Trapani, Provincia Naturale dell'Artigianato Ricami per re e imperatori Tra le produzioni artigianali siciliane, quella del ricamo occupa un posto di rilievo per essere tra le più preziose e vetuste. Importata dai Fenici e, poi, praticata da Greci e Romani, la particolare entità e diffusione di tale attività popolare è, infatti, riferita già da scrittori e storici antichi. Sarà, tuttavia, con gli Arabi che, in seguito, essa assumerà in tutta l'Isola il carattere di una vera e propria industria - intesa non solo a soddisfare le limitate esigenze familiari - e, in seguito, con i Normanni, i quali, istituito un vero e proprio "Setificio di Corte", daranno luogo alla nascita di una tessitura d'arte che diverrà nota in tutto il mondo. Re ed imperatori, infatti, possedevano vesti festosamente decorate in Sicilia nell'opificio istituito da Ruggero, ove operavano maestranze greche ed arabe, abilissime ad intessere la stoffa con fili d'oro. In uno splendido e raffinato indumento adornato in oro e perle - confezionato per i re Normanni e, in seguito, adoperato per l'incoronazione degli Imperatori del Sacro Romano Impero - è emblematicamente ricamata una dicitura in arabo: "Questo manto appartiene agli indumenti lavorati nell'Opificio reale, che nobile sede di fortuna, onore, merito e perfezione va orgoglioso del pubblico gradimento, godendo splendida e gloriosa esistenza mentre mira con grande amore e assidua cura alla conservazione del suo benefico incremento e sviluppo". Quest'arte continuerà a svilupparsi ed evolversi incessantemente sino al Settecento, quando anche per essa inizierà un lento, progressivo declino, determinato, in tempi più recenti, soprattutto dall'impiego delle macchine. La provincia di Trapani è, tuttavia, tra le poche in Sicilia a poter vantare ancor oggi una buona tradizione dell'attività del ricamo a mano i cui preziosi manufatti sono prodotti su commesse provenienti da tutta l'Isola. Tra i centri del trapanese è soprattutto Alcamo ove quest'arte antichissima e nobile continua ed essere esercitata da un buon numero di ricamatrici. Trapani, Provincia Naturale dell'Artigianato 
Curallari e Calafati Argentieri e curallari, muratori e mastrirascia, calafati e curdara, spatari e cubbaitari: queste, alcune delle distinzioni "ufficiali" dei vari mestieri che, già nel XVI secolo, erano esercitati nella provincia di Trapani. Ma, se si vuole risalire alle testimonianze più antiche e concrete della presenza artigiana sul territorio, bisogna riferirsi inizialmente alla venuta dei Normanni in Sicilia, e, più tardi, al periodo aragonese, dopo la rivolta del 1282, quando Trapani si elevò al ruolo di potenza economica del Mediterraneo. Il massimo sviluppo sarà poi raggiunto nei secoli successivi, e sino alla metà del XIX, quando inizierà il lento declino di quest'importante comparto che soltanto negli ultimissimi anni ha rilevato una ben definita ed incoraggiante inversione del suo trend. Più articolata e complessa l'analisi della vicenda storica degli altri comparti produttivi della provincia: molti di essi riflettono la generale tendenza negativa dell'intera regione siciliana e, in generale, hanno pagato - in maggiore o minore misura - lo scotto di una mancata strutturazione della capacità produttiva di molte aziende, delle obiettive difficoltà nei collegamenti, della progressiva riduzione dei mercati, conseguenza, anche, dell'aumentata concorrenza. Di contro, invece, e in particolare talune realtà assai peculiari, come quelle vitivinicola e della pesca, non solo hanno accusato in minor misura i contraccolpi di una crisi generalizzata, ma indicano una chiara rottura con le gravose condizioni di un recente passato. Un discorso a parte va fatto, infine, per quella che è una delle più importanti risorse del presente e che sembra essere vieppiù destinata a costituire la risorsa del futuro per l'intero territorio: quella del turismo, la quale, peraltro, può e deve essere elemento di traino per molte delle altre attività produttive. La straordinaria ricchezza, in termini di qualità e quantità, di risorse naturalistiche e ambientali e la presenza di un eccezionale patrimonio di beni culturali, se ancor meglio supportati da un sistema infrastrutturale da potenziare e migliorare, possono costituire, infatti, elementi determinanti su cui fondare il futuro sviluppo economico della provincia di Trapani.
Trapani, Provincia Naturale dell'Artigianato
La ceramica artistica Sin da epoca assai remota, l'arte della ceramica ha costituito una delle più importanti "industrie" isolane. Già prima dei Greci - capaci di straordinarie creazioni - le popolazioni indigene della Sicilia avevano prodotto, infatti, una gran quantità di manufatti, i quali, seppure direttamente finalizzati ad un pratico uso quotidiano, erano già caratterizzati da espressivi elementi estetici, testimoni della grande originalità degli artisti che avevano dipinto motivi geometrici, astratti e figurativi, su pezzi bicromi. Dopo i Romani - il cui artigianato fu influenzato da quello greco - saranno, in Sicilia, gli Arabi a ridare impulso all'attività. Da questo popolo, i Siciliani apprendono la tecnica di "invetriare" il vasellame - che gli artigiani Arabi avevano già sviluppato in madrepatria - e adeguano il loro gusto al particolare ornamento. La ceramica siciliana risentirà a lungo dei particolari temi decorativi arabi - soprattutto disegni floreali e geometrici in blu, verde, giallo, porpora almeno sino al Quattrocento, quando saranno gli Spagnoli a dettare i nuovi canoni estetici. Tradizione assai antica, quindi, e anche di altissimo pregio: i "maestri d'argilla", e in specie quelli operanti dalla metà del XV e sino aria fine del XVII secolo, seppero, infatti, elevare la ceramica siciliana ad autentica ed ammirata espressione d'arte. In questo periodo furono attive nel trapanese numerose fabbriche di vasellame in terracotta - i cosiddetti stazzuni - capaci di gareggiare in termini di qualità con le produzioni delle più famose "botteghe" di Caltagirone, Palermo, Sciacca, Burgio: gli altri poli della ceramica in Sicilia. Piatti e boccali dai colori brillanti e preziose mattonelle Oltre a numerosi oggetti d'uso - come piatti e boccali dai colori brillanti, giare e scodelle internamente smaltate in caratteristico color verderame - Trapani produsse mattonelle che arricchirono le facciate delle abitazioni nobiliari, grandi e preziose pavimentazioni, raffinati pannelli in ceramica, alcuni dei quali sono conservati al Museo Pepoli. L'attività dei figuli trapanesi non conobbe soste sino alla fine del XVIII secolo, quando, a poco a poco, gli ultimi stazzuni chiusero i battenti. Oggi, però, quest'arte antichissima è in netta ripresa Erice e Gibellina sono i centri qualitativamente più interessanti - e fa ben sperare per il futuro.
|