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Geografia Europa Repubblica Ceca

PRESENTAZIONE

Stato dell'Europa centrale; confina a Nord-Ovest e a Ovest con la Germania, a Nord-Est con la Polonia, a Sud-Est con la Slovacchia, a Sud con l'Austria. Ha una superficie di 78.866 kmq e conta 10.211.000 abitanti, con una densità di 129 abitanti per kmq. La maggioranza della popolazione è costituita da Cechi (90,4%), sebbene siano presenti minoranze di Slovacchi, di Moravi, di Tedeschi, di Polacchi e di altri. Lingua ufficiale è il ceco. La religione prevalente è la cattolica, ma esiste una consistente minoranza protestante. Già parte della Cecoslovacchia, da cui si è separata nel 1993, la Repubblica Ceca è una Repubblica presidenziale. In base alla Costituzione del 1992, il presidente è eletto ogni cinque anni dal Parlamento, formato dalla Camera dei deputati (200 membri, eletti per quattro anni) e dal Senato (81 membri, eletti per sei anni e rinnovati per 1/3 ogni due anni). L'unità monetaria è la corona. La capitale è Praga (1.165.581 ab.).

IL TERRITORIO

Dal punto di vista geografico il territorio ceco è costituito da due regioni distinte, la Boemia e la Moravia. La Boemia, situata nella parte occidentale del Paese, si compone di un ampio tavolato circondato da gruppi montuosi (Quadrilatero boemo) che raggiungono in media i 1.000-1.500 m di altezza. Tali gruppi montuosi sono: a Nord-Ovest i Monti Metalliferi; a Nord-Est i Monti Sudeti, che con i Monti Giganti superano i 1.600 m; a Sud-Ovest la Selva Boema, coperta da una fittissima vegetazione; a Sud-Est le Alture Morave, a carattere collinoso. La regione è attraversata dall'Elba (1.165 km), che nasce dai Monti Giganti in territorio tedesco, e dalla Moldava (440 km), affluente dell'Elba che sgorga dalla Selva Boema. La Moravia è invece una regione in prevalenza collinare attraversata dalla Morava, affluente di sinistra del Danubio, e dai fiumi che in essa confluiscono dai monti circostanti. I laghi, di piccola dimensione e molto profondi, sono racchiusi tra le vette più alte del Paese. Il clima è continentale, ma si differenzia notevolmente da regione a regione in rapporto all'altitudine. In generale gli inverni sono molto rigidi e asciutti, le estati fresche. Le piogge, non frequenti nelle zone pianeggianti, abbondano sui rilievi.

Trapani Cartina della Repubblica Ceca

L'ECONOMIA

L'economia ceca è stata, sino al 1989, diretta dallo Stato cecoslovacco che ne controllava tutti i mezzi di produzione. I terreni agricoli, organizzati in cooperative, occupavano circa il 40% della superficie nazionale. Nonostante la diminuzione della popolazione rurale, dovuta all'evacuazione dei Sudeti al tempo della seconda guerra mondiale e in seguito all'assorbimento della manodopera da parte dell'industria, l'agricoltura raggiunge buoni livelli grazie a un'efficiente organizzazione e a moderne attrezzature. Dopo la caduta del regime comunista l'agricoltura è andata rapidamente privatizzandosi. Nelle zone montane è diffusa la coltivazione delle patate e della segala, mentre in pianura le colture più sviluppate sono quelle del grano e della barbabietola da zucchero. Buona è anche la produzione di canapa, lino, luppolo e di prodotti ortofrutticoli. Notevoli sono le risorse forestali, al cui sfruttamento sono legate l'industria del legno e quella della carta. Il patrimonio zootecnico è rilevante, grazie all'allevamento di bovini e suini. La Repubblica Ceca è tra i Paesi più industrializzati dell'Europa centrale; lo sviluppo dell'industria è dovuto in parte alla ricchezza del sottosuolo, che offre ossido di uranio, carbone, mercurio, magnesite e caolino. I giacimenti di ferro e petrolio non coprono invece il fabbisogno nazionale. Gli impianti siderurgici e meccanici sono situati in prossimità dei bacini carboniferi, specialmente in quello di Ostrava (Slesia) e nella Boemia settentrionale. Il settore più sviluppato dell'industria meccanica è quello delle macchine utensili, ma fiorente è anche l'industria automobilistica (Skoda) e quella aeronautica. Rilevanti sono anche l'industria farmaceutica e quella chimica (esplosivi, coloranti, detersivi, materie plastiche). Le tessiture sono localizzate nella Boemia nord-orientale e hanno una fioritura discreta. Tradizionalmente rinomate sono le industrie calzaturiere, delle ceramiche, del legno, del vetro (in Boemia) e degli strumenti musicali. Nel settore alimentare, famosa è la produzione di birra, che ha il suo centro maggiore a Plzen (Boemia). La rete di comunicazioni si snoda per tutto il Paese ed è piuttosto sviluppata, sia per quanto riguarda la rete ferroviaria, che per quella stradale. Numerosi sono anche gli scali aeroportuali.

I CRISTALLI DI BOEMIA

L'industria vetraria è senz'altro una delle più antiche e note della Boemia-Moravia. Il vetro calcico-potassico di Boemia è fabbricato con materie prime purissime e ha caratteristiche di straordinaria durezza, trasparenza e rifrangenza. Ne deriva una somiglianza finissima con il cristallo di rocca, risultato al quale i Boemi sono arrivati per primi in Europa. Ancora oggi gli artigiani si tramandano il segreto secolare del taglio e quindi la tradizione del loro mestiere. Kaspar Lehmann fece, alla fine del XVI sec., i primi tentativi di incisione, ideando un tipo di decorazione divenuto rapidamente di moda. Le manifatture boeme ne trassero profitto e prosperarono ai danni di quelle veneziane (Murano). Nel XIX sec. però si rivelarono assai più adatti al lavoro di incisione i cristalli di piombo, oltretutto più brillanti. Questi venivano fabbricati in Inghilterra e tolsero il primato a quelli di Boemia. Senza scoraggiarsi, gli artigiani boemi si dedicarono al perfezionamento della loro produzione. Vennero quindi fabbricati vetri colorati, sia trasparenti che opachi, dipinti o dorati, a due o più strati. In seguito al successo ottenuto, vennero imitati in Francia e in Inghilterra. Oltre all'impiego ornamentale, i vetri di Boemia vengono utilizzati per la fabbricazione di oggetti da laboratorio che debbono essere sottoposti a temperature elevate, alle quali il vetro normale non resisterebbe.

CENNI STORICI

Abitate nel IV sec. a.C. dalla tribù celtica dei Boi (da cui il nome Boemia) e in seguito da Marcomanni (I sec. d.C.) e da Slavi vendi (VI sec.), la Boemia e la Moravia, che costituiscono l'attuale Stato ceco, conobbero dal IX sec. le medesime vicende storiche. Gli slavi della Boemia, chiamati Cechi, acquisirono una posizione dominante nella maggior parte della regione. Il loro primo sovrano, il principe ceco Mojmir I, estese i confini del Regno sino a Nitra; il successore Rotislav I stabilizzò la compagine statale e avviò una politica di dialogo con l'Impero franco, unificando i territori abitati dagli Slavi della regione. Durante il periodo di espansione del principato di Boemia, gli slavi Cirillo e Metodio diffusero il Cristianesimo. Durante i secc. IX-X la Boemia si consolidò politicamente sotto la dinastia dei Pøemyslidi, signori di Praga, venendo così risparmiata dalle invasioni ungare che occuparono la Moravia e la Slovacchia. Con la rinascita del Sacro Romano Impero (X sec.) la Boemia perse parte dei suoi possedimenti, anche se con Bfetislav I (1034) il principato recuperò una porzione del territorio della Moravia. Organizzate in società feudale e dal XII sec. in Monarchia, le due regioni costituirono il nucleo di un vasto Stato nell'Europa centrale, che Venceslao II tentò di stabilizzare all'inizio del XIV sec. unificando le Corone di Boemia, Polonia e Ungheria. Fallito sotto Venceslao III (1305-07) il tentativo, la Boemia passò sotto la casata di Lussemburgo dalla quale ottenne ampia autonomia, mentre la riforma religiosa di Jan Hus (1378-1415) plasmò la coscienza etnica dei Cechi. Scomunicato dal Papa, Jan Hus fu condannato dal Concilio di Costanza per eresia e morì sul rogo nel 1415, dopo aver rifiutato l'atto di abiura. Come reazione in Boemia e Moravia si sviluppò il movimento hussita, mentre i Tedeschi rimasero fedeli a Roma. Le differenze religiose si innestarono sulla questione etnica, alimentando il conflitto politico. Il Sacro Romano Impero, alleato con i principi tedeschi, lanciò varie campagne militari verso la Boemia, sempre respinte dagli hussiti, cosicché la divisione religiosa fu per lungo tempo ostacolo all'unione politica della Boemia. Nel 1455 Carlo I di Lussemburgo venne incoronato imperatore (Carlo IV) e re di Germania, in tal modo la città di Praga ebbe il suo momento di massimo splendore come capitale del Regno e dell'Impero. Ladislao II regnò sulla Boemia a partire dal 1471, ma la Moravia, la Slesia e la Lusazia rimasero a Matteo d'Ungheria; solo dopo la morte di quest'ultimo, nel 1490, Ladislao II venne eletto re d'Ungheria, rendendo possibile la riunificazione. La morte di Luigi II, figlio di Ladislao, nel 1526 aprì la strada alla dinastia degli Asburgo che si opposero decisamente alla Riforma protestante, già ampiamente diffusa in Boemia. Rodolfo II (1576-1611) trasferì a Praga la sede dell'Impero e la città divenne così uno dei centri politici e culturali più importanti del continente. Rodolfo, di fede cattolica, provocò la reazione protestante per la preferenza accordata nell'assegnazione delle cariche a funzionari di tale confessione. L'uccisione di alcuni luogotenenti imperiali (defenestrazione di Praga, 1618) dette il via alla guerra dei Trent'anni, che devastò gravemente Boemia e Moravia e con la Pace di Vestfalia (1648) le rese vassalle dell'Impero asburgico. La Nazione ceca tuttavia mantenne sempre una propria identità tanto che nel 1848 Cechi e Slovacchi, insieme ai repubblicani tedeschi, presero parte all'ondata rivoluzionaria del 1848 in Europa. Alla fine del XIX sec., Tomas Masaryk riprese l'idea dell'unione della Boemia-Moravia con la Slovacchia, manifestatasi durante la rivoluzione del 1848. T. Masaryk fu tra i promotori dell'indipendenza nazionale, proclamata nel 1918, alla caduta del Governo imperiale di Vienna. La Slovacchia e la regione ceca si costituirono allora in Repubblica di Cecoslovacchia, composta da territori appartenuti all'Austria (Moravia, Slesia e Boemia), all'Ungheria (Slovacchia, Rutenia Subcarpatica) e alla Germania (Sudeti). La crisi economica mondiale degli anni Trenta toccò da vicino i Sudeti, la regione più industrializzata, e acuì il nazionalismo tedesco. Con la salita al potere di Adolf Hitler nel 1933, presero forza le richieste di separatismo. La cessione dei Sudeti alla Germania (Patto di Monaco, 1938), con la mediazione di Francia e Gran Bretagna, preparò il terreno per la successiva occupazione della Cecoslovacchia nel 1939. Durante l'occupazione nazista il Paese conobbe un incremento dello sviluppo industriale, anche se finalizzato agli obiettivi bellici; alla fine della seconda guerra mondiale vennero ripristinate le frontiere del 1919, con l'eccezione della Rutenia che veniva ceduta all'URSS, mentre la popolazione tedesca venne quasi tutta espulsa. Nel 1946 i comunisti, dopo aver ottenuto la maggioranza relativa nelle elezioni, costituirono un Governo a opera del Fronte nazionale presieduto da Klement Gottwald. Nel 1948 K. Gottwald, divenuto nel frattempo presidente della Repubblica, lanciò una dura campagna di epurazioni all'interno del Partito comunista culminata nella condanna a morte di alcuni esponenti di spicco del Governo e del partito. La Cecoslovacchia si integrò nel sistema di alleanze della Russia e nel Patto di Varsavia; nel 1960, la Repubblica popolare di Cecoslovacchia adottò la denominazione di Socialista. Tra il 1967 e il 1969 venne attuato il tentativo di democratizzazione del regime, conosciuto come la "primavera di Praga", arrestato però dall'intervento militare dell'URSS e dei Paesi aderenti al Patto di Varsavia. All'inizio del 1968, l'elezione di Alexander Dubcek a segretario del Partito comunista e di Ludwig Svoboda alla presidenza del Paese portò all'attuazione di un programma di centralizzazione dell'economia e all'affermazione della sovranità nazionale, con ampio sostegno popolare. La Russia e gli altri Paesi del Patto di Varsavia videro nelle riforme della Cecoslovacchia una minaccia per l'integrità del mondo socialista e nell'agosto del 1968 le truppe sovietiche entrarono a Praga, i dirigenti della cosiddetta "primavera di Praga" vennero espulsi dal Partito comunista e si ristabilì l'allineamento politico ai dettami sovietici. Alexander Dubcek venne sostituito alla segreteria del partito da Gustav Husak, il quale dal 1975 assunse anche la carica di presidente della Repubblica. Negli anni Ottanta la Cecoslovacchia, pur confermandosi tra i più fedeli alleati dell'Unione Sovietica, riallacciò normali rapporti con l'Occidente. Nel 1987 G. Husak lasciò la guida del Partito comunista, sostituito da Milos Jakes che avviò un periodo di caute riforme. Nel 1989 l'ondata di libertarismo anticomunista proveniente dall'Ungheria e dalla Germania Est investì anche la Cecoslovacchia, tanto da costringere alle dimissioni M. Jakes. A. Dubcek fu richiamato alla vita politica e eletto presidente del Parlamento, mentre il dissidente Václav Havel venne indicato quale presidente della Repubblica. La ricostruzione economica e la privatizzazione subito avviate approfondirono però le divisioni economiche e sociali fra Boemia e Slovacchia. Le elezioni del giugno 1990 confermarono Havel alla presidenza, mentre venne proclamata la Repubblica federativa Ceca e Slovacca. In seguito il presidente appoggiò pubblicamente l'idea di François Mitterand di formare una confederazione europea che includesse i Paesi dell'Est. Nel settembre dello stesso anno, la Repubblica divenne membro della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, mentre dopo le elezioni, il Forum civico, coalizione delle forze di opposizione al blocco sovietico, si divise in Partito civico democratico, di tendenza conservatrice, e nel Movimento civico; nelle elezioni politiche del 1992, il Partito civico democratico, ceco, e il Movimento per una Slovacchia democratica di Vladimir Meciar ottennero la maggioranza nelle rispettive Repubbliche. Falliti i negoziati sullo statuto della nuova federazione, i dirigenti cechi e quelli slovacchi decisero allora per la scissione, decretando la scomparsa della Cecoslovacchia. Al suo posto nacquero la Repubblica Ceca, con capitale Praga, e la Repubblica Slovacca, con capitale Bratislava. Il presidente federale cecoslovacco, V. Havel, annunciò le dimissioni il 17 luglio 1992, dopo la dichiarazione di sovranità della Repubblica di Slovacchia. Con il 1° gennaio 1993 nacque la nuova Repubblica ceca. Dopo la separazione dalla Slovacchia V. Havel venne confermato presidente della Repubblica, mentre Václav Klaus divenne capo del primo Governo del nuovo Stato indipendente. Sotto la guida di una coalizione liberale il nuovo Stato ceco seguì la strada del liberalismo economico e rafforzò la propria vicinanza all'Occidente con l'associazione all'Unione europea (1993). Il primo ministro Klaus fu l'artefice della riforma economica, imperniata sulle privatizzazioni; nel 1995 la Repubblica Ceca divenne il primo Paese ex comunista associato alla OCSE. Nel giugno 1996 l'avanzata elettorale dei socialdemocratici lasciò Klaus senza maggioranza assoluta in Parlamento, mentre in dicembre lo Stato e la Germania firmarono un documento di riconciliazione, in cui riconoscevano le colpe commesse da entrambe le parti durante e dopo la seconda guerra mondiale. Dopo alcune accuse rivolte al partito di Klaus, Havel chiese pubblicamente le dimissioni del primo ministro, rassegnate in novembre; a sostituirlo venne chiamato Josef Tosovsky, successivamente sostituito da Milos Zeman. Il 15 dicembre 1998 la Camera dei deputati ratificò l'adesione della Repubblica Ceca alla NATO, prevista per il dicembre 1999. Nel novembre 1999 Praga fu teatro delle celebrazioni ufficiali per il decimo anniversario del crollo del regime comunista, mentre a dicembre 1999 e gennaio 2000 si svolsero numerose manifestazioni per chiedere elezioni anticipate e le dimissioni dalla presidenza della Camera di Klaus, leader dell'opposizione, il Partito civico democratico che continuò però ad appoggiare il Governo di minoranza di Zeman e del suo Partito socialdemocratico. Nel gennaio seguente la folla si riunì nuovamente per le strade, questa volta per protestare contro le scelte editoriali, considerate strumentali, del direttore generale della televisione pubblica Jiri Hodac, contro il quale si era già sollevata la categoria dei giornalisti in uno sciopero di ampie dimensioni: le iniziative portarono alle dimissioni di Hovac. Nel novembre dello stesso 2001 un accordo tra il cancelliere austriaco Schüssel e il Governo ceco cercò di risolvere la diatriba in corso tra i due Paesi circa l'apertura di una centrale nucleare in territorio ceco, a Temelin, molto vicino al confine con l'Austria, osteggiata dagli Austriaci a tal punto da minacciare il veto sull'entrata della Repubblica Ceca nell'Ue; in dicembre il Paese venne incluso nell'elenco delle 10 Nazioni la cui ammissione era prevista per il gennaio 2004. Nel febbraio 2002 il primo ministro Zeman fu protagonista di una gaffe internazionale (in un'intervista aveva paragonato Yasser Arafat a Hitler) che gli impedì di effettuare un viaggio in Egitto e che scatenò le proteste della comunità islamica internazionale. Le elezioni legislative del giugno 2002 siglarono la vittoria, con oltre il 30% dei suffragi, dei socialdemocratici di Vladimir Spidla, che fu eletto primo ministro. Nel febbraio 2003 si tennero le elezioni presidenziali che, al terzo tentativo (poiché non veniva raggiunta la maggioranza), decretarono l'ex primo ministro Václav Klaus presidente del Paese. Il 1° maggio 2004 la Repubblica Ceca entrò nell'Unione europea. In seguito alla sconfitta del Partito socialdemocratico alle elezioni europee del giugno 2004, il premier Spidla diede le dimissioni; gli successe Stanislav Gross. Dopo un periodo travagliato dal punto di vista politico, nell'aprile 2005 il presidente Klaus incaricò l'ex ministro Jiri Paroubek, del Partito socialdemocratico (CSSD), di formare il nuovo Governo. Nel giugno 2006 si tennero le elezioni politiche, che segnarono un pareggio assoluto tra lo schieramento di sinistra e a quello di centro-destra. Ne uscirono invece sconfitti i popolari e i comunisti.

LA PRIMAVERA DI PRAGA

Il termine "primavera di Praga" è rimasto legato a un vasto movimento di intellettuali, dirigenti del Partito comunista, giovani e semplici cittadini che, alla fine degli anni Sessanta, operò un tentativo di rinnovamento democratico della Cecoslovacchia. La vita del Paese si caratterizzò in quegli anni da un profondo distacco tra le rigide strutture statali, appena scosse dalla destalinizzazione, e la vita quotidiana. All'interno del Partito comunista, i fautori della liberalizzazione presero il sopravvento nel gennaio 1968, con l'allontanamento dello stalinista Antonin Novotny, sostituito alla segreteria da Alexander Dubcek. Sotto la guida di Dubcek, la primavera di Praga raggiunse la piena maturazione nell'aprile successivo. Venne infatti formulato allora un programma d'azione basato sull'ampliamento delle libertà individuali, le riforme economiche e l'autonomia della vita culturale e artistica. Sul piano istituzionale si pensò di estendere le libertà dei partiti non comunisti nel quadro di un'evoluzione dello Stato in senso federativo. In politica estera si affermò il diritto da parte della Cecoslovacchia di impostare autonomamente i propri rapporti con gli altri Stati. Questo programma si scontrò tuttavia con la volontà dell'URSS, la quale perseguì una politica estremamente rigida e autoritaria nei confronti degli alleati e che vide quindi nelle posizioni dei Cechi una minaccia alla compattezza del campo socialista. Così, dopo vari ultimatum, le truppe del Patto di Varsavia invasero la Cecoslovacchia. Il ricordo che più resta di quei giorni drammatici è probabilmente costituito dal suicidio di Jan Palach, lo studente che si diede fuoco a Praga in segno di protesta contro la repressione sovietica.

Trapani Alexander Dubcek

LE CITTÀ

Praga

(1.165.581 ab.). Capitale della Repubblica Ceca, sorge sulle rive della Moldava. Il nucleo originario, la città vecchia, si sviluppò intorno al IX sec. sulla riva destra del fiume, ai piedi del castello. Divenuta sede prima dei duchi e poi dei re di Boemia, si ampliò enormemente, anche dal punto di vista economico, fino a estendersi sulla riva sinistra con il Piccolo Quartiere (Mal'a Strana), collegato da un ponte alla città vecchia (XIII sec.). Durante il Regno di Carlo IV (1346-78) Praga si arricchì di magnifici monumenti gotici, quali la chiesa di San Vito e la chiesa di Santa Maria del Tyn, e si allargò ulteriormente nella città nuova (Nové Mesto). Dopo un periodo di decadenza politica, causato dal passaggio della Boemia agli Asburgo (1526), riacquistò il primato culturale e politico alla fine del Settecento, epoca in cui le zone storiche della città si fusero in un solo nucleo. Nell'Ottocento divenne sede del movimento nazionale ceco e verso la metà del secolo un importante centro industriale. Nel 1919 venne scelta come capitale della Cecoslovacchia. Possiede industrie meccaniche per la produzione di strumenti di precisione, chimiche e alimentari. Per i suoi numerosi monumenti è considerata una delle più belle città d'Europa. Tra i più noti ricordiamo: la torre delle polveri, il palazzo Schwarzenberg, il palazzo reale, l'università e alcuni monumenti barocchi.

Trapani Praga: piazza Wenceslao

Trapani Il ponte Carlo IV a Praga

Brno

(369.559 ab.). Città della Repubblica Ceca, capoluogo della Moravia Meridionale (7.065 kmq; 1.122.570 ab.); sorta in prossimità della confluenza dei fiumi Svratka e Svitava, è situata ai piedi dell'antica fortezza dello Spielberg. Possiede un'impronta moderna, essendosi sviluppata soprattutto nel XIX sec. ed essendo stata ricostruita dopo la seconda guerra mondiale. Lo sfruttamento dei giacimenti di carbone ha permesso lo sviluppo, accanto all'industria tessile, di quella pesante, siderurgica, chimica e meccanica per la produzione di macchine utensili. Fiorente è l'artigianato della lavorazione del cuoio e la fabbrica di porcellane, cristalli e strumenti musicali. Molti sono gli edifici di valore artistico e storico. Tra questi: il duomo d'epoca gotica, ma riedificato nel XVII sec., la chiesa di San Giacomo (XVI sec.), la chiesa dei Gesuiti (secc. XVI-XVII) e il palazzo del municipio (XVI sec., riedificato nel XVIII sec. in stile rococò).

Trapani Scorcio di Brno, in alto la fortezza dello Spielberg

Ostrava

(313.088 ab.). Città della Repubblica Ceca, capoluogo della Moravia Settentrionale (5.535 kmq; 1.260.277 ab.). Posta ai confini con la Polonia, si trova al centro di una delle regioni più industrializzate della Boemia-Moravia (industrie minerarie, metallurgiche, meccaniche e chimiche). Importante è la produzione alimentare, dei capi d'abbigliamento e dei materiali da costruzione. La fondazione della città si deve al vescovo di Olomouc, Bruno von Shaumburg. La scoperta dei ricchissimi giacimenti di carbon fossile nel XVIII sec. ne fece il più importante centro metallurgico dell'Impero austro-ungarico. Tra i monumenti, la chiesa di San Venceslao (XIII sec.), la chiesa di Santa Caterina (XVI sec.) e l'antico palazzo municipale (XVII sec.).

Plzen

(164.180 ab.). Città della Repubblica Ceca, capoluogo della provincia di Plzensky (7.562 kmq; 550.113 ab.); è situata presso le sorgenti della Berounka, affluente della Moldava, in un bacino ricco di minerali di ferro e di carbone. L'allevamento e il mercato di bovini, ovini e suini è particolarmente sviluppato, ma la città è soprattutto un centro industriale fiorente nei settori siderurgico, meccanico (autoveicoli Skoda, materiale ferroviario, ecc.), elettrotecnico, chimico e per la produzione di carta e alcolici (birra, liquori). I monumenti sono situati nella parte vecchia della città, che conserva ancora il suo aspetto di piazzaforte medioevale. Tra i più pregevoli: la chiesa di Sant'Anna (XVIII sec.), di stile barocco, il municipio rinascimentale e il convento francescano (XIII sec.).

PICCOLO LESSICO

Spielberg

Fortezza asburgica costruita su una collina sovrastante la città di Brno. Risalente all'XI sec., dal 1742 al 1855 fu prigione austriaca, per essere poi trasformata in caserma. Nei primi decenni dell'Ottocento vi furono rinchiusi diversi patrioti italiani, tra cui Silivio Pellico, Federico Confalonieri, Piero Maroncelli, ecc.

PERSONAGGI CELEBRI

Václav Havel

Drammaturgo e uomo politico ceco (n. Praga 1936). Tra i fondatori del movimento "Charta 77" fu in contrasto con il regime comunista che censurò tenacemente alcune delle sue opere. Arrestato più volte per motivi politici, nel 1989, quale esponente del Forum civico, venne eletto presidente della Cecoslovacchia e riconfermato in tale carica nelle elezioni dell'anno seguente. Dimessosi successivamente al referendum che sanzionò la divisione del Paese, V. Havel venne eletto presidente della Repubblica Ceca il 26 gennaio 1993. Riconfermato nel 1997, nel 2003, alla scadenza del secondo mandato presidenziale, fu sostituito dal suo ex primo ministro Václav Klaus. Tra i suoi scritti per il teatro ricordiamo Festa agreste (1963), Memorandum (1965) e Albergo di montagna (1977); citiamo inoltre il saggio Il potere dei senza potere (1990).

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