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Riserva Naturale Regionale Orientata Saline di Trapani e Paceco Itinerari Le Saline Parchi Archeologici e Riserve Naturali
della Provincia di Trapani.
Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco. Secondo una Tradizione storica giunta fino a noi, è stato il
fenicio il primo popolo che estrasse sale dai pantani che si trovavano lungo la
costa occidentale e creò delle saline lungo le sponde del trapanese. I romani non
curarono particolarmente questa attività e probabilmente caddero in parziale
abbandono i primitivi impianti fenici, anche se Plinio parla di impianti per
l'estrazione del sale in Sicilia e ne vanta le capacità di salinazione. Furono i
musulmani a ripristinare la coltivazione della salina, ma tutto questo non ebbe
grande rilevanza economica e il sale estratto serviva per il consumo interno e
per salare in loco il pesce e la carne che veniva venduta alle navi in transito.
Anche nel periodo normanno, svevo ed aragonese, le saline non diedero a Trapani
particolari sbocchi economico occupazionali. Bisognerà aspettare il XV secolo
per uno sviluppo massiccio e il XVI per una esportazione notevole; nel XVII si
ebbe l'installazione di nuove saline e la ristrutturazione dei vecchi impianti.
Nel XVII e XVIII secolo il sale e una delle maggiori voci per l'esportazione e
una delle attività che fa inserire la città negli scali delle navi europee.
Spesso nelle aree del commercio mediterraneo il sale veniva usato come mercé di scambio. Fino ai primi del XX secolo, le saline portarono a Trapani mercanti e
navi e soprattutto i veneziani furono tra i migliori clienti. A volte il sale
veniva pagato anche con opere d'arte e molti quadri veneziani e genovesi, che si
trovano nelle collezioni private di famiglie trapanesi, potrebbero narrarci
questa storia. Ma perché Trapani diventò la Città del Sale e acquistò quel
caratteristico paesaggio determinato dalla presenza dei mulini a vento e dei
cumuli di sale coperti da tegole lungo le sponde delle vasche. Per l'impianto di
una salina occorrono particolari condizioni geofisiche: coste basse e
paludose, venti interni, temperatura media elevata, limitato regime pluviometrico e
il terreno deve essere particolarmente impermeabile. La fascia costiera tra
Trapani e Marsala, frastagliata in isolotti e piccole penisole appena affioranti
dal mare, ha consentito di creare degli argini che li collegassero e
delimitassero le zone d'acqua da trasformare in saline. Tutto questo ha prodotto
una trasformazione dell'originaria orografia senza tuttavia turbare
l'ecosistema. Nelle saline trapanesi si distinguono quattro ordini di bacini e
di vasche. L'acqua del mare defluisce o viene immessa in un grande bacino, vasca
fredda, in esso l'acqua e a bassa densità e di colore scuro; quando per l'azione
del sole e del vento aumenta la densità, la si fa defluire in una serie di vasche
più piccole e meno profonde per ottenere complessivamente una maggiore
superficie di evaporazione: sono queste le vasche di acqua cruda o retro calde.
Raggiunta una maggiore concentrazione, le acque passano nelle vasche di
coltivazione, vasche calde o di acqua fatta. Da queste vanno in una quarta serie
di vasche, dette caselle messaggere o ruffiane. Qui la concentrazione raggiunge
il 25% e determina la precipitazione del cloruro di sodio. Dalle caselle
messaggere si passa alle vasche di cristallizzazione, dette appunto caselle
salanti. Queste si trovano allineate presso gli argini per facilitare il
prelievo del sale e la loro accumulazione per la successiva trasformazione e
commercializzazione. Se nel passato la salina e stata un'attività portante del
sistema economico trapanese, tanto da determinare una cultura del sale e una
primitiva industrializzazione del territorio ben inserita nell'ecosistema
mediterraneo, oggi purtroppo tale industria non riesce a reggere il confronto
con i prezzi di altre zone e con il sale di miniera, i cui costi di produzione
risultano più competitivi; senza una politica intelligente Trapani non potrà
mantenere la propria tradizione. Molte saline sono scomparse e solo poche
vengono utilizzate; se da parte di alcuni, salinari e privati, si tenta di
recuperarne alla piena attività una parte e integrare i guadagni con l'utilizzo
delle vasche per la piscicoltura, tuttavia devono essere studiati meglio i
tempi, le tecniche, i costi di lavorazione e soprattutto la commercializzazione,
altrimenti il sale di Trapani scomparirà dal mercato. Un elemento importante per
l'attività della salina era il mulino una struttura troncoconica con grandi pale
di legno ricoperte di stoffa che assumevano la funzione di vele; opposte ai
venti, col loro moto le pale azionavano il meccanismo per il sollevamento delle
acque, tramite le spire di Archimede. Per anni simbolo della città, abbandonati con
le saline semi distrutte o fatiscenti, ora tornano a suscitare l'interesse di
chi riconosce nei documenti delle attività umane del passato, anche
recente, valori storici e culturali. E' per interessamento di privati, di
pubbliche Istituzioni, che oggi è possibile
visitare quattro mulini restaurati nelle Saline Maria Stella, Canino, Culcasi,
D'Ali. Riserva Naturale Orientata Regionale Saline di Trapani e Paceco http://www.parks.it/regione.sicilia/index.php?prov=TP http://www.parks.it/riserva.saline.trapani//index.php http://www.comune.trapani.it/salinecolombaia/riserva_naturale/index.html http://www.provincia.trapani.it/Menu_sx/Territorio_provinciale/Territorio.htm
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