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Geografia Asia - Indice

Geografia Territorio Economia Cenni Storici Città Iraq

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GEOGRAFIA - ASIA - IRAQ

PRESENTAZIONE

Situato nell'Asia meridionale, l'Iraq confina a Nord con la Turchia, a Est con l'Iran, a Sud con il Kuwait, a Sud-Ovest con l'Arabia Saudita; a Ovest con la Giordania e la Siria. A Sud-Est l'Iraq è bagnato dal golfo Persico. Si estende su una superficie di 434.128 kmq e ha una popolazione stimata in 25.670.000 abitanti, con densità media di 59 abitanti per kmq. Il gruppo etnico principale è quello degli Arabi (65%); ci sono poi consistenti minoranze di Curdi (23%) e di Azerbaigiani (5,6%). La lingua nazionale è l'arabo, ma i Curdi, che occupano la parte nord-orientale del Paese (Kurdistan), parlano un dialetto iraniano, il curdo appunto. La religione ufficiale è l'islamica, costituita da due gruppi: una maggioranza di rito sciita (62,5%) e una minoranza di rito sunnita (34,5%). Già parte dell'Impero ottomano, l'Iraq è una Repubblica dal 1958. Dopo l'invasione anglo-americana del 2003 e la caduta del regime di Saddam Hussein, il quadro istituzionale del Paese è in continua evoluzione. In base alla nuova Costituzione approvata con referendum nell'ottobre 2005, l'Iraq è una Repubblica federale a carattere islamico. L'Assemblea Nazionale è composta da 275 membri. Il presidente della Repubblica incarica il Primo ministro di formare il Governo. L'unità monetaria: dinar iracheno, dollaro USA. La capitale è Baghdad (5.423.000 ab.; 6.500.000 ab. l'agglomerato urbano).

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IL TERRITORIO

Più della metà dell'Iraq è costituito dalla vasta pianura mesopotamica, che è delimitata a Est e Nord-Est dai rilievi del monte Zagros e a Ovest da una vasta parte del deserto siro-saudita. La rete idrografica comprende il medio e il basso corso dei fiumi Tigri e Eufrate, che nascono in territorio turco. L'Eufrate, il più lungo dei due, scorre per ben 2.760 km, ma è povero di acque: particolarmente privo di un letto stabile, questo fiume cambia facilmente il suo corso, rendendo deserte zone coltivate ed allagandone altre. Il Tigri, che ha una portata doppia dell'Eufrate, ha una piena ancor più pericolosa. Il tratto di costa con cui l'Iraq si affaccia sul golfo Persico coincide con la zona deltizia del Tigri e dell'Eufrate ed è costellata da acquitrini. Il Paese ha un clima continentale, molto caldo e secco, con assenza di venti. Le precipitazioni concentrate in inverno sono causate da residui influssi monsonici e sono scarse nelle regioni centro-meridionali.

Cartina dell'Iraq

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L'ECONOMIA

L'economia del Paese si basa sostanzialmente sull'agricoltura e sull'esportazione del petrolio, l'industria è limitata a pochi settori di recente sviluppo. La politica economica diretta dallo Stato negli anni Settanta-Ottanta del XX secolo non ha perseguito una rapida e massiccia industrializzazione del Paese, quanto la valorizzazione delle risorse locali e la creazione di infrastrutture e servizi; i piani di sviluppo, già compromessi dallo sforzo bellico contro l'Iran, hanno subito pesantissime ripercussioni dalla sconfitta nella Guerra del Golfo (1991) e dal lungo embargo che ne è seguito. La situazione si è aggravata dopo l'invasione militare condotta dagli anglo-americani nel marzo 2003. Il settore agricolo è molto arretrato. L'agricoltura, infatti, dipende dagli investimenti nelle opere idrauliche; la produzione è vicinissima all'autosufficienza. Le principali colture sono l'orzo e il frumento si coltivano mais, miglio, sorgo, legumi, ortaggi, patate, sesamo, barbabietole e canna da zucchero, agrumi, viti, olivi, datteri, tabacco, oppio, cotone, lino. L'allevamento degli ovini, unica risorsa dei gruppi nomadi, è il più diffuso; seguono caprini, bovini e, nelle zone più umide, bufali. Il settore industriale si basa principalmente su attività connesse al petrolio, ma le guerre hanno provocato un calo delle attività estrattive e di raffinazione. Oltre che di petrolio, il sottosuolo dell'Iraq è ricco di gas naturale. Una rete di oleodotti collega i maggiori giacimenti, situati nella zona di Kirkuk e nella fascia centro-orientale, al golfo Persico e al Mediterraneo. Le importazioni sono costituite principalmente da beni strumentali, manufatti vari e generi alimentari; le esportazioni si basano quasi esclusivamente sulla vendita di petrolio. L'Iraq possedeva una discreta rete ferroviaria (oltre 2.000 km), che si snodava da Nord a Sud. Anche la rete stradale era piuttosto efficiente e contava nel 2000 45.550 km, quasi totalmente asfaltati. Il porto principale è quello di Bassora, ma attivo è anche quello di Umkusir. A Baghdad e a Bassora ci sono due aeroporti internazionali.

Giacimento di petrolio

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CENNI STORICI

Già in epoca preistorica, il territorio occupato dall'odierno Iraq fu sede di fiorenti civiltà quali la sumera (4000 a.C.), l'assiro-babilonese e la persiana (VI-IV a.C.). Nel VII sec. d.C. l'Iraq venne occupato dagli arabi diventando il centro dell'Impero islamico. Un secolo dopo, la nuova dinastia degli Abbassidi decise di spostare la capitale da Damasco verso Est e il califfo al-Mansur fece costruire, sulle rive del Tigri, la nuova capitale, Baghdad. Per tre secoli, la città de Le mille e una notte fu il centro di una nuova cultura. L'impero era troppo esteso per mantenersi unito e alla morte di Harun al-Rashid cominciò a sgretolarsi. Perdute le province africane, resasi indipendente tutta la regione situata a Nord e a Est della Persia, i califfi dovettero ricorrere sempre più agli eserciti di schiavi o di mercenari per mantenere il controllo di uno stato sempre più piccolo. Quando i mongoli uccisero l'ultimo califfo di Baghdad, nel 1258, il califfato come realtà politica era già morto da tempo. Dopo le conquiste di Gengis Khan, che distrussero completamente l'economia agricola, la regione si modificò profondamente e si succedettero molti stati, governati da turchi selgiuchidi, ottomani, mongoli, turcomanni, tartari o curdi. Le migrazioni dei popoli delle steppe portarono grande instabilità e dopo il tentativo di Timur Lenk (Tamerlano) nel XIV secolo, furono i turchi ottomani nel XVI secolo a riunificare il territorio. All'alba del XX secolo, i movimenti promotori di un «rinascimento arabo» si mostrarono intensamente attivi anche in Iraq e a ciò si andava ad aggiungere la presenza degli inglesi, desiderosi di ampliare la propria influenza nella regione. Sconfitti i turchi, le speranze indipendentiste rimasero deluse quando il Governo rivoluzionario sovietico rese pubblico il trattato segreto di Syles-Picot del 1916, nel quale Francia ed Inghilterra si dividevano i territori arabi. La formalizzazione del mandato britannico sulla Mesopotamia fece scoppiare una ribellione indipendentista nel 1920. Nel 1921 l'emiro Faysal ibn-Hussain fu nominato re dell'Iraq. Nel 1930 il generale Nuri as-Said venne nominato primo ministro e firmò un trattato di alleanza con gli inglesi, dal quale, il 3 ottobre 1932, il Paese ottenne un'indipendenza formale. La vita politica irachena fu subito turbata da una serie di eventi drammatici: invasioni di bande wahbite, rivolte dei curdi, assassini di uomini politici. La situazione si aggravò dopo la morte di re Feysal (settembre 1933), durante il breve regno di Ghazi I e, all'inizio di quello di suo figlio Faysal II, una violenta reazione musulmana condusse al massacro e all'espulsione dei cristiani siro-caldei, determinando così una recrudescenza degli antagonismi tribali e nazionali. Tra il 1936 e il 1941 si susseguirono sette colpi di Stato, l'ultimo dei quali portò al potere il filo-nazista Rashid 'Ali, subito destituito dalle truppe anglo-giordane che presidiavano il Paese fino alla fine della guerra. Nel periodo postbellico i problemi restarono gravi e, nel 1958, le agitazioni anti-imperialiste condussero al colpo di stato militare del diretto dal generale Abdul Karim Kassim, che culminò con l'esecuzione della famiglia reale. Nel 1959, Kassim sciolse tutti i partiti e proclamò che l'emirato del Kuwait apparteneva all'Iraq. La Lega Araba, allora dominata dall'Egitto autorizzò lo sbarco di truppe britanniche per proteggere l'enclave petrolifera e così bloccò il tentativo iracheno. Nel febbraio del 1963 si verificò un nuovo colpo di stato, capeggiato dal colonnello Salem Aref e appoggiato dalle correnti filo-nasseriane e baathiste moderate. Salem Aref tentò di contenere le pressioni delle forze autonomiste adottando una politica di equilibrio fra le varie funzioni. Ma questa politica si rivelò contraddittoria e incapace di risolvere i problemi fondamentali del Paese. Alla morte di Salem Aref si verificò un nuovo rivolgimento al vertice che portò alla costituzione del Governo del generale Hassan el-Bakr. Dopo un periodo di repressione, Bakr diede inizio a un graduale processo di normalizzazione interna; nel corso del 1970 venne riconosciuta l'autonomia nazionale dei Curdi, vennero scarcerati numerosi detenuti politici e dopo aver nazionalizzato i giacimenti petroliferi dell'Irak Petroleum Co. il Governo iracheno stipulò contratti con l'Unione Sovietica, in un primo tempo, e successivamente con i Paesi occidentali. Sul piano internazionale l'Iraq si legò all'Unione Sovietica nel 1972 con un trattato quindicennale e si mostrò contrario a qualsiasi compromesso con Israele. Nel luglio 1979 il presidente Hassan al-Bakr si dimise e fu sostituito dal vicepresidente Saddam Hussein. Saddam Hussein cercò di condurre l'Iraq verso il ruolo di guida del mondo arabo. Nonostante il rifiuto degli accordi di pace di Camp David sottoscritti da Israele, Egitto e Usa e il conseguente peggioramento delle relazioni con questi Paesi, anche i rapporti con i Paesi arabi peggiorarono. Confidando in una rapida vittoria, le forze irachene lanciarono, nel settembre del 1980, un attacco a postazioni iraniane, facendo scoppiare una guerra che durò otto anni. Nel giugno 1981, con il pretesto che l'Iraq si apprestava a produrre armi atomiche, aerei israeliani distrussero la centrale nucleare civile di Tamuz, costruita con l'aiuto della Francia. Dopo diciassette anni di rottura diplomatica, nel novembre del 1984 furono ristabiliti i rapporti ufficiali con gli Stati Uniti. Nonostante le dichiarazioni nordamericane circa la neutralità nel conflitto Iran-Iraq, i fatti dimostrarono il doppio gioco della superpotenza. Dopo l'armistizio del 1988, l'Iraq acquisì 2.600 kmq di territorio iraniano e si ritrovò un esercito potente e abituato a combattere. Di fronte a un apparente tacito consenso da parte statunitense, Baghdad pensò di potersi conquistare il favore dell'Occidente occupando il territorio del vicino Paese e sfruttando le sue ricchezze: il 2 agosto 1990 l'Iraq invase il Kuwait e prese in ostaggio migliaia di stranieri. Quattro giorni più tardi, l'ONU decise un blocco economico e militare totale fino a che l'Iraq non avesse abbandonato incondizionatamente il territorio occupato. Gli attacchi effettuati dall'alleanza di 32 Paesi diretta dagli Usa cominciarono il 17 gennaio 1991. All'avvio dell'offensiva terrestre, in marzo, Saddam Hussein aveva già annunciato la resa incondizionata. Più di un milione di curdi si rifugiarono in Iran e Turchia per sfuggire alle forze militari di Baghdad; migliaia morirono di fame o di freddo al sopraggiungere dell'inverno. Nella guerra morirono tra le 150.000 e le 200.000 persone, per la maggior parte civili. A causa degli effetti dell'embargo morirono altre 70.000 persone, tra le quali 20.000 bambini. Alla fine del 1991 sia i turchi, sia gli iracheni continuarono a reprimere militarmente i curdi delle zone di confine. Le condizioni per la rimozione dell'embargo divennero molto severe, per volontà degli Stati Uniti al fine di provocare la caduta di Hussein. Alla fine del 1991, il Governo iracheno autorizzò la supervisione delle basi militari da parte dell'ONU. Durante il 1994 le pressioni sull'Iraq proseguirono; tra l'altro, esse miravano a costringere Baghdad a riconoscere la nuova frontiera con il Kuwait, frontiera che secondo il presidente Saddam Hussein privava l'Iraq di una piccola parte del suo territorio, avvantaggiando così il vicino Paese. Nel marzo del 1995, truppe turche entrarono nel Kurdistan iracheno - sotto la tutela delle forze militari «alleate», ma fondamentalmente statunitensi - per reprimere i membri del Partito dei lavoratori curdi (PKK) che da lì lanciavano attacchi contro le forze turche stazionate nel Kurdistan turco. L'isolamento internazionale di Baghdad aumentò ulteriormente nel 1996, quando la Giordania prese le distanze dal Governo di Saddam Hussein, in seguito al miglioramento dei suoi rapporti con Kuwait e Arabia Saudita. Nello stesso anno il Consiglio di Sicurezza dell'ONU votò per l'eliminazione parziale del blocco, autorizzando la vendita controllata di greggio, al fine di permettere all'Iraq di acquistare prodotti alimentari e medicine per la propria popolazione. Nell'ottobre 1997 scoppiò una nuova crisi che coinvolse l'Iraq: il Consiglio di Sicurezza minacciò di applicare nuove sanzioni se non fosse stata autorizzata una nuova ispezione atta a verificare che il Governo di Saddam Hussein non fosse in condizione di fabbricare armi chimiche e biologiche. L'Iraq rifiutò la presenza di ispettori statunitensi, il che inasprì la posizione del presidente statunitense Clinton. Gli accordi raggiunti a Baghdad dal segretario generale dell'ONU Kofi Annan, nel marzo del 1998, attenuarono nuovamente la tensione e diedero il via a nuove ispezioni. Bill Clinton, appoggiato unicamente dal primo ministro britannico Tony Blair, decise di effettuare un attacco missilistico contro alcune città irachene. A partire dal 16 dicembre 1999, la cosiddetta operazione «volpe del deserto» uccise centinaia di iracheni, civili e militari. Intanto, nel 1998, nel Kurdistan iracheno gli Usa riuscirono ad ottenere un accordo tra il Partito democratico e l'Unione patriottica, in base al quale le due parti si impegnarono a frenare gli scontri, non fornendo più basi di appoggio al Partito dei lavoratori turco del Kurdistan (PKK). Le elezioni avvenute nel marzo 2000 furono vinte dal Partito Baath al potere. Nel corso del 2000 si moltiplicarono le prese di distanza dalla politica statunitense delle sanzioni e dell'embargo, mentre, con la riapertura dell'aeroporto di Baghdad molteplici furono i voli umanitari verso la capitale irachena. Con il cambio di amministrazione alla Casa Bianca e l'arrivo di George W. Bush (gennaio 2001) i rapporti tra Iraq e USA si aggravarono notevolmente. Il neopresidente inaugurò il suo incarico con la ripresa, a febbraio e aprile 2001, dei bombardamenti su Baghdad. Gli attacchi anglo-americani furono duramente condannati dalla maggior parte dei Paesi del mondo arabo, oltre che da Francia e Russia. Il perdurare dell'embargo e la ripresa dei bombardamenti indussero anche il papa Giovanni Paolo II a chiedere la fine delle sanzioni contro l'Iraq al termine del colloquio con il nuovo ambasciatore di Baghdad, Abdul -Amir Al Ambari (aprile). Nel maggio il figlio di Saddam Hussein, Qusay, fu eletto alla guida del Partito Baath, al potere. Dopo gli attentato dell'11 settembre contro il World Trade Center e il Pentagono, il vicepremier iracheno Tareq Aziz, pur non condannando formalmente gli attacchi terroristici, espresse «le sue sincere condoglianze alle famiglie delle vittime americane». Con l'avvio dell'operazione «Libertà duratura», la lunga guerra dichiarata contro il terrorismo, l'Iraq, inserito nella lista dei «60 Paesi che proteggono i terroristi», entrò nel mirino degli USA. In ottobre intanto migliaia di iracheni scesero in piazza a Baghdad per protestare contro gli attacchi USA all'Afghanistan. Il 20 marzo 2003 Stati Uniti e Regno Unito, nonostante la disapprovazione degli altri membri del Consiglio di sicurezza dell'ONU, avviarono le operazioni belliche contro l'Iraq. Le motivazioni ufficiali dell'attacco, peraltro mai provate, furono il presunto possesso da parte dell'Iraq di armi di distruzione di massa e il presunto collegamento del regime di Saddam Hussein con l'organizzazione terroristica internazionale Al-Qaeda. La guerra sul campo durò meno di un mese, poiché la consistenza degli armamenti e delle truppe irachene si dimostrò nettamente inferiore a quella degli invasori. Tuttavia, se già il 1° maggio il presidente Bush annunciò ufficialmente la fine delle ostilità in Iraq, nel corso dei mesi e degli anni seguenti sarebbe cresciuta la guerriglia interna antiamericana, nonché la violenza endemica di gruppi terroristici e di fanatici integralisti. Così, dalla fine ufficiale della guerra a tutta la prima metà del 2006, il teatro iracheno ha visto uno stillicidio impressionante di attentati, rapimenti, esecuzioni sommarie e azioni di guerriglia, che lo hanno reso una delle aree più tormentate del pianeta. Sul piano istituzionale la situazione fu negli stessi anni in continua evoluzione: dopo l'approvazione della nuova Costituzione provvisoria irachena (o TAL, Legge amministrativa di transizione) e la decisione dell'ONU di inviare in Iraq una forza multinazionale con mandato di un anno (poi rinnovato nel maggio 2005), il trasferimento nominale di sovranità a beneficio di un Governo locale ad interim, guidato dal primo ministro Iyad Allawi, avvenne nel luglio del 2004; l'anno successivo (30 gennaio) si svolsero le elezioni politiche per la costituzione di una Assemblea Nazionale di Transizione, alle quali parteciparono circa otto milioni di votanti che sancirono la preminenza del partito dell'Alleanza Unita Sciita (il secondo partito risultò la coalizione curda, mentre i sunniti per lo più non si recarono alle urne); sulla base di tali consultazioni il leader curdo Jalai Talabani e l'esponente sciita Ibrahim al Jaafari divennero, nell'aprile successivo, rispettivamente presidente e primo ministro del Paese. Il 18 settembre 2005 il Parlamento provvisorio approvò la bozza finale della nuova Carta costituzionale permanente, consegnandola alle Nazioni Unite. Tale documento, che per entrare effettivamente in vigore avrebbe dovuto essere ratificato dal voto popolare in un referendum fissato per il 15 ottobre successivo, era stato al centro (e continuava ad esserlo) di accese polemiche e scontri: i rappresentanti sunniti nel comitato costituzionale, in particolare, si erano sempre opposti al nuovo assetto federale previsto per il Paese e lamentavano il fatto che non fosse stato definito, in via preliminare, un calendario per il ritiro delle truppe straniere dall'Iraq. I maggiori raggruppamenti politici sunniti (in primo luogo l'Iraqi Islamic Party e la Conferenza Generale dei Sunniti), ma anche numerosi leader locali (sia religiosi che gli sceicchi e i capi tribù), invitarono pertanto i loro sostenitori e seguaci a votare "No" al referendum costituzionale, per bocciare la nuova Carta. Analoga posizione fu espressa, oltre che da gran parte delle minoranze etnico-rligiose presenti in Iraq (Turcomanni e Assiri in primo luogo, i cui diritti non venivano tutelati dalla nuova Costituzione) anche da alcuni raggruppamenti sciiti, quali il movimento del leader religioso Muqtada al Sadr o le diverse formazioni riunite nell'Iraqi National Foundation Congress, che si era già opposto alle elezioni del gennaio precedente e il cui leader spirituale, Jawad al Khalisi, invitava nuovamente al boicottaggio. Favorevoli all'approvazione della Costituzione erano invece i partiti al Governo, in particolare i due partiti religiosi sciiti - Consiglio Supremo per la rivoluzione islamica in Iraq (SCIRI) e al Da'wa (il partito del primo ministro al Jaafari) - e i partiti della coalizione curda, in primo luogo i due principali - il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) e l'Unione Patriottica del Kurdistan (PUK, partito del presidente Talabani). Per il "Sì" erano anche le formazioni politiche che avevano collaborato fino ad allora con gli occupanti stranieri, partecipando alle strutture da essi create, in particolare il Partito comunista iracheno (ICP). Nell'ottobre del 2005 si volse il referendum che approvò la nuova Costituzione irachena, con il Paese che diveniva a tutti gli effetti una Repubblica federale democratica islamica. Le successive elezioni legislative (15 dicembre) sancirono la vittoria dell'Alleanza Unita Sciita, che tuttavia non ottenne la maggioranza assoluta in Parlamento. Nell'aprile 2006, il presidente Talabani, rieletto per un secondo mandato, chiese al candidato sciita di compromesso, Jawad al-Maliki, di formare il nuovo Governo del Paese. Uno dei primi successi del Governo targato al-Maliki fu l'uccisione, l'8 giugno, del leader di Al-Qaeda in Iraq, Abu Musab al-Zarqawi.

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LE MILLE E UNA NOTTE

Le mille e una notte è una raccolta di novelle in lingua araba, scritta intorno al 1400 e conosciuta in Occidente dal XVIII secolo, grazie alla traduzione del francese A. Galland. Il filo che unisce i racconti è pure una novella, secondo una tecnica tipicamente orientale. Re Shahriyan, scoperto il tradimento della sua sposa, decide di trascorrere una notte con ognuna delle giovani figlie dei suoi sudditi per ucciderla poi il mattino seguente. Shahrazad, bella e saggia, interrompe la triste consuetudine: iniziando a raccontare una novella desta infatti la curiosità del sovrano, che, pur di sentirne la fine, rimanda di notte in notte l'esecuzione della fanciulla. Terminata la prima novella, la fanciulla ne inizia una seconda e così per altre mille e una notte, trascorse le quali però il re decide di farle grazia e la sposa. In questa cornice narrativa ha trovato posto uno tra i più cospicui patrimoni narrativi d'Oriente. Le fantasiose favole de Le mille e una notte sono in parte d'origine persiana e in parte provengono dall'Egitto. Un nucleo consistente delle novelle è ambientato nella Baghdad del califfo Harum al-Rashid, la cui figura, sia pure rielaborata, appare nell'opera. Tra le storie narrate ne Le mille e una notte, universalmente note sono il ciclo di Aladino e la lampada meravigliosa, quello di Alì Babà e quello sulle peregrinazioni di Sinbad il marinaio. Gli intrecci sono piuttosto complicati e ripetitivi ma non di rado anche divertenti e comunque sempre fitti di personaggi. Gli splendori, i tesori, le meraviglie e i misteri dell'Oriente vi rifulgono in tutte le loro affascinanti suggestioni.

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LE CITTÀ

Baghdad

(5.423.000 ab.; 6.500.000 ab. l'agglomerato urbano). Capitale e città più popolosa dell'Iraq, è costruita sulle rive del medio corso del fiume Tigri, e risulta quindi divisa in due parti; una orientale più vasta, ed una parte occidentale meno estesa. Numerosi ponti collegano le due sezioni urbane. Nonostante i molti bazar del centro urbano, che le conferiscono un'atmosfera tipicamente orientale, Baghdad presenta un aspetto moderno, con ampi viali e grandi edifici. La città venne eretta intorno al 773 dal califfo arabo Abu Jafar al Mansur, come centro fortificato sulla sponda del Tigri e come capitale religiosa. Ben presto la città si estese, fino a diventare nel Medioevo il centro politico maggiore dell'Impero arabo, con una popolazione pari numericamente a quella attuale. La favola della città di Baghdad leggendaria e bellissima, della quale narrano molte opere letterarie (per es. Il ladro di Baghdad), risale appunto a quell'epoca di massimo splendore. Testimonianze di questo illustre passato si conservano ancora oggi: per esempio nelle mura che cintano la città e che risalgono all'865; nel minareto Suq al Ghazal, che risale al XIII sec. e nei resti di moschee del XIV secolo. Di grande importanza sono il Museo di antichità mesopotamiche e quello del folclore arabo. Tuttavia la città è stata devastata dalla guerra del 2003.

Baghdad, centro cittadino

La moschea del sultano Alì a Baghdad

Bassora

(275.000 ab.). Città dell'Iraq sud-orientale, capoluogo della provincia omonima (19.070 kmq; 1.550.800 ab.). Sorge nella zona del delta del Tigri-Eufrate, cioè sulla foce dello Shatt-al-Arab. Unico centro di rilievo iracheno sul mare, è una città costruita modernamente e dotata di un porto adeguatamente attrezzato con enormi silos per l'ammasso di cereali, e di poderose raffinerie di petrolio. Nel porto possono attraccare petroliere di medio tonnellaggio. Prima della guerra del 2003, ogni anno venivano imbarcate da qui 11.000.000 di tonnellate di petrolio grezzo. La tradizione portuale comunque è tutt'altro che recente: infatti, già nell'epoca degli Abbasidi, Bassora rappresentava il principale emporio per i traffici del Medio Oriente con l'India.

Mosul

(925.000 ab.). Città dell'Iraq, capoluogo del governatorato di Niniveh (37.323 kmq; 2.042.852 ab.). Sorge sull'alto Tigri. Altro importante centro petrolifero, riveste anche interesse archeologico, poiché situata vicino ai resti dell'antica capitale assira: Ninive. È inoltre notevole centro agricolo per la produzione di cereali e di frutta. Attraverso le tradizionali vie fluviali e la ferrovia, è strettamente legata alla Siria, alla Turchia e ai Paesi del golfo Persico, con i quali intreccia una notevole attività commerciale.

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PERSONAGGI CELEBRI

Saddam Hussein

Uomo politico iracheno (Tikrit 1937 - Baghdad 2006). Tra i protagonisti del colpo di Stato che nel 1968 portò il Baath (Partito socialista della rinascita araba) al potere, nel corso degli anni Settanta si distinse nella repressione delle minoranze curde e sciite sul territorio iracheno. Nel 1979 divenne capo dello Stato. Da allora condusse una politica aggressiva ed espansionista, tesa a garantire la supremazia irachena sull'area del golfo Persico. Confrontatosi, senza ottenere alcun vantaggio, con l'Iran in una lunga e sanguinosa guerra (1980-88), nel 1990 invase l'emirato del Kuwait, suscitando la reazione della comunità internazionale, intervenuta militarmente, su mandato dell'ONU, con una forza multinazionale a guida statunitense (prima guerra del Golfo, 1991). Nonostante la pesante sconfitta subita sul campo, l'opposizione interna degli sciiti e il permanere di una forte pressione della diplomazia internazionale, Saddam Hussein riuscì a conservare il potere per un altro decennio ancora, finché non fu rovesciato dell'intervento militare promosso dagli anglo-americani nel marzo 2003 (seconda guerra del Golfo). Il 14 dicembre dello stesso anno fu scovato e catturato nella sua città natale di Tikrit, venendo in seguito processato per crimini contro l'umanità. Condannato a morte, fu giustiziato per impiccagione alla fine del 2006.

Saddam Hussein

Ritratto del dittatore iracheno Saddam Hussein

IRAQ POPULATION: 40,194,216

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