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Jackson, Andrew.

Settimo presidente degli Stati Uniti d'America. Figlio di immigrati irlandesi, partecipò ancora molto giovane alla guerra di indipendenza. Trasferitosi in Tennessee per esercitare l'attività forense, cui era stato ammesso nel 1787, fu il primo rappresentante di quello Stato al Congresso federale (1796). Nel 1798 diventò giudice della Corte suprema del Tennessee, carica che occupò fino al 1804. Durante le campagne del 1813-14 contro gli indiani Creek, alleati degli Inglesi, che condusse personalmente al comando delle milizie del Tennessee, guadagnò al Governo federale vasti territori. Cominciarono da qui i successi militari che sostanziarono la fama di eroe nazionale che lo portò fino alla presidenza. Seguirono infatti la vittoria di New Orleans, la conquista agli Spagnoli della Florida, di cui sarà poi governatore, durante la guerra contro gli indiani Seminole. Adorato dai farmers dell'Ovest e guardato con sospetto dall'oligarchia finanziaria dell'Est, J. fu eletto alla presidenza nel 1828. Il processo di democratizzazione della società e della politica istituzionale americana, che si verificò in quegli anni, è ascrivibile solo in parte all'azione diretta di J., dato che in sé era già compiuto prima della sua ascesa al potere: abolizione delle restrizioni al diritto di voto (basate sul censo e la proprietà terriera), introduzione del voto segreto, eleggibilità di molte cariche pubbliche, nomina degli elettori presidenziali mediante elezioni nei singoli Stati e non da parte degli organi legislativi. Il suo primo mandato fu caratterizzato dalle controversie con i singoli Stati riguardo alla supremazia dell'autorità federale rispetto a quella locale, di cui fu un macroscopico esempio il contenzioso sui dazi doganali con la Carolina del Sud, che si concluse con una mediazione ma che J. avrebbe risolto anche con le armi: a questo scopo aveva fatto approvare una legge che permetteva all'esercito federale di intervenire contro i singoli Stati dell'Unione, in caso di controversie (Force Act). Il secondo mandato (1832-36) si distinse invece per i problemi di natura finanziaria, causati in parte dalla revoca alla Banca degli Stati Uniti del deposito dei fondi federali, in favore di un cartello di banche private, in parte dall'interpretazione monetaristica delle cause dell'inflazione, per la quale si ridusse la carta moneta in circolazione creando però un aumento insostenibile della domanda di moneta metallica. Rispetto alle istanze dei pionieri dell'Ovest, J. si fece sempre loro sostenitore con la distribuzione di terre e operando in vista della cacciata degli Indiani dai loro territori originari (Waxhaw, Carolina del Sud 1767 - Nashville, Tennessee 1845).