Storia Antica Egitto Glossario Dizionario Egizio

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STORIA ANTICA - Egitto Glossario Dizionario Egizio

Egitto - Glossario Dizionario Egizio

ABACO

L'abaco è un blocco rettangolare posto in cima al capitello di una colonna per sostenere l'architrave.

ALTO EGITTO

Con Alto Egitto si indica la lunga valle alluvionale del Nilo (circa 800 km) dal Cairo ad Assuan. La sua divinità tutelare era la dea-avvoltoio Nekhbet di Nekheb (odierna Elkab), mentre il suo simbolo araldico fu il loto. Il sovrano predinastico dell'Alto Egitto portava come copricapo la corona bianca. Successivamente il faraone, proclamandosi re dell'Alto e del Basso Egitto, unirà tale corona a quella rossa del Basso Egitto nel cosiddetto "pshent".

ANTICO REGNO

Con Antico Regno si indica in egittologia il periodo che comprende le dinastie III-VI (2705-2225 circa a.C.). La capitale era a Menfi, e nelle vicinanze (a Giza, Saqqara, Abu Sir), sorsero le sue grandi necropoli, caratterizzate da piramidi per i faraoni e da mastabe per i loro funzionari. In quest'epoca il solo faraone, in quanto dio, aveva diritto all'aldilà, ma egli poteva "concederne" la condivisione a quanti, con la loro attività, lo avevano affiancato in vita e gli sarebbero dunque stati necessari anche dopo la morte. Tale concessione si concretizzava nel dono di una tomba, la mastaba appunto, e del corredo funerario necessario al defunto. Le mastabe dei funzionari di un determinato faraone si raggrupparono naturalmente intorno alla piramide del loro sovrano, restituendo così un'immagine ideale della sua corte. L'Antico Regno fu l'età nella quale i caratteri tipici della civiltà faraonica raggiunsero la completa maturazione e rimase un costante punto di riferimento e un modello insuperato per gli Egizi delle epoche seguenti. La civiltà egizia è ancora chiusa agli apporti esterni e, benché vi siano le prove dell'esistenza di relazioni con i popoli vicini, in realtà queste sono limitate a scambi economici. L'Antico Regno è anche l'epoca delle grandi piramidi. All'inizio della III dinastia venne realizzato a Saqqara il complesso funerario di Djoser: al centro del vasto cortile fu eretta la sua piramide, la più antica costruita in Egitto, detta "a gradoni" per la forma a scala. Attraverso una serie di evoluzioni (Meidum, Dahshur) si giunse alle piramidi realizzate a Giza per i faraoni della IV dinastia Cheope, Chefren e Micerino. Con la V e poi con la VI dinastia le dimensioni delle piramidi si ridussero e verso la fine della VI dinastia una crisi economica, politica e sociale di vaste dimensioni colpì gradatamente lo stato egiziano. Ciò portò fra l'altro,alla fine del periodo, allo sfaldamento dello stato centralizzato: con la VII dinastia inizia il cosiddetto Primo periodo intermedio (vedi anche il prospetto cronologico).

ARCHITRAVE

Per architrave si intende una trave orizzontale di pietra, sospesa tra due colonne o tra una colonna e un muro, sulla quale poggia il soffitto.

BASSO EGITTO

Il Basso Egitto coincide col delta del Nilo, dio tutelare del quale era il cobra Uadjet di Buto. Il simbolo araldico del Basso Egitto fu il papiro. In epoca predinastica, il re indossava una corona rossa che, sormontata da quella bianca dell'Alto Egitto, costituirà lo pshent, la doppia corona che caratterizzerà il faraone come re dell'Alto e del Basso Egitto.

CAPITELLO

Il capitello è la parte superiore della colonna, o del pilastro, su cui poggia l'architrave. Ha una funzione decorativa. Nella civiltà egiziana le colonne avevano i capitelli che riproducevano le foglie della palma rivolte verso l'esterno, il fiore di loto o quello di papiro. Dall'epoca tarda i capitelli della sala ipostila dei templi o quelli dei colonnati si differenziarono uno dall'altro, e alle tipologie già note se ne aggiunsero altre estremamente variegate e composite. Esempi molto belli si ritrovano a File e a Esna. È detto "hathorico" un particolare tipo di capitello che rappresenta il viso della dea Hathor su due o anche quattro facce contrapposte, come nell'ipostila del tempio di Dendera.

CARTIGLI

Il cartiglio è un segno che raffigura un anello di corda con un nodo alla base col quale si scriveva in geroglifico la parola scenu (dalla radice sceni, "circondare"), che esprime la definizione antico-egiziana dell'universo: "ciò che il sole circonda". Per esprimere il concetto che il mondo è del faraone, il suo nome è scritto all'interno di tale anello che, per contenerlo, si allunga e diventa ovale. In particolare, entro cartiglio venivano scritti gli ultimi due nomi del faraone, i più importanti dei cinque che costituivano la titolatura regale, cioè quelli che lo celebravano come "re dell'Alto e del Basso Egitto" e come "figlio di Ra". La parola "cartiglio" è derivata dal francese cartouche, termine militare che designa, oltre alle cartucce, i sacchetti di polvere da sparo; nell'800 questi ultimi avevano appunto una forma molto simile a quella del segno che circondava i nomi regali.

CATARATTE

Le cataratte (o cateratte) sono una serie di rapide che si succedono lungo il corso del Nilo a partire da Assuan (prima cataratta) fino a nord di Khartoum, in Nubia (sesta cataratta). Oltre alle sei numerate se ne contano parecchie altre più piccole. Sono provocate dall'affioramento di rocce granitiche, cui l'erosione millenaria ha dato l'aspetto di rapide, appunto, più che di cascate. In ogni epoca rappresentarono un impedimento al traffico fluviale; in particolare la seconda, quella di Uadi Halfa, era transitabile solo durante l'inondazione annuale. Attualmente parte della prima cataratta e l'intera seconda sono sommerse dalle acque del lago Nasser.

CENOTAFIO

La parola cenotafio deriva dal greco kenotàphion, composto di kènos, "vuoto", e di tàphos, "tomba". Indica un monumento funerario a ricordo di un personaggio sepolto altrove.

COPTI

Il termine deriva dall'arabo Qibt, a sua volta corruzione del greco Aìgyp ios, e originariamente designava per l'appunto gli egizi autoctoni, per differenziarli dalla popolazione di origine greca, ebraica, araba, maghrebina etc., stanziatasi nel corso dei secoli in Egitto; più tardi, e in senso più ristretto, si dicono "copti" gli egiziani rimasti cristiani dopo la conquista islamica (640-650). La Chiesa copta si costituisce come Chiesa indipendente dopo il concilio di Calcedonia (451), che condanna le dottrine monofisite (che negano la duplice natura umana e divina di Cristo, riconoscendone solo quella divina) sostenute, tra gli altri, anche dal patriarca di Alessandria Dioscoro; ma con l'islamizzazione del Paese seguita all'occupazione araba, i copti diminuiscono drasticamente: al momento della spedizione francese costituiscono il 7% circa della popolazione totale (mentre avranno una ripresa a partire dal XIX sec.: oggi sono 3,5 milioni). Insieme alla religione, declina anche la lingua (ultimo stadio della lingua degli antichi Egizi): a partire dal XVI sec. cessa di essere parlata e resta soltanto nella liturgia della Chiesa copta.

COPTO

Il termine "copto" appare in Europa nel XVI secolo per designare i cristiani d'Egitto. Deriva dalla parola greca Aìgyptos, "Egitto", che divenne Qibt dopo il VII secolo d.C. in bocca ai conquistatori arabi. I Copti sono i veri eredi degli antichi Egizi e conservarono a lungo la propria lingua che scrivevano servendosi dell'alfabeto greco maiuscolo con l'aggiunta di sette segni tratti dal demotico. Infatti la necessità di diffondere il Cristianesimo in Egitto, senza utilizzare scritture pagane, fece sì che fra il II e il III secolo d.C. cominciassero ad apparire i primi testi in copto: erano traduzioni di libri dell'Antico Testamento, cui seguirono i Vangeli, e le vite dei Padri della Chiesa. Gli scritti più originali saranno comunque opera di monaci, quali Antonio e Pacomio, vissuti entrambi nel III secolo d.C. I Copti hanno mantenuto nella loro liturgia riti più antichi propri dell'Egitto faraonico (canti liturgici, inni, processioni, fumigazioni d'incenso), ma anche talune iconografie, quali la Madonna col Bambino (Iside con Horo fanciullo sulle ginocchia) e San Giorgio e il drago (Seth contro il serpente Apopi). Nel 451 d.C. (concilio di Efeso) la chiesa alessandrina adottò l'eresia monofisita, che riconosce in Cristo la sola natura divina, e si staccò dal resto della cristianità. Perseguitati e decimati dagli Arabi dopo la conquista dell'Egitto, dopo essere stati a loro volta persecutori delle ostinate sopravvivenze del paganesimo faraonico o ellenico, i Copti rappresentano oggi solo un decimo della popolazione egiziana. Se nella vita quotidiana parlano l'arabo, nella liturgia utilizzano il copto: la lingua degli antichi Egizi è dunque ancora in vita.
Una bella tunica decorata con motivi di epoca copta fu rinvenuta dalla Commissione francese in una tomba di Saqqara (A. vol. V, tav. 5). Portata a Parigi, venne collocata nella biblioteca dell'Institut de France.

DECIFRAZIONE DEI GEROGLIFICI

All'epoca della spedizione napoleonica, la scrittura geroglifica non era ancora stata decifrata, benché numerosi studiosi vi si fossero cimentati fin dall'epoca rinascimentale. La base delle loro ricerche erano pochi accenni contenuti nell'opera di uno scrittore egiziano di nome Orapollo vissuto nel V secolo d.C. Questi sembrava avanzare l'ipotesi che la scrittura geroglifica fosse costituita esclusivamente da ideogrammi, cioè da segni che indicavano concetti, per lo più carichi di significati religiosi. Il ritrovamento della "stele di Rosetta" nell'agosto del 1799 destò immediatamente notevoli aspettative. Fu subito chiaro, infatti, che la pietra, in basalto nero, riportava inciso un medesimo testo in due lingue diverse, egizio e greco, e che era dunque la "bilingue" (non "trilingue") che si aspettava; il testo era infatti redatto, oltre che in greco (fascia inferiore), in due delle quattro scritture in uso nell'antico Egitto, e cioè in geroglifico (fascia superiore) e in demotico (fascia mediana). Si tratta di un decreto in onore di Tolomeo V Epifane, emesso da un sinodo sacerdotale tenutosi a Menfi nel nono anno di regno di questo sovrano (196 a.C.). Le prime scoperte vennero compiute dal diplomatico svedese Johan David Akerblad (1763-1819) e dal fisico inglese Thomas Young (1773-1829), che ottennero qualche risultato nella lettura dei nomi regali (Tolomeo e Cleopatra) racchiusi entro cartiglio, ma che continuarono a scontrarsi con l'errore di metodo cui portava Orapollo.
Il passo decisivo fu compiuto da un giovane studioso francese, Jean-François Champollion (1790-1832), che, grazie all'esame comparato della stele di Rosetta con altri materiali egizi, e alla sua perfetta padronanza del copto, riuscì a stabilire le regole fondamentali che reggono il sistema di scrittura geroglifico e, in primo luogo, a individuare al suo interno 24 segni fonetici, che rappresentano cioè suoni e non concetti. Champollion diede notizia della scoperta il 29 settembre del 1822 leggendo la sua Lettre à M. Dacier relative à l'alphabet des hiéroglyphes phonétique davanti all'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres di Parigi. Due anni dopo pubblicava i Précis du système hiéroglyphique des anciens Egyptiens, dove esponeva come fosse giunto alla decifrazione. Nel 1828-29 egli guidò, insieme al pisano Ippolito Rosellini (1800-1843), la prima spedizione scientifica in Egitto e Nubia, esponendone i risultati nei Monuments de l'Egypte e de la Nubie (Monumenti dell'Egitto e della Nubia è il titolo dell'edizione italiana curata dal Rosellini). Prima di morire, appena quarantaduenne, Champollion era riuscito a realizzare anche una grammatica del geroglifico e ad abbozzarne il vocabolario.

DELTA - Eliopoli (Heliòpolis)
Eliopoli fu il capoluogo del XIII nomo del Basso Egitto e importante centro religioso e culturale lungo tutto l'arco della storia egizia, citata nella Bibbia con il nome copto On e chiamata dai Greci Heliòpolis, "la città di Helios", il Sole. In epoca faraonica, infatti, il suo dio principale era Ra, adorato nelle forme di Atum-Ra oppure Ra-Horakhty (= Horo all'orizzonte).
Il tempio di Ra era stato edificato dal fondatore della XII dinastia, Amenemhat I, sul luogo in cui sorgeva un edificio più antico. Un obelisco proveniente da Eliopoli si trova a roma in piazza del Popolo.

DINASTIA

Il termine dinastia fu coniato da Manetone di Sebennytos, sacerdote egiziano che visse all'epoca dei primi due Tolomei (III sec. a.C.) e che scrisse, in greco, una Aigyptiakà (= Storia d'Egitto) che ci è giunta, frammentaria e rimaneggiata, attraverso le rielaborazioni più tarde dello storico ebreo Giuseppe Flavio (I sec. d.C.), dei cronografi cristiani Sesto Giulio Africano (fine III sec. d.C.) ed Eusebio (inizi IV sec. d.C.) e, in ultimo, del cronista bizantino Giorgio Monaco, noto anche come Syncello (VIII-IX sec. d.C.). La parola "dinastia" significa "casa regnante": indica una casata di faraoni legati solitamente da vincoli di parentela. Dalle origini dello stato egizio (3100 circa a a.C.) fino alla morte dell'ultimo faraone indigeno Nectanebo II (343 a.C.), Manetone suddivide i faraoni egiziani in 30 dinastie. Un cronografo più tardo aggiunse a queste una XXXI dinastia, corrispondente al periodo della seconda dominazione persiana cui pose fine l'arrivo di Alessandro Magno in Egitto (332 a.C.). Le 30 (o 31) dinastie hanno una diversa durata nel tempo e diverso è anche il numero dei faraoni che le compongono (da uno a una quindicina); in alcuni periodi due dinastie regnarono contemporaneamente una a nord, l'altra a sud del Paese (vedi anche il prospetto cronologico).

ELEFANTE - Isola di Elefantina

Elefantina, el-Gezirah (= l'isola) per gli Arabi, fu il capoluogo del I [nomo] dell'[Alto Egitto] e città strategicamente importante fino dalla I [dinastia] a causa della barriera naturale della prima [cataratta], che si trova immediatamente a sud di essa. La città viveva sul commercio dei prodotti esotici e preziosi provenienti dalla [Nubia] e da tale fatto le derivò l'antico nome Abu, "città dell'avorio". L'isola era sacra al dio [Khnum], il signore della cataratta, e si credeva che nelle sue vicinanze esistesse la voragine che dava origine all'annuale piena del Nilo. Khnum era titolare di un tempio edificato da Nectanebo II e ultimato in [Epoca tolemaico-romana]. Nelle vicinanze si trovava un altro tempio per [Satet], la sposa di Khnum, risalente a Thutmosi III (XVIII dinastia).

EPOCA PREDINASTICA

Per epoca predinastica (5500-3100 circa a.C.) si intende il lungo periodo di formazione della civiltà egizia a partire dalla prima apparizione dell'uomo sulle rive del Nilo fino alla costituzione di uno stato unitario sotto la guida di un faraone all'alba della I dinastia. Comprende le culture in cui è diviso il Neolitico egiziano ed è a sua volta suddiviso in Predinastico antico (5500-4000 circa a.C.), Predinastico recente (4000-3500 circa a.C.) e Protodinastico (3500-3100 circa a.C.). Da una situazione di villaggi sparsi, l'Egitto, attraverso aggregazioni sempre più vaste, giunse alla divisione del suo territorio fra due stati contrapposti, uno nel delta (Basso Egitto), l'altro nella valle (Alto Egitto). La spinta verso l'unità nacque dalla necessità di regolamentare coerentemente la piena del Nilo per sfruttarne i benefici; da ciò dipendeva la floridezza dell'agricoltura e quindi la vita stessa del Paese. L'unificazione si realizzò per mezzo di un conflitto, probabilmente in più fasi, cui pose fine un sovrano del sud, Narmer, o, più probabilmente, il suo successore Aha (= il combattente), nel quale è forse da identificare quel Menes che le fonti egiziane posteriori e quelle classiche indicano come il fondatore della I dinastia, che inaugurò la cosiddetta "età tinita" (vedi anche il prospetto cronologico).

EPOCA TARDA

La cosiddetta epoca tarda comprende le dinastie XXV-XXXI (716-332 a.C.) e si fa iniziare con l'invasione dell'Egitto da parte dei sovrani nubiani che fondarono la XXV dinastia. Per ben due volte gli Assiri penetrarono in Egitto, sotto il comando di Assaraddon nel 671 a.C. e di Assurbanipal nel 663 a.C. La rinascita del Paese fu portata avanti da Psammetico I, l'energico fondatore della XXVI dinastia. I suoi rappresentanti regnarono da Sais, nel delta, città di cui erano originari, donde il nome "saitica" che sovente viene dato a questa dinastia. L'Egitto sembrò ritrovare la floridezza di un tempo sia da un punto di vista economico sia da quello intellettuale e artistico, e assunse volutamente come modelli della rinascita le grandi epoche del passato, in particolare l'Antico e il Nuovo Regno. Nel 525 a.C. la conquista dell'Egitto da parte delle truppe di Cambise portò il paese sotto la dominazione persiana. Nonostante alcuni periodi di ritrovata indipendenza, il più importante dei quali sarà costituito dalla XXX dinastia dei Nectanebo, sarà come dominio persiano che Alessandro Magno conquisterà l'Egitto nel 332 a.C. (vedi anche il prospetto cronologico).

EPOCA TINITA

La I e la II dinastia costituiscono l'età tinita (3100-2705 circa a.C.). L'epoca prende il nome dalla capitale del paese, This (o Thini), la cui necropoli era Abido. I sovrani risiedevano però anche nel nord, a Menfi, la cui fondazione è attribuita al faraone Menes, l'artefice dell'unificazione dell'Egitto e il suo primo sovrano. In quest'epoca si posero le basi del potere del faraone, di cui si afferma la natura divina, e con ogni probabilità si definì la divisione amministrativa dell'Egitto per nomi. Furono inviate spedizioni di natura essenzialmente commerciale in Asia e in Nubia, e si completarono i processi di sviluppo della religione e della scrittura. Con la III dinastia iniziò il cosiddetto Antico Regno e l'Egitto entrò in una delle fasi più splendide e significative della sua storia (vedi anche il prospetto cronologico).

FARAONE

Il termine faraone, dal greco faraò, deriva da per-aa, "grande casa", appellativo col quale gli antichi Egizi indicarono inizialmente la residenza del sovrano e poi il sovrano medesimo. In nessun periodo storico, comunque, "faraone" è stato il titolo effettivo del re; in quanto tale egli portava cinque nomi, che costituivano la sua titolatura ufficiale, e gli ultimi due di questi erano racchiusi entro cartiglio. Per gli antichi Egizi il faraone era un dio: come erede di Osiride era considerato l'Horo vivente e in quanto tale era garante di unità, prosperità e sicurezza per il Paese. Ma egli era anche, a seconda delle circostanze, il figlio di Ra o di Amon, e il padre e la madre di tutti gli uomini. Simboli del suo potere erano corone di vario tipo, in primo luogo lo pshent, lo scettro-heka, il flagello-nekhekh, la barba posticcia e una coda di animale fissata alla cintura che gli ricadeva dietro le reni.

GEROGLIFICI

È il nome della più antica scrittura in uso nell'antico Egitto. La parola greca hieroglyphikòs, che significa "segno sacro inciso", ben evidenzia il carattere monumentale di questa scrittura, utilizzata essenzialmente per testi su pietra incisi con martello e scalpello. Consta di circa 750 segni tutti consonantici - gli Egizi non scrivevano le vocali -, che raffigurano uomini, animali e oggetti di ogni genere. Di questi, 24 sono alfabetici (cioè a ogni segno corrisponde un unico suono), mentre gli altri hanno valore di bilitteri, trilitteri, ideogrammi, determinativi. La scrittura geroglifica non separa i vocaboli e non usa segni di interpunzione; i testi possono essere scritti lungo linee orizzontali o su colonne verticali e, in ogni caso, tanto da destra a sinistra che da sinistra a destra. Si leggono nella direzione verso la quale guardano tutti gli esseri animati. La scrittura geroglifica appare all'alba della I dinastia (3100 circa a.C.) e perdurerà fino alla fine del IV secolo d.C.: l'ultima iscrizione in geroglifico a noi nota è contemporanea dell'imperatore Teodosio e risale al 394 d.C. L'area di diffusione di tale scrittura è immensa e coincide con quella dell'impero egizio: comprende non solo la valle inferiore del Nilo, ma anche buona parte del Sudan, le oasi occidentali, il Sinai e molti domini in Asia Minore. La sua decifrazione risale al 1822 a opera di Jean-François Champollion. Insieme alla scrittura geroglifica nacque anche il suo corsivo, lo ieratico, dal tratto grafico più semplice.

GIUBILEO

La festa era chiamata heb-sed e veniva celebrata al compimento del trentesimo anno di regno del faraone. Durava più giorni e prevedeva una serie di cerimonie tramite le quali si credeva venissero rigenerate le forze vitali del sovrano. È molto probabile che in epoca preistorica si verificasse la soppressione rituale del capo-tribù invecchiato, cui seguiva la salita al trono di un più giovane successore. Di tale pratica non rimane traccia nell'Egitto di epoca storica e la rigenerazione veniva procurata con riti magici. Dopo il primo giubileo, il faraone poteva celebrarne altri a intervalli ravvicinati.

INTERCOLUMNIO

Si definisce intercolumnio lo spazio libero fra due colonne di un tempio misurato in corrispondenza del diametro inferiore.

IPOSTILA

Il termine ipostila deriva dal greco hypòstylos, composto da hypò, "sotto", e stylos, "colonna". Indica una qualunque sala o cella di un tempio in cui il soffitto è sostenuto da colonne. Poiché nell'antico Egitto il tempio era una riproduzione dell'universo, le colonne erano considerate i supporti del cielo e anche la rappresentazione del primo boschetto di papiri nato sulla collina primordiale dalla quale era proceduta la creazione. Da tale convinzione si originarono le caratteristiche colonne ispirate a diverse specie vegetali, cosiddette palmiforme, lotiforme e papiriforme. La colonna palmiforme presenta un fusto liscio cilindrico con un capitello a palme rivolto verso l'esterno; la colonna lotiforme rappresenta un fascio di steli di loto chiusi oppure, più raramente, aperti; la colonna papiriforme ricorda un fascio di papiri e presenta il fusto strozzato nel punto in cui fuoriesce dalla base, dove è avvolto da foglie che si dipartono dal terreno.

ITTITI

Gli Ittiti (Khatty per gli antichi Egizi) erano un popolo di lingua indoeuropea stabilitosi in Anatolia verso la fine del III millennio a.C. Provenivano dalla pianura compresa tra il Mar Nero e il Mar Caspio e riuscirono ad affermarsi sulle popolazioni locali soprattutto grazie all'uso del carro da battaglia e del cavallo. Lo Stato che crearono era una sorta di grande confederazione di popoli, ai quali gli Ittiti richiedevano tributi e aiuti milirari in caso di necessità, concedendo però il diritto all'autogoverno. La capitale ittita era Khattusa, nei pressi dell'odierna Bogazköy, a est di Ankara: il suo archivio ci ha restituito migliaia di tavolette contenenti lettere, patti, trattati e documenti di ogni genere, che ci informano sull'intensa attività diplomatica dell'epoca. Contrariamente al faraone egizio, il re ittita non era considerato un dio, ma un uomo eletto da un'assemblea di nobili guerrieri in virtù delle sue rilevanti capacità di comando. La limitazione del potere monarchico rimase sempre una caratteristica di questa civiltà, benché nella prima metà del XIV secolo a.C. si stabilisse il principio della successione ereditaria al trono e, successivamente, sull'esempio egizio, si tentasse di divinizzare la persona del re. Nel quinto anno di regno del faraone Ramesse II della XIX dinastia (1274 circa a.C.) gli Egizi e gli Ittiti si scontrarono a Qadesh sul fiume Oronte. La battaglia si originò dall'aggressivo espansionismo degli Ittiti, che conquistarono la Siria settentrionale e i porti fenici già in possesso degli Egiziani. Ramesse II radunò un grande esercito di 200 mila uomini divisi in quattro divisioni e mosse contro il re ittita Murvatalli. Benché il faraone abbia celebrato la battaglia come una grande vittoria degli Egizi, in realtà lo scontro non portò nè vinti nè vincitori. Servì però a riaffermare la potenza bellica dell'Egitto e a mettere in guardia gli Ittiti contro eventuali, futuri tentativi espansionistici. Sedici anni dopo si giunse a un trattato di pace stipulato fra Ramesse II e il nuovo re ittita Khattusili III. Intorno al 1200 a.C. i Popoli del Mare penetrarono nell'interno dell'Asia Minore e distrussero Khattusa, cancellando l'impero ittita e il suo nome dalla storia.

LIBIA

Il termine Libia viene applicato in egittologia alla vasta area desertica, detta anche "deserto libico", a occidente della valle del Nilo e non coincide dunque con lo stato moderno che porta il medesimo nome. Per Libu, cioè "Libi", gli antichi Egizi intendevano diverse popolazioni nomadi - raffigurate con una piuma fra i capelli - presenti nel deserto occidentale dai confini del delta fino alla Nubia: i Tjehenu sono citati fin dalla I dinastia, mentre dalla IV si ha notizia dei Tjemehu; il nome dei Meshuesh compare solo nella XVIII dinastia all'epoca del faraone Amenofi III. I Libi minacciarono ripetutamente l'Egitto fino a rappresentare un grave pericolo per il Paese durante la XIX e la XX dinastia, quando si coalizzarono talora con i Popoli del Mare. Sconfitti da Ramesse II, da suo figlio Mereptah e infine da Ramesse III, iniziarono successivamente una lenta infiltrazione nella società egizia e, grazie alla loro abilità come soldati, fecero carriera nell'esercito. Durante il cosiddetto Terzo periodo intermedio i Meshuesh arrivarono a conquistare il trono dando vita alla XXII e alla XXIII dinastia.

MAMMISI

Col nome mammìsi, coniato da J.-F. Champollion e che in copto significa "luogo della nascita", sono designati gli edifici annessi ai grandi santuari dalla fine dell'epoca tarda, dove si svolgeva il mistero annuale della nascita del dio-figlio. Quelli che si sono conservati ( a File, Edfu, Dendera) presentano notevoli analogie architettoniche e sulle pareti sviluppano tematiche connesse al matrimonio divino e alla nascita del bimbo-dio, nel quale, in ultima istanza, veniva a identificarsi il faraone. Le raffigurazioni del dio Bes sui capitelli, le immagini dello stesso Bes e delle dee Toeri, Hathor e Iside sulle pareti, mirano a proteggere la puerpera. I mammisi sono posti trasversalmente rispetto all'asse del tempio principale e presentano un peristilio chiuso da muri di intercolumnio; dovevano evocare le capanne erette provvisoriamente fuori dall'abitazione in occasione della nascita di un bambino, e per questo furono costruiti esternamente rispetto alla casa del dio.

MASTABA

In arabo la parola mastaba significa "panca". In egittologia indica le tombe private dell'Antico Regno, che si raggruppano in quartieri regolari a Giza, a Saqqara e anche altrove, intorno alla piramide regale. Le mastabe sono costituite da una sovrastruttura a pianta rettangolare coi muri leggermente inclinati rivestiti di calcare. Un pozzo conduceva a una camera sotterranea nella quale era deposto il corpo mummificato del defunto all'interno del sarcofago, circondato dal suo corredo funerario. Altre suppellettili, viveri e bevande venivano collocati negli ambienti superiori, le pareti dei quali erano completamente decorate con scene relative alla vita della campagna e alle varie attività umane. Tali immagini avevano la funzione di procurare magicamente al morto quanto gli necessitasse nella sua vita nell'aldilà, e cioè tutto ciò di cui aveva avuto bisogno in vita: pane, carne, ortaggi, bevande quali vino e birra, stoffa per confezionare gli abiti. La sovrastruttura presentava esternamente un motivo "a facciata di palazzo" costituito da un elaborato insieme di sporgenze e di rientranze. Venivano così a crearsi delle nicchie, nel muro di fondo di una delle quali, vicino all'angolo sud-orientale della mastaba, era collocata una stele, nella quale è raffigurato il defunto davanti a una tavola carica di offerte. Successivamente la stele si trasferì nel pannello superiore della cosiddetta "falsa porta", anch'essa collocata nel muro di fondo della nicchia, che poi si ampliò in una sala accessibile ai vivi. In tale vano veniva bruciato l'incenso in onore del defunto e sopra una tavola era deposta un'offerta funeraria di cibi e di bevande, che l'anima del morto poteva consumare fuoriuscendo dalla tomba per mezzo della falsa porta. Attraverso stretti spiragli, una statua del defunto, collocata in un ambiente retrostante, poteva ricevere le offerte e respirare l'odore dell'incenso.

MEDIO REGNO

Il Medio Regno comprende le dinastie XI, XII e XIII (1987-1640 circa a.C.). Inizialmente la capitale fu Tebe, ma con la XII dinastia venne spostata a Ity-Tawy ("la bilancia delle Due Terre"), presso el-Lisht nel Faiyûm. Con l'occasione la paludosa depressione del Faiyûm venne sottoposta a un'ampia azione di bonifica che ampliò le terre coltivabili. Nei pressi della capitale, e inoltre a Illahun e ad Hawara, i faraoni della XII dinastia si fecero costruire le loro piramidi, richiamandosi dunque nel tipo di monumento funerario all'Antico Regno. Vicino alle piramidi si collocarono le tombe di principi, principesse e funzionari. Al contrario, i sovrani dell'XI dinastia avevano utilizzato per la loro sepoltura l'area occidentale di Tebe, dove realizzarono delle tombe cosiddette a saff. Il Medio Regno è l'epoca "classica" dell'antico Egitto: fu caratterizzato da un'energica opera di restaurazione dello stato intrapresa dai sovrani della XII dinastia (Amenemhet I, Sesostri I e i loro successori), da una notevole floridezza economica e da una vasta produzione letteraria. All'inizio della XII dinastia sul confine orientale del delta vennero costruiti i cosiddetti "Muri del Principe", una linea di fortini per controllare e contenere le incursioni dei beduini. Contemporaneamente furono inviate spedizioni alle cave e alle miniere del deserto orientale e del Sinai, e si estese l'influenza egiziana almeno sulla Palestina e sulla Siria. In Nubia venne attuata un'energica politica espansionistica, che all'epoca di Sesostri III fissò il confine meridionale dell'Egitto a Semna, a sud della seconda cataratta del Nilo. Da qui ad Elefantina un sistema di fortezze proteggeva le comunicazioni. Con l'inizio della XIV dinastia si frantumò l'unità dello stato egiziano e per l'Egitto cominciò il cosiddetto Secondo Periodo Intermedio (vedi anche il prospetto cronologico).

MODANATURA

La modanatura è un elemento architettonico a scopo ornamentale assai frequente nell'arte egiziana. Si tratta di un coronamento del muro ripiegato in avanti, con ogni probabilità la trasposizione in pietra della foglia di palma ricadente.

MUMMIA

Gli antichi Egizi ritenevano che la vita nell'aldilà fosse possibile solo preservando intatto il corpo del defunto. La sua degradazione avrebbe infatti impedito per sempre la riunione delle forze vitali e del loro supporto fisico, costringendo l'anima alla ricerca eternamente vana di un corpo che non esiste più. Da questa convinzione si originò la pratica lunga e costosa della mummificazione, alla quale si credeva fosse stato sottoposto per primo il corpo del dio Osiride ad opera di Anubi. Pur mantenendo la propria individualità, ogni defunto si identificava dunque in Osiride, nella speranza di risorgere come il dio nell'aldilà. Il processo di mummificazione richiedeva circa 70-80 giorni. Prevedeva l'estrazione del cervello dal naso mediante un uncino e quella delle viscere (stomaco, fegato, polmoni e intestini) effettuando un taglio sul fianco sinistro. La cavità addominale era poi sterilizzata e riempita di stoffa di lino imbevuta di resina e di sacchetti di sostanze aromatiche, quali mirra, cassia e cannella. Il corpo veniva successivamente seppellito nel sale di natron (carbonato di sodio) affinché si disidratasse, poi unto con olio e infine avvolto in bende di lino finissimo. Col procedere dell'operazione di bendaggio, in posizione stabilita dal rituale, erano collocati una serie di amuleti che dovevano assicurare la conservazione del corpo e la sua protezione da ogni entità malvagia. La mummia veniva infine collocata all'interno del suo sarcofago, mentre le viscere, opportunamente trattate, erano inserite in quattro vasi. Il cervello, di cui non era nota l'importanza (per gli Egizi era il cuore la sede dell'intelligenza), veniva gettato. Poiché molte divinità egiziane si manifestavano in un determinato animale (Thoth nell'ibis o nel babbuino, Sobek nel coccodrillo, ecc.) invalse l'abitudine di mummificare questo corpo visibile della divinità. In particolare dall'epoca tarda sorsero così necropoli in cui venivano conservate le mummie dell'animale sacro al dio del tempio vicino.

NECROPOLI

La parola necropoli deriva dal greco nekròpolis, composto di nekròs, "morto", e pòlis, "città". Indica il luogo destinato alla sepoltura e al culto dei defunti, riemerso grazie a scavi archeologici.

NOMO

Il termine nomo significa "provincia" e deriva dal greco nòmos. Gli antichi Egizi chiamavano i loro distretti territoriali sepat. L'estensione, i confini e il numero dei nomi cambiarono nel tempo, ma generalmente l'antico Egitto fu suddiviso in 42 nomi, 20 nel Basso Egitto e 22 nell'Alto Egitto. Nel capoluogo risiedeva un funzionario, delegato dal potere centrale, addetto alla supervisione amministrativa del territorio a lui sottomesso. Seguendo la terminologia greca è chiamato "nomarca".

NUBIA

La Nubia corrisponde all'area che inizia a sud di Assuan (prima cataratta) e si spinge almeno fino alla confluenza del Nilo Bianco con il Nilo Azzurro, dove oggi sorge Khartoum, la capitale del Sudan. Gli antichi Egizi dividevano la Bassa Nubia (Wawat) dall'Alta Nubia (Kusc) e ne ponevano la frontiera all'altezza della seconda cataratta di Uadi Halfa. La Bibbia chiama questa regione Kusc, mentre i Greci e i Romani la indicarono col nome di Etiopia. Oggi la Bassa Nubia appartiene all'Egitto, mentre l'Alta Nubia è in territorio sudanese. Già nei più antichi testi egizi la Bassa Nubia è descritta come la terra attraverso la quale giungevano in Egitto minerali di ogni tipo, oro e merci esotiche africane, quali ebano, avorio, pelli di leopardo, piume di struzzo, code di giraffa, animali rari; il paese forniva inoltre ottime reclute all'esercito egizio e alle forze di polizia. L'occupazione della Nubia da parte dei faraoni egizi fu graduale: nella I dinastia fu raggiunta la seconda cataratta; nel Medio Regno la frontiera meridionale dell'Egitto venne fissata a Semna, a sud della seconda cataratta, e con Sesostri III (XII dinastia) si organizzò lo sfruttamento sistematico del territorio conquistato; nel corso del Nuovo Regno, soprattutto a opera di Thutmosi III (XVIII dinastia), il dominio dell'Egitto si estese ben oltre la quarta cataratta. La Nubia venne dotata di un'amministrazione autonoma e i faraoni, in particolare Ramesse II (XIX dinastia), vi eressero i loro templi. Con il declinare della potenza faraonica alla fine del Nuovo Regno, la Nubia riconquistò l'indipendenza. La capitale divenne Napata, città posta a valle della quarta cataratta ai piedi del Gebel Barkal (= montagna pura), la montagna sacra al dio Amon, il cui tempio, eretto da Thutmosi III e restaurato da Ramesse II, fu nuovamente restaurato e ampliato, divenendo una replica di quello di Karnak. Successivamente i sovrani di Napata mossero alla conquista dell'Egitto, dove fondarono la XXV dinastia (750-656 circa a.C.). Cacciati dagli Assiri, dopo che questi erano giunti fino a Tebe saccheggiandola (663 a.C.), si ritirarono nuovamente nella loro capitale e poco per volta si allontanarono dall'Egitto e dalla sua cultura. La civiltà nubiana si sviluppò sempre più autonomamente soprattutto dopo il trasferimento della capitale a Meroe, a nord della sesta cataratta, nel VI secolo a.C. Napata continuò a mantenere ancora per lungo tempo un'egemonia religiosa e i re venivano a farsi seppellire di fronte al Gebel Barkal. In seguito, le necropoli regali furono spostate a Meroe e anche le vie commerciali privilegiarono la nuova capitale. Iniziò così il declino di Napata, che culminò nella distruzione della città a opera del prefetto romano Gaio Petronio nel 25 a.C.

NUOVO REGNO

Il Nuovo Regno (dinastie XVIII-XX: 1539-1075 circa a.C.) nasce dalla guerra di liberazione condotta contro gli Hyksos e inaugura la figura del faraone combattente garante di unità, ma anche di sicurezza ai confini. La necessità di controllare direttamente o indirettamente la fascia siro-palestinese e di riportare la Nubia sotto il dominio dello stato egizio diede origine a una serie di campagne militari che culminarono all'epoca di Thutmosi III della XVIII dinastia: alla sua morte l'impero egizio si estendeva dall'Eufrate fino a oltre la quarta cataratta del Nilo. Durante la XVIII dinastia capitale del paese era Tebe e ciò portò all'inevitabile ascesa nel pantheon egiziano di Amon, sua divinità principale, che divenne la protezione e la spada del faraone contro il nemico. I bottini di guerra si riversarono sul dio e sul suo sacerdozio, concretizzandosi fra l'altro nell'erezione e nel successivo ampliamento dei due grandi templi tebani di Amon, quello di Karnak e quello di Luxor. A questo strapotere del clero tebano si oppose il faraone Amenofi IV, poi divenuto Ekhnaton, che portò in auge un'altra divinità, Aton, e spostò la capitale da Tebe ad Akhetaton (= l'orizzonte di Aton), odierna Tell el-Amarna. Ma tale tentativo di restaurare le prerogative della casa regnante fallì in seguito alla morte del sovrano. La capitale fu trasferita nuovamente a Tebe. Terminata la fase dell'espansionismo l'Egitto della XVIII dinastia raggiunse una pace duratura e un grado di benessere mai conosciuto prima. Nuovi problemi di politica internazionale emergeranno nell'epoca successiva: Ramesse II della XIX dinastia si scontrerà contro gli Ittiti, suo figlio Mereptah si opporrà ai Libi e infine Ramesse III della XX dinastia respingerà vittoriosamente il tentativo d'invasione da parte dei Popoli del Mare. Con Ramesse II la capitale era stata trasferita a Pi-Ramesse (= la casa di Ramesse) nel delta orientale; nella sua costruzione vennero impiegate manovalanze di origine siro-palestinese, fra le quali erano presenti con buona probabilità anche gli Ebrei. L'Esodo viene infatti collocato in un periodo compreso fra i regni di Ramesse II e di suo figlio Mereptah. Con la XX dinastia termina il Nuovo Regno e l'Egitto entra nel cosiddetto Terzo periodo intermedio (vedi anche il prospetto cronologico).

OBELISCO

La parola greca obelìskos significa "piccolo spiedo"; in egittologia indica un monumento di forma allungata, a base quadrata e rastremato verso l'alto, generalmente monolitico, con la cuspide piramidale. Nacque dal culto predinastico tributato a Eliopoli al "benben", la pietra sacra che, secondo la teologia egiziana, sarebbe stata la prima ad apparire dalle acque primordiali e sulla quale si posava il sole al suo sorgere. L'origine dell'obelisco come monumento a sé risale alla V dinastia, i cui rappresentanti erano appunto originari di Eliopoli e in più legati al sacerdozio della principale divinità locale, il dio Ra. Ben presto l'uso dell'obelisco si diffuse a tutto l'Egitto, moltiplicandosi nel corso del Nuovo Regno, quando, eretti in onore di Amon-Ra, caratterizzarono a coppie gli ingressi dei templi. Tagliati nel granito rosa di Assuan, presentavano la cuspide scintillante, perché realizzata in bronzo o, più frequentemente, in oro o in elettro, una specie di lega naturale di oro e argento. La loro altezza e il peso differiscono a seconda degli esemplari; l'obelisco più grande sarebbe comunque quello che giace, incompiuto, ad Assuan: raggiunge quasi i 42 metri di altezza con un peso di più di 1.000 tonnellate. Nessuna coppia è rimasta; l'ultima esistente era quella eretta a Luxor da Ramesse II della XIX dinastia, ma all'inizio dell'800 uno dei due esemplari fu donato ai Francesi; trasportato a Parigi, fu eretto in Place de la Concorde. Numerosi obelischi si trovavano comunque già sparsi per il mondo, trasferiti dagli imperatori romani poi imitati dagli Stati moderni: a Roma se ne contano tredici e altri si trovano a Istanbul, a Firenze, a Napoli, a Benevento, a Londra e perfino a New York.

PERISTILIO

Il termine peristilio deriva dal greco perìstylos, composto da perì, "intorno", e stylos, "colonna". Indica un'area circondata da portici e colonne talora collegate da muri di intercolumnio.

PILONE

Il tempio egizio è preceduto da un muro monumentale, composto da una coppia di bastioni separati da un'apertura trasformata in portale. Da qui si accede al cortile a cielo aperto, all'ipostila e agli ambienti più interni. Tutte le superfici dei muri sono inclinate, mentre gli spigoli sono rifiniti con una modanatura. La forma di tale costruzione evocava le due colline dell'orizzonte fra le quali nasce il sole. Tale struttura è denominata "pilone", termine che deriva dal greco pylòn, "grande porta". Il pilone si innalzava molto al di sopra del soffitto delle sale più interne che mascherava completamente. La facciata era ornata da stendardi sorretti da lunghi pali che venivano incastrati in nicchie appositamente realizzate nello spessore della pietra. I templi egiziani possono presentare uno o più piloni; a Karnak ve ne sono dieci disposti su due assi.

PIRAMIDE

Per indicare la piramide, gli antichi Egizi utilizzavano la parola mer. Furono i Greci, probabilmente, a dare al monumento il nome pyramìs (= focaccia), indicante una sorta di dolce di farina. L'origine di questo monumento funerario regale risale con buona probabilità al monticello di sabbia che nell'Egitto di epoca predinastica copriva il sepolcro, costituito da una semplice fossa. Successivamente, nelle prime dinastie, il pozzo in fondo al quale era deposta la mummia venne coperto da una struttura rettangolare coi muri inclinati, nota come mastaba. Fu solo con l'inizio della III dinastia che il sepolcro regale e quello privato si differenziarono e Imhotep ideò per Djoser la cosiddetta "piramide a gradoni" di Saqqara. Da questo momento, e per tutto l'Antico Regno, la piramide costituì la tomba regale per eccellenza, e tale consuetudine venne ripresa ancora nel Medio Regno da parte dei sovrani della XII e della XIII dinastia.
Dal punto di vista del simbolismo magico-religioso si può immaginare che la piramide dovesse evocare la collina emersa dalle acque primordiali sulla quale si credeva fosse nato il sole, che aveva successivamente dato vita al mondo. Ma la piramide era anche la scala che il faraone defunto poteva risalire per tornare al mondo degli dèi dal quale proveniva, oppure la trascrizione architettonica dei raggi solari che, da uno squarcio fra le nubi, si irradiano sulla terra.
Ben poco si sa sulla tecnica di costruzione di questi grandiosi monumenti. L'unico accenno si trova nell'opera dello storico greco Erodoto, che visitò l'Egitto intorno al 450 a.C. Molto invece è stato scritto dall'antichità ai giorni nostri, e spesso erroneamente, sulla manodopera che venne utilizzata.
Il complesso piramidale era costituito da un tempio a valle connesso con un imbarcadero, al quale giungeva in barca il funerale regale tramite un canale derivato dal Nilo. Dal tempio a valle un corridoio monumentale portava al tempio funerario, addossato solitamente al lato orientale della piramide. Intorno alla piramide del faraone si dispongono le mastabe dei privati. In Egitto esistono attualmente circa 80 piramidi in diverso stato di conservazione.

POPOLI DEL MARE

Nell'ottavo anno di regno del faraone Ramesse III della XX dinastia (1180 circa a.C.) i Popoli del Mare tentarono di invadere l'Egitto per terra e per mare. Facevano parte di quell'ondata migratoria che, partita dalle regioni dell'Egeo, sconvolse il mondo orientale fra il XIV e il XIII secolo a.C. (guerra di Troia, caduta di Micene) ed erano a tutti gli effetti una confederazione di popoli di differenti etnie: i Peleset (cioè i Filistei), gli Akawasha (gli Achei), gli Shekelesh (forse i Siculi), gli Shardana (forse i Sardi), i Tjeker (probabilmente connessi coi Teucri della Troade), i Danuna (che potrebbero essere i Danai dell'Iliade omerica) e altri. Dopo essersi fermati per un certo periodo in Siria, i Popoli del Mare proseguirono la loro avanzata alla volta dell'Egitto: con gli uomini viaggiavano anche le donne, i bambini e le masserizie accatastate su carri trainati da buoi. Sul mare la loro flotta procedeva all'unisono con l'avanzata terrestre. Sulle pareti del suo tempio funerario a Medinet Habu, Ramesse III ci descrive gli scontri che lo opposero al nemico: quello di terra si tradusse in un massacro degli invasori guidato dallo stesso faraone; successivamente, la flotta fu affrontata e sconfitta all'imbocco di uno dei bracci orientali del delta del Nilo grazie agli arcieri egiziani: questi sono raffigurati mentre scagliano nugoli di frecce da riva oppure stando in piedi sui ponti delle loro navi.

PSHENT

Il termine indica la cosiddetta "doppia corona" che qualificava il faraone come sovrano dell'Alto e del Basso Egitto. Lo pshent era formato dall'acconciatura del delta, la corona rossa (desceret), cui si sovrapponeva la mitra bianca (hedjet) della valle. Parallelamente, la corona rossa era indossata dalla dea tutelare del Basso Egitto, Uadjet, mentre quella bianca era peculiare di Nekhbet, patrona dell'Alto Egitto. Pshent è la versione greca dell'originario pa-sekhmety, "le Due Potenti", espressione nella quale è evidente il riferimento alle due divinità.

RAMPA

La rampa, o corridoio monumentale, era una via processionale che univa il tempio a valle al tempio funerario. Costituita all'inizio da una strada lastricata in calcare o in mattoni fiancheggiata da due muri, divenne successivamente una sorta di galleria coperta da un tetto. In questo, oppure alla sommità dei muri, erano ricavate aperture per l'illuminazione e l'areazione. Le pareti laterali, prima liscie, si andarono coprendo di bassorilievi e il soffitto fu dipinto di azzurro con stelle gialle. Lungo la rampa passava il corteo funebre che trasportava il corpo mummificato del faraone verso la piramide, insieme a tutto il suo corredo.

SARCOFAGO

Il sarcofago è un elemento fondamentale del corredo funerario. I tipi variano a seconda delle epoche e della classe sociale cui il morto apparteneva. I sarcofagi interni, spesso più di uno, erano solitamente fabbricati in legno; quelli esterni, invece, in pietra (calcare, granito, basalto, ecc.). Un tipo di materiale molto comune durante il Terzo periodo intermediario e l'epoca greco-romana fu il cartonnage (la cartapesta). I sarcofagi erano di due tipi: quelli rettangolari e quelli antropoidi, che riproducevano la forma del corpo mummificato e i lineamenti idealizzati del defunto. Nell'antico Egitto il sarcofago nacque di forma rettangolare e in pietra; fu invece tipico del Medio Regno quello rettangolare in legno. Le pareti, anche interne, cominciarono ad essere decorate con testi magico-religiosi, detti appunto Testi dei Sarcofagi. Il tipo antropoide in legno si diffuse particolarmente a partire dal Nuovo Regno; in quest'epoca i sarcofagi sono decorati con illustrazioni e testi tratti da un altro grande testo magico-religioso, il Libro dei Morti, che caratterizzerà anche le pareti delle tombe regali della Valle dei Re a Tebe. Con l'epoca tarda compaiono stupendi sarcofagi antropoidi tagliati nelle pietre più dure, di solito granito nero e basalto. Poco per volta l'antica maschera è sostituita da un calco in gesso con l'immagine del morto o semplicemente da un suo ritratto su tavoletta di legno collocato fra le bende all'altezza del viso. Sono questi ultimi i cosiddetti "ritratti del Faiyûm" di epoca greco-romana.

SFINGE

La sfinge egiziana presenta di solito corpo di leone e testa di faraone, quindi, contrariamente a quella greca, è maschile. Sono rari i casi in cui è femminile (sfingi di regine). Gli antichi Egizi la indicavano col termine "scesep-ankh", cioè "statua vivente"; in seguito i Greci, per le analogie esterne che riscontrarono con le proprie, la chiamarono sphìnx. In Egitto la sfinge non ha nulla del mostro perverso dell'antica Grecia: guardiano benevolo, è infatti la forza sovrana implacabile con i ribelli e con i nemici della regalità; in quanto felino, è irresistibile nel combattimento. Nella doppia fila di sfingi che fiancheggiano i viali di accesso ai templi, il faraone si moltiplica in numerosi leoni per meglio vegliare sul santuario. Se la sfinge assume la testa di ariete, l'animale sacro ad Amon - ciò si verifica nell'antica Tebe -, il faraone compare raffigurato fra le sue zampe, ponendosi sotto la protezione del dio, che s'incarna nel leone per difendere la propria sacra dimora. La sfinge più nota in Egitto è senza dubbio quella di Giza, che ha il volto di Chefren (IV dinastia). Posta a guardia della piramide del faraone, nel Nuovo Regno fu considerata la manifestazione del dio Horakhty, una delle versioni greche dell'egiziano "Horo all'orizzonte", cioè il sole che sorge. Parecchie volte, in particolare all'epoca di Thutmosi IV (XVIII dinastia), e ancora in età moderna, si dovette liberarla dalla sabbia che ricopriva il suo corpo.

SISTRO

Il sistro era uno strumento musicale a percussione; al vertice del manico recava il volto della dea Hathor, essendo particolarmente connesso al suo culto. I capitelli cosiddetti "hathorici" presentano il viso della dea, su due o anche quattro facce contrapposte, sormontato da un sistro.

STELE

La stele è una lastra di pietra, a volte anche di legno, di forma rettangolare o con la sommità arrotondata. Era utilizzata come supporto di iscrizioni, sovente accompagnate da immagini a rilievo o dipinte. L'antico Egitto conobbe due tipi principali di stele: il primo, a scopo votivo, era dedicato nel tempio e conserva l'immagine del dedicante e del dio, o degli dèi, cui la stele veniva offerta; il secondo era uno degli elementi più importanti della tomba. Identificava il defunto con il suo nome, i suoi titoli e una breve biografia, e lo mostra seduto davanti a una tavola carica di offerte, oppure nell'atto di ricevere offerte da parte dei membri della sua famiglia. Elemento fondamentale della stele era dunque l'elenco o la rappresentazione delle provviste di cui l'anima aveva bisogno per la propria sopravvivenza nell'aldilà. Una formula assicurava che questi beni fossero disponibili: "Un'offerta che il re compie a Osiride, perché dia all'anima del defunto le offerte di pane, birra, buoi, polli, alabastro, indumenti e ogni cosa buona e pura di cui vive il dio". Il faraone presentava dunque la sua offerta a Osiride e l'anima del defunto riceveva la sua parte tramite il dio.

TEMPIO FUNERARIO

Il tempio funerario aveva la funzione di cappella monumentale nella quale, giornalmente, si celebrava il culto del faraone defunto da parte di un collegio sacerdotale a ciò addetto. Ebbe collocazione e piante diverse a seconda dei periodi: nell'Antico e Medio Regno era appoggiato al lato orientale della piramide e aveva pianta rettangolare o quadrata, mentre nel Nuovo Regno, a Tebe ovest, si separò dalla tomba che venne occultata nella Valle dei Re per preservarne l'integrità. In quest'epoca la pianta e la struttura del tempio funerario ripresero quelle degli edifici di culto eretti per le varie divinità con la tipica conformazione "a cannocchiale", cioè, nella sua forma più semplice, un cortile a cielo aperto introdotto da un pilone, una sala ipostila e un sacrario, ambienti realizzati uno dopo l'altro lungo un medesimo asse.

TEMPIO A VALLE

Il tempio a valle aveva un ruolo fondamentale nelle cerimonie funebri in onore del faraone defunto. Sembra infatti che alcuni rituali, quali per esempio le cerimonie di purificazione, venissero celebrati sul tetto del tempio, all'interno di una struttura mobile, tipo una tenda. È inoltre molto probabile che nell'edificio si procedesse anche alla mummificazione del corpo del sovrano. Davanti al tempio a valle si trovava l'imbarcadero, dove approdava la barca del funerale regale. Una rampa processionale metteva in comunicazione il tempio a valle col tempio funerario.

TERZO PERIODO INTERMEDIO

Con la fine della XX dinastia comincia per l'Egitto il cosiddetto Terzo periodo intermedio che comprende le dinastie XXI-XXIV (1075-716 circa a.C.). Durante la XXI dinastia ai sovrani di Tanis, nel delta, si opposero i sommi sacerdoti di Amon che detenevano il potere a Tebe e nelle aree limitrofe. Successivamente saliranno sul trono i generali libici, fondando le dinastie XXII e XXIII, originarie rispettivamente di Bubasti e di Leontopoli, entrambe nel delta. Infine si avrà la breve parentesi della XXIV dinastia rappresentata da un unico faraone, Boccori, che regnerà da Sais, anch'essa nel delta. Con l'invasione dell'Egitto da parte dei sovrani nubiani inizia la cosiddetta epoca tarda (vedi anche il prospetto cronologico).

TOLOMEI

Alessandro Magno conquistò l'Egitto nel 332 a.C. Alla sua morte, nel 323 a.C., il Paese fu governato da uno dei suoi generali, Tolomeo, che nel 305 a.C. si proclamò re dando inizio alla cosiddetta "dinastia tolemaica". L'ultimo rappresentante di questa stirpe macedone fu Cleopatra (VII), che nel 31 a.C. venne sconfitta ad Azio da Ottaviano, il futuro imperatore Augusto. Un anno dopo l'Egitto divenne provincia romana. In quest'epoca la fondazione di Alessandria e il suo divenire il centro della cultura mediterranea, grazie a istituzioni come il Museo e la Biblioteca, riportarono l'Egitto a una nuova fase di rinascita. Con l'eccezione di Alessandria, comunque, la cultura ellenistica non attecchì nel resto del paese e l'Egitto continuò a mantenere intatti i caratteri fondamentali della sua civiltà. I Tolomei e poi gli imperatori romani costruirono o ampliarono numerosi edifici religiosi seguendo gli antichi canoni e sulle pareti dei templi si fecero raffigurare nelle sembianze degli antichi faraoni, scrivendo il loro nome all'interno del cartiglio. Nulla li distingue dagli antichi sovrani, dei quali si proposero come i successori. Alessandria, capitale dell'Egitto durante l'epoca tolemaica, con i Romani divenne la sede del prefetto, cioè del governatore romano che gli Egizi considerarono una sorta di viceré. La grande importanza che la provincia rivestiva per l'impero derivava dalle forniture di grano necessarie per il vettovagliamento di Roma. Al momento della divisione fra impero d'Occidente e impero d'Oriente, l'Egitto seguirà il destino di Bisanzio (324-639 d.C.). In quanto parte dell'impero bizantino, e ormai interamente cristianizzato, verrà conquistato dagli Arabi nel 639-41 d.C. L'Egitto diventerà rapidamente musulmano e arabofono, e gli unici a mantenere vivo qualche legame col passato saranno i cristiani superstiti, cioè i Copti (vedi anche il prospetto cronologico).

CAVE DI TURA

A Tura, situata poco a sud del Cairo sulla riva orientale del Nilo, si trovavano le cave di ottimo calcare sfruttate dagli antichi Egiziani per la costruzione delle piramidi e, in particolare, per la realizzazione del loro rivestimento.

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