Geografia Territorio Storia Economia del Lazio

 

 

    

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Geografia Territorio Storia Economia del Lazio

PRESENTAZIONE - IL TERRITORIO - L'ARCIPELAGO PONZIANO - PARCHI NAZIONALI E REGIONALI - Parco Nazionale del Circeo - Parco naturale regionale dei Monti Lucretili - Parco suburbano regionale dei Castelli Romani - Parco regionale di Veio - L'ECONOMIA

CENNI STORICI - L'alba della civiltà latina - La romanizzazione del Lazio - Ascesa e declino della Roma repubblicana - Roma e il Lazio in età imperiale - Il Medioevo e l'inizio dello Stato della Chiesa - Tre secoli tra splendore e tenebre - Declino e fine dello Stato della Chiesa - Roma e il Lazio nell'Italia unita - IL PERCORSO ARTISTICO E CULTURALE - Dagli Etruschi alla Roma repubblicana - L'età imperiale - L'Alto Medioevo - Cosa cambia nel Medioevo maturo - Il Quattrocento e il mecenatismo papale - Roma crocevia delle arti - La ripresa dell'arte dopo il Sacco di Roma - La controriforma e la crisi del Manierismo - La svolta caravaggesca e il Classicismo di Carracci - L'apoteosi del Barocco - Dal Barocco al barrocchetto - Neoclassicismo e Purismo a Roma - Roma capitale d'Italia

LE CITTÀ - Roma - Il cuore dell'antica Roma - I palazzi imperiali - I Fori Imperiali - Monumenti celebrativi - Edifici di divertimento e svago - I mausolei - I ponti sul Tevere - Sublicio - Milvio - Fabricio - Agrippa - Aurelio - Sisto - Cestio - Aelius = Sant'Angelo

LE CITTÀ - Roma - L'arte nell'Alto Medioevo - Il Rinascimento e il mecenatismo papale - Rigorismo controriformista e splendore barocco - San Giovanni in Laterano - S. Pietro in Vaticano

LE CITTÀ - Roma - Cappella Sistina - I palazzi delle istituzioni - Dal barocchetto al neoclassicismo - L'età post-unitaria - La Roma neo-imperiale del ventennio - I musei di Roma - Musei Capitolini - Museo Nazionale Romano - Galleria Nazionale d'Arte antica - Galleria Doria Pamphilj

LE CITTÀ - Roma - I musei di Roma - Museo e Galleria Borghese - Galleria nazionale d'Arte moderna - Musei Vaticani - I primi secoli del cristianesimo - Luoghi d'interesse (di Roma antica) - Ara pacis - Pantheon - Viterbo - Latina - Rieti

Luoghi d'interesse (di Roma antica) - Frosinone - PICCOLO LESSICO - Anfiteatro - Arco di Trionfo - Basilica - Bestiario - Bonifica - Bucranio - Catacomba - Ciborio - Ciociaria - Circo - Cosmatesco - Cupola - Esedra - Fòrnice - Foro - Grottesca - Mausoleo - Metropoli - Mitrèo - Ninfeo - Peristilio - Pronao - Sacello - Terme - Triclinio - Viridarium - PERSONAGGI CELEBRI - Gioacchino Belli - Severino Boezio - Cicerone - Aldo Manuzio - Alberto Moravia - Ettore Petrolini - Roberto Rossellini - Tommaso d'Aquino - Trilussa - CENTRI MINORI - Alatri - Amatrice - Anagni - Bagnoregio - Bolsena - Bomarzo - Bracciano - Cassino - Civitavecchia - Ferentino - Fiuggi - Fiumicino - Formia - Frascati

CENTRI MINORI - Gaeta - Marino - Montefiascone - Ostia - Palestrina - Sperlonga - Subiaco - Terracina - Tivoli - Tuscania - Velletri

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GEOGRAFIA - ITALIA - LAZIO

PRESENTAZIONE

La regione laziale presenta caratteristiche geo-morfologiche piuttosto complesse che ne fanno una entità più amministrativa che geografica. L'antico nome Latium, documentato dal VI secolo a.C., designava solo l'area compresa tra l'ultimo tratto del Tevere, il promontorio del Circeo, le pendici degli Appennini e il corso del fiume Sacco. A questa zona - detta Latium vetus - si aggiunse il Latium adjectum, cioè il territorio via via conquistato dai romani verso Sud-Est. L'attuale Lazio appare così costituito piuttosto da una successione irregolare di subregioni, che rendono la regione una realtà ricchissima di paesaggi diversi, che vanno dalle cime appenniniche alla fascia pianeggiante costiera, alle numerose formazioni collinari. Anche i confini con le regioni vicine prescindono quasi del tutto da elementi naturali. Ad occidente il Lazio è delimitato dal Mar Tirreno, a Nord dalla Toscana, dall'Umbria e, per breve tratto, dalle Marche, a Est dall'Abruzzo e dal Molise; il confine meridionale con la Campania è segnato dal corso del fiume Garigliano.
La posizione centrale del Lazio rispetto all'Italia rende la regione un ideale anello di congiunzione tra Centro e Sud della penisola, funzione sottolineata anche dalla continuità culturale e geomorfologica con Toscana e Umbria a Nord e con il settentrione campano a Sud. Inoltre, pur essendo una regione tirrenica, i suoi confini orientali, con le Marche e l'Abruzzo, distano meno di 50 km dalla costa adriatica. Basterebbero queste considerazioni per sottolineare l'importanza della regione, ma va ovviamente ricordato che al suo interno sorge la capitale italiana - nonché capoluogo di regione -, che ha accentrato su di sé la maggior parte delle dotazioni e dei servizi lasciandone relativamente sguarniti gli altri capoluoghi di provincia. Essi sono Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti.

La superficie del Lazio è di 17.207 kmq, su cui vive una popolazione di 5.255.028 abitanti. Con una densità è di 305 abitanti per kmq, il Lazio si pone al terzo posto tra le regioni italiane dopo la Campania e la Lombardia; ma la situazione demografica è fortemente condizionata dalla presenza di Roma, che esercita una notevole forza d'attrazione concentrando nel proprio territorio comunale la metà dell'intera popolazione laziale. Tuttavia la crescita vertiginosa che aveva caratterizzato l'agglomerazione romana ha subito alla fine del XX secolo un'inversione di tendenza. I flussi migratori sono consistenti, ma anche difficilmente determinabili; varie aree del Lazio, in effetti, hanno visto affluire dagli anni Novanta del XX secolo molti immigrati da paesi extracomunitari. Comunque è possibile stimare almeno l'apporto demografico migratorio ufficiale, che corrisponde al 4,7% della popolazione residente.

Cartina del Lazio

 

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IL TERRITORIO

La zona montuosa del Lazio si estende all'interno della regione. Partendo da Nord, si incontrano tre ben definiti gruppi montuosi di origine vulcanica: i Monti Volsini, Cimini e Sabatini. Qui molti degli antichi crateri sono occupati da laghi dalla caratteristica forma circolare, come il Lago di Bolsena, di Bracciano e di Vico. I due principali laghi della regione (Bolsena e Bracciano) sono caratterizzati da alti tassi di inquinamento idrico. I rilievi maggiori sono nel reatino, con i Monti Sabini e i Monti Reatini (il monte più elevato è il Terminillo, 2.213 m). Tra questi due gruppi montuosi si apre l'ampia conca di Rieti, alla quale succedono verso l'interno le altre conche di Leonessa e di Amatrice e, verso Sud-Est, l'aperta valle del fiume Salto. Vulcanici sono anche i Colli Albani (o Laziali), a Sud di Roma, dove i laghi di Albano e di Nemi occupano le caldere formatesi in due apparati vulcanici spenti. Procedendo ancora verso Sud si incontrano i rilievi calcarei dei Monti Simbruini, Ernici, della Meta e le Mainarde, che fanno parte dell'Appennino abruzzese, e i rilievi antiappenninici, anch'essi di natura calcarea, dei Monti Lepini, Ausoni e Aurunci, separati dall'Appennino vero e proprio dall'ampia vallata percorsa dai fiumi Sacco e Liri. La montagna appenninica è caratterizzata da un elevato il grado di sismicità.

Le pianure laziali sono costituite, procedendo da Nord a Sud, dalla fascia costiera denominata Maremma Laziale, interrotta all'altezza di Civitavecchia dai Monti della Tolfa (massiccio calcareo-argilloso con antichi apparati vulcanici ormai erosi), dall'Agro Romano e dall'Agro Pontino, un tempo paludosi e malarici e ora bonificati, dalla piana di Fondi e dalla pianura costiera tra Gaeta e il basso corso del Gangliano. Alla Maremma Laziale si allaccia verso Sud-Est la Campagna Romana, vasta zona debolmente ondulata o pianeggiante attraversata dal Tevere. Se si risale la valle del Tevere dalla Campagna Romana, si trapassa nella regione di colline arenacee e marnose della Sabina.

Le coste laziali sono in genere basse e sabbiose, ad eccezione di alcuni promontori, costituiti da rilievi isolati un tempo insulari (Monte Circeo) o dall'estremità di dorsali montuose o dal delta stesso del Tevere.

Neppure dal punto di vista idrografico il Lazio presenta un'unità regionale. Il territorio regionale, per la sua morfologia, presenta in alcune zone montane rischi idrogeologici (frane, alluvioni) soprattutto a causa del carattere torrentizio di alcuni corsi d'acqua. Il Tevere, maggior fiume della regione e dell'Italia peninsulare, ha una lunghezza complessiva di 405 km e scorre nel Lazio per 205 km. Solca la regione con una serie di meandri che passano, tra l'altro, in mezzo ai sette colli sui quali sorge Roma; sfocia nel Tirreno a metà circa tra Fiumicino ed il Lido di Roma, dove si divide in due bracci, quello di Fiumara e quello di Fiumicino, che insieme formano un delta. In prossimità del mare il Tevere percorre terreni particolarmente friabili trascinando materiali che gli danno una colorazione giallo-sporco, da cui deriva la denominazione biondo Tevere.

 

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Il progressivo avanzamento del delta del fiume ha provocato nel corso dei secoli il fenomeno dell'interramento, che è stato causa tra l'altro della chiusura dei traffici di Ostia, antico porto di Roma. Nel corso dei secoli - con inizio dal 414 a.C., data del primo grave straripamento storicamente certo -, il Tevere ha provocato una trentina di inondazioni catastrofiche. Il pericolo costituito dalle acque è stato attenuato, soprattutto per Roma, a partire dal 1870, quando sono state compiute poderose opere di arginamento. Oggi ampie sezioni del fiume presentano alti tassi di inquinamento idrico.

Tra gli affluenti del Tevere vi sono l'Aniene e il Velino (con i suoi affluenti Salto e Turano). L'Aniene nasce dai Monti Simbruini, scorre interamente in territorio laziale e sfocia nel Tevere subito a Nord di Roma. Un andamento simile a quello del Tevere presentano il Sacco e il Liri, il cui corso si sviluppa entro solchi vallivi alternativamente longitudinali e trasversali. Altro fiume importante è il Garigliano, formato dall'unione (che avviene in Ciociaria) del Liri e del Gari; ha una lunghezza di 158 km e sfocia nel golfo di Gaeta. Altri fiumi minori infine, quali la Flora, la Marta e l'Arrone, scendono direttamente al mare con un corso relativamente breve. La regione tributa interamente al mar Tirreno, se si eccettua la conca di Amatrice, attraversata dal fiume Tronto che scende al mare Adriatico.

Al Lazio appartiene l'arcipelago delle Ponziane (o Pontine). Le isole principali sono Ponza (35 km dal promontorio del Circeo) e la più lontana Ventotene.

L'ARCIPELAGO PONZIANO

Compreso nella provincia di Latina, l'unico arcipelago laziale (11,4 kmq di superficie complessiva) è costituito da due gruppi di isole di origine vulcanica: quello occidentale comprende Ponza, Gavi, Zannone e Palmarola; quello orientale Ventotene e Santo Stefano.
Le Isole Ponziane (o Pontine) furono abitate fin dal Neolitico e, dall'inizio del IV secolo a.C., dai romani; in età imperiale furono luogo di villeggiatura, ma vennero anche utilizzate da Tiberio, Caligola, Nerone e Domiziano per esiliarvi membri sgraditi della famiglia imperiale. Occupate nel VI secolo dai bizantini e nell'831 dai saraceni, nel X secolo le isole furono cedute ai monaci benedettini dai signori di Gaeta - Zannone prima e Palmarola poi - affinché vi edificassero dei conventi (un monastero di quell'ordine era già a Ponza). Nelle acque dell'arcipelago furono sconfitti Federico II e Alfonso I nel 1435; devastate dal famoso pirata Barbarossa nel 1533, le isole furono da quel momento abbandonate anche dai monaci e rimasero pressoché disabitate. A metà Settecento Carlo III ricongiunse l'arcipelago al Regno di Napoli e concesse facilitazioni ai frati cappuccini che vi fondarono un ospizio. Il re di Napoli Ferdinando IV istituì carceri a Ventotene e a Santo Stefano: il 26 giugno 1857, Carlo Pisacane e altri 26 patrioti ne liberarono i detenuti.

Ponza è l'isola maggiore (superficie 7 kmq) e più popolata (3.110 ab.). Di forma allungata e stretta, misura otto chilometri di lunghezza e ha una larghezza massima di 1800 metri. Culmina nel Monte Guardia (280 m), massima elevazione dell'arcipelago. L'azione del mare sulla friabile roccia lavica delle coste ha causato suggestivi fenomeni erosivi, ma ha anche reso problematica la conservazione di tracce degli antichi insediamenti; tuttavia, alla bocca del porto di Ponza esistono ancora alcune vasche romane adibite all'itticoltura. L'abitato si è formato attorno al porto turistico, sulla costa orientale dell'isola. La principale spiaggia dell'isola è Chiaia di Luna, raggiungibile attraverso una suggestiva galleria romana scavata nel tufo.

Coste ripide ma poco frastagliate caratterizzano Zannone, l'unica isola dell'arcipelago non formata prevalentemente da pietra lavica. Abbandonata per mancanza d'acqua dolce, conserva le rovine dell'antico convento benedettino. Dal 1981 Zannone è stata inclusa nel Parco nazionale del Circeo; oggi vi è stato introdotto il muflone.

 

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Palmarola, l'antica Palmaria (2,5 km di lunghezza; Monte Guarniere, di 253 m), è coltivata a vite, quasi priva di alberi d'alto fusto e abitata solo stagionalmente. Particolarmente suggestivi i tre grandi scogli detti "faraglioni del Mezzogiorno", i cui ricchi fondali attraggono numerosi subacquei.

Ventotene è la seconda isola dell'arcipelago per estensione (kmq 1,3, 633 ab.), è lunga 1,75 chilometri e ha una larghezza massima di 800 metri. Risorsa principale dell'isola è il turismo, cui si affiancano la pesca e la coltura della vite. Un piccolo Museo Archeologico conserva reperti provenienti da relitti e da terra. Diffusi i fichi d'india, mentre sono rari gli alberi ad alto fusto essendo l'isola battuta da venti dai quali, pare, derivi il nome. In epoca romana fu probabilmente sede di un'unica grande villa imperiale, i cui resti sono visibili nell'estremità settentrionale. Devastata dai saraceni, rimase per lungo tempo disabitata: nel Settecento la ripopolarono pescatori e contadini provenienti da Ischia, e Ferdinando IV vi istituì un bagno penale, usato durante il fascismo per i prigionieri politici.

La più piccola isola dell'arcipelago è Santo Stefano. Quasi priva di vegetazione, fu sede del carcere istituito da Ferdinando IV alla fine del Settecento e chiuso soltanto nel 1965. Ventotene e Santo Stefano costituiscono dal 1997 un'Area marina protetta, volta alla salvaguardia di uno degli ambienti acquei e subacquei più preziosi d'Italia.

PARCHI NAZIONALI E REGIONALI

Il Lazio ha il 12,5% di superficie protetta, organizzata in una fitta rete di parchi, riserve e aree protette, molte delle quali istituite sul finire degli anni Novanta del secolo scorso al fine di proteggere il patrimonio ambientale della regione. A rendere unico ed ancora più affascinante questo patrimonio è l'inestricabile connubio tra le bellezze naturali e le testimonianze storiche ed archeologiche delle antiche civiltà latine. Numerosi sono infatti i siti archeologici di rilevanza internazionale; è il caso del Parco suburbano regionale dell'Appia Antica che si snoda per 17 km lungo la regina viarum, del Parco naturale regionale dell'Inviolata, dove si possono osservare resti di mausolei e di ville di epoca romana, o di due gioielli etruschi come il Parco naturale regionale di Veio, che occupa l'area dove sorgeva l'antica città rivale di Roma (con la possibilità di osservarne interessanti strutture), e la Riserva regionale di Tuscania che comprende, oltre al borgo medievale, varie necropoli.

L'unico parco nazionale interamente compreso entro i confini regionali è il Parco Nazionale del Circeo, che tutela un'importantissima zona litoranea cui si è aggiunta anche l'isola di Zannone. Lo storico Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (V. Abruzzo) e il recente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (V. Abruzzo) interessano solo in piccola parte il territorio laziale. Una sezione del Parco nazionale d'Abruzzo è compresa nell'alto Frusinate, mentre uno spicchio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga si trova invece nel Reatino.

Ben 11 sono i Parchi Regionali del Lazio: Monti Aurunci, Monti Simbruini, Gianola e Monte di Scauri, Monti Lucretili, Appia Antica, Castelli Romani, Parco di Bracciano - Martignano, Inviolata, Veio, Antichissima Città di Sutri, Marturanum.

 

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Vi sono inoltre dieci Riserve Naturali Statali (Foresta demaniale del Circeo, Isole di Ventotene e Santo Stefano, Lestra della Coscia, Pantani dell'Inferno, Piscina della Gattuccia, Piscina delle Bagnature, Rovine di Circe, Litorale romano, Tenuta di Castelporziano, Salina di Tarquinia) e le numerose Riserve Naturali Regionali (Antichissime Città di Fregellae e Fabriateria Nova e Lago di San Giovanni Incarico; Lago di Canterno; Lago di Posta Fibreno; Laghi Lungo e Ripasottile; Montagne della Duchessa; Monte Navegna e Monte Cervia; Lago di Vico; Monte Casoli di Bomarzo; Monte Rufeno; Selva del Lamone; Tuscania). Inoltre, per tutelare il patrimonio senza eguali dell'ambito comunale romano, nel 1997 è stato adottato il Piano delle Certezze, grazie al quale il 64% del territorio comunale è oggi sottoposto ad un regime di salvaguardia ambientale. Insieme al Piano è stato istituito l'ente RomaNatura, che gestisce il sistema delle zone protette situate interamente entro il Comune di Roma. Il sistema comprende: nove Riserve Naturali costituite in gran parte da zone boschive e tratti di valli fluviali, come quella dell'Aniene e dell'Acquafredda; due Parchi Regionali precedenti all'istituzione di RomaNatura (Parco regionale urbano di Aguzzano e Parco regionale urbano del Pineto); due Monumenti Naturali (Monumento Naturale Quarto degli Ebrei e Tenuta di Mazzalupetto e Monumento Naturale di Galeria Antica); l'Area Marina delle Secche di Tor Paterno.

Altre zone laziali di particolare pregio - oltre venti - sono classificate come Aree Protette; a queste si aggiungono l'Area Marina Protetta delle Isole di Ventotene e Santo Stefano. Nelle aree lacustri della regione sono preservate alcune Zone Umide: Lago di Nazzano, Lago dei Monaci e territori limitrofi, Lago di Caprolace, Lago di Fogliano e territori limitrofi, Lago di Sabaudia e territori limitrofi.

Parco Nazionale del Circeo

Istituito già nel 1934, il Parco è stato inserito dall'Unesco nella ristretta lista MAB, Man and biosphere, cioè luogo della biosfera dove l'uomo vive in equilibrio con la natura; il toponimo che identifica il parco si rifà al mito di Circe, la maga incontrata da Ulisse durante il suo avventuroso viaggio di ritorno a Itaca, narrato da Omero nell'Odissea. Grazie all'istituzione del Parco del Circeo venne evitato il totale disboscamento dell'antica "Selva di Terracina", conseguente ai radicali interventi di prosciugamento ed appoderamento della bonifica delle paludi pontine, voluta dal fascismo e attuata dall'Opera nazionale Combattenti fra il 1926 e il 1935.
Il Parco del Circeo tutela un ricco insieme di biomi (associazioni di piante ed animali coesistenti, determinata ed influenzata da fattori ambientali), con una conseguente estrema ricchezza di specie, oggi definita come biodiversità. I 8.500 ettari del Parco si estendono lungo la costa tirrenica del Lazio meridionale, interamente in provincia di Latina e nell'ambito dei territori comunali di Latina, Sabaudia, San Felice Circeo e, per la parte insulare dell'Isola di Zannone, Ponza. Il punto più alto del Parco è il Monte Circeo, che si eleva fino ai 541 metri.

Il Parco è un mosaico di ambienti diversi: il promontorio calcareo che lo costituisce si allunga a Nord-Est in una fascia litoranea con dune, laghi costieri, aree paludose e spiagge. Sia per la dislocazione geografica coincidente con le principali rotte migratorie, sia per l'estrema varietà di habitat integri che offre, il Parco del Circeo ha nell'avifauna la principale e più rilevante componente faunistica, con circa 25 specie diverse di uccelli: in particolare si evidenziano le numerosissime presenze di folaghe e cormorani e le presenze di specie rare come il falco pellegrino, il falco pescatore, l'aquila di mare, la gru, il fenicottero. Minore è la ricchezza, con circa 20 specie, dei mammiferi. Particolarmente interessanti, inoltre, sono le presenze di numerosissimi insetti, rettili (cervone, natrice, biacco, orbettino, vipera comune, testuggine d'acqua, testuggine greca), anfibi (rospo, rana, tritone) e pesci (nei laghi cefalo, anguilla, spigola, orata, sarago, sogliola - nei canali carpa, tinca, gambusia, persico sole).

Il versante Nord del promontorio è ammantato da una lussureggiante foresta di leccio con abbondante presenza di corbezzolo. Sul lato meridionale spiccano invece le presenze del ginepro fenicio, con il suo contorto portamento dovuto al vento marino, e la palma nana, l'unica palma originaria dell'Europa.

 

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A Nord di Sabaudia si può ancora esplorare un relitto dell'antica foresta che copriva questo tratto di pianura, dove predominano le varie specie quercine, dal cerro alla farnia, dal leccio alla sughera, che ricoprono un ricco sottobosco con abbondanza di edera e di ricche fioriture di ciclamino; la foresta ospita molti mammiferi, tra cui la volpe, il cinghiale, il daino, il capriolo, il tasso e la donnola, la lepre, la puzzola, il toporagno, e uccelli come il falco pecchiaiolo, la poiana, lo sparviero, il cuculo, il gufo, la civetta, l'allocco, il barbagianni e molti altri.

Nelle Dune, ambiente di grande interesse naturalistico, il consolidamento del substrato sabbioso contro l'erosione è opera di numerosissime specie vegetali tra cui spiccano il ginepro coccolone, massima espressione vegetazionale della duna, ed il giglio marino, capace di dare splendide e durature fioriture estive nonostante le proibitive temperature che si raggiungono. Tale vegetazione fornisce riparo a conigli selvatici, volpi, donnole, tassi, istrici nonché a uccelli come la ghiandaia marina, l'upupa, il pigliamosche, la capinera, il rigogolo, la beccaccia di mare ed altri.

Nelle Zone Umide del Parco, accanto ad alcune specie alofile e palustri che circondano le sponde dei laghi e delle aree impaludate, le ampie distese a pascolo sono caratterizzate dalla presenza dei caratteristici ciuffi del giunco. La zona umida ospita quattro laghi salmastri, frequentati da specie di uccelli come il cavaliere d'Italia, la cicogna bianca, l'airone cenerino e l'airone rosso, il falco pescatore, il falco di palude e il falco cuculo.

La fascia costiera, rocciosa e sabbiosa, è un ambiente marittimo nel complesso ancora integro, minacciato però dallo sviluppo edilizio e turistico e al contempo valorizzato da iniziative quali quella del Parco letterario Omero, che fa capo a Villa Fogliano, sul lago omonimo.

Fanno parte del Parco del Circeo anche la Riserva marina dalle isole di Ventotene e di Santo Stefano, che tutela un ambiente acqueo e subacqueo di grande preziosità, e l'Isola di Zannone, nell'arcipelago delle Pontine. Qui, tra le specie mediterranee tipiche della macchia che conferiscono al paesaggio dell'isola un aspetto lussureggiante con intense fioriture multicolori, spiccano le presenze di alcuni endemismi e di un esemplare di quercia castagnata, unica specie caducifoglia dell'isola. Oltre a numerosi uccelli migratori comuni agli altri ambienti, nell'Isola di Zannone troviamo il falco di palude ed il falco pellegrino, alcuni importanti endemismi tra cui lucertole, lepidotteri ragni ed ortotteri ed un mammifero, il muflone, introdotto sull'isola intorno agli anni Venti del Novecento.

 

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Ma il Parco presenta anche importanti siti preistorici ed archeologici, testimonianza della presenza dell'uomo al Circeo sin da epoche remote. Nelle numerose grotte e nei ripari naturali del promontorio sono stati trovati importantissimi reperti tra i quali, nel 1939, il cranio dell'uomo di Neanderthal. I reperti archeologici, invece, sono in buona parte riferibili all'epoca romana, sia imperiale che repubblicana, quando la notevole capacità tecnica dell'epoca consentì la realizzazione di opere di raffinata ingegneria residenziale ed idraulica, come il porto canale di Torre Paola o il complesso termale-residenziale della Villa di Domiziano, giunte sino ai nostri giorni. Dal complesso della Villa di Domiziano provengono opere d'arte esposte in vari musei, come l'Apollo di Kessel ed il Fauno con flauto traverso, che ornavano gli ambienti residenziali e termali dell'insediamento imperiale.

Parco naturale regionale dei Monti Simbruini

Il più vasto parco dell'Appennino laziale, quasi 30.000 ettari, è il Parco dei Monti Simbruini. Istituito nel 1983, è compreso nelle province di Frosinone e Roma, e in sette comuni, tutti con una consistenza demografica piuttosto scarsa. Oltre alla ricchezza di ambienti naturali e di specie faunistiche, il Parco vanta emergenze storico-culturali quali gli antichi santuari benedettini e la vicina Villa di Nerone, sui ripidi versanti prospicienti il corso dell'Aniene.

Poderosa catena montuosa costituita da rocce calcaree e dolomitiche, i Simbruini culminano nei Monti Autore (1853 m), Tarino (1961 m), Cotento (2014 m) e Viglio (2156 m), quest'ultimo ai confini con l'Abruzzo. Il Parco è ricco di tipici fenomeni carsici (inghiottitoi, campi solcati, doline), che favoriscono l'infiltrazione di abbondanti quantità di acqua, e di interessantissime grotte, quali il pozzo del Gelo, la grotta dell'Inferniglio, la grotta del Simbrivio, la grotta del Pertuso. L'acqua è sicuramente la protagonista dei Monti Simbruini: il loro stesso nome, derivante dal latino sub imbribus ("sotto le piogge"), la dice lunga sulle condizioni climatiche dell'area. Ed infatti l'alta Valle dell'Aniene è sempre stata una zona donatrice di acqua, e già gli antichi romani a varie riprese prelevarono l'acqua per mezzo degli imponenti acquedotti Marcio, Claudio e Anio Novus. Le abbondantissime piogge e le nevi, unitamente all'ambiente carsico, hanno creato le condizioni per un sistema di sorgenti pedemontane da cui tutt'oggi viene prelevata acqua potabile utilizzata per dissetare parte dell'area urbana di Roma, quella dei Colli Albani e di molti comuni ubicati nell'alta valle del Sacco.

 

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Circa 22.000 ettari del comprensorio dei Simbruini sono coperti dai boschi. La copertura boschiva è, in sostanza, quella tipica dell'Appennino laziale-abruzzese: alle quote medio-basse prevale il bosco misto di roverella, carpino, cerro (nei siti più umidi), ma ci sono due vaste zone che presentano un'importante particolarità, vale a dire un'estesa popolazione di leccio, che si spinge a quasi 1200 metri di quota. La formazione vegetale dominante è però la faggeta, che interessa una fascia altitudinale compresa tra i 900 e i 1500-1900 m. Il faggio caratterizza e domina gli ambienti montani dell'Appennino, mostrandosi in tutta la sua potenzialità di forme. Più in alto si afferma una flora tipica dell'alta montagna, comprendente primule, crochi, soldanelle, genziane, carline, sassifraghe e tante altre specie, tra cui il ribes alpino e un interessante endemismo centro-appenninico, il semprevivo italico. Caso più unico che raro, poi, la presenza di diverse specie di orchidee selvatiche.

Per quanto riguarda la fauna, la specie forse più rappresentativa è il lupo. Questa rara specie (le ultime stime parlano di 150-200 esemplari per l'intero territorio italiano) ha scelto le zone più inaccessibili del Parco, caratterizzate da fittissimi boschi di faggio posti tra gli 800 ed i 1600 m come aree di rifugio, frequentando invece, per la ricerca del cibo (costituito soprattutto da bestiame e da rifiuti reperiti negli immondezzai), le zone aperte e meno fittamente boscate delle quote inferiori. Predatore ai massimi livelli della catena alimentare e quindi ottimo indicatore della qualità ecologica degli ambienti, il lupo ha visto in quest'area, come in tutto il territorio nazionale, un rapido declino a causa della forte pressione esercitata sulle sue popolazioni da parte dell'uomo. La distruzione dei boschi, la scomparsa dei grandi ungulati, sue prede naturali, ed il bracconaggio sono tra le minacce alla conservazione della specie.

Anche l'orso marsicano, presente nei vicini Monti Ernici, è stato segnalato in quest'area. Specie protetta da leggi nazionali e regionali ed inclusa nella Convenzione di Berna, l'orso sopravvive oggi principalmente nell'area del Parco Nazionale d'Abruzzo. La conservazione degli habitat adatti alla specie potrebbe offrire, nel territorio dei Monti Simbruini, un'ulteriore possibilità di espansione della specie nell'Appennino laziale.

Per quanto riguarda l'avifauna, rapaci legati agli ambienti forestali sono: lo sparviere, il rarissimo astore, la poiana, il gufo comune e l'allocco. Di notevole interesse è la presenza nelle foreste più mature del picchio dorsobianco, specie molto rara e localizzata in Italia. Gli ambienti montani privi di vegetazione arborea sono frequentati dalla splendida coturnice, mentre sulle inaccessibili pareti rocciose nidificano il falco pellegrino e l'aquila reale, specie rara e vulnerabile (in tutto il Lazio sono risultano presenti solo sei coppie). Oltre ai rapaci, altre specie di uccelli frequentano gli ambienti rupestri: il gracchio corallino, la rondine montana e il picchio muraiolo, tutte specie piuttosto rare nel Lazio. Lungo le sponde ricche di vegetazione dei corsi d'acqua nidificano il merlo acquaiolo, presente presso le sorgenti e i tratti alti dei corsi d'acqua, e il martin pescatore, che troviamo invece nei tratti medi. La loro presenza testimonia i bassi livelli di inquinamento delle acque e mette in risalto la presenza di ambienti ancora ben conservati.

Le acque del fiume Aniene ospitano il sempre più raro gambero di fiume, crostaceo molto sensibile all'inquinamento e attualmente in diminuzione in Italia, la trota fario e il barbo. Tra gli anfibi si segnalano specie sempre più rare nel Lazio; in particolare l'ululone dal ventre giallo, la salamandra gialla e nera e la salamandrina dagli occhiali, endemismo appenninico, diffuse soprattutto nelle faggete del piano montano, il tritone punteggiato e il tritone crestato, rinvenibili in pozze, fontanili e corsi d'acqua lenti.

 

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Parco naturale regionale dei Monti Lucretili

Istituito nel 1989, il Parco ha una superficie di 18.204 ettari, compresi nella provincia di Roma. Rappresenta l'estrema propaggine meridionale dei Monti Sabini, delimitata ad Est dalla Campagna Romana, a Sud e ad Est dalla Valle dell'Aniene.

Il gruppo dei Monti Lucretili è costituito in massima parte da formazioni sedimentarie di origine e di ambiente marino depositatesi a partire da circa 200 milioni di anni fa nell'antico oceano mesozoico, Tetide. L'orografia dell'area rispetta l'allineamento appenninico generale con asse Nord-Sud e rappresenta sostanzialmente un territorio costituito da tre corrugamenti montuosi principali separati in modo più o meno netto da sistemi di faglie su cui si sono impostate incisioni torrentizie.

Il paesaggio è di tipo spiccatamente pre-appenninico, ricco anche di memorie storiche e archeologiche che si intrecciano ai valori naturalistici. L'attuale assetto della vegetazione dei Monti Lucretili, già frequentati dal poeta latino Orazio, ha origine da una altalenante successione di eventi prodotti da un'azione antropica determinante per il mutamento degli aspetti originari. Nonostante ciò, nei suoi molteplici ambienti l'area protetta conserva elementi di estremo interesse. Essa alterna gli oliveti e i frutteti delle quote più basse alla vegetazione mediterranea - tra cui spicca lo storace o "mella bianca", simbolo del Parco - fino ai castagni, ai lecci e ai faggi. La flora comprende anche una sessantina di specie di orchidee selvatiche. Come il paesaggio vegetale anche il popolamento faunistico ha risentito in modo sostanziale dell'azione dell'uomo operata sia attraverso l'attività venatoria sia con attività di trasformazione millenarie dell'ambiente. Tuttavia tra le specie presenti nel Parco si segnalano il lupo e il gatto selvatico.

Parco suburbano regionale dei Castelli Romani

Istituito nel 1984, il Parco comprende 12.000 ettari di una zona, quella dei colli Albani, densamente antropizzata, ma che pure offre ancora ambienti naturali e storico-archeologici di grande pregio. Tutti compresi nella Provincia di Roma sono i 15 comuni del Parco, alcuni dei quali - Frascati, Marino, Castelgandolfo, Albano, Nemi, Ariccia, Genzano, Velletri - vantano storia e tradizioni antiche ed illustri. La pubblica tutela non è bastata, purtroppo, ad evitare episodi di speculazione edilizia che hanno recato danni gravi all'area.

I colli Albani costituiscono i resti di un grandioso edificio vulcanico noto come Vulcano Laziale per la sua posizione centrale nell'antico Latium. L'attività dell'antico vulcano pleistocenico, iniziata attorno a 700.000 anni fa, fu l'ultima ad esaurirsi in tutta la regione. Grazie al fertile suolo vulcanico e al clima alquanto umido si svilupparono grandi foreste di faggio che sino al XVIII secolo coprivano gran parte del rilievo assieme a boschi misti e cerrete. Oggi permangono, a testimonianza delle foreste originarie in gran parte sostituite da castagneti, elementi arborei o arbustivi sparsi tra i castagni. Tra essi l'agrifoglio, la dafne laureola, il tiglio, il nocciolo, l'acero campestre, il carpino nero, la vitalba, nonché un popolamento di faggio presso Monte Cavo. Nei versanti meridionali sono presenti specie di clima più caldo e asciutto come la roverella ed il leccio.

La fauna del parco ha risentito fortemente dell'eccessiva pressione venatoria e delle trasformazioni ambientali operate dall'uomo. Tra i mammiferi sono segnalati l'istrice, il tasso, lo scoiattolo, il moscardino e l'arvicola di Savi. Gli uccelli rapaci comprendono la poiana, lo smeriglio e lo sparviero. Numerosi i rapaci notturni così come le specie avicole acquatiche che frequentano le sponde dei laghi di Nemi e Albano; tra queste ultime il germano reale, l'airone cenerino, il fischione, la folaga, la marzaiola, il tuffetto e lo svasso maggiore. Tra gli uccelli silvani il picchio verde, il picchio rosso maggiore, l'upupa e le cince. L'erpetofauna annovera la sempre più rara testuggine di Hermann, l'orbettino e la salamandrina dagli occhiali.

Un notevole punto di interesse storico-archeologico è l'area dell'antica città di Tuscolo, la cui rocca sorgeva ad un'altezza di 675 m. Leggendaria è la fondazione della città, attribuita sia ai Pelasgi, mitico popolo venuto dal mare, sia a Telegono figlio di Ulisse e Circe. Le prime tracce sicure di frequentazione umana risalgono al XIV secolo a.C. Nel VII-VI secolo a.C., con l'espansione etrusca, il luogo fu sicuramente occupato per la sua posizione strategica; lo provano l'origine del suo nome e i legami con la dinastia dei Tarquini. La nascita di Roma e il conseguente tramonto politico della Lega latina, segnato anche dalle disfatte militari subite al lago Regillo (496 a.C.) e al Monte Algido (431 a. C.), significarono per la città la perdita di una propria vita politica, anche se intorno al 380 a.C. ottenne la cittadinanza romana, prima delle città del Lazio. Il definitivo tracollo avvenne durante la guerra fra Mario e Silla: avendo parteggiato per il primo, la città fu duramente punita dal vincitore, restando solo un centro amministrativo e religioso relativo alle numerosissime ville che i patrizi romani costruirono nel suo territorio. Fra i nomi più illustri ricordiamo: Cicerone, Silla, Catone l'Uticense, Catullo, Tiberio, Nerone, Commodo.

 

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Oggi il più ragguardevole monumento visibile è il teatro romano, costruito nel I secolo a.C. in pietra vulcanica, sfruttando il naturale pendio del colle. Davanti ad esso si apriva una piazza porticata, forse il foro, in cui si sono rinvenute molte statue fra cui un ritratto di Giulio Cesare. L'aspetto attuale del monumento è dovuto al restauro ottocentesco. Nelle vicinanze è visibile un tratto delle mura urbane che segnano ancora in alcuni punti l'antico tracciato difensivo e da cui si dipartono alcune strade; addossata c'è la Cisterna Arcaica, mirabile esempio di costruzione in opera quadrata datata fra il IV ed il II sec. a.C., la cui peculiarità è di essere coperta da una pseudo cupola di forma ogivale. Fuori dalle antiche mura urbane si trovano i resti dell'anfiteatro del II secolo d.C., costruito, come quello di Albano, in parte in muratura e in parte addossato alle pendici del colle. Nelle vicinanze si incontra la cosiddetta "Strada dei sepolcri". Infatti lungo il tracciato si trovano i ruderi di alcune costruzioni funerarie, testimonianza tangibile dell'uso romano di seppellire i defunti lungo le strade che uscivano dai luoghi abitati. Sulla rocca, il punto più alto della città con i suoi 675 m, sorgeva l'acropoli romana adorna dei templi di Giove e dei Dioscuri: nel Medioevo vi si innalzava il Palazzo Baronale dei Conti di Tuscolo, la potente famiglia grazie alla quale dall'XI al XII secolo la città divenne uno dei centri fortificati più potenti della Campagna Romana.

Tassi nel loro habitat naturale

Parco regionale di Veio

Il Parco occupa un'area dell'attuale provincia di Roma che costituiva l'Agro Veienteiano, il territorio dominato dall'antica città etrusca di Veio. Insieme ai parchi dell'Appia Antica e dell'Aniene, Veio rappresenta uno dei cunei verdi che penetrano nell'area urbanizzata di Roma, dove si estende per circa la metà del suo sviluppo. Istituito nel 1997, il Parco coinvolge nei suoi 15.000 ettari, oltre Roma, altri otto comuni. L'intero territorio protetto è delimitato dalle vie consolari Cassia ad Ovest, Flaminia ad Est e dalla via Campagnanese a Nord. Il complesso di emergenze storiche e monumentali s'inserisce in un contesto naturalistico eccezionale e talora incontaminato.

Morfologicamente il comprensorio del Parco è costituito da altipiani in tufo utilizzati a coltivazioni agricole, da valloni a volte scoscesi, scavati da fossi che si immettono nel Tevere e da pendici ricoperte da folti boschi rimasti ancora allo stato naturale, tutti elementi caratteristici della struttura geomorfologica dell'Etruria meridionale. In relazione alla varietà dell'assetto geomorfologico del territorio, delle sue caratteristiche microclimatiche, nonché dalle vicende storiche che per secoli hanno influito sull'utilizzo agro-silvo-pastorale dei terreni, è possibile distinguere spazi naturali, seminaturali e spazi antropici prevalentemente agrari ed urbani. Negli spazi naturali e seminaturali sono presenti formazioni boschive a dominanza di querce caducifoglie ed arbustive a dominanza di biancospino, corniolo e rovo.

Il Parco rappresenta un'area di notevole valore anche da un punto di vista faunistico. Tra i mammiferi più interessanti presenti ricordiamo numerosi mustelidi quali la faina, la martora, la donnola ed il tasso; diffusa è la volpe mentre più raro risulta l'istrice. Numerosi i rapaci che nidificano nei costoni tufacei: il nibbio bruno, la poiana osservabile per lo più in zone aperte, lo sparviero in zone boscate, l'albanella minore che nidifica nelle zone erbose e coltivate; molto comune infine è il gheppio.

La città etrusca di Veio, che raggiunse il suo massimo splendore nel VI secolo a.C., era a capo di un territorio molto vasto che confinava con Cerveteri, con Capena e con Roma. Tale scomoda vicinanza decretò la fine di Veio nel 396 a.C., dopo un assedio che si dice lungo dieci anni, ad opera di Marco Furio Camillo. Tuttavia, ancora nel I secolo d.C. la città di Veio rappresentava nell'immaginario collettivo l'alter ego della città di Roma come testimonia l'esortazione affermatasi in occasione della costruzione della Domus Aurea di Nerone: "Roma sta diventando un palazzo: emigrate a Veio, cittadini".

I resti archeologici di Veio più importanti e conosciuti sono conservati all'interno dell'area del Portonaccio, dove nei primi decenni del Novecento è stato rinvenuto il complesso di culto che ha restituito il mirabile apparato di statue in terracotta tra le quali il celebre Apollo, ora conservato al Museo etrusco di Villa Giulia a Roma.

 

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Ma Veio non è solo il santuario del Portonaccio: numerose necropoli circondano l'abitato, famose tra l'altro per la presenza delle più antiche attestazioni di decorazione pittorica funeraria. In particolare, a Ovest della città di Veio si trova la località di "Riserva del Bagno": la necropoli, scoperta nel 1958, è formata da quattro tombe di una sola camera, scavate nella roccia, precedute da un lungo dromos (corridoio) scoperto. L'unica di esse dipinta è conosciuta come la tomba delle anatre, che ci ha restituito un'interessante attestazione di decorazione appartenente al VII secolo a.C. Le pareti di questa tomba sono dipinte in rosso nella metà inferiore ed in giallo in quella superiore. Tra la parte dipinta in rosso e quella dipinta in giallo vi è una fascia di cinque strisce orizzontali sopra le quali, nella parete di fronte all'ingresso, è dipinta una serie di cinque anatre dipinte alternativamente in rosso e giallo con particolari in nero.

Numerose sono anche le attestazioni della Veio romana. Ai confini della città si erge la Villa di Campetti; scavata negli anni Sessanta del XX secolo, essa ha restituito un ninfeo dal quale proviene il mosaico che decora il ninfeo di Villa Giulia. Incantevole è il percorso che, attraverso una delle direttrici stradali che si irradiavano dal centro della città, dove si trovava il Foro, porta al colombario romano di Porta Capena, una necropoli romana del III-I secolo a.C., scoperta nel 1817. La necropoli fu chiamata "colombario", o anche "spezieria", perché nelle pareti che costituivano la cinta della città etrusca furono scavati su tutti e due i lati, a destra ed a sinistra della porta, piccole nicchie per accogliere i cinerari, che richiamavano alla mente le cavità quadrangolari di una colombaia o di un armadio di farmacia.

 

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L'ECONOMIA

Per comprendere lo stato dell'economia laziale bisogna tenere presente quanto le tradizionali funzioni di capitale esercitate da Roma abbiano condizionato lo sviluppo della regione. La manifestazione più significativa di tale sviluppo è l'articolazione della rete viaria, in cui lo squilibrio a favore di Roma è evidentissimo. La struttura dell'economia laziale rimane sbilanciata anche nel rapporto di forze fra i diversi settori, tra i quali il terziario ha avuto una crescita abnorme. Lo squilibrio si è riflesso anche nella distribuzione della ricchezza, per cui il reddito pro capite di Roma è il più alto della regione, equiparabile a quello delle metropoli settentrionali. Le differenti dinamiche di crescita hanno così determinato una tripartizione della regione laziale: l'area metropolitana di Roma, l'Alto Lazio e Reatino, a più fitto reticolo insediativo e dalla tradizionale vocazione agricola, e il Basso Lazio, partecipe dell'industrializzazione promossa dalla Cassa del Mezzogiorno lungo l'asse Roma-Latina e nella valle del fiume Sacco, verso Frosinone.

Dal secondo dopoguerra, l'agricoltura laziale ha continuato a perdere addetti a un ritmo continuo. Oggi impiega solo il 3,3% della forza-lavoro regionale, partecipando alla formazione del reddito in misura ancora più esigua. Sebbene appaia in regresso ovunque, il settore primario conta tuttavia aziende modernamente organizzate concentrate soprattutto nella Maremma e nell'Agro Pontino, un'area particolarmente vocata a un'agricoltura razionale e orientata al mercato, favorita dalla presenza del grande mercato romano. Accanto alle coltivazioni di cereali e barbabietole da zucchero, si sono diffuse l'ortofrutticoltura (generalmente in serra), presente specialmente nelle province di Roma e Latina, le colture di olivo (Sabina) e nocciole. Produzione agricola di rilevante valore economico è quella vitivinicola: le colline vulcaniche dei Monti Volsini, nonché dei Colli Albani, sono coltivate a vigneti che danno celebri vini quali il Frascati, il Falerno di Formia e l'Est-Est-Est di Montefiascone. Degno di nota è tuttora l'allevamento, soprattutto ovino, che trova buoni terreni di pascolo nelle zone pianeggianti e sulle pendici dei monti. è anzi in atto una tendenza a reimpiegare per il pascolo aree interne collinari e montane, altrimenti inutilizzate, anche attraverso il ritorno a forme tradizionali, come il pascolo semibrado, e la reintroduzione di razze rustiche locali. è praticato anche l'allevamento bovino e suino; nella parte meridionale della regione vi è anche una discreta concentrazione di bufali, utilizzati per la produzione di mozzarella. Molto conosciuti ed apprezzati sono, infatti, i prodotti legati a questo settore, come i formaggi e i salumi. Strettamente legata alla valorizzazione di prodotti agricoli di qualità è l'illustre tradizione enogastronomica della regione, tra le maggiori di tutto il panorama nazionale. La pesca (porti di Civitavecchia, Anzio, Terracina, Gaeta e Ponza) non è molto sviluppata; unico centro attrezzato per l'attività in alto mare è Gaeta.

 

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Nonostante la capitale sia uno dei maggiori centri finanziari della penisola, il Lazio è una regione scarsamente industrializzata, con circa un quinto della popolazione attiva occupata nel settore. Lo sviluppo industriale, infatti, ha continuato in una certa misura a dipendere dall'intervento del sostegno pubblico, senza riuscire a cogliere appieno le sue opportunità autopropulsive. La formazione di un'area industriale nell'ambito del territorio comunale di Roma, avviata negli anni Settanta e Ottanta del XX secolo, si è in seguito arrestata; non solo, ma si è assistito a un rapidissimo processo di riconversione delle strutture da industriali manifatturiere a terziarie, mentre molte delle attività produttive venivano interrotte o trasferite. Un'altra anomalia sintomatica è la scarsa partecipazione al commercio internazionale, testimoniata dal sottodimensionamento delle esportazioni, pari solo al 4% del totale nazionale.

Nelle province di Frosinone e Latina la fine del sostegno pubblico non ha significato necessariamente la fine della concentrazione industriale che, anzi, in certi casi è proseguita anche a scapito di un'agricoltura che si presentava florida. In particolare in provincia di Frosinone l'estensione delle zone industriali e la creazione delle relative infrastrutture hanno largamente intaccato le aree agricole. Risultano prevalenti le aziende di piccole e medie dimensioni, che operano nei settori alimentare, chimico e farmaceutico, tessile, dell'abbigliamento, del legno e dei materiali da costruzione. L'ubicazione delle attività manifatturiere, sia nella Pianura Pontina sia soprattutto nella valle del Sacco, consente un accesso agevole ai grandi mercati locali rappresentati dall'area romana a Nord e da quella napoletana a Sud. Aziende più grandi e tecnologicamente avanzate (elettronica, meccanica di precisione, indotto del polo aeronautico, ecc.) si sono localizzate e consolidate, anche sotto lo stimolo delle commesse pubbliche, nell'area metropolitana, in particolare lungo la via Tiburtina, e nell'area di Pomezia. Tra i pochi distretti industriali della regione ufficialmente riconosciuti ve ne sono due in provincia di Frosinone: quello della Valle del Liri relativo alla produzione di indumenti di lana, da lavoro e di semilavorati, e il distretto dei Monti Ausoni, per l'estrazione e a lavorazione del marmo, realtà importantissima dell'economia frusinate soprattutto grazie alle esportazioni. Nelle province di Viterbo e Rieti è prevalso un modello di piccola o piccolissima impresa (salvo che in alcuni settori, come quello del mobile) diffusa, il cui apporto in termini di ricchezza si è fatto via via più consistente, ma senza per questo stravolgere l'assetto territoriale o i rapporti sociali tradizionali. Di antichissima tradizione è il distretto produttivo di Civita Castellana nel Viterbese, specializzato nella ceramica e molto presente nei mercati nordeuropei e asiatici, soprattutto con prodotti come il vasellame e gli accessori sanitari.

Di gran lunga prevalente, coinvolgendo circa il 75% della popolazione attiva, è il settore terziario, connesso alla peculiarità della storia regionale e del ruolo di Roma quale capitale italiana. Oltre alle attività connesse alla pubblica amministrazione e agli enti pubblici e privati, il capoluogo assorbe anche gran parte delle attività dei settori bancario, assicurativo e commerciale.

 

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A Roma hanno inoltre assunto rilevanza nazionale l'editoria e l'industria cinematografica e televisiva. La crescente terziarizzazione della città, ma anche di altri centri urbani laziali, ha indotto una certa ripresa del settore delle costruzioni: i residenti, espulsi dai centri storici sempre più occupati dalle attività terziarie, hanno richiesto abitazioni di nuova costruzione. Inoltre, anche alcune amministrazioni pubbliche o di grandi imprese già appartenenti al settore pubblico si sono delocalizzate, provocando l'edificazione di aree periferiche fino a pochi anni fa destinate a usi agricoli.

Tradizionale punto di forza dell'economia laziale è, infine, il turismo. Roma è meta, per l'unicità del patrimonio artistico e la presenza della sede papale, di rilevantissimi flussi di turismo nazionale e, soprattutto, internazionale ai quali sopperisce con una fitta e solida rete di strutture ricettive. Un turismo balneare di interesse regionale riguarda invece alcuni centri più facilmente raggiungibili dal capoluogo, come Fregene, Lido di Roma, Tor Vajanica, Anzio, Nettuno e Santa Marinella. Più varia è la provenienza dei flussi turistici diretti verso il litorale del Circeo e verso le isole Ponziane. Tra le altre mete turistiche di sicura tradizione ricordiamo, in provincia di Rieti, la stazione sciistica del Terminillo e, in provincia di Frosinone, le Terme di Fiuggi.

 

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