Geografia Europa Bosnia-Erzegovina

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GEOGRAFIA - EUROPA - BOSNIA-ERZEGOVINA

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PRESENTAZIONE

Stato dell'Europa balcanica; confina Nord, a Ovest e a Sud con la Croazia, a Est con la Serbia. Ricopre 51.209 kmq e conta 3.996.000 abitanti, con una densità di 78 abitanti per kmq. La popolazione è composta per il 44% da Bosniaci, per il 31% da Serbi, per il 17% da Croati, per l'8% da altri. Lingue ufficiali sono il bosniaco e il serbo-croato. Le religioni professate sono la musulmana sunnita (43%), l'ortodossa (29,9%), la cattolica (18%) e altre (9,1%). Già parte della Repubblica federativa socialista jugoslava, e proclamatasi indipendente il 9 gennaio 1992, la Bosnia-Erzegovina è una Repubblica federale divisa in due entità, ciascuna dotata di un proprio Parlamento e Governo: la Federazione croato-musulmana (51% del territorio) e la Repubblica serba (49% del territorio). La presidenza centrale è costituita da tre membri (un musulmano, un serbo, un croato), in carica per quattro anni, che rappresentano le tre etnie. Il Parlamento centrale è formato dalla Camera dei Rappresentanti (42 deputati, di cui 2/3 croato-musulmani e 1/3 serbo) e dalla Camera dei Popoli (15 delegati, di cui 5 per gruppo etnico). L'Esecutivo è formato da un Consiglio dei ministri guidato da due co-primi ministri (musulmano e serbo), affiancati da un vice primo ministro croato. L'unità monetaria è il dinaro bosniaco. La capitale è Sarajevo (401.687 ab.).

IL TERRITORIO

Il territorio si stende su una serie di altipiani carsici drenati dai fiumi Neretva, tributario dell'Adriatico, Bosna, Vrbas e Una, affluenti di destra della Sava. È una regione prevalentemente montuosa (a eccezione della zona della Sava) ricca di foreste, con cime oltre i 2.000 m. La lunga e stretta fascia di costa adriatica appartenente alla Croazia impedisce alla Bosnia lo sbocco sul mare, sul quale si affaccia solo su un breve tratto nei pressi della foce della Neretva. I monti più elevati, tutti nella zona centrale della regione, sono il Plocno (2.228 m), il Prenj (2.155 m), il Vranika (2.112 m), mentre le alture occidentali delle Alpi Dinariche raggiungono altitudini più modeste. Il territorio si fa pianeggiante man mano che ci si avvicina al corso della Sava. Il clima è continentale, con inverni lunghi e rigidi ed estati calde. Ricca è la vegetazione in tutta la Bosnia, mentre la Erzegovina si presenta più brulla a causa dei fenomeni carsici.
Trapani Cartina della Bosnia-Erzegovina

L'ECONOMIA

L'economia è tuttora condizionata dagli sconvolgimenti provocati dalla guerra. Fondamentali sono gli aiuti economici stanziati da organismi internazionali, come l'Unione europea. La morfologia tortuosa e accidentata del territorio, inoltre, non ha favorito lo sviluppo economico di questa regione, in gran parte dedita all'agricoltura (nelle valli e nelle pianure del Nord) e alla pastorizia (nelle zone montuose). Una risorsa economica importante è costituita dal legname, di cui la Bosnia è grande produttrice. Trascurato è invece il settore estrattivo, malgrado la presenza nel sottosuolo di ferro, carbone e bauxite. Poli industriali di rilievo sono quello siderurgico di Zenica e quello metallurgico di Mostar; numerose le centrali idroelettriche.

CENNI STORICI

Abitata nell'Età del Bronzo e del ferro da genti illiriche, fu conquistata dai Romani che, giunsero nella regione nel I sec. d.C., creando la provincia dell'Illiria. Unita con l'Erzegovina alla provincia romana della Dalmatia, fu compresa nel 395 nell'Impero d'Occidente; dal 476 al 530 fu in potere dei Goti per poi venire unita all'Impero bizantino. Nel VII sec. si stabilirono in Bosnia popolazioni slave provenienti da Polonia e Ucraina, che fondarono presto un principato indipendente. Caduta nel corso del X sec sotto la dominazione bulgara prima e serba poi, la Bosnia fu oggetto di violente contese fra Bizantini, Ungheresi e Turchi. All'inizio del XIII sec., però, il Paese divenne autonomo sotto la guida del re Stefano II Kotromaric, il cui successore Tvrtko I fu incoronato anche re di Serbia (1354). Nel 1463 la regione venne invasa, divenendo una provincia dell'Impero ottomano; nel 1580 la Bosnia fu suddivisa in otto regioni, guidate da 48 kapetan ereditari che esercitavano un potere feudale. Con la Pace di Carlowitz del 1699, il fiume Sava, al confine Nord della Bosnia, divenne il limite settentrionale dell'Impero ottomano; l'Erzegovina e la parte della Bosnia a Est del fiume Una passarono invece all'Austria (1718) e quindi alla Turchia (1739). Nel 1837 il reggente dell'Erzegovina dichiarò l'indipendenza di fatto e le rivolte della popolazione contro l'Impero ottomano si intensificarono; nel 1875 un conflitto locale in Erzegovina scatenò un'insurrezione che si estese pure alla Bosnia. Con un accordo segreto (1877) la Russia cedette all'Impero austro-ungarico il diritto di annessione della Bosnia-Erzegovina, in cambio della neutralità degli Asburgo nell'imminente conflitto con la Turchia. Con il Congresso di Berlino (1878) la Bosnia e l'Erzegovina divennero soggette all'amministrazione dell'Austria-Ungheria, pur restando nominalmente sotto la giurisdizione dell'Impero ottomano. Nel 1908 l'Impero asburgico annesse entrambe le province con il consenso della Russia e costituì un'assemblea provinciale (sabor), priva di rappresentanza sia a Vienna sia a Budapest, le due capitali imperiali. La Costituzione del 1910 consolidò le differenze sociali e religiose, stabilendo tre collegi elettorali (ortodossi, cattolici e musulmani), ognuno con un numero prefissato di seggi nel sabor. L'influenza del movimento Giovane Bosnia e di altri gruppi nazionalisti e socialdemocratici portò il l'Impero a chiudere il sabor della Bosnia e sciogliere varie formazioni serbe. Nel 1914 l'erede al trono d'Austria l'arciduca Francesco Ferdinando e la moglie, la duchessa di Hohenberg, vennero assassinati a Sarajevo da uno studente serbo-bosniaco, fornendo il pretesto per lo scoppio della prima guerra mondiale. Alla fine del conflitto (1918), la Bosnia proclamò la propria adesione al nuovo Stato jugoslavo. Unita al Regno di Croazia, durante il secondo conflitto mondiale venne occupata dai nazisti, mentre i comunisti di Tito organizzarono la resistenza con l'appoggio degli alleati. Alla fine della guerra il Paese divenne una delle Repubbliche della Jugoslavia; alla morte di Tito (1980), il potere esecutivo venne assunto da un organismo collegiale, dotato di rappresentanti per ogni Repubblica. Con l'esplosione del conflitto tra Serbia e Croazia (1991), il Paese venne progressivamente coinvolto negli scontri per l'estrema frammentazione etnica interna; nell'ottobre 1991, il sabor della Bosnia approvò una dichiarazione d'indipendenza e nel gennaio 1992 indisse un referendum sulla secessione, approvata a larghissima maggioranza e che costituì la scintilla per lo scoppio del conflitto. Nello stesso periodo, la comunità serba proclamò l'indipendenza della Repubblica Serba di Bosnia nelle zone ancora sotto controllo serbo: nel 1993 il Paese venne investito da una cruenta guerra civile, alimentata anche dall'espansionismo della Serbia e della Croazia, che occuparono il 90% del territorio scatenando una spietata campagna di pulizia etnica, indirizzata soprattutto contro i musulmani. L'intervento umanitario dell'ONU non risparmiò sacrifici altissimi alla popolazione civile (assedio di Sarajevo 1992-95). In giugno, il presidente serbo Slobodan Milosevic e il suo omologo croato Franjo Tudjman si accordarono per la spartizione della Bosnia in tre entità (serba, croata e musulmana), nell'ambito di uno Stato federale. I Croati cercarono quindi di trattare da posizioni di forza e a luglio cominciarono un'offensiva verso Mostar, capitale dell'Erzegovina. Alla proclamazione di un Repubblica serba di Bosnia, seguì l'annuncio di una federazione croato-musulmana di Bosnia-Erzegovina (1994). Dopo una nuova recrudescenza degli attacchi serbi alle posizioni bosniache, l'offensiva croata nella vicina Krajina e bombardamenti aerei NATO allentarono la tensione: Croati e musulmani approvarono un accordo tra le due comunità, per cui il 51% del territorio sarebbe rimasto a Bosniaci e Croati, mentre i Serbi avrebbero controllato il 49%, evitando così di dividere la Bosnia in tre Stati etnicamente distinti. Venne firmato un compromesso dal presidente croato Tudjman e da quello bosniaco Alija Izetbegovic che ottenne l'appoggio dell'Unione europea, Stati Uniti e Russia, mentre i Serbi lo rifiutarono. Si arrivò quindi agli accordi di pace di Dayton (novembre 1995), accettati da tutte le fazioni e sottoscritti definitivamente a Parigi il 14 dicembre 1995, che riconobbero l'esistenza della Repubblica serba di Bosnia e della Federazione croato musulmana. Nel settembre 1996 si svolsero le nuove elezioni che portarono alla vittoria del Partito di azione democratica di A. Izetbegovic. Alle elezioni per la presidenza centrale (13 novembre 1998) il maggior numero di voti andò nuovamente ad A. Izetbegovic, ma in base a un accodo di rotazione, la carica venne attribuita al serbo Zivico Radišic. Nella Repubblica serba di Bosnia emersero forti contrasti tra i moderati e i sostenitori del presidente ultranazionalista Nikola Poplasen, eletto a sorpresa il 13 novembre e destituito, nel marzo 1999, dall'Alto rappresentante della comunità internazionale Carlos Westendorp, che lo accusava di ostacolare il processo di pace. Poplasen si rifiutò di confermare il moderato Milorad Dodik, primo ministro uscente, il solo in grado di ottenere una maggioranza in Parlamento. le elezioni comunali del 2000 videro l'affermazione, nella Federazione croato-musulmana, del Partito socialdemocratico che sconfisse il nazionalista partito di azione democratica di Izetbegovic. I nazionalisti (Partito democratico serbo) si aggiudicarono gran parte dei comuni nella Repubblica serba, presieduta da Mirko Saroviè. Tra il 1999-2000 il Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia dell'Aia processò e condannò per crimini contro l'umanità (commessi negli anni 1991-95) diversi esponenti politici e militari del precedente regime, arrestati dalla Forza di interposizione delle Nazioni Unite, presenti in quella regione per garantire il rispetto degli accordi di pace. Nel 2001 Biljana Plavsic, ex presidente dell'entità serba, si consegnò al Tribunale dell'Aia per rimarcare la propria innocenza riguardo alle accuse di genocidio e crimini di guerra. Nell'agosto dello stesso anno il Tribunale condannò il generale serbo bosniaco Radislav Krstic per genocidio in riferimento al massacro perpetrato nella città di Sebrenica a danno di migliaia di persone di etnia musulmana. Intanto, nel marzo 2001, il rappresentante croato nella presidenza collettiva, Ante Jelavic, fu esautorato a seguito delle minacce di secessionismo croato all'interno della Bosnia: come conseguenza migliaia di soldati di etnia croata appartenenti all'esercito croato-musulmano si mobilitarono in una diserzione di massa nei loro quartieri generali di Mostar e Vitez. La tensione interetnica continuò a mostrarsi anche in occasione delle violente manifestazioni di protesta messe in opera da Serbi Bosniaci a Banja Luka e Trebinje per impedire la ricostruzione di moschee che erano state distrutte durante la guerra. Le elezioni politiche e tripresidenziali dell'ottobre 2002 decretarono la vittoria dei tre maggiori partiti nazionalisti, segnando una battuta d'arresto al processo di pacificazione nazionale. I tre eletti alla carica presidenziale, alla quale i vincitori si alternano a rotazione ogni otto mesi, furono Mirko Sarovic, del Partito serbo democratico (SDS), Sulejman Tihic, del musulmano Partito di azione democratica (SDA), e il cristiano-democratico Dragan Covic, leader dell'Unione democratica croata di Bosnia-Erzegovina (HDZ-BiH). I tre partiti SDS, SDA e HDZ-BiH ottennero anche la maggioranza dei seggi nell'Assemblea croato-musulmana e nel Parlamento, ma persero voti nell'Assemblea serba, a favore di partiti moderati. Nel gennaio 2003 il musulmano Adnan Terzic fu eletto premier del nuovo Gabinetto. In aprile Sarovic, dopo essere stato coinvolto in un caso di esportazione illegale di armi in Iraq, rassegnò le dimissioni; fu sostituito da Borislav Paravac, anch'egli del SDS. Nello stesso mese l'ex comandante musulmano Naser Oric, accusato di crimini di guerra contro i Serbi di Srebrenica, fu arrestato e inviato al Tribunale dell'Aja per prendere parte al processo. Nelle consultazioni amministrative dell'ottobre 2004, vinsero i tre partiti nazionalisti croato (HDZ), bosniaco (SDA) e serbo (SDS). Nel maggio 2005 Covic fu arrestato per corruzione e sostituito dal croato Ivo Miro Jovic. Le elezioni politiche tenutesi nell'ottobre 2006 in Bosnia-Erzegovina si conclusero con la nomina alla presidenza tripartita di Nebojsa Radmanovic rappresentante serbo, Haris Silajdzic rappresentante bosniaco e Zeljko Komsic rappresentante croato.

LE CITTÀ

Sarajevo

(401.687 ab.). Capitale della Repubblica della Bosnia-Erzegovina, sorge sul fiume Miljacka al centro di una fertile piana. La città si sviluppa seguendo il corso del fiume in senso Est-Ovest: a Oriente si situano gli antichi quartieri turchi, ai quali si succedono i quartieri in stile liberty costruiti al tempo della dominazione austriaca. Dal punto di vista artistico e architettonico, la dominazione turca dei secc. XV-XIX ha caratterizzato l'aspetto urbano di Sarajevo in senso orientale. Monumenti significativi: le moschee di Begova Dzamija (XVI sec.) e Careva Dzamija (1566), il mercato coperto Bruza Bezistan (XVI sec.), il castello, il palazzo municipale, il museo orientale e la sinagoga. A Occidente si stendono infine i moderni quartieri operai e industriali dell'edilizia popolare socialista. È centro commerciale e industriale e sede di un attivo artigianato (tappeti, oggetti in oro, argento e cuoio). Fiorente è l'industria alimentare (birra, dolciumi), tessile (seterie, tappeti), della manifattura del tabacco, della lavorazione del cuoio. Poco sviluppato è il turismo, malgrado Sarajevo sia un importante centro di sport della neve (vi si sono svolte le Olimpiadi invernali del 1984). Già menzionata nei documenti del XIV sec., Sarajevo acquistò importanza nel secolo successivo, quando i pascià turchi vi stabilirono una residenza. Contesa per secoli fra Austriaci e Turchi, Sarajevo fu assegnata ai primi dal Congresso di Berlino del 1878. L'opposizione alla dominazione austriaca fu sempre molto forte, tanto che proprio a Sarajevo ebbe luogo l'attentato all'erede al trono austriaco Francesco Ferdinando che fu la causa scatenante del primo conflitto mondiale. Alla fine della guerra la città seguì le sorti della Bosnia, di cui era capitale, aderendo al Regno di Jugoslavia e, dopo il 1945, alla Repubblica federativa socialista. Nel 1992 le autorità della Repubblica bosniaca vi dichiararono l'indipendenza dello Stato, ma l'anno seguente Sarajevo fu sottoposta a un feroce assedio, durato fino al 1995, da parte delle forze serbe, che provocò ingenti perdite umane e gravi distruzioni materiali.
Trapani Veduta di Sarajevo

Banja Luka

(223.457 ab.). Città della Bosnia-Erzegovina, posta alla confluenza dei fiumi Vrbas con il Vrbanja. Attivo centro commerciale, è sede di industrie alimentari, meccaniche e del tabacco. Soggetta per lungo tempo al dominio turco, la città conserva testimonianza di questo passato nella parte vecchia, dove sorgono 40 moschee. Fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1969.

Mostar

(105.454 ab.). Città della Bosnia-Erzegovina, posta in una regione carsica, in una stretta vallata del fiume Neretva, a Sud-Ovest di Sarajevo. Importante centro agricolo, è sede di industrie alimentari, tessili, conciarie e del tabacco. Capoluogo di provincia sotto i Romani, durante il Medioevo perse importanza, per diventare quartier generale dei Turchi dopo la loro conquista dell'Erzegovina (XV sec.); fu capoluogo del sangiaccato erzegovino dal XV sec. fino al 1878. Con la nascita dello Stato jugoslavo (1918) fu il centro principale della Erzegovina. Durante la guerra civile, dopo la proclamazione dell'indipendenza del Paese (1992), venne occupata dai Croati e subì gravi distruzioni, tra cui la perdita dello storico ponte di pietra a una sola arcata, costruito dai Turchi nel 1566.
Trapani Scorcio di Mostar, in primo piano il fiume Neretva

Donji Vakuf

(5.338 ab.). Città della Bosnia-Erzegovina, posta nel cuore dello Stato, tra Jajce, Bugojno e Travnik. A pochi chilometri da Donji Vakuf sorge Prusac, uno dei maggiori centri di pellegrinaggio musulmani in Europa. Ogni giugno migliaia di pellegrini si recano nel luogo sacro di Ajvatovica. Nel 2005 la locale moschea e l'annesso minareto, risalenti al XVII sec., vennero restaurati grazie all'interesse di Cultural Heritage without Borders, un istituto internazionale con sede a Stoccolma che si dedica al recupero architettonico.
Trapani Visita virtuale all’interno della secentesca moschea a Prusac, in Bosnia-Erzegovina

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