture architettoniche quali le fondamenta della chiesa preromanica dell'isola di Bled e l'edificio ottagonale adiacente alla chiesa parrocchiale di Kranj. Parliamo sempre comunque di arte ecclesiastica o di arte profana che per il suo contenuto si accosta alla tematica religiosa. All'inizio l'arte slovena segue modelli stranieri, pur adattandoli ai propri usi e costumi.

 

Il Romanico


Anche l'arte romanica è in Slovenia inizialmente dedicata alla Chiesa e al culto e non conosce un proprio autonomo linguaggio figurativo. Sono monaci stranieri a giungere nel Paese che, per dedicarsi alla preghiera e alla meditazione, erigono, in luoghi difficilmente accessibili, i primi conventi con le annesse chiese conventuali, solitamente a tre navate. I più attivi sono i cistercensi che danno vita nel sec. XII ai complessi conventuali di Sticna e di Jurkloster e nel secolo seguente a quello di Kostanjevica sul fiume Krka. Benedettino è invece il convento di Cornji Grad della prima metà del sec. XII. Sono coeve le certose di Zice (sec. XII) e di Bistra (sec. XIII) e solo all'inizio del sec. XV si aggiunge quella di Pleterje. Le chiese non conventuali sono edifici molto semplici a una sola navata e con presbiteri semicircolari o rettangolari per lo più costruiti in legno e solo raramente in muratura. Poche se ne sono conservate e quasi tutte sono state rifatte nel periodo gotico o in quello barocco. Anche la grande architettura romanica conventuale ha subito in epoche successive radicali rimaneggiamenti, cosicché di romanico è rimasto ben poco. Alcuni castelli medievali hanno fondamenta romaniche, come anche si possono trovare tracce di strutture romaniche nelle città del Litorale (Capodistria) e a Ptuj. La scultura è quasi esclusivamente architettonica e molto rara è quella autonoma di cui un interessante esemplare è costituito dalla statua lignea della Madonna con Bambino di Velesovo (1220 circa), probabilmente di influsso lombardo. Scarsi sono anche gli esemplari di piccola scultura in metallo, per lo più crocefissi ispirati alla scuola di Limoges.

 

Dal periodo gotico a quello rinascimentale


Il Gotico in Slovenia si afferma nel sec. XIII dapprima nei conventi degli ordini religiosi più poveri alle periferie delle città; è in queste ultime che si trovano le realizzazioni più significative. L'architettura religiosa presenta, tra le altre, la novità del coro lungo, detto borghese, che si eleva al di sopra della navata ed è il simbolo architettonico della nuova società (se ne trovano ancora esempi a Maribor, Celje, Ptuj, Kranj e Ljutomer). Di questo primo periodo gotico sono anche la chiesa, successivamente barocchizzata, del convento di Kostanjevica e la parrocchiale di Sv. Pankracij presso Slovenj Gradec, il più antico esempio di edificio a pianta centrale con la colonna in mezzo. Solo nel sec. XV l'architettura gotica conosce il suo apice con la costruzione di alti e luminosi presbiteri (parrocchiale di Sv. Jurij a Ptuj e cattedrale di Maribor) e di chiese a più navate fra le quali fa spicco quella votiva di Ptujska Gora costruita tra il 1398 e il 1410 per volere delle famiglie aristocratiche. Nella parrocchiale di Kranj cambia la navata per fare in modo che la stessa possa accogliere la sempre più numerosa popolazione cittadina e viene aggiunto un secondo coro all'antico. Una particolarità tutta slovena è la chiesa ad aula con il coro a forma di sala a tre navate di Crngrob (1524). Nelle città costiere è il Gotico veneziano a esercitare tutto il suo influsso (Palazzo pretorio e Loggia di Capodistria e la cosiddetta Veneziana di Pirano). Numerosi e pregevoli sono gli esempi di scultura gotica. Nel primo periodo troviamo cantieri che, in concomitanza con la costruzione delle chiese, ne curano anche l'arredo scultoreo. Ne sono esempi la Madonna di Solčava e la Madonna di Krakovo (1250-60) che un tempo ornava il timpano di ingresso della chiesa battesimale di Lubiana, oggi custodita nella locale Narodna Galerija. L'apice di questo stile viene raggiunto nella chiesa di Ptujska Gora, stilisticamente legata alla scuola boema. Bisogna infatti ricordare che i maestri venivano da fuori e che le sculture venivano importate; solo verso la fine del periodo si formano botteghe locali in Carinzia e a Lubiana. Del Gotico, la più alta espressione artistica in Slovenia appartiene alla pittura. Quasi tutte le chiese vengono affrescate all'interno e sovente anche all'esterno. Dapprima gli affreschi sono opera di pittori itineranti provenienti dai paesi vicini (friulani, G. Aquila di Radgona), mentre nel sec. XV si vanno affermando nelle città, in particolare della Carinzia, botteghe locali come quella del maestro Federico da Villaco, il cui figlio Janez Ljubljanski (Giovanni da Lubiana) è un'ottima sintesi di pittura italiana friulana e di morbido stile internazionale del Nord (Visoko, 1443; Muljava, 1456; Sv. Ahac sopra Turjak, intorno al 1460). Caratteristica della pittura gotica della seconda metà del sec. XV è una costante nota lirica ottimamente rappresentata nelle opere del Maestro Bolfang di Crngrob (Crngrob, 1453; Mirna nella Dolenjska, 1467) e del suo discepolo Maestro di Mače (Mače presso Preddvor, 1467). L'ultima fase della pittura murale slovena, che già prelude al Rinascimento, è rappresentata dagli affreschi di Sv. Primoz sopra Kamnik (1504). Oltre agli affreschi, di questo periodo si sono ben conservati alcuni esemplari di grandi altari dipinti laterali: l'altare di Laib (Sv. Jurij a Ptuj, 1460), quello di Sv. Kriz sopra Kojsko, quello di Kranj di autore ignoto del 1510 (ora conservato a Vienna), di Oljska Gora e di Sv. Miklavz sopra Oplotnica. Attraversata da nuovi flussi commerciali, la Slovenia conosce in quel tempo un notevole sviluppo economico e diviene anche un baluardo contro le invasioni dei Turchi. Con il decisivo apporto di maestri italiani le città e i castelli si muniscono di fortificazioni. La posizione di transito tra il Nord germanico e l'Occidente italiano non permette, fatta eccezione per le città, lo sviluppo di una vera e propria arte rinascimentale. Oltre alle chiese vengono costruiti castelli e palazzi fortificati muniti di cortili, ma anche residenze più piccole e alcune splendide ville (Vipolze, Dobrovo). Al Rinascimento italiano nel sec. XVI si avvicinano i castelli di Fuzine nei pressi di Lubiana e di Brdo presso Lukovica. Anche il vescovo di Lubiana cerca di adattare allo stile rinascimentale sia il suo palazzo in città che la sua residenza di Cornji Grad. Per lui lavora l'ottimo scultore O. Kittel (altare di S. Andrea e monumento funebre del vescovo). Il Rinascimento prende però fortemente piede solo sulla costa soprattutto a Capodistria ed è ovviamente di influsso veneziano. Il Protestantesimo fa la sua comparsa nel 1521, per raggiungere il pieno sviluppo dalla seconda metà degli anni Trenta sino alla fine del secolo, quando a prendere il sopravvento è la Controriforma. I protestanti, per i quali soprattutto la parola scritta, parlata e cantata diviene l'arma principale, ottengono nel 1550 anche il primo libro stampato in lingua slovena di P. Trubar. In architettura viene introdotto l'edificio a pianta centrale (oratorio di Govce presso Zalec, abbattuto nel 1600), che favoriva la concentrazione dell'uditorio durante la predica. La pittura si richiama al passato gotico (cantina di Lutero al castello di Sevnica), mentre per l'illustrazione dei libri i protestanti ricorrono alle vecchie incisioni tedesche. Nei primi decenni del sec. XVII, attraverso la Controriforma, la Chiesa cerca di sollevare la propria immagine. Nell'arte si può parlare di un periodo di transizione tra il Rinascimento, il Manierismo e il Barocco. Per l'architettura religiosa significativo è l'avvento delle chiese longitudinali ritmate da cappelle laterali di tipo italiano (chiesa gesuita di Sv. Jakob e quella dei Francescani a Lubiana) o quelle con spazio centrale e cupola sempre di influsso italiano (Nova Stifta presso Ribnica). Notevoli nell'arredo interno sono gli altari dorati e intagliati di tipo manieristico.

 

L'età barocca


Verso la fine del Seicento e soprattutto nel Settecento a prevalere in Slovenia è l'arte barocca per la quale, anche in questo caso, giocano un ruolo importante la componente italiana e quella nordica che si fondono in sintesi multiformi. Nella Slovenia centrale, Lubiana, con le belle chiese di gusto italiano e numerosi palazzi, diventa un importante centro artistico grazie anche alla fondazione nel 1693 dell'Academia Operosorum che indirizza l'arte figurativa a ispirarsi a quella italiana. Al gesuita A. Pozzi viene commissionato il progetto della Cattedrale (1701-07), i cui affreschi dell'interno vengono affidati a C. Quaglio di Laino, già noto in Slovenia per le opere eseguite nel Litorale. Fra i più notevoli monumenti dell'architettura barocca va segnalata la chiesa delle Orsoline di Lubiana di architetto ignoto, iniziata nel 1718. D. Rossi è l'autore del progetto della chiesa dei Crociferi (1714). Nella Stiria l'architettura religiosa trova maggiori spunti nel Barocco mitteleuropeo. Ne è un bell'esempio il santuario di Sladka Gora. Nel suo insieme di architettura, pittura e scultura, la chiesa barocca resta legata all'antica tradizione dell'ambiente completamente decorato e arredato già tanto apprezzato in Slovenia sin dal Medioevo. L'attività edilizia è molto vivace nel sec. XVIII; sorgono nuove chiese e quelle vecchie vengono rifatte. L'architettura accentua il tono teatrale, prevalgono l'ornamento, la stuccatura, e la pittura murale. Anche nella scultura barocca in pietra è evidente l'influsso italiano. Il veneziano F. Robba, cui si devono la fontana dei Tre Fiumi di Lubiana e i grandi altari in marmo delle chiese lubianesi (Sv. Jakob, delle Orsoline, dei Francescani), afferma dei nuovi ideali di semplicità architettonica e di monumentalità. Nella scultura della Stiria prevale la componente nordica (tedesco austriaca): il materiale è il legno riccamente intagliato e lo scultore di punta è J. Straub che opera a Maribor. Nella regione sorgono anche dei castelli stilisticamente molto interessanti. Tra i più belli sono quelli della famiglia Attems e in particolare quello di Dornava presso Ptuj con il parco sistemato lungo un unico asse. Il Barocco resta però la grande stagione della pittura con l'affresco illusionistico che per lungo tempo rimane una costante dell'arte slovena. Il pittore lombardo G. Quaglio lavora a Lubiana nella chiesa del Seminario e nella cattedrale, dove crea una caratteristica decorazione barocco-illusionistica che annulla la delimitazione fisica della volta e la apre con una maestosa visione del cielo sopra la navata centrale dove appare l'apoteosi di S. Nicolò. La tradizione di Quaglio viene portata avanti dal più importante affrescatore sloveno del tempo F. Jelovšek e da numerosi altri maestri operanti nelle chiese della Stiria. Anche nei castelli e nelle residenze l'affresco illusionistico raggiunge invidiabili livelli riprendendo motivi della mitologia classica; fanno ancora spicco i castelli della famiglia Attems. Anche la pittura a olio, sia per le chiese che per i committenti privati, conosce nel Settecento un momento di grande sviluppo. Emergono gli artisti sloveni e in particolare il gruppo dei quattro pittori "lubianesi" V. Metzinger, F. Jelovšek, A. Cebej e il ritrattista F. Bergant. Accanto a quelli locali sono attivi anche numerosi maestri di Graz e di altri centri del Nord. Le grandi tele fiabesche del pittore austriaco J.M. Kremser Schmidt (Velesovo, Gornji Grad, palazzo Gruber a Lubiana) verso la fine del secolo preludono già al Classicismo.

 

L'Ottocento


La Slovenia non ha mai conosciuto il vero stile imperiale neoclassico anche perché non ha mai avuto quell'alta borghesia che ne sarebbe dovuta essere la naturale destinataria. L'architettura slovena si riflette in quella triestina. Di questo stile la più significativa soluzione urbanistica è rappresentata dalla Kazina di Lubiana, ma non vanno trascurate la chiesa di S. Pietro a Pirano di P. Nobile, la casa di cura di Rogaška Slatina dell'architetto triestino M. Pertsch e la sistemazione dei giardini pubblici lubianesi Tivoli e Zvezda. L'unico pittore neoclassico, che peraltro opera con successo a Vienna, F. Kavčič, non ha una vera eco nell'arte slovena. Il Romanticismo sloveno non è selvaggio e irruente, bensì sentimentale, rassicurante, pieno di dettagli di tipo Biedermeier (lo stile che nella prima metà dell'Ottocento interessa la Germania, l'Austria e i Paesi dell'Europa centrale) che, oltre nell'arredamento, nell'artigianato artistico e nell'abbigliamento, trova nella pittura tre ottimi rappresentanti: M. Langus, M. Stroj e J. Tominc. Tra i paesaggisti un notevole rilievo è raggiunto da M. Pernhart e A. Karinger. Verso la fine del secolo subentrano nell'architettura gli stili storici: Neoromanico, Neogotico, Neorinascimentale e Neobarocco, i cui elementi sono presenti sia nell'architettura religiosa che in quella profana. In tutte le principali città si costruiscono chiese, palazzi pubblici, teatri, musei e ville. Soprattutto per l'architettura civile è sostanziale il contributo degli architetti boemi. Tra i pittori a spiccare è F. Wolf, l'ultimo grande affrescatore che più si avvicina al modello nazareno (Vipava, Vrhnika, Lubiana). Nella scultura prevalgono ancora, nella prima metà del secolo, le tradizioni barocche. Solo alla fine del secolo e all'inizio del Novecento, con il crescente nazionalismo borghese, viene eretta tutta una serie di monumenti a uomini illustri (a V. Vodnik opera di A. Cangl, a F. Prešeren di I. Zajec, a P. Trubar di F. Berneker, tutti tre a Lubiana, a Tartini di A. Dal Zotto a Pirano). Con gli allievi di J. Wolf e i fratelli Janez e Jurij Šubic inizia il periodo del Realismo, alla cui corrente appartengono anche i pittori A. Azbe, J. Franke, I. Kobilca, F. Vesel e J. Petkovšek. Al passaggio del secolo ai realisti fa seguito il gruppo dei quattro pittori chiamati impressionisti I. Grohar, R. Jakopič, M. Jama e M. Sternen. Si tratta di una pittura impressionista assai particolare che, per le sue idee, poco si rifà a quella francese e che risente probabilmente dell'influsso della Scuola di Monaco.

 

Il Novecento


È solo all'inizio del Novecento che avviene la vera svolta nell'arte slovena. A provocarla, oltre ai molti eventi e alle travagliate vicende politiche, è anche il terremoto di Lubiana del 1895. Il sisma danneggia o distrugge tutta una serie di edifici e rende necessaria una nuova sistemazione urbanistica della città. Fra le varie proposte prevale il progetto dell'architetto M. Fabiani, già affermatosi a Vienna. Il progetto è concepito in modo tale da mettere in risalto la città vecchia quale centro cui far convergere tutte le vie della parte nuova della città regolata secondo criteri geometrici ma anche scenografici. Fabiani progetta inoltre una serie di spazi verdi (parco Miklošič) e realizza nel nuovo stile secessionista numerosi importanti edifici pubblici. Insieme ad alcuni architetti tra i quali il lubianese Koch, dà alla città, pur senza rompere con la tradizione, un aspetto decisamente nuovo. Seguendo gli stessi concetti, ma con uno spiccato accento nazionale, opera a Lubiana, dopo la prima guerra mondiale, l'architetto I. Vurnik. Questa tradizione si interrompe con il ritorno di J. Plečnik (1872-1957) l'architetto già resosi famoso per la sua attività a Vienna e a Praga. Plečnik afferma ambiziosi schemi monumentali, ma sviluppa al massimo il senso della fusione tra il vecchio e il nuovo realizzando eccellenti soluzioni che equilibrano la natura, l'architettura e il paesaggio. I suoi interventi sono per la capitale slovena così rilevanti da farla chiamare la "Lubiana di Plečnik". È impossibile citarli tutti, ma sono senz'altro da ricordare la sistemazione dei Tre Ponti (Tromostovje), la riqualificazione urbanistica e ambientale del fiume Ljubljanica e del suo affluente Gradaščica, la Biblioteca Nazionale e Universitaria, il cimitero di Zale, la ristrutturazione del complesso di Krizanke, le chiese di Sv. Frančišek e Sv. Mihael a Barje. Tra gli architetti, ancora da ricordare è V. Šubic, che nel 1933 realizza il primo grattacielo (Nebotičnik) a Lubiana, e V. Mušič cui si deve il complesso della Casa Rossa a Lubiana. Il periodo tra le due guerre è caratterizzato dalla nuova situazione politica venutasi a creare a seguito della nascita della Jugoslavia. Ben presto iniziano le prime crisi sociali e spirituali. In questo contesto nasce l'Espressionismo marcato da una forte nota di simbolismo. Lo sviluppano artisti quali il pittore F. Tratnik, i pittori e scultori France e Tone Kralj, i pittori e grafici V. Pilon, B. Jakac, i fratelli Vidmar e lo scultore L. Dolinar, tutti con opere oggi esposte alla Moderna galerija di Lubiana. Nel periodo immediatamente seguente alla seconda guerra mondiale, nell'arte figurativa a prevalere è il Socialismo reale che si esprime soprattutto nella pittura ufficiale e, nella scultura, con i monumenti alla lotta partigiana e alla storia del movimento dei lavoratori. Contemporaneamente però vengono create opere con tematiche più intime grazie all'attività di scultori quali Boris e Zdenko Kalin, K. Putrih, J. Savinšek, S. Batič e di pittori quali G.A. Kos, M. Pregelj, G. Stupica, F. Mihelič, S. Kregar, M. Sedej ecc. Ad affermarsi all'estero sono i due pittori L. Spacal e Z. Mušič. Tra gli architetti vanno citati E. Ravnikar, cui si deve la sistemazione della lubianese Trg republike, e E. Mihevc, che con le loro opere e con l'insegnamento universitario danno vita alla nuova scuola di architettura. Anche l'arte figurativa dei nostri giorni è viva e vitale. A favorirne lo sviluppo due fattori hanno contribuito in maniera determinante: la creazione della Scuola grafica lubianese in seno all'Accademia delle Belle Arti (R. Debenjak, M. Pogačnik, V. Makuc, A Jemec, B. Borčič, J. Bernik, J. Boljka, A. Maraz, ecc.) e la fondazione nel 1955 della Biennale Internazionale di arte grafica che continua a riscuotere un vasto consenso internazionale.

 

LE CITTÀ


Lubiana


(258.873 ab.). Capitale della Slovenia, è il maggior centro amministrativo, politico, artistico e culturale del Paese. Si trova in posizione centrale del territorio nazionale e un buon sistema di comunicazioni (strade, ferrovie, autotrasporti pubblici e aerei) la collega direttamente a tutti i principali centri della Slovenia. La città è situata lungo il fiume Ljubljanica nella piana formata dalla Sava ai piedi del Polhograjsko Hribovje; il suo territorio con i dintorni meridionali si chiama "le paludi di Lubiana" (Ljubljansko Barje), oggi risanate, dove si eleva lo sperone isolato con l'imponente castello; da qui l'abitato si estende in pianura intorno ai Monti Roznik e Šišenski hrib (429 m) a Ovest e al Golovec (438 m) a Sud-Est. Sono presenti industrie meccaniche, tessili, calzaturiere e del tabacco.
STORIA. I più antichi ritrovamenti archeologici del Barie, ai piedi del monte Krim, risalgono all'Eneolitico e all'Età del Bronzo tra il 3000 e il 1700 a.C. L'intera regione venne conquistata dai Romani nel 48 a.C. e nel 34 d.C. Augusto organizzò la città secondo lo schema romano del cardo e del decumano e la chiamò Iulia Emona; questa, essendo un centro del sistema viario romano, crebbe presto di importanza e divenne municipio, fortificato da possenti e alte mura. La decadenza iniziò dopo gli assalti dei Taurisci e la distruzione avvenne nel 451 per opera degli Unni. La città risulta menzionata la prima volta nel 1144, posseduta dal duca di Carinzia. In quel tempo essa comprendeva tre borghi: Stari trg, che nel 1200 circa diventò il centro commerciale, Mestni trg, voluta da Bernardo di Spanheim nel 1220, e Novi trg, che alla fine del sec. XIII era cintata dai resti orientali delle fortificazioni romane. Da Ottokar II duca di Boemia, nel 1284 passò ai conti di Gorizia e nel 1335 entrò nel diretto dominio degli Asburgo con Alberto II duca d'Austria; rimase sotto il dominio asburgico fino al 1918, con un breve intervallo dal 1805 al 1815. Alla fine della prima guerra mondiale Lubiana entrò a far parte del nuovo Regno jugoslavo. Annessa all'Italia fra il 1941 e il 1943, subì in seguito l'occupazione tedesca fino al 1945. Tornata a far parte della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia come capitale della Repubblica di Slovenia, seguì le sorti di questa Repubblica quando questa divenne indipendente nel 1991. Il primo disastroso terremoto del 1511 distrusse la maggior parte delle abitazioni, ma non sconvolse la struttura medievale della città; le case furono ricostruite e ingrandite con alcuni elementi rinascimentali inseriti da costruttori friulani. Nel 1461 Lubiana diventò sede vescovile e verso la fine del sec. XVI fu uno dei centri della diffusione dei principi riformisti. Con la controriforma fu ripristinato il Cattolicesimo. Lubiana raggiunse il massimo benessere nel sec. XVIII con una fiorente economia cittadina. Nel 1895 Lubiana subì il secondo terremoto; in seguito all'opera di ricostruzione, la città assunse l'attuale aspetto moderno.
ARTE. La parte medievale della città è situata sulla sponda destra della Ljubljanica attorno al colle del castello e vi si accede dal Tromostovje, il triplice ponte, la cui arcata mediana del 1842 ha sostituito il vecchio ponte di legno. Il castello medievale fu semidistrutto dal terremoto del 1511 e nella ricostruzione ad opera dei duchi di Carinzia venne conservata la maggior parte delle precedenti fondazioni a pianta pentagonale con l'aggiunta della torre dei Fischiatori; nel sec. XVII venne eretta la cappella di San Giorgio, la cui volta fu affrescata con stemmi dei governatori carniolani. Nel sec. XIX il castello fu adattato a carcere. Dal secondo dopoguerra l'edificio fu ristrutturato. La cattedrale di San Nicola, dedicata al protettore dei pescatori e dei barcaioli, fu costruita nel 1700-08 su una precedente chiesa gotica. L'imponente edificio barocco fu progettato dal gesuita Andrea Pozzo, sul modello della chiesa del Gesù a Roma, pure suo lavoro. La pianta è a croce latina a navata unica e transetto, la cui cupola fu ultimata nel 1841; al posto del vecchio campanile ne furono eretti due nel 1706 di fianco alla facciata. Il vescovado di fronte alla cattedrale è ad essa collegato con una galleria chiusa sopra l'ingresso della chiesa. Fu costruito nel 1512 su disegno di A. Tyfernus e venne radicalmente rinnovato più tardi; nel 1695 fu sistemato il grande cortile interno ad arcate e la facciata attuale, risalente al 1778, presenta tutte le caratteristiche dello zopfstil, introdotto dall'architetto viennese G. Gruber. La Piazza Civica è il centro del nucleo antico; su un lato si eleva l'alto obelisco della bella fontana dei fiumi carniolani, ispirata alla fontana romana del Bernini in piazza Navona, con le figure allegoriche dei fiumi Ljubljanica, Krka e Sava, opera di Francesco Robba del 1752; oltre al municipio vi si affacciano interessanti edifici tardorinascimentali e barocchi. Il municipio risale al 1484, ma fu ricostruito nel 1717-18 su progetto di Carlo Martinuzzi; del primo edificio sono rimaste l'ala cinquecentesca ai piedi del castello e le due statue di Adamo ed Eva che abbellivano il cortile (ora conservate nel KIC). La chiesa di San Giacomo venne costruita dai Gesuiti nel 1613, dopo aver abbattuta la precedente in stile gotico. Si compone di una navata con altari laterali, due cappelle e il coro tardo-gotico; nel 1669 fu aggiunta nella parte Nord la cappella ottagonale di S. Francesco Saverio e dopo il 1895 fu costruito il campanile in sostituzione dei due crollati per il terremoto. Della Lubiana moderna fanno parte l'università (sec. XVII), il Museo nazionale (1888) e il grande parco di Tivoli.


 

Capodistria


(23.726 ab.). Città della Slovenia, centro principale della regione Obalno-kraška (1.044 kmq; 104.983 ab.).
STORIA. Apparsa in epoca romana con il nome di Insula Capris, alcuni ritrovamenti nel giardino del convento dei Cappuccini hanno dimostrato la presenza di strutture urbane dentro la città, risalenti al periodo imperiale. Con la caduta dell'Impero romano entrò a far parte dei territori protetti dalla flotta e dalle milizie bizantine e in quel tempo assunse il nome di Giustinopoli in onore dell'imperatore d'Oriente Giustino II. Verso la metà del sec. VII venne occupata dai Longobardi, quindi dai Franchi. In epoca imprecisata la cittadina venne concessa al patriarca di Aquileia, che la battezzò Caput Histriae, per il ruolo importante assegnatole di capitale amministrativa della penisola istriana. Annessa a Venezia nel 1218, fino al 1797 fece parte della Serenissima. Divenuta sede vescovile e importante centro commerciale, si arricchì di prestigiosi monumenti pubblici, chiese, conventi e palazzi. Nel 1572 scoppiò una terribile pestilenza che ridusse la popolazione da 10.000 a 3.000 abitanti. Da questa sciagura Capodistria non si risollevò più, anche perché nel 1630 un'altra pestilenza prostrò la città. Nel 1797 iniziò la dominazione austriaca che durò fino al 1918, tranne la parentesi della partecipazione alle Provincie Illiriche dal 1805 al 1815. Dopo la prima guerra mondiale venne assegnata all'Italia e alla fine della seconda, dopo alcuni anni di occupazione militare (zona B), passò alla Jugoslavia, inserita nella repubblica di Slovenia.
ARTE. Piazza Tito è il cuore della città, costituito da un bellissimo scenario tipicamente veneziano, in stile gotico rinascimentale. Il Palazzo Pretorio è una maestosa costruzione merlata del sec. XII, con due basse torri alle estremità e scala esterna. Sulla facciata sono murati stemmi, busti, iscrizioni, leoni marciani e una statua romana di Cibele, che rappresenta la Giustizia. Sotto l'arcata si trova la bocca del leone, un tempo utilizzata per introdurre le denunce anonime contro le autorità e i cittadini disonesti. La Loggia è un bell'edificio gotico-veneziano ad arcate ogivali, costruito nel 1463 da Nicolò da Pirano e Tomaso da Venezia e restaurato nel 1698; su un angolo nel 1554 è stata posta una statua in terracotta raffigurante la Madonna col Bambino, in ringraziamento per la fine della peste. La Cattedrale di San Nazario è un grandioso edificio di origine romanica risalente al 1187, quando la città ebbe il primo vescovo, e rimaneggiato nei secoli successivi. La parte inferiore della facciata (terminata intorno al 1460) presenta tre arcate ogivali di stile gotico-veneziano e quella superiore, finita nel 1498, mostra un rosone centrale tra pilastri scanalati di stile rinascimentale. A destra si alza il poderoso campanile del sec. XII, usato come torre difensiva fino al sec. XV, cui fu aggiunta la piramide terminale nel 1660. Sulla parete settentrionale ci sono due portali rinascimentali finemente lavorati, un capolavoro della famiglia Lombardo degli inizi del sec. XVI.


Panorama di Capodistria

 

Maribor


(93.847 ab.). Città della Slovenia, centro principale della regione Podravska (2.170 kmq; 319.186 ab.); è situata su entrambe le sponde del fiume Drava, tra le colline vinifere del Pohorje orientale. Seconda città slovena dopo la capitale, è un grande centro industriale (tessile, meccanico e alimentare) e culturale.
STORIA. Ritrovamenti archeologici fanno risalire i primi insediamenti all'Età della cultura dei campi d'urne; nell'epoca romana il luogo era una stazione di posta lungo la strada da Ptuj a Dravograd. Su un terrazzo chiamato Piramida, che sovrasta la riva sinistra della Drava, probabilmente nel sec. X sorse una struttura difensiva ai piedi della quale si sviluppò il villaggio; la località è menzionata nel 1164 con il nome di Marchburg; la fortezza, sede dei feudatari conti di Bamberg, accolse la popolazione in fuga durante le incursioni degli Ungheri e questa sicurezza fece affluire artigiani e mercanti che favorirono lo sviluppo del villaggio, il quale divenne borgo commerciale nel 1209 e città nel 1250, quando venne eretto un giro di mura. L'intensa vita economica favorita dai traffici lungo il fiume promosse l'afflusso di genti di origine diversa e nel 1217 si stabilì anche una comunità ebraica che operava nel settore finanziario e che rimase fino al 1491 quando gli Ebrei furono banditi dalla Stiria. Alla fine del sec. XV, per resistere alle invasioni turche, venne eretto un nuovo giro di mura con bastioni per i cannoni e al suo interno fu costruita la cittadella. Nel secolo successivo, durante la signoria dei conti di Khisl, tutta la città acquistò un volto moderno con ampie vie e piazze; lungo la via della nobiltà vennero alzati palazzi sontuosi e molte chiese furono rifatte o ampliate con l'intervento di architetti e pittori provenienti dall'Italia e dall'Austria. Nel sec. XIX scorso furono abbattute le mura e alcune strutture della cittadella. La città assunse sempre più il ruolo di cerniera tra il mondo germanico e quello balcanico grazie alla navigabilità della Drava e alla percorribilità delle strade, a cui si affiancò la ferrovia. Alla fine della prima guerra mondiale, con la dissoluzione dell'Impero asburgico, la città attraversò un drammatico periodo, con occupazioni militari e riconquiste in una guerra durata pochi mesi, seguita da un plebiscito con cui la popolazione scelse di inserirsi nel nuovo Stato jugoslavo.
ARTE. Nella piazza principale si trova il monumento votivo contro la peste dedicato alla Madonna, la cui immagine si eleva su un'alta colonna, contornata in basso da sei statue, che poggiano su piedestalli; la composizione barocca del 1743 è opera J. Straub. La cattedrale di San Giovanni Battista, fu eretta dai marchesi di Spannheim nella prima metà del sec. XII e nel 1859 diventò cattedrale, quando la sede diocesana si trasferì da Lawental a Maribor. L'edificio romanico originario corrisponde all'attuale navata centrale a cui nel sec. XIII furono aggiunte le due laterali più strette, collegate con arcate romaniche; alla fine del sec. XIV venne costruito l'alto coro e verso il 1520 fu rialzata la copertura delle navate con volte a nido d'ape. A causa di un incendio nel 1601, chiesa e campanile vennero ricostruiti nel 1634 su progetto dell'architetto italiano Paolo della Porta e in seguito la chiesa fu più volte rimaneggiata con l'aggiunta di due cappelle laterali (1715 circa) e col rifacimento neoclassico della parte sommitale del campanile (1792). Il primo nucleo del castello fu costruito nel 1478 nell'angolo nord-orientale della cinta muraria su ordine dell'imperatore Federico III, per rafforzare quel lato e ospitare il feudatario e le milizie. Negli anni 1551-62 la cittadella fu rinforzata con nuove strutture difensive munite di un bastione per i cannoni e fu rimaneggiata e ampliata anche la parte residenziale (facciata e loggiato). Nella seconda metà del sec. XVII, cessato il pericolo delle incursioni turche, la funzione del castello cambiò e venne trasformato in sfarzosa residenza dei conti Khisl; furono aggiunti le quattro torri angolari, la cappella della Madonna di Loreto, i loggiati ad arcate e alla fine del secolo venne rinnovata anche la parte centrale con le decorazioni a stucco e a fresco dei saloni. Fu quindi realizzato uno splendido scalone marmoreo ricco di sculture allegoriche e di stucchi. Nel 1740 fu costruita una nuova ala. Ora l'articolato edificio ospita il Museo regionale.


 

Nova Gorica


(13.491 ab.). Città della Slovenia, centro principale della regione Goriška (2.325 kmq; 119.532 ab.). Venne costruita ex novo sul confine con l'Italia a partire dal 1947 secondo criteri moderni, con alti e capienti edifici, grandi spazi verdi con giardini e strade ampie fiancheggiate da vialoni alberati. La città presenta pochi motivi di visita se non per alcuni edifici che fino alla fine della seconda guerra mondiale appartenevano a Gorizia, come la vecchia stazione ferroviaria del 1906, ora definito "monumento della tecnica".
STORIA. Nel maggio 1945 le truppe jugoslave occuparono la città di Gorizia, che venne annessa alla Repubblica slovena; pochi mesi dopo il potere venne assunto dal Governo militare anglo-americano fino alla stipula del Trattato di Parigi del 1947, con il quale vennero fissati i nuovi confini lungo la linea ferroviaria della valle dell'Isonzo, assegnando alla ex Jugoslavia la maggior parte della provincia di Gorizia con l'esclusione del nucleo centrale del capoluogo. Nelle immediate vicinanze in pochi anni venne costruita la nuova città, il cui sviluppo fu accelerato dall'industrializzazione e dal vivace traffico di confine.

 

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